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E se il Consiglio di Stato accogliesse il ricorso?

Posted by comitatonogelmini su 25 ottobre 2010

Rinviata al 3 dicembre la decisione sulla legittimità dei provvedimenti di riforma
da TuttoScuola
25 ottobre 2010
 

Il piano programmatico, previsto dall’articolo 64 della legge 133/2008 per la revisione del sistema di istruzione, è il perno attorno al quale hanno ruotato tutti i regolamenti di attuazione delle riforme Gelmini, dal riordino del primo ciclo, dei licei e degli istituti tecnici e professionali al ridimensionamento della rete scolastica.

Uno strumento fondamentale, dalla natura incerta e dalla funzione generatrice determinante, che l’Amministrazione scolastica ha utilizzato per preparare i processi di riforma prima ancora che i relativi regolamenti fossero in vigore. Circolari, ordinanze e decreti ministeriali sono stati emanati sulla base di quel piano, nella previsione dei regolamenti che successivamente, formalmente e sostanzialmente, sono arrivati a legittimare l’intero processo riformatore.

Sulla correttezza di applicazione del piano programmatico ci sono state riserve e ricorsi, azzerati da un decreto legge di interpretazione autentica, che non ha tuttavia fermato il contenzioso che, bloccato dal Tar, si è appellato al Consiglio di Stato.

La pronuncia del Consiglio di Stato, attesa per il 12 ottobre, avrebbe potuto sortire un effetto dirompente per l’intera manovra di riforma, come si sono augurati i ricorrenti (Coordinamento Genitori Democratici-Onlus, Cidi-Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, 126° Circolo Didattico di Roma) oppure mettere la parola fine a questa storia infinita di ricorsi e controricorsi, come invece si è augurato il Miur.

Forse non tutti se ne rendono conto, ma il tempo che ci separa dalla decisione del Consiglio di Stato sul ricorso in sede di appello presentato dal Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti – CIDI e dal 126mo circolo didattico di Roma e sostenuto anche dalla Lega delle autonomie, per l’annullamento del piano programmatico per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali, scorre scandito da un minaccia che rischia di deflagrare nei palazzi del MIUR.

La sezione VI del Consiglio di Stato, lo scorso 13 ottobre, ha emesso una ordinanza, la n. 349, con la quale ha disposto l’acquisizione dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di una “documentata relazione volta a rappresentare la situazione amministrativa a valle della sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2009, con particolare riguardo alle fonti normative dichiarate incostituzionali e tenendo conto delle censure dedotte in appello nel presente processo”.
L’iniziativa è stata assunta sulla base degli esiti della discussione del merito del ricorso e, questo, lascia presumere una qualche incertezza sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione nella definizione dei provvedimenti attuativi dell’art. 64, comma 4 del decreto legge 28 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Il Collegio ha anche fissato per il 3 dicembre 2010 l’udienza per la prosecuzione dell’esame di merito dei motivi del ricorso giurisdizionale. Una decisione di accoglimento del ricorso avrebbe ripercussioni potenzialmente esplosive sul funzionamento del sistema scolastico

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