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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

La sicurezza nelle scuole e le sdraio del Titanic

Posted by comitatonogelmini su 16 settembre 2013

old-pallets-deck-chair
di Girolamo de Michele
da estense.com
16 settembre 2013

Leggo dichiarazioni di soddisfazione, di entusiasmo persino, sui quattro spiccioli residuati dall’abolizione dell’IMU e destinati alla scuola, che com’è noto non è una priorità per alcunopersino per chi aveva promesso più inglese e informatica (ricordate le 3 I, Inglese Impresa Internet, assieme a meno tasse per tutti, adozioni più facili e più grana sulle lasagne?) e poi ha tagliato insegnanti e ore sia di inglese che di informatica (e aumentato le tasse, e fatto zero per le adozioni).

Nuovi posti di lavoro nei prossimi anni, dicono: ma si tratta di precari che prendono il posto dei pensionamenti, nulla di più. Certo, l’assunzione dopo anni di precariato dovrebbe essere un diritto (ci sarebbe una norma europea, e qualche TAR lo ha riconosciuto), e invece  ai precari tocca baciarsi i gomiti (ma che paese è quello nel quale i diritti si mendicano e si concedono graziosamente, neanche fossimo ancora regnicoli e non cittadini?). Ma non è stato recuperato uno solo dei 150mila posti di lavoro eliminati con taglio strutturale dalla riforma Gelmini. Eppure in questi anni, una dopo l’altra, TUTTE le pezze d’appoggio di quella riforma si sono dimostrate infondate [a scanso di futili polemiche, cito le cifre dai bilanci scolastici ufficiali e dai rapporti ministeriali annuali]:

  • non era vero che i conti della scuola erano fuori controllo, anzi!: era vero il contrario;
  • non era vero che il numero di insegnanti era in crescita incontrollata rispetto agli alunni: era vero il contrario;
  • non era vero che i test internazionali penalizzavano la scuola italiana: nell’ultimo test svoltosi prima dell’entrata in vigore della riforma Gelmini la scuola italiana aveva sostanzialmente recuperato il gap rispetto agli altri paesi;
  • non era vero che avevamo più bidelli che carabinieri: si trattava di una pedestre lettura delle cifre ministeriali che confondeva bidelli, segretari, tecnici e dirigenti amministrativi;
  • non era vero che avevamo 2 bidelli per ogni aula, come sosteneva il direttore del “Giornale” Mario Giordano, che confondeva il numero delle aule con quello degli edifici scolastici: un genere di errore che a noi insegnanti, quando lo troviamo nelle verifiche, fa scattare la campanella d’allarme sul dato copiato senza essere capito;
  • non era vero che il 97% del bilancio della scuola se ne andava in stipendi: era il 78.3%, contro una media europea del 79%;
  • non era vero che si tagliavano i cosiddetti sprechi per destinare i risparmi al miglioramento del servizio: i soldi tagliati sono stati tagliati, non un euro è ritornato alla scuola, né era previsto (bastava andare a controllare nelle leggi finanziarie) che vi ritornassero.

Ah, dimenticavo: non è neanche vero che è stato reintrodotto il grembiulino, anche se Berlusconi in persona ne aveva lodato l’introduzione all’approvazione di una legge che di grembiulini non fa parola.

Eppure la riforma Gelmini è ancora in piedi, e la scuola continua a funzionare secondo i suoi decreti: che è come dire che il vero ministro dell’Istruzione è ancora Gelmini (così come è Brunetta quello della pubblica amministrazione, Sacconi quello del lavoro, ecc.). Strana davvero, una intesa bypartisan “di scopo” in cui le cose continuano a funzionare come se le elezioni le avesse vinte la stessa maggioranza del 2008: e del resto, non avevano cercato lo scorso autunno Ghizzoni e Puglisi (cioè il PD) di far passare la riforma Aprea che trasformava i Consigli d’istituto in consigli di amministrazione?

Ed ecco che arrivano queste Misure urgenti in materia di istruzione che fanno pensare alle parole dell’ultimo comizio del leader afroamericano Jeriko One, poco prima di essere assassinato: “Stanno riordinando le sdraio sulla tolda del Titanic!”.

Tra queste sdraio cui il ministro Carrozza ha rattoppato la tela, ci sarebbero nuovi fondi per l’edilizia scolastica e la sicurezza delle scuole (in realtà si tratta della possibilità per le regioni di accendere mutui trentennali: quindi non nuovi fondi, ma nuovi debiti che bisognerà poi pagare). Cosa c’è di male, mi direte? Nulla, se c’è qualche intervento in più da fare: molto, se ci fanno credere che il problema della sicurezza sia solo una questione di edilizia scolastica.

Il problema, il vero problema, è in ciò che succede quando studenti e insegnanti entrano in classe. Il ministro Gelmini ha creato le famose classi-pollaio, ossia ha aumentato per decreto il numero massimo di alunni per classe oltre le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Fate una prova, se siete studenti, genitori, insegnanti: prendete le misure delle aule. Dovrebbero esserci non meno di 2 mq per ogni studente o insegnante, cioè in media 24 studenti+1 insegnante in un’aula di 50 mq (e se c’è un disabile la metratura dev’essere maggiore). Se gli studenti sono 29-30, ci sono 5-6 persone in più che in caso di pericolo dovrebbero uscire in fretta; ci sono 5-6 banchi, 5-6 sedie, 5-6 zaini a intralciare l’evacuazione. Ci sono troppi studenti perché si possa rispettare la distanza minima tra banco e parete, che serve ad evitare che un calcinaccio colpisca lo studente o l’insegnante. Persino la dimensione delle porte è rapportata al numero di individui che dovrebbero uscirne, e quindi le stesse porte risultano inadeguate. E, dal momento che i bidelli erano già insufficienti prima dei tagli a garantire le condizioni minime di sicurezza (ci sono scuole nelle quali c’è in dotazione un solo bidello per sede), e a maggior ragione lo sono adesso, spesso non ci sono neanche i requisiti minimi per la sorveglianza interna (controllo degli ingressi, dei corridoi, dei piani). Questo vuol dire che in caso di pericolo ci sono 5-6 esseri umani che rischiano di rimanere bloccati in un luogo che si trasforma in una trappola: perché incendi, terremoti e quant’altro se ne fregano della dichiarazione di agibilità che sottoscrivono dirigenti scolastici o prefetti. Ci vorrebbe una protesta di massa di studenti e genitori: rifiutarsi di mettere, o far mettere, piede in luoghi che una legge definisce insicuri, e uno scartafaccio decreta sicuri in deroga alla legge. Poi però toccherebbe rimettere in discussione la priorità del taglio dell’IMU per trovare i fondi per una vera messa in sicurezza delle scuole.

Ma c’è altro. Il numero di alunni massimo per classe, che era fissato in 1 ogni 2 mq, teneva conto anche di precise ricerche sulle condizioni in cui dovrebbe svolgersi una didattica efficace. Non è difficile capire che se in una casa, in un ufficio, e quindi anche in un’aula ci sono troppe persone si fa più fatica a farsi capire. In un’aula-pollaio si insegna peggio, c’è più rumore di fondo, si comprendono peggio le parole, c’è meno spazio per la didattica perché il numero di ore destinate alle valutazioni, fatalmente, aumenta. Esiste una ricerca, il Rapporto Barro-Lee, che dimostra, comparando una mole impressionante di dati, che con l’aumentare dei livelli di istruzione aumenta anche il reddito – e questo è facile da capire; che i soldi spesi in istruzione subiscono una rivalutazione negli anni (in Italia, secondo la Banca d’Italia, del 9%, altro che BOT!) – e anche questo, ragionandoci sopra, lo si capisce. Ma anche – e questo può sorprendere – che un buon livello d’istruzione allunga la vita fino a 2 anni di media. Il motivo è semplice: una persona di buona istruzione ha più conoscenze nel campo dell’alimentazione, della salute, degli stili di vita, dell’ambiente; vive meglio, si cura meglio, comprende le oscure parole dei foglietti informativi dei medicinali, è più attento e critico. Anche questo è un diritto alla salute che viene negato.

Eppure neanche le misure che rendono possibile le classi-pollaio vengono messe in discussione.

Il Titanic viaggia felicemente verso l’iceberg, il ministro riordina le sdraio sulla tolda, gli ufficiali di bordo eseguono le disposizioni, sorridono e mandano messaggini a terra.

 

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