La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘A.S. 2011-2012’

Così viene umiliata l’istruzione pubblica

Posted by comitatonogelmini su 5 luglio 2012

di Nadia Urbinati
da La Repubblica
5 luglio 2012

Il piano di tagli agli sprechi messo in cantiere dal governo Monti prevede alla voce scuola una ingiustificata partita di giro che toglie 200 milioni di euro alle istituzioni pubbliche per darli a quelle private. Con una motivazione che ha dell’ironico se non fosse per una logica rovesciata che fa rizzare i capelli in testa anche ai calvi. Leggiamo che si tolgono risorse pubbliche alle università statali al fine di “ottimizzare l’allocazione delle risorse” e “migliorare la qualità” dell’offerta educativa. Stornare risorse dal pubblico renderà la scuola più virtuosa. Ma perché la virtù del dimagrimento non dovrebbe valere anche per il settore privato? Perché solo nella già martoriata scuola pubblica i tagli dovrebbero tradursi in efficienza?
Lo stillicidio delle risorse all’istruzione pubblica e alla ricerca va avanti imperterrito da più di dieci anni, indipendentemente dal colore dei governi e dallo stato dei conti pubblici. Il paradosso, che suona irrisione a questo punto della nostra storia nazionale, la quale documenta di una disoccupazione giovanile che veleggia verso il 40%, è che l’apertura di credito alle scuole private è andata di pari passo all’umiliazione di quelle pubbliche, ottime scuole peggiorate progressivamente quasi a voler creare artificialmente, e con i soldi dei contribuenti, un mercato per il servizio privato educativo che non c’era.
A partire dalla legge 62/2000, concepita come attuazione dell’Art. 33 della Costituzione, le scuole private dell’infanzia, quelle primarie e quelle secondarie possono chiedere la parità ed entrare a far parte del sistema di istruzione nazionale. Ottenere la parità (rispetto al valore del titolo di studio rilasciato) non equivale per ciò stesso a ricevere denaro pubblico. Eppure l’interpretazione della Costituzione che ha fatto breccia alla fine della cosiddetta Prima Repubblica ha imboccato la strada della revisione della concezione del pubblico, un aggettivo esteso anche a tutta l’offerta educativa riconosciuta come “paritaria”. Ciò ha aperto i cordoni della borsa pubblica alle scuole private, che in Italia sono quasi tutte cattoliche e che ricevono denaro dallo Stato sotto forma di sussidi diretti, di finanziamenti di progetti finalizzati, e di contributi alle famiglie come “buoni scuola”. I politici cattolici (trasversali a tutti i partiti) hanno giustificato questa interpretazione della parità con una lettura del 3° comma dell’Art.33 che è discutibile. Il comma dispone che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Ma dice anche che “la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. Tuttavia il trattamento “scolastico equipollente” pertiene alla qualità educativa e formativa, un bene che spetta alla scuola privata mettere sul mercato, senza “oneri per lo Stato”. L’Articolo 33 potrebbe essere interpretato in maniera diversa.
Nel 1950, uno dei padri fondatori della nostra Costituzione, Piero Calamandrei proponeva una interpretazione ben diversa. E lo faceva mentre elucidava le astuzie e le strategie che potevano essere usate per distruggere la scuola della Repubblica. Le sue parole sembrano scritte ora: “L’operazione si fa in tre modi: (1) rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico… Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione… Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito”.
Con il volgere dei decenni i timori di Calamandrei sono diventati realtà e a questo ha contribuito il mutamento nei rapporti di forza tra cattolici e laici con la crisi dei partiti tradizionali. Questo squilibrio di potere pesa come un macigno se neppure un governo tecnico riesce a evitare di farsi tanto politico da discriminare le scuole pubbliche e privilegiare quelle private quando si tratta di dare o togliere finanziamenti. E questa politicità a senso unico rende questo provvedimento ancora più ingiusto.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

400 cittadini bolognesi chiedono un referendum cittadino sull’uso delle risorse pubbliche

Posted by comitatonogelmini su 5 luglio 2012

inviato da Bruno Moretto
5 luglio 2012
Togliere al pubblico per dare al privato: a quanto pare l’abito di Robin Hood alla rovescia piace particolarmente alla politica di governo, che si tratti del ministro Profumo o della Giunta del Comune di Bologna. Il risultato è un vero e proprio scippo della Costituzione.

Il Nuovo Comitato Articolo 33 riunisce tanti cittadini bolognesi, sindacati e associazioni. Da mesi ormai, chiede che a Bologna la parola venga restituita ai cittadini riguardo all’uso delle risorse. Cari bolognesi, volete davvero continuare a dare quel milione di euro all’anno alle scuole dell’infanzia paritarie private (99 su 100 di stampo confessionale)? Volete che la Giunta perseveri con questa politica, oggi che centinaia di bimbi che avevano chiesto la scuola pubblica, quella laica e gratuita, ne rimangono esclusi? Oppure volete che quelle risorse vengano assegnate alla scuola dell’infanzia pubblica, ovvero comunale e statale? Proprio oggi due formulazioni giuridiche di questo quesito sono state consegnate dal Comitato in Comune, dopodiché i garanti dovranno esprimersi sull’ammissibilità del referendum.
Nel frattempo, il Comune di Bologna persevera con l’intenzione di elargire fondi alle private. Fondi che arrivano anche da Stato e Regione. A questo panorama locale si aggiunge la rotta data dal governo Monti. La cosiddetta spending review toglie risorse all’istruzione pubblica e ne elargisce ancor più a quella privata.
Siamo convinti che questa scelta politica sia distante dal sentire di molti cittadini, e per questo, dal basso e a partire dal livello territoriale, chiediamo che a loro venga restituita la parola. A Bologna chiediamo il referendum. Ma lo sguardo va più in là. Da qui, dalla terra che una volta fu modello per la sua scuola dell’infanzia pubblica, la sveglia suona per tutto il Paese. La società civile ha ancora anticorpi per reagire a questa degenerazione del patto costitutivo della nostra società. I cittadini hanno ancora, e più di prima, la voglia di difendere la Costituzione e di promuovere attivamente il bene comune – la scuola pubblica lo è!
Cosa direbbe oggi Calamandrei del ministro Profumo, e cosa direbbe delle scelte del Comune di Bologna? In tutto il CentroNord si calcola che 40.000 bambine e bambini restano esclusi dalla scuola d’infanzia (a Bologna sono più di 300, in provincia quasi 1.000). Le dichiarazioni di Profumo gettano ombre ulteriori e ancora più cupe sul futuro dell’istruzione pubblica. Calamandrei, padre costituente, metteva in guardia contro la degenerazione della scuola pubblica e l’assegnazione di risorse a quella privata. La stessa Costituzione parla chiaro. L’articolo 33, da cui il Comitato prende il nome, recita al comma 2: “La Repubblica istituisce scuole statali di ogni ordine e grado”. E ancora, al comma 3: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Per non parlare dello spirito aperto e plurale con cui l’articolo 34 al comma 1 garantisce che “la scuola è aperta a tutti”. Assistiamo invece oggi, a livello locale come nazionale, al paradigma rovesciato: il libero insegnamento diventa onere per lo stato, e la scuola pubblica diventa un diritto sacrificabile.
Un panorama a cui bisogna reagire con convinzione e fermezza. Da Bologna e in gran parte d’Italia, i cittadini hanno fame di scuola pubblica, pretendono il rispetto della Costituzione e sanno bene che la scuola pubblica è una priorità politica da difendere e promuovere. Di più: è il cuore pulsante della società.

Tutta la documentazione su Scuola e Costituzione Bologna

Posted in Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Le ore di sostegno non possono essere ridotte

Posted by comitatonogelmini su 5 luglio 2012

 

da TuttoScuola
5 luglio 2012

Le ore di sostegno definite dal PEI non si toccano. Così stabilisce una sentenza del T.A.R. Toscana, la n. 763/2012, sottolineando il diritto soggettivo dell’alunno disabile a ricevere gli interventi definiti all’interno del P.E.I. senza alcuna riduzione.

Nei mesi scorsi i familiari di un alunno disabile della scuola dell’infanzia in Toscana, dopo aver visto decurtate le ore di sostegno previste nel Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.) per il loro figliolo, si era rivolta alla magistratura amministrativa, come è già accaduto in altri casi analoghi.

La novità sta piuttosto nel fatto che la sentenza obbliga l’Amministrazione scolastica al rispetto e al mantenimento delle ore di sostegno così come previsto dal P.E.I.

Recita in un passaggio la sentenza:

“Può quindi anche essere giustificata una riduzione delle ore di sostegno se ragionevolmente motivata. Una volta formato il piano educativo individualizzato, allora la pretesa all’integrazione in capo all’alunno diversamente abile assume concretezza di diritto soggettivo e si specifica nella fruizione degli interventi ivi rappresentati, e correlativamente nasce un’obbligazione in capo alle Amministrazioni competenti a renderli”.

Il ricorso presentato dalla famiglia è stato pertanto considerato fondato, in quanto la riduzione delle ore di sostegno decisa dall’Amministrazione scolastica è stata dettata esclusivamente da necessità di bilancio, dando, di fatto, maggior peso al Piano educativo individualizzato rispetto ad altre esigenze. Il Piano educativo individualizzato, secondo il Tar Toscana, “rappresenta le reali necessità di sostegno per i singoli alunni e in tali limiti è accertabile il diritto a fruire del sostegno scolastico. Le Amministrazioni intimate sono quindi condannate, per quanto di rispettiva competenza, ad erogare all’alunno ricorrente le ore di sostegno stabilite nel suo piano educativo individualizzato”.

Scarica qui il testo della sentenza

Posted in Documentazione, Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cercansi docenti per le zone colpite dal terremoto

Posted by comitatonogelmini su 4 luglio 2012

di Associazione Servizi per il volontariato Modena
4 luglio 2012

Vuoi fare qualcosa per l’emergenza terremoto? Hai solo pochi giorni? Non importa quanto tempo hai a disposizione: c’è da fare per tutti, nei territori colpiti dal sisma!

ll Centro Servizio per il Volontariato di Modena sta cercando docenti ed educatori da mandare sui territori colpiti dal sisma che si occupino di minori per seguirli nello studio estivo oppure per collaborare a momenti dí animazione. Anche il tuo contributo è importante!

Se vuoi dare la tua disponibilità contatta: terremoto@volontariamo.it indicando nell’oggetto “DOCENTE PER TERREMOTO”, scrivendo i tuoi riferimenti e le tue competenze. Oppure puoi chiamare lo 059-212003, dalle 9.00 alle 18.00.

GRAZIE!!!

Associazione Servizi per il volontariato Modena in collaborazione con i Centri per l’lmpiego della Provincia di Modena

Posted in Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Errori nella prova Invalsi di Italiano di terza media

Posted by comitatonogelmini su 1 luglio 2012

1 luglio 2012
Con una lettera indirizzata al ministro, una docente fa rilevare ben tre errori riscontrati nelle prove e nella griglia per la correzione dei test Invalsi relativi alla terza classe della secondaria di primo grado (ex terza media); questa prova (la più temuta dagli studenti) fa media (pesa 1/7 della valutazione complessiva) nell’attribuzione del voto conclusivo del primo ciclo di istruzione. Il testo della lettera è ripreso dal sito OrizzonteScuola.

Egregio Signor Ministro,

sono un’insegnante di Lettere, quest’anno impegnata negli esami di terza media: di conseguenza, ho somministrato e corretto le Prove Invalsi. Non voglio dilungarmi sull’inutilità e sulla stoltezza di tali prove; mi limiterò a dirLe che la valutazione di un ragazzino di tredici anni è un’operazione complessa che non può ridursi ad un mero calcolo matematico e, in particolar modo, l’Italiano non può essere impoverito con un quiz a risposta chiusa.
In questa sede voglio invece soffermarmi su alcuni imperdonabili errori riscontrati nelle prove e nella griglia per la correzione:

1) L’esercizio D1b recita: Non ti preoccupare, ………………. detto io a Francesco che domani non vieni.
I ragazzi erano chiamati a completare con una delle seguenti opzioni: glielo, gliel’ho, glielò. Il periodo “corretto” risulterebbe quindi: Non ti preoccupare, gliel’ho detto io a Francesco che domani non vieni. Tale periodo è completamente errato: la presenza di un doppio complemento di termine (gli e a Francesco) nella stessa frase nonché di un complemento oggetto (il pronome lo) che anticipa la proposizione oggettiva (che domani non vieni) sono errori gravi, di quelli che si segnano con la matita blu.

2) Nell’esercizio D10, nella colonna “affermazioni”, leggiamo: Non è successo ma poteva succedere; la consecutio temporum avrebbe invece previsto: non è successo ma sarebbe potuto succedere.

3) Nella griglia di correzione per la domanda A22 vengono proposti alcuni esempi di risposte corrette, uno dei quali recita: l’uomo viene ucciso per prendere il brillante. In questo caso non è accettabile che la proposizione subordinata finale sia nella forma implicita, non avendo essa lo stesso soggetto della principale (l’uomo viene ucciso – i ladri prendono il brillante).

Egregio Ministro, mi permetta di sottolineare il fatto che chi si erge a valutatore dovrebbe almeno conoscere in maniera impeccabile le regole della lingua italiana. Le consiglio, quindi, di scegliere con più accortezza i Suoi collaboratori e di controllare con maggior attenzione le prove da somministrare agli studenti, o di farle leggere a persone competenti in materia.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il diritto allo studio è di tutti, anche dei No Tav

Posted by comitatonogelmini su 27 giugno 2012

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
27 giugno 2012

La vicenda di Zeno Rocca, indagato nell’inchiesta No TAV avviata dalla Procura della Repubblica di Torino, è veramente emblematica della ostinata negazione dei diritti fondamentali cui un giovane di 20 anni, studente al primo anno di Giurisprudenza, indagato perché accusato di aver lanciato un sasso nei confronti delle forze dell’ordine il 3 luglio 2011 in Val di Susa, è stato sottoposto.

Zeno, arrestato il 26 gennaio scorso, si è prima ritrovato in isolamento carcerario, e, nonostante gli sforzi compiuti da genitori e amici per fargli arrivare in fretta i libri per studiare, ha dovuto attendere 10 giorni per poterne toccare uno, nella sua cella isolata.

Da quando gli è stata poi concessa la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, si è sottoposto al rito delle domande al Giudice per potersi recare all’Università a fare gli esami; ha chiesto l’autorizzazione a frequentare le lezioni, che gli è stato negato, in quanto “ bisogno non vitale (il diritto all’istruzione, affermato con forza dalla Costituzione, ad avviso del magistrato torinese, non lo è); ha dovuto, per ogni singola prova d’esame, documentare iscrizione all’appello, e, nel caso di mancato superamento della prova, documentare persino la bocciatura precedente per potersi recare a rifarlo. Si è visto impartire istruzioni precise, dovendo avvisare i CC dell’uscita di casa in partenza e del rientro a casa al ritorno. Si è attenuto scrupolosamente ad ogni singola prescrizione.

Ora, il GIP di Torino, alla sua ultima richiesta di potersi recare all’Università a fare un esame, ha rigettato, senza una parola in più, l’istanza. Il provvedimento è “NO, si rigetta”, punto, senza alcuna possibilità di ridiscussione in merito. Il Giudice ritiene così e basta. L’esame è il 5 luglio, ed il 6 luglio (con udienze fissate sino al 21) si aprirà a Torino l’udienza preliminare del procedimento in cui Zeno è indagato, con numerosi altri.

Questa aperta violazione dei principi fondamentali che improntano il nostro ordinamento (la garanzia del diritto allo studioconcesso anche ai detenuti “definitivi”, l’obbligo di motivazione dei provvedimenti, tanto più di quelli che incidono sulla libertà personale delle persone), purtroppo non potrà essere rimossa in tempo utile a consentire a Zeno di presentarsi all’esame, causa i tempi della procedura di ricorso.

Per questo facciamo appello a tutti i cittadini indignati dalla negazione di principi fondamentali irrinunciabili, ai docenti, ai ricercatori e a tutto il personale dell’Università, agli studenti, alle personalità della cultura e dell’informazione, alle associazioni, a chi si occupa di diritto e di diritti perché con noi invitino il Presidente del Tribunale di Torino ed il Dirigente dell’Ufficio GIP del Tribunale di Torino ad attivarsi per la revoca del provvedimento negativo e per consentire a Zeno Rocca di studiare e di recarsi a sostenere l’esame all’Università di Padova il 5 luglio prossimo.

Per sottoscrivere questo appello manda una mail a:  

comitato.nogelmini@gmail.com

indicando nome e cognome, professione, città

L’appello e i primi firmatari su globalproject.info

Posted in Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Test Invalsi agli esami di stato? Questa non è maturità…

Posted by comitatonogelmini su 26 giugno 2012

di Unione degli Studenti
26 giugno 2012

I test standard elaborati dall’INVALSI che il Maggio scorso sono stati al centro di un’accesa polemica e di aperta contestazione da parte di studenti e docenti, nei prossimi anni sostituiranno la Terza Prova interdisciplinare; lo aveva ipotizzato già Fioroni, lo aveva proclamato l’ex ministro Gelmini, la notizia ricompare minacciosa in questi giorni sulle testate dei principali giornali, mentre quasi 500mila studenti sono impegnati nelle prove della Maturità e centinaia di “cavie volontarie” stanno sostenendo già quest’anno dei quizzoni sperimentali targati INVALSI.

“Si continuano ad ignorare le esigenze e le problematicità di chi vive la scuola ogni giorno e ha il diritto di decidere qualè il futuro della scuola, anche in materia di didattica e valutazione, temi su cui tutte le riforme recenti e non della scuola non hanno fatto nè ragionato nè investito. L’INVALSI la chiama oggettività e invoca la costruzione di una vera “cultura della valutazione”, ciò che in realtà si vuole mascherare è l’invasività con cui i test INVALSI, piazzati oramai in tutti i cicli della formazione, impoveriscono la didattica e promuovono una sterile cultura della competizione” dichiara Carmen Guarino, responsabile nazionale didattica e valutazione dell’Unione degli Studenti.

Gli effetti che l’introduzione dei test standard alla fine del primo ciclo sono sotto gli occhi di tutti e sono deleteri; vengono spacciati per valutazione del ” sistema scuola” ma in realtà fin dalla loro prima introduzione essi sono stati integrati a pieno titolo nella votazione finale degli studenti, ponendo le classi di fronte all’obbligo di adottare, per tutti e 3 gli anni delle scuole medie, un modello di didattica e di valutazione standard e calato dall’altro, che, sbilanciato sulle competenze e sull’acquisizione di pacchetti di nozioni mnemoniche, si è rivelato fallimentare in tutti i Paesi che prima di noi hanno adottato i quiz standardizzati .

“La paura di essere valutati non c’entra! – continua Carmen Guarino per l’UdS – Se la valutazione non fosse concepita come una sentenza inspiegabile e insindacabile, se non ci fosse una volontà di schedare confusamente gli studenti e le scuole, in momenti di passaggio importanti nella carriera scolastica di ognuno, non ci sarebbe nessuna paura ma costruttività. Costruttiva è infatti la valutazione che, come scriviamo nell’Altrariforma, il progetto di riforma della scuola scritto dagli studenti in questi anni di mobilitazione, considera i punti di partenza e quelli d’arrivo, tutta la gamma di competenze,conoscenze e abilità sociali, costruttivo è il voto che si costruisce consapevolmente e in cooperazione col docente e la classe”.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Non basta il merito per migliorare il sistema-scuola

Posted by comitatonogelmini su 25 giugno 2012

di Benedetto Vertecchi
da Il Sole 24 Ore
25 giugno 2012

Nel dibattito in corso attorno alla questione del merito c’è un uso di proposizioni assertorie che mal si concilia con il carattere più o meno probabile che si deve riconoscere alle conoscenze educative. Se si seguisse un criterio di maggiore prudenza, si eviterebbe di dare per scontate relazioni che, se pure qualche volta vere, sono anche in molti altri casi false, o di dubbia interpretazione.

Così, per esempio, affermare che premiando il merito (ovvero l’emergere nella popolazione di allievi con livelli particolarmente elevati di profitto) si attivano processi che migliorano il funzionamento delle scuole è un’affermazione di senso comune della quale non si può dire che sia vera, né che sia falsa. Quel che è certo, è che continuare ad accreditare tale senso comune non contribuisce ad accrescere la qualità del sistema educativo, perché ripropone vecchie logiche di conoscenza dei fenomeni che, non da oggi, avrebbero dovuto essere abbandonate e sostituite da argomenti più razionali, capaci di dar conto delle conoscenze che negli ultimi decenni la ricerca educativa ha gradualmente acquisito.
I sistemi scolastici costituiscono oggi realtà complesse che debbono essere indagate con procedure appropriate. Occorre analizzare la rete delle variabili che in qualche misura concorrono a definire la situazione di intervento e a far assumere a ciascun sistema questo o quell’andamento. E bisogna essere capaci di stabilire in quale misura tale andamento corrisponda agli intenti che ci si era proposti di conseguire, quali cambiamenti di contesto siano intervenuti a complicare il quadro degli interventi e quali si ritiene che sarebbero necessari per ricostituire l’equilibrio originariamente ipotizzato o per crearne uno nuovo, meglio rispondente alla necessità di adeguare la proposta d’istruzione all’evoluzione della domanda sociale.

In breve, la conoscenza educativa non può che essere il risultato di approcci dinamici, che facilitino una revisione continua delle interpretazioni: è il contrario del senso comune, che si fonda sul principio della conferma, per il quale ci si attende che ciò di cui si è avuta esperienza continui a manifestarsi in modi non troppo diversi in momenti successivi. Ma, come diceva John Stuart Mill, le inferenze fondate sulla conferma sono solo un terreno di coltura per il pregiudizio (nel senso etimologico, di giudizio formulato prima di conoscere adeguatamente il fenomeno al quale si riferisce). In altre parole, la conferma procede per semplice enumerazione di casi, e conserva il suo valore finché non si manifesti un caso contraddittorio.
Lo sviluppo del nostro sistema educativo soffre oggi per la mancanza di una cultura capace di riconoscere e valorizzare la contraddizione. Nella gestione del sistema, così come negli interventi che si vogliono introdurre, si rivela una cultura ingessata, ripetitiva, incapace di cogliere e interpretare le nuove esigenze che devono essere soddisfatte. I goffi tentativi di ammodernamento fondati su modifiche marginali delle pratiche, per esempio quelle legate all’uso di nuove risorse tecnologiche, non sono sostenute che da suggestioni acquisite di rimbalzo da altri settori della vita sociale. Il fatto è che un salto di qualità nella cultura del sistema educativo non potrebbe che derivare da un forte impegno nella promozione e nell’organizzazione della ricerca educativa. Non si può continuare a parlare di qualificazione del personale docente e non far nulla per acquisire la conoscenza necessaria a sostenere i nuovi profili professionali, di qualità degli apprendimenti senza chiedersi quali variabili debbano essere prese in considerazione per disporre di analisi approfondite (ben oltre quelle che possono ricavarsi da rilevazioni comparative, come quelle dell’Ocse), di merito senza disporre di modelli per interpretare i fattori generatori del successo o dell’insuccesso.

Quel che è peggio, la medesima confusione accomuna gli interventi dei politici e quelli dei tecnici, essendo sfumata, fino a venir meno, la differenza tra l’elaborazione di intenti che si collega al perseguimento di obiettivi a lunga scadenza (questo dovrebbe essere il compito del politici) e l’individuazione di soluzioni attraverso le quali procedere nella direzione sulla quale si manifesti più ampio consenso, trovando infine espressione in precisi enunciati legislativi (dovrebbero farlo i tecnici).
Per uscire dal pantano in cui ci si continua a trascinare si dovrebbe dar vita a una struttura nazionale cui demandare lo sviluppo della ricerca fondamentale sull’educazione e la promozione di quella applicata. E, perché possa costituire il punto di partenza per una ricostruzione della cultura educativa, dovrebbe trattarsi di una struttura del tutto autonoma dalla gestione del sistema scolastico.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Non si boccia un bambino di sei anni

Posted by comitatonogelmini su 23 giugno 2012

di Giuseppe Caliceti
da L’Unità
23 giugno 2012

Bocciati due volte. A sei anni. È accaduto a Pontremoli, in Toscana ed è una vicenda incredibile che sta suscitando accese polemiche. I genitori hanno protestato per quella decisione durissima. Il ministero ha invitato i docenti a ripensarci. Il consiglio di classe si è riunito di nuovo. Niente da fare: ancora bocciati. Ricordate quando l’ex Ministro Maria Stella Gelmini era felice perché i bocciati aumentavano? È il clima di oggi. Fomentato da continui richiami al merito, all’individualismo, al classismo. Più c’è severità, più la scuola sarebbe di qualità. È così? No. Non c’è niente di più triste che degli adulti possano fare a un bambino di sei anni che bocciarlo. Soprattutto che possano farlo all’inizio di un processo di apprendimento. È come sparare sulla Croce Rossa. Dichiarare il proprio fallimento di adulti e di istituzione scolastica primaria. Occorre essere chiari: o al centro della valutazione sta il programma o l’alunno, con le sue individuali capacità, i sui individuali tempi e modi di apprendimento, la sua storia individuale. E bocciare a sei anni significa mortificare gli sforzi fatti e veramente conosciuti solo dagli alunni e pregiudicare il loro atteggiamento nei confronti delle proprie capacità e possibilità. È un atto di frustrazione docente e di assoluta mancanza di responsabilità istituzionale. È il risultato di errate e miopi politiche scolastiche che stanno cambiano il Dna della nostra scuola. Dove ai docenti si chiede più di misurare che di insegnare vedi le prove Invalsi e il ritorno ai voti in decimali. Eppure oggi, anche a scuola, c’è chi, con disinvoltura, scambia diritti e giustizia per lassismo. E ritiene addirittura che bocciare un seienne sia un atto di coraggio. Chi sono poi questi piccoli smidollati che meritano di ripetere l’anno? Guardiamoli: sono tre stranieri e due italiani, di cui un disabile. Perché si boccia sempre con più disinvoltura i figli di stranieri, anche se nati in Italia, dei figli degli italiani? E cosa significa bocciare un bambino disabile? Non aveva forse un piano di lavoro individualizzato? O il docente ha sbagliato a farlo? E come si può affermare, come fa il dirigente scolastico di Pontremoli, che non abbia influito su queste bocciature l’inserimento di questi studenti in classi di quasi 30 alunni? In un istituto comprensivo a Reggio Emilia, la zona dove insegno, ci sono tra gli altri due bambini disabili. Uno, straniero, con una famiglia «balorda» alle spalle, è inserito in una classe di 26 bambini. Il secondo, in una classe di 20. Un caso? No, perché c’è una legge che prevede che, se in classe c’è un disabile, non si possano avere più di 20 alunni. Eppure se la famiglia interessata non conosce la norma e non minaccia il dirigente di rivolgersi agli avvocati, essa viene spesso disattesa. Dalla scuola pubblica siamo già passati alla scuola privata familiare? Insomma, invece di parlare continuamente solo di merito e poi arrivare a bocciare bambini di sei anni stranieri e disabili dovremmo occuparci di altro. Siamo sicuri, infatti, che la nostra scuola pubblica oggi sia veramente equa? Dia cioè veramente pari opportunità ai diversi bambini in egual misura? E soprattutto: siamo sicuri che sia davvero la scuola di cui parla la nostra Costituzione? I casi come quello di Pontremoli ci dicono che non è affatto così.  

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Vogliamo una scuola equa, di qualità e pure con la …. moquette.

Posted by comitatonogelmini su 21 giugno 2012

di Vincenzo Pascuzzi
21 giugno 2012

Veramente interessante, chiarificatore, condivisibile l’articolo di Antonia Romano (1) che esplicita e spiega il suo “no alla scuola del merito” e che induce alcune riflessioni e integrazioni.
«Ritengo indispensabile andare verso una scuola di qualità, dove, per favore, siano bandite le parole “eccellenza” e “meritocrazia”. La scuola di qualità è una scuola equa, che fornisce a tutti strumenti per orientarsi nel mondo, per abitarlo con senso critico e con coscienza civile». A queste frasi, che racchiudono il senso dell’articolo, si potrebbe aggiungere che tutti gli istituti scolastici dovrebbero essere totalmente a norma, con aule capienti, adeguate ed attrezzate, bagni civili, puliti e sorvegliati e magari avere anche la …. moquette nei corridoi, musica di sottofondo e anche l’aria condizionata durante gli esami. E ciò non per paradosso irridente o assurdo, ma per dire che le scuole dovrebbero essere luoghi ben accoglienti, funzionali, gradevoli, dove è piacevole recarsi, stare, lavorare ed è più facile, meno faticoso anche insegnare e imparare. Insomma scuole che tengano conto, in modo virtuoso, della c.d. “teoria del vetro rotto” (2).

Merito vs qualità. La relazione fra scuola e qualità – da intedere, questa, come attitudine della scuola stessa a produrre il merito di tutti allievi – compare in altri scritti che affrontano la questione del “merito”, introdotta o ripescata dal Miur e dal ministro Profumo.
Vediamo: “In un sistema pubblico non si devono identificare i migliori; i migliori si devono creare” (3). Poi: “mettere l’enfasi sui meriti “individuali” degli studenti piuttosto che sugli avanzamenti complessivi del sistema sembra davvero poco sensato” e ancora “giusto puntare all’eccellenza, ma insieme bisogna garantire qualità a tutti. Mi pare questa la grande scuola democratica di cui, tra i tanti, parlavano Calamandrei e Don Milani” (4). Ancora “la filosofia del premio al migliore sottende la stessa logica che è alla base dei test Invalsi. In entrambi i casi si scattano fotografie dell’esistente, mentre non si fa nulla per produrre quei cambiamenti che porteranno, appunto, alla qualità per tutti e ad ambienti educativi nei quali le eccellenze potranno emergere con facilità” (4) (5).
La situazione può essere interpretata e riassunta affermando che il Miur e il ministro Profumo, invece di operare, impegnandosi in prima persona per realizzare una scuola di qualità che produca – come si è detto – il merito al suo interno, stanno cercando di evadere attraverso la scorciatoia, il cunicolo del merito e dell’eccellenza, per di più con un “pacchetto” abborracciato in tutta fretta (6). Merito ed eccellenza da ricercare e misurare su altri, esterni da sé, (come studenti, prof, scuole,…. ) chiamati a rispondere in loro vece, verosimilmente con modalità spicciative, discutibilissime, simil-invalsi ma etichettate – ex cathedra – come scientifiche e oggettive.

Pacchetto merito. Sono da condividere le osservazioni sulla fragilità del “pacchetto merito”, numerose, di diversa provenienza e che lo definiscono “proposta irricevibile” (6), “maschera il disinvestimento” (7), e dubitano che poi vada davvero ai migliori (8). Di più, tale “pacchetto” non indica – in termini quantitativi e parametri monitorabili – né le risorse economiche, né gli obbiettivi, né i tempi. Pertanto il “pacchetto” sembra avere la mera funzione di annuncio mediatico, di indicatore di attività (il Miur sta lavorando!) e serve a distrarre e a nascondere altri problemi endemici quali: la dispersione scolastica, la vetustà degli edifici, la condizione e la consistenza del precariato storico, le infime retribuzioni dei docenti e altri ancora.

La strategia. Viene da chiedersi se la questione “pacchetto” sia solitaria ed episodica, se sia conseguenza inerziale di attività avviate in precedenza da Gelmini o da altri, se faccia parte di un disegno più grande, di una strategia (scelta o magari solo occasionale e contingente, di default) oppure sia collegata ad un’ideologia (9) da applicare anche alla scuola come alla fabbrica (10).

Sfiancare i prof. Anche l’approccio al trattamento e alla condizione dei docenti potrebbe non essere casuale ma far riferimento a una strategia o a una ideologia. Vediamo i precari sballottati e umiliati, tenuti nel limbo della loro condizione per tempi lunghissimi (i precari storici!) contrapposti fra di loro (giovani e non più, sud e nord), obbligati a discutibili, improbabili, ma costosi Tfa.
I docenti di ruolo che diventano soprannumerari, costretti a imparare l’inglese con corsetti pseudo-intensivi o a una riconversione coatta nel sostegno. Le scuole che vengono accorpate in modo dilettantesco e illegale: anche fino a 16 o 20 istituti, scuole o succursali!
E poi l’opinione pubblica – quella più ingenua e disinformata – nutrita, o meglio ingozzata, di notizie distorte, con titoli non casualmente ingannevoli. Vediamone solo alcuni: “Cari prof, negli scrutini a esser valutati siete voi” (11), “si scrive merito, si legge docenti di qualità” (12), “ecco quanto ci costa avere docenti scarsi” (13), “la bugia delle classi pollaio e i 40mila prof che non insegnano” (14).
E ancora c’è l’onnipotente Invalsi con i suoi test c.d. scientifici ed oggettivi, asseriti penetranti, quasi fossero raggi X o ecografie, che pretende ed ottiene umilianti prestazioni esecutive . Onnipotente, sì. Almeno comincia a credersi tale: “Mister Invalsi”, alias Roberto Ricci, che però …. tranquillizza e rassicura: «…. Non cerchiamo certo una Caporetto degli studenti» (15)! L’Invalsi – ricordiamolo – è autoreferenziale, nessuno lo ha mai abilitato a produrre test, nessuno ora lo controlla.

Abravanel. Anche Roger Abravanel, nell’articolo già citato per il suo titolo improprio (12), formula delle sue osservazioni critiche al «premio al merito» proposto da Profumo. Le argomentazioni dell’ex consulente – a titolo non oneroso – dell’allora ministro Gelmini (16) “poggiano” su alcuni assunti palesemente non veri, cioè “non poggiano”.
Vediamo brevemente questi assunti inconsistenti:
a) “che i sistemi educativi migliori del mondo del nord Europa (che non costano più del nostro)”; l’affermazione è palesemente non vera sia ora che al tempo di Gelmini: lo dimostrano dati, tabelle e grafici (17) (18). L’Italia spende molto molto meno e non solo del nord Europa.
b) “E [i sistemi educativi migliori del mondo del nord Europa ] lo fanno unicamente grazie alla qualità dei loro insegnanti, che da noi scarseggia perché ….”. Qui le precisazioni sono due: 1ª) i “sistemi educativi”, proprio perché “sistemi”, non possono essere migliori “unicamente”, ecc.; 2ª) che da noi scarseggi la qualità degli insegnanti, è opinione azzardata e non dimostrata dello stesso Roger Abravanel!

Italia e Francia. «La nostra priorità è la scuola: sarà il primo impegno» (19) così ha confermato Hollande appena eletto presidente. Nel suo programma elettorale ci sono per i prossimi cinque anni: più 5,2 miliardi di euro e più 60 mila posti di lavoro nell’istruzione pubblica (20). Da noi il ministro Profumo è impegnato a proseguire e completare l’opera distruttiva del precedente ministro: meno 8,3 mld di euro, meno 81.120 cattedre e meno 44.500 Ata, con maestro unico, classi pollaio, ….
Può essere utile avere, come pro-memoria, la seguente tabella che raggruppa e confronta dati di provenienze diverse, ma ugualmente significativi e importanti.

  Francia Italia Differenza Francia Italia
Popolazione 65.447.374 ab. 60.813.326 ab. + 7,6%
Pil totale 2.712 mld $ 2.067 mld $ + 31,2%
Pil pro capite 41.438$ (stima Fmi) 33.989$ (stima Fmi) + 21,9%
Budget istruzione totale 60,5 mld € 41,8 mld € + 44,7%
Budget per cittadino 930 € 688 € + 35,2%
Diplomandi totali 2012 703.059 450.474 + 56,1%
Diplomandi per 1000 ab. 10,7 7,4 + 44,6%
Nota. I dati hanno provenienze e date diverse, perciò i risultati calcolati sono solo indicativi (± 10%?)

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »