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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Perché la proposta per un governo democratico della Scuola della Costituzione

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 dicembre 2012

ARTICOLATO

di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
9 dicembre 2012
La priorità è il governo democratico della scuola. Le 24 ore, il concorso, le prove INVALSI, i tagli all’istruzione pubblica ed i contributi alle private, la “953” (ora al Senato 3542): tutte scelte dell’aziendalizzazione della scuola statale.

La “pensata” del Governo dei Professori di prevedere un aumento a 24 ore dell’orario di lezione del personale docente della scuola secondaria è stata tolta di mezzo dal Parlamento (vista la prossimità delle elezioni), anche se la scuola subirà ugualmente tagli alla spesa in misura equivalente.

Infatti, l’idea di fare cassa sulla scuola statale non è stata per niente superata.

L’istruzione non è più un impegno primario dello Stato; ma, soprattutto, non è più considerata una funzione istituzionale dello Stato. È, viceversa, un servizio pubblico, che può essere gestito indifferentemente o da scuole statali, organizzate con i criteri privatistici delle aziende; o da scuole paritarie (in gran parte confessionali), alle quali si riconosce la stessa funzione di servizio pubblico e che pertanto hanno diritto di essere finanziate anche da Stato, Regioni e Comuni.

Qualche falso ingenuo, che legge la Costituzione a partire dal Titolo V, sostiene addirittura che anche nell’istruzione sia applicabile il principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, secondo cui, dove il servizio pubblico sia svolto dalla scuola privata, non deve essere istituita quella pubblica. Evidentemente ignora l’art. 33 della Costituzione, laddove afferma “La Repubblica…..istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, escludendo non solo l’applicabilità del principio di sussidiarietà, ma anche l’ipotesi di un sistema integrato pubblico-privato.

In questa idea di scuola, che poggia sul compito di erogare un servizio alla collettività-utenza, lo Stato deve soltanto garantire “i livelli essenziali delle prestazioni” e ogni realtà scolastica si organizzerà come può, a seconda delle disponibilità finanziarie che riuscirà a reperire ed in regime di concorrenza (che secondo gli “innovatori” dovrebbe garantire la qualità).

Questa concezione del sistema scolastico ha origine nel 1993, con la privatizzazione del rapporto di lavoro del personale della scuola. Tappe successive: l’organizzazione aziendalistica con a capo la figura del Dirigente manager (autonomia e dirigenza); nel 2000, con la legge di parità, che ha introdotto il cosiddetto sistema integrato; infine con la modifica del Titolo V della Costituzione. Ora, con l’approvazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge ex Aprea ed ex 953 (ora al Senato 3542), si pensa di portare a compimento il processo, con una sostanziale convergenza tra centro-sinistra e centro–destra.

Non si tratta di compromessi o inciuci politici; è proprio un’idea di scuola connaturata alla cultura liberista della destra, ma ora anche profondamente radicata nella cultura del gruppo dirigente del PD. In un noto documento del 1994, infatti,  “Una nuova idea  per la scuola”, sottoscritto da 31 intellettuali di area progressista (primo firmatario Luigi Berlinguer, divenuto in seguito Ministro della Pubblica Istruzione e quindi protagonista di questa regressione del ruolo della Scuola statale) si affermava che: “si deve pensare a un sistema formativo pubblico, nazionale  ed unitario, del quale partecipano scuole statali e non statali …”.

La scuola non è quindi più una struttura dello Stato. Di conseguenza l’attività docente non è più una funzione dello Stato, come ad esempio quella del Magistrato. L’attività docente diventa una prestazione di lavoro subordinato, rispettabilissima come qualsiasi altra prestazione di lavoro, ma appunto – come qualsiasi altra attività lavorativa – retribuita non tanto per il valore e la professionalità della funzione, quanto per la durata della prestazione.

In questo contesto culturale l’attività del docente deve svolgersi in base agli indirizzi del Ministro; è sottoposta alle valutazioni da parte di organismi ministeriali come l’INVALSI, solo formalmente indipendenti; ed è sempre più subordinata al potere del dirigente-manager, che della attività dei docenti è responsabile e quindi il gestore. Ma, soprattutto, è un costo che si deve il più possibile contenere.

Le battaglie contro i tagli alla spesa per l’istruzione o contro concorsi per reclutare personale già da anni in servizio o contro le prove INVALSI, possono essere generose, ma risultano comunque poco efficaci se non si ripristina la scuola della Costituzione. In questi giorni il mondo della scuola ha avvertito la deriva di quest’idea mercantilista dell’istruzione e si è mobilitato con grande passione, costringendo, grazie anche alla prossimità delle elezioni, il Governo e le forze politiche che lo hanno sostenuto a stoppare queste “innovazioni”.

Dobbiamo però deve essere consapevoli che, al di là di tutti i proclami quotidiani sulla centralità della scuola, i fatti concreti di questi ultimi venti anni dimostrano che nella cultura dominante nel nostro Paese tale centralità è solo uno slogan propagandistico; è pertanto necessario rilanciare, anche a livello culturale, prima che sia troppo tardi, un’idea di scuola alternativa, che è poi l’idea di scuola della Costituzione. Ma soprattutto è necessario rivendicare scelte concrete, a cominciare da un forte incremento della spesa per l’istruzione e da un governo democratico della scuola a tutti i livelli; solo su di esse potrà essere misurata la reale centralità della scuola.

Il degrado dell’istruzione statale certamente è imputabile alle politiche dei Governi che si sono succeduti ed alle “nuove idee” di stampo liberista di alcuni settori di centro-sinistra; ma ad esso non è estranea la passività con cui il mondo della scuola ha finora subito, anno dopo anno, tutte le stravaganze inventate dai sedicenti innovatori. Nelle manifestazioni di questi giorni si leggeva negli striscioni: “La scuola siamo noi”. Prima che sia troppo tardi dobbiamo rivendicare effettivamente il governo democratico della Scuola.

Domenica 16 dicembre il Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione ha promosso a Roma (ore 10,30 Palazzo della Provincia) un seminario in cui presenterà una proposta concreta, alternativa alla ex Aprea“953”.

Discutiamone insieme.

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13 Ottobre: Seminario dedicato all’Autonomia Scolastica

Pubblicato da comitatonogelmini su 29 settembre 2012

Vogliamo veramente la democrazia scolastica?

Dopo gli incontri sviluppati il 2 settembre a Bologna e il 23 settembre a Roma, da cui ha preso avvio l’esperienza del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione, abbiamo deciso di proporre una nuova iniziativa che cerchi di affrontare uno dei nodi della politica scolastica in Italia, quello del concetto di autonomia scolastica.

L’autonomia nell’ambito scolastico, può essere intesa come quella delle singole scuole all’interno di un sistema governato dal Ministero; può invece essere un’autonomia del sistema scolastico nel suo complesso.

L’autonomia scolastica può quindi avere contenuti diversi: noi pensiamo che parlare di autonomia scolastica significhi riferirsi al principio di autonomia desumibile dell’art. 33 della Costituzione. Principio “confermato” nell’art. 117 per quanto attiene le istituzioni scolastiche: un’autonomia “derivata” dalla Costituzione e funzionale, in un sistema statale, a garantire la libertà d’insegnamento.

La Costituzione afferma un duplice principio: l’istruzione scolastica è un compito istituzionale dello Stato che deve garantire, in qualsiasi parte del Paese, un livello d’istruzione uguale per tutti; ma – nello stesso tempo – nell’ambito del sistema scolastico statale si deve garantire la libertà d’insegnamento, cioè l’autonomia del sistema scolastico statale dalle interferenze degli esecutivi. L’autonomia è quindi compatibile con il sistema statale, ma non con il governo ministeriale della scuola.

Non può esserci libertà d’insegnamento del docente se, anzitutto, il sistema scolastico nel suo complesso non è organizzato sul principio della libertà d’insegnamento e quindi dell’autonomia da forme di condizionamento esterno ed interno (gerarchizzazione e poteri di indirizzo e di valutazione da parte del Ministro).

Le singole scuole statali sono parti integranti del sistema statale nel suo complesso, cioè del sistema scolastico; quando si afferma l’esigenza di un governo democratico della scuola e dell’autonomia scolastica a garanzia della libertà d’insegnamento, ovviamente ci si riferisce non solo alle singole scuole, ma al sistema scolastico nel suo complesso.

Non si può scindere l’autonomia delle singole istituzioni dall’autonomia del sistema scolastico nel suo complesso.

Un governo democratico delle singole scuole, in un sistema che nella sua complessità è governato dal Ministro, è una mistificazione dell’autonomia e della stessa democrazia delle singole scuole.

Il governo democratico della scuola nel suo complesso implica un’organizzazione del sistema scolastico basato sulla partecipazione democratica strutturata per linee orizzontali; la democrazia scolastica non è difatti compatibile con una struttura gerarchizzata, che peraltro sarebbe assolutamente incompatibile con la libertà di insegnamento.

In conclusione un vero governo democratico della scuola, a tutti i suoi livelli, e quindi un’effettiva autonomia scolastica si ha quando ciascuna scuola statale è governata da organi democratici con un ruolo paritario di tutti i soggetti che di essa fanno parte (Dirigente Scolastico, docente e personale ATA) nel rispetto delle specifiche funzioni e dei relativi doveri.

Su questa idea di autonomia chiediamo ai comitati e alle assciazioni che agiscono a difesa della scuola statale di vernirsi a confrontare con noi

Sabato 13 ottobre dalle ore 14.30 alle 19.00 a Firenze

presso il Circolo Arci di via delle Porte Nuove n°33

zona stazione S.Maria Novella

(clicca quiper avere una mappa dettagliata) è anche raggiungibile dalla stazione con l’autobus n.17 sotto la pensilina all’uscita a sinistra, scendendo alla terza fermata

Invitiamo tutte le persone che ritengono stimolante l’iniziativa a leggere il testo che proponiamo qui e che riassume in modo più dettagliato quelli che per noi sono i principali problemi legati al concetto di autonomia sciolastica: è su di essi che vorremo sviluppare il percorso del seminario.

Chiunque voglia integrare il lavoro, può prenotare un proprio intervento da tenere durante il seminario segnalandolo al seguente numero di telefono 3357112697 o inviando una mail al seguente indirizzo: comfirenze@inwind.it

L’invito è rivolto anche alle organizzazioni sindacali più sensibili ai temi trattati.

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Tar Toscana stoppa il preside-manager: dia seguito a quel che dice il Consiglio d’Istituto

Pubblicato da comitatonogelmini su 3 giugno 2012

da La Tecnica della Scuola
3 giugno 2012
Secondo il giudice non è lecito dire, facendosi forte del decreto Brunetta, che il parere espresso dal CdI sulla formazione dell’orario non è vincolante. Esulta il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, che ha patrocinato il ricorso dopo le proteste dei genitori di un istituto vicino Firenze: gli organi di democrazia scolastica esistono ancora!

Cari docenti, studenti e genitori: io sono il dirigente responsabile dell’istituto e l’ultima parola sull’orario scolastico non può spettare che a me. Deve essersi posto più o meno così, forte delle novità introdotte dalla legge 150/09, il preside di una scuola secondaria di primo grado di Galluzzo, a due passi da Firenze, che a proposito della scelta della scansione di giorni scolastici, ha deciso di adottare il pugno duro. Applicando l’opzione che secondo lui poteva essere più congeniale.
In certe realtà però l’utenza non sta a guardare. Così il caso è diventato presto di pubblico dominio. Con diversi genitori, in particolare, che hanno deciso di controbattere sul piano legale l’atteggiamento di un dirigente più vicino alle modalità di conduzione di un’azienda che di un istituto scolastico.
Quella dei genitori è però presto diventata una battaglia di principi. Tanto che a ricorrere al Tar della Toscana contro il preside tutto d’un pezzo è stato un organismo trasversale,  il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, composto da associazioni e movimenti di carattere associativo (come l’Anpi e il Cidi), sindacale (tra cui Flc-Cgil, Cobas, Unicobas, Rdb-Cub e Anief) e politico (quasi tutti partiti della sinistra extraparlamentare ma anche assessori comunali). Al giudice regionale hanno spiegato che “il Consiglio di Istituto del Galluzzo, in conformità all’art. 10 del T.U. n. 297/94, aveva deliberato i criteri generali per la formazione dell’orario, confermando per l’anno scolastico prossimo l’orario differenziato con due sezioni con l’orario su sei giorni le le altre con l’orario su cinque giorni con il sabato libero. Il dirigente scolastico, ritenendo erroneamente che per effetto del cosiddetto decreto Brunetta il dirigente scolastico sia diventato nella scuola un manager assoluto con il conseguente esautoramento del ruolo degli organi di democrazia scolastica, ha sostenuto che il Consiglio di Istituto non potesse più deliberare i criteri generali per la formazione dell’orario; tutt’al più poteva esprimere un parere non vincolante”.
La posizione presa dai genitori è stata reputata valida. Con ordinanza n. 347/12, il Tar ha infatti ritenuto che il ds “deve tenere conto dei criteri generali validamente deliberati dal Consiglio d’Istituto”, ordinandogli quindi “di provvedere ad adottare l’atto terminale del procedimento, ovviamente tenendo conto dei criteri generali deliberati dal CdI, entro 15 giorni”.
Commento finale delle associazioni che hanno vinto il ricorso: “è auspicabile che il dirigente scolastico si convinca che gli organi di democrazia scolastica esistono ancora e che le loro competenze devono essere rispettate. Peraltro se la scuola deve essere per i giovani una palestra di democrazia, sarebbe opportuno che chi la dirige dia il buon esempio in tale senso”.
 

Scarica il testo dell’ordinanza

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Lettera aperta a Pier Luigi Bersani sul progetto di legge per il governo delle istituzioni scolastiche: fermate questa pessima legge

Pubblicato da comitatonogelmini su 4 maggio 2012

4 maggio 2012

Caro Pier Luigi Bersani,
sta per essere approvata la legge sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche. Il Pd, che è stato fin qui determinante per la stesura e l’accelerazione dell’iter del testo che unifica proposte di vari partiti, la giudica una buona legge. Per noi non lo è affatto.
Non lo è perché, nonostante ci si sforzi di negarlo, è molto simile alla prima parte della proposta di legge Aprea presentata nel 2008, alla quale il Pd – finora – si era sempre dichiarato contrario.
Non lo è perché si basa su una distinzione tra funzioni di indirizzo e di gestione che determina uno svuotamento delle funzioni di quello che ora è chiamato Consiglio di istituto (e che nel nuovo testo si chiama Consiglio dell’autonomia) e un accentramento di potere nelle mani del dirigente.
Non è una buona legge perché vengono stravolti i criteri di rappresentanza delle componenti che vivono e lavorano nella scuola: scompaiono i consigli di classe, i rappresentanti di classe, le assemblee e i comitati dei genitori, le assemblee degli studenti, i rappresentanti del personale tecnico e amministrativo. Secondo la proposta, saranno i singoli Consigli dell’autonomia a prevedere norme al riguardo nei regolamenti di istituto, senza alcun vincolo, senza stabilire che tipo di rappresentanza, quali poteri, quali meccanismi di nomina, quale agibilità all’interno della scuola.
Non è una buona legge perché alla crisi degli istituti di partecipazione introdotti dal legislatore nel 1974 si risponde rendendo quella crisi ancora più grave, in quanto la proposta rende la rappresentanza indeterminata, differenziata, frammentata, e propone una scorciatoia “dirigista” in luogo della necessaria elaborazione di nuove e più incisive forme di autogoverno.
Non è una buona legge perché introduce l’autonomia statutaria delle singole scuole, un passaggio davvero eccessivo se pensiamo che l’autonomia statutaria è riconosciuta ai Comuni, cioè all’ente territoriale che rappresenta l’intera comunità e che esprime i suoi organi di governo attraverso elezioni a suffragio universale.
Non è una buona legge perché l’autonomia che ne deriva non è quella che serve alla scuola: un’autonomia didattica e organizzativa in grado di valorizzare le competenze educative dei docenti, le forme di autogoverno che coinvolgono in modo attivo e non formalistico tutte le componenti che vivono nella scuola, i legami con le opportunità educative e la realtà sociale del territorio. Sarà invece un’autonomia fondata sulla separazione, l’autoreferenzialità e la parcellizzazione, un’autonomia centrata su un dirigente scolastico nominato dall’alto, un’autonomia più attenta alle logiche aziendali (competizione e mercato) che al progetto educativo e ai bisogni sociali.
Non è una buona legge anche per altre ragioni che saremmo lieti di spiegarle se ci ascoltasse. Ma è proprio la manzanza di ascolto il motivo che – prima ancora di tutti gli altri – rende questa proposta di legge una cattiva proposta di legge. La revisione e unificazione dei testi, infatti, è avvenuta in poche settimane nel comitato ristretto della VII Commissione della Camera. Nessuna informazione, nessuna trasparenza, nessun coinvolgimento del mondo della scuola. Nessuno ne ha saputo nulla fino all’ultimo, e ora rischiamo di non saperne più nulla fino all’approvazione finale.
Non è una buona legge quella che viene varata in fretta e in segreto, non è una buona legge quella che manda in soffitta senza alcun confronto pubblico l’intero sistema degli organi collegiali, che – pur con tutti i loro limiti – erano stati varati in ben altro clima partecipativo. Non è una buona legge quella che si abbatte sul sistema scolsatico senza dare ascolto alle sue componenti. Questo era il metodo di Moratti e Gelmini, ovvero il metodo di Berlusconi. Non pensavamo potesse essere anche il metodo del Pd.
Il suo partito si fermi a riflettere. Ascolti le nostre ragioni, prenda sul serio le nostre obiezioni, esamini le nostre proposte. Stabilisca un confronto non formale e non puramente simbolico tra noi e i parlamentari e i tecnici del suo partito che stanno lavorando alla legge. E infine, pretenda che la legge esca dalle commissioni e venga portata in aula, con i giusti tempi, la dovuta trasparenza e il necessario dibattito pubblico.

Associazione “Una nuova primavera per la scuola pubblica”
Retescuole, Milano
Assemblea delle scuole, Bologna
Coordinamento dei Presidenti dei consigli di Circolo e di Istituto di Bologna e provincia
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
La scuola siamo noi, Parma
Comitato genitori ed insegnanti per la scuola pubblica, Padova
NapoliScuole – Zona Franca
Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie, Torino
Coordinamento delle scuole secondarie, Roma
Comitato Genitori Istituto comprensivo, Castel Maggiore (Bo)
Coordinamento provinciale Presidenti Consigli di istituto, di circolo e Comitati genitori, Modena

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Riforma organi collegiali, i genitori non ci stanno: no alle aziende nelle scuole

Pubblicato da comitatonogelmini su 30 aprile 2012

 

di A. G.
da La tecnica della scuola
30 aprile 2012
L’Age Toscana avvia una petizione: nel consiglio d’istituto che si sta creando le famiglie si sentono messe ai margini, non ci sono più Ata ed entrano gli esperti esterni. Il rischio è che lo Stato si defili, con i privati ad interferire sulle scelte didattiche.

 

Le associazioni dei genitori non perdono occasione per dire no alla riforma degli organi collegiali. Stavolta le rimostranze sono espresse dall’Age Toscana, che prendendo spunto dalla polemica tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’assessore all’Istruzione Rosa Maria Di Giorgi (con il primo cittadino a difendere la diffusione di frutta nelle mense scolastiche e le linee guida per una sana alimentazione a scuola, il secondo a difendere i vantaggi nel far entrare negli istituti i prodotti di una nota azienda di merendine), ha avviato una petizione contro il prevalere delle aziende a scuola (che al termine della raccolta firme sarà inoltrata alle competenti Commissioni di Camera e Senato).
A ben guardarescrive l’associazione presieduta da Rita Manzani Di Goro -negli ultimi anni a scuola c’è entrato di tutto e di più: dall’Assotabacco che spiega che fumare fa male, a multinazionali del fast food e catene di supermercati che insegnano l’educazione alimentare, dentifrici che inneggiano alla prevenzione dentale e shampoo che promuovono la profilassi dei pidocchi”. Per l’Age Toscana, quindi, è ora “di porsi come adulti qualche domanda e di chiedersi dove finisce la finalità educativa e dove inizia l’intento meramente pubblicitario. Può la scuola allevare batterie di giovani consumatori? Chi decide? Con quali criteri?
La questione non è di poco conto. Se non altro perché nella proposta di legge 953, “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”, i genitori sembrano passare in secondo piano, del personale non docente non c’è più traccia e si prevede l’introduzione di due membri esterni alle scuole suun totale di 9-13 membri costituenti il nuovo consiglio d’istituto.
La stessa proposta di leggeincalza l’Agedice senza tanti mezzi termini che si possono fare donazioni alle scuole fino a 5.000,00 euro, anzi di più se l’azienda è obbligata per legge a pubblicare il bilancio. Cosa ci aspetta dunque? Uno Stato che progressivamente si defila all’orizzonte mentre aziende rampanti dettano legge sulle scelte didattiche (es: insegnate il tedesco, perché noi commerciamo con la Germania) oppure, più prosaicamente, scuole sempre più povere che cercano di accalappiare ‘esterni’ per mettere insieme qualche lira?”.
Non manca l’autocritica (“è vero, il progetto di rinnovare la scuola con il contributo attivo dei genitori prefigurato dai Decreti delegati del 1974 è in gran parte fallito”), però è anche vero che in quasi quattro decenni lo Stato sugli organi collegiali ha investito davvero poco. Mentre chi ha dato molto alla scuola sono stati proprio i genitori: i quali “finanziano le scuole con decine di migliaia di euro e avrebbero diritto di essere loro, finalmente, a poter dire la propria”.
Le questioni poste dall’Age sembrano realistiche e condivisibili. Le commissioni che si stanno occupando dell’approvazione del disegno di legge sulla revisione degli organi collegiali, oltre che il Miur, farebbero bene a tenerne conto.
 

Una scheda di ReteScuole sulla proposta di legge 953

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Liste Buona Scuola in provincia di Padova

Pubblicato da comitatonogelmini su 12 novembre 2010

12 novembre 2010

Raccogliendo l’invito lanciato dal Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica, si presenteranno alle Elezioni per il rinnovo dei Consigli d’Istituto in provincia di Padova un gruppo di liste che correranno con il motto comune “LISTE BUONA SCUOLA”.

Allo stato attuale sappiamo che hanno aderito le seguenti realtà:

VIII Istituto Comprensivo di Padova: componente Genitori e componente Insegnanti

XI Istituto Comprensivo di Padova: componente Genitori, componente Insegnanti e componente A.T.A.

XIII Istituto Comprensivo di Padova: componente Genitori e componente Insegnanti

XIV Istituto Comprensivo di Padova:  componente Insegnanti

Istituto Professionale Leonardo Da Vinci di Padova: componente Genitori e componente Insegnanti

Liceo Scientifico Curiel di Padova: componente Genitori

I.T.A.S. Scalcerle di Padova: componente Insegnanti

Istituto Alberghiero Pietro d’Abano di Abano Terme: componente Genitori

Direzione Didattica di Selvazzano Dentro: componente Genitori e componente Insegnanti

Scuola media Albinoni di Selvazzano Dentro: componente Genitori

Chi si  presenta con le LISTE BUONA SCUOLA lo fa per  opporsi allo  svuotamento culturale e pedagogico della scuola pubblica, finalizzato unicamente ad un miope risparmio, per portare anche negli organi collegiali, dentro alla scuola, questa visione. È evidente che le componenti genitori e/o insegnanti non potranno capovolgere scelte imposte dall’alto o garantire chissà quali soluzioni. Ma il nostro impegno è quello di mantenere viva l’attenzione per la scuola, di rapportarci fra genitori ed insegnanti, di continuare ad informare, di richiedere, proporre e sperimentare soluzioni, piccole e grandi, per produrre un cambiamento  che vada nella direzione di una scuola così come l’abbiamo abbozzata insieme in questi due anni.

Perché non siamo disposti a rassegnarci e vogliamo rendere viva una scuola che sappia guardare in faccia le sfide e la complessità di oggi e di domani!

Si vota il 14 e il 15 novembre al mattino

BUONA SCUOLA a tutti!

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LISTE BUONA SCUOLA: appendi la locandina fuori dal tuo istituto!

Pubblicato da comitatonogelmini su 24 ottobre 2010

Chi si  presenta con le LISTE BUONA SCUOLA lo fa per  opporsi allo  svuotamento culturale e pedagogico della scuola pubblica, finalizzato unicamente ad un miope risparmio, per portare anche negli organi collegiali, dentro alla scuola, questa visione. È evidente che le componenti genitori e/o insegnanti non potranno capovolgere scelte imposte dall’alto o garantire chissà quali soluzioni. Ma il nostro impegno è quello di mantenere viva l’attenzione per la scuola, di rapportarci fra genitori ed insegnanti, di continuare ad informare, di richiedere, proporre e sperimentare soluzioni, piccole e grandi, per produrre un cambiamento  che vada nella direzione di una scuola così come l’abbiamo abbozzata insieme in questi due anni.

Perché non siamo disposti a rassegnarci e vogliamo rendere viva una scuola che sappia guardare in faccia le sfide e la complessità di oggi e di domani!

>>>CLICCA QUI!<<<
Scaricate la locandina, completatela aggiungendo i nomi dei candidati in lista per il vostro istituto ed appendetela fuori dalle scuole

La scuola è nostra, miglioriamola insieme!

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica
Rete 26 Febbraio

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Presentiamo le LISTE BUONA SCUOLA alle elezioni dei nuovi Consigli di Isituto

Pubblicato da comitatonogelmini su 21 ottobre 2010

Il prossimo 14 e 15 novembre 2010 tutti gli Istituti Comprensivi o Circoli Didattici sono chiamati a rinnovare i Consigli d’Istituto.

Invitiamo genitori ed insegnanti a presentare nel proprio Istituto la LISTA BUONA SCUOLA e ad essere attivi, con il confronto, la discussione, la candidatura e il voto in questo momento importante per la vita della scuola.

La presentazione delle liste va fatta dal 25 al 31 ottobre 2010.

Il Comitato genitori e insegnanti ha elaborato una piattaforma comune, che evidenzia i temi e gli impegni che in questi ultimi due anni hanno animato le tante mobilitazioni e iniziative promosse in 8 punti principali per pensare, discutere, partecipare e per votare la lista BUONA SCUOLA!

>> SCARICA “Il DADO” <<
riempilo con la lista dei candidati, segui le istruzioni e BUONA SCUOLA!

LISTE BUONA SCUOLA
La scuola è nostra, miglioriamola insieme!

Stiamo entrando nel 2° anno scolastico, dei tre previsti, di tagli e provvedimenti che riguardano la scuola primaria e media. Cominciamo a toccare con mano gli effetti negativi e ci chiediamo: che scuola sarà?

In questi due anni abbiamo espresso una grande partecipazione e mobilitazione, di tanti genitori, insegnanti, personale della scuola, per opporci allo  svuotamento culturale e pedagogico della scuola pubblica, finalizzato unicamente ad un miope risparmio. Abbiamo richiesto a gran voce investimenti, risorse, personale qualificato e qualità dell’insegnamento.

Ci presentiamo con la LISTA BUONA SCUOLA per portare anche negli organi collegiali questa visione. È evidente che la componente genitori del Consiglio di Istituto non potrà capovolgere scelte imposte dall’alto o garantire chissà quali soluzioni. Ma il nostro impegno è quello di mantenere desta l’attenzione, di rapportarci con i genitori e gli insegnanti, di continuare ad informare, di richiedere, proporre e sperimentare soluzioni, piccole e grandi, per produrre un cambiamento  che vada nella direzione di una scuola così come l’abbiamo delineata insieme in questi due anni di iniziative.

Perché non siamo disposti a rassegnarci e vogliamo rendere viva una scuola capace di affrontare le sfide e la complessità di oggi e di domani.
Il 14 e 15 novembre 2010 dedica un po’ del tuo tempo per andare a votare e scegli i candidati della LISTA BUONA SCUOLA !!!

La scuola è aperta a tutti
Art. 34 Costituzione della Repubblica italiana

Otto motivi per pensare, discutere, partecipare e per votare la lista BUONA SCUOLA!

APERTA
1) Una scuola aperta a tutti? Sì, il diritto all’istruzione è un diritto umano universale, tutti i bambini sono bambini, come i nostri figli, e hanno diritto di essere istruiti, a prescindere dalla propria condizione familiare, religiosa, sociale, terra di provenienza, …

SICURA
2) Quando vengono inseriti troppi alunni in una classe la loro sicurezza non è più garantita. Monitorare lo stato di manutenzione dei locali, delle strutture esterne, delle mense, dei luoghi di studio e di gioco.

ACCOGLIENTE
3) È l’accoglienza dei bisogni e delle esigenze di tutti, per includere: garantire un adeguato inserimento agli alunni stranieri, dare il giusto sostegno ai bambini con disabilità, prestare l’attenzione necessaria ai bambini che attraversano difficoltà. Per un ambiente scolastico e una didattica che promuovano l’apprendimento e il successo scolastico di tutti!

DI QUALITA’
4) Deve essere riconosciuto il tempo-lavoro dei docenti, sostenuta la loro formazione e assicurato il loro ricambio generazionale. Assicurare  la continuità didattica e gli insegnamenti fondamentali.

D I S T E S A
5) Le famiglie richiedono modelli orari-didattici “distesi” per il rispetto dei tempi di apprendimento nonché per esigenze organizzative. Queste richieste vengono continuamente disattese, di anno in anno …

CON LE OPPORTUNITA’
6) Progetti, laboratori, uscite, esperienze didattiche: per una scuola aperta al territorio, legata al contesto sociale, capace di proporre i tanti alfabeti e linguaggi disciplinari.

PUBBLICA!
7) É la scuola pubblica italiana, delle opportunità, della Costituzione: noi siamo abituati a risparmiare prima sulle cose superflue, poi sulle cose necessarie … mai sul futuro dei nostri figli!

MAESTRO UNICO?
8) È il rapporto con “più insegnanti”, e non con un “maestro unico”, per offrire la ricchezza di relazioni plurali ed efficaci, per una didattica differenziata che facilita la crescita cognitiva e sociale.

Istruzioni -  Costruisci il tuo DADO e gioca con i tuoi vicini, con altri genitori, anche con i tuoi figli trovando il linguaggio adatto. Ritaglia la colonna di destra (conservala per le votazioni), e il riquadro tratteggiato. Tieni verso di te questo testo e piega nella linea tratteggiata i 4 angoli all’indietro. Capovolgi, ripiega ancora all’indietro i 4 angoli con i numeri. Piega a metà con i numeri verso l’interno e ancora una volta a metà. Puoi infilarci le dita e chiedere un numero: fai la conta, fai scegliere un numero e la discussione è aperta!

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

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Resoconto della prima riunione per la costruzione delle Liste Buona Scuola per le elezioni dei Consigli d’Istituto

Pubblicato da comitatonogelmini su 18 ottobre 2010

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e Rete 26 febbraio
18 ottobre 2010
 

Venerdì 15 ottobre presso la sede del CESP di Padova si sono ritrovati persone appartenenti al Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e alla Rete 26 febbraio.

I presenti genitori, insegnanti e studenti (!) hanno deciso di accettare l’invito proveniente da altre realtà italiane emerso nella riunione di Parma del 4 luglio e di provare a costruire, per le imminenti elezioni dei Consigli d’Istituto, liste d’istituto che accomunino coloro che, negli ultimi due anni, si sono mobilitati a difesa della scuola pubblica.

In alcuni istituti comprensivi della città ed in alcune scuole della provincia è già emersa la voglia di esserci.

A breve seguirà un intervento più dettagliato  con indicazioni ed istruzioni, oltre ad una sorta di “Manifesto d’intenti” che potrà servire anche ad altri che eventualmente vogliano aggregarsi al percorso intrapreso.

Siamo fiduciosi che questa iniziativa possa essere nel nostro piccolo e nel nostro percorso, una chiave per un nuovo passo, che continui nel solco del sentiero aperto insieme: fino ad ora siamo stati fuori dai cancelli, in televisione, in rete, nelle piazze, nei metrobus; per raccogliere firme, volantinare, manifestare, protestare.

Ora oltrepassiamo quei cancelli ed entriamo dentro le scuole.

Questo dovrebbe essere il significato delle liste: entrare dentro alle scuole per costruire, con un approccio che vada oltre le singole “rappresentanze”. Continuare la nostra lotta, continuare a non rassegnarci, sporcandoci le mani e partecipando quotidianamente per produrre un cambiamento necessario, nella direzione di una scuola così come l’abbiamo abbozzata in questi due anni.

Ogni singola scuola e ogni singola componente articolerà questa idea di scuola comune e condivisa, in programmi specifici riferiti ai bisogni e alle proposte di cui la singola lista deciderà di farsi portatrice.

Chiunque voglia seguirci può contattarci alla mail del Comitato: comitato.nogelmini@gmail.com.

La scuola è nostra: miglioriamola insieme!

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