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W le maestre “comuniste” di Fossalta di Piave

Posted by comitatonogelmini su 9 febbraio 2011

da ReteScuole
9 febbraio 2011
IL SINDACO DI FOSSALTA DI PIAVE ATTACCA LE MAESTRE PER L’AIUTO A UNA MINORE STRANIERA. “VOLEVA LICENZIARCI”
Le maestre: “Ci dicono comuniste perché sfamiamo una bambina”

Da tre giorni il caso della bambina di Fossalta di Piave a cui le maestre avevano ceduto il loro pasto, incorrendo nelle ire del sindaco, faceva discutere l’Italia. Tutti i giornalisti cercavano – ovviamente – un loro parere: ma fino ad ora le protagoniste del caso non avevano detto una parola. Cinque insegnanti per cinquanta bambini, nell’asilo “flauto magico”, quasi una famiglia. Eppure le maestre – come i genitori – non volevano intervenire per non alimentare polemiche inutili. Poi, ieri mattina, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con due esternazioni ai due principali quotidiani veneti, il sindaco Sensini le riempiva di accuse incredibili. Fra cui quella di essere “maestre comuniste”. E poi quella di non aver fatto “le furbe”. È stato a questo punto che Laura Camerotto e Giuliana Fornasier (le uniche due assunte a tempo indeterminato) hanno deciso che, a nome di tutte, dovevano intervenire.

Da quanto insegnate?
(Giuliana) da 36 anni (Laura) da 25 anni.
Quando avete scelto di rinunciare al vostro pasto immaginavate questa polemica?
(Giuliana) Nemmeno per sogno. (Laura) Speravamo di risolvere un problema.
Soluzione illegale, vi hanno detto…
(Laura) Assurdo. La cosa fondamentale è che abbiamo agito nella legalità facendo votare la proposta in consiglio dei docenti. (Giuliana) Non è stata una reazione emotiva. Ma una proposta votata dalla maggioranza del collegio dei docenti.
Cedere il vostro pasto a rotazione era un sacrificio…
(Laura) Assolutamente no. Ma avevamo la consapevolezza che non dovesse essere un gesto risolutivo, solo un modo per risolvere l’emergenza.
Quale?
(Giuliana) Nel pomeriggio ci sono i progetti di integrazione. Dovevamo tutelare il diritto di quella bimba ad esserci. (Laura) E poi lo spettacolo era insostenibile: la nostra fila per la mensa e la bambina che se ne va a testa bassa.
Volevate mettere in difficoltà l’amministrazione?
(Laura) Non c’era per noi la minima implicazione politica. (Giuliana) Semmai il problema politico lo ha innescato il sindaco con il suo veto.
Dice Sensini: se fossero state più furbe avrebbero fatto lo stesso senza dire nulla.
(Laura) Io devo educare dei minori, non posso fare la furba! (Giuliana) Siccome poi ci ha accusato di violare la legalità, come minimo era un consiglio strano.
Quindi nessuna battaglia ideologica? (Giuliana) Provo disgusto a parlare di politica quando c’è di mezzo la tutela di un minore. (Laura) La nostra gioia è stata quando ieri abbiamo detto: andiamo in cortile a fare la merenda. E la bambina si è messa a gridare: evviva!
Vi siete pentite?
(Laura) No. Dovevamo farlo, Come maestre e come mamme.
Il sindaco dice: non potevano girare il buono ad altri.
(Giuliana) Noi non abbiamo fisicamente il buono! Abbiamo diritto al pasto da contratto.
Temete il licenziamento?
(Laura) Non credo. Non abbiamo mai disobbedito alla preside. La nostra superiora è lei.
Chi ve l’ha fatto fare?
(Giuliana) Di fonte a una bambina che deve andare a casa la nostra professionalità non ce lo poteva permettere. Ci sono stati venti giorni di telefonate tra me e la preside per trovare una soluzione!
Lei che diceva?
(Giuliana) Il sindaco ci ha detto che che se facevamo un danno erariale rischiavamo anche il licenziamento.
Dicono: gli stranieri ritardano gli italiani…
(Laura) Abbiamo il 40 per cento dei bambini di origine straniera. Tutti nati in Italia. Parlano bene l’italiano. E i genitori imparano l’italiano grazie ai figli. (Giuliana) I figli fanno da traduttori ai colloqui.

Vi siete sentite sole?
(Laura) Mai. I genitori sono stati straordinari. È stata una gara di solidarietà.
Sensini ha detto che siete maestre comuniste…
(Laura) Non so se più ridicolo o più folle. I comunisti non li mangiavano i bambini? Noi semmai li abbiamo sfamati. (Giuliana) Io sono cattolica. Se ho Cristo dietro le spalle, sul muro della mia classe, non posso negare il pane a una bimba.

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