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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Benvenuti alle Termopili

Pubblicato da comitatonogelmini su 23 maggio 2013

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di Wu Ming* da Internazionale
23 maggio 2013

* Wu Ming è un collettivo di scrittori italiani

E così il 26 maggio la cittadinanza bolognese andrà a votare. Referendum consultivo sui finanziamenti comunali alle scuole d’infanzia paritarie private.

Alla cittadinanza viene chiesto di esprimere un parere su quale sia la forma “più idonea” di utilizzo dei finanziamenti comunali per garantire “il diritto costituzionale all’istruzione dei bambini e delle bambine”: dare oltre un milione di euro alle scuole pubbliche comunali e statali (A) o continuare a darlo alle scuole paritarie private (B). Un piccolo caso locale che ha attirato l’attenzione da tutta Italia per il forte valore simbolico  e che, comunque andrà a finire, ha già messo in evidenza un dato innegabile: un comitato di poche decine di volontari è riuscito a far tremare i colossi dai piedi d’argilla che saturano lo spazio politico italiano, ritrovandoseli tutti contro, dal Pd alla Cei.

Con il passare delle settimane, il clima in città è andato surriscaldandosi a causa dei toni assunti dall’amministrazione comunale e dal sindaco Merola, a ogni uscita pubblica sempre più nervoso e offensivo nei confronti dei referendari. Il refrain dura da mesi, ma ultimamente è diventato un disco rotto: ideologici, strumentalizzati, estremisti, nemici della scuola, nemici dei bambini, discriminatori, e chi più ne ha più ne metta.

Il motivo di tale aggressività è presto detto: l’appoggio al fronte referendario annovera, oltre a Sel, sindacati di base, M5s, Fiom e Flc-Cgil, tutti gli ultimi esponenti della sinistra italiana. Da Stefano Rodotà a Salvatore Settis, da Luciano Gallino ad Andrea Camilleri, da Gino Strada a Margherita Hack, da Dario Fo a Michele Serra, da Corrado Augias a Marco Revelli, da Paolo Flores D’Arcais a Francesco GucciniPer non parlare della sfilza di attori, registi, scrittori. Perfino i Forever Ultras del Bologna Fc 1909, che domenica scorsa, in curva allo stadio, hanno srotolato uno striscione con su scritto: “MerolA: BolognA + scuola PubblicA = A”. Last but not least, la Scuola di Barbiana e gli alunni di don Milani hanno aderito alla battaglia del comitato referendario, dimostrando una volta per tutte che non di guerra di religione si tratta, come piacerebbe far credere a certi altri tifosi.

Sull’altro fronte, dalla parte dell’amministrazione comunale e dei sostenitori dei finanziamenti pubblici alle scuole private è sceso in campo niente meno che il presidente della Cei, il cardinale Bagnasco. Poi i tre “Maurizii”: Lupi, Sacconi, Gasparri. Il Pdl è in prima linea insieme alla Lega Nord. E ovviamente il Pd, il primo partito in città, con tanto di endorsement del decano Romano Prodi. Perfino il papa qualche giorno fa si è pronunciato, con un tempismo non casuale, ricordando che “la scuola cattolica costituisce una realtà preziosa per l’intera società, soprattutto per il servizio educativo che svolge, in collaborazione con le famiglie. Ed è bene che sia riconosciuto il suo ruolo in modo appropriato”.

Al pontefice va riconosciuto il dono dell’onestà, perché ha parlato di scuole cattoliche senza giri di parole. Invece non c’è una dichiarazione o una riga sottoscritta dai sostenitori laici o clericali dell’opzione B che ricordi questa semplice verità: a Bologna, 26 su 27 scuole d’infanzia paritarie private sono confessionali e aderiscono alla stessa struttura, cioè la Federazione italiana scuole materne (cattoliche), fondata su impulso della Cei nel 1973.

L’omissione è cruciale, altrimenti la retorica sulla “libertà di scelta educativa delle famiglie” cadrebbe davanti a quello che è un semplice accordo bipolare stipulato nel 1995 e procrastinato per diciotto anni. In una società sempre più multietnica, multireligiosa e multiconfessionale, tenere in piedi un sistema integrato Peppone-Don Camillo è grottesco, almeno quanto lo sarebbe immaginare un sistema educativo a compartimenti stagni, in cui ogni confessione e ogni gruppo sociale si fa la propria scuola con i contributi pubblici. Il sindaco di Bologna è arrivato a dire anche questo, affermando che sarebbe ben contento di poter finanziare una scuola islamica. Chissà cosa ne pensano i suoi alleati leghisti in questa battaglia. Sta di fatto che non è più tornato sull’argomento.

A sentire i difensori del sistema scolastico integrato pubblico-privato, l’idea di un primato della scuola pubblica – quella inclusiva, gratuita, pluralista, laica, dove vige la libertà d’insegnamento, tenuta per legge a occuparsi di tutti, a prescindere dal grado di abilità, eccetera – è già stata abbandonata. Le scuole paritarie private ex lege fanno parte del sistema scolastico nazionale e quindi sono equiparabili alle scuole comunali e statali. Poco importa che vi si paghi una retta e si debba accettare un piano educativo confessionale.

È il modo scelto dal comune di Bologna per aggirare il problema dell’esclusione dalla scuola d’infanzia comunale e statale di 423 bambini, l’anno scorso, poi ridotti alla bell’e meglio a 103, le cui famiglie hanno scelto di “organizzarsi diversamente”, secondo il sindaco. Un dato, quello degli esclusi, di cui non si trova traccia sul sito del comune che canta le lodi del sistema scolastico bolognese, dove invece si annuncia che quest’anno “si va verso l’esaurimento della lista d’attesa”. Se fosse vero sarebbe molto bello. L’azzeramento verrebbe però ottenuto in questo modo: ci sono 221 bambini in lista d’attesa per la scuola pubblica e 90 posti liberi, quindi c’è un esubero di 131 bambini, per i quali però sono disponibili ben 300 posti alle scuole paritarie private.

Insomma, se sei fortunato vai alla scuola gratuita e laica, se invece resti fuori, puoi scegliere tra mandare i tuoi figli alla scuola confessionale a pagamento oppure tenerli a casa (tanto non è scuola dell’obbligo, ci ricorda il sindaco Merola). Ecco qual è la reale “libertà di scelta educativa delle famiglie” a Bologna nel 2013. E se tra gli esclusi ci sono figli di famiglie non cattoliche o troppo povere per pagare anche una retta bassa, fatti loro. Tra l’altro è evidente che spesso le due condizioni coincidono.

Se infatti si guarda la composizione sociale dei due tipi di scuole ci si rende conto che il sistema integrato sta già producendo differenze sostanziali. Nelle scuole pubbliche comunali e statali i bambini di origine straniera sono quasi uno su quattro, come nella società bolognese reale; nelle scuole paritarie private gli stranieri sono poco più di quattro su cento. La percentuale di bambini disabili e certificati nelle scuole pubbliche è sette volte quella delle scuole paritarie private. Insomma da una parte abbiamo un sistema scolastico dove vanno tutti, e dall’altra un pugno di istituti dove si produce una selezione, e che di fatto sono monoconfessionali e monoetnici. Ecco il gioiellino di sistema integrato che i sostenitori dell’opzione B stanno difendendo.

Queste evidenze vengono nascoste sotto i conteggi fatti con grandezze non commensurabili. L’argomento forte – e sostanzialmente l’unico – dei sostenitori dei finanziamenti alle scuole private è il risparmio per stato e comune. Alla scuola d’infanzia paritaria privata bolognese vanno 1.730 alunni e il comune stanzia per loro una cifra che equivale a circa 60 euro mensili a testa. Niente in confronto ai costi sostenuti per mandare un alunno alla scuola pubblica comunale e statale. Ma è proprio il confronto, anzi l’intero ragionamento, a essere falsante. È fin troppo ovvio che laddove i costi sono in gran parte sulle spalle delle famiglie, l’ente pubblico spende meno. Sui costi del singolo alunno alla scuola comunale e statale ricade anche la quota parte di spesa per il mantenimento delle strutture, per le pulizie, per le forniture, per il personale, eccetera eccetera. È come voler raffrontare la spesa per pagare una stanza d’albergo e quella per fare un mutuo sulla prima casa. È ovvio che la seconda risulta più ingente, ma la casa e tutto quello che c’è dentro diventa tuo patrimonio vita natural durante, e ci puoi far vivere tutti, senza distinzioni di sorta. Alla lunga è chiaro quale sia la scelta più conveniente e che tutela di più il diritto all’istruzione.

La propaganda però picchia duro. Non solo sul sito del comune di Bologna, ma nei dépliant e nei manifesti pro-B in giro per la città, che sono esempi di vera e propria pubblicità ingannevole, quella che ribalta del tutto la realtà delle cose.

Un esempio? “Zero ideologia. 100% bambini”, mentre ci sono bambini rimasti fuori dalla scuola pubblica che saranno costretti ad andare alle scuole confessionali. O ancora: “C’è una sola scuola pubblica: quella che non abbandona i bambini”, come se invece i referendari volessero lasciarli per strada (e magari anche mangiarli, chissà), mentre il referendum nasce proprio dall’esigenza di concedere a tutti i bambini e le bambine di avere un posto alla scuola pubblica, cioè gratuita e non confessionale.

Poi ci sono le parrocchie. Dai pulpiti giunge l’invito ai fedeli a votare B. Gli opuscoli girano tra i banchi delle chiese, mentre sul crescentone di piazza Maggiore campeggiano affiancati i tre gazebo del Pd, del Pdl e della Lega nord, che distribuiscono volantini pro-B. Anche qui l’allarmismo si spreca: si afferma che se vincesse la A le scuole paritarie andrebbero in rovina e 1.730 bambini rimarrebbero senza scuola. Cioè si parla del referendum consultivo come se fosse abrogativo. La responsabile scuola del Pd si è spinta ad affermare che se vince la A il comune metterà le scuole dell’infanzia a pagamento. Quale sia il nesso tra il recupero di risorse per le scuole dell’infanzia comunali e l’introduzione di una retta nelle medesime non è dato sapere, ma tant’è, è ormai la fiera di chi la spara più grossa per terrorizzare la cittadinanza.

Non si era mai vista una classe dirigente locale messa così in difficoltà da un referendum consultivo. Al quale, tra l’altro, sarà pure difficile partecipare.
I 199 seggi che il comune ha garantito sono pochi e in certi casi anche mal collocati. Migliaia di cittadini bolognesi dovranno percorrere fino a cinque o sei chilometri per andare a votare e potrebbero pure trovare la fila. Anziani, genitori con figli piccoli, disabili, eccetera, avranno grosse difficoltà. C’è perfino un seggio collocato all’estrema periferia della città – e al quale sono iscritte migliaia di persone – che non è raggiungibile nemmeno con i mezzi pubblici e per il quale il comune dovrà mettere a disposizione una navetta.

Davanti a tutto questo le poche decine di volontari raccolte intorno al comitato referendario sembrano i trecento spartani di Leonida alle Termopili. Stanno lì in mezzo al passo, fermi, volantino e banchetto al posto di lancia e scudo, a ricevere l’urto della più larga coalizione di apparati di potere politico-economico mai vista: amministrazione comunale, partito di maggioranza, principali partiti d’opposizione, Curia, Cei, Cl, Cisl, Legacoop, Confcooperative, Associazione commercianti. Il variegato esercito di Serse che vuole schiacciarli, per poter dilagare e prendersi tutto.

Si sa come è andata a finire la battaglia. Ma si sa anche come andò a finire la guerra. Ed è il risultato finale che conta. Quella battaglia dimostrò che il più grande esercito del mondo poteva essere tenuto in scacco. E se poteva essere tenuto in scacco, allora poteva anche essere sconfitto. Così fu alle successive battaglie di Platea e Salamina.

Comunque andrà a finire domenica 26 maggio, sarà difficile tornare indietro. Sarà difficile che la paura instillata nel cuore di un’intera classe dirigente che va da Palazzo d’Accursio a piazza San Pietro possa essere cancellata.

Che un piccolo evento come questo, una battaglia periferica, possa inaspettatamente accendere un barlume di luce nell’oscurità che ci circonda, fatta di depressione, senso d’impotenza, frustrazione, solitudine, odio, producendo un’affermazione dal basso, dimostrando che “si può fare”. Ecco cosa terrorizza i vertici del potere politico e clericale. Ecco perché questo referendum è così importante. Perché invia un messaggio forte e chiaro dalla base al vertice: basta tagli alla scuola e al welfare, si dia inizio al recupero di fondi stanziati per i privati. Ma anche basta delega inerziale, riprendiamoci la partecipazione attiva (e non solo attraverso un clic). Basta con il ricatto morale del meno peggio che ha portato al governo con il Peggiore.

È il quotidiano della Cei a trovare l’immagine giusta: “Può sembrare un focherello modesto, localizzato, tanto innocuo nei suoi possibili effetti quanto velleitario nei suoi propositi; ma è un tizzone gettato ad arte accanto a un barile di polvere”.

Il 26 maggio, allora, benvenuti alle Termopili. E che il cozzare del ferro produca tante scintille.

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Quale valutazione per quale scuola? I video di tutti gli interventi del Convegno Nazionale

Pubblicato da comitatonogelmini su 5 maggio 2013

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Coordinamento delle Scuole di Ferrara ”La scuola è di tutti”
5 maggio 2013

Di seguito trovate i collegamenti ai video caricati su Youtube che riportano la registrazione di tutti gli interventi tenuti al Convegno Nazionale “Quale valutazione per quale scuola?” svoltosi il 22 aprile 2013 a Ferrara.

Visionate e diffondete, per aumentare la consapevolezza!

Un abbraccio ed un ringraziamento a tutt@!

Girolamo De Michele (La scuola è di tutti) – Meritocrazia e valutazione: una scuola per la società del controllo? ==>>clicca qui

Mauro Presini (CIP Ferrara) e Maria Maletta (La scuola è di tutti) – Valutazione e handicap ==>>clicca qui e qui

Stefania RomaniLa valutazione degli apprendimenti nella secondaria di primo grado ==>>clicca qui

Gianluca Gabrielli (COBAS Bologna) – La valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria==>>clicca qui

Antonio Ferrucci (USB) e Beatrice Trentini (FLC) – Il Regolamento del sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche ==>>clicca qui e qui

Carlo Salmaso (CESP Padova) – La valutazione degli apprendimenti in matematica==>>clicca qui

Irina AguiariUnione degli StudentiDalla parte degli studenti: quale valutazione? ==>>clicca qui

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Quale valutazione per quale scuola? Tutti gli atti del Convegno Nazionale

Pubblicato da comitatonogelmini su 1 maggio 2013

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Coordinamento delle Scuole di Ferrara ”La scuola è di tutti”
1 maggio 2013

L’invito è di diffondere questi testi il più possibile, a partire dalle scuole nelle quali  insegnate, per fornire informazione e consapevolezza.

 Testi delle relazioni ==>>clicca qui

Girolamo De Michele (La scuola è di tutti) – Meritocrazia e valutazione: una scuola per la società del controllo? 

Mauro Presini (CIP Ferrara) e Maria Maletta (La scuola è di tutti) – Valutazione e handicap

Stefania RomaniLa valutazione degli apprendimenti nella secondaria di primo grado

Antonio Ferrucci (USB) e Beatrice Trentini (FLC) – Il Regolamento del sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche

Irina Aguiari – Unione degli Studenti – Dalla parte degli studenti: quale valutazione?

Le diapositive proiettate

Gianluca Gabrielli (COBAS Bologna) – La valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria==>>clicca qui

Carlo Salmaso (CESP Padova) – La valutazione degli apprendimenti in matematica==>>clicca qui

Ancora grazie a tutti per aver reso possibile questa giornata di studi

Girolamo De Michele

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Bologna riguarda l’Italia. Firma l’appello!

Pubblicato da comitatonogelmini su 3 aprile 2013

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A chi è disposto a battersi per la scuola pubblica.

A chi ritiene che le politiche di tagli alla scuola pubblica e il finanziamento a quella privata tradiscano l’articolo 33 della Costituzione nel suo spirito autentico, là dove stabilisce che: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

A chi ritiene che solo una scuola aperta a tutti, laica, gratuita, inclusiva, moderna e di qualità possa impegnarsi a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art. 3).

A chi pensa che fra i banchi della scuola pubblica si gettino le basi per una cittadinanza consapevole e per il futuro del nostro paese.

Il 26 maggio a Bologna si terrà un referendum consultivo sul finanziamento comunale alle scuole paritarie private, grazie alla raccolta di tredicimila firme di cittadini e cittadine che hanno chiesto di potersi esprimere su questo tema.

La cittadinanza dovrà dare un voto di indirizzo per l’amministrazione su cosa sia meglio per garantire il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine: continuare a erogare un milione di euro annui alle scuole paritarie private, come avviene ora, oppure utilizzare quelle risorse per le scuole comunali e statali.

La portata di questo referendum va ben oltre i confini comunali. E’ l’occasione per dare un segnale forte contro i continui tagli alla scuola pubblica e l’aumento dei fondi alle scuole paritarie private.

In Italia c’è urgente bisogno di rifinanziare e riqualificare la scuola pubblica, quella che non fa distinzioni di censo, di religione, di provenienza. Quella dove le giovani cittadine e i giovani cittadini italiani ed europei imparano la convivenza nella diversità.

Da Bologna può ripartire un movimento di cittadini che impegni le amministrazioni locali e il prossimo governo a restituire alla scuola pubblica la dignità e la qualità che le spettano.

L’alternativa è una lenta rovina fino alla fine della scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta.

IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO FERMARE L’OFFENSIVA CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA.

IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO DARE L’ESEMPIO A TANTI ALTRI E INSIEME INIZIARE A IMMAGINARE UN AVVENIRE DIVERSO PER NOI, PER I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE.

Primi firmatari:

  • Stefano Rodotà, presidente d’onore del Comitato referendario Art.33
  • Andrea Camilleri, scrittore
  • Margherita Hack, astrofisica e scrittrice
  • Salvatore Settis, Scuola Normale di Pisa, archeologo e saggista
  • Nadia Urbinati, Columbia University, New York, politologa, saggista ed editorialista de “La Repubblica”
  • Angelo Guglielmi, scrittore e giornalista, già direttore di RAI3, già assessore alla Cultura del Comune di Bologna
  • Carlo Flamigni, Comitato Nazionale di Bioetica
  • Wu Ming, scrittori
  • Maurizio Landini, segretario generale FIOM-CGIL
  • Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto costituzionale all’università di Napoli
  • Romano Luperini, Università di Siena e Università di Toronto.
  • Luciano Gallino, Università di Torino

FIRMA  ANCHE  TU! ==>clicca qui!<==

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Ecco perché il 26 maggio a Bologna riguarda anche te

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 marzo 2013

Tondo_spilla
di Giovanni Cocchi
Comitato Articolo 33 – Bologna
22 marzo 2013

 

Immaginate di avere un figlio di 3 anni.

 

Immaginate di volerlo o doverlo (probabilmente tutte due) iscrivere alla scuola materna.

 

E’ un vostro diritto, perché lo Stato ha l’obbligo costituzionale di darvi quella scuola (art. 33, comma 2: La Repubblica… istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi).

 

Ma la scuola pubblica per voi non c’èE però vi dicono che potete iscriverlo alla scuola privata parificata.

 

Immaginate che voi non abbiate i soldi o non vogliate (o tutte due) iscriverlo a una scuola “bianca”, o “rossa” o di qualsiasi altra “tendenza” preferita dai suoi genitori, ma lo vogliate iscrivere alla scuola pubblica, arcobaleno“, perchè abbia a che fare con tutti i colori, perché il suo colore se lo scelta da solo quando potrá e vorrá.

 

Poi scoprite che a quelle scuole monocolore di pochi vengono incostituzionalmente dati soldi pubblici (art.33, comma 3 -Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato), di tutti, compresi i vostri, mentre a voi la scuola di tutti è ingiustamente, incostituzionalmente negata.

 

A Bologna 800 genitori hanno provato sulla pelle dei loro figli la negazione di questo diritto, a Bologna 14000 cittadini hanno immaginato di provare tutto questo, e hanno deciso che non era giusto; hanno pensato che ogni euro che c’é andrebbe speso per aprire nuove scuole pubbliche “arcobaleno”, hanno pensato che la libertà di scelta delle famiglie vada garantita in primo luogo a chi vuole o può scegliere (più probabilmente tutte due) la scuola pubblica.

 

Non ce l’hanno con le scuole private cui riconoscono il giusto diritto ad esistere (“senza oneri per lo Stato“) ed il merito di soddisfare desideri privati diversi dal loro, non ce l’hanno col Comune a cui riconoscono il merito di aver voluto una scuola pubblica materna di qualità; ce l’hanno col Comune e le private quando teorizzano la “superiorità” e la necessità di un sistema integrato e della sussidiarietà, quando svendono un diritto (vai alla privata, devi andare alla privata perché ci costa meno).

 

Ce l’hanno con chi “monetizza” i diritti per cui se non c’è convenienza (piú elegantemente e modernamente “compatibilità economica”) chi se ne fotte, per cui é giusto pensare (e dare) sempre di più alla sussidiarietà, dirottando risorse dal pubblico. Ce l’hanno con chi pensa che un referendum su questa cosa, cioè sentire il parere dei propri amministrati su quale ritengono sia la strada maestra (maggiore impegno del pubblico e libertà di scelta per tutti o maggiore ricorso alla sussidiarietà del privato senza la possibilità di scelta per tutti) sia sbagliato.

 

Ce l’hanno con chi usa una legge minore, la 62 del 2000 (nonostante affermi “fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione”), come grimaldello per raggirare la legge delle leggi: la Costituzione.

 

A Bologna il 26 maggio si gioca questa piccola grande partita tra chi “suggerisce” (il referendum è consultivo”) la chiara e semplice fedeltà ad un semplice e chiarissimo articolo costituzionale, sollecitando di imboccare fedelmente quella strada e chi invece da quella strada ha deviato e propone e si propone di deviare sempre più.

 

A Bologna il 26 maggio si gioca un’immensa partita tra questi due opposti modi di concepire la scuola: sempre più pubblica e di qualità per tutti o sempre un po’ piú privata.

 

Ecco perché il 26 maggio riguarda tutti e tutta l’Italia, ecco perché il 26 maggio a Bologna riguarda anche te.

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Sistema nazionale di valutazione, interventi dei politici dopo l’appello

Pubblicato da comitatonogelmini su 20 febbraio 2013

valutazione

da La Tecnica della Scuola
20 febbraio 2013

Dopo l’invio, da parte di alcune associazioni, ai capilista e ai responsabili dei partiti che si presentano alle elezioni di un appello per fermare il tentativo del Governo di emanare in questi ultimi giorni di legislatura il Dpr sul Snv, cominciano a pervenire agli estensori del documento le risposte di alcuni rappresentanti di raggruppamenti politici.

 
Il documento, a firma di oltre 15 associazioni, comitati, federazioni e coordinamenti, rivolto ai responsabili dei partiti e ai capilista che si candidano al nuovo Parlamento, chiede diintervenire per impedire che venga emanato a Camere sciolte il Dpr sul sistema di valutazione, che tante critiche ha avuto dal mondo della scuola, dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione, dal Consiglio di Stato e pure dalla Commissione istruzione del Senato, che ne hanno evidenziato le criticità giuridiche e di merito”.
Adesso, gli estensori dell’appello, che chiedono che il tema venga affrontato dal prossimo Parlamento e Governo previa discussione con le scuole, ci segnalano che sono arrivate le risposte di Umberto Guidoni, responsabile scuola nazionale di Sel, dell’on.le Pierluigi Bersani del Pd, di Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile.
 
L’ufficio stampa nazionale di Sel rende noto il seguente comunicato:
Quanto accaduto in Commissione istruzione al Senato è un colpo di mano, lo afferma Umberto Guidoni responsabile nazionale scuola e università di Sinistra Ecologia Libertà.
Un Parlamento sciolto da settimane e un Governo in scadenza non può ipotecare il futuro mettendo mano ad una materia così delicata come il regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione.
Si tratta di una forzatura a dieci giorni dal voto che si può spiegare solo con la preoccupazione di occupare in tempo utile per le elezioni, continua l’esponente di Sel, due enti importantissimi come l’Invalsi e l’Indire, sui quali in maniera precipitosa si sono indetti i bandi per le candidature.
Sinistra Ecologia Libertà, conclude Guidoni, chiede al ministro Profumo di ritirare la bozza di regolamento e di fermare i bandi per Invalsi e Indire per permettere al nuovo Governo, che mi auguro di centrosinistra, di affrontare la questione in maniera meno frettolosa e con il coinvolgimento del mondo della scuola”.
 
Segnalato anche l’intervento di Pierluigi Bersani, candidato premier del Pd:
“Francesca Puglisi ed io concordiamo con Voi sull’inopportunità politica di procedere ad oltre due mesi dallo scioglimento delle Camere e a pochi giorni dal voto, con un provvedimento che non ha i caratteri della straordinarietà e dell’urgenza
Il decreto sulla valutazione emanato dal Governo Monti ha parecchi punti critici che vogliamo siano discussi dalle scuole e dal nuovo Parlamento anche attraverso consultazioni delle VII Commissioni di Camera e Senato.
I senatori del Partito Democratico della VII Commissione hanno disertato la seduta della scorsa settimana proprio per dare al Governo un segnale di dissenso forte e chiaro.
Vi ringraziamo per la Vostra mobilitazione di queste ore. Speriamo di ricevere ascolto.
In ogni caso ci impegniamo a cambiare metodo se saremo chiamati al Governo del Paese, rendendo ogni scelta trasparente e frutto di una antecedente fase di ascolto”.
 
Sull’argomento è intervenuto anche Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile:

Condivido l’appello lanciato da docenti, studenti, associazioni e comitati del mondo della scuola contro il decreto Invalsi. L’iter del decreto va fermato e faremo quello che è nelle nostre possibilità per farlo. Nella scuola occorre una svolta, una vera rivoluzione civile, che metta fine alle politiche sciagurate degli ultimi anni, continuate con pervicacia dal ministro Profumo e dal governo Monti. Occorre innanzitutto impedire danni ulteriori a quelli già compiuti. È incredibile che a una settimana dal voto, a Camere sciolte, si tenti di imporre, con veri e propri colpi di mano, magari sperando nella disattenzione prodotta dalla campagna elettorale, un decreto che rischia di pregiudicare il futuro su un tema decisivo per la scuola come quello dei metodi di valutazione e approfittare per approvare le ennesime nomine spartitorie e partitocratiche“. 
Lo afferma in una nota il candidato leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, che aggiunge: “Le modalità della valutazione sono state e sono oggetto di una grande discussione, di moltissime critiche e perplessità. Il rischio è che, invece di dotarci di sistemi di valutazione del nostro sistema per intervenire sui punti deboli, si voglia usare la valutazione come una clava per continuare a tagliare e per imporre agli insegnanti modalità e contenuti della formazione. In sostanza, si vogliono insegnanti che insegnino a superare i test e non a diventare cittadini liberi e maturi, cancellando libertà di insegnamento, specificità culturali, necessità del superamento delle disuguaglianze
.  

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Appello per fermare il Dpr sul sistema nazionale di valutazione

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 febbraio 2013

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Pubblichiamo un documento a firma di oltre 15 associazioni, comitati, federazioni e coordinamenti, rivolto ai responsabili dei partiti e ai candidati capilista che si candidano al nuovo Parlamento. Si tratta  di un appello di genitori, insegnanti e studenti per fermare il tentativo del Governo di emanare in questi ultimi giorni di legislatura il Dpr sul Snv: “la valutazione è un’azione che deve avere protagoniste e non oggetti passivi le scuole“.

Ai responsabili dei partiti e ai candidati capilista al nuovo parlamento.

Gentile candidato,

le chiediamo di intervenire per fermare il tentativo in atto da parte del governo di emanare a camere sciolte il DPR contente il regolamento sul sistema nazionale di valutazione.

Il CNPI e il Consiglio di Stato hanno evidenziato le gravi criticità giuridiche e di merito del testo in discussione.

La commissione istruzione del Senato ha dato un parere favorevole molto imbarazzato a maggioranza, manca comunque il parere delle commissioni della Camera.

Ci pare inaccettabile che il governo, che è in carica solo per l’ordinaria amministrazione, possa emanare in queste condizioni un decreto di questa importanza e procedere alle nomine dei CDA di Indire e Invalsi.

Le chiediamo di intervenire perché la definizione delle linee della valutazione scolastica sia affidata al prossimo Parlamento e al prossimo Governo, previa consultazione delle Istituzioni scolastiche.

Centro di iniziativa democratica insegnanti

Coordinamento genitori democratici

Ass.ne naz.le Per la scuola della Repubblica

Federazione nazionale insegnanti scuola media

Rete degli studenti

Unione degli studenti medi

Ass.ne Non uno di meno Milano

Rete scuole Milano

Rete scuole Crema

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica Padova

Coordinamento scuole savonesi

La scuola siamo noi. Coordinamento scuole Parma

GDL assemblea genitori e insegnanti di Bologna e provincia

Comitato bolognese Scuola e Costituzione

Comitato per la scuola della Repubblica Firenze

Cemea del mezzogiorno onlus

Coordinamento delle Scuole di Ferrara e provincia “La scuola è di tutti”

Movimento insegnanti calabresi per la scuola pubblica

Docenti referenti Rete senza confini – rete interculturale dell’Alta Padovana

Nodo A.l.b.a. Padova

Circolo “il Manifesto” Padova

Assemblea difesa scuola pubblica Vicenza

Comitato buona scuola Carpi

Associazione scuola futura Carpi

19 febbraio 2013

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La Scuola che vorremmo…

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 febbraio 2013

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Coordinamento Scuole in mobilitazione di Padova e provincia
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova

 

presentano

LA SCUOLA CHE VORREMMO… 

 

una giornata di sensibilizzazione a favore della Scuola Pubblica

Venerdì 15 febbraio 2013 dalle ore 15.00 alle 19.30

Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori – Padova

dalle 15.00 alle 17.00

Lezioni aperte delle scuole superiori di Padova

  • dalle 15.00 alle 15.20 Selvatico (esposizione artistica)
  • dalle 15.20 alle 15.40 Cornaro (mineralogia)
  • dalle 15.40 alle 16.00 Calvi (rappresentazione teatrale)
  • dalle 16.00 alle 16.20 Cornaro (filosofia)
  • dalle 16.20 alle 16.40 Nievo (fisica delle onde)
  • dalle 16.40 alle 17.00 Severi (matematica)
  • dalle 15.00 alle 16.40 Scalcerle dentro il sottoportico esibizione computerizzata robot Lego
dalle 17.00 alle 18.00

Taglio dopo taglio siamo arrivati qui…: la situazione finanziaria attuale delle scuole pubbliche della nostra città discussa e commentata con i membri dei Consigli d’Istituto (genitori, studenti, dirigenti scolastici, docenti, A.T.A.)

dalle 18.00 alle 19.30

La scuola da’ i voti alla politica

Il mondo della scuola interroga le forze politiche

Sono stati invitati i candidati di tutti i partiti alle prossime elezioni politiche. Hanno garantito la loro presenza:

  • Maria Teresa Di Riso (SEL)
  • Claudio Piron (PD)
  • Giampiero Dalla Zuanna (Scelta Civica Lista Monti)
  • Daniela Ruffini (Rivoluzione Civile Lista Ingroia)
  • Enrica Pontello (UDC)
  • Giovanni Endrizzi, Tiziana Michelotto (MoVimento 5 Stelle)

studenti, genitori, docenti e non docenti, cittadini…sono invitati a partecipare

Il Coordinamento: IIS Mattei di Conselve, Liceo Duca d’Aosta, IIS Ruzza, ITIS Severi, IIS Scalcerle, ITI Marconi, ITC Calvi, Liceo Cornaro, Liceo Galileo Galilei Selvazzano, Liceo Nievo, Liceo Tito Livio, LAS Selvatico, LAS Modigliani, IIS Valle, X IC Padova, VIII IC Padova, XIII IC Padova, IIS Einstein di Piove di Sacco.

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Non vi voteremo se…

Pubblicato da comitatonogelmini su 2 febbraio 2013

nonvivoteremose-intestazione

siamo circa 30.000.000 di persone: metà del Paese
siamo studenti, genitori, insegnanti, collaboratori scolastici
siamo il popoloso mondo dell’Istruzione Pubblica

PER UNA VOLTA TANTO SIAMO DECISI A:

downNON votare chi NON si impegnera’

Solennemente, davanti a noi e al Paese, ad investire nella Scuola, nell’Università e nella Ricerca una quota di Spesa Pubblica pari almeno alla media Europeadown

Solennemente, davanti a noi e al Paese, a restituire alla Scuola Pubblica la dignità, la qualità, e la Liberta che la nostra Costituzione le assegna

Sottoscrivi!

contattaci: info@nonvivoteremose.it

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Incontro del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione

Pubblicato da comitatonogelmini su 16 gennaio 2013

firenze 26 gennaio

In vista delle prossime scadenze, abbiamo ritenuto opportuno promuovere un incontro del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione

per Sabato 26 gennaio 2013 dalle ore 10.00 alle ore 17.30

Firenze  - Circolo ARCI di via delle Porte Nuove, n. 33

clicca qui per la mappa

 (Raggiungibile anche con l’autobus 17 dalla Stazione FFSS: sotto la pensilina, con le spalle ai treni uscita laterale a sinistra, e scendere alla quarta fermata

Ordine del giorno dell’incontro

1Struttura organizzativa del Coordinamento Nazionale e modalità operative (10.00 – 12.00)

2Impegno in vista delle prossime elezioni, manifestazione del 2 febbraio ecc. (12.00 – 16.00)

3Proposta sul governo della scuola (16.00 – 17.00)

4Referendum di Bologna sulla scuola pubblica dell’infanzia (17.00 – 17.30)

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