La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Vogliamo una scuola equa, di qualità e pure con la …. moquette.

Posted by comitatonogelmini su 21 giugno 2012

di Vincenzo Pascuzzi
21 giugno 2012

Veramente interessante, chiarificatore, condivisibile l’articolo di Antonia Romano (1) che esplicita e spiega il suo “no alla scuola del merito” e che induce alcune riflessioni e integrazioni.
«Ritengo indispensabile andare verso una scuola di qualità, dove, per favore, siano bandite le parole “eccellenza” e “meritocrazia”. La scuola di qualità è una scuola equa, che fornisce a tutti strumenti per orientarsi nel mondo, per abitarlo con senso critico e con coscienza civile». A queste frasi, che racchiudono il senso dell’articolo, si potrebbe aggiungere che tutti gli istituti scolastici dovrebbero essere totalmente a norma, con aule capienti, adeguate ed attrezzate, bagni civili, puliti e sorvegliati e magari avere anche la …. moquette nei corridoi, musica di sottofondo e anche l’aria condizionata durante gli esami. E ciò non per paradosso irridente o assurdo, ma per dire che le scuole dovrebbero essere luoghi ben accoglienti, funzionali, gradevoli, dove è piacevole recarsi, stare, lavorare ed è più facile, meno faticoso anche insegnare e imparare. Insomma scuole che tengano conto, in modo virtuoso, della c.d. “teoria del vetro rotto” (2).

Merito vs qualità. La relazione fra scuola e qualità – da intedere, questa, come attitudine della scuola stessa a produrre il merito di tutti allievi – compare in altri scritti che affrontano la questione del “merito”, introdotta o ripescata dal Miur e dal ministro Profumo.
Vediamo: “In un sistema pubblico non si devono identificare i migliori; i migliori si devono creare” (3). Poi: “mettere l’enfasi sui meriti “individuali” degli studenti piuttosto che sugli avanzamenti complessivi del sistema sembra davvero poco sensato” e ancora “giusto puntare all’eccellenza, ma insieme bisogna garantire qualità a tutti. Mi pare questa la grande scuola democratica di cui, tra i tanti, parlavano Calamandrei e Don Milani” (4). Ancora “la filosofia del premio al migliore sottende la stessa logica che è alla base dei test Invalsi. In entrambi i casi si scattano fotografie dell’esistente, mentre non si fa nulla per produrre quei cambiamenti che porteranno, appunto, alla qualità per tutti e ad ambienti educativi nei quali le eccellenze potranno emergere con facilità” (4) (5).
La situazione può essere interpretata e riassunta affermando che il Miur e il ministro Profumo, invece di operare, impegnandosi in prima persona per realizzare una scuola di qualità che produca – come si è detto – il merito al suo interno, stanno cercando di evadere attraverso la scorciatoia, il cunicolo del merito e dell’eccellenza, per di più con un “pacchetto” abborracciato in tutta fretta (6). Merito ed eccellenza da ricercare e misurare su altri, esterni da sé, (come studenti, prof, scuole,…. ) chiamati a rispondere in loro vece, verosimilmente con modalità spicciative, discutibilissime, simil-invalsi ma etichettate – ex cathedra – come scientifiche e oggettive.

Pacchetto merito. Sono da condividere le osservazioni sulla fragilità del “pacchetto merito”, numerose, di diversa provenienza e che lo definiscono “proposta irricevibile” (6), “maschera il disinvestimento” (7), e dubitano che poi vada davvero ai migliori (8). Di più, tale “pacchetto” non indica – in termini quantitativi e parametri monitorabili – né le risorse economiche, né gli obbiettivi, né i tempi. Pertanto il “pacchetto” sembra avere la mera funzione di annuncio mediatico, di indicatore di attività (il Miur sta lavorando!) e serve a distrarre e a nascondere altri problemi endemici quali: la dispersione scolastica, la vetustà degli edifici, la condizione e la consistenza del precariato storico, le infime retribuzioni dei docenti e altri ancora.

La strategia. Viene da chiedersi se la questione “pacchetto” sia solitaria ed episodica, se sia conseguenza inerziale di attività avviate in precedenza da Gelmini o da altri, se faccia parte di un disegno più grande, di una strategia (scelta o magari solo occasionale e contingente, di default) oppure sia collegata ad un’ideologia (9) da applicare anche alla scuola come alla fabbrica (10).

Sfiancare i prof. Anche l’approccio al trattamento e alla condizione dei docenti potrebbe non essere casuale ma far riferimento a una strategia o a una ideologia. Vediamo i precari sballottati e umiliati, tenuti nel limbo della loro condizione per tempi lunghissimi (i precari storici!) contrapposti fra di loro (giovani e non più, sud e nord), obbligati a discutibili, improbabili, ma costosi Tfa.
I docenti di ruolo che diventano soprannumerari, costretti a imparare l’inglese con corsetti pseudo-intensivi o a una riconversione coatta nel sostegno. Le scuole che vengono accorpate in modo dilettantesco e illegale: anche fino a 16 o 20 istituti, scuole o succursali!
E poi l’opinione pubblica – quella più ingenua e disinformata – nutrita, o meglio ingozzata, di notizie distorte, con titoli non casualmente ingannevoli. Vediamone solo alcuni: “Cari prof, negli scrutini a esser valutati siete voi” (11), “si scrive merito, si legge docenti di qualità” (12), “ecco quanto ci costa avere docenti scarsi” (13), “la bugia delle classi pollaio e i 40mila prof che non insegnano” (14).
E ancora c’è l’onnipotente Invalsi con i suoi test c.d. scientifici ed oggettivi, asseriti penetranti, quasi fossero raggi X o ecografie, che pretende ed ottiene umilianti prestazioni esecutive . Onnipotente, sì. Almeno comincia a credersi tale: “Mister Invalsi”, alias Roberto Ricci, che però …. tranquillizza e rassicura: «…. Non cerchiamo certo una Caporetto degli studenti» (15)! L’Invalsi – ricordiamolo – è autoreferenziale, nessuno lo ha mai abilitato a produrre test, nessuno ora lo controlla.

Abravanel. Anche Roger Abravanel, nell’articolo già citato per il suo titolo improprio (12), formula delle sue osservazioni critiche al «premio al merito» proposto da Profumo. Le argomentazioni dell’ex consulente – a titolo non oneroso – dell’allora ministro Gelmini (16) “poggiano” su alcuni assunti palesemente non veri, cioè “non poggiano”.
Vediamo brevemente questi assunti inconsistenti:
a) “che i sistemi educativi migliori del mondo del nord Europa (che non costano più del nostro)”; l’affermazione è palesemente non vera sia ora che al tempo di Gelmini: lo dimostrano dati, tabelle e grafici (17) (18). L’Italia spende molto molto meno e non solo del nord Europa.
b) “E [i sistemi educativi migliori del mondo del nord Europa ] lo fanno unicamente grazie alla qualità dei loro insegnanti, che da noi scarseggia perché ….”. Qui le precisazioni sono due: 1ª) i “sistemi educativi”, proprio perché “sistemi”, non possono essere migliori “unicamente”, ecc.; 2ª) che da noi scarseggi la qualità degli insegnanti, è opinione azzardata e non dimostrata dello stesso Roger Abravanel!

Italia e Francia. «La nostra priorità è la scuola: sarà il primo impegno» (19) così ha confermato Hollande appena eletto presidente. Nel suo programma elettorale ci sono per i prossimi cinque anni: più 5,2 miliardi di euro e più 60 mila posti di lavoro nell’istruzione pubblica (20). Da noi il ministro Profumo è impegnato a proseguire e completare l’opera distruttiva del precedente ministro: meno 8,3 mld di euro, meno 81.120 cattedre e meno 44.500 Ata, con maestro unico, classi pollaio, ….
Può essere utile avere, come pro-memoria, la seguente tabella che raggruppa e confronta dati di provenienze diverse, ma ugualmente significativi e importanti.

  Francia Italia Differenza Francia Italia
Popolazione 65.447.374 ab. 60.813.326 ab. + 7,6%
Pil totale 2.712 mld $ 2.067 mld $ + 31,2%
Pil pro capite 41.438$ (stima Fmi) 33.989$ (stima Fmi) + 21,9%
Budget istruzione totale 60,5 mld € 41,8 mld € + 44,7%
Budget per cittadino 930 € 688 € + 35,2%
Diplomandi totali 2012 703.059 450.474 + 56,1%
Diplomandi per 1000 ab. 10,7 7,4 + 44,6%
Nota. I dati hanno provenienze e date diverse, perciò i risultati calcolati sono solo indicativi (± 10%?)

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