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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Organi collegiali. Non solo 36 ore. Si punta ad ingresso enti esterni nella scuola

Posted by comitatonogelmini su 9 luglio 2014

David-Wilcox

di Red
da OrizzonteScuola
9 luglio 2014

L’attenzione di questi giorni è concentrata soprattutto sulla questione delle modifiche all’orario dei docenti. Ma non vorremmo passasse in sordina un altro degli obiettivi che il Governo Renzi vuol perseguire relativamente alla scuola. Anche perché il primo tentativo è già stato fatto.

Si tratta della riforma degli organi collegiali, che i Governi di questi ultimi anni (a partire dalla Moratti e dalla riforma Aprea) hanno messo in agenda, ma non hanno mai portato a termine.

L’unica “riforma” attuata è stata il mancato rinnovo del CNPI, tra l’altro bocciato dai tribunali italiani. Bocciatura per la quale si rischia l’invalidazione di alcune sperimentazioni e il commissariamento del Ministero stesso.

E infatti, il Governo Renzi ha provato a metterci su una pietra (tombale) durante l’elaborazione della cosiddetta riforma della Pubblica Amministrazione, quando, in una delle bozze comparve la cancellazione proprio del CNPI e l’anticipazione di una non identificata riforma degli organi collegiali.

Emendamento scomparso dal testo definitivo, ma Reggi, durante i lavori del Cantiere scuola svoltosi a Terrasini, ha avanzato l’idea di avviare una riforma anche degli organi collegiali, a partire dalla possibilità di ingresso nei Consigli d’Istituto anche di soggetti esterni.

Progetto che, chiaramente, si sposa con l’idea di una scuola aperta che dialoghi con il territorio e che, di conseguenza, coinvolga nei processi decisionali anche chi, da esterno, partecipa all’offerta formativa.

L’ultimo tentativo in questa direzione era stato avviato dallo stesso Partito Democratico che nel 2012 aveva adottato il testo dell’ex Sottosegretario Aprea, modificandone diversi aspetti e giungendo anche all’approvazione in uno dei rami della VII Commissione cultura.

Le serrate di studenti e docenti avevano costretto ad un passo indietro. Da quel momento non se ne è più parlato, ma resta l’obiettivo.

Tra le critiche portate alla riforma Aprea, c’era quella di voler trasformare i Consigli d’istituto in CdA, Consigli di Autonomia, nel quale far entrare (seppure senza diritto di voto) membri esterni: da rappresentati di amministrazioni, ad aziende private.

Sarà rispolverato lo stesso progetto? Vedremo. Intanto ci accontentiamo delle parole del Sottosegretario Reggi che ha parlato della necessità della riforma e di come bisognerà distinguere nettamente i compiti dei vari organi, con il Consiglio d’istituto che dovrà avere funzione strategica, mentre il Consiglio di classe didattica, e al Dirigente dovrà essere data la possibilità gestionale con aumento di responsabilità.

Linee molto vaghe ma che contribuiscono ad un avvio del dibattito per una riforma che da molte parti viene vista come essenziale per rispondere meglio ad una scuola ed  una società che cambia.

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