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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Lettera aperta dei lavoratori Fiat Mirafiori agli studenti

Posted by comitatonogelmini su 5 gennaio 2011

Dai lavoratori Fiat Mirafiori, agli studenti e alle studentesse dell’Università e a tutto il mondo della formazione

4 gennaio 2011

 

Viviamo in un periodo in cui il ceto politico e la classe dominante, anche attraverso un uso cinico della crisi economica, stanno ulteriormente peggiorando le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti i settori più deboli della società.

Vorremmo farvi partecipi della nostra condizione.

Noi operai della Fiat circa trent’anni fa ambivamo e sceglievamo di entrare a lavorare in fabbrica con la prospettiva di un, seppur basso ma sicuro, salario mensile che ci consentisse un futuro dignitoso per noi e per la nostra famiglia: questa piccola sicurezza ci ha concesso, nel tempo, di poterci permettere il consumo di beni materiali in cambio del nostro lavoro fisico.

Alle prime autovetture comprate a rate, andava a sommarsi il mutuo della casa e magari la rata del prestito per sostenere lo studio dei nostri figli, per assicurargli, illudendoci, un futuro migliore del nostro.

Per anni abbiamo continuato ad ingurgitare e defecare beni materiali, producendo humus che concimava la pianta del sistema capitalistico. In fabbrica parlavamo (e magari qualcuno stupidamente investiva) di azioni, di borsa, di bolle di mercato…ed intanto quotidianamente i lavoratori morivano sui luoghi di lavoro.

Ora in fabbrica si usa come arma psicologica la cassa integrazione, in questo modo non guadagni, non spendi e quindi non sei nessuno, non esisti.

Il sistema capitalistico vuole cancellare in un sol colpo il passato (i diritti e il reddito conquistati con lotte, con sacrifici e morte dai nostri padri) ed il futuro, cioè la possibilità di studio e di emancipazione per i nostri figli, in cambio di un presente sempre più improntato ad un consumismo immediato.

Questa condizione, sempre peggiorata negli ultimi decenni, ci porta a pensare che non è più possibile lottare individualmente o settorialmente; ci porta a credere che sia sempre più necessario costruire dei percorsi di unità.

Vogliamo essere uniti nelle lotte perché noi crediamo che così si possano migliorare le opportunità di chi studia e di chi lavora.

Uniti, perché il mondo del lavoro e quello scolastico vivono già una condizione precaria e gli interventi attuali volgono al loro peggioramento.

Uniti, perché gli studenti di oggi, domani entreranno in un mondo del lavoro precario e noi, come hanno fatto i nostri genitori, dobbiamo far si che la nostra lotta respinga i provvedimenti di chi vuole fare solo “cassa” sulle vite dei più deboli.

Oggi studenti e operai insieme possono creare un ponte, dove il mondo della formazione e la classe operaia e lavoratrice si uniscano per proporre un dialogo e un’unità per respingere gli attacchi di una società in cui solo una piccola parte decide per tutti.

Per noi è importante uscire dalla fabbrica.

Siamo convinti che sia necessario che tutte le realtà che oggi sono colpite in modo trasversale dai governi e dalle classi dominanti, debbano trovare un primo momento di confronto, di conoscenza, di discussione che porti a rafforzare le lotte di tutti e a mettere in campo una forza adeguata per poter tornare a migliorare le nostre condizioni di vita.

Una Risposta to “Lettera aperta dei lavoratori Fiat Mirafiori agli studenti”

  1. Giorgio Riva said

    D’accordissimo che “Siamo convinti che sia necessario che tutte le realtà che oggi sono colpite in modo trasversale dai governi e dalle classi dominanti, debbano trovare un primo momento di confronto, di conoscenza, di discussione che porti a rafforzare le lotte di tutti e a mettere in campo una forza adeguata per poter tornare a migliorare le nostre condizioni di vita.” Ma gli studenti e gli operai hanno anche madri, mogli, sorelle, compagne, non citate nell’appello, che sono direttamente colpite dall’attacco contro gli operai FIAT.

    Sono convinto che la mobilitazione sarebbe più forte se venisse reso visibile il lavoro di sopravvivenza, solidarietà e appoggio attivo alla vertenza che danno le donne. Quante volte le strategie di resistenza sono discusse attorno ai tavoli di cucina? Quante volte la riuscita o meno di uno sciopero dipende dall’appoggio che lo sciopero riceve nelle case. Quante volte uno sciopero è dettato dalle donne che dicono ai loro mariti: “Porta a casa più soldi, perché non ce la faccio a dar da mangiare ai nostri figli?”

    Vivo in Inghilterra e di recente a uno sciopero della British Airways, gli scioperanti hanno portato al picchetto mogli e bambini, costringendo la televisione ad ammettere che non si trattava di pochi privilegiati che scioperavano per il gusto di farlo, ma che lo sciopero era l’ultima arma rimastagli per garantire il futuro delle loro famiglie.

    Tra l’altro molte donne hanno anche un lavoro (pagato) fuori casa, con cui chiaramente sostengono l’economia famigliare (e il possibile mutuo della casa) in tempi di crisi. Il loro contributo è essenziale, come per esempio anche quello del fruttivendolo che fa credito agli scioperanti o cassaintegrati.

    Penso che sia necessario che tutto il lavoro e la resistenza di tutte e tutti emergano in una situazione come questa.

    Cosa pensate?

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