La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts contrassegnato dai tag ‘precari’

Il presidio dei precari di Montecitorio risponde alla Gelmini

Pubblicato da comitatonogelmini su 3 settembre 2010

di Presidio Precari Montecitorio
2 settembre 2010

Troppo facile accusarci di essere militanti politici, di essere pretestuosi… così si aggira il problema per il quale chiediamo un confronto con lei: la qualità della didattica, la qualità del lavoro, la ricaduta dei tagli sul personale della scuola e sulla società civile.

Il Ministro ci chiede i dati: 67.000 docenti, 35.000 ATA hanno perso il posto in due anni, e non c’è bisogno di attendere per sapere che non avranno un lavoro quest’anno: basta guardare le disponibilità pubblicate dai provveditorati e i numeri dei convocati: chi è fuori sa già di esserlo, molti lo sono già dallo scorso anno. Diecimila assunzioni sono irrisorie, a fronte di 67.000 posti a tempo indeterminato tagliati e 130.000 cattedre tuttora vacanti.

Anche sul tempo pieno occorre smentire La Gelmini: diverse famiglie si sono viste rifiutare il tempo pieno per i loro figli; nel solo Lazio 2800 bambini non vi sono stati ammessi. Quindi anche se l’offerta di sezioni a tempo pieno è cresciuta, esclusivamente mediante il sacrificio della didattica modulare che per anni ha costituito il fiore all’occhiello della scuola italiana nel mondo, essa risulta comunque del tutto inadeguata alla domanda delle famiglie. Ribadiamo quindi che si fanno riforme solo per risparmiare a scapito della qualità dell’istruzione.

La riforma delle superiori, lungi dall’avere reali finalità pedagogiche, taglia indiscriminatamente il tempo scuola, addirittura imponendo, negli istituti tecnici e professionali, la riduzione oraria anche nelle classi successive alla prima, contravvenendo così alla sentenza del TAR che giudica, giustamente, illegittimo che degli studenti si iscrivano a un tipo di scuola per poi trovarsene una diversa l’anno successivo. Di fatto, la riforma delle superiori ha ampliato i tagli sulle cattedre così che a perdere posto non sono solo i precari ma anche il personale di ruolo, che si è trovato ad essere soprannumerario e a dover cambiare sede o lavorare su due o più scuole.

La riduzione del tempo scuola, insomma, è stato un altro dei sistemi per tagliare personale e risparmiare. Il Ministro Gelmini non si è degnata di spendere neanche due parole sulla quasi completa eliminazione del latino dal sistema di istruzione superiore del nostro Paese. Del resto si permette di mettere in discussione le potenzialità di sviluppo di capacità critiche delle materie umanistiche attribuendo tale prerogativa esclusivamente alle materie scientifiche quando eminenti scienziati italiani del calibro del genetista Cavalli-Sforza sostengono che l’attività più scientifica da essi svolta al liceo è stata proprio la traduzione dal latino.

Non ci convincono quindi le sue demagogiche affermazioni di salvaguardia della qualità della scuola, perché abbiamo motivo di temere che il latino relegato quasi esclusivamente al liceo classico porti inevitabilmente a una scuola di elite Per quanto riguarda le nuove istituzioni (liceo coreutico e musicale), dopo averne accuratamente esaminato i quadri orari ci chiediamo se il Ministro si sia reso conto della povertà dell’offerta formativa di base, visto che qualsiasi liceo deve comunque mettere in condizioni di frequentare qualsiasi percorso universitario.
Siamo sicuri che comunque le famiglie si saranno rese conto della difficoltà di iscrivere i propri figli ai corsi di studi desiderati. In molte scuole superiori infatti , non è stato possibile per i presidi attivare sezioni per venire incontro alle domande delle famiglie a causa dei tagli agli organici previsti dal Ministero.
Ed è per questo che ci aspettiamo il sostegno delle famiglie e di tutta la società civile che si sente colpita da questo tipo di politica scolastica che dà prova di insensibilità rispetto ai principi democratici. Per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno dobbiamo ricordare alla Gelmini che nonostante l’incremento di 3000 unità in tutta Italia, le ore necessarie a coprire il fabbisogno degli alunni diversamente abili non sono coperte come stabilito da una recente sentenza della Corte Costituzionale italiana.

La battaglia per la scuola pubblica è una battaglia per il futuro del nostro paese, dei suoi lavoratori presenti e futuri. Riteniamo offensivo che questa battaglia, che stiamo conducendo per la dignità del nostro lavoro e la difesa di una Istituzione, la scuola pubblica statale, nella quale abbiamo creduto al punto di investire in essa il nostro intero percorso formativo, venga liquidata attraverso accuse di strumentalizzazioni politiche, con un palese e inaccettabile atteggiamento discriminatorio nei confronti di lavoratori della scuola che chiamano il Ministro a rispondere sugli aspetti incomprensibili dei suoi interventi normativi.
La Gelmini, invece di parlare per slogan, si presti ad un confronto pubblico con noi, nel quale discutere di pedagogia e didattica, come chiedono da tempo i colleghi in sciopero della fame. Domani alle 12 terremo una conferenza stampa presso il presidio permanente a Montecitorio, per rispondere punto per punto e con dati alla mano, alle dichiarazioni rilasciate oggi dalla Gelmini

Pubblicato in: Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

La Gelmini non intende incontrare i precari che stanno facendo lo sciopero della fame

Pubblicato da comitatonogelmini su 2 settembre 2010

da Virgilio Notizie
2 settembre 2010
Il ministro dell’Istruzione ha presentato le novità sull’anno scolastico 2010-2011. Sulla situazione dei precari ha espresso solidarietà e si è detta “disponibile al confronto e non alla polemica” ma, per il momento, non intende incontrare chi sta facendo lo sciopero della fame che definisce “militanti politici”
clicca qui per il video della conferenza stampa
oppure, se vuoi farti veramente del male, qui per avere l’intero intervento (65 minuti!!!) con tutte le perle del ministro

Chi farà più di 50 giorni di assenza a scuola verrà bocciato. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, presentando a Palazzo Chigi le novità sull’anno scolastico 2010-2011.

In primo piano resta la vicenda dei precari, che in molte città hanno avviato da giorni lo sciopero della fame per protestare contro i tagliIl ministro si è detto disponibile al confronto anche se non intende per ora incontrare chi protesta, che definisce “dei militanti politici”. “A queste persone va la nostra solidarietà – ha detto il ministro - bisogna avere rispetto per loro tenendo presente però che le risposte che possiamo dare sono limitate”.  Al centro della polemica sono i licenziamenti decisi a Viale Trastevere che riducono oltre 25 mila unità le cattedre. I tecnici del ministero spiegano però che 23 mila di quei posti sono pensionamenti che non possono figurare come tagli al personale. “E’ impossibile assorbire 200 mila precari della scuola – ha detto la Gelmini - nessun governo ne sarebbe in grado“.

“L’attenzione al precariato – ha detto ancora Gelmini – c’è da anni, se si tratta di ragionare su dati veri la mia disponibilità c’è, ma quando scopro che a protestare sono militanti politici, iscritti anche a Italia dei valori, non credo che si possa alimentare questo genere di polemica“. Per la Gelmini, inoltre ”protestano senza ancora essere stati esclusi. Una protesta legittima ma non motivata. Non si tratta di persone che sono state licenziate, presumono di non avere un posto di lavoro, ma il ministero non ha ancora completato le operazioni. Vedremo – ha aggiunto – quanti precari risponderanno positivamente agli accordi regionali, se poi preferiscono l’indennità di disoccupazione”.

Parole che hanno fatto infuriare l’opposizione che per voce del suo ministro ombra dell’Istruzione nel Pd, Mariapia Garavaglia, parla di affermazioni false e lesive della dignità di chi lavora”. “La Gelmini – ha dichiarato la deputata democratica – ha cercato di trasformare il problema del precariato sostenendo che se uno protesta per il proprio posto di lavoro lo fa per finalità di parte“.

Il ministro ha comunque assicurato che una volta completate le operazioni continuerà a incontrare i precari, a sentire le loro ragioni, “ma non voglio essere coinvolta in una contrapposizione politica che – ha osservato – avrebbe un impatto negativo sull’avvio dell’anno scolastico“.

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Sciopero della fame: Russo ricoverato in ospedale, ma firma e si dimette

Pubblicato da comitatonogelmini su 31 agosto 2010

di Alfio Patti
da La Tecnica della Scuola
31 agosto 2010

 

 

 
Dopo Pietro Di Grusa ora anche Giacomo Russo, due dei quattro precari che hanno messo in atto lo sciopero della fame contro i tagli della Gelmini, è stato ricoverato d’urgenza in ospedale. Russo, che insieme ad un’altra collega, Caterina Altamore, ha spostato il sit-in di protesta davanti a Montecitorio, è stato ricoverato al Santo Spirito di Roma.

Giacomo Russo, che già lo scorso anno aveva iniziato un’analoga protesta, ha avuto un mancamento e gli amici hanno subito chiamato il pronto soccorso del 118. Non mangia, insieme ad altri tre colleghi, da quindici giorni.

I medici lo hanno trovato disidratato e provato ma appena ripresosi per vie delle prime cure, Russo ha firmato per essere dimesso e ritornare fra i suoi colleghi: “ho firmato per essere dimesso e per tornare nuovamente in piazza: sto meglio e spero di resistere ancora per molti giorni“.

Russo, inoltre, tiene a precisare che il suo sciopero della fame non è soltanto per una per una ragione concreta, per la richiesta specifica del posto di lavoro, ma anche “per l’Italia, per il Diritto, per la Costituzione”.

In una nota, scritta insieme a Caterina Altamore, Giacomo Russo lamenta il fatto che il ministro Gelmini non abbia dato alcun cenno per dialogare con i manifestanti: “non una parola è stata rivolta dal Ministro alle nostre persone da quando abbiamo iniziato lo sciopero della fame. Inoltre, come una doccia fredda sono arrivate le affermazioni del deputato Stracquadanio che ci ha accusato di essere millantatori politicizzati”.

Amareggiato Russo ribadisce a quanti pensano che si tratti di una strumentalizzazione politica che “Noi lottiamo per una idea di scuola; la sua può essere diversa, ma vorremmo comunque che ce la esplicitasse, che ci raccontasse, che su di essa ci si possa confrontare. Vorremmo che ci spiegasse, e che ci convincesse, che togliendo otto miliardi alla scuola se ne può costruire una migliore; che ci argomentasse come una “riforma” tutta fondata su tagli di risorse e posti di lavoro, possa avere una valenza pedagogica”.

Le chiediamo solo questo Ministro – conclude Russo -, un confronto pubblico, perché ognuno possa esporre le proprie argomentazioni, senza paura delle ragioni dell’altro. Noi non temiamo un contraddittorio, e non amiamo i comunicati dove nessuno può obiettare. Se accetterà il confronto noi interromperemo immediatamente lo sciopero della fame.”.

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

Uomini e topi: appello ai colleghi tutti

Pubblicato da comitatonogelmini su 31 agosto 2010

di Marcella Raiola
30 agosto 2010

 

 

Diceva Gorgia che le cose non esistono, che se esistessero non sarebbero conoscibili e che se fossero conoscibili non sarebbero comunicabili, perché la parola è un’altra “cosa”, cioè una duplicazione dell’oggetto che essa millanta di definire, afferrare e racchiudere nelle sue sillabe incantatrici e provocatorie.

Nel famoso film di Martone “Morte di un matematico napoletano”, ispirato alla vita di Renato Caccioppoli, il professore napoletano considerato un genio, c’è una scena in cui l’attore che lo impersona, facendo ruotare disperatamente una mano attorno al suo polso, paragona la mano alla parola e il polso cui è attaccata, invece, alla “cosa”, all’Essere. La mano tenta disperatamente di afferrare il polso, ma non può. Non riesce.

Mi sono venute in mente tutte queste strane reminiscenze, ieri, mentre, sotto un padiglione improvvisato a Viale Trastevere, a Roma, in uno spiazzo di terra invaso da immondizie e percorso estemporaneamente da topi di campagna di considerevolissima dimensione, che si trova a poca distanza dal Ministero della Pubblica Istruzione, sedevo su una sedia da giardino, assieme ad una ventina di docenti precari convenuti da varie regioni d’Italia, poco distante dai due colleghi di Palermo che hanno intrapreso (uno da 11, l’altra da 2 giorni) lo sciopero della fame.

Pensavo alla discrepanza tra parole e cose perché, anche se ragionarci sopra è praticamente il mio mestiere, càpita raramente di trovarsi in una situazione in cui si può concretamente verificare lo scollamento tra la rappresentazione di un fatto, sempre cristallizzante, parziale, rimodellata o interessatamente retorizzata, e la sua natura sfuggente e polivalente.

In una Roma deserta e afosa, riuniti in un’assemblea che somigliava molto ad un bivacco rom e molto poco ad un raduno di insegnanti, ma che aveva assai più dignità di qualunque rissosa seduta dell’attuale Parlamento, insozzato dalla rozzezza squadrista di leghisti e pidiellini e devoluto alla ratifica delle sconce proposte berlusconiane o alla svendita di sé in cambio di prebende o “massaggiatrici di qualità”, abbiamo parlato ancora e ancora di scuola, di istruzione, di lotta, e lo abbiamo fatto guardando negli occhi Giacomo, deperito ma sereno e lucido, e Caterina, vitalissima e prorompente, confrontandoci con la loro volontaria scelta, senza lesinare critiche, rimbrotti e perplessità.

La realtà è complessa, molto complessa. Uno sciopero della fame è una cosa che può apparire eroica o disperata, narcisistica o provocatoria, dolorosa o esaltante e, ancora una volta, sta alla parola, ai comunicati, alle interviste, alla nostra “amministrazione” (tutta squisitamente “politica”) della situazione, rimandare alla gente da coinvolgere quel significato e quelle sensazioni che di volta in volta siano ritenute più opportune e “produttive”. E’ un processo che potrebbe essere non sempre eticamente connotato nel senso della limpidezza.

E’ un processo che comporta scelte gravose, rinfacci, duro scontro. Giacomo e Caterina lo sanno; lo sapevano fin da quando hanno iniziato. Non sono degli ingenui; non sono dei sempliciotti; non sono dei semplicisti.

Voglio solo accennare ad alcuni dei problemi che sorgono quando la lotta arriva ad un certo stadio, per far comprendere quale logorio mentale, coscienziale e morale comporti la partecipazione a tutto ciò e quanto le cose spesso semplificate e banalizzate risultino, invece, intricate e, nello stesso tempo, paradigmatiche, capaci di illustrare, cioè, a livello funzionale, ogni meccanismo e dibattito democratico.

Primo problema: due che fanno lo sciopero della fame ad oltranza davanti a Montecitorio, quali che siano le loro ragioni, quando un governo traballa, diventano ambìte “prede” di varie forze politiche, strafottenti e latitanti fino a che non gli è convenuto strumentalizzare la cosa e tutt’a un tratto indignatissime di fronte all’estremo gesto degli “onesti lavoratori”. Dov’è il problema? Nel decidere, da protagonisti della lotta, se a questa gente si debba sputare in faccia o se, considerando che le leggi nascono e muoiono in Parlamento e non per strada, sia comunque utile strumentalizzarla a nostra volta per ottenere qualche concreto risultato.

Secondo problema: due che fanno lo sciopero della fame non possono farlo fino a morirne, perché metterebbero tutti gli altri precari in condizione di sentirsi in colpa atrocemente tutta la vita, per non parlare dell’abbandono dei cari, del lutto irreparabile… Ma come si fa a “ripiegare” onorevolmente, in un’ottica politica, quando si è arrivati allo stremo, senza dare l’impressione che si alzi bandiera bianca?? Paradossalmente, un’azione del genere può essere efficace, mediaticamente e politicamente (forse!) solo se lo scioperante ci lascia le penne!! Tutto questo abbiamo detto davanti a chi si stava astenendo da giorni dal cibo. Di tutto questo loro si rendono conto. Hanno risposto che l’azzardo è proprio quello di produrre una reazione prima che le loro condizioni degenerino. Del resto, l’attenzione mediatica è stata ottenuta grazie al loro gesto, e questo è indubitabile!

Terzo problema: Bisogna stabilire se un presidio permanente in una piazza “nodale” come Piazza Montecitorio “distolga” o meno l’attenzione dalle altre iniziative non meno “forti” attuate in altre parti d’Italia (a Pisa hanno bloccato le nomine; si preparano volantinaggi nei singoli provveditorati, tre prèsidi di Bologna hanno dichiarato che si rifiutano di aprire i loro istituti perché i tagli non consentono manco l’ordinaria gestione della vita scolastica etc. etc.)… Altra discussione, altro giro di opinioni, altro confronto su ciò di cui non si deve né si può evitare di parlare, come molti precari, che badano solo a verificare lo stato dell’alternativa “posto sì/posto no”, ancora non arrivano a capire.

Siamo pervenuti ad una mediazione: il presidio va tenuto, stanti le attestazioni di solidarietà politica che stanno arrivando, ma occorre considerarlo come l’ideale fulcro cui riferire tutte le altre azioni. Nel concreto, ciò vuol dire che chi non piglia incarichi e capisce, finalmente, che gli hanno tagliato le gambe, dovrebbe partire e piazzarsi a Roma a braccia incrociate accanto a Caterina e Giacomo, per un’ora, per due ore, per un minuto, per condividere simbolicamente la loro sorte e farsi “rappresentare” dal loro stato organico di progressivo deperimento da ingiustizia sociale, da “fame” di cultura.

Alla fine dell’assemblea, abbiamo taciuto e siamo giunti alla stessa convinzione: ABBIAMO TUTTI RAGIONE. Abbiamo ragione quando facciamo lo sciopero della fame e abbiamo ragione quando ne evidenziamo i pericoli e i limiti; abbiamo ragione quando diciamo che i politici dovrebbero avere la decenza di non accostarsi e quando diciamo che invece è bene che, sia pure in questa estrema fase della lotta e tardivamente, ci siano vicini e facciano gli interessi della scuola pubblica per una volta nella loro vita; abbiamo ragione quando diciamo che non possiamo e abbiamo ragione quando diciamo che dobbiamo a tutti i costi; abbiamo ragione quando diciamo che siamo esausti e abbiamo ragione quando diciamo che resisteremo un minuto più di chi ci vuole affossare…

Nel generale sgomento per la violenza che il nostro senso comune e la nostra normalità stanno subendo, non ha senso parlare di rassegnati e non rassegnati, realisti e idealisti, barricaderi e lassisti: abbiamo tutti ragione.

Io voglio, allora, visto che le speranze di recuperare la nostra dignità e il nostro ruolo di docenti sono appese a un filo, quale che sia la nostra sorte quest’anno, invitare TUTTI I COLLEGHI E GLI STUDENTI, vittime anche loro di questa dissennata distruzione della scuola pubblica, a ESSERCI, CON LA PROPRIA RAGIONE SINGOLA E SINGOLARE, a PASSARE PER MONTECITORIO, A LANCIARE IL PROPRIO URLO CONTRO CHI FA LA FAME o a PORTARE LORO IL PROPRIO ABBRACCIO.

Proprio perché non abbiamo nulla da perdere, proprio perché siamo stati già sconfitti dalla necessità stessa di arrivare a questo punto, a questo ricatto, a questa forma di follia, possiamo potenziare al massimo, ora che è inutile, la nostra reazione, la nostra reattività. Passiamo tutti per Piazza Montecitorio, dunque: ognuno di noi sarà come uno degli orchestrali del Titanic, che ribadirono la loro suprema superiorità di esseri umani sopra un destino ottuso, suonando imperturbabilmente melodie briose, mentre il nero li inghiottiva.

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

La risposta alla piazza!

Pubblicato da comitatonogelmini su 28 agosto 2010

 

28 agosto 2010
Considerazioni della docente precaria Barbara Evola subito dopo l’incontro avuto in prefettura a Palermo con il sottosegretario Pizza.

Barbara Evola:”ci vuole una mobilitazione della piazza: partono dal basso le lotte. Se abbiamo la cassa integrazione e la maternità è per le lotte dei nostri nonni che sono stati massacrati e hanno buttato il sangue per ottenere lo Statuto dei lavoratori. Basta stare a casa, è con la nostra forza e la nostra compattezza che possiamo vincere!”

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

La mannaia della riforma Gelmini

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 agosto 2010

di Augusto Pozzoli

da Il Fatto Quotidiano
25 agosto 2010

Maria Stella Gelmini a proposito della riforma della scuola aveva ripetutamente affermato che l’operazione (in pratica un massacro degli organici delle scuole) non avrebbe comportato nessun licenziamento. Una bugia clamorosa drammaticamente confermata dai crescenti casi di protesta dei precari che oggi, da Palermo a Pordenone, arrivano adirittura allo sciopero della fame. Per anni, e talora per decenni, hanno lavorato e ora si trovano improvvisamente senza un posto. Docenti di ogni livello e personale tecnico amministrativo. Negli anni passati hanno lavorato perché sono stati chiamati a coprire posti vacanti, cattedre senza insegnanti e uffici senza il personale sufficiente per far funzionare le scuole.

E quando è calatala la mannaia dei 135 mila posti da tagliare entro il prossimo anno in tutta Italia, per buona parte di loro il lavoro è svanito. Messi alla porta, scaricati come macchine da rottamare. E questi non sono licenziamenti? Chi lo nega si appella a cavilli formali che ormai non convincono neanche gli sprovveduti. I tagli erano stati giustificati, oltre che per risparmiare, per eliminare una volta per tutte la piaga del precariato che per decenni ha messo in discussione uno dei cardini della scuola, la continuità didattica? Non ci saranno più classi che ogni anno cambieranno insegnante? Niente affatto. Nonostante tutto proprio in questi giorni gli uffici scolastici territoriali stanno lavorando per coprire le cattedre che non hanno un titolare. Infatti, nonostante la manciata di immissioni in ruolo (16 mila, contro i 23 mila chiesti dalla stessa Gelmini al collega Giulio Tremonti), ci sono ancora migliaia di posti da assegnare, almeno al Nord. Ci sono addirittura sedi scolastiche ancora senza preside. E la soluzione non può essere che di tipo precario.

Nel frattempo nelle scuole, e sempre a causa della riforma, ci sono almeno 10 mila insegnati cosiddetti soprannumerari. Insegnanti di ruolo che hanno il posto, ma non hanno più la cattedra. Che fare di queste persone che non avranno più una classe da guidare? Una situazione paradossale che il ministero ha affrontato con una circolare in cui si invitano gli uffici scolastici a lasciare questo personale per lo più nelle scuole dove hanno finora prestato servizio. A disposizione. E se ne vedranno di tutti i colori per cercare di tenerli in servizio senza fare nulla. Mai la scuola italiana ha vissuto tempi tanto assurdi. A scapito di chi ci lavora, e di conseguenza di chi la frequenta. Il nuovo anno scolastico è alle porte. Un anno che nelle intenzioni della Gelmini doveva rappresentare il recupero del merito e della qualità. Non è mai andata peggio di così.

Pubblicato in: Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Precari, la protesta arriva a Montecitorio

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 agosto 2010

 

di Alessandro Giuliani
da La Tecnica della Scuola
25 agosto 2010
Il 27 i supplenti siciliani in sciopero della fame davanti alla Camera con il Cps. Il giorno prima  l’incontro col sottosegretario Pizza e il Governo locale: si punta al Fondo sociale europeo. Intanto a Caltanissetta viene occupato l’Usp. E a Pordenone una maestra annuncia il digiuno a oltranza finché non riavrà il posto perso per via dei tagli.

Assume di giorno in giorno toni più drammatici la contestazione dei precari della scuola per i tagli agli organici attuati dal Governo: il 24 agosto i precari della Sicilia in sciopero della fame hanno annunciato che venerdì prossimo, il 27, si sposteranno davanti a Montecitorio per formare un presidio. L’iniziativa ha trovato l’immediato consenso del Coordinamento precari scuola di Roma, che li starebbe già sostenendo “sia praticamente, adoperandosi per i permessi ad occupare la piazza e fornendo gazebo, sdraio e tutto il necessario alla loro permanenza, sia moralmente, invitando caldamente tutti a recarsi in piazza per far sentire la nostra presenza e vicinanza a chi sta combattendo con mezzi estremi una battaglia che è di tutti i precari della scuola”. Sempre il 24 agosto, una rappresentanza di precari siciliani ha incontrato Mario Centorrino, assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale, che ha assicurato la presenza del sottosegretario al Miur, Giuseppe Pizza, nell’incontro (a questo punto probabilmente decisivo) che si terrà in prefettura a Palermo. Anche secondo il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che ha anche inviato una lettera di proteste al ministro Gelmini, confida molto nell’incontro di giovedì: dalla riunione in prefettura “potrà uscire – ha detto Lombardo – una situazione più definita ed è ragionevole nutrire una speranza per il problema precari, che potrà anche essere affrontato con uno sforzo comune tra ministero e Regione, utilizzando una linea di finanziamento del Fondo sociale europeo, per progetti elaborati da scuole localizzate in aree disagiate“.
Quello dei fondi Ue è un progetto già definito dall’assessorato e di prossima pubblicazione che, insieme ai risultati attesi dall’incontro con il sottosegretario Pizza, dovrebbe consentire di dare delle risposte al personale precario che rischierebbe di rimanere senza posto: proprio per questo motivo, è già previsto, per i prossimi giorni, un accordo tra Regione e ministero per l’assegnazione del punteggio ai docenti e al personale coinvolti dai presidi delle scuole interessate dai progetti.
Intanto la protesta sale di tono anche altrove, facendo lievitare le iniziative in programma. Giovedì 26 agosto si terrà la manifestazione del Coordinamento precari scuola in piazza Politeama, sempre a Palermo, per chiedere – assieme al Partito democratico e all’Idv – delle soluzioni per i 4.000 lavoratori che dal 1° settembre non saranno confermati. Anche le altre province della Sicilia si muovono: per il primo giorno di scuola in Sicilia, i sindacati hanno proclamato iniziative di disturbo ed assemblee in tutte le scuole. E a Caltanissetta, ha fatto sapere la Flc-Cgil, le 300 mancate conferme per il prossimo a.s. hanno indotto i precari ad attuare “in queste ore l’occupazione permanente (giorno e notte) e ad oltranza dell’Ufficio scolastico provinciale”. Intanto anche al Nord si preparano ad attuare proteste simili: a Pordenone Salvo Maria Carmela, precaria 55enne della scuola d’infanzia e primaria, ha fatto sapere che “dal primo settembre io inizio lo sciopero della fame fino a quando non riceverò l’incarico“. Mentre un docente 35enne piemontese ha comunicato che intende denunciare il Miur per averlo “utilizzato” per anni come supplente e poi messo alla porta a seguito delle esigenze di cassa dello Stato.
Delle mancate conferme di supplenze annuali, che a livello nazionale dovrebbe riguardare almeno 20.000 docenti e 5.000 Ata, si è parlato anche a “Linea diretta”, la trasmissione in seconda serata che Rai3 dedica ai fatti più importanti del giorno: Giacomo Russo, uno dei tre precari in sciopero della fame a Palermo, ha ribadito che “dietro a tanti tagli ci sono altrettanti nomi di lavoratori (Giovanni, Salvo, Maria,….) che vengono offesi nella loro dignità di persone e da un punto di vista professionale, spesso dopo anni ed anni di onorato servizio”. Russo ha anche criticato il comportamento della Cisl, che ha avallato l’accordo del salva-precari. Raffaele Bonanni, leader del sindacato citato dal precario, presente in studio, ha spiegato che “la volontà del sindacato era di salvare 200.000 posti, ma ne sono stati concessi solo 20.000. Noi – ha sottolineato Bonanni – ne continueremo comunque a chiedere sempre di più. E comunque per il mese di ottobre (come lo scorso anno a Roma ndr) abbiamo programma una nuova mobilitazione nazionale per un settore martoriato dai tagli e che invece dovrebbe essere centrale per la ripresa del Paese e della sua economia”. Ad ottobre però i giochi saranno fatti. Almeno per i precari.

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , , | 1 Commento »

Tutte le date delle convocazioni per le immissioni in ruolo e le supplenze annuali per la provincia di Padova

Pubblicato da comitatonogelmini su 17 agosto 2010

16 agosto 2010

L’Ufficio Scolastico Provinciale ha reso note tutte le date delle convocazioni per l’immissione in ruolo e per l’assegnazione delle supplenze annuali del personale docente ed ATA della provincia di Padova.

Di seguito i links ai documenti principali.

Per maggiori informazioni consultate il sito dell’USR di Padova.

Immissioni in ruolo

posto comune: contingente e calendario delle operazioni

sostegno: contingente infanzia, primaria, secondaria

Nomine  a tempo determinato (supplenze annuali)

calendario completo con le convocazioni per classi di concorso

calendario e classi di concorso disponibili

Pubblicato in: Documentazione, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Veneto. Nomine in ruolo a.s. 2010/11 Personale docente, educativo e ATA. DM n. 75 del 10.8.2010. Calendario di massima. Indicazioni operative.

Pubblicato da comitatonogelmini su 14 agosto 2010

14 agosto 2010

L’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto ha emanato la nota 9791 datata 13 agosto a firma della dr.ssa Palumbo che individua le indicazioni operative e il calendario di massima relativo sia alle operazioni di immissione in ruolo che a quelle di assegnazione delle supplenze annuali per l’anno scolastico 2010/11.

Tutte le operazioni si dovranno comunque completare entro il 31 agosto 2010.

Scarica il testo della nota

Pubblicato in: Documentazione, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Commento »

Precari, il Tar di Salerno dice sì agli scatti d’anzianità

Pubblicato da comitatonogelmini su 13 agosto 2010

da La Tecnica della Scuola
13 agosto 2010

 

Vanno accreditati a partire dal terzo anno, come avviene per il personale di ruolo: decisiva la non abrogazione dell’art. 53 della legge n. 312/1980. Per Cobas e Comitato precari così lo Stato la finirà di usare i contratti a tempo determinato per abbassare il costo del lavoro del personale scolastico. Ma la questione è complessa.

D’estate sembra un copione fisso: da anni la scena scolastica è tutta loro. Stiamo parlando dei precari, naturalmente. Dopo le immissioni in ruolo con il “contagocce”, che poco cambiano alla fila chilometrica di supplenti in lista di attesa, concesse nei giorni scorsi, stavolta a ravvivare i giorni di Ferragosto è una sentenza, la n. 3651, del Tar di Salerno: il quale sostiene che i precari della scuola hanno diritto ad accedere agli scatti stipendiali del personale di ruolo (gli stessi che il Governo aveva intenzione di bloccare per un triennio…). Quindi già a partire dal terzo anno di anzianità. Il fatto che si tratti di servizio a tempo determinato non cambierebbe il senso della legge. Il Giudice del lavoro, dott. M.L. Viva, ha così respinto la richiesta di opposizione dei legali del Miur contro il ricorso per decreto ingiuntivo D.I. 480/09, presentato a sua volta da un legale dei Cobas, che era stato accolto dal Giudice del Lavoro dello stesso Tribunale di Salerno.
Quel che conta è invece che “l’art. 53 della legge n. 312/1980 - si legge nella sentenza emessa lo scorso 14 luglio ma resa nota in questi giorni – continua a trovare applicazione nel comparto scuola è ancora in vigore e come tale disciplina la fattispecie in esame, proprio perché recepito in toto dalla stessa contrattazione collettiva“. La Legge a cui si riferisce la sentenza è quella che avrebbe dovuto concedere la progressione economica anche al personale a tempo determinato: attraverso l’attuazione di scatti biennali, il fine sarebbe era quello di arrivare alla ricostruzione e alla quasi totale equiparazione ai docenti di ruolo. Negli anni a seguire, però, quella norma trovò applicazione solo per i docenti di religione. Il motivo? Principalmente economico.
Ora però la sentenza Tribunale campano potrebbe cambiare il corso delle cose. Lo sanno bene i Cobas Scuola e il Comitato insegnanti ed Ata precari di Salerno, schierati in difesa di Giuseppe Tuozzo: l’insegnante che con oltre dieci anni di precariato alle spalle potrà ora vedersi riconoscere in busta paga i cosiddetti ‘gradoni’. “Il Giudice - scrivono - riconoscendo gli scatti stipendiali (art.53 legge 312/80, corrispondente al 2,5 per cento sulla posizione stipendiale iniziale, a partire dal terzo anno di servizio prestato, in poi) anche per i docenti precari, che prevedeva lo scatto in parola, ha chiaramente ritenuto che le norma si debba ritenere tuttora in vigore“.
Il Miur, quindi, viene condannato a pagare 4.068,39 euro al docente oltre alle spese per l’onorario dell’avvocato. “E conquistare gli scatti di anzianità per il personale precario – sottolineano i promotori del ricorso al Tar di Salerno – significa, giocoforza, anche conquistare il riconoscimento di tutto il servizio pre-ruolo per il personale immesso in ruolo“. I ricorrenti reputano così di aver smascherato le vere intenzioni delle Amministrazione, a cui conviene “usare i contratti a tempo determinato per abbassare il costo del lavoro del personale scolastico“.
La sentenza potrebbe ora creare un precedente molto ‘pericoloso’ per le casse dello Stato: soprattutto perchè un precario costa allo Stato, in media, circa 8.000 euro in meno di un lavoratore in ruolo e che nei prossimi mesi andranno infatti a sentenza altre decine di ricorsi, patrocinati dagli stessi legali. Considerando che i precari che ogni anno sottoscrivono contratti annuali con gli Uffici scolastici provinciali ed i dirigenti scolastici (per supplenze di lungo periodo) sono almeno centomila (la maggior parte originari del meridione), Cobas e Comitato precari ritengono che nei prossimi mesi “se ne aggiungeranno tantissimi altri“. Praticamente scontato quindi il ricorso, da parte dell’Amministrazione, al Consiglio di Stato.
La sentenza di Salerno non rappresenta comunque una novità assoluta: sia perché già altri Tar, del centro-nord, si sono espressi in queste direzione, sia perché della stessa problematica si sta occupando da tempo addirittura la Corte di Giustizia europea dei diritti dell’uomo.
. Nel 2007 i giudici di Strasburgo dettero ragione ad un lavoratore spagnolo, non della scuola ma statale e già a tempo indeterminato, il cui Stato non aveva mai considerato il lungo periodo di precariato ai fini della carriera lavorativa. La Corte di Strasburgo sovvertì la posizione dei giudici spagnoli considerando validi tutti gli scatti di anzianità, esattamente come si trattasse di personale statale in ruolo. L’anno dopo fu presentato un ricorso collettivo anche dall’Italia, prima da parte di alcune decine di insegnanti, sostenuti dalla Gilda, poi di una settantina di docenti e Ata della provincia di Como: dell’esito di quei ricorsi non si hanno notizie. In compenso in Italia si muove qualcosa.

Pubblicato in: Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 74 follower