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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Il 28 anche il popolo della conoscenza deve scioperare

Posted by comitatonogelmini su 10 gennaio 2011

 

di Michele Corsi
da ReteScuole
10 gennaio 2011 

C’è un tipo che prende ogni mese qualche centinaio di volte il salario di un operaio, ma dice di essere un metalmeccanico. Si chiama Marchionne, e non vede l’ora di trasferire in altri Paesi la produzione italiana di auto. Se lo può permettere: gestisce i capitali e i mezzi che generazioni di operai Fiat hanno accumulato a favore della famiglia Agnelli di cui lui cura gli interessi, insieme ai propri. Può decidere a piacere se mandare a casa qualche migliaio di famiglie operaie italiane, o farne lavorare altrettante in Serbia o in Brasile. Per lui è lo stesso, perché è agli operai che tocca partecipare all’asta dove “vince” chi si offre a minor prezzo. Gli operai di Mirafiori devono decidere a breve in un referendum se vogliono essere loro quelli che lanciano la più consistente offerta al ribasso, altrimenti, gli si dice: fuori dall’asta. C’è persino gente che chiama tutto questo: democrazia.

Ci sono alcuni sindacati che hanno annusato da tempo l’aria che tira. Devono mantenere qualche migliaio di funzionari e sono arrivati alla conclusione che per farlo devono legarsi mani e piedi a chiunque detenga un qualche potere. Anche se ciò costasse, a coloro che dovrebbero rappresentare, soldi e posti di lavoro. Hanno un problema, però: chi li vota, poi? Ma hanno trovato la soluzione: basta escludere i sindacati che non ci stanno dalla rappresentanza di fabbrica. I lavoratori di problemi quotidiani ne avranno sempre da smazzarsi, e quindi questi valorosi sindacati pensano: prima o poi dovranno pur rivolgersi a noi. In fondo, anche nel Ventennio ai sindacati corporativi qualcuno finiva per rivolgersi, in mancanza d’altro. Si chiamano Cisl e Uil e di loro i giornali scrivono: “non sono ancorati al passato”.

C’è un sindacato che pensa che agli operai di Mirafiori non conviene offrirsi a prezzi stracciati in aste truccate, perché altrimenti poi di aste di quel genere lì si metterebbero a farle tutti. Questo sindacato si chiama Fiom. Ad ogni elezione rsu nelle fabbriche metalmeccaniche aumenta la propria rappresentatività. Fa molte cose, ad esempio firma nei posti di lavoro contratti vantaggiosi per i lavoratori e, nel devastato panorama delle forze progressiste, offre una presenza discreta, ferma, orgogliosa. Quel che diremmo come vecchi prof: un esempio per i giovani. L’unica cosa che la Fiom non può fare è: promettere soldi e posti di lavoro senza lottare. C’è gente che lo considera, per questo, un sindacato “ideologico”.

C’è un albero chiamato scuola e università. Da circa quindici anni i governi di ogni colore quando c’è una finanziaria, quindi tutti gli anni, tagliano un ramo, insieme a tutti quelli che ci sono seduti sopra, e senza molta attenzione per quelli che stanno sotto. Avrebbero potuto tagliare rami da altri alberi, quello bellico, ad esempio, con l’indispensabile nuova portaerei italiana, o gli imprescindibili nuovi cacciabombardieri col tricolore, o da quello dell’Afghanistan: una guerra già persa, da cui non tornano onori, ma bare. Però arrivati al dunque, nonostante le promesse elettorali, quando si ritrovano con le forbici in mano, i nostri governanti che fanno? Potano l’albero della conoscenza: il ramo del tempo pieno, quello del diritto allo studio, quello delle superiori, e lo fanno nello stesso esatto istante in cui ti dicono che comunque sì, certo, il tronco non lo segheranno. Come se potesse continuare a vivere senza foglie e rami. Chiamano tutto ciò: lotta agli sprechi.

C’è un segretario del più grande sindacato dei lavoratori della scuola, la FLC Cgil. Si chiama Pantaleo, ed ha un eloquio da convincente tribuno: a volte pare un estremista. E per mostrare la sua tempra combattiva partecipa a tutte le manifestazioni della Fiom. Quando gli si è chiesto: con quello che sta accadendo nella scuola e nell’università perché non proclami uno sciopero della TUA categoria? Quello ti guardava con l’aria di chi la sapeva lunga e ti rispondeva: io lotto per lo sciopero generale! Però è passato settembre con le sue lotte dei precari della scuola, novembre con le sue lotte degli universitari, il 14 dicembre con il governo che stava per cadere, ma… di sciopero generale non c’è l’ombra. E neppure di quello di scuola ed università. E allora qualche inguaribile malevolo sospetta che la posizione di Pantaleo sia servita a coprire la propria inazione. Oggi s’è fissato che la cosa da fare è metter su gli “stati generali della conoscenza”, e allo scopo ha pure scritto un appello, che la neosegretaria della Cgil (quella che NON vuole fare lo sciopero generale) ha prontamente sottoscritto. Una bella giornata con un po’ di intellettuali e il nostro Pantaleo è felice come una pasqua.

Eppure. Occorre essere degli ideologi del Complotto o accaniti dietrologi per affermare che quello contro Mirafiori e quello contro scuola ed università sono corni della stessa offensiva? Che la sola cosa ragionevole da fare è mettere insieme le forze, unendo le rispettive rivendicazioni, per fronteggiare la stessa offensiva? Nella fase in cui gli Stati sono appesantiti dai debiti e il mercato è sotto la pressione crescente della concorrenza mondiale, governanti e padroni (mi viene da chiamarli così: non decidono forse loro e solo loro se domani in quella fabbrica si lavora o no?) pensano ad alleggerire la mongolfiera buttando quella che considerano zavorra: via la scuola, via l’università, via i diritti. Nel mercato globale tocca essere leggeri, per sopravvivere. Il problema è chi rimarrà, di quel passo, sulla mongolfiera.

C’è però gente che ha deciso di non farsi trattare da zavorra, perché la mongolfiera è certo che deve continuare a stare in aria, ma può essere alleggerita anche in altri modi. Giù il carico di guerra, ad esempio, giù Berlusconi ed il suo circo, altro esempio. E via che si va, leggeri come non mai. E allora: per il 28 gennaio la Fiom ha proclamato lo sciopero dei metalmeccanici. La Flc può fare una cosa molto semplice e molta concreta: se la Cgil non indice lo sciopero generale, ne può proclamare uno di categoria (scuola, università e ricerca) nella stessa giornata. Non ne abbiamo forse di ragioni, noi, popolo della conoscenza? Questo è l’anno in cui si applicherà la terza ondata di tagli nella scuola: li guarderemo senza reagire? E per quanto riguarda l’università: lasceremo lo spazio per applicare la loro riforma? Lo sciopero è necessario non per solidarietà verso qualcuno, ma perché scuola e università hanno fin troppe ragioni “proprie” per scioperare. Se la Flc non lo indirà, allora gli “stati generali della conoscenza” che seguiranno saranno solo un diversivo, colpevole e vile.

In ogni caso: due piccoli sindacati, ma con una certa presenza nella scuola, la Cub e i Cobas, hanno proclamato uno sciopero per il 28, lo stesso giorno della Fiom. E ciò dà a tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola la possibilità di partecipare. Speriamo che ognuno si renda conto che non siamo nella fase storica in cui si sceglie cosa fare sulla base della tessera che si ha in tasca. Chi ha vissuto intensamente questi anni di sconfitte, lotte e resistenze, sa molto bene qual è la cosa giusta da fare: unire nella lotta le rivendicazioni dei due mondi più colpiti dall’offensiva in atto, e che più stanno reagendo, il mondo operaio e quello della scuola e dell’università. Sono i due mondi intorno ai quali può coagularsi la forza in grado di buttar giù dalla mongolfiera la zavorra che pesa ormai in modo intollerabile sulle nostre vite.

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