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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

400 cittadini bolognesi chiedono un referendum cittadino sull’uso delle risorse pubbliche

Posted by comitatonogelmini su 5 luglio 2012

inviato da Bruno Moretto
5 luglio 2012
Togliere al pubblico per dare al privato: a quanto pare l’abito di Robin Hood alla rovescia piace particolarmente alla politica di governo, che si tratti del ministro Profumo o della Giunta del Comune di Bologna. Il risultato è un vero e proprio scippo della Costituzione.

Il Nuovo Comitato Articolo 33 riunisce tanti cittadini bolognesi, sindacati e associazioni. Da mesi ormai, chiede che a Bologna la parola venga restituita ai cittadini riguardo all’uso delle risorse. Cari bolognesi, volete davvero continuare a dare quel milione di euro all’anno alle scuole dell’infanzia paritarie private (99 su 100 di stampo confessionale)? Volete che la Giunta perseveri con questa politica, oggi che centinaia di bimbi che avevano chiesto la scuola pubblica, quella laica e gratuita, ne rimangono esclusi? Oppure volete che quelle risorse vengano assegnate alla scuola dell’infanzia pubblica, ovvero comunale e statale? Proprio oggi due formulazioni giuridiche di questo quesito sono state consegnate dal Comitato in Comune, dopodiché i garanti dovranno esprimersi sull’ammissibilità del referendum.
Nel frattempo, il Comune di Bologna persevera con l’intenzione di elargire fondi alle private. Fondi che arrivano anche da Stato e Regione. A questo panorama locale si aggiunge la rotta data dal governo Monti. La cosiddetta spending review toglie risorse all’istruzione pubblica e ne elargisce ancor più a quella privata.
Siamo convinti che questa scelta politica sia distante dal sentire di molti cittadini, e per questo, dal basso e a partire dal livello territoriale, chiediamo che a loro venga restituita la parola. A Bologna chiediamo il referendum. Ma lo sguardo va più in là. Da qui, dalla terra che una volta fu modello per la sua scuola dell’infanzia pubblica, la sveglia suona per tutto il Paese. La società civile ha ancora anticorpi per reagire a questa degenerazione del patto costitutivo della nostra società. I cittadini hanno ancora, e più di prima, la voglia di difendere la Costituzione e di promuovere attivamente il bene comune – la scuola pubblica lo è!
Cosa direbbe oggi Calamandrei del ministro Profumo, e cosa direbbe delle scelte del Comune di Bologna? In tutto il CentroNord si calcola che 40.000 bambine e bambini restano esclusi dalla scuola d’infanzia (a Bologna sono più di 300, in provincia quasi 1.000). Le dichiarazioni di Profumo gettano ombre ulteriori e ancora più cupe sul futuro dell’istruzione pubblica. Calamandrei, padre costituente, metteva in guardia contro la degenerazione della scuola pubblica e l’assegnazione di risorse a quella privata. La stessa Costituzione parla chiaro. L’articolo 33, da cui il Comitato prende il nome, recita al comma 2: “La Repubblica istituisce scuole statali di ogni ordine e grado”. E ancora, al comma 3: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Per non parlare dello spirito aperto e plurale con cui l’articolo 34 al comma 1 garantisce che “la scuola è aperta a tutti”. Assistiamo invece oggi, a livello locale come nazionale, al paradigma rovesciato: il libero insegnamento diventa onere per lo stato, e la scuola pubblica diventa un diritto sacrificabile.
Un panorama a cui bisogna reagire con convinzione e fermezza. Da Bologna e in gran parte d’Italia, i cittadini hanno fame di scuola pubblica, pretendono il rispetto della Costituzione e sanno bene che la scuola pubblica è una priorità politica da difendere e promuovere. Di più: è il cuore pulsante della società.

Tutta la documentazione su Scuola e Costituzione Bologna

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