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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Adios Sergio…

Posted by comitatonogelmini su 28 settembre 2011

di Carlo Salmaso
28 settembre 2011

Ci ha lasciati Sergio Bonelli proprietario della casa editrice che pubblica i fumetti Tex, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Ken Parker….

Penserete: ma che c’entra Sergio con il mondo della scuola?

Beh, a mio modo di vedere c’entra molto: la fantasia, la narrazione, la grafica, il messaggio veicolato…decidete voi; c’entra soprattutto l’uomo, decisamente disallineato dal nostro tremendo mondo attuale.

Mi ha fatto compagnia da bambino, mi è stato maestro da adolescente, compagno di viaggio nel passaggio all’età adulta, amico e confidente anche ora che i pochi capelli che mi sono rimasti sono bianchi.

Per capire almeno in parte chi era Sergio vi propongo questo articolo di Matteo Guarnaccia pubblicato ieri da Il Manifesto. Buona lettura, sperando vi spinga a fare un salto in edicola…

Addio a Sergio Bonelli, produttore di «avatar cartacei» che hanno affiancato intere generazioni di italiani.
Tex, un fuoriserie contro la barbarie
Il ranger Willer era in buona compagnia, con «Zagor» e «Dylan Dog». Nell’universo bonelliano, popolare e mai banale, il fumetto è stato considerato una forma evoluta di comunicazione

Mentre si spengono le luci sulle sfilate milanesi, scompare uno dei tasselli più straordinari del «made in Italy». Di solito un editore di fumetti popolari non viene annoverato nelle liste degli happy few – stilisti, designer, architetti – che creano immaginario e desideri. Eppure nell’ultimo mezzo secolo pochi, come Sergio Bonelli, hanno saputo offrire un prodotto/narrazione, capace di far sognare e definire il proprio tempo. Sergio Bonelli è una griffe di cui andare fieri.
Nato a Milano nel 1932, è l’autore di una delle più strambe sfide messe in atto contro lo strapotere mediatico e iconografico anglosassone. Come nella miglior scuola del classico artigiano/imprenditore italiano, ha utilizzato un software povero – un’azienda editoriale specializzata in fumetti ereditata dal padre Gianluigi Bonelli – per sfidare il potente hardware del modello di intrattenimento hollywoodiano. Dalla periferia dell’impero si è intestardito, per diletto e per tigna caratteriale, a mandare segnali di felice autonomia creativa, anticipando mode, come lo spaghetti western o l’esoterismo avventuroso all’Indiana Jones.
Tutto parte da un’originale rilettura ed elaborazione del western, iniziata dal padre, il cui prodotto principale è l’epica seriale post-salgariana di Tex Willer, un’opportuna evoluzione e complemento del mondo simpaticamente posticcio dell’opera lirica, così caro alla nostra tradizione popolare, con la sua bonomia e il senso rustico dell’avventura. I giornaletti di Tex, nella loro versione cartonata, con le copertine a colori piatti, realizzate da Galeppini, e gli interni in ordinato bianco e nero, così simili ai sussidiari scolastici, appartengono di diritto al migliore design italiano, accanto alla Vespa o alle macchine da scrivere Olivetti.
Tex/Bonelli, Zagor/Bonelli, Mister No/Bonelli, Dylan Dog/Bonelli, Martin Mystère/Bonelli (e tutti gli avatar cartacei a cui ha dato energia e attenzione) ha accompagnato intere generazioni di italiani, dal boom economico al periodo della contestazione, dagli anni di piombo alle crisi petrolifere, dagli anni della «Milano da bere» sino ai giorni nostri, registrando sottotraccia gli umori della nazione e le mode culturali (il politicamente corretto nei confronti delle minoranze etniche, le esperienze psichedeliche con i funghi magici, il cyberpunk, tanto per citarne qualcuna).
Quando è arrivato il successo e l’esigenza di dover pensare alle grandi tirature, non ha mai rinunciato alla qualità, al lato artistico della produzione – e caso davvero unico – ha sempre detto di no alla pubblicità nelle pagine delle sue riviste. Mentre la televisione commerciale metteva le sue nefande radici nel mercato, alla fine degli anni ’70, Bonelli pensa a una collana – Un uomo un’avventura – dedicata al fumetto d’autore (Toppi, Crepax, Battaglia). Ha dimostrato come si possa essere un operatore culturale serio anche dovendo confrontarsi con un mercato di massa, senza trascurare il prodotto e gli aspetti etici ed educativi connessi alla comunicazione. Cercare un minimo comune denominatore tra lettori di diverse fasce sociali e anagrafiche non significa necessariamente mettere da parte il buon gusto e l’intelligenza.
Bonelli ha sempre prestato estrema attenzione ai suoi autori come ai suoi lettori, è stato un produttore che ha dato credito alle proposte più inverosimili, non sfuggendo mai al confronto con i generi, senza fissarsi mai su un unico tavolo di gioco. A questo burbero guascone sentimentale, innamorato del fumetto, che difendeva in tempi non sospetti come forma evoluta di comunicazione, va riconosciuto soprattutto il merito di aver proposto ai lettori una visione multiforme e democratica.
L’universo bonelliano ha stabilito che popolare non significa banale, vuoto, stupido. È aperto al meticciato, non ha liste di prescrizione e non ha voluto imporre alcun immaginario preponderante. È un luogo «liberal» e progressista in cui gli unici villains sono i nemici della cultura, gli agenti dell’imbarbarimento sociale.

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