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Professione insegnante: il fascino finlandese

Posted by comitatonogelmini su 15 dicembre 2011

 

da TuttoScuola
15 dicembre 2011

Chiedendo a dei liceali newyorchesi, il professor Pasi Sahlberg, insegnante presso l’Università di Helsinki, attualmente funzionario del ministero finlandese per l’istruzione, quanti avrebbero voluto diventare insegnanti, ha avuto due sole risposte positive su 15.

Con sorpresa, ha osservato che nel suo Paese, in Finlandia, la proporzione sarebbe stata di almeno il 25% e che, all’ultima selezione per la formazione degli insegnanti, hanno concorso 2.500 persone per 120 posti.

Cosa rende così desiderabile il modello finlandese da attirare tanti giovani verso la professione dell’insegnante?

In America, la Finlandia è guardata spesso come il luogo da cui prendere innovative idee per l’educazione. Tuttavia, molti esperti criticano la eccessiva mitizzazione del modello finnico, in particolare per le evidenti differenze tra le due società: dove la Finlandia registra una popolazione molto omogenea, con un alto livello di sostegno statale ai cittadini, un basso livello di povertà e dove il numero degli insegnanti su tutto il territorio nazionale è pari a quelli della sola New York, ma con un numero di studenti di molto inferiore (600mila studenti nell’intera Finlandia contro il milione e cento circa della Grande Mela), gli Stati Uniti si trovano invece a combattere contro una povertà significativa della popolazione, numerose etnie, rilevazioni internazionali con risultati non del tutto soddisfacenti per l’istruzione e un’economia in affanno.

Non sembrerebbe, dunque, che due società tanto diverse possano ispirarsi ai medesimi modelli educativi.

In un recente passato però, anche la Finlandia ha dovuto affrontare una difficile situazione, riguardo all’istruzione: trent’anni fa i problemi che il paese scandinavo ha dovuto fronteggiare, bassi livelli nelle rilevazioni internazionali, limitata permanenza degli insegnanti nelle scuole, un sistema scolastico poco egualitario, non erano di poco conto.

Negli anni ‘70 il punto di svolta: il governo richiese a tutti gli insegnanti il possesso di un titolo accademico e sostenne finanziariamente questo passaggio. La Finlandia è un paese controcorrente che  è stabile da anni nelle posizioni più alte delle rilevazioni internazionali, distante dalla scelta di molti altri Paesi per un sistema di istruzione basato su test, competitività, standardizzazione, competenze-chiave, valutazione delle scuole in base ai risultati dei test. Gli insegnanti finlandesi insegnano per 4 ore giornaliere e frequentano corsi di aggiornamento, finanziati dallo Stato, per due ore alla settimana. Nel 2008 lo stipendio annuo medio di un insegnante finlandese si è attestato sui 29.000 dollari  contro i 36.000 dollari di un suo omologo americano.

 La scuola finlandese scoraggia i test di valutazione per gli studenti che hanno meno di 16 anni, sconsiglia i compiti a casa e ritiene lesivo dei diritti dei bambini iniziare la scuola dell’obbligo prima dei 7 anni di età. I primi 6 anni di scuola non sono centrati sull’acquisizione di nozioni o sul superamento di prove di verifica, ma rappresentano il tempo in cui si “impara ad imparare” e si scopre con chiarezza quali siano le capacità personali e la propria “vocazione”.

Successivamente, gli studenti possono sceglier se proseguire il loro percorso formativo presso una scuola professionale o le università.

I finlandesi stessi avvertono che esportare il loro modello in differenti contesti non garantisce di per sé i risultati.

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