La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘A.S. 2013-2014’

Senza parole…

Posted by comitatonogelmini su 2 marzo 2016

Mandela

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Test Invalsi di terza media: i testi e la griglia di correzione della prova 2014

Posted by comitatonogelmini su 19 giugno 2014

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di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
19 giugno 2014

L’Invalsi ha appena reso disponibili i testi delle prove di Italiano e di Matematica somministrate questa mattina in tutte le terze medie d’Italia.

Di seguito trovate i link per scaricare i testi delle prove e la griglia di valutazione necessaria per la correzione.

Avvertenza: anche in queste prove il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domande) per evitare (o comunque rendere più difficile) la copiatura fra compagni di classe; quella che propiniamo è una di esse, nelle altre quattro versioni le stesse  domande sono state proposte con una numerazione differente.

Buon lavoro (si fa per dire…) …sperando che questo sia veramente l’ultimo anno in cui i test Invalsi vengono “incastrati” nell’esame di stato che conclude il primo ciclo scolastico.

Il testo della prova di Italiano

Il Testo della prova di Matematica

La griglia di correzione della prova

 

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Per una buona scuola della Repubblica

Posted by comitatonogelmini su 16 giugno 2014

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di Marina Boscaino
da MicroMega
16 giugno 2014

Per cominciare un grazie ai senatori Maria Mussini (indipendente), Michela Montevecchi (M5S), Alessia Petraglia (Sel) e ai deputati Silvia Chimienti (M5S) e Giovanni Paglia (Sel). Siamo statifinalmenteascoltati. Senza parole cui non sono corrisposti fatti; senza proclami mediatici altisonanti; senza retorica inconsistente.

Il 12 giugno, 8 anni dopo un’analoga conferenza stampa in cui i comitati proponenti annunciavano le 70mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare “Per Una buona scuola della Repubblica”, i rappresentanti degli stessi comitati che elaborarono la legge e che raccolsero, alla fine, 100mila firme tra docenti, studenti e genitori, hanno ripresentato il testo.

La legge di iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica fu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006, sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base localiFu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 ne interruppe l’iter. Nella XVI legislatura non fu mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. E dopo due legislature le leggi popolari decadono.

Ecco perché, ritenendo il progetto di scuola pubblica configurato da quel testo ancora perfettamente adeguata alle esigenze di un grande Paese come il nostro, abbiamo deciso di chiedere la disponibilità a parlamentari (a partire da quelli delle Commissioni VII di Camera e Senato) affinché la ripropongano a loro nome compiendo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti, gesto che va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge. Ed ecco il motivo del ringraziamento a chi ha saputo/voluto ascoltare e farsi carico.

Il grazie più vigoroso va comunque a tutti coloro che allora (eravamo al tempo della Moratti) come ora (siamo ai tempi della Giannini e tante cosemolte più di quelle che avremmo pensato allorasono cambiate; e in negativo), hanno avuto l’energia di portare avanti prima e di non abbandonare ora un progetto ambizioso e straordinariamente complesso e articolato; vissuto e condiviso; discusso, ridiscusso, negoziato, mediato. Il progetto di donne e uomini di buona volontà, di spessore culturale, civile e politico, che hanno fornito la risposta più eloquente a quanti tacciano la scuola di non fornire soluzioni alle criticità che denuncia. Le soluzioni ci sono; sono scritte nella Costituzione; e la Costituzione è la stella polare degli articoli della Legge. Il testo evidenzia un altro dato di fatto, piuttosto inedito: una precisa proposta di stanziamento di fondi (il 6% del Pil, come nella media europea); per ciascuno di quegli euro – è questa la novità – c’è una precisa previsione di spesa, che declina un progetto di scuola democratica, inclusiva, laica, in cui la cultura e gli apprendimenti come elementi emancipanti abbiano un ruolo centrale.

Si tratta di una proposta: non può e non vuole avere nessuna presunzione se non quella di essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare oggi un confronto vero (e non annunciato, fittizio, virtuale, formale) sulle sorti della scuola italiana che sappia partire dall’ascolto di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono e ne rappresentano il respiro, sempre più in affanno. Tra i tanti punti qualificanti della proposta si sottolineano: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo a 18 anniDotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media. Perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi.

Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con un biennio unitario e un triennio di specializzazione. E ancora, tra l’altro: obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento, rafforzamento ed estensione degli organi collegiali, apertura pomeridiana delle scuole, un piano straordinario di edilizia scolastica.

È stato significativo accorgerci come, a distanza di soli 8 anni, quel testo sia stato superato, in alcuni suoi aspetti, dallo zelo meritocratico e punitivo dei governi che si sono susseguiti da allora. In breve tempo un tema allora sconosciuto, quello dell’autovalutazione (inserito nella legge di iniziativa popolare quale inedita assunzione di etica responsabilità da parte degli istituti scolastici, in un’ottica di rendicontazione sociale per il miglioramento dell’offerta, in un Paese che aveva da poco, con la legge 52/03, istituito l’Invalsi) sia stato nel corso degli anni violentemente trasfigurato. Oggi l’autovalutazione non assume più quel significato, ma è uno dei tanti passaggi che si vorrebbe imporre per configurareattraverso la centralità di modelli di valutazione di matrice neoliberistastrumenti di controllo della libertà di insegnamento, legati a tendenze quali aziendalizzazione e privatizzazione degli istituti, alla carriera dei docenti, all’appiattimento dei saperi critici degli studenti in quizmania che semplifica, parcellizza e stravolge la tradizione pedagogica italiana, impoverisce la scuola, riduce gli studenti a risolutori di test e consumatori acritici. La cui soluzione positiva o negativa prefigura scenari punitivi e non interventi migliorativi.

Al netto del corso dell’impegno distruttivo di ministri e governi che hanno determinato uno scenario inimmaginabile 8 anni fa persino nelle più fosche previsioni, riteniamo che il metodo, i contenuti, la convinzione che la legge di iniziativa popolare (Lip) sarebbe addirittura più necessaria ora di allora. Per questi motivi abbiamo lanciato la campagna “Adotta la LIP” che accompagni la ripresentazione della Legge e ne segua il percorso. All’indirizzo http://adotta.lipscuola.it/ la legge può essere conosciuta e, se condivisa, adottata, scegliendone e colorandone una parola. Ad oggi oltre 300 persone ne hanno evidenziato una, spiegando il motivo della scelta e dell’affetto. Chi crede in una scuola pubblica, laica, democratica, inclusiva, emancipante è pregato di cliccare il link. Non costa nulla, solo qualche minuto.

Silvia Chimienti, Maria Mussini, Alessia Petraglia Michela Montevecchi e Giovanni Paglia ci hanno creduto e proporranno la legge, sostenendo la nostra battaglia dalle aule del Parlamento.

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INVALSI, un ente da rifondare e l’irresistibile impulso alla provocazione

Posted by comitatonogelmini su 14 giugno 2014

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di Giorgio Israel
da Il Mattino
14 giugno 2014

Si vorrebbe avere un atteggiamento il più possibile pacato nei confronti dell’Invalsi, soprattutto ora che una nuova presidenza inaugura una gestione il cui orientamento programmatico è tutto da conoscere. Inoltre, le prove Invalsi di quest’anno sono in corso: quelle delle primarie sono già state effettuate e a giorni avranno luogo quelle delle scuole medie, le più importanti in quanto faranno media nell’esame di licenza. Un atteggiamento pacato suggerirebbe di attendere e poi di aprire una fase di valutazione dei test proposti e di riflessione generale sugli indirizzi da prendere nel futuro. Invece i corridoi dell’ente sono evidentemente pervasi da un’atmosfera eccitata che influenza i suoi collaboratori e li anima a dar conferma del detto secondo cui “un bel tacer non fu mai scritto”. Così, invece di lasciar finire la fase operativa conclusiva di un lavoro preparatorio dei test che, a quanto si dice, dura da due anni, e invece di lasciare che sia il presidente a prendere per primo la parola, ecco che qualche collaboratore non riesce a trattenersi dall’esternazione, magari dicendo cose che sembrano pensate apposta per far saltare la mosca al naso.

Così nella versione in rete di un noto quotidiano la collaboratrice dell’Invalsi prof. Daniela Notarbartolo mette le mani avanti contro possibili analisi critiche: i test Invalsi sono frutto di rigore, lavoro di squadra e verifiche, non chiamateli quiz, contengono domande a risposta multipla, domande aperte, richieste di argomentazioni, dimostrazioni. Essi sono il frutto di una squadra di 250 docenti, tutti «con grande esperienza didattica e disciplinare». Forse, ma dobbiamo crederci perché lo dice uno di loro? Viene spontaneo chiedere: su quali basi si può affermare con tanta sicurezza che hanno grande esperienza didattica e disciplinare? chi e come li ha selezionati? con prove “oggettive standardizzate” come i test, magari in un processo durato due anni? Sono domande legittime cui le assicurazioni “soggettive” di un collaboratore non possono dar risposta e che sono al centro di una delle questioni più scottanti, e cioè del fatto che l’ente agisce, da quando esiste, al di fuori di ogni controllo, mentre pretende di atteggiarsi a valutatore insindacabile e oggettivo degli apprendimenti degli studenti.
Non mi soffermo sulla descrizione che viene proposta delle procedure seguite. Si parla di 15-18 mesi per costruire una “prova standardizzata”: e come viene riempito un così lungo lasso di tempo? Poi le domande vengono «selezionate e riconfezionate da un gruppo ristretto di docenti»: con quali criteri e come è scelto questo “gruppo ristretto”? Infine, le domande vengono «testate su un campione statistico”, e anche questo è un passaggio su cui occorrerebbe la massima trasparenza, perché sarebbe a dir poco discutibile che la scelta finale delle domande piuttosto che basarsi su una valutazione di contenuto sia appesa a qualche modello matematico-statistico, come fortemente sospettiamo.

Ma il peggio viene alla fine, quando si dice che «chi paragona le prove Invalsi alle verifiche di classe sbaglia, perché noi costruiamo strumenti di misurazione analoghi a quelli utilizzati nelle scienze sperimentali». Qui si resta a bocca aperta e riesce difficile fare un commento qualsiasi: non c’è neppure bisogno di avere un minimo di cultura scientifica per rendersi conto dell’assurdità di pretendere che il supporto di modelli statistici (immaginiamo, del tipo il modello di Rasch) elevi le le cosiddette “misurazioni” dell’Invalsi al rango delle misurazioni che vengono fatte in un laboratorio di fisica. Ebbene, se l’attività dell’Invalsi si sviluppa sulla base di idee e di “competenze” simili, allora davvero c’è qualcosa di grave e profondo da correggere. Altro che pretendere di misurare gli altri, qui è la qualità del lavoro dell’ente che va rivisitata da cima a fondo. Dispiace di doverlo dire mentre pensavamo che fosse meglio attendere la fine delle prove per aprire una discussione costruttiva, ma è proprio vero che “un bel tacer non fu mai scritto”.

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Nella riforma della PA si abroga il CNPI. Così salvano il liceo quadriennale. Al via la riforma degli organi collegiali

Posted by comitatonogelmini su 14 giugno 2014

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di Red
da OrizzonteScuola
14 giugno 2014

Il Governo vuol mettere una pezza all’annosa questione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione che l’ha visto soccombere nei tribunali, mettendo in pericolo i provvedimento che ne richiedevano il parere.

Così, nel silenzio più assoluto, è stato inserito nel testo della riforma della PA l’articolo 28 con il quale vengono abrogati gli articoli 23, 24, 25 del Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e il decreto legislativo del 30 giugno 1999, n. 233. Cioè il CNPI.

E nel comma tre si fannosalvi gli atti e i provvedimenti adottati in assenza del parere dell’organo collegiale consultivo nazionale della scuola e dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge e fino al riordino degli organi collegiali non sono dovuti i pareri obbligatori e facoltativi da parte del suddetto organi collegiale“.

Nessuna intenzione di fare un passo indietro, quindi, da parte del Governo, che aveva perso nei tribunali perché non ha provveduto a colmare il vuoto di rappresentanza determinato dalla mancata proroga del CNPI decretandone di fatto la soppressione a partire dal 2013.

Sentenza del Tar confermata in Consiglio di Stato. Il Tar aveva anche stabilito che se il MIUR non avesse adempiuto entro 60 giorni sarebbe toccato ad un commissario ad acta (già individuato nel prefetto di Roma) provvedere ad avviare le procedure per insediare il nuovo organismo (il Consiglio superiore della pubblica istruzione) così come previsto dal decreto legislativo 233 del 1999.

Ed invece arriva la stangata, con un articolo ad hoc che abroga il CNPI vanificando la vittoria in tribunale.

Tra i provvedimenti che rischiavano di essere vanificati per mancanza del parere del CNPI era, ad esempio, la sperimentazione sui licei quadriennali. Se il testo verrà confermato, la sperimentazione sarà salva.

Nella riforma della PA viene abolito anche il Decreto Legislativo 30 giugno 1999, n. 233, (riforma degli organi collegiali territoriali della scuola, a norma dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) che riguardava gli organi collegiali della scuola a livello centrale, regionale e locale.

Il tutto in funzione di quella riforma degli organi collegiali che sarà avviata a breve dal questo Governo.

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Una scuola di sana e robusta Costituzione

Posted by comitatonogelmini su 12 giugno 2014

LIP Montecitorio

di Mauro Presini
da Like@Rolling Stone
12 giugno 2014

A chi ci ha sempre creduto e a chi continua a crederci.
A chi ha scritto la legge popolare e a chi la adotterà.
A chi alla campagna di ascolto del mondo della scuola preferisce ascoltare la scuola in campagna.
A chi dice di volere una buona scuola e a chi, come parlamentare, può decidere di sottoscrivere la Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola della Repubblica affinché possa essere discussa.
A chi vuole ascoltare le voci di chi ha parlato oggi, durante la conferenza stampa.
A chi vuol sapere chi sono i cinque fra deputati e senatori (due di SEL, due del M5S ed una indipendente) che l’hanno “adottata” per primi.
A chi vorrà sollecitare i parlamentari del proprio territorio a sottoscrivere la legge.
Buona visione del video della conferenza stampa che si è tenuta oggi nella Sala Stampa di Montecitorio!

clicca qui

Carlo Salmaso, Antonia Sani, Brunella Guida, Mauro Presini, Bruno Moretto, Romana Veronesi, Marina Boscaino, Anna Angelucci, Giovanni Cocchi e Silvia Pagnotta “raccontano” la Legge e ne spiegano l’attualità e la necessità.

COMUNICATO STAMPA

Il 12 giugno, 8 anni dopo una analoga conferenza stampa in cui i comitati proponenti annunciavano le 70mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare “per Una buona scuola della Repubblica”, i rappresentanti degli stessi comitati che elaborarono la legge e che raccolsero, alla fine, 100mila firme tra docenti, studenti e genitori hanno ripresentato il testo.

Alla presenza della stampa e di alcuni parlamentari sono stati rievocati i punti salienti e più caratterizzanti della proposta,  chedecaduta dopo due legislaturepuò essere ripresentata solo da parlamentari.

Si sono dichiarati  gia’ disponibili in questo senso  Maria Mussini (indipendente), Michela Montevecchi (M5s) e Alessia Petraglia (Sel) del Senato e Silvia Chimienti (M5s) e Giovanni Paglia (Sel) della Camera.

Il comitato per la riproposizione lancia un appello affinché possa allargarsi il numero e la provenienza dei sottoscrittori, a partire dalla convinzione che un ampio dibattito parlamentare sulla scuola dovrebbe essere interesse di tutti.

 

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Legge di iniziativa Popolare “per una buona scuola per la Repubblica” – Conferenza stampa, Montecitorio, 12 giugno, ore 14,30

Posted by comitatonogelmini su 10 giugno 2014

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di Giovanni Cocchi
10 giugno 2014

Ecco quanto inviato ai membri della Commissioni VII (Istruzione) di Camera e Senato

Conferenza stampa, Montecitorio, 12 giugno, ore 14,30

Legge di iniziativa Popolare “per una buona scuola per la Repubblica”

 

Onorevoli deputate e deputati, senatrici e senatori delle VII Commissioni,  

giovedì 12 giugno 2014, alle ore 14,30, nella sala stampa di Montecitorio, verrà ripresentata all’attenzione dei parlamentari (e della stampa), la legge di iniziativa popolare “per una buona scuola per la Repubblica”.

Ci permettiamo di informarvi di tale evento certi della vostra sensibilità per un tema così vitale per il futuro del nostro paese.

La Legge di Iniziativa Popolare “per una buona scuola della Repubblica” ha avuto un lunghissimo periodo di ideazione essendo stata discussa, elaborata e condivisa da centinaia di docenti, studenti e genitoriFu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006, sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base locali. Fu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 ne interruppe l’iter. Nella XVI legislatura non fu  mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. Ma, come saprà, dopo due legislature le leggi popolari decadono.

Ritenendo la legge in oggetto ancora perfettamente adeguata alle esigenze di un grande paese come il nostro, abbiamo deciso di chiedere la disponibilità a parlamentari (a partire da quelli delle Commissioni VII di Camera e Senato) affinché la ripropongano a loro nome  compiendo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti, gestoche va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge.

Proprio perché si tratta di una proposta, non può e non vuole avere nessuna presunzione se non quella di essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare oggi un confronto vero sulle sorti della scuola italiana che sappia partire dall’ascolto di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono e ne rappresentano il respiro, un respiro oggi purtroppo sempre più in affanno.

Note di contenuto

La legge in oggetto conserva in ogni passaggio un legame imprescindibile con la nostra Carta Costituzionale. In essa si disegna una scuola  pluralistica, laica, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza, con un’attenzione costante all’interazione interculturale. Disegna una scuola che abbia come finalità l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva. Prevede lo stanziamento del 6% del Pil (come nella media europea), a fronte del quale elabora alcune proposte. L’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo a 18 anni. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media. Perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi. Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con un biennio unitario e un triennio di specializzazione.

E ancora, tra l’altro: obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento, rafforzamento ed estensione degli organi collegiali, apertura pomeridiana delle scuole, un piano straordinario di edilizia scolastica.

Il metodo, i contenuti, la convinzione che la Lip sarebbe addirittura più necessaria ora di allora ci spingono a tentare di farla conoscere e riconoscere oggi.

Per questi motivi abbiamo lanciato la campagna “Adotta la LIP” che accompagni la ripresentazione della Legge e ne segua il percorso. All’ indirizzo http://adotta.lipscuola.it/ la legge può essere conosciuta  e, se condivisaadottata, scegliendone e colorandone una parola. Ad oggi oltre 300 persone ne hanno evidenziato una, spiegando il motivo della scelta e dell’affetto.

Riferimenti 

A questo link  il testo della Legge e la relazione di accompagnamento

Vi ringraziamo della paziente e cortese attenzione

Giovanni Cocchi –  giovannicocchi@tin.it

a nome del comitato per la riproposizione della Lip, composto da un gruppo di genitori, insegnanti, studenti, cittadini e associazioni che hanno elaborato la legge, raccolto le firme o semplicemente che ne condividono l’idea di scuola e i suoi principi fondanti.

Adotta la LIP!

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Le raccomandazioni UE sull’Invalsi, diktat o barzellette?

Posted by comitatonogelmini su 8 giugno 2014

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di Vincenzo Pascuzzi
8 giugno 2014

Premessa. Le raccomandazioni della Commissione europea.

Forse conviene leggere l’intero documento (clicca qui ) della Commissione Ue prima o in aggiunta agli articoli di commento allo stesso. Questi sono sì più brevi e sintetici ma – a volte – costituiscono commenti e interpretazioni orientate e anche distorte di quanto ha effettivamente scritto la Commissione. La tempestività potrebbe anche essere fretta ispirata dalla considerazione “chi mena prima mena due volte”.

Conviene anche cercare di avere una visione d’insieme del contesto in cui dette raccomandazioni si inseriscono come tessere di un puzzle più vasto.

Matteo Renzi, priorità e promesse cioè parole, parole, molte parole

Nel suo discorso programmatico alle Camere, Renzi ha enfatizzato l’importanza della scuola e ne ha riconosciuto la priorità nel programma di governo: “Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola”.

Fatti però non se ne sono visti. Dei 3,7 miliardi di euro dichiarati per l’edilizia scolastica, ne risultano disponibili – al momento – solo 244 milioni per il biennio 2014-2015.

Giorni fa Il Censis, ha dichiarato che occorrono 13 miliardi e 110 anni per mettere in sicurezza tutte le scuole! Campa cavallo ….

Stefania Giannini e il Miur

Dopo l’insuccesso elettorale doppio (di Scelta Civica e suo personale) alle elezioni europee, ora appare come un ministro delegittimato e …. apolide politicamente. Potrebbe confluire al Pd di Renzi, oppure potrebbe dimettersi da ministro. Nei tre mesi 22 febbraio-22 maggio, parzialmente sovrapposti alla campagna elettorale, Giannini ha rilasciato ben 33 interviste, una ogni tre giorni, ma ora tace …. afona da 15 giorni. Nelle interviste ha parlato di tutto in termini generici cioè senza riferimenti concreti alle scadenze temporali, alle risorse economiche implicate, ai consensi, alle partecipazioni e alle sinergie necessarie, ma in evidente intesa e sintonia con il presidente Matteo Renzi.

Anna Maria Ajello e l’Invalsi

Presidente dell’Invalsi da appena tre mesi, finora è apparsa cauta, circospetta, riservata e laconica. Ha esordito, alla vigilia della tornata Invalsi 2014, con una lettera effimera ai docenti (nulla a studenti, famiglie, presidi!), poi intervistata da La Stampa ha avvisato o azzardato: “Basta trabocchetti: dal prossimo anno cambierà il test Invalsi”, qualcuno non ha gradito, si è risentito – pare – ed è stato tranquillizzato con scuse scritte. L’altro giorno, a un convegno Cisl, Ajello ha esternato disponibilità al confronto, ha segnalato la limitatezza dell’organico dell’istituto da lei presieduto, ha auspicato che Invalsi si affranchi dalla “sindrome del fortino”, causatagli “dall’arroccamento venutosi a determinare nei confronti degli agenti critici”. La sensazione, o l’ipotesi è che il nuovo Presidente si stia muovendo in una struttura caratterizzata da forte inerzia e viscosità, poco disposta a mettersi in discussione, con componenti ostili e nostalgiche del passato.

Voltare pagina

“Non sarebbe il caso allora, anche alla luce delle manifestazioni dei giorni scorsi e del clima che c’è in molte scuole rispetto all’INVALSI, di voltar pagina e cominciare a scriverne una nuova? C’è una nuova Presidente: persona preparata e attenta, estranea alla precedente gestione, ma comunque giustamente convinta che di misurazione e valutazione la scuola e l’insieme del sistema formativo hanno bisogno; e consapevole che il lavoro svolto dall’Istituto  in questi anni non è di quelli che si possa buttare alle ortiche ….”, suggerisce opportunamente Antonio Valentino su pavonerisorse.it.

Un Invalsi non più solitario e monocratico.

È quello che chiedono sindacati, scuole, docenti. L’Invalsi “deve coinvolgere le scuole”. Per creare un valido Snv bisogna costruirlo assieme: “ci vuole condivisione” sottolinea Francesco Scrima (Cisl Scuola). Mentre Domenico Pantaleo (Flc Cgil) propone di sospendere i test Invasi per il tempo necessario e “aprire una discussione per definire un efficace sistema di valutazione”

Lo slogan “L’Europa ce lo chiede”

“L’ultimo dei trucchi da abbandonare è contrabbandare scelte vecchie e cattive dietro lo slogan “l’Europa ce lo chiede”. Non esistono normative europee cogenti in materia. Siamo noi, davanti alla nostra dissestata istruzione, a dover fare scelte responsabili e adeguate alla formazione di generazioni solide e culturalmente preparate, capaci di mantenere questo paese in una posizione avanzata”. Così puntualizzava Giorgio Israel pochi giorni fa sul suo blog.

La raccomandazione Ue sulle scuola

Conviene riportarla per intero, è la n. 6, che dice: “rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico; accrescere l’apprendimento basato sul lavoro negli istituti per l’istruzione e la formazione professionale del ciclo secondario superiore e rafforzare l’orientamento professione nel ciclo terziario; istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze; assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca; “

Sulle prime due righe si è sbizzarrita la fantasia dei commentatori, forse interessati, forse tendenziosi, chissà? Hanno quasi scritto che la Ue avrebbe imposto e con urgenza al Miur di accelerare a tavoletta su valutazione, merito-meritocrazia, test Invalsi (così come sono, non c’è tempo!), pagelle ai docenti e ai presidi. Tutte cose che, esaminando con calma le due righe, non risultano. È possibile che i nostalgici affezionati all’Invalsi ante-Ajello intendano sfruttare la raccomandazione Ue per scansare e travolgere le critiche emerse e così continuare ad operare come prima, senza mettere in discussione nulla?

Le due righe citate contengono salti logici e ingenuità. Un Snv operativo non è altro che diagnostica parziale, non costituisce anche terapia. Gli abbandoni scolastici al 18% circa sono ben noti da anni, non hanno bisogno di essere ri-diagnosticati dal Snv. A meno che ci sia qualcuno con un retro pensiero ignobile e idiota sulla diffusa oziosità, fannullaggine e incapacità dei docenti, da curare a suon di frustate, gogna, punizioni, anche licenziamenti.

Così scrive l’attivissima Marcella Raiola su facebook: “Alla base di cose come l’INVALSI, il preside-padrone, la privatizzazione etc. c’è l’assiomatica idea che solo con la minaccia del bastone il lavoratore faccia il suo dovere, che la “coscienziosità” sia solo la concrezione della paura di morir di fame, che solo avendo un padrone che minacci e digrigni i denti e un servo su cui sfogare la frustrazione si possa “rendere” ….”.

Le omissioni della Ue

Stando alla raccomandazione n. 6 , sembrerebbe che a Bruxelles si occupano di pagliuzze e trascurano le travi! L’unico, prioritario, urgente, vitale problema della nostra scuola è forse il Snv e con esso l’Invalsi? Non esistono altri problemi, magari più gravosi? Nulla ha da raccomandarci l’Ue riguardo a: sicurezza ed idoneità degli edifici scolastici, affollamento delle classi, precariato storico endemico, retribuzioni dei docenti TUTTI, insufficienza delle attività di recupero didattico, numero chiuso in alcune facoltà, consistenza dei fuori-corso e degli abbandoni universitari, istruzione long-life degli adulti, consistenza e durata del contenzioso scolastico, elefantiasi burocratica, conoscenza inadeguata delle lingue straniere, percentuale di Pil nazionale destinato all’istruzione, ecc.?

Peraltro, nessuna raccomandazione  europea riguarda temi dibattuti e sollevati ultimamente dal Miur, quali l’anticipo a 5 anni e il c.d. liceo breve di soli 4 anni, con il diploma a 18 anni, bla, bla, bla. Ora il diploma è a 19 anni sulla carta; ma, oltre al 18% di dispersi, abbiamo un 22% che ripete almeno un anno e poi circa il 40% dei diplomati riconosce di aver sbagliato indirizzo scolastico.

Chi ha suggerito alla Ue?

Più che il dubbio, appare il fondato sospetto che il Consiglio d’Europa abbia scritto le sue Raccomandazioni sotto dettatura dei vari governi nazionali in carica. Per l’Italia, il neonato governo Renzi e, in particolare, per la scuola proprio il ministro Giannini.

Vediamo l’impronta o l’eco del Miur e dell’Invalsi ante-Ajello  nelle due righe già citate: “rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico”.

La stessa impronta o eco si può scorgere nella considerazione (nemmeno raccomandazione!) n. 14 nella parte cui specifica: “L’insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale”.

Le Raccomandazioni Ue combaciano con il DEF – Documento di Economia e Finanza – presentato all’inizio di aprile da Matteo Renzi al Consiglio dei Ministri.

Insomma, le Raccomandazioni potrebbero essere qualcosa di simile a un remake della lettera di Trichet-Draghi al Governo italiano del 5 agosto 2011.

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Scuola, perché Renzi non adotta la Legge di Iniziativa Popolare?

Posted by comitatonogelmini su 7 giugno 2014

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 di Marina Boscaino
da Il Fatto quotidiano
7 giugno 2014

Dire “vi ascolto” significa davvero “ascoltare”? Pronunciare quelle parole in sé, corrisponde veramente al comportamento che esse annunciano? Domanda retorica, ma non banale, soprattutto se confrontata con i fatti.

Sono secoli che ne sentiamo (solo) parlareSono più di tre mesi che Renzi va confermando quello che aveva annunciato a più riprese nella doppia sfida per le primarie:Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme sulla scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano (…). Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsisulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola. La giornata di ascolto della scuola organizzata dal Pd subito dopo l’insediamento di Renzi non è stata altro che un rituale autocelebrativo, privo di seguito e di sviluppi, privo di ascolto vero: quello delle voci fuori dal coro.

Insomma: le parole sono tante. Le poche idee (peraltro riciclate dai soliti mantra europei), come abbiamo visto, non proprio entusiasmanti.

L’occasione di passare dalle parole ai fatti esiste. Come esiste una proposta legge, la LipLegge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica, che ha avuto un lunghissimo periodo di ideazioneperché frutto di reali ascolti e scambi -, essendo stata condivisa da centinaia di docenti, studenti e genitori. Fu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006, sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base locali. Fu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione ne iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 e l’opposizione di Pd e Pdl al provvedimento ne interruppero l’iter. Nella XVI legislatura fu calendarizzata, ma non fu mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. Dopo due legislature le leggi popolari decadono.

Si tratta – invece – di un testo molto interessante, su cui il partito di maggioranza di un governo che continua a sostenere di voler “mettere la scuola al centro” della propria agenda politica dovrebbe quanto meno interrogarsi. E ringraziare migliaia di cittadine e cittadine che ne hanno mediato la stesura definitiva, i tantissimi che si sono impegnati per la raccolta delle firme, quanti hanno partecipato a vario titolo a quel momento di grande competenza, passione e mobilitazione della società civile in difesa della scuola pubblica.

Quella legge è ancora valida ed attuale, avendo come riferimento imprescindibile la nostra Carta Costituzionale: è pluralistica, laica, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza, con un’attenzione costante all’interazione interculturale. Disegna una scuola che abbia come finalità l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, anche tramite attività laboratoriali e lavoro cooperativo. Prevede lo stanziamento del 6% del Pil (come nella media europea), a fronte del quale elabora alcune proposte: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (al contrario dell’anticipo della scuola primaria a 5 anni introdotto dalla Moratti e che oggi la Giannini pare voler rendere obbligatorio). L’estensione dell’obbligo a 18 anniClassi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media. Perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.

Quella legge, si diceva, è ancora attuale. I proponenti hanno lanciato dal mese di marzo la campagnaAdotta la Lip”, costruendo un sito dove la legge può essere conosciuta e, se condivisaadottata, scegliendone e colorandone una parola: la nuova scuola sta prendendo vita, colorandosi. Ma non è più possibile ripresentare quella proposta come “legge di iniziativa popolare”. Per questo giovedì prossimo, il 12 giugno, presso la sala stampa di Montecitorio un comitato di coloro che hanno partecipato all’elaborazione e delle associazioni che la sostengono lancerà un appello ai parlamentari, affinché adottino anche loro la legge, proponendola a ripresentandola a proprio nome.

Ecco tutto, senza tanti annunci demagogici: contenuti, proposte, ascolto, mediazione, inclusione, laicità, diritti, sapere emancipante. Sta tutto lì. Così è abituata a fare la gente che alla scuola crede davvero

Scarica qui il testo della LIP

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Ecco i testi delle prove Invalsi di Matematica e Italiano 2014 per la scuola secondaria superiore

Posted by comitatonogelmini su 13 maggio 2014

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di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
13 maggio 2014

Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2014 di Italiano e Matematica per la seconda classe della scuola superiore distribuiti questa mattina nelle scuole italiane.
Continuiamo con l’operazione che da cinque anni portiamo avanti cercando di fornire in maniera “clandestina” i testi delle prove quasi in tempo reale.
Lo facciamo perché anche oggi ci sono giunte segnalazioni di “zelanti” dirigenti scolastici che, nelle situazioni in cui le prove non si sono svolte regolarmente in quanto il personale scolastico ha scioperato o perché gli alunni si sono rifiutati di entrare a scuola, intendono sottoporre le prove in una data diversa da quella prevista.
Ciò è illegittimo (prove suppletive devono essere richieste dalle scuole con largo anticipo, per quest’anno scolastico il termine era il 13 dicembre 2013 ed essere effettuate a partire da nuovi testi) ed è un tentativo di inficiare le azioni di protesta contro queste prove.

Boicotta le prove, diffondi i testi in modo che non possano essere riutilizzati!

Avvertenza: anche in queste prove, come è avvenuto lo scorso anno scolastico, il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domande) per evitare (o comunque rendere più difficile) la copiatura fra compagni di classe; quella che proponiamo è una di esse (fascicolo 3 per Italiano, fascicolo 4 per Matematica), nelle altre quattro le stesse domande sono state proposte con una numerazione differente.

Scarica il testo della prova di Italiano
Scarica il testo della prova di Matematica
Scarica il Questionario studente

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