La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Archivio per la categoria ‘Mozioni & Delibere’

Mozioni e delibere approvate da organi scolastici, consigli comunali, altri enti e istituzioni

Mozione di non collaborazione alle prove Invalsi per i Collegi dei Docenti

Pubblicato da comitatonogelmini su 24 ottobre 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
24 ottobre 2011

Dopo la pubblicazione della  direttiva ministeriale n°88 - Obiettivi delle rilevazioni nazionali INVALSI sugli apprendimenti degli studenti – a.s. 2011/2012 e della nota di accompagnamento MIURA00DGOS prot. 6830 R.U./U./, restano pienamente confermate tutte le osservazioni già fatte lo scorso anno scolastico: per i docenti non c’è alcun obbligo nè di somministrazione nè di inserimento dei dati di contesto e dei risultati (“A livello di scuola, la collaborazione riguarda la raccolta e l’inserimento dei dati….”) tanto è vero che il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto, cioè come retribuzione per attività aggiuntive e, in quanto tali, da svolgersi solo su base volontaria.

Invitiamo tutti, qualora i dirigenti scolastici tentino di trovare adeguato spazio di programmazione nell’ambito del piano annuale delle attività..”, a rifiutare che ciò avvenga con un voto (che è obbligatorio dare, lo ricorda anche la nota) contrario!

Se non sarà possibile riuscire in questo, invitiamo comunque i Collegi dei Docenti a pronunciarsi in maniera contraria all’inserimento della somministrazione e della correzione delle Prove INVALSI tra le attività da incentivare con il Fondo d’Istituto e contemporaneamente a non dare la propria disponibilità alla correzione degli elaborati.

Vi proponiamo qui il modello di una possibile mozione da proporre anche nel vostro Collegio.

NO ai Test INVALSI!!!

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L’Invalsi non vuole alunni disabili in classe

Pubblicato da comitatonogelmini su 7 maggio 2011

FIRMA E FAI FIRMARE!!!
di Massimiliano Tagliente
7 maggio 2011

 

Dopo aver preso in ostaggio la Scuola pubblica italiana (ciò che ne rimane) per quattro giorni consecutivi (quest’anno dal 10 al 13 Maggio); dopo aver persuaso i suoi docenti e le sue docenti (una parte significativa di loro) a interrompere il proprio lavoro per giocare (ancora) al FACCIAMOCI DEL MALE; dopo aver spacciato – per il tramite dell’Istituzione scolastica – per obbligatorie le attività di somministrazione e correzione dei propri test; dopo aver investigato tra gli scaffali e i conti correnti delle famiglie; dopo questi ed altri numeri di illusionismo, la banda dell’INVALSI (in associazione coi loro “pali” al Ministero) ha assestato un altro brillante colpo al diritto all’istruzione: ha affermato (dopo decenni di scuola dell’inclusione) la secondarietà di alcuni alunni e alunne rispetto ad altri/e. “Le prove personalizzate non devono essere inviate all’INVALSI, né, tantomeno, i dati a esse relativi”, e dunque: “Fuori gli/le insegnanti di sostegno! Fuori i bambini e le bambine ‘meno uguali’! O se proprio devono stare dentro, zitti e mosca, e lavorare! E sul loro test ci mettiamo un bel codice di riconoscimento, che non si mescoli con gli altri!”.
Metterla così sembra brutale, ma a leggere la recente nota INVALSI sullo svolgimento delle prove 2010-2011 per gli allievi con bisogni educativi speciali, la si può mettere solo peggio- (clicca qui).

Dopo che la cattiva coscienza ha suggerito agli estensori di tale documento di disseminare il testo di ipocrisie benaugurali come “la più larga inclusione possibile” e simili, subito in Premessa si scrive che “le prove SNV […] non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, nel suo insieme e nelle sue articolazioni.” Il che equivale a dire più o meno: non vi preoccupate, non ci interessano i livelli di apprendimento di alunni e alunne con disabilità o DSA, e non ci interessa nemmeno come il sistema scolastico ha lavorato con loro.

Occorre ricordare che l’ammissione di alunni e alunne ai test è una decisione che l’INVALSI rimette alla dirigenza scolastica, lavandosene le mani, non accennando neppure a consigli di classe o a gruppi operativi che pure avrebbero tutti gli elementi necessari per prendere decisioni in merito. Per l’INVALSI “la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico”.

A breve distanza nel testo, con un refrain che ricorre con insistenza paranoica, si giustifica un simile approccio separatista richiamando l’attenzione sulla necessità di “consentire il rispetto del protocollo di somministrazione delle prove, garanzia della loro affidabilità e attendibilità”. L’individualizzazione del percorso educativo deve cedere il passo al principio di standardizzazione, l’insegnante di sostegno deve interrompere il proprio servizio, tutte le buone prassi educative della nostra scuola devono impallidire e adattarsi all’ospite INVALSI, al suo protocollo e ai suoi complessi di attendibilità.

Si dirà che l’insegnante di sostegno può sempre portare l’alunno o l’alunna in un’altra aula (se ce ne sarà una libera) e lì mettere in pratica quei normali strumenti dispensativi che invece l’INVALSI vieta di adoperare in classe durante le prove (leggere a voce alta il testo del quiz, ad esempio).
La richiesta, di per sé assurda, lo è a maggior ragione se è fatta (come in questo caso) da un ospite non invitato che considera plausibile (quando non auspicabile o persino obbligatorio) ciò che nella quotidianità della vita scolastica non accade mai: che un alunno o una alunna escano dalla classe in quanto “incompatibili” con un protocollo.

Poca retorica: non possiamo non pensare a quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni di test ad alunne e alunni normalmente seguiti da insegnanti di sostegno. Di colpo subiranno una sospensione delle regole. Se dovessero protestare, come è loro diritto, cosa gli racconteremo? Se pretenderanno di restare in classe anche loro, come è loro diritto; se, come i loro compagni e le loro compagne, vorranno avere tra le mani uno di questi magici fascicoli in grado di far diventare grandi i piccini e piccoli i grandi, come ci comporteremo? E poi, come e a che prezzo gestiranno la loro frustrazione quando dovremo accompagnarli fuori? E se invece faranno la prova da soli in classe, chi li risarcirà per l’ansia e la fatica di un test che viene loro presentato come “importantissimo” e che dovranno affrontare senza il sostegno a cui hanno diritto?

La prossima settimana, in occasione delle prove non obbligatorie dell’INVALSI, pretendiamo che alunni e alunne restino in classe a fare scuola vera, pretendiamo di svolgere a pieno la nostra funzione di insegnanti di sostegno (insegnanti dell’intera classe) e pretendiamo infine che ogni richiesta di venir meno ai nostri obblighi di servizio ci venga messa per iscritto. Così facendo tuteleremo i nostri diritti di lavoratori e quelli all’istruzione di alunni e alunne del nostro sistema scolastico. Per i medesimi motivi rimandiamo al mittente tutti i tentavi che in questi giorni vengono compiuti di precettare gli insegnanti e le insegnanti di sostegno per la correzione delle prove INVALSI; ribadiamo che siamo pienamente consapevoli che queste prove sono un abuso didattico e che non sussiste alcuna obbligatorietà; difendiamo la nostra dignità davanti a quei dirigenti scolastici che l’hanno oramai perduta arrivando a promettere (spesso sapendo di non poter mantenere tali promesse) denaro del FIS che sarebbe illegittimo (oltre che meschino) usare in questo modo.

 FIRMA LA PETIZIONE ON LINE

 
 
 

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Il giallo delle prove Invalsi. Scricchiola il “sistema Gelmini”

Pubblicato da comitatonogelmini su 18 marzo 2011

di Salvo Intravaia
da Repubblica.it
18 marzo 2011
Le prove per testare il livello di preparazione degli alunni italiani in programma a maggio, ma restano i dubbi sulla loro obbligatorietà e i cobas hanno lanciato una campagna che le contesta. I dubbi dell’avvocato dello Stato.

Giallo sulle prove Invalsi, in calendario dal 10 al 13 maggio prossimi, le prove che testano il livello di preparazione degli alunni italiani. Sono obbligatorie o le scuole possono decidere di non farle? Egli insegnanti sono obbligati a somministrare i test? Dopo la lettera dell’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, e la presa di posizione dei Cobas, la questione è tutt’altro che chiara. E le prove Invalsi, che per la prima volta diventano obbligatorie anche al superiore, rischiano di naufragare. I presidi delle scuole superiori si riuniscono, si chiamano e si interrogano sul da farsi. Alcuni chiedono al collegio di esprimersi in merito, altri inviano circolari perentorie: sono obbligatorie e occorre svolgerle. Ma come stanno in effetti le cose? 

Le scuole hanno l’obbligo di fare svolgere agli alunni delle scuole elementari (seconda e quinta), medie (prime) e superiori (seconda) le prove predisposte dall’Invalsi annualmente, ma gli insegnanti della scuola non hanno nessun obbligo di somministrare i questionari, di compilare le relative schede, né tanto meno di sorvegliare le classi durante lo svolgimento delle prove. Si tratterebbe, per i docenti, di lavoro straordinario che il capo d’istituto dovrebbe trovare il modo di retribuire con un compenso a parte. Se tutti i docenti a maggio si rifiutassero di “collaborare” con l’Invalsi, con quale personale potrebbe assicurare lo svolgimento delle prove il dirigente scolastico?

Ma c’è di più: le scuole non hanno fondi da distribuire per un’attività che non è contemplata nel contratto di lavoro degli insegnanti e che non si saprebbe neppure come classificare. Secondo i Cobas, che stanno portando avanti una campagna nelle scuole per fare saltare le prove, “tutto il lavoro richiesto ai docenti per la somministrazione dei test non è obbligatorio”. Tutte le operazioni connesse con i test Invalsi comportano un lavoro aggiuntivo che non rientra fra i compiti “obbligatori” del docente e che, quindi, non è tenuto a svolgerlo. I docenti che decidessero di accettare tale compito aggiuntivo devono comunque essere remunerati con il fondo di istituto.

Linea sostanzialmente confermata dall’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, in una missiva pubblicata sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte: le prove sono obbligatorie per le scuole e il collegio dei docenti non ha nessun potere di deliberare in merito. Gli obblighi di lavoro dei docenti sono articolati in “attività di insegnamento” e “attività funzionali all’attività di insegnamento”. La somministrazione delle prove Invalsi non può essere considerata, ovviamente attività di insegnamento, né attività funzionale, in quanto il contratto le elenca. E tra queste troviamo: la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; la correzione degli elaborati; la cura dei rapporti individuali con le famiglie. Ma anche la partecipazione ai consigli di classe, ai collegi dei docenti, i ricevimenti con le famiglie e gli scrutini.

Di eventuali prove, come quelle Invalsi, non vi è traccia. Ma alcuni presidi contano di aggirare l’ostacolo organizzando la somministrazione delle prove durante le ore di lezione. E’ possibile, in questo modo, risolvere il problema? Gli insegnanti, a questo punto, sono obbligati a svolgere un’attività diversa da quelle previste dalla cosiddetta “funzione docente”? La questione non mancherà di aprire altre polemiche, almeno fino a maggio.

Ma è l’intero sistema di valutazione messo in piedi dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nel complesso scricchiola. Il milleproroghe ne ha disegnato l’architettura in questo modo: l’Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), che si occuperà della valutazione degli insegnanti; l’Invalsi, che testa la preparazione degli alunni, e il “corpo ispettivo”, che valuterà le scuole e i dirigenti scolastici. Un sistema che si regge su “tre gambe”.

Ma l’Invalsi, prima gamba del sistema di valutazione, è zoppa: potrebbe avere in futuro difficoltà a somministrare le prove agli alunni, perché nel contratto dei docenti non è previsto nessun impegno in tal senso. La seconda gamba, l’Indire, non c’è. E’ stato chiuso con la finanziaria e nel 2007 e l’altro istituto, l’Ansas (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica)  -  che secondo i decreti del ministro Gelmini dovrebbe svolgere un ruolo di consulenza riguardo ai progetti sul merito lanciati a Milano, Napoli e Torino, per gli insegnanti, e a Siracusa, Pisa e Cagliari, per le scuole  -  è stato prorogato di un anno, ma non ha tra le sue competenze quelle di valutare scuole e insegnanti. Insomma, un pasticcio.

La cosa è emersa in commissione Cultura al Senato qualche giorno fa. “Pur prendendo atto  -  ha dichiarato il sottosegretario Giuseppe Pizza  -  delle dichiarazioni rese dal rappresentante del governo in commissione, secondo cui si tratta di un errore tecnico, resta da chiarire se è intenzione del governo attribuire all’Ansas anche compiti di valutazione ovvero modificare diversamente la norma sul milleproroghe”.

C’è poi il corpo ispettivo, la terza gamba, che però ha il personale ai minimi termini. E il concorso in fase di svolgimento si preannuncia in salita: per un pasticcio nel bando, tantissimi esclusi ai test di ammissione si sono rivolti al Tar e la selezione, che comunque vadano le cose non si completerà prima di un anno, potrebbe subire uno stop, lasciando il sistema zoppo anche della terza gamba.

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Il Comitato aderisce alla raccolta firme contro l’aumento degli alunni per classe

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 maggio 2010

 

Cari genitori, insegnanti, alunni maggiorenni, cittadini

il giorno 27 aprile 2010 sul sito

http://www.politeia.emr.it/petizione_contro_classi_affollate

è iniziata la raccolta della firme contro l’aumento degli alunni per classe. E’ un’iniziativa nata a Modena a cui abbiamo deciso di aderire anche noi di Padova.
Invitiamo tutti a firmare (on line) e soprattutto a far  firmare  tutti quelli che conoscete (insegnanti, genitori, alunni, e ogni libero cittadino) facendo circolare l’indirizzo di questo sito
. Non dimentichiamoci che quasi la metà dei posti da tagliare nei prossimi 2 anni sono dovuti ai nuovi criteri per la formazione delle classi della  Legge 133.
Si è pensato di fare una raccolta di firme elettroniche per poter coordinare meglio questa petizione a livello nazionale ed anche per aver a portata di vista di tutti, politici e non, il nostro problema, il problema della scuola.

Si può anche scaricare dal sito il modulo per la raccolta delle firme in modo tradizionale li dove impossibile o difficile arrivarci per via telematica oppure perchè più semplice o più comodo.

Alla fine anche le firme ottenute per via tradizionale (modulo scaricato) sarano allegate a quelle stampate. Prima però consegnate la petizione con delle firme al D.S. della vostra scuola, e chiedete che l’oggetto della petizione (Diritti e obblighi nell’individuazione dei criteri per la formazione delle classi), sia messo come ordine del giorno da approvare al prossimo collegio docenti.

Riteniamo che l’unico modo per far valere i propri diritti sia quello di denunciare l’illegalità (evidenti contraddizioni tra le direttive del Ministero e la normativa esistente in materia di sicurezza e agibilità dei locali scolastici) e non subire passivamente le ingiustizie.

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

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Il passato ai giovani

Pubblicato da comitatonogelmini su 21 gennaio 2010

di Claudia Fanti
da retescuole
20 gennaio 2010

 

 

 

Cosa si potrebbe lasciare come eredità alla scuola futura, per un Italia futura, nel trascorrere del tempo che incalza al cambiamento?

Si fanno enunciazioni, pronunciamenti, catilinarie di vario tipo, lo sappiamo; leggiamo su quotidiani e riviste ogni giorno, ascoltiamo discorsi di personalità, politici, ministri che si susseguono, varie raffinatezze di colore e gusto diversi.

A sentire uno e a seguire l’altro ci si perde nel bosco di sentenze, percentuali, indagini sui risultati di test e sondaggi, ma…ciò che non si vede mai è l’intenzione di capire la realtà scolastica alquanto diversificata sul territorio italiano. Non si comprende come mai nei vari discorsi delle persone che stanno al comando della baracca non ci sia mai un riferimento alla ricerca scientifica, pedagogica, all’esperienza di ispettori scolastici quali Cerini, Boselli, Tiriticco, ecc., oppure alle parole dei dirigenti scolastici che lavorano quotidianamente a contatto con scuole di qualità, o a docenti che si misurano con le organizzazioni interne e riescono a produrre insegnamenti di grande rilevanza coordinando e conducendo gruppi di alunne e alunni in porti protetti sia sul versante del cognitivo sia del relazionale…

Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini per la loro prevalente natura di politici provenienti da settori lontani dalla scuola elementare hanno saputo e/o voluto annusare un’aria qualunquista di ipotesi e di affermazioni provenienti da bar e negozi di paese
; sicuramente alcuni di loro non hanno preso visione direttamente dei programmi dell’85 (accusati spesso ingiustamente di cognitivismo esasperato, altro che ’68!), dei moduli e dei tempo pieno migliori, certamente non hanno tarato le loro politiche scolastiche su ciò che funzionava. Hanno semplicemente tagliato. E se Berlinguer aveva un’idea abbozzata, forse troppo affrettatamente- semplicisticamente (da molti criticata), di continuità fra gli ordini, la Moratti un pedagogista di riferimento in Bertagna, Fioroni una capacità attendista per non distruggere ciò che restava dalle devastazioni precedenti, la Gelmini ha ora, fin dall’inizio del suo insediamento, un ruolo passatista, un orecchio rivolto al buon sensismo di strada. Maestro unico o prevalente che dir si voglia, orari ridotti per le materie e per gli insegnamenti, voti, ecc…hanno azzerato del tutto il rimanente del rimanente…Ora salta fuori “Italia Futura” a cercare le cause di ciò che non va, e le trova in un concetto di autonomia che sarebbe stato soltanto devastante, in un periodo di perdurante riformismo, nell’incapacità delle Indicazioni di far fare apprendimento-insegnamento unitario nel Paese, in una non adeguata preparazione universitaria dei futuri maestri…

Bene, ritengo che si sia perduta la bussola, insieme con il ministro Castelli che risponde alle problematiche dei precari con il suo “c’era una volta una scuola che funzionava con 44 alunni per classe!” Se è per questo anche con 56 (la mia mamma maestra si destreggiava in un paesino del faentino con tanti alunni, in una pluriclasse! Personalmente frequentavo una classe silenziosissima di 36, tutti in fila e abbondantemente “picchiati”!)…
Altro che saperi del nuovo millennio![...]
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Una firma per Renata Puleo e Simonetta Salacone

Pubblicato da comitatonogelmini su 24 novembre 2009

 

Riceviamo dal Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Bologna e volentieri ci prestiamo a diffondere l’iniziativa.
10 – 100 -1000 firme per Renata e Simonetta!!!

Perché una raccolta firme

Il 17 settembre nel centro di Kabul è stata provocata un’esplosione e sono rimasti uccisi sei soldati italiani e venti civili afghani.
In quest’occasione Mariastella Gelmini ha inviato una circolare a tutte le scuole comunicando la giornata di lutto nazionale deliberata dal Consiglio dei Ministri. La nota ministeriale, intitolata “Commemorazione dei sei soldati italiani morti a Kabul”, non si limitava però alla doverosa informazione; ad essa era aggiunto un “invito” rivolto ai dirigenti a “promuovere nelle scuole occasioni di riflessione e di solidale partecipazione, osservando alle ore 12,00 di lunedì p.v., in concomitanza con i funerali solenni, un minuto di silenzio”.
Un invito strano, contraddittorio, poiché un conto è riflettere e un altro è partecipare ad un rito civile attraverso un minuto di silenzio. Evidentemente si tratta di due pratiche diverse.
La prima, quella della riflessione, nella scuola pubblica del XXI secolo presuppone un dibattito approfondito che tenga conto della libertà di pensiero di tutti i soggetti coinvolti nella riflessione e del loro grado di maturazione psicologica e intellettuale; inoltre non può prescindere della complessità della situazione internazionale in cui è maturato l’evento che ha coinvolto i 6 militari e i 20 civili, che non a caso ha prodotto negli ultimi anni una bibliografia vasta e differenziata.
La seconda pratica, quella del minuto di silenzio, evidentemente fa parte di quei riti di “religione civile della politica” che costituiscono una delle principali forme della metamorfosi del sacro nel mondo contemporaneo. Il mondo moderno mentre si secolarizzava ha visto prodursi nella politica una propria autonoma dimensione religiosa, costituita di riti e miti funzionali a mantenere un controllo sulla società. Anche questo aspetto è ben studiato in corposi volumi e trova numerose esemplificazioni nel recente passato anche nazionale.
Come si possano combinare questi due aspetti è difficile comprenderlo: o si rinuncia al libero esame per aderire al rito, oppure si discute, si dibatte e si esercita la ragione storica, politica, antropologica per provare ad afferrare la complessità del reale. Metterli insieme, quasi che il silenzio del funerale solenne aiuti a comprendere l’evento, rimanda forse ad un’idea mistica di ragione; oppure, più semplicemente, al bisogno della sfera politica di utilizzare la scuola come veicolo per un rito di adesione comunitaria alla nazione.

In realtà, quando è uscito il testo della circolare, la formula dell’ “invito” sembrava perlomeno limitare la volontà di intervento del Ministero. Gli “inviti” si possono accettare oppure declinare. La scelta tra silenzio e riflessione ha fatto propendere molte scuole per la seconda e in questo modo si sono aperti percorsi di confronto e approfondimento che durano ad oggi e che sono una prova di grande rispetto per tutte le vittime, italiane e afghane, di quel luogo di guerra. Tante altre scuole dell’infanzia ed elementari hanno comprensibilmente ritenuto di non aprire neppure l’argomento, facendo già altri interventi di educazione alla pace calibrati sulle sensibilità e sull’età dei bambini e della bambine. Da nessuna parte, a quello che so, si è neppure lontanamente pensato che questo invito fosse in realtà un ordine, che l’ordine fosse esteso ai docenti e addirittura agli studenti di qualunque età. Infine, in molte scuole la circolare non è neppure arrivata in tempo, vanificata dall’ inadeguatezza dell’amministrazione.

Eppure, alcuni giorni dopo, abbiamo saputo che la macchina delle sanzioni disciplinari del ministero si era messa in moto. Ad oggi, in tutta Italia, sono due le dirigenti per cui sono scattate le contestazioni d’addebito. Entrambe romane, tutte e due hanno sempre mantenuto un’alta qualità professionale negli istituti in cui lavorano. Ciò di cui sono imputate è non aver obbligato docenti e discenti al minuto di silenzio. Non era un obbligo, ma il non averlo considerato tale è motivo di sanzione. Dobbiamo dedurne che gli inviti che ci giungono dall’alto devono essere considerati ordini?
E perché proprio loro? Qui è difficile dimenticare che entrambe hanno sempre dichiarato le loro critiche ai progetti di riforma che attualmente stanno devastando la scuola italiana. Come si fa a non pensare che il ministero voglia punire chi ha esercitato il diritto di critica?

Per questo vi invitiamo a raccogliere le firme su questo appello, in difesa delle due dirigenti, ma anche in difesa di una scuola della libertà di pensiero, della libertà di critica, dell’indipendenza dalla sfera politica.

Gianluca Gabrielli 

Scarica il testo della petizione da firmare

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Il modello del docente unico non è prescrittivo!!!

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 luglio 2009

linguaccia

 

Un’importante precisazione  ripresa dal sito TUTTOSCUOLA.com collegata con la delibera della Corte dei Conti  (n. 12/2009) con cui è stato apposto il visto di registrazione al Regolamento sul primo ciclo

Le scuole possono autonomamente utilizzare nella scuola primaria le risorse di organico in modo flessibile. Il modello del docente unico, previsto da settembre nelle prime classi della scuola primaria, non ha carattere prescrittivo e tassativo. Conseguentemente la scuola può decidere di impiegare l’insegnante non solo su una unica classe.

È quanto emerge dalla delibera della Corte dei Conti (n. 12/2009) con cui è stato apposto il visto di registrazione al Regolamento sul primo ciclo.

Nel testo di delibera si fa riferimento alle deduzioni e ai chiarimenti portati dai dirigenti del ministero dell’istruzione per fugare dubbi e riserve della Corte, e in proposito si riferisce che “Sostiene altresì l’Amministrazione che i criteri indicati dal comma 4 dell’art. 64 non avrebbero carattere prescrittivo e tassativo. Detti criteri, per la loro valenza generale, hanno invece ambiti di applicazione estesi e flessibili.”

La posizione del Miur è altresì confermata ed ulteriormente esplicitata ancora, quando si riferisce cheL’Amministrazione sottolinea che il modello del docente unico -  di cui al d.l. n. 137/2008, convertito in legge n. 169 del 30 ottobre 2008 – viene sì indicato come modello da privilegiare nell’ambito delle possibili articolazioni del tempo-scuola, ma pur sempre “tenuto conto della richiesta delle famiglie e nel rispetto dell’autonomia scolastica”.  In sostanza, l’indicazione del modello non avrebbe alcun carattere prescrittivo, lasciando piena  libertà alle scuole di strutturare orari e assetti didattico-organizzativi secondo la propria programmazione e valutazione.”

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Il calcolo degli organici è illegale!!!

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 giugno 2009

pinza

 FACCIAMOCI SENTIRE

Esprimiamo ufficialmente la richiesta che vengano rispettate le norme vigenti

 

 

Il Ministero ha usato parametri che il Tar del Lazio definisce “mancanti”, inesistenti, bozze, senza alcun valore quindi.
Attendiamo ovviamente la sentenza prevista per il 13 luglio, ma nel frattempo le scuole che sono in condizioni di farlo ESPRIMANO UFFICIALMENTE LA RICHIESTA CHE VENGANO RISPETTATE LE NORME VIGENTI!

Nei Colllegi dei Docenti e nei Consigli d’Istituo e/o di Circolo che si stanno svolgendo in questi ultimi giorni di giugno facciamo approvare delibere che prendano posizione in questo senso.

Clicca qui per scaricare una bozza di delibera tipo

Altre informazioni sul ricorso al TAR su forumscuole.it

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Valutazione in decimi? No, grazie

Pubblicato da comitatonogelmini su 21 gennaio 2009

banchiPer i docenti di scuola primaria (e secondaria di primo grado) che non condividono le norme attuali sulla valutazione in decimi, una proposta del Cidi (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti di Torino) di Dichiarazione individuale di obbedienza coatta e dissociazione consapevole in tema di valutazione, da chiedere che sia allegata alla documentazione dello scrutinio, da far presente ai genitori all’atto di consegna della scheda, o da proporre come mozione o come dichiarazione personale accanto alla delibera del collegio sulle modalità di valutazione … ognuno poi trovi il modo più opportuno per esplicitare la propria contrarietà.

Il testo base proposto dal CIDI

La/il sottoscritta/o, docente di …. presso…,
- vista la legge 169/2008 di conversione in legge del decreto n . 137 del 1 sett. 2008, la circolare n. 100 dell’11/12/2008 e lo “Schema di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni” (questa parte potrà essere modificata dopo l’emanazione ufficiale del Regolamento),
- dichiara di attenersi alle norme citate – con particolare riferimento all’uso della scala decimale e alla valutazione del comportamento – esclusivamente per adempimento di legge e obbligo di servizio;  [...]

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Il Consiglio di Istituto del 7° IC “San Camillo” di Padova scrive al Ministro Gelmini

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 novembre 2008

rassegna stama / lettere / interventiLettera Aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

In una società sempre più complessa, articolata e composita, la scuola dei nostri figli deve affrontare nuove difficoltà formative ed educative, che non ha conosciuto in passato.
La scuola che chiediamo, e che anche attraverso l’impegno negli organi collegiali cerchiamo di migliorare, è il luogo privilegiato per lo sviluppo delle conoscenze e delle personalità dei ragazzi, nel rispetto delle diversità di ciascuno, accessibile a tutti.
Una scuola condotta da insegnanti qualificati, costantemente aggiornati sia rispetto ai contenuti che alle modalità di insegnamento nel proprio ambito disciplinare, capaci di riconoscere i bisogni, le difficoltà o i disagi di ciascun alunno. Leggi il seguito di questo post »

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