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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Scuola: le “linee guida” dell’abilissimo pifferaio

Posted by comitatonogelmini su 1 settembre 2014

pifferaio

di Vincenzo Pascuzzi
1 settembre 2014
Ancora 48 ore e poi “forse” conosceremo la sorpresa di Renzi sulla riforma (ennesima e anch’essa epocale, cioè …. fino al prossimo governo) della scuola. “Forse” perché esiste un dubbio o un maligno sospetto: vorrà Renzi rischiare di offuscare il suo successo europeo della nomina di Federica Mogherini a  “Lady Pesc”? Dove l’acronimo PESC sta per Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea (1).
Anche se la “nomina non ha alcun contenuto di sostanza” ma Renzi “abilissimo pifferaio” “la sventolerà come una bandiera di successo mentre è soltanto un segno di debolezza” (2).
Ormai la riforma della scuola tiene banco da buon due mesi dopo l’incauto annuncio, o blitz abortito, di Roberto Reggi (3), e Renzi, che ci ha messo la faccia (4), almeno in parte l’ha già persa con il rinvio del ddl o decreto dal 29 agosto al 3 settembre.
Il mondo della scuola (docenti, famiglie, studenti, presidi, ata, sindacati, associazioni) però risulta emarginato, escluso, costretto a stare in sala di attesa, senza essere consultato, senza poter contribuire, partecipare, sapere
Alcune indicazioni sono comunque ragionevolmente disponibili:
1) Il governo Renzi vuole-vorrebbe riformare a costo zero o quasi (1 mld?), senza investire e magari risparmiando o razionalizzando secondo la terminologia Gelmini-Tremonti.
2) Perciò la riforma sarà di cartapesta e-o di cartongesso, apparente, non di sostanza ma sarà declamata ed esaltata mediaticamente. Renzi vorrebbe appuntarsela al petto come medaglia. Se qualcosa andrà male o si scoprirà il gioco e l’inganno, la responsabilità sarà di altri, forse di Giannini.
3) Invece “Una riforma della Scuola che voglia essere seria e affrontare i punti nodali del sistema istruzione in Italia, deve partire da investimenti importanti” (5). Ma quanto? Vediamo:  “Nel 2010 l’Italia ha speso il 4,7% del PIL, mentre la media Ocse è del 6,3%” (6). E “La percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione nei paesi del rapporto Ocse è in media del 13%. Tra il 2005 e il 2010, l’Italia non hai mai destinato più del 9% della spesa all’istruzione. Siamo quindi ben lontani dalla media Ocse” (6).  Per arrivare al 6% del Pil (programma elettorale Pd 2013 e piattaforma Cgil luglio 2014) occorrerebbero almeno + 17 mld di euro, che non ci sono o non si voglio trovare.
4) Il governo teme la risposta e la protesta del mondo della scuola, dei docenti in particolare. Per questo usa come metaforici idranti antisommossa le promesse-minacce di ulteriore valutazione dei docenti. Così dice – del tutto genericamente – Renzi: “C’è un’Italia che chiede di valutare il lavoro dei docenti” (7). Ma anche la preside Mariapia Veladiano ritiene dubbia e pretestuosa questa urgenza governativa: “Ancora gli insegnanti. Se proprio si vuole credere che la cosa più urgente sia valutarli, ….” (8).
5) Anche il personale ata scrive al governo per segnalare: “Lo sa che i bambini comprano tutto? Sapone per lavarsi, carta asciugamani, acqua, carta igienica e qualche volta anche i pennarelli per la lavagna visto che non ci sono più neanche quelli”. E “Lo sa quanti sono in classe? 25, 30 bambini tutti appiccicati che in certi momenti neanche si respira. Mangiano in classe (che prima di entrarci bisogna pulire) perché nella maggior parte delle scuole non c’e una sala mensa” (9). 
Veniamo alle “linee guida” virgolettate nel titolo. È da meno di un mese che Renzi ha introdotto questa nuova terminologia (10), di conseguenza nascono legittimi dubbi e anche sospetti. Una qualsiasi riforma seria deve consistere in un programma dettagliato che indichi: situazione di partenza e situazione di arrivo, scelte, costi, risorse economiche e umane, tempistica, parametri per verifiche parziali e finali, eventuali momenti e situazioni per valutare variazioni in corso d’opera
Probabilmente con “linee guida” si intende qualcosa meno definito, più generico e flessibile, meno impegnativo, meno misurabile e verificabile. Oppure le “linee guida” consistono nella nota procedura o astuzia dell’operare in due tempi o in due fasi (“prima l’amaro, poi il dolce”), con la prima fase immediata, sicura, di rinunce e sacrifici e la seconda fase futura, incerta e magari da ricontrattare. Forse lo sapremo mercoledì 3 settembre.

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