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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

La vita è tutta un quiz?

Posted by comitatonogelmini su 3 settembre 2012

di Tiziana Drago
Università di Bari, dipartimento di Scienze dell’Antichità
da Il Manifesto
3 settembre 2012
Quello che Profumo ignora è proprio l’esistenza di un orizzonte complesso della conoscenza, lontano anni luce dall’attitudine furbesca necessaria per districarsi nei test a risposta multipla.

Vendere fumo pare essere l’azione che meglio riesce a questo governo. Magari con stile (certo, deve piacere il genere ma ammettiamo che dopo i predecessori persino questa condotta somiglia a un approdo), ma pur sempre fumo.

Il ministro dell’istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, si sta dedicando al suo compito con encomiabile impegno (o spaventoso accanimento, a seconda dei punti di vista). Non pago di aver agitato come una clava il feticcio della meritocrazia all’interno delle università attraverso il suo braccio armato (l’Anvur) e di essere il mandante della micidiale operazione valutativa in corso negli atenei, si sta applicando al mondo dell’istruzione di base, il settore della formazione più delicato e bisognoso di ogni cautela.

Dopo la trovata notevolmente pacchiana dello «studente dell’anno» e la magra figura fatta col «tirocinio formativo attivo»zeppo di domande errate, scuse ufficiali del ministro ai partecipanti al concorso, caos sulle graduatorie successive. Ora tira fuori dal cilindro il concorso a cattedre. A parte gli articoli di sfrontata propaganda della stampa mainstream, persino il pallido Pd ha dovuto mostrare una soddisfazione imbarazzata: in un contesto di sofferenza drammatica in cui 200mila precari garantiscono da anni il funzionamento della scuola italiana, per i più giovani questo concorso rischia di essere solo una trovata pubblicitaria.

Quello che fa davvero rabbrividire è la procedura di selezione della nuova classe docente annunciata ieri con un’intervista a Repubblica. Si parla di una modalità telematica: si starebbe lavorando a una prova selettiva da svolgere sul computer, utilizzando i supporti presenti nelle scuole (ammesso che, in strutture ridotte allo stremo, tali supporti esistano e risultino funzionanti…). Ottima idea! Cosa c’è di male – si dirà – a voler snellire la burocrazia delle scartoffie? Non dubitiamo, infatti, che l’idea piacerà a buona parte della sinistra, incapace da tempo di abitare un orizzonte culturale diverso da quello cui dovrebbe contrapporsi.

Il fatto è che una simile procedura la dice lunga sull’impostazione della prova di preselezione. Si scopre con raccapriccio che tale prova dovrebbe consistere in un «test con domande di carattere logico-deduttivo, alcuni in lingua, inglese, francese, tedesco e spagnolo, e le altre per misurare le competenze informatiche» (citiamo dall’intervista del ministro).

La scrematura della massa degli aspiranti docenti, lungi dall’accertare in modo rigoroso conoscenze disciplinari e maturità critica complessiva, viene affidata a una prova modesta e degradante, come mortificante è stata quella del tfa: quiz da televisione e/o da scuola guida. Ancora una volta, la disinibita opzione fra una prova scientificamente fondata e la cultura da videogiochi si risolve a favore di questi ultimi, mostrando a chiare lettere, da parte del ministro e dei suoi collaboratori, una considerazione virtuale e bassa della cultura.

Quello che Profumo ignora è proprio l’esistenza di un orizzonte complesso della conoscenza, lontano anni luce dall’attitudine furbesca necessaria per districarsi nei test a risposta multipla. Da questo tipo di prova resta inevitabilmente esclusa e sanzionata ogni possibilità di problematizzazione teorica: che si tratti di quiz o di videogame, l’esperienza che si suggerisce è quella della suzione televisiva, della realtà epidermica, del gioco reversibile. La complessità delle conoscenze filosofiche, storico-letterarie o scientifiche rinvia, invece, a un orizzonte alto, che mette chi ne faccia esperienza in condizione di collocarsi alla sua stessa altezza (per accoglierli o per respingerli), di riconoscersi in un’idea – o in una possibilità – di umanità alta, generosa e libera.

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