La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Il “merito” della Gelmini

Posted by comitatonogelmini su 3 luglio 2011

di ReteScuole
Milano – 3 luglio 2011

Il MIUR aveva promosso nel gennaio 2011 una progetto denominato “Valorizza” per sperimentare la valutazione dei docenti premiando i “meritevoli”. Sono state coinvolte 33 scuole, per un totale di 905 docenti (il numero di coloro che hanno aderito volontariamente) di Piemonte, Lombardia e Campania. Il 31 maggio si è conclusa la gara con la pubblicazione dei “vincitori”: ai 276 docenti (non dovevano superare il 30% dei volontari) selezionati per i propri “meriti” è stata assegnata una mensilità lorda.

La modalità di selezione dei fortunati si è basata su tre elementi: a) l’autovalutazione (i docenti dovevano rispondere a domande del tipo: “faccio in modo che gli alunni si comportino educatamente?” autoassegnandosi un punteggio da 1 a 7 e allo stesso tempo cercando di non ridere); b) l’apprezzamento all’interno della scuola misurato dal nucleo di valutazione (composto dal Dirigente scolastico e da due docenti eletti dal Collegio docenti) tenuto a rispondere a domande del tipo “il docente promuove l’innovazione nell’insegnamento e nella scuola?” e assegnando anche in questo caso punteggi da 1 a 7; c) l’apprezzamento dell’utenza: genitori e studenti hanno ricevuto una scheda su cui potevano scrivere da uno a tre nomi di docenti a vario titolo “meritevoli” e poi infilare anonimamente la scheda in un’urna. La graduatoria generale è stata costruita sommando i tre punteggi.

Come si ricorderà la sperimentazione è stata rifiutata in massa dalle scuole, tanto da costringere il MIUR ad allargare progressivamente le aree geografiche di sperimentazione (originariamente dovevano essere solo Torino e Napoli).

Tutta la documentazione si trova sulla pagina:
www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi

Da questa sperimentazione sicuramente il MIUR ha tratto un insegnamento: è più furbo nascondere sino all’ultimo le modalità concrete di valutazione. Perché appena si scende nei dettagli anche i docenti astrattamente favorevoli al “merito” trovano qualcosa da ridire. Questa strategia è evidente leggendo il il DPCM del 26 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 maggio 2011 (http://www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi/DPCM_26_01_2011.pdf) che intende avviare il sistema premiale nella scuola che la sperimentazione “Valorizza” intendeva testare. Invano nel testo troveremo indicazioni tecniche sulle modalità di misurazione del “merito”. Da questo punto di vista si tratta di un decreto molto insidioso, perché permette ad una fetta di docenti di “sperare” che il sistema sarà in qualche modo “ragionevole”.

Probabilmente per questa ragione nel Decreto non si fa alcun cenno di alcuni elementi fortemente criticati dai docenti nella sperimentazione “Valorizza”: l’autovalutazione e il coinvolgimento dell’utenza. Ricordiamoci comunque che il DPCM si basa sul Decreto Brunetta (Decreto Legislativo 27 ottobre 2009 n.150 che introduce criteri di differenziazione meritocratica in tutto il pubblico impiego) che prevede che ai fini della valutazione valgono anche “la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari delle attività e dei servizi anche attraverso modalità interattive” (art.8 comma 1 lettera c).

Il DPCM descrive piuttosto genericamente un “ciclo di gestione della performance” che intende misurare, valutare e infine premiare e incentivare sia in termini pecuniari che di carriera la “performance” del personale della scuola. Gli obiettivi da raggiungere vengono stabiliti ad inizio anno scolastico. L’ambito di misurazione e valutazione delle “performance” è legato “al grado di raggiungimento degli specifici obiettivi e alla qualità e quantità del contributo della performance individuale all’istituzione scolastica di appartenenza, alle competenze dimostrate ed ai comportamenti professionali e relazionali”. Alla fine del ciclo, si suppone a fine anno scolastico, la totalità delle informazioni deve essere pubblicata sul sito della scuola, dove appariranno dunque i nominativi di tutti i docenti, se sono stati “premiati” o no, e quanto e perché sono stati premiati. Nel caso non venga attuata questa “trasparenza” al Dirigente è preclusa l’erogazione delle retribuzioni di risultato. Il ciclo si ripete ad ogni anno scolastico.

Il Decreto così com’è non è immediatamente operativo. Si deduce dal testo che mancano almeno due passaggi. Il MIUR deve stabilire “le fasi, i tempi, le modalità, i soggetti e le responsabilità del processo di misurazione e valutazione della performance” con un “apposito provvedimento” (è lì che si troveranno le indicazioni concrete). In secondo luogo le risorse destinate al sistema premiale sono “a tal fine destinate dalla contrattazione collettiva integrativa”. Quindi per passare ai fatti c’è bisogno anche dell’assenso dei sindacati (o di alcuni…).

L’erogazione dei premi dovrà essere basata da parte delle scuole solo sui fondi destinati dal MIUR a questo scopo e dunque non potranno gravare sui loro bilanci. A loro volta questi fondi secondo il Decreto Brunetta non potranno gravare sul bilancio del MIUR che potrà ricavarli esclusivamente da “risparmi”.

Il DPCM si preoccupa implicitamente di controbattere la critica che da più parti si era levata contro la sperimentazione “Valorizza”: che i premi favorissero le scuole con una utenza più “pregiata” approfondendo il solco tra scuole di serie A e di serie B. Ma sul decreto c’è esplicitamente scritto che i premi tengono conto “dei risultati di apprendimento declinati nelle indicazioni di carattere nazionale” (leggi: Invalsi), ma anche “del contesto di riferimento socio-culturale nel quale l’istituzione scolastica opera, nonché del Piano dell’offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica”.

Nel DPCM dunque molto è generico, per questo ciò che scritto in modo preciso e inaggirabile è da ritenersi molto significativo.

E’ esplicitamente vietata “la distribuzione in maniera indifferenziata o sulla base di automatismi di incentivi e premi collegati alla performance”. Se non si rispetta questo criterio (e gli altri) i fondi non verranno erogati. I premi saranno assegnati “ad una fascia di insegnanti che non potrà comunque superare il 75 per cento” e al suo interno “articolata secondo criteri meritocratici” (cioé non in maniera indifferenziata). Le scuole che violano queste disposizioni non avranno accesso ai fondi.

Ciò che al MIUR preme è dunque la differenziazione. Il come, in fondo, non ha tutta questa importanza. Se il MIUR trovasse una formula che andasse bene ai più la adotterebbe senz’altro. Come scriveva il gruppo di sperimentazione del merito dopo la prima ondata di proteste “nessun sistema di valutazione è perfetto”, ma l’importante è introdurre il principio della valorizzazione del merito. E’ dunque possibile che il regolamento lascerà alle scuole un certo margine per decidere “metodi e strumenti idonei a misurare, valutare e premiare la performance del personale” (a patto che le scuole differenzino individuamente le “performance”) in modo da spostare verso il “basso” eventuali contestazioni.

Perché si danno tutto questo gran daffare per differenziare i docenti? Come dice il Presidente della Fondazione TreeLLLe che ha partecipato alla sperimentazione “Valorizza” (Corriere delle Sera 21/10/2008) e che è legata a Confindustria, “nessun modello di valutazione sarà mai perfetto: bisognerà saggiamente scegliere il meno imperfetto avendo chiaro che il più iniquo e il meno efficace è l’attuale egualitarismo inflitto a un popolo di quasi un milione di operatori”.

Le modalità saranno flessibili, ma il nemico è chiaramente individuato: l'”egualitarismo” del mondo scolastico.

Questo DPCM è una sfida per noi docenti impegnati nella difesa della scuola pubblica e nel suo costante miglioramento. Nel contestarlo non possiamo più appellarci ad argomentazioni secondarie: dobbiamo andare a fondo, toccare con coraggio la natura profonda del nostro lavoro. La genericità del decreto, e la contestuale chiarezza del suo obiettivo, ci impongono di chiarire cosa davvero vogliamo difendere. E allora si deve dire in maniera chiara che l’egualitarismo nella scuola è buono e giusto, ed anzi ne vogliamo di più.

Si deve ricominciare a dire che la retorica sull'”innovazione” (che ha sostituito la precedente moda confindustriale della “qualità”) è una sciocchezza. Per mettere in piedi una strategia didattica che dia risultati occorre una pratica di lavoro collettivo, orizzontale. E per far questo occorre “costruire”, e la costruzione ingloba eventualmente l'”innovazione”, ma a volte anche la “conservazione”, se funziona. Un singolo insegnante può essere le mille meraviglie di questo mondo, ma se è inserito in un consiglio di classe che non funziona, dove non c’è scambio, solidarietà, abitudine al lavoro comune, obiettivi e pratiche condivise, i ragazzi saranno allo sbando. E la situazione non migliorerà di certo se a quell’insegnante “meritevole” si regalerà una mensilità in più. Premiare i più “meritevoli” (ammesso e non concesso che ciò sia possibile) non solo non migliora la qualità della scuola, la mina nel profondo, perché aumenta le divisioni, incrina il gruppo, individualizza e distrugge. E’ l’opposto di una “costruzione” lenta e faticosa di una rete educativa.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...