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Il servizio della scuola primaria dopo il primo anno della “cura Gelmini”: un’altra questione di trasparenza

Pubblicato da comitatonogelmini su 27 dicembre 2011

 

di Osvaldo Roman
da ScuolaOggi
27 dicembre 2011
Viene dimostrato come il numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti ormai azzerato

Nell’anno scolastico 2009-2010 sono entrati in vigore i DPR n.89 e n. 81 recanti rispettivamente il Regolamento riguardante la revisione ordinamentale, organizzativa e didattica della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e il Regolamento recante norme per la razionalizzazione della rete scolastica. In particolare già allora si preannunciavano come assai rilevanti per l’incidenza sulla natura e sull’organizzazione del servizio scolastico reso ai cittadini, le modifiche introdotte nel funzionamento della scuola primaria. Di qui il manifestarsi di una particolare attenzione per le modifiche riguardanti il tempo pieno e l’organizzazione didattica delle classi investite dal riordino. Nell’anno citato, per le prime classi, si trattava solo dell’introduzione del cosiddetto “maestro unico” e per le classi successive, dell’inizio dello smantellamento dei TEAM docenti (in genere tre docenti ogni due classi) e dell’eliminazione delle compresenze nel tempo pieno.
Tale nuovo assetto avrebbe dovuto investire progressivamente le classi successive.
Per i docenti la riduzione dell’organico, nel triennio 2009-10; 2010-11: 2011-12, ha riguardato circa 30 mila posti di cui 9.260 solo nell’anno scolastico 2011-2012. Altre riduzioni di organico, tra l’altro non contemplate dalla legge di controriforma (art.64. legge 133/08) si verificheranno negli anni 2012-13 e 2013-14 con il suo passaggio alle quarte e quinte classi.
Con l’a.s. 2011-2012 siamo giunti al terzo anno di questa controriforma ed è semplicemente incredibile che non venga ancora reso noto cosa essa abbia realmente prodotto nell’assetto complessivo di questo fondamentale settore della scuola italiana.
Per due anni ha cessato di uscire la pubblicazione del MIUR “La scuola in cifre” il cui ultimo numero del 2008, riferiva che nell’anno scolastico 2007/08 su un totale di 2.575.310 studenti 669.101 (26,0%) frequentavano classi di 40 ore settimanali a tempo pieno (due insegnanti con 4 ore di compresenza e 4 a disposizione per la programmazione); 430.770 (16,7%) frequentavano classi con un orario settimanale variante dalle 31 alle 39 ore con mensa (i cosiddetti TEAM); 53.311 (2,1%) frequentavano classi da 31 a 39 ore senza mensa; 1.303.473 (50,6%) frequentavano classi con un orario variante tra le 28 e le 30 ore settimanali e 118.665(4,6%) frequentavano classi con 27 ore settimanali.
Fino ad oggi nulla é dato ufficialmente conoscere del reale destino dei circa 492.815 alunni che frequentavano, nell’anno 2008-09 classi da 31 a 39 ore al 90,5% con mensa.
I dati relativi a questo anno scolastico, riportati nel Dossier, non sono mai stata pubblicati ufficialmente dal MIUR e sono noti solo perché la relativa tabella risulta allegata negli atti parlamentari alla risposta ad un’ interrogazione discussa in VII Commissione martedì 24 novembre 2009.
Da essi risultava che nell’anno scolastico 2008-09, quello che precede la riforma, gli studenti che frequentavano classi, non a tempo pieno, ma con un orario settimanale da 31 a 39 ore con mensa erano stati 446.049, pari al 17,4% del totale degli alunni frequentanti la scuola primaria. Quelli frequentanti lo stesso orario ma senza mensa erano stati 46.566 pari all’ 1,8%. In quell’occasione il MIUR dichiarò di non poter ancora disporre dei dati della rilevazione integrativa riguardante l’anno scolastico 2009-10.
Proprio nelle scorse settimane, forse non casualmente in coincidenza con l’insediamento del nuovo ministro, è stata finalmente resa nota l’ultima edizione di La Scuola in Cifre. Essa si riferisce agli anni 2009 e 2010, ma tratta prevalentemente i dati dell’anno scolastico 2009-2010.
Questa pubblicazione, che è stata posta alla base della nostra ricerca, ha un difetto di fondo: rifugge in genere dai confronti con gli anni precedenti.
Per quanto riguarda il problema che stiamo esaminando essa riporta, i dati dell’anno scolastico 2009-2010 ignorando che quelli dell’anno 2008-2009 non hanno mai trovato posto in una pubblicazione ufficiale del MIUR.
Per operare un confronto con i dati dei due anni scolastici precedenti si è dovuto tenere conto, operando gli opportuni adeguamenti, che quelli riportati nella citata pubblicazione del SISTAN-MIUR del 2009-10 riguardano un numero di classi che si riferiscono al totale della scuola primaria e quindi comprendono anche quelli delle scuole paritarie e delle scuole delle Regioni autonome della Val D’Aosta e del T. Alto Adige (definite scuole a carattere statale). I dati riguardanti l’orario di frequenza invece comprendono solo la scuola statale e quella a carattere statale.
Pertanto il numero di studenti delle scuole statali a cui riferire correttamente il confronto nelle percentuali che vengono ricavate é in totale di 2.560mila. Quelli iscritti al primo anno sono 510mila e quelli frequentanti le classi dalla seconda alla quinta sono 2.050mila.
Un primo dato molto significativo che emerge da tale analisi riguarda il fatto che nelle classi dalla seconda alla quinta, non ancora pienamente investite dalla controriforma la percentuale degli alunni che hanno frequentato classi a tempo lungo, fino a 39 ore, è precipitata dal 19,2% dell’a.s. 2008-09 all’8,4% dell’anno successivo. Il passaggio a livello nazionale è da 492.674 a 214.935 unità.
Gli alunni frequentanti il tempo pieno a 40 ore settimanali senza compresenze sono stati nelle prime classi il 34,8% (177.480) nelle classi dalla seconda alla quinta il 27,9% (571.950) per un totale di 749.430 alunni pari al 29,2% sul totale (nel 2008-09 questi erano stati 685.908 pari al 26,7%).Rispetto all’a.s. 2007-08 tale percentuale risulta invariata.

Il tempo pieno a 40 ore senza compresenze è aumentato sul piano nazionale quindi di 65.682 unità mentre 286.224 alunni non hanno più l’orario lungo in gran parte con mensa.

Se si considerano le percentuali di andamento dei servizi di tempo pieno (TP) e di tempo lungo (TL) per aree geografiche risulta che nel NORD il TP passa dal 36,9 al 40,8 e il TL dal 24,3 all’11,5. Nel CENTRO il TP passa dal 36,6 al 39,8 e il TL dal 23,5 al 9,6. Nel Mezzogiorno (sud e isole) il TP passa dal 7,7 al 10,9 e il TL dal 13,6 al 4,9.

Si verifica cioè che, quello che rappresentava un servizio molto richiesto e qualificato della scuola primaria, già dopo il primo anno della riforma, subisce un calo vistosissimo che si ridistribuisce con un aumento di circa il 3% di un tempo pieno ridotto a 40 ore senza compresenze e talvolta messo insieme con una pluralità di docenti e con un incremento dell’orario ridotto settimanale di 30 o di 27 ore. Non ha un particolare rilievo, se non a dimostrarne l’ assoluta inconsistenza culturale e di servizio per le famiglie, il fatto che, in tutta Italia, siano stati 3.591 gli alunni pari allo 0,2% che si sono avvalsi del cosiddetto maestro unico a 24 ore di lezione settimanali.
Le statistiche ministeriali non recano traccia delle notizie sul servizio di mensa pur presenti nella scheda di rilevamento statistico di quell’anno. Le riduzioni operate, a partire dal 2010, nei trasferimenti comunali in nome del federalismo fiscale lasciano presagire quale sarà stato l’andamento di tale fenomeno nei due anni successivi.
Quello indicato è il primo significativo bilancio, in termini di servizio della scuola primaria, che scaturisce della tragica controriforma.
Altri dati anche più significativi si possono ricavare dalle tabelle riportate nel Dossier, specie con riferimento alla aree del Sud del paese e all’incremento del numero degli alunni frequentanti con orari brevi di 24, 27 e 30 ore.
Poiché il tempo pieno si è ormai stabilizzato con l’assorbimento di una quota degli orari lunghi è importante conoscere la situazione che al riguardo si è determinata nell’anno scolastico 2010-2011 e quella in atto nell’anno scolastico in corso.
Si tratta di dati che un ministro che rispetti, come preannunciato, il principio della trasparenza, potrebbe far uscire in 24 ore dalle stanze degli uffici ministeriali che attualmente li custodiscono.
Non è difficile prevedere come quel numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti azzerato e rappresenti ormai la caratteristica più rilevante del grave impoverimento della capacità educativa e della riduzione del ruolo di decondizionamento sociale che la scuola primaria ha sempre saputo interpretare nel nostro paese.
Tutto ciò rappresenta solo un ricordo di un felice passato da tenere presente per ripartire e gradualmente ricostruire.

Scarica il dossier con tutti i dati

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Tempo-lungo, chi è costui?

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 marzo 2009

“[...] Per altro credo anche che la riforma della scuola primaria con l’introduzione del maestro unico sia un fatto positivo per la didattica e uno strumento utile per razionalizzare la spesa”

(Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione del Veneto, Comunicato stampa n° 292 del 17/02/2009)

scoa veneta scuola pubblica italiana(con tutto il rispetto per le scope e per chi le usa!)

La questione del “tempo-lungo” emersa in queste ultime settimane è un problema vivo, che coinvolge moltissime famiglie del Veneto. Sono mesi che evidenziamo, tra gli altri, questo particolare aspetto negativo dei provvedimenti sulla scuola: senza compresenze il servizio mensa non si potrà fare!

Scendono in campo, tardivamente e in partenza per una campagna elettorale, sindaci e assessori regionali, ad indicare l’esistenza di un fantomatico “modello veneto virtuoso di scuola”, fatto di esemplare organizzazione scolastica e di offerta formativa. Un “movimento dei sindaci” impegnati in una battaglia per il “tempo lungo”. E il resto? Come dire: “si maestro unico!  si togliete! si tagliate! si … ma salvate il tempo-lungo del Veneto!”

Noi ribadiamo che non è solo per il mantenimento del “tempo-lungo” che ci si deve battere, che non è una questione di “5 ore in più” di organico settimanale per salvaguardare il tempo-lungo, che non c’è un particolare modello di “scuola veneta” da difendere.

É la scuola pubblica italiana, è la scuola delle opportunità, il futuro dei nostri figli e del nostro paese. Questo vorremmo sentirci dire dalla classe politica, da sindaci e assessori regionali!

Se l’obiettivo del “movimento dei sindaci” e dell’Assessore all’Istruzione del Veneto è quello dichiarato di portare a casa da Roma un “gruzzoletto” di insegnanti in più solo per il Veneto o, peggio, per qualche provincia, sicuramente non è il nostro obiettivo.

Per capirci, in dialetto veneto, a noi suona così: xé peso el tacòn del sbrego!

Che cos’è questo “tempo lungo” che a Padova tanto sta a cuore e che è riuscito a smuovere anche gli animi dei sindaci del centro destra, dell’assessore regionale, della stampa … e così via fino a Roma dove si parla di “caso veneto”?  [...] Leggi il seguito di questo post »

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Senza compresenze? Questo non si potrà fare

Pubblicato da comitatonogelmini su 11 gennaio 2009

senza compresenze questo non si può fare

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Tempo Pieno, Tempo lungo e Tempo normale nell’Era della Gelmini

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 novembre 2008

tempo pieno, tempo lungo, tempo normale nell'era della gelminiAlcuni suggerimenti per i genitori e gli insegnanti che vogliono intraprendere il percorso per attivare nuove sezioni a Tempo Pieno, Tempo Lungo o Tempo normale (30 ore).

In questi giorni molti genitori ci hanno chiesto come si potrebbe intervenire nei confronti delle modifiche che la Legge 169 ha introdotto nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie, in particolare per la questione della riduzione dell’orario di servizio che viene proposta in tutti gli ordini.

Questo opuscolo, a cura del Comitato genitori e insegnanti e del CESP di Padova, cerca di fornire una prima possibilità di risposta, vincolata alle norme legislative ora vigenti. Consideratelo un “work in progress” che potrà subire degli aggiornamenti nel caso in cui i riferimenti normativi (raccolti sotto forma di appendice in coda al volume) cambiassero in concomitanza con l’emanazione di nuovi regolamenti applicativi.

Scarica l’opuscolo in formato PDF
Tempo Pieno, Tempo lungo e Tempo normale nell’Era della Gelmini

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Contrastare la politica scolastica della Gelmini e difendere il vero Tempo Pieno

Pubblicato da comitatonogelmini su 10 novembre 2008

coordinamento nazionale per il tempo pienoAppello in difesa della scuola pubblica e del tempo pieno e l’invito a partecipare ad una riunione nazionale che si svolgerà sabato 29 novembre dalle ore 10.00 a Bologna.

Coordinamento Nazionale in difesa del Tempo Pieno e Prolungato
Contrastare la politica scolastica della Gelmini e difendere il vero Tempo Pieno

Cosa intendiamo noi con il termine Tempo Pieno
Il Tempo Pieno è un modello di scuola nato sperimentalmente con la Legge 820 del 1971 e poi cresciuto nel ventennio successivo fino a coprire circa il 20% delle scuole elementari italiane.
La classe a tempo pieno funziona per 40 ore di scuola settimanali ed è affidata a due docenti contitolari che hanno a disposizione 4 ore di compresenza.

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