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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Come ti distruggo i precari

Posted by comitatonogelmini su 29 settembre 2010

di ReteScuole
29 settembre 2010
Il “metodo Boffo” applicato ad una intera categoria.

 

Quando la “manovra Gelmini” venne presentata, più di due anni fa, due cose il ministro ripeteva relativamente ai docenti. La prima: entro il 2011 un terzo di loro avrebbe ricevuto 7.000 € in più. La seconda: nessuno, assolutamente nessuno, avrebbe perso il proprio posto di lavoro.
Ai lavoratori della scuola oggi negano anche l’adeguamento dello stipendio all’inflazione e il primo punto è stato rimosso completamente dalla memoria collettiva e con esso la scena un po’ patetica della Gelmini che riportava con grafia sbilenca l’agognata cifra sulla lavagna del fido Bruno Vespa.
Più difficile è negare l’evidenza di decine di migliaia di lavoratori che il posto di lavoro lo stanno perdendo o lo perderanno, perché si tratta di ingombranti presenze in carne ed ossa, con voci, esigenze e desideri, bollette e mutui, a volte figli… Insomma il secondo punto non può essere rimosso, a meno di non sottoporre precari e precarie della scuola ad una soluzione finale che il regime non può ancora permettersi.
Per rendere più digeribile per il cittadino-elettore la loro “perdita” si è messa quindi in piedi un’impressionante campagna di diffamazione solo apparentemente meno virulenta di quella riservata all’ex direttore di Avvenire. Si tratta di una serie di messaggi ancor più vigliacchi, perché il generico “precario” non è persona giuridica, quindi non può denunciare per diffamazione ed in fondo ancor più massiccia, perché ha visto scendere in campo non soltanto giornali e telegiornali del cavaliere, ma anche quella stampa che si autoproclama progressista.
Il Corriere della Sera su tutti ha dato spazio alle peggiori voci, come nell’articolo del 7 settembre di Attilio Oliva, direttore di TreeLLLe (area Comunione e Liberazione), avendo sempre cura di evitare il contradditorio. Nulla è stato pubblicato, infatti, della replica inviata dai diretti interessati, che è possibile trovare al link:
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20100908122710 malgrado questa avesse il merito di spiegare, con cognizione di causa, chi sono realmente i precari e le precarie della scuola.
A quella rimandiamo per una risposta più esauriente e qui ci limitiamo ad alcune osservazioni sull’ultimo episodio di questa vergognosa manovra: la lettera, probabilmente finta, inviata a Libero il 23 settembre, e la relativa risposta del direttore Giordano, intitolata “la scuola non è un ufficio di collocamento”. Non che offra poi grandi novità, è solo il prodotto più grezzo di una mente poco arguta, che, abituata a scopiazzare, non controlla nemmeno le fonti, non si sa se per ignoranza o per malafede o, più probabilmente, per entrambe le cose insieme. Ci dice, ad esempio, che i docenti sono persone “sbalestrate e impreparate”, convinti che “Stalin deportò molte persone nei gulash” e qui per la fretta di compiacere il suo padrone non verifica la fonte. L’affermazione, evidentemente poco più di una barzelletta, è di un alunno e non di un professore ed è riportata nel libro “Perle – 280 sublimi strafalcioni…” (Rizzoli) di Gianmarco Perboni.
Insomma, al di là delle solite “Giordanate”, l’articolo in questione non pare offrire alcun contributo originale, anche il titolo è ripreso dalle formule vuote ripetute fino alla noia dalla Gelmini, o, per chi ama la letteratura chic, dall’apripista per il fango della destra: il Corriere della Sera. Su questo compariva il 5 settembre l’articolo di Giovanni Belardelli, riassumibile nel passaggio “non può essere la scuola ad affrontare un problema sociale grave come quello dei docenti in eterna attesa del posto, quasi fosse non il luogo in cui si insegna e si apprende, ma una grande agenzia di collocamento”.
Nulla di nuovo, quindi, ma comincia a stancare… con il tono tronfio di chi ha la pancia piena si afferma una cosa tanto banale quanto inutile: gli aerei servono a viaggiare via cielo, come le navi via mare e i treni via terra, servono a trasportare persone e merci, mica a dare lavoro ai dipendenti Alitalia, agli operai dei cantieri di Castellammare o ai ferrotranvieri? Eppure mai nessuno è giunto a teorizzare che poco importa se il personale dei trasporti perde il lavoro.
Per parte nostra siamo certi che a Belardelli, Oliva o Giordano poco importa di quegli operai così come di precari e precarie della scuola, ma, sarà per via delle manone più grosse, su di loro hanno più paura di esprimere il loro reale pensiero.
Questo dimostra due cose: da un lato che dagli operai di Castellammare abbiamo ancora tanto da imparare (o che dobbiamo costruire con loro una vera alleanza, che è la stessa cosa), dall’altro che con il teorema “il professore precario è ignorante”, sono riusciti a far passare anche il corollario “quindi gli alunni e le alunne hanno tutto da guadagnare dalla loro eliminazione”.
A noi che nella scuola lavoriamo pare evidente che con meno docenti e non docenti, con classi più numerose, con meno ore di lezione, meno laboratori, con zero compresenze, con meno sostegno, la scuola non può che essere peggiore, così come la sicurezza in volo diminuisce se costringi i piloti a volare per più ore o se fai meno manutenzione sugli aerei. Fuori dai nostri istituti, però, non è così evidente e bisogna provare a contrastare questa potenza di fuoco con gli strumenti che abbiamo, sapendo che se continuano a spararci addosso allora vuol dire che riusciamo a dare un po’ di fastidio.
Dobbiamo continuare in ogni sede a sottolineare l’evidenza che oggi abbiamo un numero impressionante di precari perché la scuola fino ad oggi non avrebbe potuto funzionare senza. Dobbiamo ricordare che governi di destra e di sinistra, hanno definito ogni estate, con appositi decreti, il numero di posti necessari per ogni insegnamento. Che hanno costretto chi voleva insegnare a superare selezioni per accedere a corsi finalizzati a trasmettere il sapere e il saper insegnare, con un tirocinio e un esame di Stato finale. Dobbiamo ricordare che il nostro valore l’abbiamo dimostrato, a più riprese, che non altrettanto si può dire dei piani alti del Ministero.
Il mitico Israel, mentore della Gelmini, ha recentemente tirato fuori dal cilindro una ipotesi di reclutamento che pare tanto simile alla “vecchia” SSIS, cioè ai corsi seguiti dagli attuali, ignorantissimi, precari. O meglio, se questi, per abilitarsi e poi specializzarsi in sostegno studiavano, dopo la laurea, almeno tre anni, i precari del futuro frequenteranno un “prendi tre e paghi uno!”. Un anno anziché tre… quando si dice la qualità! Nasce forte il dubbio che questi corsi serviranno solo a creare nuovi serbatoi di precariato, un “secondo canale” utile ad alimentare la confusione e la conflittualità tra poveri, oltre che a finanziare con soldi di poveri ragazzi le università sempre più povere.
Eppure quei ragazzi e quelle ragazze continueranno ad iscriversi e lo faranno, certo, nella speranza di accedere ad uno stipendio, e non ci sarebbe nulla di male, ma non solo per quello. Perché si sceglie l’insegnamento soprattutto per passione: della conoscenza, della cultura, del rapporto con i bambini e le bambine, con i ragazzi e le ragazze.
Per “campare” ci sono altri mille mestieri, tutti belli, dipende dai gusti, nella maggior parte dei casi di più facile accesso, ma a noi piace questo… i Giordano e i Belardelli non potrebbero mai sospettarlo, o forse in fondo lo sanno e proprio questo ci invidiano: la bellezza del quotidiano confronto, spesso difficile, con tante giovani menti, ogni giorno diverso, che succhia energie e te ne restituisce di nuove.
E forse è proprio nell’interrogarsi “sui perché di una scelta” che il buon Giordano offre, quasi senza rendersene conto, l’unico flebile elemento di novità. Dopo aver detto che molti precari non supererebbero un esame di cultura generale (non ci spiega come fa a saperlo), il direttore di Libero riconosce che per accedere all’insegnamento bisogna superare tanti “disagi e graduatorie” e si chiede: “chi continuerebbe a sognare un posto da professore?”. E quando pare ad un passo dalla risposta più ovvia, e cioè che lo sogna chi ha voglia, passione e capacità di sognare, ti stupisce con la sua conclusione inquietante: “Solo chi non ha altre prospettive, è evidente. Gli altri, quelli più bravi, quelli dotati di qualche talento e abilità appena possono intraprendono altra strade” (dice proprio così: “altra strade”).
In altri termini il buon Giordano sposa la teoria comune agli alunni peggiori, secondo la quale è da “sbalestrati” (i nostri alunni direbbero “da sfigati”) fare un lavoro che richiede tanti sacrifici. Che equivale a dire che l’uomo vale tanto di più quanti meno sacrifici riesce a fare, magari arricchendosi facilmente. Una filosofia di vita che non solo pone i lavoratori onesti al gradino più basso della società, ma eleva al primo le prostitute d’alto bordo e i servi del potere. E, infine, tutto torna…

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