La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Padova – Quando il dissenso diventa “illegale”

Pubblicato da comitatonogelmini su 11 maggio 2013

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di Coordinamento Studenti Medi – Padova
11 maggio 2013

Preside e Questura negano un’aula in cui fare l’assemblea “Boycott INVALSI”!

Riceviamo e volentieri diffondiamo il comunicato del coordinamento Studenti Medi di Padova; ci sembra veramente un segno orribile dei tempi che viviamo il fatto che venga negata agli studenti la possibilità di tenere un’assemblea all’interno di una scuola con la motivazione che “gli argomenti trattati vanno contro le direttive del Ministero”.  Ancor più grave che l’invito alla dirigente scolastica sia stato rivolto dalla Questura; il messaggio veicolato da quanto accaduto è molto semplice:  non è possibile esprimere il proprio pensiero, se questo non è in sintonia con quello del “valutatore”.

Invitiamo tutti ad essere presenti lunedì 13 maggio 2013 alle ore 16.00 all’ingresso dell’Istituto “U. Ruzza”: non lasciamo soli i nostri studenti!

COMUNICATO

Mercoledì 8 maggio, ci è stata comunicata dalla Preside dell’Istituto Ruzza la decisione di non permetterci di fare un’assemblea pubblica in merito ai test INVALSI nella “sua” scuola dopo una richiesta della Questura di Padova, anche se pochi giorni fa verbalmente ci aveva dato la sua disponibilità.
Infatti, da quanto da lei dichiarato, la Questura l’avrebbe chiamata “invitandola” a non concederci un’aula magna in cui svolgere l’assemblea, a cui peraltro hanno aderito COBAS Scuola ed il COMITATO GENITORI INSEGNANTI, poiché gli argomenti trattati vanno contro le direttive del Ministero e suggerendole di inventarsi una scusa per giustificare il gesto, come ad esempio dire che nella scuola si sarebbero tenuti i Consigli di Classe e tutte le aule sarebbero state per questo occupate.

Pensiamo che sia profondamente ingiusto ed antidemocratico impedire a noi studenti di informare e creare un dibattito critico nelle scuole su questi test INVALSI, di cui moltissimi alunni interessati e le loro famiglie non sanno nulla.

Troviamo gravissimo che una Preside, nella scuola che dirige ed amministra, debba sottostare ai dettami della Questura, che come abbiamo visto in questi giorni entra nelle scuole e carica gli studenti con un po’ troppa facilità e frequenza.

Denunciamo pubblicamente questa dimostrazione di autoritarismo da parte di chi dovrebbe invece incentivare l’impegno degli studenti nell’ intervenire spontaneamente nel dibattito su un argomento che li coinvolge in prima persona e sottolineiamo che il diritto al dissenso ed al libero pensiero purtroppo stanno diventando sempre più dei privilegi in questo Paese.

Consapevoli che impedire lo svolgimento di un’assemblea studentesca per ordine della Questura va contro ogni principio logico e morale, consapevoli che l’informazione nelle scuole è una delle nostre priorità, L’ASSEMBLEA SI TERRA’ COMUNQUE ALL’ISTITUTO RUZZA LUNEDI’ 13 MAGGIO ALLE ORE 16:00
BE REBEL!
STAY TUNED!

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Sistema Nazionale di Valutazione: l’Invalsi sale in cattedra a distruggere la qualità della Scuola Pubblica

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 marzo 2013

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di Cobas della Scuola e CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
9 marzo 2013
APPROVATO IL Sistema Nazionale di Valutazione: COLPO DI MANO DEL GOVERNO MONTI!

Sembrava impossibile che trovassero il coraggio politico di varare un provvedimento così importante con un governo inesistente. E invece il governo Monti l’8 marzo 2013 ha dato vita al SVN (Sistema Nazionale di Valutazione), un sistema mai discusso all’interno delle scuole e anzi bocciato da moltissimi collegi docenti quando fu proposto sotto forma di sperimentazione; anche il Consiglio di Stato aveva dato un parere fortemente critico, così come aveva fatto il CNPI. E invece la casta è andata avanti incurante dell’opinione della società civile ed ha partorito uno strumento coercitivo che diventerà centrale nella vita delle scuole italiane, piegandole alla logica della scuola azienda. Una logica della Qualità Totale (TQM), come se la scuola fosse una fabbrica Toyota, che viene imposta a docenti, studenti e genitori senza che sia stata posta la domanda centrale: QUALI ELEMENTI RENDONO UNA SCUOLA “MIGLIORE”? Solo dopo aver risposto a questa complessa domanda si può procedere ad individuare gli strumenti atti a misurare quegli elementi (sempre che essi si configurino come misurabili). E invece il regolamento appena approvato niente dice in merito a questa domanda preliminare e fondante, mettendo in mano all’INVALSI l’individuazione dei criteri valoriali che orienteranno l’azione quotidiana delle nostre scuole.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO

1)      “Autovalutazione”: la scuola si “autovaluta” sulla base dei risultati dei quiz INVALSI (ridicoli e del tutto eterodiretti), dei parametri strutturali forniti dal MIUR e, se vuole, in base ad altri indicatori scelti autonomamente (che tanto non conteranno nulla). Poi redige un rapporto su un modello in formato elettronico che arriverà direttamente dall’Invalsi ed elabora un piano di miglioramento. Perché hanno l’ipocrisia di chiamarla “AUTOvalutazione”? È l’Invalsi che valuta e insieme decide cosa valutare; è chiaro che le scuole correranno ad allinearsi ai parametri di qualità indicati, trascurando tutto ciò che non sarà oggetto di valutazione (ad es. la buona e semplice didattica). Ricordiamo che la legge di stabilità ha stabilito che dal prossimo anno i fondi alle scuole saranno quantificati in base ai risultati di qualità.

2)      Valutazione esterna: in base ai risultati forniti dai rapporti, si individueranno le scuole da sottoporre per prime alla “cura” (ma successivamente si estenderà a tutte le scuole): ci saranno visite dei nuclei di valutazione esterni costituiti da ispettori e “esperti” formati e selezionati dall’Invalsi; essi riformuleranno il piano di miglioramento a cui la scuola dovrà attenersi: di fatto viene annullata la libertà d’insegnamento.

3)      Azioni di miglioramento: entra in campo l’INDIRE che  supporta le scuole nella definizione dei piani di miglioramento attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, di progetti di “miglioramento della didattica”, di corsi di formazione in servizio per docenti, ATA e DS; il tutto potendo avvalersi anche di privati.

4)      Valutazione dei DS: anche i presidi, tramite gli USR, saranno sottoposti a valutazione.

E se la cura non funziona? Nessuno dice cosa succederà alla scuole che, nonostante la cura, non riusciranno a raggiungere gli standard previsti, ma la realtà degli USA ci dice che queste scuole vengono chiuse e i docenti licenziati (d’altra parte la legge Brunetta prevede il licenziamento dei dipendenti pubblici a fronte di performance ripetutamente negative). 

Parlano di innalzamento della qualità, mentre la drammatica realtà è che questo sistema di valutazione abbasserà rapidamente e con danni irreparabili la qualità della scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata, come già accaduto nella scuola inglese e statunitense.

Una quantità enorme di risorse sarà ulteriormente dirottata nella burocrazia (già immaginiamo i moduli e i modelli da riempire) e sottratta al lavoro concreto della classe e della didattica, ma ancor più pericoloso sarà  il potere retroattivo dei piani di “miglioramento”: ci verrà chiesto di adeguare le nostre programmazioni e gran parte della nostra attività in base agli indicatori stabiliti dall’Invalsi, pena la “cura” a suon di ispettori e di corsi di “miglioramento”.

Il popolo della scuola deve saper rispondere con determinazione a quest’attacco: hanno messo a punto un ingranaggio che modificherà il nostro lavoro ed entrerà di forza dentro le nostre classi: vogliono imporci cosa insegnare e come insegnare. I docenti italiani devono saper reagire ed essere in prima fila nella difesa della qualità della scuola pubblica:

           solo un pubblico di qualità può bloccare la privatizzazione della scuola!

ABBIAMO UN’ARMA POTENTE CONTRO IL SNV: LO SCIOPERO CONTRO I QUIZ INVALSI

Se blocchiamo i quiz, facciamo fallire il loro principale strumento di misurazione

I Cobas hanno già indetto lo sciopero contro i quiz INVALSI secondo le seguenti

7 MAGGIO           ►   SCUOLA MATERNA + ELEMENTARE

                                                      14 MAGGIO            ►       SCUOLA MEDIA

                                                      16 MAGGIO                   SCUOLA SUPERIORE

Lo scorso anno il tribunale di Roma ha decretato attività antisindacale la sostituzione dei docenti che avevano aderito allo sciopero indetto dai COBAS nei giorni delle prove INVALSI.

La normativa non è cambiata e perciò è importante che scioperino i docenti in orario nelle classi coinvolte e/o i docenti individuati come somministratori. Proponiamo di istituire in ogni scuola una cassa di resistenza in modo da  sostenere economicamente i colleghi il cui sciopero risulterà utile a fermare la somministrazione.

SCIOPERA I GIORNI DEI QUIZ INVALSI e DIFENDI LA SCUOLA BENE COMUNE

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Assemblea del Coordinamento Scuole in Mobilitazione

Pubblicato da comitatonogelmini su 5 marzo 2013

Coordinamento

Lunedì 11 marzo 2013

dalle 16.00 alle 18.00 presso il Liceo “A. Cornaro”

Assemblea del Coordinamento delle Scuole in Mobilitazione di Padova

Per:

  • decidere come continuare il nostro percorso
  • discutere del fondo d’istituto assegnato alle singole scuole
  • parlare di Sistema di Valutazione
  • riallacciare il discorso con la componente studentesca

Partecipa  e passa parola! 

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Sistema nazionale di valutazione, interventi dei politici dopo l’appello

Pubblicato da comitatonogelmini su 20 febbraio 2013

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da La Tecnica della Scuola
20 febbraio 2013

Dopo l’invio, da parte di alcune associazioni, ai capilista e ai responsabili dei partiti che si presentano alle elezioni di un appello per fermare il tentativo del Governo di emanare in questi ultimi giorni di legislatura il Dpr sul Snv, cominciano a pervenire agli estensori del documento le risposte di alcuni rappresentanti di raggruppamenti politici.

 
Il documento, a firma di oltre 15 associazioni, comitati, federazioni e coordinamenti, rivolto ai responsabili dei partiti e ai capilista che si candidano al nuovo Parlamento, chiede diintervenire per impedire che venga emanato a Camere sciolte il Dpr sul sistema di valutazione, che tante critiche ha avuto dal mondo della scuola, dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione, dal Consiglio di Stato e pure dalla Commissione istruzione del Senato, che ne hanno evidenziato le criticità giuridiche e di merito”.
Adesso, gli estensori dell’appello, che chiedono che il tema venga affrontato dal prossimo Parlamento e Governo previa discussione con le scuole, ci segnalano che sono arrivate le risposte di Umberto Guidoni, responsabile scuola nazionale di Sel, dell’on.le Pierluigi Bersani del Pd, di Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile.
 
L’ufficio stampa nazionale di Sel rende noto il seguente comunicato:
Quanto accaduto in Commissione istruzione al Senato è un colpo di mano, lo afferma Umberto Guidoni responsabile nazionale scuola e università di Sinistra Ecologia Libertà.
Un Parlamento sciolto da settimane e un Governo in scadenza non può ipotecare il futuro mettendo mano ad una materia così delicata come il regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione.
Si tratta di una forzatura a dieci giorni dal voto che si può spiegare solo con la preoccupazione di occupare in tempo utile per le elezioni, continua l’esponente di Sel, due enti importantissimi come l’Invalsi e l’Indire, sui quali in maniera precipitosa si sono indetti i bandi per le candidature.
Sinistra Ecologia Libertà, conclude Guidoni, chiede al ministro Profumo di ritirare la bozza di regolamento e di fermare i bandi per Invalsi e Indire per permettere al nuovo Governo, che mi auguro di centrosinistra, di affrontare la questione in maniera meno frettolosa e con il coinvolgimento del mondo della scuola”.
 
Segnalato anche l’intervento di Pierluigi Bersani, candidato premier del Pd:
“Francesca Puglisi ed io concordiamo con Voi sull’inopportunità politica di procedere ad oltre due mesi dallo scioglimento delle Camere e a pochi giorni dal voto, con un provvedimento che non ha i caratteri della straordinarietà e dell’urgenza
Il decreto sulla valutazione emanato dal Governo Monti ha parecchi punti critici che vogliamo siano discussi dalle scuole e dal nuovo Parlamento anche attraverso consultazioni delle VII Commissioni di Camera e Senato.
I senatori del Partito Democratico della VII Commissione hanno disertato la seduta della scorsa settimana proprio per dare al Governo un segnale di dissenso forte e chiaro.
Vi ringraziamo per la Vostra mobilitazione di queste ore. Speriamo di ricevere ascolto.
In ogni caso ci impegniamo a cambiare metodo se saremo chiamati al Governo del Paese, rendendo ogni scelta trasparente e frutto di una antecedente fase di ascolto”.
 
Sull’argomento è intervenuto anche Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile:

Condivido l’appello lanciato da docenti, studenti, associazioni e comitati del mondo della scuola contro il decreto Invalsi. L’iter del decreto va fermato e faremo quello che è nelle nostre possibilità per farlo. Nella scuola occorre una svolta, una vera rivoluzione civile, che metta fine alle politiche sciagurate degli ultimi anni, continuate con pervicacia dal ministro Profumo e dal governo Monti. Occorre innanzitutto impedire danni ulteriori a quelli già compiuti. È incredibile che a una settimana dal voto, a Camere sciolte, si tenti di imporre, con veri e propri colpi di mano, magari sperando nella disattenzione prodotta dalla campagna elettorale, un decreto che rischia di pregiudicare il futuro su un tema decisivo per la scuola come quello dei metodi di valutazione e approfittare per approvare le ennesime nomine spartitorie e partitocratiche“. 
Lo afferma in una nota il candidato leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, che aggiunge: “Le modalità della valutazione sono state e sono oggetto di una grande discussione, di moltissime critiche e perplessità. Il rischio è che, invece di dotarci di sistemi di valutazione del nostro sistema per intervenire sui punti deboli, si voglia usare la valutazione come una clava per continuare a tagliare e per imporre agli insegnanti modalità e contenuti della formazione. In sostanza, si vogliono insegnanti che insegnino a superare i test e non a diventare cittadini liberi e maturi, cancellando libertà di insegnamento, specificità culturali, necessità del superamento delle disuguaglianze
.  

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La Scuola che vorremmo…

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 febbraio 2013

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Coordinamento Scuole in mobilitazione di Padova e provincia
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova

 

presentano

LA SCUOLA CHE VORREMMO… 

 

una giornata di sensibilizzazione a favore della Scuola Pubblica

Venerdì 15 febbraio 2013 dalle ore 15.00 alle 19.30

Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori – Padova

dalle 15.00 alle 17.00

Lezioni aperte delle scuole superiori di Padova

  • dalle 15.00 alle 15.20 Selvatico (esposizione artistica)
  • dalle 15.20 alle 15.40 Cornaro (mineralogia)
  • dalle 15.40 alle 16.00 Calvi (rappresentazione teatrale)
  • dalle 16.00 alle 16.20 Cornaro (filosofia)
  • dalle 16.20 alle 16.40 Nievo (fisica delle onde)
  • dalle 16.40 alle 17.00 Severi (matematica)
  • dalle 15.00 alle 16.40 Scalcerle dentro il sottoportico esibizione computerizzata robot Lego
dalle 17.00 alle 18.00

Taglio dopo taglio siamo arrivati qui…: la situazione finanziaria attuale delle scuole pubbliche della nostra città discussa e commentata con i membri dei Consigli d’Istituto (genitori, studenti, dirigenti scolastici, docenti, A.T.A.)

dalle 18.00 alle 19.30

La scuola da’ i voti alla politica

Il mondo della scuola interroga le forze politiche

Sono stati invitati i candidati di tutti i partiti alle prossime elezioni politiche. Hanno garantito la loro presenza:

  • Maria Teresa Di Riso (SEL)
  • Claudio Piron (PD)
  • Giampiero Dalla Zuanna (Scelta Civica Lista Monti)
  • Daniela Ruffini (Rivoluzione Civile Lista Ingroia)
  • Enrica Pontello (UDC)
  • Giovanni Endrizzi, Tiziana Michelotto (MoVimento 5 Stelle)

studenti, genitori, docenti e non docenti, cittadini…sono invitati a partecipare

Il Coordinamento: IIS Mattei di Conselve, Liceo Duca d’Aosta, IIS Ruzza, ITIS Severi, IIS Scalcerle, ITI Marconi, ITC Calvi, Liceo Cornaro, Liceo Galileo Galilei Selvazzano, Liceo Nievo, Liceo Tito Livio, LAS Selvatico, LAS Modigliani, IIS Valle, X IC Padova, VIII IC Padova, XIII IC Padova, IIS Einstein di Piove di Sacco.

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Non vi voteremo se…

Pubblicato da comitatonogelmini su 2 febbraio 2013

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siamo circa 30.000.000 di persone: metà del Paese
siamo studenti, genitori, insegnanti, collaboratori scolastici
siamo il popoloso mondo dell’Istruzione Pubblica

PER UNA VOLTA TANTO SIAMO DECISI A:

downNON votare chi NON si impegnera’

Solennemente, davanti a noi e al Paese, ad investire nella Scuola, nell’Università e nella Ricerca una quota di Spesa Pubblica pari almeno alla media Europeadown

Solennemente, davanti a noi e al Paese, a restituire alla Scuola Pubblica la dignità, la qualità, e la Liberta che la nostra Costituzione le assegna

Sottoscrivi!

contattaci: info@nonvivoteremose.it

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Democrazia scolastica: l’U.S.R. del Veneto ritiene invariato il compito deliberativo del Collegio docenti rispetto al Piano delle attività

Pubblicato da comitatonogelmini su 20 gennaio 2013

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di Carlo Salmaso
20 gennaio 2013

Il decreto legislativo 294 del 1997, Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, all’art. 7 comma 2 recita:

Il collegio dei docenti:

a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del  circolo o dell’istituto. In particolare cura la programmazione dell’azione educativa anche al fine di adeguare, nell’ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare. Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente;

b)      formula proposte al direttore didattico o al preside per la formazione, la composizione delle classi e l’assegnazione ad esse dei docenti, per la formulazione dell’orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d’istituto.

Inoltre il CCNL firmato nel 2007 per il personale della scuola all’art. 28 comma 4 recita:

Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento. Prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che possono prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze. Di tale piano è data informazione alle OO.SS. di cui all’art. 7.

I due testi coordinati non dovrebbero lasciar dubbi sul come dovrebbe agire un D.S. all’inizio di ogni nuovo anno scolastico: sulla base delle proposte degli organi collegiali, in particolare del Collegio dei Docenti, predispone il piano delle attività e lo fa deliberare dal Collegio stesso; con la stessa procedura modifica il piano nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze.

All’inizio dell’attuale anno scolastico alcuni dirigenti scolastici della provincia di Padova (che per lo più si riconoscono nell’A.N.P., Associazione Nazionale Presidi) decidono che questa normativa non debba essere più ritenuta valida, in quanto, interpretando in senso restrittivo il testo del decreto legislativo 150, il piano delle attività farebbe parte dell’Organizzazione del lavoro solamente a loro deputata.

Questi dirigenti decidono quindi di ignorare il CCNL firmato nel 2007 (e decretato pienamente valido con dichiarazione congiunta Miur – sindacati, lo scorso agosto), considerandolo scomodo e superato in alcuni suoi aspetti dalla legge Brunetta, e, in una ricerca di totale autonomia gestionale per quanto riguarda l’aspetto organizzativo del lavoro del personale scolastico, non riconoscono nemmeno la validità dell’articolo 16 comma 2 del D.P.R. 275 del 1999 (Regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche) che prevede Il dirigente scolastico esercita le funzioni di cui al decreto legislativo 6 marzo 1998, n. 59, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali”.

A poco valgono i tentativi dei Collegi dei Docenti di opporsi a queste decisioni; in diverse istituzioni scolastiche i D.S. non recedono e non fanno approvare i piani delle attività, ma si limitano a comunicarne la stesura da loro approntata.

Il 12 novembre 2012 i Cobas della Scuola decidono di rivolgersi al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Padova, dott. Jacolino, per segnalare l’illegittimità della situazione, richiedendo un suo intervento in proposito.

Jacolino, ritenendo fondate le osservazioni dell’O.S. che sottolineano come il piano delle attività si muova in un’ottica di programmazione dell’azione didattico – educativa e non di organizzazione del personale, interviene con i dirigenti scolastici chiedendo il rispetto della normativa vigente; inoltre garantisce che si attiverà perverificare con la direzione generale un eventuale passaggio istituzionale per l’emanazione di una linea guida in favore di  tutte le istituzioni scolastiche”.

In data 15 gennaio 2013, con nota Prot. MIUR.AOODRVE.UFF.I. n.621/C1, la dott. Miola, Vice Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, interviene sull’argomento chiarendo che:

  • pur ritenendo la materia di particolare delicatezza, si ritiene che, al riguardo, il decreto Brunetta non sia intervenuto nelle attribuzioni del Collegio dei docenti relative al Piano annuale delle attività.
  • Il Piano annuale delle attività si configura come documento che regola gli aspetti organizzativi e didattici dell’istituto scolastico e non semplicemente l’organizzazione razionale delle risorse umane.
  • La ratio del d.lgs 150/09, relativamente ai compiti del Dirigente, deve conciliare con una lettura sistematica della normativa vigente che non attribuisce al Dirigente scolastico il potere di compiere un atto unilaterale nell’elaborazione del Piano annuale delle attività. Il Dirigente scolastico, inoltre, deve operare nel rispetto delle competenze degli organi Collegiali, così come stabilito ex art. 16 del DPR 275/99 nonché “predisporre sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività (omissis) deliberato dal collegio dei docenti” ex art 28 comma 4 CCNL.
  • Si ritiene quindi invariato il compito deliberativo del Collegio docenti rispetto al Piano delle attività secondo quanto indicato dalla predetta normativa e come ribadito dall’art. 7 del d.lgs 297/94 intitolato “Collegio docenti”.

Una (piccola) lezione di democrazia a chi ritiene che la scuola debba essere governata come un’azienda, per di più calpestando le leggi dello stato e la contrattazione nazionale vigente.

Un segnale da inviare anche a chi, con la proposta di legge 953 ex Aprea, avrebbe voluto accrescere il potere dei dirigenti scolastici a scapito degli organi collegiali.

Scarica qui il testo della nota

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La Scuola va a fondo per pagare gli scatti

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 gennaio 2013

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Lettera aperta
del Coordinamento delle Scuole in mobilitazione di Padova
18 gennaio 2013

Ai Dirigenti Scolastici della provincia di Padova

Ai Presidenti dei Consigli d’Istituto della provincia di Padova

Siamo un gruppo di docenti che lavora nelle scuole di Padova e provincia di ogni ordine e grado che da alcuni mesi ha deciso di ritrovarsi per promuove azioni a difesa della scuola pubblica.

Siamo seriamente preoccupati per i nuovi tagli che interesseranno le istituzioni scolastiche: per potere pagare gli arretrati dei lavoratori che sarebbero dovuti scattare dal 2011, si sono dovuti prendere fondi dalle risorse riservate alla contrattazione integrativa di Istituto, con la conseguenza di un ritardo delle contrattazioni stesse in ogni singola scuola.

Le riduzioni al M.O.F., secondo l’ipotesi presentata dal Ministero, e ancora da approvare definitivamente, riguarderanno:

  • le risorse annualmente destinate ai compensi per le ore eccedenti del personale insegnante di educazione fisica nell’avviamento alla pratica sportiva, che saranno ridotte di 23,47 milioni di euro per il 2012, 22 milioni di euro a decorrere dal 2013;
  • le risorse destinate alle funzioni strumentali,che saranno ridotte di 23,47 milioni di euro nel 2012 e di 31,22 milioni di euro a decorrere dal 2013;
  • le risorse annualmente destinate agli incarichi specifici del personale ATA, che saranno ridotte di 10,34 milioni di europei 2012 ed il 13,75 milioni di euro a decorrere dal 2013;
  • le risorse annualmente destinate ai progetti relativi alle aree a rischio, che saranno ridotte di 10,14 milioni di euro per 2012 ed il 13,48 milioni di euro a decorrere dal 2013;
  • le risorse destinate alle competenze accessorie del personale comandato, che saranno ridotte di 0,49 milioni di euro per il 1012 e di 0,64 milioni di euro a decorrere dal 2013;
  • il f ondo per l’istituzione scolastica di cui all’art. 4 del CCNL 23/11/2009, che sarà ridotto di 7 milioni di euro 2011, 138,91 milioni di euro 2012, 275,41 milioni di euro a decorrere dal 2013

Queste riduzioni andranno a pesare ancora una volta sulla qualità del servizio offerto agli studenti.

Pensiamo che ci sia bisogno di una forte azione comune per spingere la pubblica amministrazione a prendere seri provvedimenti per ovviare a questa situazione; essa si va a sommare alle gravi difficoltà in cui sono costrette ad operare da anni le istituzioni scolastiche, a fronte dei drastici tagli ministeriali, che hanno comportato in alcuni casi anche situazioni di credito nei confronti dello Stato.

Per discutere di questo e per concordare come agire Vi invitiamo ad essere presenti ad un incontro che si svolgerà Mercoledì 23 gennaio alle ore 20.30 presso l’Auditorium dell’I.I.S. “P. Scalcerle” in via delle Cave 174 –  Padova.

La riunione è inoltre rivolta ai genitori, agli insegnanti e agli studenti rappresentanti nei Consigli d’Istituto delle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Padova.

Distinti saluti

 

 Coordinamento delle scuole in mobilitazione di Padova

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Bologna: Appello nazionale a sostegno dell’election day

Pubblicato da comitatonogelmini su 7 gennaio 2013

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di Nuovo Comitato Articolo 33 – Bologna
7 gennaio 2013
Il Nuovo Comitato Art.33 rende noto che da due giorni ha promosso e iniziato a raccogliere adesioni  attorno all’appello nazionale  “Election Day: costruire democrazia nelle partecipazione”.
Oggi, nel giorno scelto dal Sindaco di Bologna Virginio Merola per dichiarare sull’indizione del referendum consultivo sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private, personalità del mondo della cultura dell’arte e degli studi si appellano al buon senso e alla ragionevolezza di chi è chiamato a decidere affinché la consultazione referendaria sia accorpata alle elezioni politiche anticipate del 24 e 25 febbraio
Per favorire la partecipazione dei cittadini, per risparmiare risorse, per “costruire democrazia nella partecipazione”.
 

Il Testo dell’appello

Election Day: costruire democrazia nella partecipazione

Gentile Signor Sindaco

Ci rivolgiamo a Lei quale primo cittadino, eletto da una città che dal giorno della sua Liberazione è divenuta esempio nel mondo per la sua capacità di costruire democrazia nella partecipazione, innovazione amministrativa e buon governo.

La città di Dozza, Zanardi e Dossetti, la città che aveva dato asili e scuole d’infanzia ad ogni bambino nato e vissuto fra le sue mura. La città che aveva inventato e diffuso nel paese il tempo pieno. La città di chi aveva capito prima di altri che solo una scuola pubblica di qualità e aperta a tutti può assumersi credibilmente “il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”

Oggi, come in passato, culture di governo straordinariamente miopi usano la scuola pubblica per fare semplicemente “cassa”.
Oggi a Bologna, per la prima volta, trecento bambini che chiedevano di iscriversi alla scuola d’infanzia sono rimasti senza scuola pubblica.
Oggi, paradossalmente, il Comune di Bologna continua ad erogare ogni anno più di un milione di euro a favore delle scuole d’infanzia paritarie private, risorse pubbliche che vanno ad aggiungersi a quelle di fonte statale e regionale.

Il 5 dicembre, 13.000 cittadine e cittadini bolognesi hanno consegnato le loro firme alla Segreteria Generale al fine di convocare un referendum comunale consultivo.
Di fatto un referendum di indirizzo: in quale direzione muoversi e quali priorità per l’Amministrazione della città riguardo al futuro della scuole d’infanzia? La parola ai cittadini, il responso nelle urne referendarie: cosa meglio di questo per decidere se continuare così o tracciare nuove rotte?

Il 24 e 25 febbraio 2013 si terranno elezioni politiche nazionali anticipate. In tutto il mondo si coglie l’opportunità di ascoltare i propri cittadini, su temi specifici, associando referendum locali a elezioni politiche. A Milano come a New York, a Oslo come a Ginevra. Un modo  intelligente e onesto per comprendere, risparmiando risorse e garantendo la massima partecipazione democratica, gli orientamenti di chi è governato.

Ecco, questo chiediamo al Sindaco di Bologna, di esercitare il suo dovere di indizione e di accorpare la consultazione referendaria alle elezioni politiche in modo da favorire la massima partecipazione dei propri cittadini: il responso non potrà che essere d’aiuto nell’indirizzare e orientare le scelte che l’Amministrazione comunale sarà chiamata a prendere nel tempo che verrà.

Niente di più ma, sarebbe bello, anche niente di meno.

Scarica il Testo dell’appello e l’elenco dei primi firmatari

Per sottoscrivere l’appello inviare la propria adesione a: nuovocomitatoarticolo33@gmail.com

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Il Collegio docenti di una scuola di Palermo riconosce valenza formativa all’occupazione

Pubblicato da comitatonogelmini su 31 dicembre 2012

okkupa

di Marco Barone
da xcolpevolex
31 dicembre 2012

La rivoluzione culturale parte dalla Sicilia.
Già, un processo che sarà destinato ad avere un vero effetto domino nei tempi che verranno.
Certo è singolare vedere come la medesima iniziativa, quale quella dell’occupazione studentesca, nata per lo stesso motivo, sia vissuta e percepita in modo diverso. Si passa dalle sanzioni disciplinari di Trieste alla valenza formativa di Palermo.
Sì, perchè è stata riconosciuta valenza formativa, non all’autogestione o cogestione, ma all’occupazione studentesca. Nessun rito od omelia. Ma una rivolta costruttiva, partecipata, condivisa in via consapevole, che fa semplicemente scuola. I diretti interessati hanno segnalato che il mio scritto, Occupazione delle scuole: sì alla validità dell’anno scolastico no al recupero dei docenti, quello ove teorizzavo oltre la legittimità dell’occupazione come la scuola dell’autonomia poteva, nel rispetto delle proprie prerogative, riconoscere valenza formativa all’occupazione, come potevano essere computati i giorni di occupazione all’interno dei 200 giorni per la formale validità dell’anno scolastico, come i giorni di partecipazione potevano non essere considerati assenze, come non emergeva l’obbligo di recupero dei giorni “non” perduti da parte del personale scolastico, è stato importante per la maturazione di questa decisione.
Ma il grosso della battaglia lo ha svolto il collegio docenti, insieme agli studenti, ai genitori, insomma la comunità scolastica. Il mio scritto è stato solo una goccia di riflessione che doveva favorire una inquadratura diversa della problematica in essere.
Cosa è successo nello specifico?
Le ragazze e i ragazzi del Liceo delle Scienze Umane “Danilo Dolci” di Palermo, il 20 Novembre scorso, a seguito di votazione in assemblea straordinaria pomeridiana, occupavano legittimamente la scuola. Una occupazione condivisa e partecipata pienamente anche da parte del personale scolastico. Fino al 1 dicembre la comunità scolastica ha presidiato giorno e notte i locali della scuola, organizzando attività di confronto e studio in gruppi, attività formative in aula magna con i docenti su argomenti specifici dall’omofobia alla violenza sulle donne, dall’integrazione scolastica al progetto di legge Ghizzoni ed Invalsi. Dal 1 dicembre al 7 dicembre l’occupazione mutava in stato di autogestione. Veniva convocato un Consiglio d’Istituto sul punto, ovvero sul recupero dei giorni di occupazione, ma veniva fatto notare che il Consiglio era chiamato a deliberare illegittimamente, in quanto avrebbe dovuto essere il Collegio docenti a pronunciarsi sulla sussistenza o meno valenza didattica e formativa dei giorni di occupazione . Il Consiglio si dichiarava nell’impossibilità di deliberare in assenza di un pronunciamento del Collegio dei Docenti .
Ed il Collegio docenti, convocato proprio sul tema, dopo un confronto durato alcune ore, ha riconosciuto, a larghissima maggioranza, il valore formativo delle giornate di occupazione studentesca e di non computare quei giorni di “assenza” tra quelli che concorrono al raggiungimento del tetto del 25% per l’ammissione allo scrutinio. D’altronde non poteva essere diversamente visto che gli insegnanti, durante i giorni di occupazione, consapevolmente, hanno attivamente contribuito alla realizzazione di un diverso percorso formativo ed educativo, hanno edificato il vero tempio della conoscenza e del sapere critico. La scuola non è della Dirigenza Scolastica, ma della comunità scolastica la quale, in piena autonomia e nel rispetto delle proprie funzioni ha riconosciuto valenza formativa, educativa e consona al conseguimento del diritto allo studio alle giornate partecipate in via consapevole della protesta.
Ma ciò che rappresenta meglio di ogni altra cosa la consistenza di quella occupazione è una lettera di una mamma di una studentessa disabile, inviata al collegio docenti, la cui figlia ha vissuto l’occupazione, affermando in poche righe cosa dovrebbe essere la scuola e cosa è stata la Scuola, con la S maiuscola, in quei giorni di occupazione. Una lettera ove emerge il fatto reale dell’integrazione scolastica, la studentessa si è sentita parte integrante della comunità scolastica, dove ha rimarcato il NOI, e dove viene evidenziato un gran senso di umanità, perchè l’occupazione condivisa, partecipata, consapevole e volta alla realizzazione della vera democrazia è anche ciò, integrazione. Quel processo di integrazione che l’occupazione ha riportato in vita, contrariamente a quanto accade per esempio con il sistema InValsi, che per sua natura “legale” consente la discriminazione proprio verso le persone con handicap o Dsa.
Che altro aggiungere?
Da Palermo giunge a tutti noi, specialmente a quelli che vogliono mutare le scuole in Caserme e Tribunali, una grande lezione, è emersa dal profondo e vivo Sud la scuola dell’integrazione, del confronto, della partecipazione e del conflitto condiviso e consapevole. La rivoluzione culturale ha inizio e non potrà essere fermata, neanche da atti autoritari, poiché la sostanza di cui trattasi travolgerà nel tempo e con il tempo ogni atto non condiviso e partecipato dalla comunità scolastica. Voglio ringraziare la comunità scolastica del Liceo delle Scienze Umane “Danilo Dolci” di Palermo, perché oggi avete regalato un sogno reale di democrazia vera alla nostra triste società ed in particolare Roberto Alessi dei Cobas Scuola di Palermo con cui mi sono confrontato più volte sulle problematiche relative all’occupazione.

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