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L’anomalia italiana nella valutazione delle scuole

Posted by comitatonogelmini su 13 febbraio 2012

di Bruno Moretto
Comitato Scuola e Costituzione Bologna
13 febbraio 2012
Il rapporto Eurydice del 2009 evidenzia che solo l’Italia usa i test per valutare alunni, scuole, docenti e dirigenti e il metodo del valore aggiunto.

Di fronte all’opposizione di genitori e docenti all’introduzione obbligatoria di test nella nostra scuola si sente affermare con frequenza che “tutti i paesi europei si comportano in modo analogo”.
Tale tesi è facilmente confutabile. La Commissione europea ha commissionato a Eurydice un’analisi completa nel 2009 che è facilmente reperibile in rete a questo  link.

Finalità delle prove nazionali

Il rapporto per prima cosa suddivide i test in quattro categorie: quelli che servono per la certificazione delle competenze al termine di un ciclo di studi, quelli usati per monitorare gli istituti, quelli usati per monitorare il sistema educativo, quelli finalizzati ad individuare i bisogni di apprendimento degli studenti.
I primi sono utilizzati in circa metà dei paesi europei fra i quali: Danimarca. Germania, Finlandia, Italia.
I secondi sono utilizzati da pochi paesi: Inghilterra, Austria, Lettonia, Ungheria ed Italia. In tali paesi i test sono obbligatori per gli studenti.
I terzi sono utilizzati in quasi metà dei paesi. Questi paesi utilizzano una rilevazione a campione: Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Finlandia.
I quarti sono utilizzati in Danimarca, Francia, e pochi altri paesi.
Come afferma il rapporto: “I test nazionali spesso soddisfano varie finalità nell’ambito delle tre suddette categorie. Per esempio Estonia, Irlanda, Italia, Lettonia, Polonia e Portogallo affermano che i loro test certificativi verranno utilizzati anche per monitorare il sistema educativo. Altri paesi, quali Bulgaria, Italia e Slovenia, dichiarano che gli stessi test nazionali vengono utilizzati per finalità di monitoraggio sia a livello di istituto che di sistema.
Gli esperti della valutazione hanno ricordato che l’utilizzo di un singolo test per più finalità potrebbe essere inappropriato, in quanto ciascun obiettivo richiede tendenzialmente informazioni diverse.
In tali casi, è stato consigliato alle autorità educative di elencare le diverse finalità in ordine di importanza e di adattare la struttura del test conseguentemente .”

Obbligo di valutazione standardizzata per gli studenti e le scuole e quantità di test
La maggioranza dei paesi ha sia test obbligatori che a campione, alcuni li hanno facoltativi per gli studenti. La stragrande maggioranza dei test obbligatori ha lo scopo di certificare le competenze a fine ciclo. Il numero di test obbligatori è mediamente di 2. Paesi come la Francia e la Germania ne hanno uno solo, Finlandia, Austria, Belgio, Estonia e Olanda non ne hanno nessuno. Chi ne svolge di più è la Danimarca (10), seguita dall’Italia che ne prevede 6. Anche l’Inghilterra, paese dove sono nati li ha obbligatori solo al secondo e sesto anno scolastico.

Utilizzo dei test
Nella stragrande maggioranza dei paesi (Spagna, Francia, Germania, Austria, Polonia, Finlandia, Norvegia, ecc..) i test non sono utilizzati per la valutazione esterna né esiste alcuna raccomandazione o strumenti di supporto per l’utilizzo dei risultati nella valutazione interna.

Pubblicazione dei risultati dei test
Solo l’Inghilterra pubblica i risultati al fine di stabilire una graduatoria delle scuole, la maggior parte non pubblica nulla, alcuni paesi hanno previsto per legge che i risultati non debbano essere pubblicati.

Metodo del valore aggiunto

Solo l’Italia dichiara di voler utilizzar tale metodo per la valutazione delle scuole.

Conclusioni

Nel recente decreto approvato dal Consiglio dei Ministri sulle semplificazioni si prevede che “Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti..”
La direttiva Invalsi n. 88 del 3/10/11 cita che
Per l’Amministrazione scolastica il progressivo consolidamento delle rilevazioni sistematiche e periodiche sugli apprendimenti degli studenti costituirà insostituibile occasione per acquisire e disporre delle serie storiche dei dati sui livelli di apprendimento, che permetteranno di rilevarne l’andamento complessivo nel tempo. Tali informazioni rappresentano la necessaria base conoscitiva per orientare le politiche scolastiche e per definire le azioni di governo del sistema scolastico, con particolare riferimento allo sviluppo dell’autonomia e alla valutazione delle scuole, alla formazione del personale e al miglioramento della didattica.”.
La stessa ordina all’Invalsi “le rilevazioni nazionali sulle conoscenze e abilità degli studenti della seconda e quinta classe della scuola primaria, della prima e terza classe della scuola secondaria di I grado e della seconda e quinta classe della scuola secondaria di II grado”.
Questa impostazione, che ha prodotto le bacchettate della Commissione europea, deriva dalla proposta per l’Invalsi definita nel dicembre 2008 dai Proff. Checchi, Ichino, Vittadini, che hanno previsto l’introduzione di un’anagrafe scolastica nazionale:
“Al fine di passare dalla misurazione degli apprendimenti degli studenti alla valutazione delle singole istituzioni scolastiche, il secondo pilastro della nostra proposta è la predisposizione di un’Anagrafe Scolastica Nazionale che segua nel tempo tutti gli studenti consentendo di abbinare la loro performance alle caratteristiche delle scuole frequentate e degli insegnanti incontrati, nonché a dati di fonte amministrativa sulle caratteristiche demografiche ed economiche delle loro famiglie.” (vedi qui il testo integrale)
In tale prospettiva si colloca il progetto VALeS, presentato ufficialmente dal Ministro l’8 febbraio, che ha per obiettivo la valutazione delle scuole e dei dirigenti. Il cuore della valutazione è la misurazione degli apprendimenti degli studenti con calcolo del valore aggiunto contestuale. I risultati del processo di valutazione saranno pubblicati sul sito del MIUR.
Io ritengo, in sintonia con il rapporto Eurydice, che occorra fermare questa impostazione assurda che intende utilizzare alcune prove (Italiano e Matematica), per di più discutibili, per valutare contemporaneamente gli studenti, le scuole, gli insegnanti, i dirigenti e il sistema.
L’altra questione estremamente discutibile è l’utilizzo (solo in Italia) del metodo del valore aggiunto.

Un processo di valutazione delle scuole ha senso solo se è agganciato a un progetto politico di rilancio dell’istruzione pubblica in Italia.
In funzione delle finalità del nostro sistema scolastico ogni processo di valutazione esterna deve essere messo a disposizione delle scuole come uno dei tanti strumenti utili al miglioramento dell’azione didattica e deve essere finalizzato a favorire la crescita di momenti di autovalutazione.
L’Invalsi deve essere sottoposto al controllo di un soggetto autonomo dal Ministro di turno.

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