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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Il giorno dei test Invalsi per bambini ‘in vitro’

Posted by comitatonogelmini su 9 maggio 2012

di Alex Corlazzoli
9 maggio 2012
Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi. ….
Premessa necessaria: chi scrive aderirà allo sciopero proclamato dai Cobas pur essendo un iscritto alla Cgil che, come Cisl e Uil, non ha indetto scioperi.

Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). Oggi, 9 maggio si parte dalla scuola primaria con le classi seconde e quinte. Il 10 e il 16 toccherà alla secondaria di primo grado e di secondo grado. In realtà sono mesi che in classe se ne parla e si prova e riprova il test a quiz.

Premessa necessaria: chi scrive aderirà allo sciopero proclamato dai Cobas pur essendo un iscritto alla Cgil che, come Cisl e Uil, non ha indetto scioperi.

Parto dal comprendere cosa accadrà domani ai miei alunni di seconda elementare. Per capire bisogna leggere il “Manuale per il somministratore”. E’ prevista quest’anno una prova preliminare di lettura per i bambini di seconda. E’ una prova di velocità, che dev’essere fatta in due minuti: il manuale suggerisce persino di munirsi di un cronometro e specifica che “si può utilizzare quello di cui tutti i telefoni cellulari sono forniti” dimenticandosi che secondo i regolamenti delle scuole gli insegnanti non possono usare i cellulari. La bibbia del somministratore specifica anche cosa deve dire l’insegnante ai bambini: “Quando vi darò il via, dovete cominciare la prova vera e propria e cercare di fare più in fretta che potete ma non vi preoccupate se non riuscite a finire. Ricordatevi di non fermarvi quando arrivate in fondo a una pagina e di passare subito a quella dopo. Quando vi dirò di smettere, dovete posare immediatamente la penna e chiudere il fascicolo”.

Ve li immaginate i bambini che fanno a gara? Qualsiasi maestro sa che la fretta crea emozione, angoscia, confonde l’alunno, non lo mette nelle condizioni ottimali.

Tra i tanti dettami dell’Invalsi vi è anche specificato: “Gli allievi che chiedono di uscire dal locale della somministrazione al di fuori della pausa prevista possono farlo solo in situazioni di emergenza (ad esempio nel caso si sentano male)”. Proprio stamattina Marco, 7 anni, ha interrotto la mia lezione, come fa spesso, dicendomi più volte che aveva prurito al “pisellino”. E se dovesse capitare domani? Come si valuta il prurito al “pisellino”?.

Forse chi ha pensato alle regole del “gioco” si è dimenticato di quello che accade in una classe di seconda elementare.

Ancora: tra le norme generali per la conduzione della somministrazione vi è scritto cosa dire in caso di domande degli alunni. “La migliore risposta – specifica il manuale – da dare a qualunque richiesta d’aiuto è: “Mi dispiace ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore”. Immagino il volto di qualche mio allievo di 7 anni di fronte a uno stile tanto laconico.

Infine due interrogativi: se l’art. 7 del D.L.vo 297/94, p.2, lett. c, affida al Collegio docente potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto, e l’articolo 8, ai consigli di intersezione, di interclasse e di classe, competenze in materia di programmazione, valutazione e sperimentazione, perché un/una dirigente dovrebbe maggiore ossequio ad una nota che, nel caso specifico, non ha il valore prescrittivo? Come si può vedere dal sito del Centro studi per la scuola pubblica, numerose scuole basandosi sul fatto che non esiste alcuna norma che sancisca l’obbligatorietà per gli insegnanti di somministrazione di prove di valutazione predisposte da soggetti esterni al Collegio e agli organi collegiali competenti, nello specifico, delle prove che l’INVALSI elabora per effetto del dettato istitutivo di cui all’art. 3 comma 1 lettera b della Legge 28 marzo 2003 n. 53, hanno detto no al test a quiz per bambini “in vitro” come li vorrebbe in Italia qualcuno…

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4870 firme per l’emendamento. Approvato un odg che riapre la questione valutazione.

Posted by comitatonogelmini su 27 marzo 2012

27 marzo 2012

COMUNICATO STAMPA

Quasi 5000 insegnanti, genitori, studenti e cittadini hanno sottoscritto l’emendamento ai test Invalsi.

Prima di tutto desideriamo ringraziare i tanti insegnanti, genitori, studenti e cittadini che hanno sottoscritto on line o su carta l’emendamento che voleva rendere i test più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa), più fruibili per le scuole (per favorire il processo di autovalutazione) e contenerne i costi esorbitanti che l’art. 51 intende in parte scaricare sulle scuole e sui docenti, cercando di obbligri a gestirli gratuitamente.

Il nostro emendamento è arrivato, con il sostegno di PD e IDV, fino in dirittura d’arrivo, essendo stato uno dei 13 (dei 578 iniziali) su cui c’è stato l’ultimo confronto in commissione.

Come ci si poteva attendere oggi il governo si è opposto alla approvazione di qualunque emendamento di merito al testo uscito dalla camera.
L’emendamento allora è stato trasformato in ordine del giorno che ha avuto il parere favorevole del governo (sic !) e di tutta la commissione affari costituzionali.
L’emendamento 51.2 trasformato nell’odg. G/3194/107/1:Impegna il governo affinché, ai fini di un adeguato potenziamento del sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche, siano assicurati adeguati criteri, tra cui la previa individuazione con metodo statistico del campione su cui effettuare le rilevazioni, nonché la somministrazione delle prove mediante rilevatori esterni adeguatamente formati e la diffusione dei risultati alle istituzioni scolastiche coinvolte“.

Noi crediamo che la sua approvazione segni una svolta sulla questione valutazione delle scuole e sull’uso distorto dei test standardizzati, che sta a noi rafforzare con altre diffuse e decise iniziative e proposte.

Ass. ne naz.le Scuola della Repubblica, CISP-Centro Insegnanti Scuola Pubblica- Roma, Coordinamento Scuole Secondarie- Roma, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, CIP Ass. Nazionale, Gdl dell’assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia, Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova, ScuolaFutura Carpi, Coordinamento Buona Scuola Carpi, La scuola siamo noi Parma, Ass. di Firenze Per la scuola della Repubblica, CGD Pordenone, RSU Iqbal Masih Roma.

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Deve essere chiaro che l’Invalsi NON “ce lo ha chiesto l’Europa”

Posted by comitatonogelmini su 22 febbraio 2012

di Vincenzo Pascuzzi
22 febbraio 2012

Passepartout dialettici.  “Ce lo ha chiesto l’Europa” questa frase, questa semplice espressione sta diventando ricorrente nel linguaggio politico scritto o verbale. Viene usata come scorciatoia, lubrificante, svitol o passepartout quando si vuole forzare una conclusione a vantaggio delle proprie tesi. Viene usata in termini generici, senza riferimenti temporali, legislativi o normativi per (cercare di ) sorprendere e mettere k.o. l’interlocutore che, quasi sempre, per non fare la figura del male-informato, tace e rinuncia a porre domande esplicative sui detti riferimenti. 

« …. appena sento dire: “ce lo chiede l’Europa”. Subito mi chiedo: “dov’è la fregatura?”» (1) di recente, così ha concluso una sua nota un prof attento osservatore di fatti politici e scolastici.

Ma per fortuna, l’allerta è stato percepito e trasmesso anche da altri sia recentemente (2) che già da prima anche se per una situazione diversa (3).

L’Invalsi e l’Europa. Anche i sostenitori dei test o prove Invalsi hanno adottato, a mo’ di slogan, la frasetta magica: “ce lo ha chiesto l’Europa”. L’affermazione però non risponde al vero e cerchiamo di appurarlo ricostruendo i fatti.

La vicenda comincia il 26 ottobre 2011 con la lettera di intenti del governo italiano alla Ue, dove al punto B. (“CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA”) e comma a. (“Promozione e valorizzazione del capitale umano”) viene riportato: «L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento. Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore. Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011» (4). Solo questa decina di righe e nient’altro!

Il 4 novembre 2011, il Commissario Ue Olli Rehn chiede chiarimenti all’Italia. Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:

«13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?»

«14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?» (5) (6) (7).I punti 15 e 16 sono relativi all’università.

Si capisce facilmente che alla Ue non interessa tanto l’Invalsi e i suoi test, ma “il programma di ristrutturazione delle scuole”. E’ come se l’Ue ci dicesse: “individuate (come volete voi) le scuole insoddisfacenti ma diteci come intendete potenziarle”. E ciò significa due cose: risorse economiche e conseguenti programmi di potenziamento«sembrerebbe che per le scuole risultate più deboli venga avviato un programma di “ristrutturazione”: e ciò significherebbe che per tali scuole verranno dati maggiori finanziamenti?» (8). Invece, il governo e il Miur o non hanno capito o fingono. Si stanno concentrando sulla diagnostica potenziando l’Invalsi ed estendendo a tappeto i suoi test senza dire una parola sulla successiva terapia. Esplicitamente: su quante e quale scuole intendono intervenite, in che modo e con quanti soldi. E’ come se volessero misurare la febbre a tutti (ammesso ma non concesso – come ad alcuni piace sostenere – che i test Invalsi siano assimilabili a termometri) senza avere a disposizione nemmeno un’aspirina generica da somministrare.

Olimpiadi e Invalsi. Il sindaco di Roma Alemanno & c. (costruttori) hanno dovuto rassegnarsi alla rinuncia governativa alle Olimpiadi 2020. Ben potrebbero Miur e ministro Profumo non rinunciare ma soprassedere sulle prove Invalsi  e approfondire riguardo ai rischi concreti di invalsizzazione della scuola, dei libri di testo  e della didattica cioè il c.d. teaching to the test e la congruità con la valutazione di sistema (9) (3) (8). Una pausa di riflessione potrebbe consentire il confronto con chi si oppone all’Invalsi (10), di verificare gli aspetti normativi (11) (12) e valutare l’opportunità o meno di procedere d’autorità o con il consenso degli interessati.

La dispersione. Non si capisce perché, in alternativa alle indagini Invalsi, che richiedono ulteriori risorse e soprattutto tempo, si tralascia di intervenire da subito sulla dispersione scolastica (pari a circa il 20%, la più alta in ambito Ue). I cui dati sono già disponibili, facilmente organizzabili e interpretabili. Il governo e il Miur si potrebbero concentrare all’inizio sulle 10 o 20 province più bisognose con programmi almeno triennali di recupero e rafforzamento delle situazioni più critiche. Di certo si otterrebbero risultati anche a medio termine e la Ue non potrebbe che approvare.

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Occupazioni studentesche: al Venturi di Modena gli educatori scelgono la linea dura e lo fanno al di fuori delle più basilari regole del diritto e della normativa scolastica

Posted by comitatonogelmini su 22 gennaio 2012

di Francesco Mele
Coordinamento Buona Scuola  Carpi
22 gennaio 2012

All’Istituto d’arte Venturi di Modena 15 studenti sono accusati di nefandezze quali essere stati i promotori, gli organizzatori o semplicemente molto attivi durante l’occupazione del dicembre scorso, e sono stati sanzionati in modo duro e senza precedenti, almeno per la nostra città. Solo alcuni di essi hanno impugnato le sanzioni denunciando una lunga serie di illegittimità commesse nella decisione delle stesse. Lo hanno fatto in pochi a causa del clima di forte tensione che investe la scuola. Molti di loro hanno deciso, comprensibilmente, di desistere per evitare guai peggiori.
Nei prossimi giorni si riunirà la Commissione disciplinare di garanzia dell’Istituto per decidere sui ricorsi, e tutti speriamo che le istanze vengano accolte e tutte le sanzioni ritirate, in modo che si possa riaprire il dialogo tra educatori e giovani in crescita. Ma qualunque sia l’esito, per il clima che si è instaurato, esistono forti preoccupazioni di un possibile inasprimento degli esiti successivi.
Se scrivo questa lunga memoria è per far sì che un grande faro illumini da qui alla fine dell’anno quanto succederà all’Istituto d’arte Venturi di Modena per rendere trasparente il percorso di questi giovani cittadini che, pur assumendosi le proprie responsabilità, hanno deciso di non recedere di fronte alla possibilità, ventilata in modi più o meno velati, di peggiori conseguenze.

Fine Novembre 2011 – Istituto d’Arte Venturi – Modena
Un gruppo di studenti occupa la sede centrale (le altre due sedi faranno lezione normalmente per tutta la durata dell’occupazione), come del resto succede in altre scuole anche nel resto d’Italia e nella stessa provincia di Modena. Il governo Monti è appena nato e nessuno sa ancora cosa stia per partorire. Gli studenti medi però, sull’onda della protesta degli indignati, dilagante in tutto il mondo, decidono di prendere posizione su temi che non sono più solo strettamente legati alla scuola ma abbracciano e fanno proprie le emergenze dei cittadini che subiscono i morsi della crisi economica/finanziaria. “Noi la crisi non la paghiamo” urlano dai loro striscioni e nei cortei, e lanciano uova contro le banche che ritengono responsabili della crisi.
Gli studenti del Venturi che occupano lo fanno con queste parole d’ordine nella testa e, come dicono in un loro comunicato, “sotto uno stesso tetto, hanno posto i problemi scolastici e i problemi sociali che questo paese e più in generale questo pianeta sta vivendo, rifiutando la canonica immagine dello studente che pensa solo al presente (la scuola) e non al futuro (il lavoro).”
L’occupazione dura da martedì 29 Novembre a domenica 4 dicembre e durante queste giornate si susseguono assemblee, discussioni, laboratori creativi …[…] Leggi il seguito di questo post »

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Convegno Nazionale per la Scuola Primaria – Didattica resistente: ora e sempre resilienza!

Posted by comitatonogelmini su 6 gennaio 2012

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Bologna

Convegno Nazionale

Bologna – Sabato 25 Febbraio 2012

Scuola elementare Fortuzzi – ore 10-13 e 15-19

Didattica resistente: ora e sempre resilienza!

La didattica sotto assedio nella scuola primaria e le idee per contrastare l’arretramento

Il Convegno si propone come momento di dibattito e collegamento per iniziare un percorso di resistenza-resilienza in rete tra maestre e maestri determinati a riappropriarsi della “didattica” come luogo del conflitto.

Per arrivare al Convegno ricchi di idee e opinioni chiediamo a chi si riconosca nei temi e nei problemi posti di elaborare un contributo alla discussione, individuale o collettivo, entro le 5.000 battute, che verrà riprodotto e diffuso nel sito e a tutti i partecipanti.

Il contributo, centrato sulla didattica e sulla vita nella scuola primaria di oggi, può riguardare tutti i temi del convegno: riflessioni sulla didattica e sotto assedio o idee per una didattica resistente, racconti di relazioni nutrienti oppure difficoltose tra i diversi soggetti a scuola (maestre, bambini/e, bidelli, genitori, dirigenti), punti di vista particolari (l’insegnante di sostegno, il supplente, il/la bambino/a…), descrizioni delle aberrazioni organizzative tradotte dal punto di vista della didattica.

I testi vanno inviati alla mail cespbo@gmail.com entro febbraio e l’organizzazione garantisce la messa in rete e la pubblicazione cartacea per il giorno del convegno.

Le ferite: cronache e anatomie della didattica tagliata e assediata

La vita a scuola e la didattica subiscono giorno dopo giorno le ferite dei tagli di spesa, di tempo scuola, di insegnanti. Facciamone una cronaca plurale, costruiamo una mappa didattica e emotiva del disordine e dello sconcerto che cresce.

Le idee: buone pratiche didattiche, idee nuove, vecchie, rinnovate

Racconti e idee di didattiche di resistenza. Prima di tutto tratte dalla lotta quotidiana nelle classi. Ma anche idee campate in aria, che cercano un futuro. E anche esperienze del passato sconfitto, scegliendo cosa ci può servire per costruire un futuro possibile.

La società: la società che muta… e la didattica che prova a rispondere

Le grandi trasformazioni: digitalizzazione delle esperienze, frammentazione dei saperi, presenza di bambine e bambini migranti, re-genderizzazione, impoverimento di fasce crescenti di popolazione… Come cambia il ruolo della scuola elementare? Come rispondiamo nella didattica?

Scarica il volantino ed aiutaci a diffondere l’iniziativa

Scarica il materiale informativo

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Al Quirinale…

Posted by comitatonogelmini su 18 luglio 2011

di Marta Gatti
 Comitato Nazionale per la petizione Napolitano a difesa della Scuola Pubblica Statale
18 luglio 2011

Ieri (14 luglio, n.d.r.) è stata una giornata piena di emozioni.
Mi sono alzata alle 4.15 con l’ansia di perdere il treno per milano.
Sono arrivata invece comoda comoda e ho incontrato gli/le altre, carrellino con scatole compreso. Tre ore e eravamo alla stazione termini!
Avanti al quirinale ci aspettavano le folle? Beh, non c’era nessuno! Solo antonia sani della scuola e costituzione con il suo documento per il ricorso al tar sui tagli.
Ero emozionata all’idea di entrare in quirinale. I carabinieri sono sopraggiunti subitissimo e ci hanno chiesto di togliere cartelli (Elena aveva fatto dei bellissimi cartelli con mafalda e la scritta AIUTO PRESIDENTE!) ele bandiere gialle perchè davanti al quirinale non si può manifestare; identificata un’altra volta!
Sono stati però gentili per nulla arroganti. Saputo perchè eravamo lì sembravano quasi scusarsi dell’imposizione.
Entriamo nell’androne sempre con il carrellino a cui all’ultimo momento abbiamo aggiunto le firme di roma.
Ci blocca un signore altissssssimo vestito da pinguino blu con tanto di coda… e cominciamo a parlare di scuola. Anche lui, nonostante abbia mandato i figli alla privata ” perchè la scuola pubblica non funzionava” concorda con noi sulla tematica.
Michele russi gioca la carta della provenienza geografica per tentare di convincerli a fare una foto con carrellino per testimoniare al popolo l’avvenuta consegna. Ma niente da fare…neanche tra pugliesi si intendono!
Dopo un quasi accurato controllo con metal detector e raggi x di corpi e borse ( in treno al ritorno scopriamo che michele in borsa aveva un coltellino da scout che avrebbe potuto sgozzare presidente e consorte al seguito!), una signora ci accompagna all’interno del quirinale, scaletta a chiocciola e visita illecita sulla terrazza.
Entriamo in una stanza sulla cui porta c’è scritto “AFFARI INTERNI” . Un salottino verde stile impero decadente. Un tavolino di legno pregiato, un orologio da tavolo enorme color oro ( o d’oro vero?)
La signora mette le sedie in cerchio siamo in 7, e ci indica la poltroncina verde su cui siederà il prefetto.
Entrano in due. Un signore più anziano ( prefetto Montefusco) cicciottello e uno più dinocolato che gli fa da collaboratore (che alla fine scopriamo essere anche lui un prefetto.)
Ci danno la mano e si presentano.
Il clima che si respira è di cordialità. Parla soprattutto il prefetto montefusco. Ci fa capire di aver letto la petizione (” la situazione della scuola riassunta nei 12 punti”). Ci chiede come è nata questa esigenza di raccogliere firme.
È il momento di michele che racconta bene tutti i passaggi.
Poi la delegazione, come deciso prima di entrare,  inizia a raccontare fatti concreti di ciò che accade nelle nostre rispettive scuole.
Io parlo della mia scuola, i progetti, i laboratori, le aule di informatica eccetera eccetera e dell’organizzazione delle classi per l’anno prossimo descrivendo nel dettaglio cosa vuol dire 5 maestre in meno; del bilancio, delle supplenze e …dei finanziamenti alla scuola privata, delle insegnanti di religione che prendono più di me, dei tagli all’organico e dell’aumento delle insegnanti di religione….
Gli studenti raccontano la riduzione delle ore, delle materie, delle ore perse senza supplenza,dei compagni disabili abbandonati, del contributo volontario.
Carla di Rma delle liste d’attesa delle iscrizioni alle superiori e dei tagli alla scuola in ospedale…
Michele della gestione dei consigli di istituto .
Antonietta  racconta la situazione del vivere da precaria, delle ripercussioni nella classe, del rapporto 1 a 3 sul sostegno che ha avuto quest’anno, della formazione docenti che non esiste….

Beh, ci hanno ascoltato attentamente per un’ora e mezza circa. Io credo, come abbiamo scritto nel comunicato, che davvero parlare di scuola rende l’idea dell’inguistizia che stiamo vivendo e soprattutto dell’assoluta mancanza di ragioni dietro a queste scelte.
Credo che abbiano capito bene cosa vogliamo.
I loro interventi successivi sono stati di rinforzo e di sostegno alle nostre battaglie. ” dovete continuare così, complimenti per il modo in cui siete riusciti a coinvolger le persone, 44 mila firme non sono poche c’è tutto il popolo della scuola lì dentro…..”
Siamo poi intervenuti sia sulla notizia delle 67 mila assunzioni ( scoop mediatico), sia sul fatto che non c’è il tp al sud ( blocco degli organici x legge ) introducendo nuovi elementi alla loro analisi dei fatti.
Anche in questo caso abbiamo permesso a loro di leggere le cose da un punto di vista diverso da quello dei media.
Ci hanno assicurato (mah!) che informeranno il presidente di ciò che abbiamo detto ” in particolare modo degli esempi concreti che ci avete portato e che ci fanno capire ad esempio che anche una maestra in meno crea problemi alla scuola….”
Si sono prodigati a dire che il presidente é attentissimo alle tematiche della scuola e della cultura. Che in ogni suo discorso c’è un accenno a questo. Che il suo ruolo istituzionale ( separazione dei poteri) gli impedisce di intervenire sulle scelte governative, che peró non è detto che per vie private e non ufficiali non intervenga…(!!!)
Abbiamo chiesto loro quindi almeno che ci prometta che farà altri appelli come quello di dicembre, un appello al mese perchè si parli di scuola.
Niente.

Non abbiamo portato a casa nulla. Non so come valutare questo incontro. non che mi aspettassi chissà che ….però ogni volta ti scontri con qualcosa che è irremovibile.
Ciò che penso è che la nostra voce è arrivata fino alla massima carica dello stato.
Non possono dirci : noi non lo sapevamo.
E noi possiamo invece dire due cose: voi eravate informati e ciò che avete fatto non è a nome nostro.
È poca cosa? Non credo.

Ps: il prefetto non ha voluto firmare nè una lettera da noi scritta che testimoniasse l’avvenuta consegna, nè ci ha permesso di fare una foto.
Solo all’uscita in cortile, (da cui abbiamo visto la terrazza della casa del Presidente) ci siamo fermati ai bagni e abbiamo reincontrato il prefetto…il quale carinamente ci ha detto: beh, dai se volete fate una foto qui con il corrazziere così una prova per i firmatari ce l’avete.
Ecco perchè vedrete a giorni una nostra foto di fianco a una montagna umana con la coda in testa!

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14 luglio: consegnate 43.740 firme al Presidente Napolitano!

Posted by comitatonogelmini su 15 luglio 2011

di  Comitato Nazionale per la petizione Napolitano a difesa della scuola pubblica statale
15 luglio 2011
 Il giorno 14 luglio dell’anno 2011 alle ore 12 una delegazione di 2 insegnanti, 3 studenti e 2 genitori rappresentativi di 43.740 cittadine e cittadini di tutta Italia , ha consegnato al Prefetto dott. MONTEFUSCO della segreteria della Presidenza le firme apposte da altrettante persone alla Petizione al Presidente della Repubblica.
 

Crediamo che questa petizione abbia potuto raggiungere così tante persone, partendo spontaneamente da un liceo milanese e diffondendosi in diverse parti d’Italia al di fuori delle organizzazioni sindacali e politiche, perché ben descrive i timori e le speranze di una larga fetta della popolazione. Timori e speranze relative al destino della nostra pubblica istruzione, che se pochi anni fa era malata, oggi pare annaspare agonizzante sotto la scure di quel complesso di norme alle quali si è dato il nome di “riforma Gelmini”.

La scelta della delegazione è stata quella di raccontare la quotidianità delle esperienze concrete di ció che accade nella scuola pubblica statale a seguito dei tagli agli organici e i finanziamenti.

Cosa succede nelle  scuole a tempo pieno, nei licei, negli istituti tecnici, nelle scuole in ospedale; come vive un precario, quali le ripercussioni della loro presenza nelle classi; quali sono i diritti negati degli alunni/ e disabili.

Come ci indigna, a fronte di ciò che accade a noi della scuola pubblica, venire a conoscenza della scelta di aumentare i già ingenti finanziamenti diretti alla scuola privata.

 Abbiamo ribadito la nostra incapacità di comprendere i motivi di queste scelte scellerate.

Dove sono gli sprechi da tagliare nella scuola statale ?

Abbiamo chiesto che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo reintegri i fondi e gli organici sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli impropriamente concessi agli Istituti paritari.

L’articolo 33 della Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».

Questo ci aspettavamo dalla massima carica dello Stato.

L’incontro è durato un’ora e mezza.

La sensazione all’uscita è di aver colto nel segno. Anche in questo caso ci siamo accorti che parlare di scuola é vincente sempre,  perchè fare entrare “le persone nelle nostre aule” raccontando il disastro che viviamo, fa allibire anche coloro che di fronte ai numeri non manifestano reazioni.

È stata apprezzata la costituzione del nostro movimento ” nato dal basso” e trasversale che rappresenta uno spaccato del popolo della scuola. Ne siamo sicuri!

Il prefetto ha sottolineato la ” buona notizia” di questi giorni che richiamava l’assunzione di 67.000 statali per la scuola.

Abbiamo sottolineato peró che, se anche fosse vera questa notizia, (qualche  perplessità sui numeri l’abbiamo) 67.000 posti, comprensivi di 36000 posti per il  personale ATA, suddivisi in tre anni e distribuiti nelle 110 provincie italiane non riescono neppure a coprire i posti dei pensionamenti!

Pur sottolineando la separazione dei poteri dello Stato e quindi l’impossibilità costituzionale del Presidente di intervenire direttamente sulle scelte governative, il  prefetto ha ribadito l’interessamento costante  del Presidente sui problemi legati alla scuola e alla cultura che manifesta in ogni occasione ufficiale.

Con questo atto di consegna, poniamo fine alla campagna “Petizione Napolitano”, ma non ci fermiamo qui.

Ci rimetteremo di nuovo sulla strada del movimento perchè pensiamo sia un dovere costituzionale prendersi  cura di ciò che permette ai nostri giovani cittadini/e di crescere: la scuola statale.

Siamo convinti/e che questa scommessa non può vedere  solo il popolo della scuola al tavolo di gioco.

Ci riproponiamo di mandare questa comunicazione  a tutti i partiti del nostro Paese affinchè facciano la nostra stessa fatica e si impegnino per il rientro dei tagli e dei finanziamenti tolti alla scuola di tutte e tutti.

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14 luglio a Roma: Presidente Napolitano ARRIVIAMO!!!

Posted by comitatonogelmini su 11 luglio 2011

di Michele Russi
da ReteScuole
11 giugno 2011

Allora è fatta …dopo le ultime risposte e telefonate abbiamo deciso :

GIOVEDI 14 LUGLIO ORE 11-11,30 DAVANTI AL QUIRINALE con tutte le firme (più di 43.513 cittadine e cittadini) da consegnare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Noi che abbiamo raccolto le firme, ci ricordiamo benissimo e non le dimenticheremo facilmente le facce di tante persone che hanno risposto con fiducia alla nostra richiesta di apporre la firma per bloccare i tagli che stavano e stanno tutt’ora avvenendo alla scuola della Costituzione.

Martedi 12 luglio alle ore 11,30 faremo una conferenza stampa al NEGOZIO CHIAMAMILANO in largo corsia dei servi 11 a Milano.
Chiamamilano è stato il punto di riferimento per tutto il periodo della raccolta e ci è sembrato importante concludere il percorso della raccolta in questo luogo.

 

Per aggiornarvi sul percorso fatto in Veneto, cliccate qui

Un grazie di cuore a tutte/tutti quelli che ci hanno creduto e hanno contribuito a questo risultato!

Carlo Salmaso per i Comitati Buona Scuola del Veneto

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Il “merito” della Gelmini

Posted by comitatonogelmini su 3 luglio 2011

di ReteScuole
Milano – 3 luglio 2011

Il MIUR aveva promosso nel gennaio 2011 una progetto denominato “Valorizza” per sperimentare la valutazione dei docenti premiando i “meritevoli”. Sono state coinvolte 33 scuole, per un totale di 905 docenti (il numero di coloro che hanno aderito volontariamente) di Piemonte, Lombardia e Campania. Il 31 maggio si è conclusa la gara con la pubblicazione dei “vincitori”: ai 276 docenti (non dovevano superare il 30% dei volontari) selezionati per i propri “meriti” è stata assegnata una mensilità lorda.

La modalità di selezione dei fortunati si è basata su tre elementi: a) l’autovalutazione (i docenti dovevano rispondere a domande del tipo: “faccio in modo che gli alunni si comportino educatamente?” autoassegnandosi un punteggio da 1 a 7 e allo stesso tempo cercando di non ridere); b) l’apprezzamento all’interno della scuola misurato dal nucleo di valutazione (composto dal Dirigente scolastico e da due docenti eletti dal Collegio docenti) tenuto a rispondere a domande del tipo “il docente promuove l’innovazione nell’insegnamento e nella scuola?” e assegnando anche in questo caso punteggi da 1 a 7; c) l’apprezzamento dell’utenza: genitori e studenti hanno ricevuto una scheda su cui potevano scrivere da uno a tre nomi di docenti a vario titolo “meritevoli” e poi infilare anonimamente la scheda in un’urna. La graduatoria generale è stata costruita sommando i tre punteggi.

Come si ricorderà la sperimentazione è stata rifiutata in massa dalle scuole, tanto da costringere il MIUR ad allargare progressivamente le aree geografiche di sperimentazione (originariamente dovevano essere solo Torino e Napoli).

Tutta la documentazione si trova sulla pagina:
www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi

Da questa sperimentazione sicuramente il MIUR ha tratto un insegnamento: è più furbo nascondere sino all’ultimo le modalità concrete di valutazione. Perché appena si scende nei dettagli anche i docenti astrattamente favorevoli al “merito” trovano qualcosa da ridire. Questa strategia è evidente leggendo il il DPCM del 26 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 maggio 2011 (http://www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi/DPCM_26_01_2011.pdf) che intende avviare il sistema premiale nella scuola che la sperimentazione “Valorizza” intendeva testare. Invano nel testo troveremo indicazioni tecniche sulle modalità di misurazione del “merito”. Da questo punto di vista si tratta di un decreto molto insidioso, perché permette ad una fetta di docenti di “sperare” che il sistema sarà in qualche modo “ragionevole”.

Probabilmente per questa ragione nel Decreto non si fa alcun cenno di alcuni elementi fortemente criticati dai docenti nella sperimentazione “Valorizza”: l’autovalutazione e il coinvolgimento dell’utenza. Ricordiamoci comunque che il DPCM si basa sul Decreto Brunetta (Decreto Legislativo 27 ottobre 2009 n.150 che introduce criteri di differenziazione meritocratica in tutto il pubblico impiego) che prevede che ai fini della valutazione valgono anche “la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari delle attività e dei servizi anche attraverso modalità interattive” (art.8 comma 1 lettera c).

Il DPCM descrive piuttosto genericamente un “ciclo di gestione della performance” che intende misurare, valutare e infine premiare e incentivare sia in termini pecuniari che di carriera la “performance” del personale della scuola. Gli obiettivi da raggiungere vengono stabiliti ad inizio anno scolastico. L’ambito di misurazione e valutazione delle “performance” è legato “al grado di raggiungimento degli specifici obiettivi e alla qualità e quantità del contributo della performance individuale all’istituzione scolastica di appartenenza, alle competenze dimostrate ed ai comportamenti professionali e relazionali”. Alla fine del ciclo, si suppone a fine anno scolastico, la totalità delle informazioni deve essere pubblicata sul sito della scuola, dove appariranno dunque i nominativi di tutti i docenti, se sono stati “premiati” o no, e quanto e perché sono stati premiati. Nel caso non venga attuata questa “trasparenza” al Dirigente è preclusa l’erogazione delle retribuzioni di risultato. Il ciclo si ripete ad ogni anno scolastico.

Il Decreto così com’è non è immediatamente operativo. Si deduce dal testo che mancano almeno due passaggi. Il MIUR deve stabilire “le fasi, i tempi, le modalità, i soggetti e le responsabilità del processo di misurazione e valutazione della performance” con un “apposito provvedimento” (è lì che si troveranno le indicazioni concrete). In secondo luogo le risorse destinate al sistema premiale sono “a tal fine destinate dalla contrattazione collettiva integrativa”. Quindi per passare ai fatti c’è bisogno anche dell’assenso dei sindacati (o di alcuni…).

L’erogazione dei premi dovrà essere basata da parte delle scuole solo sui fondi destinati dal MIUR a questo scopo e dunque non potranno gravare sui loro bilanci. A loro volta questi fondi secondo il Decreto Brunetta non potranno gravare sul bilancio del MIUR che potrà ricavarli esclusivamente da “risparmi”.

Il DPCM si preoccupa implicitamente di controbattere la critica che da più parti si era levata contro la sperimentazione “Valorizza”: che i premi favorissero le scuole con una utenza più “pregiata” approfondendo il solco tra scuole di serie A e di serie B. Ma sul decreto c’è esplicitamente scritto che i premi tengono conto “dei risultati di apprendimento declinati nelle indicazioni di carattere nazionale” (leggi: Invalsi), ma anche “del contesto di riferimento socio-culturale nel quale l’istituzione scolastica opera, nonché del Piano dell’offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica”.

Nel DPCM dunque molto è generico, per questo ciò che scritto in modo preciso e inaggirabile è da ritenersi molto significativo.

E’ esplicitamente vietata “la distribuzione in maniera indifferenziata o sulla base di automatismi di incentivi e premi collegati alla performance”. Se non si rispetta questo criterio (e gli altri) i fondi non verranno erogati. I premi saranno assegnati “ad una fascia di insegnanti che non potrà comunque superare il 75 per cento” e al suo interno “articolata secondo criteri meritocratici” (cioé non in maniera indifferenziata). Le scuole che violano queste disposizioni non avranno accesso ai fondi.

Ciò che al MIUR preme è dunque la differenziazione. Il come, in fondo, non ha tutta questa importanza. Se il MIUR trovasse una formula che andasse bene ai più la adotterebbe senz’altro. Come scriveva il gruppo di sperimentazione del merito dopo la prima ondata di proteste “nessun sistema di valutazione è perfetto”, ma l’importante è introdurre il principio della valorizzazione del merito. E’ dunque possibile che il regolamento lascerà alle scuole un certo margine per decidere “metodi e strumenti idonei a misurare, valutare e premiare la performance del personale” (a patto che le scuole differenzino individuamente le “performance”) in modo da spostare verso il “basso” eventuali contestazioni.

Perché si danno tutto questo gran daffare per differenziare i docenti? Come dice il Presidente della Fondazione TreeLLLe che ha partecipato alla sperimentazione “Valorizza” (Corriere delle Sera 21/10/2008) e che è legata a Confindustria, “nessun modello di valutazione sarà mai perfetto: bisognerà saggiamente scegliere il meno imperfetto avendo chiaro che il più iniquo e il meno efficace è l’attuale egualitarismo inflitto a un popolo di quasi un milione di operatori”.

Le modalità saranno flessibili, ma il nemico è chiaramente individuato: l'”egualitarismo” del mondo scolastico.

Questo DPCM è una sfida per noi docenti impegnati nella difesa della scuola pubblica e nel suo costante miglioramento. Nel contestarlo non possiamo più appellarci ad argomentazioni secondarie: dobbiamo andare a fondo, toccare con coraggio la natura profonda del nostro lavoro. La genericità del decreto, e la contestuale chiarezza del suo obiettivo, ci impongono di chiarire cosa davvero vogliamo difendere. E allora si deve dire in maniera chiara che l’egualitarismo nella scuola è buono e giusto, ed anzi ne vogliamo di più.

Si deve ricominciare a dire che la retorica sull'”innovazione” (che ha sostituito la precedente moda confindustriale della “qualità”) è una sciocchezza. Per mettere in piedi una strategia didattica che dia risultati occorre una pratica di lavoro collettivo, orizzontale. E per far questo occorre “costruire”, e la costruzione ingloba eventualmente l'”innovazione”, ma a volte anche la “conservazione”, se funziona. Un singolo insegnante può essere le mille meraviglie di questo mondo, ma se è inserito in un consiglio di classe che non funziona, dove non c’è scambio, solidarietà, abitudine al lavoro comune, obiettivi e pratiche condivise, i ragazzi saranno allo sbando. E la situazione non migliorerà di certo se a quell’insegnante “meritevole” si regalerà una mensilità in più. Premiare i più “meritevoli” (ammesso e non concesso che ciò sia possibile) non solo non migliora la qualità della scuola, la mina nel profondo, perché aumenta le divisioni, incrina il gruppo, individualizza e distrugge. E’ l’opposto di una “costruzione” lenta e faticosa di una rete educativa.

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Descolarizzare la società: edizione Tremonti/Gelmini

Posted by comitatonogelmini su 3 luglio 2011

di Maurizio Tiriticco
3 luglio 2011

Ho ricordato più volte in altri scritti quanto sia stato importante il contributo dei descolarizzatori che negli anni Settanta, con una visione certamente tutta utopica e ottimistica, dichiaravano che il ruolo della scuola fosse ormai in dirittura di arrivo, stante il fatto che la società democratica, civilmente cresciuta e ampiamente acculturata, potesse da sola far fronte ai problemi dell’istruzione senza più attivare luoghi da essa separati.

In effetti, la scuola è una istituzione recente per le nostre società. Per migliaia di anni i nuovi nati apprendevano dal e nel sociale che cosa fosse necessario per sopravvivere: alimentarsi, difendersi, riprodursi. Ciò che il gruppo – maschi e femmine, padri e madri, una volta incerti, poi, con le prime organizzazioni famigliari, sempre più certi – faceva, i nuovi nati facevano. E il progresso indotto dalle invenzioni era lento, quanto lente erano le stesse invenzioni. L’aratro a chiodo e la zappa si sono riprodotte per migliaia di anni, come l’arco e la freccia e la cerbottana: agricoltura, allevamento, caccia hanno costituito per millenni la garanzia della sopravvivenza; e i nuovi nati si integravano a quelle tecniche senza particolari mediazioni. Si diventava adulti molto presto, quando si era in grado di lavorare e di riprodursi. Non c’era l’adolescenza, questa età di mezzo tipica, invece, delle società successive, complesse, tecnologicamente avanzate, caratterizzate anche da una rigida divisione del lavoro. Tutta colpa della rivoluzione industriale? Non mi avventuro in discorsi complessi, ma è certo che dalle botteghe artigiane e non dalle facoltà di architettura sono usciti gli Alberti, i Brunelleschi, i Michelangelo e… non erano affatto dottori con laura e con lode!

Insomma, la scuola è nata dopo, molto dopo, quando i gruppi famigliari si sono dimostrati incapaci di condurre quei processi di socializzazione e di acculturazione che si facevano via via sempre più complicati. Basti pensare ai processi di alfabetizzazione che gruppi famigliari di analfabeti sarebbero stati assolutamente incapaci di attivare.

Le proposte di Illich, Reimer, Goodman non erano del tutto cervellotiche. La loro tesi era più o meno questa: la società si è arricchita di tante istituzioni, organizzazioni, servizi, apparati produttivi a fronte dei quali la scuola è povera cosa! La scuola non è più in grado di preparare alla società perché la società la sopravanza e della lunga! La scuola, quindi, finisce con l’essere un limite più che una risorsa per i nuovi nati! Tanto vale restituire l’istruzione al sociale, come era una volta alle origini dell’umanità. Teorie suggestive quelle dei descolarizzatori, ma di difficilissima applicazione, tant’è vero che la loro stagione è passata nel giro di un tempo assai breve. E chi si ricorda più di loro? Comunque, eravamo tutti d’accordo che la scuola fosse molto indietro rispetto alle esigenze del sociale, per cui la necessità di avviare rapporti sempre più stretti e produttivi tra scuola, mondo del lavoro e società era sempre perseguita. Quante battaglie per questo obiettivo! Basta ricordare, per quanto riguarda il nostro Paese, i decreti delegati del 74, tutti finalizzati alla costruzione di un nuovo rapporto tra scuola e società; e tutta la stagione dell’area di progetto nell’istruzione tecnica e del Progetto 92 nella professionale! E si andava avanti!

Ma oggi? Ciò che sta accadendo in questi giorni mi riporta indietro di mezzo secolo! Forse i nostri ministri Tremonti e Gelmini sono caduti sulla via… della descolarizzazione? Indubbiamente non sanno nulla di Illich e compagni, perché, se li avessero letti, avrebbero trovato uno straccio di giustificazione al loro… folle volo! Quindi si tratta non di una descolarizzazione in funzione di una tesi: faccia il sociale ciò che la scuola non può! Ma di una descolarizzazione fine a se stessa: la scuola ha un costo che non intendiamo più sostenere! Ciò che la scuola produce lo si tocca con mano solo ad anni di distanza! E per una società sempre più schiava dell’usa e getta le prospettive a tempi lunghi sono micidiali! Insomma, la globalizzazione vale solo per la coordinata spazio, non per la coordinata tempo. Ed è proprio la scelta di non pensare secondo i tempi lunghi che ha condotto a questa società sempre più liquida che tanto affligge il nostro Bauman e… purtroppo tutti noi.

La cosa più naturale del mondo, i genitori che investono per l’avvenire del figlio, sembra non esistere più almeno nelle scelte dei nostri governanti. Investire per il futuro, investire in istruzione, non si può e non si deve! Viene da chiedersi: ma che cosa è avvenuto in questi ultimi decenni? Quando i nostri nonni andavano nella pluriclasse facendo chilometri a piedi e portavano ciascuno un pezzo di legna per la stufa, sapevano che quel sacrificio sarebbe stato ripagato. In quello sperduto paesino poi è nata la scuola elementare, poi la scuola media, poi l’istituto comprensivo, ed è stato attivato il riscaldamento. Ciascuno di noi accetta un sacrificio quando c’è la prospettiva di un domani migliore! Nel 1945 eravamo letteralmente morti di fame, ma poi, un po’ con il piano Marshall, un po’ con il nostro lavoro, arricchito anche da una polemica politica fortissima ma costruttiva tra la Diccì e il Piccì, in un decennio abbiamo dato vita al miracolo economico!!!

Che cosa ci danno in cambio, oggi, Tremonti e Gelmini in termini di prospettiva? Assolutamente nulla! Saranno lacrime e sangue anche per gli anni futuri! Mi chiedo, da ignorante dei processi economici: dov’è che il motore si è inceppato? Perché stiamo tornando indietro, invece di andare avanti? E’ tutta colpa della globalizzazione? Tutta colpa della Cina? O dell’India? O del Brasile? O degli immigrati che giorno dopo giorno affollano l’Europa? Ma è in grado la nostra classe dirigente di rispondere a questi interrogativi? Perché la Polonia sta conoscendo un nuovo giorno? Perché da noi è solo notte fonda?

E chi paga sono i nostri bambini, che pagheranno anche da grandi perché il loro avvenire è stato cancellato! E poi non ci vengano a raccontare che occorre premiare il merito, quando questa descolarizzazione strisciante produrrà solo demerito! Uno su mille ce la fa, dice Gianni Morandi… e gli altri novecentonovantanove? Al macero! Ma non a Napoli, perché… rimarrebbero… in mezzo a una strada!

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