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USR del Veneto: Indicazioni operative per la nomina dei docenti per le attività alternative a.s. 2012/13

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 settembre 2012

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
22 settembre 2012

 

 

Con nota MIURAOODRVE/UFF.III/13235/C21 datata 21 settembre 2012 l’Ufficio Scolastico regionale del Veneto ha fornito anche per quest’anno scolastico Indicazioni operative per la nomina dei docenti per le attività alternative all’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I e II grado.

La nota ricalca lo schema di quelle analoghe pubblicate (dopo anni di insistenze e con un contributo non indifferente legato al lavoro svolto dai Comitati Buona Scuola del Veneto, vedi qui) negli ultimi due anni scolastici.

Ricapitoliamo i punti principali:

  • Nei confronti degli alunni/studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della Religione Cattolica, devono essere posti in essere tutti gli adempimenti necessari per garantire il diritto di frequentare attività alternative (C.M. n. 61 del 18 luglio 2012).
  • La scelta di non avvalersi della religione cattolica ha effetto per l’intero anno scolastico di prima iscrizione e si considera automaticamente confermata per tutti gli anni scolastici successivi per i quali è prevista l’iscrizione d’ufficio. È fatto salvo il diritto di modificare tale scelta iniziale per l’anno scolastico successivo tramite un’espressa dichiarazione dei genitori, che deve pervenire alla scuola entro il termine delle iscrizioni .
  • E’ compito del collegio dei docenti definire i contenuti delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica.

Ai fini dell’affidamento delle attività alternative, i Dirigenti scolastici devono osservare le disposizioni vigenti:

a)     prioritariamente devono attribuire le ore di attività alternative ai docenti a tempo indeterminato in servizio nella rispettiva scuola, con precedenza nei confronti degli eventuali docenti totalmente in esubero e successivamente nei confronti di quelli che hanno l’obbligo di completare l’orario di cattedra.

b)     nel caso in cui non si possa procedere come indicato nel precedente punto a), i Dirigenti scolastici devono conferire le ore alternative alla Religione Cattolica come ore eccedenti l’orario di cattedra fino al limite massimo di 6 ore. L’invito a comunicare la disponibilità a svolgere le ore alternative deve essere rivolta a tutti gli insegnanti in servizio. La possibilità di effettuare ore eccedenti è estesa anche ai docenti di scuola dell’infanzia (oltre le 25 ore settimanali) e di scuola primaria (oltre le 24 ore settimanali).

c)     qualora non sia possibile procedere nemmeno sulla base di quanto previsto nei punti precedenti, i Dirigenti scolastici potranno stipulare contratti a tempo determinato con supplenti già in servizio per spezzoni orario o contratti a tempo determinato ex novo con aspiranti alle supplenze inclusi nelle graduatorie d’istituto.

Nei casi b) e c), la nomina e la retribuzione dovranno decorrere dalla data di effettivo inizio delle attività e dovranno avere effetto sino al 30 giugno 2012 (per la scuola dell’infanzia) o fino al termine delle lezioni (per gli altri ordini e gradi di scuola).

Per quel che riguarda le modalità di pagamento degli insegnanti, la nota dell’USR richiama la circolare M.E.F. n. 26482 del 7 marzo 2011, la quale chiarisce che:

poiché a seguito della scelta effettuata dai genitori e dagli alunni, sulla base della normativa vigente, di avvalersi dell’insegnamento delle attività alternativa, le stesse costituiscono un servizio strutturale obbligatorio, si ritiene che possano essere pagate a mezzo dei ruoli di spesa fissa.”

Viene segnalato che ai fini dell’attribuzione delle ore da liquidare, in coerenza con le vigenti disposizioni, esistono quattro tipologie di destinatari e le conseguenti modalità di retribuzione:

1. personale interamente o parzialmente a disposizione della scuola;

2. docenti dichiaratisi disponibili ed effettuare ore eccedenti rispetto all’orario d’obbligo;

3. personale supplente già titolare di altro contratto con il quale viene stipulato apposito contratto a completamento dell’orario d’obbligo;

4. personale supplente appositamente assunto, non potendo ricorrere ad una delle ipotesi sopra specificate.

Nell’ipotesi 1), essendo personale già retribuito per l’intero orario, non vi sono oneri aggiuntivi.

Nell’ipotesi 2) le attività alternative, svolte da personale docente di ruolo e non di ruolo, sono liquidate come ore eccedenti sui piani gestionali già utilizzati per il pagamento degli assegni relativi allo stipendio base.

Nell’ipotesi 3) le attività alternative sono liquidate in aggiunta all’orario già svolto e riferite ai piani gestionali già utilizzati per il pagamento degli assegni relativi al contratto principale.

Nell’ipotesi 4) l’onere va imputato al piano gestionale relativo alle spese per le supplenze a tempo determinato dei capitoli di spesa distintamente previsti:

  • scuola dell’infanzia (cap. 2156),
  • scuola primaria (cap. 2154),
  • scuola secondaria di primo grado (cap. 2155),
  • scuola secondaria di secondo grado (cap. 2149).

Viene inoltre richiamata la nota del gestore del sistema informativo del 5.9.2012 (portale SIDI), concernente la disponibilità delle nuove funzioni SIDI per la gestione dei contratti di lavoro (tipologie N23, N24 e N25).

Viene inoltre sottolineato che non è necessaria alcuna preventiva autorizzazione formale alle Istituzioni scolastiche da parte dell’USR, vista la natura obbligatoria di tali attività, che vanno garantite esclusivamente in presenza di studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica.

Le procedure illustrate nella  nota si applicano anche nel caso in cui sia stato scelto lo studio individuale con assistenza di personale docente.

Scarica qui il testo della nota dell’USR del Veneto

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Sindaco occupa il Provveditorato

Pubblicato da comitatonogelmini su 4 settembre 2012

di Federica Cappellato e Ferdinando Garavello
da Il Gazzettino di Padova
4 settembre 2012
Clamorosa protesta del sindaco di Vescovana, Elena Muraro, che ieri, assieme a due assessori e a quattro genitori, ha occupato il provveditorato. Nel Comune della Bassa, per mancanza di alunni, è stata eleminata la prima media. Decisione che ha scatenato la protesta del primo cittadino. I sette hanno occupato il provveditorato non soddisfatti dalle parole del dirigente Paolo Jacolino il quale ha spiegato che il “taglio” è previsto dalla legge e che non dipende da lui. Sul posto è intervenuta la Digos. Dopo una “trattativa”, il sindaco e il suo gruppo ha lasciato gli uffici con la promessa che oggi arriverà una risposta positiva.

Una classe non autorizzata per mancanza del “numero legale” di iscritti e in Provveditorato scoppia la bagarre, con tanto di sindaco asserragliato in attesa del direttore dell’Ufficio scolastico. Irriducibile il primo cittadino di Vescovana, l’avvocato Elena Muraro, che per tutto il giorno ha fatto pressing sul dirigente Paolo Jacolino minacciando di non togliere le tende, lei insieme ad alcuni “fedelissimi”, gli assessori Marzio Pattaro e Fabio Renesto e quattro genitori se lui non avesse detto sì a quella classe di prima media chiesta a gran voce. Il direttore, stretto tra verifiche delle graduatorie, ultimi conteggi delle avvenute immissioni in ruolo, impegnato nelle prossime assegnazioni delle cattedre annuali a livello provinciale, pur non avendo la “delegazione” preso appuntamento, ci ha ugualmente parlato. Spiegnado che la legge è legge, e ripromettendosi di rivedere i conti dei ragazzini iscritti, per valutare se si raggiunge il tetto minimo. Cosa che, per il momento, non c’è. Loro han continuato a far picchetto anche quando Jacolino ha lasciato l’ufficio e se ne è tornato a casa, a lavorare.
      Un fiume in piena, Muraro ha ripetuto quanto scritto, freschissimo di protocollo, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Mario Monti, al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, al governatore del Veneto Luca Zaia, fino alla presidente della Provincia Barbara Degani e al prefetto Ennio Mario Sodano. «Non possiamo accettare passivamente la non autorizzazione solo perchè abbiano 16 iscritti anzichè 18. Qualcuno ragiona per numeri e se non li hai, non hai diritto di esistere. Ecco cosa siamo per i nostri governanti: numeri. Perchè il “piccolo” – protesta il sindaco – che è sempre stato sinonimo di efficienza e controllo del territorio e delle esigenze degli abitanti che vi risiedono, non vale più. Ha molto più valore accentrare, forse perchè nel “grande” è più facile sfuggire ai controlli e c’è un margine di giustificazione più ampio nel «non conoscere» certe situazioni. Così facendo, a chi vuoi che importi se un genitore è costretto a portare suo figlio in una scuola media a dieci chilometri da casa?». È così che si garantisce il diritto allo studio, il sostegno alle famiglie e ai genitori, costituzionalmente garantito? si chiedevano ieri i manifestanti. «Ma garantito a chi? A chi se lo può permettere. E se qualcuno osa dire che il sostegno spetta ai Comuni rispondo – dice con forza Muraro – che non si può cavare sangue dai muri». Il problema sta tutto lì: in quei conti aritmetici che non tornano per l’autorizzazione. «La questione, con i diretti interessati, l’ho sviscerata ampiamente – ribatte altrettanto fermamente Jacolino -. Non sono io a decidere, ma c’è una normativa, un decreto interministeriale tra Istruzione ed Econimia e finanze, che regolamenta la materia. Altrimenti si incorre in danno erariale, finendo davanti alla Corte dei Conti». In base alle “disposizioni relative all’istruzione secondaria di primo grado” (scuola media, ndr), l’articolo 11 Dpr 81/2009, specifica che “le classi prime delle scuole secondarie di I grado e delle relative sezioni staccate sono costituite, di norma, con non meno di 18 e non più di 27 alunni, elevabili fino a 28 qualora residuino eventuali resti. Si procede alla formazione di un’unica prima classe quando il numero degli alunni iscritti non supera le 30 unità”.
      Il corso potrebbe essere sdoppiato tra Boara e Vescovana e qui entra in gioco la decisione del direttore del locale Istituto comprensivo. «Mentre i nostri politici si preoccupano solamente delle alleanze in vista delle prossime elezioni e si arrovellano per mantenere occupata la poltrona, i piccoli Comuni – conclude il sindaco Muraro – si trovano a dover fare da cuscinetto al flagello causato dai tagli indiscriminati che hanno colpito le classi sociali più deboli».
      Alle 17 è intervenuta la Digos che dopo aver parlato telefonicamente con il provveditore ha trovato l’accordo con gli occupanti che, alle 19, hanno lasciato gli uffici. Oggi verrà data una risposta.

Dopo quasi 12 ore di attese, baruffe e tensioni il sindaco di Vescovana, Elena Muraro, è stremata. Ma non perde la sua vis battagliera e affila le armi in attesa di un eventuale secondo round, che andrà in scena oggi negli uffici del provveditorato di Padova se non arriverà il via libera alla composizione della classe della discordia.
      La “visita” al provveditorato padovano è servita a qualcosa?
      «Questa giornata è servita almeno a fare in modo che qualcuno ci desse un pò di attenzione. Le nostre precedenti richieste non hanno ottenuto alcuna risposta e il provveditore ci ha dato ascolto solo dopo molte ore, che abbiamo passato asserragliati negli uffici di Padova».

      Ma ne è valsa la pena?
      «Visto cosa siamo stati costretti a fare perché si degnassero di darci una minima attenzione mi auguro vivamente che una soluzione venga trovata in tempi rapidi».

      Cosa farete se, nonostante le trattative e il presidio, non verrà trovata una soluzione positiva?
      «Se non ci sarà concesso di fare la prima classe della scuola media mi convincerò che si tratta di una ripicca».

      Questa classe si farà oppure no?
      «Sarà meglio che ce l’approvino. In caso contrario torneremo e siamo pronti a rimanere qui anche più a lungo. Se arriverà invece una risposta positiva sono pronta a ritirare tutto ciò che ho detto sul provveditore agli studi».

      Quali sono i termini dell’accordo?
      «Entro domattina (oggi ndg) il provveditorato tenterà di trovare una soluzione e ci farà sapere entro le 10.30 telefonicamente il risultato di questo progetto. Entro le 12.30, invece, riceveremo la risposta per iscritto».

      Era proprio necessario uno scontro simile per portare avanti la trattativa?
      «Si vede che a volte bisogna arrivare a questi estremi, evidentemente. L’anno scorso avevamo solo 14 preiscrizioni all’inizio dall’estate, ma è stata trovata una soluzione e la risposta ci è arrivata a luglio. Quest’anno invece abbiamo saputo tutto solo a pochi giorni dall’inizio delle scuole».

      Cosa è accaduto durante la lunga attesa?
      «É successo che il provveditore non voleva parlare con noi, è addirittura andato via di nascosto dicendo che aveva altri impegni e per noi era quasi impossibile contattarlo. Poi la mediazione delle forze di polizia, alle quali va tutto il mio ringraziamento, lo ha convinto a incontrarci. Certo che avrebbe potuto farlo molto prima, siamo dovuti ricorrere a un’azione di forza».

      La situazione che state vivendo a Vescovana è un caso limite?
      «Sicuramente ci sono altri paesi che vivono situazioni simili, mi auguro solo che non abbiano trovato qui le barricate che abbiamo trovato noi. Voglio ribadire ancora una volta che noi abbiamo la stessa dignità di un provveditore e che nessuno si può permettere di trattarci come pezze da piedi».

      Cosa dirà ai suoi cittadini, una volta tornata a casa?
      «Non servirà che io dica assolutamente nulla. C’erano qui con me dei genitori dei bambini che dovrebbero andare in prima media a Vescovana e parleranno loro con gli altri. Anche perché difficilmente, se non avessi questi testimoni, la gente crederebbe a quello che è accaduto qui».

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A Monselice: accorpamento, la rabbia delle famiglie

Pubblicato da comitatonogelmini su 10 maggio 2012

di Francesca Segato
da Il Mattino di Padova
10 maggio 2012

Una sala consiliare strabordante di genitori ha assistito al consiglio “aperto” richiesto dal centrosinistra, per discutere, almeno a posteriori, l’unificazione di Zanellato e Guinizelli nel mega istituto da quasi duemila alunni fortemente voluta dal sindaco Lunghi.

Dopo una discussione durata più di tre ore e mezza, è stata votata all’unanimità una mozione che invita a mantenere uno stretto controllo sugli esiti dell’operazione. Almeno una settantina gli spettatori, che hanno anche esposto un cartello con i numeri del mega istituto. A turno, hanno preso la parola genitori, insegnanti, sindacalisti, poi il dirigente scolastico, infine gli amministratori.

«Gli iscritti per il prossimo anno scolastico sono 1999» esordisce Monica Buson, uno degli autori del dossier sull’accorpamento. «Le iscrizioni non sono in calo: negli ultimi cinque anni c’è stato un più 82%». Su tutto, la preoccupazione per il taglio del personale Ata (il personale non docente della scuola), che potrebbe calare di 12-13 unità.

«Un problema di cui l’amministrazione comunale non ha tenuto conto» afferma Carlo Salmaso dei Cobas «superare la soglia dei 1200 alunni comporta, per le tabelle ministeriali, una drastica perdita di collaboratori scolastici».

Giovanni Vascon, Cisl, aggiunge che c’era tempo per decidere fino al 2014, ma Lunghi e il resto della giunta avevano fretta che il dirigente scolastico Scalzotto conquistasse il record di comandare il più affollato istituto scolastico del Veneto. «Forse con più riflessione non si sarebbero creati tutti questi disagi» concorda Teresa De Santis, Cgil. Riporta invece gli esiti di un sondaggio, condotto tra i genitori dell’istituto Guinizelli, la presidente del relativo comitato genitori, Catia Mori. Tra le famiglie che hanno risposto (il 27%), l’89% conosce il problema dell’accorpamento. Il 27% l’ha saputo dai rappresentanti di classe, il 29% dal passaparola, il 21% dalla stampa: manca comunque l’informazione da parte istituzionale. Quanto al che fare ora, il 38% dei genitori è favorevole a una commissione di vigilanza. La proposta avanzata appunto dai rappresentanti della “Guinizelli”.

«Sarà fondamentale ora ottenere qualche collaboratore scolastico in più» evidenzia il presidente del consiglio di istituto della Zanellato, Luigi Pastò. «L’amministrazione deve attivarsi». Interviene anche Carla Montelatici, come Rsu degli insegnanti: «L’organico per i docenti è assicurato» spiega «ma c’è il problema degli Ata».

«Abbiamo la quasi garanzia che la quota disponibile di personale Ata sarà assegnata a istituti come il nostro» tenta di rassicurare il sindaco Francesco Lunghi. Che insieme all’assessore all’Istruzione Gianni Mamprin e al dirigente scolastico Eliana Scalzotto, ribadisce le ragioni della scelta. «I due istituti stanno già lavorando bene, in sinergia» motiva la Scalzotto. «Sarebbe stato meglio fare una serie di incontri per far condividere a tutti il percorso dell’accorpamento» riconosce Lunghi, dopo che ha preso la decisione senza consultare nessuno il penultimo giorno dell’anno. «Sono d’accordo per il monitoraggio». Contrattacca dall’opposizione Francesco Miazzi: «Non potete prendere in tre decisioni che ricadono su duemila bambini e sulle loro famiglie. Dovevano essere i genitori a scoprire che grazie alla vostra decisione le nostre scuole perderanno dodici bidelli?».

Alla fine, la mozione proposta è stata approvata con voto unanime, dopo un emendamento che “lima” sulle premesse: in sostanza, prevede un monitoraggio sugli effetti dell’accorpamento e impegna sindaco e amministrazione ad attivarsi per ottenere un maggior numero di collaboratori scolastici. Bocciato, invece, l’emendamento di Miazzi per chiedere ai vertici regionali di sospendere per un anno l’accorpamento: erano a favore solo centrosinistra, Udc e i Pdl Drago e Nosarti.

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Nota dell’U.S.R. del Veneto sulla determinazione degli organici di diritto: anche quest’anno più realisti del re!

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 aprile 2012

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
25 aprile 2012
Nella giornata di ieri l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto ha pubblicato la nota MIUR/AOODRVE/UFF.III/5585/C21 relativa alle Indicazioni operative e all’assegnazione del contingente dell’organico di diritto per l’anno scolastico 2012/13 della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e degli insegnanti di sostegno. Per la scuola secondaria seguirà a breve una nota ad hoc.

 

La nota, come tutte le ultime comunicazioni provenienti dall’USR è firmata dalla dr.ssa Gianna Miola, vice direttore generale, ma di fatto diventata la persona che gestisce l’Ufficio.

Il documento, piuttosto corposo e che vi invitiamo qui a leggere nel dettaglio, puntualizza diversi aspetti del percorso di assegnazione e di utilizzo degli organici per il prossimo anno scolastico, legandoli al testo della C.M. n. 25 del 29 marzo 2012 – schema di decreto interministeriale – Organico di diritto personale docente a.s. 2012/2013: cercheremo di seguito di richiamare le cose che ci sono sembrate più importanti.

Formazione delle classi per le scuole di ogni ordine e grado

Viene ribadito che le sezioni di scuola dell’infanzia e le classi di ogni ordine e grado dovranno essere costituite secondo i criteri e i parametri numerici indicati nelRegolamento recante norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’art. 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133” approvato con D.P.R. 20 marzo 2009 n. 81, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 luglio 2009 n. 151, che ha sostituito integralmente il D.M. 24 luglio 1998 n. 331 e il D.M. 3 giugno 1999; per facilitare il lavoro vengono riassunti in una tabella i parametri principali:

Tipologia di scuola

 

numero minimo di alunni

 

numero massimo di alunni

classi iniziali

scuola dell’infanzia (art.9) 18 26 (fino a 29)
scuola primaria (art.10)

 

15 (classi iniziali e successive alla prima) 27
comuni montani 10  
pluriclassi 8 18
scuola secondaria di I grado (art.11)

 

18

 

27 (fino a 28) elevabili a 30 solo nel caso di un’unica prima
  • mantenimento cl. successive alla prima (numero medio)
20 30
scuola secondaria di II grado (art.16) - 27

 

27 totali – con almeno 12 alunni per il gruppo minoritario
  • mantenimento cl. finali
10

 

 
  • mantenimento cl. intermedie
22  
           classi articolate 27 totali – con almeno 12 alunni per il gruppo minoritario  

La nota dimentica però di sottolineare che il D.P.R. 20 marzo 2009 n. 81 permette di derogare a questi limiti fino al 10% anche nelle scuole primarie e nelle secondarie di II grado, di fatto innalzando i valori massimi rispettivamente a 30 e 33 alunni: ci preme sottolinearlo perché nelle nostre realtà territoriali negli ultimi due anni si sono già registrati diversi casi in cui questi valori sono stati raggiunti, con conseguenze nefaste per la didattica.

Inoltre le classi e le sezioni che accolgono alunni disabili dovranno formarsi, di regola, rispettando i seguenti limiti:

classi con la presenza di 1 alunno disabile: massimo 25 alunni

classi con la presenza di 2 alunni disabili: massimo 20 alunni

classi con la presenza di 1 alunno disabile grave, nel caso di esplicita e motivata necessità di riduzione del numero di alunni (c. 2, art. 5, DPR 81/2009): massimo 20 alunni.

Richiami specifici per la scuola dell’infanzia

Non dovrà essere superato, nell’organico di diritto provinciale, il numero di posti attivato nell’organico di fatto del corrente anno scolastico 2011/12: detto più semplicemente non potranno essere attivate nuove sezioni di scuola dell’infanzia in tutto il territorio regionale: ancora una volta viene di fatto incentivata la presenza delle scuole parificate a cui l’utenza deve rivolgersi per la cronica carenza di strutture statali (siamo in assoluto la regione in cui il numero di scuole parificate è in percentuale il più alto dell’intera Italia: il 67% dei nostri alunni non può utilizzare scuole statali e deve rivolgersi a strutture private! [vedi qui i dati])

Inoltre viene ricordato che, qualora le richieste di iscrizione siano in numero superiore alla capienza delle sezioni, deve essere data la precedenza ai bambini che compiono tre anni di età entro il 31 dicembre 2012.

Richiami specifici per la scuola primaria

Lunga e articolata la parte della nota rivolta alle scuole primarie.

Viene inizialmente richiamata l’esclusiva responsabilità dei Dirigenti scolastici sia nel proporre all’Amministrazione scolastica classi non a norma, sia nel corretto utilizzo delle risorse di organico assegnate all’istituto.

A seguire si sottolinea che il contingente assegnato dal MIUR alla regione Veneto, anche se leggermente incrementato rispetto a quello autorizzato per l’a.s. 2011/12, non consente di far fronte in modo completo al consistente incremento del numero degli alunni e quindi è necessario prestare la massima attenzione nell’utilizzo delle risorse di organico, in modo che le stesse rispondano innanzitutto alle esigenze delle classi a norma, costituite cioè nel rispetto dei parametri numerici fissati dal D.P.R. n. 81/2009.

Per l’a.s. 2012/13, il calcolo dell’organico di ogni istituto, operato dal sistema informativo, viene effettuato moltiplicando per 27 il numero delle classi prime, seconde, terze e quarte, per 30 quello delle classi quinte e dividendo il prodotto per 22 (orario contrattuale d’obbligo d’insegnamento di ciascun docente).

Il risultato dell’operazione costituisce l’organico d’istituto, in termini di posti cattedra e spezzoni orario, che si incrementa in caso di funzionamento di classi a tempo pieno, che devono funzionare a 40 ore settimanali con due insegnanti.

Fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto prevedeva la C. M. n. 25 del 29 marzo 2012.

Nel seguito, però, intervengono alcune interpretazioni che consolidano le scelte già effettuate lo scorso anno scolastico dall’USR, interpretazioni che forzano anche questa volta in modo poco ortodosso il testo ministeriale; il problema è collegato all’utilizzo delle ore “tolte” alle future classi quarte per ottemperare al calcolo dell’organico.

Fino all’attuale anno scolastico le classi quarte venivano conteggiate a 30 ore, il prossimo a 27 (ciò è legato al fatto che anche nelle quarte entrerà la ristrutturazione Gelmini).

Bene, nella circolare 25 del MIUR, a proposito di queste ore viene detto che: “Le economie che si determinano per il trascinamento dell’attuazione della riforma vanno comunque utilizzate nella stessa scuola per il potenziamento dell’offerta formativa e del tempo”.

Il testo della nota dell’USR recita invece così: Le economie derivanti dalle tre ore delle classi quarte a tempo normale saranno utilizzate nella stessa scuola qualora consentano la salvaguardia della titolarità dei docenti, evitando quindi l’insorgere di situazioni di soprannumero.

Quindi nella nostra regione le ore saranno “restituite” solamente in quelle scuole in cui genererebbero situazioni di sovrannumerarietà; si tratta, come accaduto in altre occasioni (docenti specialisti d’inglese lo scorso anno scolastico) di un tentativo di racimolare qua e là scampoli di ore per costituire qualche posto aggiuntivo: ma se di questi posti c’è effettivamente bisogno (e c’è, o come c’è…) perché non deve provvedere direttamente il MIUR assegnando organici adeguati? Perché solo ad alcune scuole saranno lasciate le ore delle quarte, non permettendo a tutte in egual modo di utilizzare questa piccola boccata di ossigeno arrivata dopo tre anni di tagli indiscriminati?

Classi a Tempo Pieno

La possibilità di accogliere le richieste relative alle classi prime che chiedono di funzionare a tempi pieno avverrà secondo il seguente ordine di priorità:

1)     nello stesso Istituto, attribuzione di tante nuove prime a tempo pieno quante sono quelle attualmente funzionanti;

2)     concessione di nuove classi a tempo pieno alle istituzioni scolastiche ove attualmente non è attivata tale tipologia di classi;

3)     incremento di classi a tempo pieno nelle scuole dove è già presente questo tipo di classi.

Le classi a tempo pieno successive alle prime saranno attivate, al fine di garantire la continuità didattica, in numero pari alle precedenti classi della stessa tipologia avviate nel corrente anno scolastico.

Per l’a.s. 2012/13 non è pertanto consentito attivare ulteriori classi a tempo pieno oltre a quelle che garantiscono la continuità dei corsi già formalmente avviati.

La nota sottolinea inoltre l’obbligo di far funzionare le classi a t.p. per non meno 40 ore settimanali, comprensive del tempo dedicato alla mensa, con rientri pomeridiani.

Solo le 4 ore in più rispetto alle 40 settimanali potranno essere utilizzate, nell’ambito dell’organico d’istituto, per l’ampliamento del tempo scuola e per altre attività, sulla base del Piano dell’offerta formativa.

In seguito la nota riporta che “dai dati del monitoraggio avviato da questa Direzione, riguardante il tempo scuola attivato nelle scuola primaria per l’a.s. in corso, risulta che non sempre le risorse di organico vengono impiegate in maniera corretta e legittima”.

A tal fine si evidenzia che, pur nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, devono comunque essere rispettate le seguenti regole e priorità:

1)    l’orario delle classi a tempo pieno, formalmente autorizzate dall’UST, non deve essere inferiore alle 40 ore settimanali, comprensive della mensa. Residuano pertanto solo 4 ore da utilizzare come di seguito indicato;

2)    l’orario delle classi ordinarie (27 o 30), non deve essere ridotto per coprire le ore di mensa, nell’ipotesi di tempo scuola organizzato su cinque giorni;

3)    le 4 ore che residuano per ogni classe a tempo pieno, e le ore che si liberano per la presenza del docente esterno di religione cattolica o per altre cause, devono prioritariamente essere impiegate come segue:

a)     garantire la continuità del tempo scuola con rientri pomeridiani avviato negli anni scolastici precedenti, assicurando la copertura del tempo mensa;

b)     garantire il più possibile la copertura delle attività alternative alla Religione cattolica;

c)     organizzare con rientri pomeridiani, sulla base delle richieste delle famiglie, le future classi prime non a tempo pieno, assicurando la copertura del tempo mensa, compatibilmente con le risorse orarie disponibili;

d)     organizzare  attività didattiche ed educative in base al Piano dell’offerta formativa.

Queste indicazioni, che non compaiono nel testo della C.M. n. 25 del MIUR, sono state redatte autonomamente dall’USR; segnaliamo che, come già accaduto altre volte, questa rigida interpretazione servirà a rendere sempre più difficile (se non addirittura impossibile) usare qualche ora di contemporaneità nelle classi a tempo pieno; detto in altri termini, dove finora non erano arrivati ne Gelmini gli scorsi anni, ne Profumo quest’anno, arriva Gianna Miola, condannando definitivamente a lezioni solo ed esclusivamente frontali gli alunni che frequentano i tempi pieni del Veneto.

Infine per il secondo anno consecutivo l’USR interviene con proprie istruzioni in merito agli insegnanti specialisti di lingua inglese.

La C. M. n. 25 del 29 marzo 2012 del MIUR in merito recita:

L’insegnamento della lingua inglese è impartito in maniera generalizzata, nell’ambito delle classi loro assegnate, dai docenti in possesso dei requisiti richiesti, per le ore previste dalla normativa vigente (un’ora settimanale nelle classi prime, due ore nella classi seconde, tre ore nelle restanti classi). A tal fine il dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti, adotta le soluzioni organizzative utili a garantire in tutte le classi l’assegnazione di un docente in possesso dei titoli per tale insegnamento. Le SS.LL., nel corso delle apposite conferenze di servizio, avranno cura di richiamare l’attenzione dei dirigenti scolastici su tale adempimento.

Solo per le ore di insegnamento di lingua straniera che non sia stato possibile, in nessun modo, coprire attraverso l’equa distribuzione dei carichi orario, sono istituiti posti per docenti specialisti, nel limite del contingente regionale. Di regola viene costituito un posto ogni 7 o 8 classi, sempreché per ciascun posto si raggiungano almeno 18 ore di insegnamento settimanali.

Leggiamo ora come ha deciso di “ampliare” le indicazioni l’USR del Veneto:

In relazione alle differenziate situazioni che si verranno a determinare nelle istituzioni scolastiche in ragione della necessità più o meno consistente di fare ricorso agli specialisti di lingua inglese, aggiuntivi rispetto all’organico di base calcolato secondo i parametri previsti dalla normativa vigente, si forniscono le seguenti indicazioni operative.

Le SS.LL., dopo aver effettuato la prima assegnazione del predetto organico di base, prenderanno in esame le richieste dei Dirigenti delle scuole dove, dopo aver coperto nella misura massima possibile le ore/posti di lingua inglese con i docenti titolari specializzati (o in possesso degli altri requisiti), si presenta la necessità di nominare, sui posti residuati da tali operazioni, altri insegnanti di lingua inglese (specialisti).

Provvederanno quindi ad autorizzare tali posti di lingua inglese e, nello stesso tempo, a detrarre un corrispondente numero di posti e ore comuni, pari al numero di posti e ore di lingua inglese da assegnare agli specialisti.

In questo modo si raggiunge un equilibrio tra gli organici delle istituzioni scolastiche, altrimenti differenziati in relazione alla presenza più o meno consistente di specialisti di lingua inglese.

Tradotto in lingua italiana: siccome potrebbe succedere che in una scuola non ci siano sufficienti insegnanti “normali” con i requisiti per insegnare lingua inglese, noi vi diamo lo specialista, come indicato dal ministero, ma contemporaneamente vi togliamo dall’organico un insegnante “normale”.

Questa ulteriore razionalizzazione (che viene spacciata per “riequilibrio dell’organico”, pur sapendo che praticamente in quasi tutte le istituzioni scolastiche c’è la necessità di almeno uno specialista di lingua inglese) toglierà alle scuole la possibilità di recuperare un minimo di ore da poter sfruttare come contemporaneità, supplenze temporanee, recupero alunni svantaggiati, attività alternativa alla religione cattolica.

E’ anche grazie a questo sagace uso degli organici che il prossimo anno scolastico i nostri bambini potranno avere solo ed esclusivamente ore frontali di lezione, totale assenza di laboratorialità (con buona pace delle Indicazioni Nazionali…) e classi smembrate suddivise nelle altre quando un docente sarà assente da scuola.

A questo punto l’incipit della notaTenuto conto che il contingente assegnato dal MIUR a questa regione, anche se leggermente incrementato rispetto a quello autorizzato per l’a.s. 2011/12, non consente di far fronte in modo completo al consistente incremento del numero degli alunni rende solo più palese il fatto che, ancora una volta, gli scherani (l’USR) riescono ad essere peggiori del re (MIUR).

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Scuola: Monselice fronte comune con Cittadella

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 aprile 2012

di Ca.B.
da Il Gazzettino
19 aprile 2012
Genitori contrari alla fusione degli istituti nel comprensivo
 

Cittadella come Monselice: città unite dalla lotta di alcuni genitori contro l’accorpamento delle scuole in un unico istituto comprensivo. L’altra sera alcuni genitori della città della Rocca sono stati invitati a Cittadella per discuterne, dal momento che i numeri dei due Comuni sono analoghi: i nuovi istituti conteranno 1915 alunni a Cittadella e 1992 a Monselice. I genitori hanno quindi deciso di riunirsi in un fronte comune, una sorta di gemellaggio per decidere assieme le mosse da intraprendere al fine di aprire un dibattito in tutta la Regione sulla scuola e sulle scelte che la possano davvero rilanciare. Intanto a Monselice si attende la convocazione del consiglio comunale straordinario, richiesto dall’opposizione, per affrontare l’argomento e valutare la proposta di mozione del centrosinistra. Una proposta che è stata protocollata dopo che il sindaco Francesco Lunghi ha negato ai consiglieri di minoranza la possibilità di effettuare un incontro pubblico sull’argomento nella sala consiliare. «Il dibattito nel consiglio comunale avrà come obiettivo primario quello di chiarire le varie problematiche emerse – spiega l’opposizione – e capire quali interventi sono ancora possibili per limitare i danni di questa scelta, a partire dal serio pericolo che da 33, si passi a 21 collaboratori scolastici». E proprio sulla prospettiva di taglio del personale verte la proposta di mozione, che impegna il sindaco e la giunta «a farsi interpreti delle preoccupazioni emerse, intervenendo presso gli uffici preposti, al fine di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali degli operatori scolastici».

 

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Comitati Buona Scuola del Veneto: troviamoci a Vicenza il 6 marzo

Pubblicato da comitatonogelmini su 2 marzo 2012

di Assemblea per la Difesa della Scuola Pubblica – Vicenza

Il prossimo incontro regionale dei Comitati Buona Scuola del Veneto si svolgerà a

VICENZA
MARTEDI’ 6 MARZO
ORE 20.00

presso l’Istituto per Geometri A. CANOVA – via Astichello 195

con il seguente odg:

    • l’Urlo della scuola
    • Prove Invalsi
    • Progetto VALeS
    • Legge di Iniziativa Popolare
    • varie

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La farsa del finanziamento dei Piani dell’Offerta Formativa e di formazione e aggiornamento, anno 2011/2012: il caso della regione Veneto

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 gennaio 2012

 
di Carlo Salmaso
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
9 gennaio 2012

Il 19 dicembre 2011 Il MIUR ha emanato la nota prot. n.8448 relativa al finanziamento dei Piani dell’Offerta Formativa e di formazione e aggiornamento nelle istituzioni scolastiche, in applicazione della L. 440/1997 e della direttiva attuativa n. 102 del 7 novembre 2011, per l’anno scolastico 2011/2012.

Nel documento, firmato dal direttore generale dr.ssa Carmela Palumbo, viene ribadito che la direttiva n. 102 del 7 novembre 2011 ha definito, ai sensi dell’art. 2 della Legge 18 dicembre 1997, n. 440, gli interventi prioritari e i criteri generali per la ripartizione delle somme, le indicazioni sul monitoraggio, il supporto e la valutazione degli interventi previsti dalla legge medesima per l’anno scolastico in corso.

Al punto 1 della stessa direttiva venivano individuati, tra gli altri, come prioritari, nel quadro e nel rispetto dell’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo delle istituzioni scolastiche, gli interventi sia per l’ampliamento dell’offerta formativa nell’ambito dei piani definiti dalle istituzioni scolastiche in rete, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, sia per la formazione del personale della scuola.

La nota specifica che lo stanziamento assegnato per la realizzazione dei progetti contenuti nei Piani dell’Offerta Formativa e per la Formazione da erogare a tutte le istituzioni scolastiche italiane per l’anno scolastico 2011/2012 ammonta ad euro 11.900.000, di cui euro 1.000.000 da destinarsi a progetti relativi ai licei musicali.

Detto in altro modo i fondi a disposizione per quest’anno scolastico sono complessivamente pari a 10.900.000 di euro.

Cosa dovrebbero riuscire a fare le singole istituzioni scolastiche con questi fondi?

Il documento specifica che: Le iniziative da intraprendere dovranno costituire oggetto di un organico piano dell’offerta formativa definito dalle singole scuole che favorisca il diritto ad apprendere e la crescita culturale di tutti gli studenti, valorizzando le diversità, promuovendo le potenzialità di ciascuno e adottando tutti gli strumenti utili al raggiungimento del successo formativo.

Inoltre, lo stanziamento è assegnato per le attività di supporto alle Istituzioni Scolastiche che svolgono – anche su una dimensione di rete – azioni di particolare complessità e rilevanza nei processi di innovazione didattica ed educativa, da intraprendere in collaborazione ed in coerenza con le esigenze e la particolarità delle comunità locali”.

Non basta perché, in aggiunta a quanto già enunciato, gli interventi di finanziamento dovranno inoltre essere rivolti a progetti analoghi a quelli promossi e realizzati a livello nazionale, in modo da sostenere piani di formazione a carattere permanente e coerenti con i processi di innovazione in atto.

In aggiunta “l’ampliamento dell’offerta formativa dovrà incentivare, inoltre, l’accoglienza di studenti appartenenti a famiglie straniere e garantire la promozione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” attraverso la realizzazione di percorsi multidisciplinari che mirino allo studio della nostra Costituzione come strumento di tutela dei diritti del Cittadino e al contempo, promozione della cultura della legalità, di cittadinanza attiva e di partecipazione democratica”.

Infine per quanto concerne le attività di formazione e aggiornamento, le medesime saranno legate principalmente ai processi di riordino del sistema scolastico in atto. In via prioritaria dovranno favorire la formazione linguistica in inglese dei docenti della scuola primaria e le metodologie “CLIL” per i docenti della scuola secondaria di secondo grado”.

Viene anche ricordato che a livello territoriale, in base a quanto indicato dalla Direttiva n. 102/2011, gli Uffici Scolastici Regionali, d’intesa con l’Amministrazione Centrale, dovranno destinare specifici interventi per il monitoraggio dell’uso dei finanziamenti della Legge 440/97, da effettuarsi su tutte le Istituzioni Scolastiche appartenenti al sistema nazionale di istruzione e formazione, con particolare riguardo alla ricaduta e all’efficacia dei progetti finanziati.

La nota si conclude fornendo un allegato in cui vengono indicati, per ogni regione, gli importi complessivamente stanziati.

Questo, in sintesi, il testo della nota.

Mi permetto di aggiungere alcune considerazioni personali.

Dall’allegato citato si evince che alla regione Veneto sono assegnati per il presente anno scolastico 836.116 euro.

Il 9 settembre 2011, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto ha pubblicato un’indagine dal titoloUNA SCUOLA PER CRESCERE, UNA SCUOLA PER LO SVILUPPO - Tutti i numeri della scuola veneta al via dell’anno scolastico 2011/12.

Da questo documento, ricco di dati e di statistiche, si possono ricavare le seguenti informazioni relative alle scuole statali per l’anno scolastico in corso:

  • istituzioni scolastiche:               701
  • alunni:                                     596.200
  • classi e sezioni:                       27.967
  • insegnanti:                               48.438

Dunque, con questi numeri a portata di mano, proviamo a fare due conti.

Suddividendo in maniera proporzionale la cifra messa a disposizione dal Miur, a ciascuna istituzione scolastica verranno assegnati circa 1.193 euro, o, se preferite, circa 1,40 euro a studente, circa 30 euro per ogni classe, circa 17 euro per insegnante.

Quindi, con questa esorbitante somma a disposizione, le nostre scuole dovranno nell’ordine:

  1. ampliare la loro offerta formativa;
  2. supportare lo svolgimento di azioni di innovazione didattica ed educativa legate alla specificità del territorio;
  3. sviluppare progetti permanenti per sostenere la formazione legata alle innovazioni introdotte dalla cosiddetta “riforma Gelmini”;
  4. incentivare l’accoglienza degli studenti stranieri;
  5. promuovere l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” attraverso percorsi multidisciplinari.
  6. svolgere le attività di formazione e aggiornamento, principalmente connesse ai processi di riordino del sistema scolastico, prioritariamente orientate alla formazione linguistica in inglese.

Se la situazione non fosse tragica, verrebbe quasi da ridere!

Gli stanziamenti sono stati drasticamente ridotti rispetto agli anni passati, in particolare passando dai 36.000.000 di euro del 2009 agli attuali 11.900.000 del 2011; contemporaneamente, i fondi complessivi a disposizione per la legge 440/97 sono scesi negli ultimi tre anni da 140.524.000 euro dell’E.F. 2009 agli 87.872.477 dell’E.F. 2011 (ricordiamo che quando è entrata in vigore l’autonomia scolastica, gli stanziamenti complessivi previsti dalla legge 440/97 erano, nel 2001, 269,2 milioni di euro: c’è stato, quindi, un taglio del 70%!).[vedi qui e qui]

Inoltre, va segnalato che dei fondi del 2010 si è persa ormai ogni traccia; probabilmente sono stati utilizzati per incrementare gli stanziamenti per il funzionamento amministrativo e didattico o per coprire qualche altro “buco” di bilancio.

Da ultimo, oltre il danno, la beffa legata al monitoraggio dell’uso dei finanziamenti della Legge 440/97, da effettuarsi su tutte le Istituzioni Scolastiche appartenenti al sistema nazionale di istruzione e formazione, con particolare riguardo alla ricaduta e all’efficacia dei progetti finanziati”.

Sarebbe veramente interessante se il Miur ci fornisse un’apposita chiave di lettura per capire come valuta la “ricaduta e l’efficacia dei progetti finanziati”, visto l’ammontare della cifra a disposizione di ogni scuola, con buona pace della qualità dell’offerta formativa!

Non so se il neo ministro Profumo è a conoscenza di questa ennesima “fregatura” data alla scuola statale; ritengo comunque che, prima di continuare con la litania ininterrotta sulla valutazione e la meritocrazia, chi ci governa dovrebbe fare un serio esame di coscienza.

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Assemblea dei Comitati Buona Scuola del Veneto: 1 dicembre a Padova

Pubblicato da comitatonogelmini su 23 novembre 2011

 

Padovapresso la sede del CESP in viale Cavallotti, 2 – c/o ADL (zona S. Croce)

1 dicembre 2011 – ore 20.45

ASSEMBLEA

dei Comitati Buona Scuola del Veneto 

In preparazione dell’incontro nazionale delle associazioni e dei comitati “Per una Buona Scuola della Repubblica” del 4 dicembre a Bologna discuteremo di:

  • valutazione ed Invalsi, anche alla luce delle novità della lettera di Berlusconi alla BCE

  • aule sovraffollate, sicurezza e benessere a scuola

  • cambio di ministro: con Profumo cambierà davvero qualcosa per la scuola?

  • iniziative da proporre sul territorio a difesa della scuola pubblica.

Partecipate e passate parola!

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Comitati Buona Scuola del Veneto: sintesi dell’incontro svolto a Treviso il 13 ottobre

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 ottobre 2011

di Carlo Salmaso
22 ottobre 2011

 

All’incontro erano presenti circa venticinque persone, in rappresentanza della seguenti realtà territoriali:

  • Scuolandia Treviso
  • Comitato genitori Treviso
  • Assemblea Difesa Scuola Pubblica Vicenza
  • Salva la Scuola Pubblica Alto Vicentino
  • Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica Padova
  • Cesp – Cobas Scuola Padova
  • Comitato genitori Venezia
  • Cesp – Cobas Scuola Venezia

La riunione, indetta su sollecitazione di un gruppo di rappresentanti padovani (vedi qui), ha toccato i vari argomenti di seguito sintetizzati.

1.     La necessità del tentativo di riannodare i percorsi, provando a sostenersi reciprocamente tra comitati per la scuola pubblica che lavorano nelle varie province del Veneto; l’iniziativa potrebbe ripartire unificandosi su questi temi:

  • la sicurezza nella aule “pollaio” (dopo alcune sentenze dei TAR [qui]ed un esempio importante di successo in una scuola di Venezia[qui]), con il coinvolgimento, laddove possibile, degli studenti delle scuole superiori;
  • il contrasto alle prove Invalsi: ai problemi già sollevati negli scorsi anni. quest’anno si aggiunge quello che il ministro Gelmini li vuole collegare alla retribuzione degli insegnanti in modo proporzionale ai risultati ottenuti (vedi qui);
  • la questione degli organici, legata anche alle ore alternative all’IRC;
  • una serie di incontri a tema, “coperti” dal CESP che è ente accreditato per la formazione, nella forma di iniziative mattutine con i docenti e di iniziative serali con i genitori;
  • il potenziamento dell’uso della mailing list dei Comitati Buona Scuola del Veneto: sarebbe opportuno che in essa confluissero tutti i materiali prodotti dalle singole realtà, lasciando a ciascuno la possibilità di poterli riadattare e riusare contestualizzandoli al proprio territorio di riferimento;
  • la riproposizione del lavoro di discussione, di presentazione e di diffusione della Legge di Iniziativa Popolare “per la buona scuola della Repubblica” (vedi qui), come occasione di convergenza su alcuni temi contenuti nel documento che ancora sono attuali nel dibattito.

2.     Gli orientamenti dei partiti di centrosinistra (PD in primis) sulla politica scolastica, espressi nel corso di manifestazioni pubbliche, non prevedono grandi trasformazioni rispetto al triennio Gelmini (ad occuparsi di scuola nel PD sono ex democristiani) e quindi, indipendentemente da chi governerà nella prossima legislatura, sarà in ogni caso necessario riorganizzare l’iniziativa dal basso.

3.            In che modo gli insegnanti possono contribuire alla battaglia sui “beni comuni”, spiegando prima di tutto che la scuola è bene comune. Ma che cosa vuol dire che la scuola è per noi bene comune? Cioè: che scuola vogliamo? Occorre spiegarlo, occorre chiarirlo, dobbiamo fare una nostra proposta che dia un significato alla considerazione della scuola come “bene comune”. Dobbiamo proporre il modello precedente la scuola della Gelmini, pensando che andasse bene così com’era e che solo la Gelmini abbia devastato una struttura che funzionava, oppure siamo in grado di fare altre proposte? I docenti delle primarie dichiarano di preferire il ritorno ai primi anni 2000, e lo si può capire: ma i docenti delle superiori? La scuola superiore si è trasformata ben prima della Gelmini (legge sull’autonomia, scuola – azienda ecc.). Occorre allora pensare ad un’altra scuola in rapporto ad un altro modello di sviluppo: dobbiamo fare proposte concrete sulla scuola che vogliamo, ma allargando la prospettiva a tutti gli aspetti di sistema connessi alla scuola.

Alcuni esempi:

  • che tipo di reclutamento degli insegnanti abbiamo in mente?
  • le attività alternative all’IRC non devono essere un semplice riempitivo, ma una reale alternativa culturale e formativa, ed in rapporto a questa finalità vanno organizzate.
  • l’inserimento nel curricolo di “Cittadinanza e Costituzione” è stato vissuto male dagli insegnanti: poteva essere pensato diversamente, come opportunità?
  • in che modo il federalismo impatterà sulla scuola? Questo implica un impegno particolare, anche maggiore per l’elaborazione teorico – pratica che richiede, nel lavoro sul territorio.

4.               Criticità delle esperienze sindacali, che hanno segnato il passo anche per questioni di “bottega”: in un certo senso si è arrivati al punto di saturazione, perché la conflittualità, i particolarismi, le rivalità tra le sigle hanno finito per dirottare e disperdere le energie in direzioni sbagliate, invece di coagularle su obbiettivi precisi ed unificanti. Bisogna lavorare per ottenere risultati, cioè per “vincere” qualche volta: in questa logica, il sindacato serve, ma come sindacato “di servizio”, non come fine.

5.             Bisogna rilanciare la legge di iniziativa popolare, presentata nel 2007, ma su cui è stato fatto poco lavoro di discussione e divulgazione: una proposta di legge di tal genere rimane attiva per tre legislature, quindi la si può ancora pensare come un fattore di mobilitazione e di promozione delle iniziative, tenendo comunque in considerazione che essa è in contraddizione con la legge sulla parità scolastica e con la legge sull’autonomia (e quindi, dal punto di vista dei partiti, centrosinistra compreso, largamente osteggiata).

Il prossimo incontro è fissato per giovedì 1 dicembre, a Padova, in sede da definire.

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Comitati Buona Scuola del Veneto: troviamoci a Treviso il 13 ottobre

Pubblicato da comitatonogelmini su 5 ottobre 2011


di Comitati Buona Scuola del Veneto

 


Rispondendo all’invito partito il 27 agosto da Padova abbiamo deciso di ritrovarci per iniziare insieme il percorso del nuovo anno scolastico.


Appuntamento per tutti a

 Treviso il 13 ottobre alle ore 20.30


in vicolo Marco Polo 6

clicca qui per la mappa


Argomenti indicativi di discussione:




  • la sicurezza a scuola


  • reimpostazione della rete veneta dei comitati


  • proposte per convegni e/o assemblee e/o seminari tematici da effettuare nelle varie province a rotazione usando le sinergie dei vari comitati


  • il problema degli organici per le scuole primarie, in modo particolare legato alla mancanza di compresenze


  • ora alternativa all’IRC

Hanno già aderito all’iniziativa:


Associazione per la Difesa della Scuola Pubblica Vicenza

Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

Genitori scuola Arcobaleno Padova

Salva la scuola Pubblica Alto Vicentino

Scuolandia Treviso

Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Venezia

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