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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Elementari, sono 800 i nuovi alunni, ma con 750 insegnanti in meno

Posted by comitatonogelmini su 30 marzo 2011

di Alice D’Este
dal Corriere del Veneto
30 marzo 2011
I sindacati: «Rischiano di saltare le sezioni a tempo pieno» L’ufficio regionale: «Già 7 mila richieste in più del 2010» Vietato scendere sotto i 10 bimbi per classe

VENEZIA — Per ora la certezza dei numeri c’è soltanto per le scuole primarie. E non è nemmeno definitiva, vista la possibilità (non così remota) di una redistribuzione in extremis delle cattedre per compensazione tra elementari, medie e superiori da parte dell’Ufficio scolastico regionale prima del via ufficiale alla prima campanella, a settembre. Intanto i primi conteggi sui numeri dei nuovi organici per l’anno scolastico 2011/2012 sono stati chiusi. E così le iscrizioni (che scadevano lo scorso 24 marzo).

E raccontano una falla incolmabile. Quella tra i nuovi alunni (+787) e le cattedre dei docenti (-748). Quasi 800 alunni in più, insomma inizieranno il prossimo anno scolastico in Veneto, ma con 750 maestri in meno. «Sono numeri preoccupanti— dice Salvatore Mazza della Cgil — maestro unico sì, ma qui verrebbe piuttosto da chiedersi se gli insegnanti basteranno per tutti». Per di più la tendenza che sembra affermarsi anche quest’anno è una soltanto: il tempo pieno. E’ stato richiesto per oltre 7 mila nuovi alunni. E così le domande sono passate dalle 42.423 dello scorso anno a 49.603. Con un conseguente incremento (+3,12%) delle domande per le classi. «Per ora manca ancora la distribuzione provinciale delle cattedre — aggiunge Mazza — starà alla direzione regionale (che si incontrerà venerdì, ndr) trovare una soluzione. Bisognerà tenere conto delle richieste, ma anche tentare di trovare un equilibrio. Qualcosa andrà fatto comunque. La gravità della situazione è evidente. I numeri parlano da soli». Ormai si tratta di giorni. Brevissima l’attesa per le cifre definitive, ma c’è chi ha già tirato i remi in barca.

In particolare a Padova, una delle province (se non quella in testa alla classifica) che registrano la maggiore domanda di tempo pieno. «Alcuni dirigenti si sono già mossi per avvisare le famiglie che le loro richieste quest’anno molto probabilmente non potranno essere soddisfatte—rivela Carlo Salmaso, rappresentante del Comitato Genitori ed Insegnanti per la scuola pubblica di Padova— le domande per il tempo pieno sono sempre molto numerose ma alla fine, quando le scuole aprono, le classi di questo tipo non sono moltissime. Quest’anno, poi, c’è anche il rischio che qualche classe, partita a tempo lungo, si trovi senza la possibilità di proseguire». Pur a guardarli da tutte le angolature possibili, i numeri insomma, almeno per ora, sembrano non tornare affatto. «Il tempo pieno è un’esigenza importante delle famiglie e cercheremo di mantenere il numero più alto possibile di sezioni di questo tiporiflette il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Roberto Spampinato di sicuro però i parametri di legge andranno rispettati. Non siamo nelle condizioni, quest’anno, di concedere alcuna deroga. Le classi, anche in Comuni con pochi abitanti e con oggettive difficoltà di raggiungimento della scuola, non potranno scendere comunque sotto i dieci alunni».

Un provvedimento, però, che potrebbe lasciare a piedi proprio i bambini che abitano nei piccoli Comuni montani, lontani dai mezzi pubblici, con il rischio che per loro arrivare a scuola di mattina diventi una vera e propria odissea. «L’ufficio scolastico regionale non ha mai ragionato tenendo conto soltanto dei numeri — avverte Domenico Martino, direttore generale dell’Ufficio scolastico provinciale di Venezia e Belluno — specialmente a Belluno siamo dovuti scendere spesso sotto il parametro dei dieci alunni, in particolare quando spostare i bambini avrebbe voluto dire sdoppiare classi già esistenti ma soprattutto creare difficoltà pesanti alle famiglie. Va tenuto conto che in molti posti i trasporti pubblici non arrivano, e anche ipotizzando un incremento degli scuolabus in alcune vallate le frazioni sono talmente tante che gli autobus per recuperare tutti i bambini dovrebbero partire alle cinque di mattina». Barricate alzate, insomma. Anche se i conti definitivi provincia per provincia verranno fatti soltanto nei prossimi giorni. «Va bene l’attenzione ai parametri di legge, ma fino ad un certo punto—continua Martino —. Non si può chiudere una classe col rischio che i bambini stiano a casa un giorno su due. Le valutazioni regionali non sono mai state in passato, e sono certo che non saranno nemmeno questa volta, indipendenti dalle esigenze reali dei cittadini».

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