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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Cosa fare per una scuola autonoma e democratica

Posted by comitatonogelmini su 16 marzo 2013

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di Marina Boscaino e Corrado Mauceri
da Globalist.it
16 marzo 2013
A proposito del Dpr sulla valutazione: non possiamo limitarci a guardare il dito e non la luna. Ora la scuola è in mano solo al Ministro. I partiti si sveglino.

Come ogni anno, puntuale come l’influenza, si ripete la protesta relativa alle prove Invalsi e sulla etero valutazione ministeriale sulla scuola; dopo la protesta, che tradizionalmente produce scarsi risultati concreti, si aspetta l’anno seguente. Intediamoci: esistono docenti costantemente mobilitati sul tema; ma la maggior parte ha risvegli tardivi. Quest’anno il disagio primaverile della scuola si è arricchito di un ulteriore elemento: il decreto sulla valutazione di prossima emanazione da parte di un Governo dimissionario che dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione. È perché il governo del “professori” considera la valutazione della scuola adempimento “privo di rilevanza”?

Crediamo sia necessario inquadrare il problema delle valutazioni ministeriali più a fondo ed in termini più radicali. Ecco alcune osservazioni:

1. In primo luogo, non è tollerabile che l’Esecutivo e sostanzialmente il Ministro continui non solo a governare la scuola, ma a darsi esso stesso le regole con cui governare la scuola: il Ministro se la suona e se la canta.

Ai tempi in cui dominava la Dc, ma c’era un’opposizione (il Pci), le regole sul governo della scuola erano almeno approvate dal Parlamento; le originarie normative sugli organismi precursori dell’Invalsi (Irsae – Centro Europeo dell’Educazione) erano disciplinate con Dpr, che però non erano regolamenti, ma “decreti delegati”, emanati dal Governo su delega del Parlamento che stabiliva “principi e criteri”; e modificabili con legge del Parlamento.

Ora, invece, in omaggio alla “governabilità” (canto delle sirene che affascina trasversalmente centro-destra e centro-sinistra), il Parlamento “delegifica”, cioè trasferisce il proprio potere normativo al Governo o, in taluni casi, direttamente al Ministro competente.

Il Dpr sulla valutazione è figlio di questa logica, ormai talmente radicata da non trovare opposizione né messa in discussione.

Il Parlamento non ha alcuna voce in capitolo, tanto è vero che – nel caso del Dpr valutazione, che è un decreto emanato dal governo – non è stato nemmeno acquisito il parere della Camera dei Deputati. Tanto è inutile.

2. La Costituzione afferma, come è noto, il principio della libertà di insegnamento. Tale principio è incompatibile con una forma di verifica dell’attività di ciascun docente, scuola e dell’intero sistema scolastico? Certo che no, purchè la verifica sia svolta senza alcun effetto diretto o indiretto, di condizionamento dell’autonomia professionale del personale docente e più in generale della libertà di insegnamento del sistema scolastico nel suo complesso.

Esistono e sono state elaborate (anche in questi anni di “mancato dialogo” sul tema, dal momento che i governi sono andati avanti imperturbabili, nonostante critiche e resistenze), ostinate e inascoltate forme di valutazione e/o di autovalutazione, volte a verificare l’attività didattica e i risultati conseguiti, che non rischiano di trasformarsi in forme di condizionamento, ma che, viceversa, esaltano l’autonomia professionale di ciascun docente e la partecipazione collegiale. Il problema di fondo non è quindi la valutazione. Ma chi valuta, come e con quali finalità.

Il dpr prevede senza dubbio che la valutazione è affidata ad un organismo di emanazione ministeriale, nonostante sia definito indipendente: l’indipendenza, però, non dipende dalla definizione normativa, ma del modo con cui si è nominati e dalle garanzie di autonomia nello svolgimento dell’attività; oppure a funzionari ministeriali (ancorchè esperti e non amministrativi) come gli ispettori tecnici, che comunque dipendono dal Ministro; ogni garanzia di imparzialità della valutazione è ontologicamente negata.

Se poi si considerano le modalità e le finalità previste nello stesso DPR, è evidente che si tratta di una forma pesante e subdola di condizionamento e di limitazione della libertà di insegnamento, che piegherà modalità e pratiche didattiche al raggiungimento dell’obiettivo: dalla creazione di cittadini consapevoli a risolutori di quiz.

Che fare?

Anzitutto prendere coscienza che, finchè la scuola è governata dal Ministro che, grazie anche al regolamento n.275/99 sull’autonomia (tanto conclamata), ha poteri di indirizzo culturale e quindi di verifica, tutti questi provvedimenti sono conseguenti.

Non si può continuare a guardare il dito e non la luna. E’ lo stesso errore di valutazione fatto sul Pdl 953, ex Aprea, e sul governo democratico della scuola; e sull’autonomia in generale: come può il governo essere democratico e la scuola autonoma, se il Cnpi (l’organo che dovrebbe garantire la libertà di insegnamento) è presieduto dal ministro? La garanzia di un’effettiva libertà di insegnamento si realizza solo con una gestione democratica della scuola; però se Pd, Sel e M5S (che ormai è considerato il “nuovo” della politica italiana) realmente vogliono dare un segnale concreto, possono non solo limitarsi a dichiarare il loro dissenso sull’emanando Dpr, ma impegnarsi sin da ora per ritirarlo.

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