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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Riforma gelmini’

Parole, fatti e coperture… di fatto

Posted by comitatonogelmini su 1 settembre 2013

17-Pygmies
di Corrado Mauceri
Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
1 settembre 2013

Ieri sera, in occasione dell’incontro svoltosi a Firenze nell’ambito della Festa Democratica, la Ministra Carrozza, dopo le consuete affermazioni sulla priorità della scuola, sulla lotta alla dispersione e tante altre belle (ma anche non belle) affermazioni, ai precari che hanno denunciato la scandalosa situazione di decine di migliaia di docenti e di ATA ogni anno assunti ed ogni anno licenziati, con ingiusta penalizzazione di lavoratori che hanno superato concorsi, corsi di specializzazioni ecc e dequalificazione dell’attività scolastica, ha risposto che la responsabilità  era  dei tagli agli organici operati dalla Gelmini.

Ma la Ministra Carrozza sa o dovrebbe sapere che i tagli operati dalla Gelmini sono stati dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato con sentenza del 30 luglio del 2011 e, quando ieri sera a conclusione dell’incontro, sono intervenuto dalla platea per ricordaglielo e per chiederle per quale ragione non ritira i decreti illegittimi della Gelmini, non ha risposto.

E’ giusto criticare l’operato della Gelmini, ma se si coprono anche gli atti illegittimi della Gelmini non si può essere credibili.

 

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Istruzione, riforme sbagliate

Posted by comitatonogelmini su 16 gennaio 2012

di Franco Buccino
da La Repubblica
16 gennaio 2012

Chi pensava a salti di gioia nel mondo della scuola per le dimissioni di Berlusconi e per la conseguente uscita di scena della Gelmini, è rimasto deluso. Non mancavano i motivi per gioire, ma evidentemente sono prevalse le preoccupazioni, l’attenzione, i dubbi per quello che il governo Monti intende fare nel settore. I guasti delle politiche scolastiche dei governi Berlusconi, prima con Moratti, poi con Gelmini, sempre con Tremonti, sono sotto gli occhi di tutti: con tagli fatti passare per pseudo riforme è stato stravolto l’intero sistema scolastico italiano. La fondazione Agnelli ha individuato di recente nella scuola media l’anello debole del sistema. Eppure negli anni settanta, ottanta, e anche novanta, era il fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica. Perché si elaborarono e diffusero, in questo segmento di scuola, modelli innovativi, prima con le attività integrative di “studio sussidiario e libere attività complementari” e poi con il tempo prolungato: il primo modello con insegnanti diversi tra mattina e pomeriggio, il secondo con gli stessi insegnanti. Entrambi costavano parecchio. La Moratti, quando intraprese, d’accordo con Tremonti, l’opera demolitrice del sistema attraverso l’abbattimento dei costi, prese di mira innanzitutto la scuola media. E, rapidamente, ne ridusse all’osso il tempo scuola e l’organico docenti. Un destino analogo ha colpito poco dopo la scuola elementare. Le novità, per cui era balzata ai primi posti nelle classifiche internazionali, vale a dire una sorta di generalizzazione del tempo pieno attraverso i moduli (tre insegnanti su due classi), le compresenze e gli insegnanti specialisti di lingua straniera, la Gelmini ha provveduto a eliminarle, su indicazione di Tremonti. Purtroppo l’ex Ministro ha fatto in tempo a metter mano anche alla cosiddetta riforma delle superiori. Al posto di mettere a sistema le sperimentazioni che erano proliferate negli anni, le ha semplicemente abolite, con una riduzione generalizzata dell’orario scolastico. E si vedono i primi drammatici effetti: laboratori chiusi, materie scomparse, insegnamenti accorpati. Si aggiunga che, in tutti gli ordini di scuola, nel corso degli anni, è stato aumentato il numero di alunni per classe, in locali spesso non a norma. Non diminuiscono le ore di sostegno, ma solo perché sono imposte da sentenze dei giudici; contro la legge sono invece inseriti ordinariamente più alunni disabili nella stessa classe, numerosa come le altre. In tal modo si sta rendendo problematica l’integrazione degli alunni diversamente abili, una delle poche specificità del nostro sistema per cui siamo ancora considerati a livello internazionale. L’incredibile ristrutturazione, compiuta in gran parte nell’ultimo decennio, è stata realizzata sulla pelle dei precari, in via di estinzione, ma anche del restante personale, al quale sono stati tolti stabilità, autonomia e diritti. Le vere vittime di quest’attentato all’istruzione pubblica sono naturalmente gli studenti, soprattutto quelli più in difficoltà, e le loro famiglie.

Ora, se non si fa un cammino a ritroso per individuare soluzioni alternative a quelle adottate dai precedenti governi, a poco servono le iniziative proposte sulla dispersione scolastica, i progetti sulla matematica e tutti gli altri finanziati con i fondi europei, le idee sul reclutamento dei docenti e l’annunciato concorso. Non voglio dire che non siano importanti e urgenti, o che non siano interessanti nel merito, anche per le personalità che le stanno proponendo. Francesco Profumo e Marco Rossi Doria, persone competenti e colte. Cosa non scontata al ministero della Pubblica Istruzione. La dispersione scolastica è, per esempio, uno dei principali problemi di Napoli e della Campania; una dispersione che avviene troppo presto per troppi ragazzi, e che è annunciata da segnali precisi: ritardo scolastico, risultati insufficienti, demotivazione. Segnali ai quali la scuola assiste impotente, più attenta a classificare gli alunni che ad aiutarli nelle loro difficoltà. La lotta alla dispersione si accompagna, nelle intenzioni del Ministro, all’impegno per la qualità dell’istruzione. Nelle classifiche internazionali siamo messi male, soprattutto per i risultati nelle materie scientifiche: una disaffezione che dura fino all’università, con grave pregiudizio dello sviluppo del paese. Infine, è coraggioso l’approccio pragmatico al concorso. Le interminabili discussioni sul reclutamento, lauree abilitanti e tirocini formativi attivi, stanno facendo invecchiare intere generazioni di precari e di aspiranti docenti. Il solo annuncio del concorso ha riacceso le speranze. Eppure tutte queste belle cose rischiano, nella situazione in cui si trova la scuola pubblica, non solo di fallire ma addirittura di essere controproducenti. La lotta alla dispersione passa, oggi più che mai, attraverso tempo scuola e organici rinforzati. Bisogna recuperare le migliaia d’insegnanti spazzati via dalle scuole, piuttosto che operatori esterni su progetto. Puntare su questi ultimi, a scapito dei primi, sarebbe un grave errore. Potenziare alcuni insegnamenti in un tempo scuola ridotto all’osso, creerebbe solo squilibri senza risolvere il problema di fondo, che rimane quello di un’offerta formativa divenuta sempre più povera e disarticolata. Se il governo vuole ridare all’istruzione pubblica il ruolo strategico che le compete, deve pensare a un impegno economico straordinario e senza precedenti. Certo, dovrà pretendere molto di più dagli insegnanti e dagli altri operatori. Il problema non è di reclutarli daccapo. Al concorso annunciato, ai tfa, ai corsi di abilitazioni e lauree abilitanti, continueranno a partecipare le stesse decine di migliaia di persone che stanno nelle diverse graduatorie e/o che hanno titoli a iosa. Il problema è il recupero di posti stabili che non ci sono. Il problema è la formazione in servizio, l’organizzazione del lavoro da rivedere profondamente, nuove regole, orari e responsabilità: per tutti e non solo per le nuove leve.

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Primaria: si perderanno altri 3mila posti?

Posted by comitatonogelmini su 8 gennaio 2012

di Reginaldo Palermo
da La Tecnica della Scuola
8 gennaio 2012
Il ministro Profumo garantisce che i tagli sono finiti, ma forse è stato male informato dai suoi collaboratori perché nella primaria le classi a 30 ore diminuiranno ancora, per legge.

Fra le dichiarazioni che vengono attribuite al ministro Francesco Profumo ve n’è una che riguarda le previsioni di organico per il prossimo anno.
Il Ministro ha assicurato che per il 2012/2013 non ci saranno più tagli.
Forse, però, il ministro Profumo non è stato ben informato dai suoi collaboratori, almeno per quanto riguarda la scuola primaria i cui nuovi ordinamenti prevedono che le classi vengano istituite a 27 ore.
La regola, in realtà, è stata applicata gradualmente tanto che nel 2011/2012 per le classi IV e V gli organici sono stati conteggiati a 30 ore per classe.
La regola, peraltro, viene confermata anche dalla circolare sulle iscrizioni appena uscita.
L’anno prossimo, quindi, i nuovi ordinamenti riguarderanno tutte le classi dalla prima alla quarta e saranno solo le classi quinte ad avere organici a 30 ore.
Quale sarà il “costo” complessivo dell’operazione ?
Il conto è presto fatto.
Quest’anno le classi V di scuola primaria sono all’incirca 30mila.
Secondo una stima prudenziale possiamo dire che per almeno due terzi di esse l’organico è stato calcolato a trenta ore di funzionamento (il restante terzo ha un organico di tempo pieno e cioè due insegnanti per classe).
Pertanto ci sono almeno 20mila classi per le quali l’organico calcolato a 30 ore dà un totale di 600mila ore-docente che corrispondono esattamente a 22.270 posti (una cattedra è uguale infatti a 22 ore).
Ma per il prossimo anno le 20mila classi prime che inizieranno il loro percorso dovranno funzionare a 27 ore, per un totale di 540mila ore che corrispondono a loro volta a 24.545 cattedre.
In pratica si tratta di 2.700 posti in meno.
Il calcolo, come abbiamo detto, è ampiamente prudenziale perché in realtà le classi con organico a tempo pieno non arrivano a un terzo del totale.
Insomma, diciamo che in pratica le cattedre che si perderanno potrebbero essere non meno di 3.000.
A meno che il ministro Profumo non pensi di recuperare i 3mila posti che si perderebbero per aumentare il numero delle classi a tempo pieno.
Per saperlo bisognerà però attendere almeno la chiusura delle iscrizioni. E per averne la certezza sarà necessario ottenere il via libera del ministero dell’Economia.  

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Il servizio della scuola primaria dopo il primo anno della “cura Gelmini”: un’altra questione di trasparenza

Posted by comitatonogelmini su 27 dicembre 2011

 

di Osvaldo Roman
da ScuolaOggi
27 dicembre 2011
Viene dimostrato come il numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti ormai azzerato

Nell’anno scolastico 2009-2010 sono entrati in vigore i DPR n.89 e n. 81 recanti rispettivamente il Regolamento riguardante la revisione ordinamentale, organizzativa e didattica della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e il Regolamento recante norme per la razionalizzazione della rete scolastica. In particolare già allora si preannunciavano come assai rilevanti per l’incidenza sulla natura e sull’organizzazione del servizio scolastico reso ai cittadini, le modifiche introdotte nel funzionamento della scuola primaria. Di qui il manifestarsi di una particolare attenzione per le modifiche riguardanti il tempo pieno e l’organizzazione didattica delle classi investite dal riordino. Nell’anno citato, per le prime classi, si trattava solo dell’introduzione del cosiddetto “maestro unico” e per le classi successive, dell’inizio dello smantellamento dei TEAM docenti (in genere tre docenti ogni due classi) e dell’eliminazione delle compresenze nel tempo pieno.
Tale nuovo assetto avrebbe dovuto investire progressivamente le classi successive.
Per i docenti la riduzione dell’organico, nel triennio 2009-10; 2010-11: 2011-12, ha riguardato circa 30 mila posti di cui 9.260 solo nell’anno scolastico 2011-2012. Altre riduzioni di organico, tra l’altro non contemplate dalla legge di controriforma (art.64. legge 133/08) si verificheranno negli anni 2012-13 e 2013-14 con il suo passaggio alle quarte e quinte classi.
Con l’a.s. 2011-2012 siamo giunti al terzo anno di questa controriforma ed è semplicemente incredibile che non venga ancora reso noto cosa essa abbia realmente prodotto nell’assetto complessivo di questo fondamentale settore della scuola italiana.
Per due anni ha cessato di uscire la pubblicazione del MIUR “La scuola in cifre” il cui ultimo numero del 2008, riferiva che nell’anno scolastico 2007/08 su un totale di 2.575.310 studenti 669.101 (26,0%) frequentavano classi di 40 ore settimanali a tempo pieno (due insegnanti con 4 ore di compresenza e 4 a disposizione per la programmazione); 430.770 (16,7%) frequentavano classi con un orario settimanale variante dalle 31 alle 39 ore con mensa (i cosiddetti TEAM); 53.311 (2,1%) frequentavano classi da 31 a 39 ore senza mensa; 1.303.473 (50,6%) frequentavano classi con un orario variante tra le 28 e le 30 ore settimanali e 118.665(4,6%) frequentavano classi con 27 ore settimanali.
Fino ad oggi nulla é dato ufficialmente conoscere del reale destino dei circa 492.815 alunni che frequentavano, nell’anno 2008-09 classi da 31 a 39 ore al 90,5% con mensa.
I dati relativi a questo anno scolastico, riportati nel Dossier, non sono mai stata pubblicati ufficialmente dal MIUR e sono noti solo perché la relativa tabella risulta allegata negli atti parlamentari alla risposta ad un’ interrogazione discussa in VII Commissione martedì 24 novembre 2009.
Da essi risultava che nell’anno scolastico 2008-09, quello che precede la riforma, gli studenti che frequentavano classi, non a tempo pieno, ma con un orario settimanale da 31 a 39 ore con mensa erano stati 446.049, pari al 17,4% del totale degli alunni frequentanti la scuola primaria. Quelli frequentanti lo stesso orario ma senza mensa erano stati 46.566 pari all’ 1,8%. In quell’occasione il MIUR dichiarò di non poter ancora disporre dei dati della rilevazione integrativa riguardante l’anno scolastico 2009-10.
Proprio nelle scorse settimane, forse non casualmente in coincidenza con l’insediamento del nuovo ministro, è stata finalmente resa nota l’ultima edizione di La Scuola in Cifre. Essa si riferisce agli anni 2009 e 2010, ma tratta prevalentemente i dati dell’anno scolastico 2009-2010.
Questa pubblicazione, che è stata posta alla base della nostra ricerca, ha un difetto di fondo: rifugge in genere dai confronti con gli anni precedenti.
Per quanto riguarda il problema che stiamo esaminando essa riporta, i dati dell’anno scolastico 2009-2010 ignorando che quelli dell’anno 2008-2009 non hanno mai trovato posto in una pubblicazione ufficiale del MIUR.
Per operare un confronto con i dati dei due anni scolastici precedenti si è dovuto tenere conto, operando gli opportuni adeguamenti, che quelli riportati nella citata pubblicazione del SISTAN-MIUR del 2009-10 riguardano un numero di classi che si riferiscono al totale della scuola primaria e quindi comprendono anche quelli delle scuole paritarie e delle scuole delle Regioni autonome della Val D’Aosta e del T. Alto Adige (definite scuole a carattere statale). I dati riguardanti l’orario di frequenza invece comprendono solo la scuola statale e quella a carattere statale.
Pertanto il numero di studenti delle scuole statali a cui riferire correttamente il confronto nelle percentuali che vengono ricavate é in totale di 2.560mila. Quelli iscritti al primo anno sono 510mila e quelli frequentanti le classi dalla seconda alla quinta sono 2.050mila.
Un primo dato molto significativo che emerge da tale analisi riguarda il fatto che nelle classi dalla seconda alla quinta, non ancora pienamente investite dalla controriforma la percentuale degli alunni che hanno frequentato classi a tempo lungo, fino a 39 ore, è precipitata dal 19,2% dell’a.s. 2008-09 all’8,4% dell’anno successivo. Il passaggio a livello nazionale è da 492.674 a 214.935 unità.
Gli alunni frequentanti il tempo pieno a 40 ore settimanali senza compresenze sono stati nelle prime classi il 34,8% (177.480) nelle classi dalla seconda alla quinta il 27,9% (571.950) per un totale di 749.430 alunni pari al 29,2% sul totale (nel 2008-09 questi erano stati 685.908 pari al 26,7%).Rispetto all’a.s. 2007-08 tale percentuale risulta invariata.

Il tempo pieno a 40 ore senza compresenze è aumentato sul piano nazionale quindi di 65.682 unità mentre 286.224 alunni non hanno più l’orario lungo in gran parte con mensa.

Se si considerano le percentuali di andamento dei servizi di tempo pieno (TP) e di tempo lungo (TL) per aree geografiche risulta che nel NORD il TP passa dal 36,9 al 40,8 e il TL dal 24,3 all’11,5. Nel CENTRO il TP passa dal 36,6 al 39,8 e il TL dal 23,5 al 9,6. Nel Mezzogiorno (sud e isole) il TP passa dal 7,7 al 10,9 e il TL dal 13,6 al 4,9.

Si verifica cioè che, quello che rappresentava un servizio molto richiesto e qualificato della scuola primaria, già dopo il primo anno della riforma, subisce un calo vistosissimo che si ridistribuisce con un aumento di circa il 3% di un tempo pieno ridotto a 40 ore senza compresenze e talvolta messo insieme con una pluralità di docenti e con un incremento dell’orario ridotto settimanale di 30 o di 27 ore. Non ha un particolare rilievo, se non a dimostrarne l’ assoluta inconsistenza culturale e di servizio per le famiglie, il fatto che, in tutta Italia, siano stati 3.591 gli alunni pari allo 0,2% che si sono avvalsi del cosiddetto maestro unico a 24 ore di lezione settimanali.
Le statistiche ministeriali non recano traccia delle notizie sul servizio di mensa pur presenti nella scheda di rilevamento statistico di quell’anno. Le riduzioni operate, a partire dal 2010, nei trasferimenti comunali in nome del federalismo fiscale lasciano presagire quale sarà stato l’andamento di tale fenomeno nei due anni successivi.
Quello indicato è il primo significativo bilancio, in termini di servizio della scuola primaria, che scaturisce della tragica controriforma.
Altri dati anche più significativi si possono ricavare dalle tabelle riportate nel Dossier, specie con riferimento alla aree del Sud del paese e all’incremento del numero degli alunni frequentanti con orari brevi di 24, 27 e 30 ore.
Poiché il tempo pieno si è ormai stabilizzato con l’assorbimento di una quota degli orari lunghi è importante conoscere la situazione che al riguardo si è determinata nell’anno scolastico 2010-2011 e quella in atto nell’anno scolastico in corso.
Si tratta di dati che un ministro che rispetti, come preannunciato, il principio della trasparenza, potrebbe far uscire in 24 ore dalle stanze degli uffici ministeriali che attualmente li custodiscono.
Non è difficile prevedere come quel numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti azzerato e rappresenti ormai la caratteristica più rilevante del grave impoverimento della capacità educativa e della riduzione del ruolo di decondizionamento sociale che la scuola primaria ha sempre saputo interpretare nel nostro paese.
Tutto ciò rappresenta solo un ricordo di un felice passato da tenere presente per ripartire e gradualmente ricostruire.

Scarica il dossier con tutti i dati

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Ministro Profumo, dove giocano i bambini?

Posted by comitatonogelmini su 15 dicembre 2011

di Mila Spicola
da L’Unità
15 dicembre 2011

Ministro Profumo, dove giocano i bambini italiani? Giocano in strade senza legge? Sotto quali tetti e dentro quali scuole studiano? C’è qualcuno in Italia che se lo chiede per davvero? Chiedetevelo. Credano alle favole i nostri figli, non noi che cresciuti lo siamo da un po’.  “O mutos deloi oti”, studiavamo da ragazzi, la favola insegna che la crisi la superiamo se torniamo seri e dignitosi. Tutti.

Dall’agosto del 2008 a poco tempo fa, chi l’ha preceduto a viale Trastevere ne ha raccontate parecchie di favole e quasi tutti le hanno credute. Ma non erano favole portatrici di insegnamenti, erano falsità. Noi, Cassandre inascoltate, lo abbiamo ripetuto da subito, ogni santo giorno di questi assai meno santi anni, che c’era un problema: inascoltate dai più (“che brava che è, ha tagliato gli sprechi”, persino Monti lo disse, ahimè) , beffeggiate, insultate, ignorate. Ricordo a Roma di un enorme corteo di insegnanti dissidenti dirottato sotto il livello della strada, lungo il Tevere, per non farlo vedere. Ma le bugie hanno le gambe cortissime e la faccia brutta nonostante l’abbiano mascherata di “bellezza femminile”, strumentalizzando anche quella nel fin delle menzogne. Adesso il velo si squarcia.

Lei ha semplicemente reintrodotto il criterio della trasparenza permettendo di portare sotto gli occhi degli italiani tutti gli errori della gestione dell’ex ministro dell’Istruzione, MariaStella Gelmini. E finalmente la verità si svela: vengono evidenziati i problemi nelle scuole degli ultimi tre anni e i dati sono sconfortanti.
Dal 2008 c’è stato un crescendo di proteste da parte di insegnanti e genitori sulle misure adottate dal governo Berlusconi “contro” la scuola e sui disagi che esse comportavano: classi stracolme di alunni e disabili penalizzati. Nonostante le nostre denunce, che non erano di “pochi professori ideologizzati e di sinistra”, il ministero si è preoccupato di nascondere meticolosamente ogni numero, di non presentare più nessuna sintesi di dati sulla scuola e di non pubblicare più tabelle e grafici che potessero svelare il terribile impatto della riforma Gelmini sulla scuola italiana. Le poche informazioni ottenibili erano date dall’ufficio stampa: edulcorate e parziali. Ma noi li abbiamo vissuti e li viviamo nelle classi i problemi che oggi  vengono raccolti in tabelle e grafici  grazie a quella trasparenza ridiventata tale. Dati consultabili e verificabili:  possiamo aggiungere i numeri alle proteste e dire che è tutto vero. Le raccontano, egregio ministro, dove vivono i ragazzi la maggior parte delle loro giornate: in luoghi in buona parte illegali. Lo dice la legge non un giudizio.

Una norma del 1992 stabilisce che, per assicurare un’adeguata sicurezza in caso di incendio, il numero massimo di persone in un’aula scolastica deve essere di 26 (25 alunni e un insegnante). Nell’anno scolastico 2008/2009 le classi con più di 25 alunni erano l’11% e tre anni dopo, oggi, anno scolastico 2011/2012, sono cresciute al 17,3%: quasi sei punti in più (ci sono classi persino di 42 ragazzi). Poco conta il ripeterci come un mantra che ci sono tante classi con numeri nettamente inferiori. Se il pericolo arriva quel 17,3 % non si salva. Senza il pollo l’affamato muore e il pollo e mezzo delle statistiche non nutre lui.

Nelle classi con un portatore di handicap il numero totale degli alunni deve essere pari a 20. Nel 2008/2009 le classi con un disabile e più di 20 alunni erano il 10,8%, mentre oggi, 2011/2012 il tasso è cresciuto al 13,4% con un record nella scuola media che vede un tasso del 23%. Ci sono classi di 28 alunni con due disabili e, in alcune ore, questi disabili non hanno insegnanti di sostegno. Possiamo pretendere la vostra indignazione? E riconsiderare gli elogi alla razionalizzazione che tale non è se va a scapito della sicurezza e dell’equità? Per non parlar della crescita.

Quel 17,3% e quel 23% sono il segno più evidente del mancato rispetto della legge, non la denuncia noiosa di qualche insegnante in vena di rivoluzione. Meritano lacrime quanto e più dei sacrifici dei nonni. E’ illegalità bella e buona in luoghi che non se la possono permettere una deroga dal giusto. Nessuna bravura in tali tagli. Nessun elogio. Ma se così deve essere (e noi continuiamo a pensare che così non deve essere): o cambiamo le leggi o le rispettiamo.

Adesso che i barbari, i nani, le ballerine e, aggiungiamo, gli ignoranti e quelli in malafede,  non ci sono più, ministro Profumo, possiamo pretendere, non dico la luna, ma almeno il rispetto delle leggi? Qualcosa cambierà? Giusto per dar l’esempio ai ragazzi e non farli ridere quando, da dietro una cattedra, o da dietro uno scranno, gli raccontiamo la Costituzione Italiana. Noi siamo seri e dignitosi a scuola. Il pericolo e il ridicolo delle norme assurde lasciamolo a un tempo passato e lungi dai banchi. Giusto per prepararli, sani nel corpo e nella mente, al futuro che li aspetta.

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La noia delle virgole

Posted by comitatonogelmini su 17 ottobre 2011

di Francesco Di Lorenzo
da Fuoriregistro
17 ottobre 2011

La noia, per non dire la nausea, che sopraggiunge alle ‘uscite’ del ministro Gelmini nemmeno ci spaventa più. Siamo vaccinati. Purtroppo, però, non siamo incalliti. Infatti, si prova un senso di smarrimento tanto che qualcuno si è chiesto ‘se sta sognando‘, quando il ministro ha annunciato che sono finiti i tagli alla scuola. E questo perché Tremonti: credo abbia compreso la centralità della scuola e pure sulla ricerca l’ho visto un poco più disponibile (parole sue). Invece, tutti noi si pensava che nella scuola italiana non ci fossero stati tagli, ma solo ridotti gli sprechi.

Evidentemente ci sbagliavamo. In pratica eravamo seduti a guardare tutto un altro film, quando nel finale è arrivata la comunicazione che l’accetta era stata deposta. Ma solo perché è impossibile tagliare ancora. A meno che non si voglia fare scuola in piedi, nelle palestre e negli atri, tutti insieme, in gruppi di cento o duecento. Così si risparmierebbe ancora su bidelli e banchi. Però, quello che più ci conforta, è la convinzione del ministro che il suo collega Tremonti ha finalmente compreso l’importanza della ricerca. È un gran passo avanti.

Un altro passo, ma di lato, per la verità lo ha fatto anche lei nel dire che adesso è ‘pronta ad ascoltare i ragazzi’. Spero che nessuno ci caschi. È il quarto autunno consecutivo che giovani e precari protestano, e in tutto questo tempo la ministra non li ha mai neanche sfiorati di striscio. Li ha sempre ignorati e insultati. Molto spesso li ha derisi, etichettandoli in vari modi, e mostrando verso loro un’indifferenza proverbiale.
Non credo che ci sia ‘un solo sano di mente‘ che abbia voglia, ora, di farsi ascoltare. Tra l’altro, non avrebbe niente da sentire. Qualcuno ha scritto che il ministro, con questo suo nuovo modo di fare e di proporsi, ha cambiato strategia. Sarà! A parecchi sembra la ‘solita‘ linea dell’ipocrisia e dell’improvvisazione che continua ad andare a pieno regime.

L’ultima notizia è abbastanza rilevante. E sconcertante.
Nella ripartizione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, la Commissione Cultura del Senato ha espresso il parere favorevole sul provvedimento che riduce lo stanziamento del 30% rispetto allo scorso anno. Il voto è stato unanime. L’opposizione, quindi, ha votato allo stesso modo della maggioranza. Ciò è avvenuto nel pomeriggio del 12 ottobre, mentre un mese prima, la stessa opposizione alla Camera aveva bocciato il testo, criticandone anche le virgole. Nell’attesa di una spiegazione da dare a tutti i cittadini che si oppongono ai tagli e al governo, e nel rispetto dei ragazzi che sono in piazza a protestare, siamo portati a pensare che fosse solo – e tutta – una questione di virgole. Cambiatene alcune, il provvedimento è passato. La sostanza è rimasta.

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Il ministero mantiene segreti i dati su promossi e bocciati

Posted by comitatonogelmini su 3 ottobre 2011

di Lorenzo Salvia
da Il Corriere della Sera
e TuttoScuola
3 ottobre 2011
L’iniziativa per il timore di un attacco alla Gelmini. L’idea dell’ex portavoce: la severità può sembrare in calo.

Il nuovo anno scolastico è cominciato da venti giorni ma non sappiamo ancora come è andato quello passato. Non conosciamo, cioè, quanti sono stati i promossi e i bocciati, dalle elementari fino all’esame di maturità. Di solito quelle tabelle vengono rese pubbliche durante l’estate, intorno alla metà di agosto, in ogni caso prima che la campanella torni a suonare con il rientro di settembre. Una consuetudine, una regola di trasparenza, un obbligo di legge. Come mai quest’anno non sappiamo nulla?

Le tabelle sono pronte da settimane ma sono rimaste chiuse nei cassetti del ministero dell’Istruzione. Sulla decisione ha pesato moltissimo il no di Massimo Zennaro, l’ex portavoce di Mariastella Gelmini che si è dimesso dopo l’incredibile comunicato sul tunnel svizzero-abruzzese ma che al ministero è rimasto sulla poltrona di direttore e adesso fa pure il consulente di Barbara Berlusconi. Una scelta, quella di non rendere pubblici i dati, che ha creato imbarazzo fra gli stessi dirigenti del ministero, costretti ad accampare scuse ed allargare le braccia davanti alle ripetute richieste dei giornalisti. E che aveva fatto venire qualche dubbio alla stessa Gelmini che alla fine ha però accettato la scelta del suo portavoce. Dopo l’addio di Zennaro, è probabile che le tabelle vengano presto pubblicate. Ma perché sono rimaste per quasi due mesi nel cassetto, neanche fossero piani militari top secret?

Il punto è che l’anno scorso c’è stato un calo nella percentuale delle bocciature. Una flessione minima, dello zero virgola. Ma sufficiente per non poter parlare di «conferma della linea del rigore», uno dei cavalli di battaglia del ministro Gelmini e soprattutto uno dei chiodi fissi nella strategia di comunicazione del suo ex portavoce. È stata proprio la paura che i dati venissero usati per attaccare il ministro a spingere Zennaro a chiudere quei fogli in un cassetto. Legittimo che un portavoce protegga il suo ministro dalle polemiche, in fondo è il suo mestiere. Ma per far questo è arrivato ad oscurare dati che vanno resi pubblici. Anche perché il «valore politico» dei quadri di fine anno è tutto da dimostrare. A decidere chi bocciare e chi promuovere non è il ministro e tanto meno il suo portavoce, ma quegli 800 mila insegnanti che ogni giorno entrano in classe, fanno lezione, interrogano, mettono i voti. E magari non pensano alla linea del rigore ma vogliono solo capire se un ragazzo è preparato oppure no.

Anche di questo il ministro e il suo ex portavoce hanno discusso nel loro ultimo incontro, mercoledì sera, quando hanno firmato la separazione consensuale. Adesso Zennaro lavora pure per Barbara Berlusconi, la figlia del presidente del consiglio, una consulenza per curare la sua immagine nel campo della cultura. Lo farà a titolo gratuito, almeno fino a quando resterà responsabile della direzione per lo studente al ministero, contratto in scadenza poco prima della fine della legislatura. Ieri, dopo l’addio per la gaffe sul tunnel, diversi parlamentari avevano chiesto le sue dimissioni anche dall’incarico di direttore. Adesso che è venuta fuori la storia del lavoro per la figlia del premier, anche al ministero molti si chiedono se sia opportuno che resti ancora lì.

Dati sui bocciati. L’ex-portavoce precisa e il Corriere replica

Il Corriere della sera ha scritto ieri che i dati dei bocciati e dei promossi, la cui pubblicazione sarebbe obbligatoria per legge, non sono stati resi noti sul sito del ministero per decisione del Direttore Generale della Comunicazione presso il Miur, Massimo Zennaro (già portavoce del ministro), per il timore che il lieve decremento di bocciati registrato quest’anno potesse compromettere la linea di rigore voluta dalla Gelmini.

Il Direttore Zennaro ha inviato al quotidiano di Via Solferino questa nota di precisazione:In merito all’articolo “Il ministero mantiene segreti i dati sui promossi e bocciati” (Corriere di ieri), preciso che “Non esiste alcun obbligo di legge a cui è tenuto il ministero dell’istruzione in merito alla pubblicazione dei dati sulla valutazione degli alunni. Il Miur è semplicemente tenuto a comunicarli all’Istat; non si sono quindi verificate violazioni di legge”.

Si tratta, come si vede, di una precisazione relativa ai presunti obblighi di legge circa la pubblicazione di dati che non interviene, però, sulle ragioni della mancata pubblicazione.

Questa la replica del giornalista Lorenzo Salvia del Corriere: Il dottor Zennaro conferma i contenuti dell’articolo: i dati sono stati oscurati, cosa mai avvenuta in passato. E, fino al momento della scrittura del pezzo, non risultavano trasmessi nemmeno all’Istat.”   

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Ecco le bozze delle linee guida per i trienni degli Istituti Tecnici e dei Professionali…

Posted by comitatonogelmini su 28 settembre 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
28 settembre 2011

Abbiamo ricevuto le bozze delle linee guida per i trienni degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali che il MIUR ha inviato al CNPI (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione) affinchè esso esprima il previsto parere (obbligatorio) sulla loro efficacia.

Le linee guida dovrebbero in qualche modo completare il percorso da seguire nelle classi terze, quarte e quinte in base ai regolamenti già emanati (qui quello dei Tecnici e qui quello dei Professionali) e alle linee guida già fornite per i bienni (qui quelle dei Tecnici e qui quelle dei Professionali).

Chiediamo a tutti di dare un’occhiata e di coinvolgere i colleghi per fare osservazioni che potrebbero essere utili per il parere che è stato richiesto al CNPI.

Inviate commenti, critiche e suggerimenti al seguente indirizzo:

comitato.nogelmini@gmail.com

specificando nell’oggetto Linee Guida Trienni; gireremo tutto ai membri del CNPI.

Di particolare interesse il legame con le linee guida dei bienni sulle quali (come noto…) non fu chiesto alcun parere…

La prima osservazione fatta dal CNPI è stata l’assenza di un piano di formazione.

Scarica le Linee Guida del Triennio degli Istituti Tecnici

Scarica le Schede Disciplinari delle Linee guida degli Istituti Tecnici

Scarica le Linee Guida del Triennio degli Istituti Professionali

Scarica le Schede Disciplinari delle Linee guida degli Istituti Professionali 

Prestate particolare attenzione alle Schede Disciplinari che dettagliano il percorso di ciascuna disciplina coinvolta in ognuno degli indirizzi in cui sono suddivisi gli Istituti Tecnici e i Professionali.

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Genitori, aprite gli occhi

Posted by comitatonogelmini su 22 settembre 2011

di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
22 settembre 2011

Il nuovo anno scolastico ripropone, aggravati, tutti i problemi degli anni precedenti, dopo che sulla scuola pubblica si è scagliata la scure della Gelmini. In dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il sistema culturale che ha nei media il centro di irradiazione ha rimodellato definitivamente l’economia degli affetti e del desiderio di un paio di generazioni. La cultura e l’intelligenza non interessano alla classe dirigente italiana, che al limite se ne riempie la bocca per promuovere le immagini delle aziende, o in chiave paternalistica per accreditare localismi e al massimo pubblicizzare il turismo. I genitori di alunni e studenti devono capire che non esistono più, per i loro figli, diritti acquisiti. Occorre difenderli. Di più: riconquistarseli, questi diritti, perché tanti sono stati già tolti. Insomma, oltre all’impegno che i genitori richiedono ai propri figli nello studio, in questi anni la scuola chiede più impegno anche a loro.
In questi tre anni c’è stata una narrazione bugiarda da parte del governo di quanto è successo a scuola. Affermare che con tagli a fondi e docenti, tagli epocali, la qualità della scuola potesse migliorare, non era solo una cosa impossibile ma un falso. L’ideologia del ritorno al passato come modello per il futuro della scuola ha avuto buon gioco sui genitori degli alunni di oggi perché faceva leva sul loro ricordo dell’infanzia, che però è molto diversa dall’infanzia di oggi. È un modello vecchio, anacronistico, classista, poco solidale verso chi ha più difficoltà di apprendimento. Il fatto è che il minore è visto – e lo dice anche la parola “minore” rispetto a un presunto “maggiore” – come un soggetto non ancora politico, come un progetto di adulto, un prototipo. E non come una persona in fase di crescita. Una persona a tutti gli effetti. Questo comporta tutta una serie di miserie. Occorre tornare a spiegare bene agli studenti, ma anche ai loro genitori, che tra apprendere e informare e/o convincere a fare qualcosa, per esempio comprare un prodotto o pensarla in un certo modo, c’è una grande differenza. Colpisce sempre pensare alla grande quantità di soldi che il mercato spende per convincere e alle somme sempre più esigue e esangui destinate a educare e istruire. Non credo sia un caso.
Il nostro sistema formativo è vecchio: prevede che basti conoscere e magari amare una materia, per saperla insegnare, come dicono Mastrocola e Gelmini. In realtà occorre sempre partire dalla didattica e dalla pedagogia. Se non si parte da lì, non si sta parlando di educazione, di scuola, ma di altre cose. Spesso noi docenti, in questi anni, ci siamo trovati ad insegnare valori e contenuti esattamente opposti a quelli dei politici: pensiamo alla questione immigrazione. Il fatto è che i valori costituzionali sono stati messi in discussione da questo governo in più casi. Molti docenti si sono trovati spiazzati. Non sanno più a chi dar retta: al governo o alla Costituzione? La scuola pubblica è il cuore di qualsiasi democrazia. E al ministero dell’Istruzione abbiamo “saggi” come Vittadini, gran capo di Comunione e Liberazione e fondatore della Compagnia delle Opere: gente che è contro la scuola pubblica e a favore delle private. Gelmini ha gridato mille volte «viva il merito», «premiamo il merito», ma ha fatto esattamente l’opposto con la sua controriforma: ha tolto alle scuole pubbliche italiane che i dati Ocse-Pisa del 2007 reputavano migliori delle private; e la scuola primaria italiana dal 2008 a oggi è scesa dal primo al tredicesimo posto in Europa. Di che merito parla? I genitori di alunni e studenti aprano gli occhi e, se per loro sono veramente la cosa che hanno più cara al mondo, difendano i loro figli da chi gli nega anche solo di sognare un futuro.

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Un’occhiata all’ EDUCAZIONE 2010 e 2011( il 2008 non è il 2011!)

Posted by comitatonogelmini su 15 settembre 2011

di Osvaldo Roman
da ScuolOggi
15 settembre 2011

A proposito dei dati pubblicati il 13 settembre dall’Ocse nel Rapporto Education at a Glance 2011 al MIUR chi scrive i comunicati ormai non ci capisce più niente. Infatti per stare dietro alle assurdità che la Gelmini deposita qua e là, in un comunicato presente nel sito, scrivono:

Dati Ocse smentiscono classi-pollaio dal 2000 spesa per studente aumentata del 6%
I dati del rapporto Ocse sull’istruzione in Italia confermano la necessità di proseguire nella direzione delle politiche adottate dal governo e ne indicano alcuni risultati positivi.
Viene dimostrata l’assoluta infondatezza delle polemiche sul presunto sovraffollamento delle classi.
I dati Ocse dimostrano infatti che gli studenti italiani vivono in classi relativamente poco numerose, con un insegnante ogni 10,7 alunni nella scuola primaria (media Ocse 16) e uno ogni 11 alunni nelle secondarie (media Ocse 13,5).Inoltre, la riorganizzazione dei curricoli e la razionalizzazione delle ore di insegnamento attuate dalla Riforma vanno nella giusta direzione, poichè gli studenti italiani trascorrono a scuola un numero di ore superiore alla media Ocse. Infatti gli studenti dell’area Ocse tra i 7 e i 14 anni hanno una media di tempi d’istruzione di 6.732 ore, mentre la media italiana è di 8.316 ore. A questo dato, si collega il tema dello stipendio inferiore alla media dei docenti italiani. Gli insegnanti italiani infatti sono numerosi, per fare fronte all’elevato numero di ore di insegnamento; questa è una delle cause della loro retribuzione non alta.
I dati Ocse dimostrano inoltre che, tra il 2000 e il 2008, la spesa delle scuole per ogni studente è aumentata del 6%, mentre è aumentata dell’8% per ogni studente universitario.
 
E’ molto significativo che, dopo il taglio di 133.000 posti in tre anni, la Gelmini, commentando inconsapevolmente i dati del 2008, continui a dire, come un disco rotto, che gli insegnanti sono troppi e che per questo motivo essi vengono mal retribuiti.
Ora invece i tagli ci sono stati e il trenta per cento dei cosiddetti risparmi è stato e sarà utilizzato per garantire la retribuzione degli scatti nei tre anni tagliati 2010-2011-2012.
Per fare ciò a regime i 960 milioni del merito dal 2012 non saranno più disponibili per altre operazioni. Ma è possibile che al Miur non ci sia nessuno che spieghi a questo disgraziato ministro questa elementare questione di bilancio!
Tali servizi non saranno valutati giuridicamente per raggiungere i successivi scaloni.
Un milione di dipendenti della scuola ogni volta che dovrà passare di scalone dovrà attendere tre anni di più. Lo conferma una recente Circolare del MEF. Anche i precari neo nominati in ruolo dovranno sostare nel primo scalone non solo 9 anni ma altri 5 (3+2) derivanti dalla cancellazione delle anzianità prodotta dall’art. 9, comma 23,della legge 122/2010 e dalla legge 111/11 che ha convertito il decreto legge 98/11 e prorogato al 2014 tale taglio dei servizi. Infatti l’articolo 16, comma 1 lettera b) di tale legge stabilisce “la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni che limitano la crescita dei trattamenti economici anche accessori del personale delle Pubbliche Amministrazioni previste dalle disposizioni medesime”.
Lo scrivono  nello stesso comunicato ma non si sono accorti che i dati della spesa per l’istruzione e l’intero Rapporto 2011 si riferiscono all’anno 2008!
La spesa per l’istruzione del 2008, superiore a quella del 2007, è da attribuirsi alla finanziaria presentata dal governo Prodi. Chi scrive i comunicati, se non la Gelmini, dovrebbe saperlo!
Se il Rapporto 2011 si riferisce all’anno 2008 non si capisce come possa indicare i risultati positivi della politica della Gelmini realizzati con la legge 133/2008 che ha avuto il primo anno di attuazione nel 2009-2010!
Non si capisce perché la Gelmini debba compiacersene. Gli effetti della sua politica dei tagli hanno portato nel 2010 la spesa rispetto al PIL al 4,2%.
Infatti oggi i dati dell’Italia sono molto più bassi di allora: nel 2010 si trattava del 4.2% del PIL!
Infatti con riferimento alla spesa pubblica valutata rispetto all’andamento del PIL nel Programma di stabilità (PS) del DEF 2011-14 approvato dal Parlamento, alla Tavola V.1, la previsione di spesa relativa  all’istruzione scende dal 4,2% sul PIL del 2010 al 3,7% del 2015 e al 3,2% del 2030.
Questa scelta di riduzione della spesa strutturale per l’istruzione è la più significativa forse unica in Europa. Essa si potrà realizzare con i tagli agli enti locali e con il blocco degli scatti.
Essa contraddistingue in Europa il Governo Berlusconi in questo fondamentale settore.

Scarica qui la sintesi in Italiano del rapporto OCSE 2010/11
Scarica qui le tabelle in PDF legate al presente articolo

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