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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Una scuola a prova di firma

Posted by comitatonogelmini su 26 settembre 2012

di Giacomo Russo Spena
da micromega
26 settembre 2012
A Bologna exploit per il referendum in difesa della scuola pubblica e contro i finanziamenti a quella privata: già raccolte 4500 firme. A sostegno dei promotori i partiti di “sinistra”, associazioni, sindacati e comitati di insegnanti. Il Pd? I militanti si fermano ai banchetti a firmare, la classe dirigente osteggia invece la consultazione popolare.

“Per cosa si firma?” chiede la signora incuriosita dal banchetto. “In difesa della scuola pubblica e contro i finanziamenti a quella privata” risponde prontamente la ragazza seduta e con in mano il volantino esplicativo. Ecco così una firma. Subito dopo un’altra. Poi un’altra ancora. Nel giro di pochi minuti il foglio è pieno, compilato coi dati. I cittadini partecipano, vogliono far sentire la propria voce. “Un ottimo inizio abbiamo già raggiunto 4500 firme, l’obiettivo delle 9mila si può addirittura superare” dicono i promotori di questo referendum consultivo. Si scrive Bologna, si legge Italia. Un popolo composto da associazioni, comitati e sindacati (Cgil Flc, Fiom, Cobas, Usb) – e sostenuto da Idv, Sel, Federazione della Sinistra e Movimento Cinque Stelle – in mobilitazione contro le privatizzazioni bipartisan di Pdl e Pd.

“I vertici del partito democratico stanno facendo la guerra al referendum, ci interessa però relazionarci con gli elettori e gli iscritti che si precipitano ai nostri banchetti: la classe dirigente montiana, agli occhi di molti di loro, di sinistra sembra avere ormai poco” afferma Francesca De Benedetti, portavoce del comitato civico promotore Articolo 33. Il quale garantirebbe l’istruzione pubblica laica e gratuita a tutti i bimbi, con la consapevolezza che loro sono i futuri cittadini della Repubblica. “Quando – continua De Benedetti – questo diritto viene messo in discussione e passa in secondo piano nelle priorità della politica, è naturale e sano che la società civile abbia un moto di reazione. Perché al di là delle dichiarazioni attenuanti e dei giri di parole è questa la sostanza: c’è in gioco ed è a rischio la scuola pubblica, laica e gratuita”. Così domenica scorsa alla Festa dell’Unità cittadina mentre il sindaco Virginio Merola dall’interno bollava come “estremista” questa campagna, all’esterno molti simpatizzanti Pd si fermavano a firmare. Come successo per il referendum sull’acqua pubblica. Come, forse, succederà al referendum nazionale sugli articoli 8 e 18.

I promotori hanno tempo fino al 7 dicembre per raggiungere le 9mila firme necessarie, il quesito – giudicato ammissibile lo scorso luglio dai Garanti del Comune – è chiaro ed inequivocabile: “Vuoi utilizzare le risorse finanziarie comunali, che ora vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata, per le scuole comunali e statali o per le scuole paritarie private?”. Il problema risale al 1994, quando l’allora sindaco Walter Vitali, ora senatore Pd, decise di stanziare con 390mila euro le scuole private all’infanzia. Le cose negli anni sono andate peggiorando. Il primo cittadino Giorgio Guazzaloca (Pdl) arrivò a stanziare un milione di euro. Sergio Cofferati raddrizzò leggermente il tiro garantendo il diritto alla scuola pubblica ma non diminuì i soldi alle private. Con l’attuale sindaco, Merola, i bambini che non entrano nella pubblica vengono spediti direttamente alle private paritarie, di cui il 99 per cento sono confessionali.

Invece di chiedere risorse allo Stato per il pubblico, si rafforza ulteriormente il circuito confessionale per risolvere il problema della mancanza di posti. Ora più di 400 bambini a Bologna sono senza istituto causa l’elevato costo delle rette mensili delle private, troppo alte per un budget familiare. La Curia è schierata col sindaco Merola e ritiene il referendum “ideologico”. Intanto fuori le scuole, nei mercati, al centro come in periferia di Bologna i banchetti sono presi d’assalto. E che il Pd ancora una volta non abbia capito le ragioni del popolo di sinistra?

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