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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Incontro nazionale dei Comitati per la scuola pubblica

Pubblicato da comitatonogelmini su 18 aprile 2009

non ci fermeremo!Incontro nazionale dei Comitati per la scuola pubblica
Firenze, 18 aprile 2009

Sabato 18 aprile si è svolto a Firenze un incontro nazionale dei comitati per la scuola pubblica. All’incontro hanno partecipato una cinquantina di persone, provenienti soprattutto dal centro-nord (in particolare Bologna, Modena, Parma, Firenze, Lucca, Padova, Milano, Vicenza, Venezia, Roma, Napoli; Torino.

L’incontro è stato organizzato in due sezioni: alla mattina i lavori sono stati articolati in tavoli di approfondimento su: ricorsi e organici; bilanci scolastici; DdL Aprea, situazione scuole superiori. Nel pomeriggio, in seduta plenaria, si è discusso delle prossime forme di mobilitazione.

Riportiamo una relazione sui temi e sui contenuti discussi, a cura di genitori e insegnanti del Comitato di Padova che hanno partecipato all’incontro  [...]

Tavolo di lavoro su ricorsi e organici

Il tavolo ricorsi e organici è stato coordinato dall’avvocato Corrado Mauceri di Firenze (è la persona che ha curato il deposito di due ricorsi al TAR del Lazio, quello proposto dai comitati toscani e quello proposto dal comune di Fiesole) e da Silvia Brunori, insegnante di Firenze.
La prima parte della riunione è stata dedicata all’esame dello stato delle cose sulla situazione organici, relativamente alle realtà territoriali presenti.

Sostanzialmente il ministero (e di riflesso gli Uffici scolastici regionali) ha agito come ci si attendeva: il taglio sulla primaria (anche se parzialmente limato con spostamenti a livello di scuola media e superiore) interessa principalmente quelle istituzioni scolastiche che non funzionano integralmente a tempo pieno, ma che hanno in essere una commistione di tempi pieni e lunghi (anche se con diversi modelli orari: 32/34 ore in quasi tutte le province presenti, tranne le nostre e, in alcuni casi, Roma, Torino e Firenze).

Per queste istituzioni mantenere i tempi attuali, ma soprattutto la qualità dell’offerta formativa, ora arricchita dalle compresenze, risulterà dal prossimo anno scolastico molto difficile, se non addirittura impossibile: su questo punto va fatta campagna di sensibilizzazione ai genitori (ma anche a molti insegnanti…), ritenendo che, se una possibilità di cambiare parzialmente le cose esista, essa risiede soprattutto nelle loro capacità di mobilitazione e di protesta. Il tentativo potrebbe essere fatto chiedendo a gran voce che venga ritirata l’ultima parte dei tagli previsti (5.000 posti a livello nazionale), quelli che interesserebbero l’organico di fatto su cui il ministero agirà a fine giugno/inizio luglio: questo garantirebbe, almeno in parte, di avere a disposizione alcuni insegnanti in più per potenziare l’offerta formativa.

Per quel che riguarda i ricorsi, l’avvocato Mauceri ha segnalato che per ora sono solamente depositati, ma che non è ancora stato chiesto che vengano discussi perché si è in attesa della pubblicazione del testo dei due regolamenti attuativi (scuola primaria e riorganizzazione del servizio): quando questa avverrà si valuterà se integrare la documentazione finora proposta prima di chiederne l’esame; allo stato non è possibile che altre realtà si ‘attacchino’ a questi due ricorsi, ma è auspicabile che nuovi altri ricorsi vengano proposti. L’avvocato Mauceri si rende disponibile per un azione di raccordo e di consulenza con nuove iniziative (ventilata la nostra di Padova e quella del comune di Bologna), sottolineando comunque che il percorso dei ricorsi è anche e soprattutto ‘politico’ e che non è detto che porti a risultati concreti.

Lo stesso Mauceri valuterà la possibilità che singoli genitori, gruppi classe e membri dei Consigli d’Istituto possano agire legalmente ritenendo lesi i diritti di coloro che, avendo figli che già frequentano la scuola primaria, si sono ritrovati una modifica del piano dell’offerta formativa accettato all’atto dell’iscrizione, sia per quanto riguarda i tempi-scuola, sia per la qualità dell’offerta formativa relativamente alla mancanza delle compresenze.

Tavolo di lavoro su bilanci della scuole e DDL Aprea

Il tavolo bilanci – DdL Aprea è stato avviato dalla relazione di Francesco Mele, insegnante di Modena, che ha evidenziato come la tendenza degli ultimi anni sia stata quella di una riduzione drastica dei trasferimenti dallo Stato, sia per quanto riguarda i fondi ordinari, sia – soprattutto – per il fondo supplenze (riduzione dell’80- 90%!).

Inoltre tutte le scuole sono creditrici nei confronti dello Stato di cifre anche molto significative (nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro), che sono state stanziate nelle Finanziarie degli ultimi anni ma mai effettivamente assegnate, di modo che molte scuole sono costrette o a non assumere supplenti (per non parlare del personale Ata, che ormai praticamente non viene più sostituito) e a lasciare a casa gli alunni o a suddividerli nelle altre classi (entrambe le soluzioni sono illegali, se non addirittura anti-costituzionali!); in alternativa viene usato in modo improprio il fondo di Istituto per pagare le supplenze.

Si è segnalato, inoltre, il problema della continuità didattica (importante soprattutto alle primarie) che è sempre più minacciato, anche a causa dell’eliminazione delle compresenze e al conseguente ridimensionamento degli organici di ogni plesso, e si è avanzata la proposta di richiedere che le cattedre non possano restare vacanti per più di due anni (riduzione della precarietà).

A questi comportamenti è possibile e necessario opporsi in diverse maniere:

a) gli insegnanti possono rifiutarsi di prendere in classe alunni di altre classi;
b) i genitori dovrebbero richiedere di sapere quante ore perdono i loro figli a causa delle mancate nomine dei supplenti, ed eventualmente minacciare il dirigente scolastico (nel caso non nomini i supplenti e usi lo spostamento di classe o le entrate anticipate e le uscite posticipate) di denuncia per mancato adempimento di servizio pubblico;
c) inoltre bisognerebbe ‘tenere d’occhio’ i bilanci, richiedere maggiore trasparenza (sollecitando i presidenti dei consigli di istituto eventualmente a non firmarli);
d) un’altra forma di lotta da parte dei genitori potrebbe essere quella di rifiutare di versare i contributi volontari (si è detto che ormai la scuola pubblica sta diventando privata, perché la pagano i genitori), o perlomeno di pretendere che tali fondi vengano spesi solo per iniziative specifiche riguardanti la formazione degli alunni;
e) ovviamente bisogna anche provare a capire come si potrebbe – anche per vie legali – far sì che lo Stato paghi i debiti enormi che ha nei confronti delle scuole;
f) più in generale, occorre continuare a fare opera di informazione presso i genitori, spiegando che se le scuole reggono nonostante questi tagli spaventosi non è perché si tagliano gli sprechi, ma perché si riduce pesantemente la qualità dell’insegnamento e della formazione, fino a ledere il diritto costituzionale allo studio.

Sul DdL Aprea è stato ribadito che è necessario progettare una mobilitazione a medio termine, ma che inizi già da ora, perché l’attuale governo procede velocemente, e l’opposizione parlamentare non sembra particolarmente ‘motivata’ a contrastarlo. I principali aspetti critici di questo disegno sono:

a) la trasformazione delle scuole in fondazioni, con l’ingresso di ‘esterni’ nel Consiglio di Istituto che verrebbe trasformato in Consiglio di Amministrazione; questi ‘esterni’ (in rappresentanza di enti locali, ma anche e soprattutto di imprese e attività connesse con il territorio) rappresenteranno la maggioranza del Consiglio, di fatto esautorando i genitori e gli insegnanti dal governo della scuola (cosa particolarmente grave nella scuola primaria);
b) la nomina degli insegnanti da parte del dirigente di istituto, che non produrrà affatto una migliore valutazione del merito, bensì clientelismo e omologazione del corpo insegnante al modo di pensare del dirigente;
c) la pesante gerarchizzazione degli insegnanti in diverse fasce (5 o 6), con la conseguente creazione di insegnanti di serie A e di serie B, sulla base di criteri dettati dall’alto e per nulla trasparenti, e la conseguente demotivazione (o ricattabilità) di molti;
d) l’obbligo di valutazione periodica: è anch’esso un bluff, perché di fatto produce la subordinazione di alcuni insegnanti ad altri e la creazione di lobbies e di correnti, a scapito della serenità necessaria per istituire un rapporto produttivo con gli alunni e con i colleghi; inoltre con il controllo che entra in classe si rischia di ledere pesantemente la libertà di insegnamento.
e) N.B.: occorre far comprendere ai genitori (e anche ad alcuni insegnanti!) che questa riforma non aumenta la qualità dell’insegnamento, ma la peggiora drasticamente, collocando nelle mani di pochi – e in molti casi incompetenti – il giudizio sulle capacità didattiche degli insegnanti; si è però sottolineato che il problema della qualità dell’intervento didattico va assolutamente posto all’ordine del giorno, cercando però di pensare a forme di valutazione collegiali e democratiche.

3. Per quanto riguarda il tavolo sulle superiori, avviato dalla relazione di Angelo Zaccaria, insegnante di Venezia annotiamo, tra le altre cose, che si è molto insistito sulla dequalificazione pesante che le riforme degli ultimi anni (Moratti + Fioroni) hanno introdotto, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, ad esempio attraverso l’accorpamento delle classi di concorso e la drastica riduzione delle sperimentazioni e dell’approfondimento didattico nei bienni.

Conclusioni
1) Rimane fondamentale la questione dell’informazione (attraverso la creazione di vademecum a livello nazionale sui bilanci, sul DdL Aprea, ecc., nonché di commissioni permanenti che lavorino in rete) da diffondere e da presentare in assemblee, per mobilitare il maggior numero possibile di genitori (ma anche molti insegnanti non sono al corrente di quanto accade, o addirittura sono favorevoli a certi aspetti).
2) Va migliorata la comunicazione in rete tra le diverse realtà, soprattutto tra quelle che hanno subito i tagli più pesanti, per vedere se è possibile pensare una forma di protesta collettiva;
3) Bisogna concentrarsi e intervenire per bloccare i tagli agli organici di fatto, perché quelli di diritto sono ormai stati decisi.
4) Occorre difendere per quanto è possibile il tempo pieno e le ore di compresenza, ‘incatenandole’ con progetti ed attività nelle classi perché non vengano usate come toppe (questo per noi a Padova è problematico, per la specificità del tempo lungo, ma nel medio periodo la richiesta di passaggio a tempo pieno di sempre più classi è fondamentale).
5) Va condotta una battaglia sulla sicurezza nelle scuole (il 45% delle scuole italiane non ha l’agibilità statica), creando dei comitati di genitori e insegnanti (e studenti nelle superiori) che facciano pressione per conoscere la situazione della loro scuola.
6) Molti hanno segnalato la ‘stanchezza’ delle mobilitazioni locali, ma al tempo stesso anche la necessità di non lasciar finire l’anno senza un’iniziativa nazionale.
7) Il problema che non è ancora stato risolto riguarda le modalità di questa iniziativa: se fare una manifestazione unitaria a Roma, oppure se coordinare diverse manifestazioni locali nello stesso giorno. Comunque ci si è trovati d’accordo sull’evitare di chiedere a sigle sindacali o a partiti di coindire la manifestazione: deve essere essenzialmente una mobilitazione delle scuole e di chi è protagonista all’interno di esse: insegnanti, genitori, studenti.

Comitato genitori e insegnanti per la scuola pubblica di Padova e provincia

http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com

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