La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Bologna riguarda l’Italia. Firma l’appello!

Pubblicato da comitatonogelmini su 3 aprile 2013

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A chi è disposto a battersi per la scuola pubblica.

A chi ritiene che le politiche di tagli alla scuola pubblica e il finanziamento a quella privata tradiscano l’articolo 33 della Costituzione nel suo spirito autentico, là dove stabilisce che: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

A chi ritiene che solo una scuola aperta a tutti, laica, gratuita, inclusiva, moderna e di qualità possa impegnarsi a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art. 3).

A chi pensa che fra i banchi della scuola pubblica si gettino le basi per una cittadinanza consapevole e per il futuro del nostro paese.

Il 26 maggio a Bologna si terrà un referendum consultivo sul finanziamento comunale alle scuole paritarie private, grazie alla raccolta di tredicimila firme di cittadini e cittadine che hanno chiesto di potersi esprimere su questo tema.

La cittadinanza dovrà dare un voto di indirizzo per l’amministrazione su cosa sia meglio per garantire il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine: continuare a erogare un milione di euro annui alle scuole paritarie private, come avviene ora, oppure utilizzare quelle risorse per le scuole comunali e statali.

La portata di questo referendum va ben oltre i confini comunali. E’ l’occasione per dare un segnale forte contro i continui tagli alla scuola pubblica e l’aumento dei fondi alle scuole paritarie private.

In Italia c’è urgente bisogno di rifinanziare e riqualificare la scuola pubblica, quella che non fa distinzioni di censo, di religione, di provenienza. Quella dove le giovani cittadine e i giovani cittadini italiani ed europei imparano la convivenza nella diversità.

Da Bologna può ripartire un movimento di cittadini che impegni le amministrazioni locali e il prossimo governo a restituire alla scuola pubblica la dignità e la qualità che le spettano.

L’alternativa è una lenta rovina fino alla fine della scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta.

IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO FERMARE L’OFFENSIVA CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA.

IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO DARE L’ESEMPIO A TANTI ALTRI E INSIEME INIZIARE A IMMAGINARE UN AVVENIRE DIVERSO PER NOI, PER I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE.

Primi firmatari:

  • Stefano Rodotà, presidente d’onore del Comitato referendario Art.33
  • Andrea Camilleri, scrittore
  • Margherita Hack, astrofisica e scrittrice
  • Salvatore Settis, Scuola Normale di Pisa, archeologo e saggista
  • Nadia Urbinati, Columbia University, New York, politologa, saggista ed editorialista de “La Repubblica”
  • Angelo Guglielmi, scrittore e giornalista, già direttore di RAI3, già assessore alla Cultura del Comune di Bologna
  • Carlo Flamigni, Comitato Nazionale di Bioetica
  • Wu Ming, scrittori
  • Maurizio Landini, segretario generale FIOM-CGIL
  • Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto costituzionale all’università di Napoli
  • Romano Luperini, Università di Siena e Università di Toronto.
  • Luciano Gallino, Università di Torino

FIRMA  ANCHE  TU! ==>clicca qui!<==

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Imposizione e misurazione: la didattica negata del Sistema Nazionale di Valutazione

Pubblicato da comitatonogelmini su 2 aprile 2013

misura della qualità

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
IL CESP è riconosciuto dal MPI come ENTE FORMATORE
(D.M. 25/07/2006 prot. 869)
CORSO DI AGGIORNAMENTO per tutto il personale dirigente, docente ed ausiliario della scuola, l’iscrizione è gratuita, la partecipazione rientra nelle giornate di permesso per aggiornamento ai sensi dell’art. 64 del CCNL 29/11/2007

 

 

Corso di Aggiornamento REGIONALE CESP

Venerdì 12 APRILE dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Aula Magna I.I.S. “E.U. Ruzza” di Padova

Via M. Sanmicheli, 8

Imposizione e misurazione: la didattica negata del Sistema Nazionale di Valutazione

L’8 marzo 2013 il governo Monti ha dato vita al SNV (Sistema Nazionale di Valutazione), un sistema mai discusso all’interno delle scuole e anzi bocciato da molti collegi docenti quando fu proposto sotto forma di sperimentazione: quale sarà lo scenario futuro per la valutazione?

PROGRAMMA e RELATORI

Ore 9.00/9.30: registrazione dei partecipanti 

Ore 9.30 – 11.15: relazioni introduttive

Gianluca Gabrielli – CESP Bologna

“Come i test Invalsi cambiano (in peggio) la didattica” 

Carlo Salmaso – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica Padova

“Sistema Nazionale di Valutazione: misurare la qualità delle scuole ?!”                   

Ore 11.15 – 11.30

Pausa caffè

Ore 11.30dibattito

partecipa Lerida CisottoPresidente del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Padova

Introduce e coordina Maurizio Peggion – CESP Padova

Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente

L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, per adesioni preliminari:

CESP, via Cavallotti 2 – 35100 PADOVA – FAX 049 8824273 – EMAIL : info@cesp-pd.it

Il convegno è stato realizzato grazie alla collaborazione di: CESP, via Manzoni 155 – Roma   + Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova + Associazione per i Diritti dei Lavoratori

Scarica la locandina del convegno in PDF

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Ecco perché il 26 maggio a Bologna riguarda anche te

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 marzo 2013

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di Giovanni Cocchi
Comitato Articolo 33 – Bologna
22 marzo 2013

 

Immaginate di avere un figlio di 3 anni.

 

Immaginate di volerlo o doverlo (probabilmente tutte due) iscrivere alla scuola materna.

 

E’ un vostro diritto, perché lo Stato ha l’obbligo costituzionale di darvi quella scuola (art. 33, comma 2: La Repubblica… istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi).

 

Ma la scuola pubblica per voi non c’èE però vi dicono che potete iscriverlo alla scuola privata parificata.

 

Immaginate che voi non abbiate i soldi o non vogliate (o tutte due) iscriverlo a una scuola “bianca”, o “rossa” o di qualsiasi altra “tendenza” preferita dai suoi genitori, ma lo vogliate iscrivere alla scuola pubblica, arcobaleno“, perchè abbia a che fare con tutti i colori, perché il suo colore se lo scelta da solo quando potrá e vorrá.

 

Poi scoprite che a quelle scuole monocolore di pochi vengono incostituzionalmente dati soldi pubblici (art.33, comma 3 -Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato), di tutti, compresi i vostri, mentre a voi la scuola di tutti è ingiustamente, incostituzionalmente negata.

 

A Bologna 800 genitori hanno provato sulla pelle dei loro figli la negazione di questo diritto, a Bologna 14000 cittadini hanno immaginato di provare tutto questo, e hanno deciso che non era giusto; hanno pensato che ogni euro che c’é andrebbe speso per aprire nuove scuole pubbliche “arcobaleno”, hanno pensato che la libertà di scelta delle famiglie vada garantita in primo luogo a chi vuole o può scegliere (più probabilmente tutte due) la scuola pubblica.

 

Non ce l’hanno con le scuole private cui riconoscono il giusto diritto ad esistere (“senza oneri per lo Stato“) ed il merito di soddisfare desideri privati diversi dal loro, non ce l’hanno col Comune a cui riconoscono il merito di aver voluto una scuola pubblica materna di qualità; ce l’hanno col Comune e le private quando teorizzano la “superiorità” e la necessità di un sistema integrato e della sussidiarietà, quando svendono un diritto (vai alla privata, devi andare alla privata perché ci costa meno).

 

Ce l’hanno con chi “monetizza” i diritti per cui se non c’è convenienza (piú elegantemente e modernamente “compatibilità economica”) chi se ne fotte, per cui é giusto pensare (e dare) sempre di più alla sussidiarietà, dirottando risorse dal pubblico. Ce l’hanno con chi pensa che un referendum su questa cosa, cioè sentire il parere dei propri amministrati su quale ritengono sia la strada maestra (maggiore impegno del pubblico e libertà di scelta per tutti o maggiore ricorso alla sussidiarietà del privato senza la possibilità di scelta per tutti) sia sbagliato.

 

Ce l’hanno con chi usa una legge minore, la 62 del 2000 (nonostante affermi “fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione”), come grimaldello per raggirare la legge delle leggi: la Costituzione.

 

A Bologna il 26 maggio si gioca questa piccola grande partita tra chi “suggerisce” (il referendum è consultivo”) la chiara e semplice fedeltà ad un semplice e chiarissimo articolo costituzionale, sollecitando di imboccare fedelmente quella strada e chi invece da quella strada ha deviato e propone e si propone di deviare sempre più.

 

A Bologna il 26 maggio si gioca un’immensa partita tra questi due opposti modi di concepire la scuola: sempre più pubblica e di qualità per tutti o sempre un po’ piú privata.

 

Ecco perché il 26 maggio riguarda tutti e tutta l’Italia, ecco perché il 26 maggio a Bologna riguarda anche te.

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Quale valutazione per quale scuola? Convegno Nazionale

Pubblicato da comitatonogelmini su 21 marzo 2013

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Coordinamento delle scuole di Ferrara “La scuola è di tutti”
Cesp – Centro Studi per la scuola pubblica

organizzano a Ferrara per Sabato 20 Aprile 2013
presso l’Aula Magna dell’ITS Bachelet, via Azzo Novello 44
dalle ore 9 alle ore 14

il CONVEGNO NAZIONALE

Quale valutazione per quale scuola?

La valutazione degli apprendimenti non è uno strumento neutro o acritico: ogni valutazione presuppone un modello di scuola, e orienta la scuola verso quel modello. Riflettiamo insieme, da lavoratori della scuola, sul significato e sugli sviluppi futuri della valutazione del sistema scolastico in Italia.

Programma della giornata di studi:
Girolamo De Michele (La scuola è di tutti) – Meritocrazia e valutazione: una scuola per la società del controllo?
Mauro Presini (CIP Ferrara), Maria Maletta (La scuola è di tutti) – Valutazione e handicap
Stefania Romani: La valutazione degli apprendimenti nella secondaria di primo grado
Gianluca Gabrielli (Cobas Scuola Bologna) – La valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria
Carlo Salmaso (CESP Padova) – La valutazione degli apprendimenti in matematica
Antonio Ferrucci (USB) – Il Regolamento del sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche
Unione degli Studenti - Dalla parte degli studenti: quale valutazione?

Iscrizioni:
La domanda d’iscrizione può essere inviata via mail a: scuoladitutti@tiscali.it, o presentata direttamente il 20 aprile 2013 alla segreteria del convegno.
L’iscrizione è gratuita.
A tutti i partecipanti sarà fornita su richiesta copia della raccolta degli interventi al convegno.
Il convegno è rivolto al personale docente, dirigente e ATA di tutti gli ordini di scuole.
L’attività è riconosciuta come formazione in quanto organizzata dal Cesp, Centro Studi per la Scuola Pubblica.
A tutti/e i/le partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione
IL CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (Decreto Ministeriale 25/07/06 prot.869)
ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE, DOCENTE E ATA con diritto alla sostituzione in base all’art.64 comma 4-5- 6- 7 CCNL2006/2009 – CIRC. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06)

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Test ingresso licei, dalla scuola pubblica della Costituzione a quella a numero chiuso

Pubblicato da comitatonogelmini su 21 marzo 2013

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di Marina Boscaino
da Il Fatto Quotidiano
21 marzo 2013
Fa riflettere, e molto, la questione dell’accesso alle scuole superiori attraverso test di ingresso somministrati ai ragazzi di III media da parte di alcune scuole.

 

Parliamoci chiaro. Dipende da cosa vogliamo e da cosa intendiamo per scuola dello Stato. Le alternative sono due: il modello costituzionale, inclusivo, quello determinato dal suggestivo esordio dell’art. 34 (“La scuola è aperta a tutti”). La scuola dei “capaci e meritevoli” che, benché privi di mezzi, devono essere messi nelle condizioni, nella scuola della Repubblica, che se ne assume il dovere, di esprimere il meglio di sé, di arrivare ai massimi livelli. La scuola del principio di uguaglianza, quella che rimuove gli ostacoli di natura socio-economica, che emancipa, rende più liberi, perché più colti e dunque consapevoli. Oppure, al contrario, la scuola della meritocrazia, quella della competizione tra istituti (chi ha più alunni, chi ha gli studenti migliori), quella che fotografa, immobilizzandoli, appartenenze e destini sociali. Quella dell’offerta a domanda individuale, quella di serie A, contrapposta a quelle di serie B, C… Insomma, quella indifferente all’interesse generale.

Si tratta di una scelta di campo; della decisione, o meno, di imboccare una via senza uscita, annunciata, ormai, da ripetuti tentativi più o meno espliciti di sottrarre alla scuola il suo Dna costituzionale: l’occhieggiare sempre meno velato a modelli anglosassoni di scuola market oriented.

E poi ci sono altre valutazioni. Ragazzi di 13-14 anni, in età di obbligo scolastico, costretti ad affrontare test di ingresso per accedere a quella scuola che, fino a prova contraria, è ancora parte del percorso di istruzione obbligatoria previsto dal nostro ordinamento. Uno spartiacque definitivo, in un’età che – non bisogna essere Piaget per capirlo – è di piena evoluzione. C’è da scommettere che risulteranno vincenti i nati bene. Che accederanno alle scuole più elitarie, adesso più che mai, le quali potranno a loro volta pubblicizzare sui siti l’eccellenza dei loro iscritti. E così la già gravissima confluenza dei figli di un dio minore in percorsi non licealinei professionali si registra il massimo di diversamente abili, di migranti, di disagio sociale ed economicosarà confermata anche dalla selezione (in)naturale rappresentata da test sostenuti per accaparrarsi un posto nella scuola più prestigiosa. Dove – similes cum similibus – si troveranno, ancor più di quanto accade oggi, i pargoli predestinati di famiglie in cerca di precoci accreditamenti e blasoni culturali. Accolti in scuole in cui i consigli di Istituto abbiano deciso di sostituire i più democratici, ma certamente meno esclusivi, criteri con cui in genere si respingono le domande in esubero (il sorteggio o la residenza ad esempio) con i test. Sono lontani anni luce gli anni in cui la convivenza tra il figlio del dottore e quello dell’impiegato o del portinaio era considerata un valore sociale, morale e politico.

Dalla scuola della Costituzione a quella della pre-selezione: il declino definitivo di un’istituzione pensata per assolvere una funzione opposta. L’autonomia degli istituti scolastici può consentire una simile deriva classista? Può la funzione “orientativa” della scuola media essere sostituita da regole “fai da te”, volte alla scrematura su base sociale e meritocratica? Voci di corridoio dal Miur e un “cinguettio” di Rossi Doria fanno pensare di no. Attendiamo (e pretendiamo) denunce, stigmatizzazioni e sconfessioni ben più veementi da parte di chi ha e avrà facoltà e responsabilità di intervenire sulla vicenda.

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L’autonomia diventa arbitrio

Pubblicato da comitatonogelmini su 20 marzo 2013

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di Marco Bascetta
da Il Manifesto
20 marzo 2013

Che i tagli alla scuola e all’educazione non fossero necessità economica ma politica, non una misura di risparmio ma di controllo della mobilità sociale, non principio di razionalità ma ideologia, è ormai un fatto. Cosicché quando di fronte al rovinoso crollo delle iscrizioni universitarie si manifestano allarmi e preoccupazioni, l’ipocrisia dilagante impedisce di rivelare che si tratta di un risultato voluto, di governo in governo e di riforma in riforma.

Una volta ridotto lo spazio e le risorse destinate all’istruzione, una volta dichiaratala capitale del singolo e non patrimonio comune, l’intera discussione si disloca sul terreno dei criteri di selezione e sulla stucchevole retorica della meritocrazia. Laddove l’ultimo velo della spending review cade lasciando libero il campo alla più spudorata ideologia oligarchica.

Era nell’ordine delle cose che filtri e barriere, esclusioni e respingimenti scendessero progressivamente di grado. Dai mastodontici concorsi pubblici alle facoltà universitarie e ora dalle facoltà universitarie alle scuole medie con i primi tentativi di istituire il numero chiuso per l’accesso alla scuola superiore in pochi casi che rischiano però pericolosamente di moltiplicarsi. Il grimaldello che consente di forzare i compiti costituzionali della scuola pubblica e la libertà di scelta dei singoli si chiama autonomia scolastica. Espressione che sta ad indicare, nella realtà dei fatti, non già la partecipazione della cittadinanza alla gestione della scuola ma l’arbitrio dei dirigenti scolastici e delle burocrazie locali. Dopo avere assistito alla stagione dei sindaci-sceriffi, quelli che di punto in bianco mettevano fuori legge panini e gelati, rimuovevano le panchine dai parchi per allontanare i senza casa, stabilivano graduatorie razziali e deliranti per l’accesso a sostegni e servizi, o proibivano i castelli di sabbia sulla spiaggia, stiamo entrando nel tempo dei presidi-sceriffi che, una volta stabilito l’”eccesso” di iscrizioni, stabiliranno i criteri e gli strumenti di valutazione secondo i quali scolari tredicenni verranno giudicati meritevoli di accedere alla loro scuola superiore: «Faremo come all’università, prova d’ammissione e numero chiuso» dichiara orgogliosa la preside di un istituto tecnico di Mantova ( ne riferisce ieri un articolo di Corrado Zunino su La Repubblica). Il fatto che il fenomeno sia ancora sporadico e assolutamente circoscritto non ne sminuisce il significato né il suo collocarsi entro una tendenza e un quadro che si fa sempre più chiaro e circostanziato. I tagli di stato tracciano i contorni di una scuola elitaria e selettiva, incoraggiano i giovani, e ora anche i giovanissimi, ad abbassare le pretese, scegliere la via dell’umiltà, rendersi “utili” a basso costo, mentre l’”autonomia” dei valvassori e dei valvassini stabilisce il dazio disciplinare e “meritocratico” per accedere ai propri istituti, ciascuno secondo il proprio estro e il proprio arbitrio, tutti invocando uno stato di necessità determinato dall’alto e probabilmente addirittura ben accetto. I presidi-sceriffi e i loro consigli di istituto non si limiteranno, infatti, a sorvegliare l’ingresso: i test serviranno loro anche come “strumento per la formazione delle classi”. Di che cosa si tratta? Geni con i geni, mediocri con i mediocri? Discriminazioni “scientificamente” fondate? Che sappiamo, in alcuni casi, aver coperto e mascherato perfino pregiudizi razziali.

Fino a quando il motto “non c’è posto per tutti” ( per tutti gli studenti, per tutte le scuole, per tutte le università) continuerà a dominare su ogni ambito come una legge di natura, qualsiasi arbitrio si sentirà legittimato e inattaccabile, la costosa e potente casta dei valutatori, dall’Anvur ai signori degli Invalsi, dalle baronie universitarie ai presidi delle superiori non cesserà di crescere e prosperare. Sempre meno istituzione formativa, sempre più organo giudiziario.

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Cosa fare per una scuola autonoma e democratica

Pubblicato da comitatonogelmini su 16 marzo 2013

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di Marina Boscaino e Corrado Mauceri
da Globalist.it
16 marzo 2013
A proposito del Dpr sulla valutazione: non possiamo limitarci a guardare il dito e non la luna. Ora la scuola è in mano solo al Ministro. I partiti si sveglino.

Come ogni anno, puntuale come l’influenza, si ripete la protesta relativa alle prove Invalsi e sulla etero valutazione ministeriale sulla scuola; dopo la protesta, che tradizionalmente produce scarsi risultati concreti, si aspetta l’anno seguente. Intediamoci: esistono docenti costantemente mobilitati sul tema; ma la maggior parte ha risvegli tardivi. Quest’anno il disagio primaverile della scuola si è arricchito di un ulteriore elemento: il decreto sulla valutazione di prossima emanazione da parte di un Governo dimissionario che dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione. È perché il governo del “professori” considera la valutazione della scuola adempimento “privo di rilevanza”?

Crediamo sia necessario inquadrare il problema delle valutazioni ministeriali più a fondo ed in termini più radicali. Ecco alcune osservazioni:

1. In primo luogo, non è tollerabile che l’Esecutivo e sostanzialmente il Ministro continui non solo a governare la scuola, ma a darsi esso stesso le regole con cui governare la scuola: il Ministro se la suona e se la canta.

Ai tempi in cui dominava la Dc, ma c’era un’opposizione (il Pci), le regole sul governo della scuola erano almeno approvate dal Parlamento; le originarie normative sugli organismi precursori dell’Invalsi (Irsae – Centro Europeo dell’Educazione) erano disciplinate con Dpr, che però non erano regolamenti, ma “decreti delegati”, emanati dal Governo su delega del Parlamento che stabiliva “principi e criteri”; e modificabili con legge del Parlamento.

Ora, invece, in omaggio alla “governabilità” (canto delle sirene che affascina trasversalmente centro-destra e centro-sinistra), il Parlamento “delegifica”, cioè trasferisce il proprio potere normativo al Governo o, in taluni casi, direttamente al Ministro competente.

Il Dpr sulla valutazione è figlio di questa logica, ormai talmente radicata da non trovare opposizione né messa in discussione.

Il Parlamento non ha alcuna voce in capitolo, tanto è vero che – nel caso del Dpr valutazione, che è un decreto emanato dal governo – non è stato nemmeno acquisito il parere della Camera dei Deputati. Tanto è inutile.

2. La Costituzione afferma, come è noto, il principio della libertà di insegnamento. Tale principio è incompatibile con una forma di verifica dell’attività di ciascun docente, scuola e dell’intero sistema scolastico? Certo che no, purchè la verifica sia svolta senza alcun effetto diretto o indiretto, di condizionamento dell’autonomia professionale del personale docente e più in generale della libertà di insegnamento del sistema scolastico nel suo complesso.

Esistono e sono state elaborate (anche in questi anni di “mancato dialogo” sul tema, dal momento che i governi sono andati avanti imperturbabili, nonostante critiche e resistenze), ostinate e inascoltate forme di valutazione e/o di autovalutazione, volte a verificare l’attività didattica e i risultati conseguiti, che non rischiano di trasformarsi in forme di condizionamento, ma che, viceversa, esaltano l’autonomia professionale di ciascun docente e la partecipazione collegiale. Il problema di fondo non è quindi la valutazione. Ma chi valuta, come e con quali finalità.

Il dpr prevede senza dubbio che la valutazione è affidata ad un organismo di emanazione ministeriale, nonostante sia definito indipendente: l’indipendenza, però, non dipende dalla definizione normativa, ma del modo con cui si è nominati e dalle garanzie di autonomia nello svolgimento dell’attività; oppure a funzionari ministeriali (ancorchè esperti e non amministrativi) come gli ispettori tecnici, che comunque dipendono dal Ministro; ogni garanzia di imparzialità della valutazione è ontologicamente negata.

Se poi si considerano le modalità e le finalità previste nello stesso DPR, è evidente che si tratta di una forma pesante e subdola di condizionamento e di limitazione della libertà di insegnamento, che piegherà modalità e pratiche didattiche al raggiungimento dell’obiettivo: dalla creazione di cittadini consapevoli a risolutori di quiz.

Che fare?

Anzitutto prendere coscienza che, finchè la scuola è governata dal Ministro che, grazie anche al regolamento n.275/99 sull’autonomia (tanto conclamata), ha poteri di indirizzo culturale e quindi di verifica, tutti questi provvedimenti sono conseguenti.

Non si può continuare a guardare il dito e non la luna. E’ lo stesso errore di valutazione fatto sul Pdl 953, ex Aprea, e sul governo democratico della scuola; e sull’autonomia in generale: come può il governo essere democratico e la scuola autonoma, se il Cnpi (l’organo che dovrebbe garantire la libertà di insegnamento) è presieduto dal ministro? La garanzia di un’effettiva libertà di insegnamento si realizza solo con una gestione democratica della scuola; però se Pd, Sel e M5S (che ormai è considerato il “nuovo” della politica italiana) realmente vogliono dare un segnale concreto, possono non solo limitarsi a dichiarare il loro dissenso sull’emanando Dpr, ma impegnarsi sin da ora per ritirarlo.

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Sistema Nazionale di Valutazione: l’Invalsi sale in cattedra a distruggere la qualità della Scuola Pubblica

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 marzo 2013

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di Cobas della Scuola e CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
9 marzo 2013
APPROVATO IL Sistema Nazionale di Valutazione: COLPO DI MANO DEL GOVERNO MONTI!

Sembrava impossibile che trovassero il coraggio politico di varare un provvedimento così importante con un governo inesistente. E invece il governo Monti l’8 marzo 2013 ha dato vita al SVN (Sistema Nazionale di Valutazione), un sistema mai discusso all’interno delle scuole e anzi bocciato da moltissimi collegi docenti quando fu proposto sotto forma di sperimentazione; anche il Consiglio di Stato aveva dato un parere fortemente critico, così come aveva fatto il CNPI. E invece la casta è andata avanti incurante dell’opinione della società civile ed ha partorito uno strumento coercitivo che diventerà centrale nella vita delle scuole italiane, piegandole alla logica della scuola azienda. Una logica della Qualità Totale (TQM), come se la scuola fosse una fabbrica Toyota, che viene imposta a docenti, studenti e genitori senza che sia stata posta la domanda centrale: QUALI ELEMENTI RENDONO UNA SCUOLA “MIGLIORE”? Solo dopo aver risposto a questa complessa domanda si può procedere ad individuare gli strumenti atti a misurare quegli elementi (sempre che essi si configurino come misurabili). E invece il regolamento appena approvato niente dice in merito a questa domanda preliminare e fondante, mettendo in mano all’INVALSI l’individuazione dei criteri valoriali che orienteranno l’azione quotidiana delle nostre scuole.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO

1)      “Autovalutazione”: la scuola si “autovaluta” sulla base dei risultati dei quiz INVALSI (ridicoli e del tutto eterodiretti), dei parametri strutturali forniti dal MIUR e, se vuole, in base ad altri indicatori scelti autonomamente (che tanto non conteranno nulla). Poi redige un rapporto su un modello in formato elettronico che arriverà direttamente dall’Invalsi ed elabora un piano di miglioramento. Perché hanno l’ipocrisia di chiamarla “AUTOvalutazione”? È l’Invalsi che valuta e insieme decide cosa valutare; è chiaro che le scuole correranno ad allinearsi ai parametri di qualità indicati, trascurando tutto ciò che non sarà oggetto di valutazione (ad es. la buona e semplice didattica). Ricordiamo che la legge di stabilità ha stabilito che dal prossimo anno i fondi alle scuole saranno quantificati in base ai risultati di qualità.

2)      Valutazione esterna: in base ai risultati forniti dai rapporti, si individueranno le scuole da sottoporre per prime alla “cura” (ma successivamente si estenderà a tutte le scuole): ci saranno visite dei nuclei di valutazione esterni costituiti da ispettori e “esperti” formati e selezionati dall’Invalsi; essi riformuleranno il piano di miglioramento a cui la scuola dovrà attenersi: di fatto viene annullata la libertà d’insegnamento.

3)      Azioni di miglioramento: entra in campo l’INDIRE che  supporta le scuole nella definizione dei piani di miglioramento attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, di progetti di “miglioramento della didattica”, di corsi di formazione in servizio per docenti, ATA e DS; il tutto potendo avvalersi anche di privati.

4)      Valutazione dei DS: anche i presidi, tramite gli USR, saranno sottoposti a valutazione.

E se la cura non funziona? Nessuno dice cosa succederà alla scuole che, nonostante la cura, non riusciranno a raggiungere gli standard previsti, ma la realtà degli USA ci dice che queste scuole vengono chiuse e i docenti licenziati (d’altra parte la legge Brunetta prevede il licenziamento dei dipendenti pubblici a fronte di performance ripetutamente negative). 

Parlano di innalzamento della qualità, mentre la drammatica realtà è che questo sistema di valutazione abbasserà rapidamente e con danni irreparabili la qualità della scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata, come già accaduto nella scuola inglese e statunitense.

Una quantità enorme di risorse sarà ulteriormente dirottata nella burocrazia (già immaginiamo i moduli e i modelli da riempire) e sottratta al lavoro concreto della classe e della didattica, ma ancor più pericoloso sarà  il potere retroattivo dei piani di “miglioramento”: ci verrà chiesto di adeguare le nostre programmazioni e gran parte della nostra attività in base agli indicatori stabiliti dall’Invalsi, pena la “cura” a suon di ispettori e di corsi di “miglioramento”.

Il popolo della scuola deve saper rispondere con determinazione a quest’attacco: hanno messo a punto un ingranaggio che modificherà il nostro lavoro ed entrerà di forza dentro le nostre classi: vogliono imporci cosa insegnare e come insegnare. I docenti italiani devono saper reagire ed essere in prima fila nella difesa della qualità della scuola pubblica:

           solo un pubblico di qualità può bloccare la privatizzazione della scuola!

ABBIAMO UN’ARMA POTENTE CONTRO IL SNV: LO SCIOPERO CONTRO I QUIZ INVALSI

Se blocchiamo i quiz, facciamo fallire il loro principale strumento di misurazione

I Cobas hanno già indetto lo sciopero contro i quiz INVALSI secondo le seguenti

7 MAGGIO           ►   SCUOLA MATERNA + ELEMENTARE

                                                      14 MAGGIO            ►       SCUOLA MEDIA

                                                      16 MAGGIO                   SCUOLA SUPERIORE

Lo scorso anno il tribunale di Roma ha decretato attività antisindacale la sostituzione dei docenti che avevano aderito allo sciopero indetto dai COBAS nei giorni delle prove INVALSI.

La normativa non è cambiata e perciò è importante che scioperino i docenti in orario nelle classi coinvolte e/o i docenti individuati come somministratori. Proponiamo di istituire in ogni scuola una cassa di resistenza in modo da  sostenere economicamente i colleghi il cui sciopero risulterà utile a fermare la somministrazione.

SCIOPERA I GIORNI DEI QUIZ INVALSI e DIFENDI LA SCUOLA BENE COMUNE

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Il vergognoso decreto sulla valutazione

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 marzo 2013

 

vergogna

di Giuseppe Aragno
da Fuoriregistro
9 marzo 2013

Sì del Governo: arriva il nuovo sistema di valutazione di scuole e presidi, – titola il Sole24ore” con ineguagliabile improntitudine confindustriale. A sentire il giornale dei padroni, quindi, Il Governoquale governo di grazia?ha “acceso il semaforo verde definitivo” per un provvedimento inderogabile, anzi, così evidentemente urgente chedovremmo crederela scuola tutta era lì ad attenderlo con ansia. Un decreto necessario, perché, a quanto pare, se Profumo non l’avesse presentato, la scuola non avrebbe più saputo come andare avanti. A guidare il sistema ora sarà l’Invalsi, che dovrà rapidamente preoccuparsi di elaborare calendari di visite di valutatori esterni e definire - con quale competenza s’è visto ormai da tempogli indicatori di efficienza a cui gli insegnanti e i loro dirigenti dovranno rispondere.
Per il Ministero, quindi, era l’Invalsi la vera e unica urgenza della scuola morente. Quell’Invalsi da cuisarà un caso?proviene il sottosegretario Elena Ugolini, che si è fatta in quattro perché il provvedimento giungesse all’approdo finale. A sentire lo “smobilitato” Profumo, sembrerebbe proprio così, perché, sostiene, senza un sistema nazionale di valutazione non si accede ai fondi strutturali europei della programmazione 2014-2020. In realtà c’era tutto il tempo perché provveddese il prossimo governo e non è difficile capirlo: la decisione di approvare il provvedimento non rappresenta solo l’ennesimo, inaccettabile colpo di mano, ma un vero e proprio ceffone alla scuola e alla pericolante Costituzione.
Senza entrare nel merito di una scelta rifiutata ormai apertamente persino dagli Usa, che pure l’aveva “esaltata” e adottata nonostante il motivato dissenso della scuola militante e di moltissimi esperti, la riforma ha il segno tipico dei metodi autoritari propri della peggiore destra. Non a caso per Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola del PdL “l’approvazione del regolamento sulla valutazione, la cui impostazione era stata voluta dal governo Berlusconi, è senz’altro una buona notizia per chiunque abbia a cuore la qualità del sistema scolastico italiano.
La verità è molto più semplice e terribilmente più grave di quello che lascia intendere la stampa padronale: il Governo Monti, che non è nato da elezioni e non è caduto in Parlamento perché, quando si è ritenuto sfiduciato, è andato a dimettersi al Quirinale, ha concluso nella maniera più coerente e penosa, la sua vita costituzionalmente anomala. L’8 marzo del 2013 è una data da ricordare. Un Consiglio dei Ministri dimissionario e scaduto, infatti, guidato da un presidente del Consiglio mai eletto, tecnico e allo stesso tempo leader di un partito politico bocciato senza appello dagli elettori, ha ritenuto di procedere all’approvazione di un provvedimento che non aveva nessun carattere d’urgenza. E’ vero, le nuove Camere non sono state ancora convocate, ma questo non vuol dire che un organismo già “morto” come di fatto è il governo Monti, sia abilitato ad un “esercizio normale dei poteri“. E’ vero il contrario: il limite invalicabile della facoltà d’intervento del Governo è la “contingenza straordinaria“.
Questo Governo, nato fuori dalle Costituzione e seccamente liquidato con un drastico no degli elettori che lo hanno impietosamente stroncato assieme ai partiti che lo sostenevano, non mette limiti all’indecenza. Il Sistema di valutazione della scuola non presenta alcun carattere d’urgenza. Urgente è, se mai, la necessità di porre rimedio all’arroganza di Monti e dei suoi ministri e c’è da augurarsi che almeno stavolta Giorgio Napolitano si ricordi di essere al servizio della più volte ignorata “sovranità popolare.

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MIUR: illegittimo imporre il contributo scolastico

Pubblicato da comitatonogelmini su 8 marzo 2013

1euro
da UdS – Unione degli Studenti
8 marzo 2013

 

Dopo le numerose denunce e vertenze che abbiamo portato avanti in centinaia di scuole sul problema del contributo volontario, dopo i servizi televisivi e le inchieste giornalistiche che hanno confermato ulteriormente gli abusi che avvengono quotidianamente in queste settimane sui contributi alle scuole, il MIUR con una nota ha finalmente ribadito il corretto comportamento che presidi ed istituzioni scolastiche devono avere su questo argomento.

Nella nota vengono ribadite alla luce dei numerosissimi comportamenti scorretti registrati, le questioni che abbiamo sempre tenuto a sottolineare: il contributo è volontario e non può essere in alcun modo imposto, di questo le istituzioni devono dare comunicazione chiara e trasparente a studenti e famiglie, la scuola è un servizio di cui si usufruisce gratuitamente ed il mancato pagamento di contributi ulteriori non può essere sanzionato in alcun modo.

Questa nota è un prezioso strumento nelle mani degli studenti che hanno subito comportamenti scorretti da parte delle scuole, perchè oltre a ribadire i termini di legge demanda agli Uffici Scolastici Regionali di prendere provvedimenti anche sanzionatori nei confronti delle istituzioni scolastiche che non avranno un comportamento corretto.

Scarica il testo della nota MIUR 593 del 7 marzo 2013

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