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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

La letterina alla Befana del ministro Carrozza

Posted by comitatonogelmini su 6 gennaio 2014

mafalda_intelligenza

di Franco Labella
da L’Unità
6 gennaio 2014

Le feste erano iniziate bene con la reprimenda del ministro Carrozza contro i compiti a casa.
Oggi finiscono , come da tradizione, con la letterina alla Befana.
“Cara Befana, dopo tanta cenere ed altrettanto carbone portaci una scuola nuova….”.
Siamo cresciuti da tempo ed alla Befana, comunque, vorremmo continuare a crederci ma con lo sguardo e le speranze da adulti.
Abbandonando, certamente, il candore dei piccoli.
Peter Pan non è il modello da seguire, né nella vita né nella scuola.
Per cui leggere l’ennesima intervista di un ministro dell’Istruzione con l’ennesima promessa di cambiamento affidata, pensate un po’, ad uno strumento democratico per eccellenza, il referendum, potrebbe sembrare aprire il cuore alla speranza…
Solo che l’unico referendum che ci piacerebbe, dopo i tagli degli ultimi decenni sarebbe un bel referendum abrogativo (ahimè tecnicamente impossibile per le leggi tributarie e di bilancio che hanno regalato tagli e miserie alla scuola pubblica statale) delle misure che hanno impoverito, dal maestro unico al riordino delle superiori, sicuramente una scuola disastrata e che attende il cambiamento come Godot.
Invece di atti politici e di una inversione di tendenza reale (che come leggerete fra un po’ è smentita persino dai fatti dei provvedimenti del governo delle piccole intese) ci tocca, invece, l’ennesima intervista con l’ennesima mirabolante promessa.
Una consultazione estesa a tutto il mondo per capire come la pensa il mondo sulla scuola ed i suoi bisogni.
Maria Chiara Carrozza, ministro dell’istruzione, evidentemente non legge Profumo di scuola.
E fin qua niente male perché non è obbligata a farlo, ci mancherebbe che sprecasse il suo tempo così.
Non è obbligata a farlo manco la sua portavoce Alessandra Migliozzi.
La quale a differenza di un suo predecessore, quello del tunnel per capirci, in genere ha seguito, nel suo ruolo lavorativo precedente, in maniera abbastanza costante le vicende della scuola italiana.
Ma allora dovrebbe consigliare al ministro di evitare affermazioni come quella che si legge nella intervista rilasciata a Corrado Zunino, in cui, con immenso candore se di quello si tratta, la Carrozza confessa: ” Vorrei capire, confesso che su alcuni temi non so come gli italiani la pensino”.
Ed ancora: “Da ministro ho le mie idee, ma se non capisco quelle del paese non posso elaborare l’ultima riforma della riforma della riforma.”.
E no caro ministro.
Perché i Profumi di scuola, gli articoli ad esempio di Vertecchi solo per citare l’Unità, le tante rubriche e i “prodotti editoriali” simili, mica li scriviamo con la fantasia.
Mica li scriviamo da Marte.
Mica li scriviamo ignorando quello che le persone di scuola e coinvolte con la scuola dicono e pensano e fanno da tempo.
Le lettere ai quotidiani, ancorchè non inviate al Quirinale, ogni tanto, ma solo ogni tanto, dei guasti e dei problemi della scuola parlano.
Nemmeno quindici giorni fa lei ha fatto una incursione pesante, da ministro, sull’autonomia didattica dei docenti (gli unici curiosamente assenti nell’intervista….) con la storia dei compiti a casa.
Come le è stato giustamente rimproverato persino da miti pedagogisti poco inclini al “dalli al Ministro” lei può farci conoscere, sul tema, la sua opinione di privata cittadina ma non può dare una indicazione di quel genere alla faccia dell’art. 33 della Costituzione.
Perchè per fare le riforme servono i soldi ma per ridare credibilità alla scuola e a chi, quotidianamente, la fa non servono le interviste e le boutades a cui ci hanno abituato i suoi predecessori da Profumo alla Gelmini.
Le boutades lasciamole ai comici chè ce ne sono già tanti in giro…
Oggi, dopo nemmeno quindici giorni e dopo aver sempre smentito di voler mettere mano a cambiamenti radicali per smantellare il disastro gelminiano, propone un referendum alla Grillo?
Per sapere cosa?
Che esistono le classi pollaio?
Che ai docenti ha chiesto, ora, a fine 2013 la restituzione persino dei soldi legati agli scatti dati, sempre con le risorse dei docenti e del personale ATA tagliando il fondo di istituto, nello stesso 2013?
Che nelle scuole, oltre alla Storia dell’Arte di cui parla nell’intervista, non si studia più il Diritto?
Che nelle scuole non ci sono soldi e si fanno le riffe per pagare prima solo alcuni supplenti alla faccia dell’art. 36 della Costituzione?
Che le graduatorie non sono esaurite e mai lo saranno se non si dà avvio ad una seria politica di assunzioni e di revsione degli organici?
Che le  “nuove classi di concorso” non lo sono ancora a quasi cinque anni dal riordino della Gelmini?
Che i docenti non hanno più alcuna continuità didattica e quindi la relazione educativa è frammentata, spezzettata, ridotta a poltiglia?
Che ci sono debiti che il MIUR non ha pagato e che mette a rischio prescrizione se uno non ha la forza, volontà e risorse per adire il giudice del lavoro e ripristinare così lo Stato di diritto?
Che per assumere i primi ispettori tecnici dopo decenni c’è voluto un concorso durato anni?
Insomma cosa non sa e vuol sapere attraverso una consultazione che ha tutta l’aria di essere l’ennesima promessa da marinaio o l’ennesimo libro dei sogni come acutamente le chiede lo stesso Zunino?
Anche perché ministro, non vorremmo che finisse come nell’infanzia quando la cenere ed il carbone, qualche volta, non erano metaforici e venivano propinati con l’ammonimento: “Se fai il bravo, l’anno prossimo la Befana ti porta quello che hai chiesto…”
Abbiamo fatto i bravi fin troppo e alla Befana non ci crediamo più come da piccolini….
Per cui ci basterebbe, per esempio, che lei prima di rispondere ai milioni che parteciperanno alla sua consultazione ci desse qualche risposta banale ad una domanda ripetuta di recente, c’era Babbo Natale.
Come la pensa, ad esempio, con lo studio abolito del Diritto?
Lo vuole ripristinare?
Si o no?
In genere i referendum si dice che siano strumenti “rozzi” di partecipazione democratica perché legano la complessità ad un “sì” o ad un “no”.
Ed allora, prima di quello, la vuol dare una risposta pubblica ad una domanda semplice come quelle che pensa di inserire nella consultazione annunciata?
O dobbiamo chiederlo alla Befana con la prossima letterina?

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