La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

La “buona scuola” e noi…

Posted by comitatonogelmini su 7 settembre 2014

Steve-Smyth

di Mario Ambel
da Insegnare
7 settembre 2014

Una notizia di cronaca e tre documenti
Mentre la scuola e i commentatori hanno iniziato a esercitarsi nel legittimo e doveroso compito di chiosare le proposte del Governo esposte nel documento “La buona scuola”, è giunta ieri la notizia della morte di Franca Falcucci, la prima donna a ricoprire il ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione. Così la notizia su Repubblica; così sul Fatto quotidiano.
Immediatamente il pensiero di molti di noi, non più giovani, è ritornato a un’altra stagione, a un’altra idea di “buona scuola”, che si concretizzò nei decreti delegati del 1974, in una delle normative più evolute in tema di integrazione delle disabilità a livello internazionale, nei programmi della scuola media del 1979, e poi in una stagione di sperimentazioni e di buoni “programmi” ministeriali, frutto anche della collaborazione, seppure talvolta conflittuale e severa, fra l’associazione professionale della Falcucci, l’UCIIM – allora contigua alla Democrazia Cristiana e all’area cattolica – e il CIDI – allora contiguo al Partito Comunista Italiano e all’area laica…
Altri tempi, certamente lontani, ma dei quali sarebbe un grave errore pensare di poter rimuovere il ricordo. E, visto che di questo si va parlando, gli insegnamenti.

Proprio ora che, in verità per l’ennesima volta nel volgere di alcuni anni, pensiamo di dover “cambiare la scuola” sarebbe un grave erroreoltre che un atto di discreta presunzionevoler costruire la scuola del futuro in preda a qualche slancio modernizzatore del tutto privo di coscienza storica. Senza cioè capire come e perché la scuola è oggi nelle condizioni in cui si trova, attraverso quali crisi, quali successi e quali nodi irrisolti è giunta fin qui. Se non altro per non ripetere gli errori già commessi o per cercare di capire quante e quali idee di buona scuola non è stato possibile realizzare appieno e perché.
Crediamo che questo sia anche un modo per riflettere sul documento programmatico che ci viene ora proposto. E allora proponiamo di leggerlo alla luce, in controcanto se volete, di altri documenti che ci giungono da tempi più o meno lontani. Per questo proponiamo ai nostri lettori tre diversi documenti che punteggiano stagioni diverse della storia politica e culturale della nostra scuola.
Il primo è la “Relazione conclusiva della commissione Falcucci concernente i problemi scolastici degli alunni handicappati” (1975); sono gli anni che aprono una stagione che – tra alti e bassi, tra cose ampiamente ragguardevoli e altre meno – durerà fino all’ultimo quarto degli anni novanta.
Il secondo è la “Sintesi dei lavori della Commissione del Saggi” a cura di Roberto Maragliano (1997); un momento che apre la stagione che è giunta fino a noi, caratterizzata da un lato dal percorso involutivo di una autonomia che ha tradito tutte le sue promesse migliori e realizzato quasi tutti i suoi pericoli peggiori, e dall’altro da scelte strutturali e culturali che di quel documento hanno via via negato tutto quanto c’era di buono.
Il terzo è il documento del Cidi, “Il diritto di tutti alla cultura” (2001); un documento che raccoglieva e rilanciava l’eredità della elaborazione pluridecennale della nostra associazione e apriva – per noi – una stagione di opposizione alle scelte ministeriali, che dura sostanzialmente tuttora.

Continuare il confronto
Dei provvedimenti contenuti nel documento “La buona scuola” molti parlano in questi giorni. L’abbiamo fatto e continueremo a farlo anches in questa rivista. Proveremo a dire quali provvedimenti ci sembrano doverosi e ormai improcrastinabili, anche se non è chiaro come in concreto si pensa finalmente di risolverli (come la lotta al precariato); altri (non molti in realtà) interessanti e da verificare nei fatti (come la centralità della funzione docente, il ritorno all’aggiornamento obbligatorio e il tutoraggio da parte degli over 60 sui neoassunti); altri risibili (come la montagna meritocratica che partorisce i topolini da 60 euro a triennio); altri ancora incontestabili quanto velleitari (come l’appello all’attenzione alle arti, che, se si fosse dovuta realizzare la metà delle volte che la si è proclamata, saremmo tutti affrescatori o violinisti), oppure ormai stucchevoli (come le non sempre lucide affermazioni sul ruolo delle tecnologie digitali); altri ancora sbagliati e pericolosi (come l’ostinata propensione alla libera scelta educativa da parte delle famiglie e al ricorso ai finanziamenti privati).

Un test a risposte aperte…
Ora invece proponiamo ai nostri lettori un test preliminare alla lettura dei documenti e propedeutico alla stessa riflessione sulla scuola che ciascuno di noi vorrebbe. Nella tabella che segue abbiamo raccolto una serie di alternative su alcune questioni essenziali del come dovrebbe o potrebbe funzionare il sistema scolastico. Proponiamo che nel leggere il documento “La buona scuola”, e se lo desiderano i documenti che indichiamo in allegato, i lettori si pongano questi interrogativi: in quale idea di scuola io maggiormente mi riconosco? a quale idea di “buona scuola” si ispira questo documento? quale vuole perseguire e realizzare? E in particolare il documento del Governo a quale linea di percorso storico si ispira? è in continuità con una stagione di buone intenzioni e di incerte pratiche (1975-1995)? oppure di incerte intenzioni e pessime pratiche (1995-2014)? o ancora ripropone una sommatoria di idee e di scelte già ampiamente dibattute, anche se in un linguaggio talvolta simpaticamente incomprensibile, oppure propone modalità nuove e fortemente rinnovate di pensare e gestire la scuola?

Una buona scuola è una scuola che persegue…

   oppure   

Educazione del capitale umano e formazione professionale (per alcuni) e istruzione culturale (per altri)                                    

  Educazione allo sviluppo umano e alla cittadinanza attiva (per tutti)

Canalizzazione precoce e differenziazione dei percorsi sulla base della valorizzazione dei talenti e delle propensioni individuali

 

Attuazione dell’obbligo scolastico reale fino a 16 anni e sostanziale ridefinizione dei rapporti fra crescita culturale e percorsi professionalizzanti nei percorsi postobbligo

Autonomia finalizzata alla diversificazione e al miglioramento dell’offerta formativa anche nella prospettiva della libera concorrenza fra istituzioni scolastiche

 

Autonomia finalizzata alla responsabilità collettiva per il perseguimento del successo formativo nell’ottica della cooperazione fra istituzioni scolastiche

Processi di innovazione e miglioramento centrati sulla domanda esterna e sulle capacità di adattamento della scuola alle esigenze del presente e del futuro       

 

Processi di innovazione e miglioramento centrati sulla qualità della vita scolastica quotidiana, attraverso pratiche didattiche sempre più efficaci e funzionali al progetto educativo per le nuove generazioni.

Didattica centrata sulla

trasmissione direttiva delle conoscenze e  sull’esercizio delle abilità

 

Didattica centrata sulla costruzione cooperativa dei saperi e sul rinforzo contestuale delle competenze

Valutazione classificatoria dei prodotti e dei soggetti che misura gli obiettivi raggiunti e le prove superate

 

Osservazione condivisa dei processi, valutazione fomativa e riconoscimento descrittivo degli esiti raggiunti

Formazione iniziale e meccanismi di reclutamento fortemente guidati dalle facoltà universitarie con un ruolo subordinato delle istituzioni scolastiche

 

Formazione iniziale e meccanismi di reclutamento fortemente inseriti nel sistema scolastico con un ruolo strategico del rapporto fra università e sistema delle istituzioni scolastiche

Merito professionale soggettivo e sviluppo individuale di carriera

 

Responsabilità educativa collegiale e diversificazione delle figure professionali

Valutazione di sistema orientata alla classificazione dei contesti educativi e al supporto delle scelte delle famiglie

 

Valutazione di sistema orientata alla ricerca a supporto della rendicontazione sociale e della cogestione territoriale dell’offerta educativa

Libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, anche sulla base di opzioni sociali ed etnico-religiose

 

Coesistenza civile e perequazioni territoriali per l’integrazione e la valorizzazione delle differenze

Interventi di finanziamenti privati e ampliamento del regime di scuole paritarie

 

Crescita degli investimenti statali e progetti di finanza etica e sociale con forte ruolo degli Enti locali a difesa della scuola pubblica

Si potrebbe continuare, ma penso che ci si sia intesi…  Il fatto che le due ipotesi siano collocate una a destra e l’altra a sinistra (del supporto, non di chi guarda!) è ovviamente del tutto non casuale. A ciascuno la sua “Buona scuola”: noi sappiamo quale vogliamo e da che parte sta la nostra. Siamo anche certamente disposti a lavorare insieme per fare una “Buona scuola”: ma quale? Anzi, è da parecchio tempo che molti di noi non facciamo altro: anno dopo anno, trimestre dopo trimestre, ora dopo ora…
E se veramente vogliamo cambiare la scuola in meglio, allora bisognerà dar corpo a una netta inversione di tendenza rispetto alle scelte degli ultimi vent’anni: i tagli di risorse, le condizioni di lavoro inconciliabili con una buona didattica, l’uso ossessivo della valutazione come regolatore di sistema a tutti i livelli, l’innalzamento dell’obbligo apparente e  l’accentuazione della diversificazione fra i percorsi, ecc. Difficile fare una buona scuola se si continua a fare scelte che di fatto lo impediscono. Perché le scelte fatte dal Parlamento, dai Governi e dal Ministero negli ultimi vent’anni, talune anche bipartisan, sono state tutte orientate a una sola di quelle due ipotesi e hanno di fatto reso quasi ingestibile la quotidianità del fare scuola. Oltre ad aver invertito una linea di tendenza che fra mille contraddizioni si era comunque sempre caratterizzata, nella storia repubblicana, come la difesa e la progressiva seppur faticosa qualificazione della scuola pubblica sancita dalla Costituzione.
Questo era il fine ultimo di un compromesso politico e culturale d’altri tempi. E ora che gli eredi di quel compromesso sembrano confluiti tutti nello stesso contesto e dialogano e patteggiano con altri verso altri equilibri, qual è il fine ultimo di questo nuovo compromesso? Chiediamocelo mentre discutiamo del se e come procedere…

Una proposta
Alcune di quelle questioni, ancora oggi sul tappeto, sono in discussione da decenni. Ed è inutile negarlo: dividono profondamente sia chi si occupa direttamente di scuola sia chi ne vive alcuni aspetti o contesti di riflesso. Talvolta, ormai, è diventato persino difficile discuterne. Per farlo davvero non si può ritenere a priori che alcune di quelle ipotesi vanno di fatto assunte come ineludibili e altre siano improponibili o che alcune scelte costituiscano necessariamente il progresso mentre il contrastarle la conservazione dei privilegi del passato.
Se davvero il Governo intende aprire un confronto serio sulla scuola, alimentato dalla volontà di costruire insieme la scuola del futuro per il bene dei suoi cittadini e quindi del Paese, è bene rimettere all’ordine del giorno del confronto sia le prospettive strategiche complessive legate quelle ipotesi, sia le conseguenti scelte concrete e le modalità reali per attuarle. Ed è importante che tale confronto non sia fittizio o apparente, ma reale e davvero costruttivo.
Qui non conta essere moderni o á la page e affidare quindi il confronto a momenti occasionali e frammentari oppure a sospette indagini demoscopiche. Qui conta essere seri. E allora questa è la proposta: istituire un Osservatorio nazionale sulla scuola di domani di natura istituzionale (a costo zero ovviamente!) che affronti responsabilmente i nodi irrisolti del pensare e fare scuola, aperto a chi voglia e sappia portare un contributo ma nel quale siano responsabilmente chiamati a dare il loro rapporto e a garantire il loro impegno i diversi soggetti istituzionalmente coinvolti nel sistema scolastico. Un Osservatorio che sappia osservare e orientare e che sia osservato e trasparente nelle sue elaborazioni e nelle sue proposte. Alcuni dei provvedimenti contenuti nel piano “La buona scuola” richiedono tempo e denaro: il secondo scarseggia, almeno il primo dobbiamo usarlo bene.

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