La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Parole di troppo

Posted by comitatonogelmini su 21 novembre 2010

di Francesco Di Lorenzo
da Fuoriregistro
21 novembre 2010

 

Quello che più spaventa dell’attuale ministro Gelmini è il tono enfatico che usa. Che non si addice ad un ministro, o almeno non dovrebbe. E’ di appena pochi mesi fa le definizione di “epocale” da lei attribuita alla riforma delle scuole secondarie; più recente è l’espressione “‘giorno storico”, usata per aver dato avvio alla sperimentazione sulla valutazione di scuole e professori: francamente ci sembra un po’ troppo. Come se prima di lei non si fosse discusso di nulla. Come se la scuola italiana fosse vissuta in un buco nero, in un deserto mentale. E non si aspettasse che la sua visione illuminata per risorgere.
Forse lei non sa, o sa ma fa finta di non sapere (in ogni caso ci prende per scemi), che qualcuno prima di lei ha fatto sia l’una che l’altra cosa. Di riforme veramente epocali ce ne sono state (alcune di queste smantellate proprio da lei), e nessuno di quelli che le aveva proposte si era mai sognato di enfatizzarle in questo modo. Per la questione del merito e la valutazione delle scuole, la ministra forse non sa che si discute e si prova da almeno un quindicennio. E che di tentativi come il suo, che tale è ancora, ne sono abortiti già alcuni.
Quindi il metodo di vedere il deserto intorno, per far risaltare le proprie modestissime proposte, è una patacca, risulta poco convincente ed è, soprattutto, un po’ truffaldino. Perché mistifica. Con rischio (visto da più parti), che il deserto lo stia facendo lei. Anche usando un’enfasi che non trova riscontro in nulla.
La desertificazione culturale avanza e abbiamo il dovere di contrastarla con tutti i mezzi per non esserne travolti. Dicendo intanto le cose come stanno. Nel suo intervento alla Terza giornata Pedagogica della Scuola Cattolica, la ministra ha ribadito che il premio per il merito (il suo pallino) verrà introdotto anche nelle scuole paritarie. Poi, come se fosse la prima volta, ha continuato dicendo che in Italia la parità scolastica è ancora affrontata con pregiudizio ideologico. Ha usato la parola derby, nel senso di animosità dello scontro tra scuole statali e paritarie. E ha concluso ribadendo che in altri paesi non è così. Ci sono leggi e governi che sostengono economicamente tutte le scuole senza pregiudizio alcuno. Ha omesso, però, che secondo i dati Ocse la qualità della scuola italiana è così bassa proprio a causa del livello scadente delle scuole private. C’è un nesso, una relazione?
Magari nel fatto che la percentuale di immatricolati all’università, rispetto ai diplomati della secondaria superiore, in Italia è del 51%, mentre in Finlandia è del 71%, in Portogallo 81%, in Australia 87%. O dobbiamo solo vedere quello che interessa alla ministra?

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