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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Alunni con disabilità’

Spending review. Tagli al sostegno? BES e formazione curriculari vanno in questa direzione?

Posted by comitatonogelmini su 21 novembre 2013

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da Orizzontescuola.it
21 novembre 2013

Che nel mirino dell’amministrazione ci sia il sostegno lo sospettiamo da anni e non è neppure un gran segreto. Tutto dipenderà dalle modalità. C’è chi sostiene che il processo è già iniziato con i BES

Le anticipazioni di OrizzonteScuola.it su possibili nuovi tagli nella scuola provenienti dalla prossima Spending review, hanno messo in agitazione il mondo dell’integrazione scolastica, poiché tra le voci indicate ed oggetto di revisione c’è pure il sostegno.

Si tratta di quella nuova ondata di tagli-razionalizzazione che vedrà, per tutta l’amministrazione risparmi di spesa per il 2015 (3,6 miliardi), 2016 (8,3 miliardi) e 2017 (11,3 miliardi).

Anche la scuola dovrà fare la sua parte, rivedendo la spesa per alcuni settori quali: dimensione delle scuole, insegnanti di sostegno, docenti inidonei, edilizia scolastica.

In cosa consisteranno questi interventi?  Ieri Cottarelli, il commissario che ha elaborato il piano della nuova Spending review, ha affermato: ”Il nostro approccio è quello di guardare a tutti i settori, quello che posso garantire è che non si tratterà di tagli lineari, ma di tagli mirati che andranno a vedere le aree di inefficienza e le aree in cui ci sono attività che non sono prioritarie per il cittadino”.

Tra le voci elencate, però, stentiamo a considerare come possibile “area di inefficienza” e “non prioritaria per il cittadino” il sostegno agli alunni disabili.

Come già affermato, si tratta ancora di aree indicate dal commissario, che dovranno poi essere declinate dalle varie commissioni.

E’, dunque, ancora presto per lanciare allarmi, ma certo è che i docenti di sostegno iniziano a non dormire sonni tranquilli.

Tanto più se si collega il tutto con quelle tendenze riformatrici del settore che molti segnali hanno dato in questi anni.

A partire dal 6 dicembre 2012, quando il Ministero stesso ha organizzato un seminario nazionale sull’inclusione scolastica, un momento di confronto sul futuro del sostegno.

Tra le novità prospettate, che dei ragazzi con disabilità se ne facciano carico anche i docenti curriculari lasciando ai docenti specializzati i casi “particolari” che richiedono specifiche competenze, come nel caso dell’autismo.

Centrali in questo modello sono stati indicati i CTS (Centri Territoriali di Supporto) cui farebbero capo gli specialisti, con il compito di gestire le tecnologie e le risorse finanziarie, nonchè di sportello per le famiglie.

Una riforma complessa, che non potrà essere certo realizzata attraverso una spending review.

Riforme di tali entità vengono attuate attraverso quella che Noam Chomsky definisce la “strategia della gradualità” che punta a far accettare cambiamenti radicali e a volte drastici applicandoli gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.

E a voler essere maligni, qualcuno potrebbe vedere in quella “rivoluzione ancora a metà” dei BES un tentativo di spostare le competenze dell’integrazione sui docenti curriculari.

Così come, potremmo vedere un secondo tassello nella formazione sul sostegno dei docenti curriculari, previsto nel Decreto istruzione, che punta in questa direzione e che personaggi autorevoli come Salvatore Nocera affermano che causerà una riduzione della richiesta di sostegno.

Insomma, pezzi che camminano singolarmente, ma che appartengono ad un unico disegno e che confluiranno in un unico grande progetto.

La rivoluzione è già iniziata?

Forse sì, e forse è già stato calcolato il risparmio in termini finanziari, almeno di una possibile prima fase.

Ci riferiamo a quelle affermazioni oggetto di scontro interpretativo presenti nel discorso programmatico pronunciato dal Ministro Carrozza in VII Commissione cultura che lasciavano prefigurare una riduzione di 11mila posti di sostegno grazie all’entrata a regime della normativa sui BES, cui affiancare una implementazione della “rete territoriale di supporto, della formazione per i docenti e della realizzazione dei Piani didattici ed educativi personalizzati”.

Non va, forse, in questa direzione il documento dell’USR Friuli che ha individuato due diverse categorie nella disablità grave: quella straordinaria e quella eccezionale, assegnando rispettivamente alla prima un rapporto di un docente ogni due alunni e alla seconda un rapporto di un docente per alunno?

Insomma, ci siamo.

Sebbene qualcuno abbia interpretato il presunto taglio delle cattedre nella trasformazione in cattedre in deroga, da assegnare a personale precario. Quindi, non verrebbe modificata la quantità complessiva delle cattedre.

Vedremo, la spending di Cottarelli ci darà sicuramente un segnale.

 

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Assistenza ai disabili a scuola fortemente ridotta

Posted by comitatonogelmini su 29 settembre 2012

di Lucio Ficara
da La Tecnica della Scuola
29 settembre 2012
Da un’indagine prodotta dall’associazione Onlus “Tutti a Scuola” ci vengono forniti dati agghiaccianti: dei 215.000 bambini portatori di handicap che frequentano le scuole, circa 120.000 non riceveranno l’assistenza di cui avrebbero diritto.

Tra dimensionamenti scolastici dissennati e anche incostituzionali, classi pollaio, nomine degli incarichi annuali avvenute in ritardo rispetto all’avvio delle lezioni, problemi legati alla sicurezza delle infrastrutture scolastiche, ci giungono notizie di un altro grave disagio che è tra l’altro particolarmente odioso. Si tratta della notizia che colpisce numerosi alunni disabili, in particolare frequentanti le classi dell’obbligo. 
A questi allievi, che dovrebbero godere dell’assistenza a scuola di un docente di sostegno, tale diritto è stato cancellato o nella migliore delle ipotesi ridotto. Da un’indagine prodotta dall’associazione Onlus Tutti a Scuolaci vengono forniti dati agghiaccianti e che ci devono fare riflettere. Infatti dei 215.000 bambini portatori di handicap che frequentano le scuole, circa 120.000 non riceveranno l’assistenza di cui avrebbero diritto. Secondo questa indagine quest’anno scolastico partiamo con 65.000 insegnanti di sostegno in meno rispetto all’anno scolastico passato
Un taglio odioso perché fatto sulle spalle di adolescenti che hanno bisogno di cure, assistenza e attenzione. Questa indagine conoscitiva sull’assistenza ai disabili a scuola, dovrebbe farci riflettere e dovrebbe crearci un moto di indignazione, pensando quanto sia disdicevole vedere le istituzioni regionali sprecare, ad ostriche e champagne, il nostro denaro pubblico, mentre i nostri alunni disabili vengono scaricati al loro amaro destino
Questo avviene perché abbiamo delle istituzioni prive di ogni elementare senso civico. Ma questa non è l’unica brutta notizia. Infatti alla riduzione drastica degli organici del sostegno, corrisponde anche una notevole riduzione degli assistenti educativi e culturali. Si tratta di figure che hanno un ruolo di assistenza alla mobilità e facilitano l’inserimento del disabile all’interno del gruppo classe
In un’Italia dove i consiglieri regionali, strapagati e viziosi, riescono a mortificare la nostra dignità umana, leggere questi dati dell’indagine di “Tutti a Scuola”, ci fa indignare.

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Le ore di sostegno non possono essere ridotte

Posted by comitatonogelmini su 5 luglio 2012

 

da TuttoScuola
5 luglio 2012

Le ore di sostegno definite dal PEI non si toccano. Così stabilisce una sentenza del T.A.R. Toscana, la n. 763/2012, sottolineando il diritto soggettivo dell’alunno disabile a ricevere gli interventi definiti all’interno del P.E.I. senza alcuna riduzione.

Nei mesi scorsi i familiari di un alunno disabile della scuola dell’infanzia in Toscana, dopo aver visto decurtate le ore di sostegno previste nel Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.) per il loro figliolo, si era rivolta alla magistratura amministrativa, come è già accaduto in altri casi analoghi.

La novità sta piuttosto nel fatto che la sentenza obbliga l’Amministrazione scolastica al rispetto e al mantenimento delle ore di sostegno così come previsto dal P.E.I.

Recita in un passaggio la sentenza:

“Può quindi anche essere giustificata una riduzione delle ore di sostegno se ragionevolmente motivata. Una volta formato il piano educativo individualizzato, allora la pretesa all’integrazione in capo all’alunno diversamente abile assume concretezza di diritto soggettivo e si specifica nella fruizione degli interventi ivi rappresentati, e correlativamente nasce un’obbligazione in capo alle Amministrazioni competenti a renderli”.

Il ricorso presentato dalla famiglia è stato pertanto considerato fondato, in quanto la riduzione delle ore di sostegno decisa dall’Amministrazione scolastica è stata dettata esclusivamente da necessità di bilancio, dando, di fatto, maggior peso al Piano educativo individualizzato rispetto ad altre esigenze. Il Piano educativo individualizzato, secondo il Tar Toscana, “rappresenta le reali necessità di sostegno per i singoli alunni e in tali limiti è accertabile il diritto a fruire del sostegno scolastico. Le Amministrazioni intimate sono quindi condannate, per quanto di rispettiva competenza, ad erogare all’alunno ricorrente le ore di sostegno stabilite nel suo piano educativo individualizzato”.

Scarica qui il testo della sentenza

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Il numero degli alunni per classe e le norme da rispettare

Posted by comitatonogelmini su 2 giugno 2012

di Salvatore Nocera
da Superando.it
2 giugno 2012
Parlano molto chiaramente – su tali questioni – la recente Circolare Ministeriale dedicata agli organici di diritto per il prossimo anno scolastico e l’allegato schema di Decreto Interministeriale. Quest’ultimo, ad esempio, dichiara testualmente che «in presenza di più di due alunni con disabilità per classe, questa deve essere costituita con non più di 20 alunni». Una norma, questa, da tener presente specie nelle scuole superiori, dove troppo spesso si notano classi con più di 2 alunni con disabilità, che superano anche abbondantemente il tetto massimo di 20 alunni. Oltre a un’approfondita analisi della Circolare citata, proponiamo anche alcuni suggerimenti alle famiglie, per eventuali, immediate azioni davanti al proprio TAR di riferimento, per far rispettare le varie norme, sia rispetto al numero degli alunni che per le ore di sostegno.

Il Ministero dell’Istruzione ha emanato il 29 marzo scorso la Circolare 25/12, concernente la formulazione degli organici di diritto per il prossimo anno scolastico 2012-2013. In essa viene immediatamente affermato il principio che l’organico di diritto non debba superare la somma dei posti in organico di diritto e di fatto dell’anno scolastico precedente, rinviando eventuali incrementi alla Circolare sull’organico di fatto, come ad esempio quelli relativi alle deroghe per i posti di sostegno, ciò che viene precisato nell’apposito paragrafo (pagina 19 della Circolare 25/12).

Riteniamo poi particolarmente importante che sin dall’inizio venga richiamato l’obbligo di attenersi alle disposizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09, che contiene i tetti massimi per la formazione delle prime classi delle scuole di ogni ordine e grado. Va qui sottolineato che all’articolo 5, comma 2, quello stesso DPR stabilisce che «di norma» tutte le prime classi frequentate da alunni con disabilità «non debbono avere più di 20 alunni».
Il termine «di norma» consente per altro delle «eccezioni», previste dall’articolo 4 del medesimo DPR, per tutte le prime classi – comprese quelle con alunni con disabilità sino al 10%. Ciò significa che al massimo le prime classi con alunni con disabilità non devono superare i 22 alunni.
Tornando inoltre al già citato paragrafo della Circolare, dedicato ai Posti di sostegno, anche lì vi si raccomanda «la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità, la formazione delle stesse con più di 20 alunni».

Tale disposizione, per altro, rinvia implicitamente alla Circolare Ministeriale 63/11, secondo la quale una prima classe non può avere più di 20 alunni in presenza di uno con certificazione di “gravità” (articolo 3, comma 3 della Legge 104/92) o di due “non gravi” (articolo 3, comma 1 della medesima Legge 104/92).

Si passi ora a esaminare il primo paragrafo della Circolare, quello concernente le Procedure (pagine 5-6), ove è importante una disposizione che consente la riduzione del numero di alunni per classe in casi particolari, così come segue: «Particolare attenzione dovrà essere riservata alle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, riguardanti i comuni montani e le piccole isole, la limitata capienza delle aule, il rispetto delle norme sulla sicurezza, le aree con elevati tassi di dispersione e di abbandono e quelle con un rilevante numero di alunni di cittadinanza non italiana [grassetti del curatore nella citazione, N.d.R.]».

Il documento si articola poi per gradi di scuola. Ad esempio nel paragrafo riguardante la Scuola dell’Infanzia (pagine 6-7), sono previste priorità per alcuni alunni, in caso di eccesso di iscrizioni. Esse riguardano esattamente coloro che compiono i 3 anni entro il 31 dicembre 2012, rispetto a quanti – compiendoli entro il 30 aprile 2013 – vorrebbero anticipare la frequenza. E anche gli alunni che hanno frequentato nell’anno precedente le cosiddette “Sezioni primavera”.
Manca tuttavia un riferimento esplicito agli alunni certificati con grave disabilità che – ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92 – hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti da quella stessa Legge, tra cui quello scolastico. Tale precedenza è da ritenersi valida certamente rispetto ai compagni che compiono i 3 anni non solo entro il 30 aprile 2013, ma anche entro il 31 dicembre 2012, mentre si deve supporre che essa non possa operare nei confronti dei compagni che già provengono da una “Sezione primavera”.

Se poi rispetto ai paragrafi concernenti la Scuola primaria (pagine 7-9) e quella Secondaria di I grado (pagine 9-11), nulla vi è da eccepire, nel caso invece di classi della Scuola secondaria di II grado (le ex Superiori, pagine 11-18), la Circolare stabilisce che per quelle successive alla prima – qualora il numero medio di alunni sia inferiore a 22 – si debba procedere a una redistribuzione, in modo tale da avere classi sino a un massimo di 30 alunni.
A tal proposito è da ritenere però che se le classi provengono da prime formate con il tetto massimo di 20 alunni, perché frequentate da alunni con disabilità, il numero di tali alunni non possa superare – nemmeno in tale circostanza – il numero di 22, per la logica secondo cui non avrebbe senso stabilire la formazione di prime classi con un tetto massimo che poi però possa essere sforato sino a 30.

Un successivo paragrafo della Circolare, infine, riguarda la dotazione degli organici preso i Centri Territoriali Permanenti per l’Educazione degli Adulti (pagina 18), di cui al Decreto Ministeriale del 25 ottobre 2007, emanato in applicazione dell’articolo 1, comma 632 della Legge 296/06 (Finanziaria per il 2007). In esso manca qualunque riferimento agli alunni con disabilità e tuttavia – siccome all’inizio della Circolare era stato richiamato il DPR 81/09 – è da ritenere che anche a queste classi si applichi il tetto previsto dall’articolo 5 di quello stesso DPR.
Inoltre è da ricordare che già l’Ordinanza Ministeriale 455/97 – richiamata espressamente dalla Sentenza della Corte Costituzionale 226/01aveva stabilito che anche nelle classi dei corsi per gli adulti spettassero delle ore di sostegno agli alunni con disabilità. E queste – secondo la già citata Legge 296/06 (articolo 1, comma 605, lettera b) – devono corrispondere alle loro «effettive esigenze».

L’allegato schema di Decreto Interministeriale

Va anche opportunamente sottolineato che lo schema di Decreto Interministeriale di prossima registrazione alla Corte dei Conti e trasmesso con la stessa Circolare 25/12, stabilisce in modo tassativo (articolo 12, comma 7) che «in presenza di più di due alunni con disabilità per classe, questa deve essere costituita con non più di 20 alunni».
Tale norma dev’essere tenuta presente specie nelle scuole superiori, dove troppo spesso si notano classi con più di 2 alunni con disabilità, che superano anche abbondantemente il tetto massimo di 20 alunni.

Suggerimenti

In conclusione si invitano da una parte i Dirigenti Scolastici a pretendere dagli Uffici Scolastici Regionali il rispetto di tutte le norme sopra citate, con la riduzione del numero degli alunni o l’eventuale sdoppiamento di classe in caso di eccesso.
Si invitano dall’altra parte le famiglie a chiedere ai Dirigenti Scolastici di conoscere – possibilmente per iscritto e prima dell’inizio dell’anno scolastico – se le classi sono state formate nel rispetto di quanto stabilito dalla Circolare 25/12 e dall’allegato Decreto Interministeriale. Ciò al fine di eventuali, immediate azioni davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), per il rispetto di quelle stesse norme.

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Sostegno: aumentano i posti in deroga e la precarietà del servizio

Posted by comitatonogelmini su 31 ottobre 2011

 

da TuttoScuola
31 ottobre 2011

 

Il ministero dell’istruzione non ha ancora finito di raccogliere per questo anno scolastico i dati delle situazioni di fatto delle scuole statali, e non è, dunque, ancora in grado di far conoscere la situazione esatta del numero degli alunni disabili e dei docenti di sostegno.

Sembra tuttavia che i disabili siano aumentati di circa 10 mila unità rispetto allo scorso anno; allo stesso modo è aumentato anche il numero dei docenti di sostegno che dovrebbero avere superato ormai le 96 mila unità (due mila insegnanti più di quanto lo stesso ministro alcune settimane fa aveva dichiarato sulla scorta dei dati provvisori che affluivano al Miur).

Però, dietro questo dato positivo dell’incremento del numero dei docenti di sostegno c’è una situazione negativa che tende a crescere e diffondersi.

La legge finanziaria 2008 aveva fissato un tetto massimo di docenti di sostegno (quantificato in 90.123 unità) e la stabilizzazione nell’arco di in un triennio del 70% dei posti, cioè 63.086 unità, in organico di diritto. I posti in aggiunta (cioè in deroga rispetto ai posti fissi e stabili) avrebbero potuto, quindi, arrivare al massimo a 27.037 unità (30%) da assegnare, tutti, a docenti non di ruolo con contratto fino al termine delle attività.

Il 70% dei posti di sostegno, dunque, era sicuro e stabile, coperto da docenti di ruolo (o con contratto annuale), tale da assicurare continuità didattica e qualità educativa. Il 30%, invece, occasionale, discontinuo, precario come i docenti chiamati a ricoprire quei posti.

Per effetto di una sentenza della Corte costituzionale il tetto massimo dei posti è saltato e quei 6 mila posti di sostegno in più sono, quindi, ulteriormente aggiuntivi e ulteriormente precari, affidati, a docenti non di ruolo con contratto fino al termine delle attività.

Ecco perché è giusto dire che aumentano i posti e aumenta la precarietà. E in quel modo quel rapporto 70-30 è saltato, perché i 63.086 posti in organico di diritto sono rimasti tali e quali, mentre aumentavano quelli in deroga. E 63.086 posti su un totale di circa 96.200 non è più il 70% voluto dalla legge ma il 65,5%. Destinato ad abbassarsi ulteriormente. La disabilità, per legge e per sentenze, diventa sempre più precaria, e in alcuni territori molto di più…

Qualche esempio? Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, in Emilia Romagna c’è un docente di sostegno di ruolo ogni 3,75 bambini disabili, in Campania ogni 1,36; a livello di scuola primaria, in Veneto si arriva ad avere un docente di sostegno stabile ogni 4,05 studenti disabili, in Basilicata ogni 1,62.

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Anche il TAR delle Marche decreta: no alle «classi pollaio»

Posted by comitatonogelmini su 18 ottobre 2011

da sito superando.it
18 ottobre 2011
E lo fa – dato quanto mai interessante – ponendo in primo piano proprio la presenza di studenti con disabilità. Il ricorso era stato presentato da quattro coppie di genitori, sostenuti da numerose altre famiglie, dopo che l’Ufficio Scolastico Regionale aveva rifiutato a un Istituto Comprensivo di Senigallia la richiesta di formare una prima classe in più, ciò che aveva portato a cinque classi di ventinove e trenta alunni, quattro delle quali con alunni disabili.

Con l’Ordinanza n. 603/11, depositata il 14 ottobre, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) delle Marche ha disposto la sospensione dei provvedimenti che avevano costretto una scuola di Senigallia (Ancona), esattamente l’Istituto Comprensivo Marchetti, a formare classi di 29 e 30 alunni.
La scuola stessa aveva richiesto invano la costituzione di un’ulteriore classe, negata però dall’Amministrazione Scolastica, nonostante le proteste dei genitori e le ripetute richieste da parte del Marchetti all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il provvedimento, per altro, risulta ancor più interessante, dal momento che la concessione della misura cautelare è stata disposta, stabilendo testualmente che «il ricorso presenta numerosi profili di fondatezza, soprattutto in relazione alla presenza di studenti disabili».

«In effetti – come si legge in una nota del Gruppo Solidarietàun primo criterio normativo, ai fini della formazione delle classi, è costituito dal rispetto del parametro risultante dal rapporto alunni/superficie (Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975, richiamato dall’articolo 5, comma 3 della Legge  23/96) e dalle Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica, previste nel Decreto del Ministero dell’Interno del  26 agosto 1992. Un ulteriore criterio è fornito proprio con riferimento alla presenza di alunni con disabilità (articolo 5, comma 1 del Decreto del Presidente della RepubblicaDPR 81/09, in combinato disposto con l’articolo 10 del Decreto Ministeriale 331/98 e articolo 12 della Legge 104/92), per cui vanno rispettati precisi limiti – 25 alunni per classe,  20 in presenza di un alunno con  handicap grave – che nel caso di specie risultavano ampiamente superati».

Il ricorso è stato presentato all’inizio dell’anno scolastico dallo Studio Legale Lucchetti e Associati di Ancona, per conto di quattro coppie di genitori di alunni con problemi di disabilità, iscritti all’Istituto Marchetti di Senigallia ed è stato anche direttamente sostenuto da più di cinquanta altri genitori, con un intervento cosiddetto ad adiuvandum.
Con 141 iscritti, il Ministero aveva assegnato al Marchetti un organico sufficiente soltanto per la costituzione di cinque prime classi, di cui quattro avevano al proprio interno delle persone con disabilità. Ora, in esecuzione del provvedimento del TAR delle Marche, potrà essere formata la sesta classe.

«Accogliendo le osservazioni dei ricorrenti – sottolinea Elena Daniele dello Studio Legale Lucchetti – i Giudici hanno assicurato la salvaguardia della qualità dell’insegnamento e dell’offerta educativa per tutti gli studenti, riconoscendo che la situazione di sovraffollamento può creare confusione e disorientamento in particolare negli alunni con disabilità, rischiando così di vanificare il diritto all’istruzione, loro garantito dalla Legge 104/92».

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L’Invalsi non vuole alunni disabili in classe

Posted by comitatonogelmini su 7 maggio 2011

FIRMA E FAI FIRMARE!!!
di Massimiliano Tagliente
7 maggio 2011

 

Dopo aver preso in ostaggio la Scuola pubblica italiana (ciò che ne rimane) per quattro giorni consecutivi (quest’anno dal 10 al 13 Maggio); dopo aver persuaso i suoi docenti e le sue docenti (una parte significativa di loro) a interrompere il proprio lavoro per giocare (ancora) al FACCIAMOCI DEL MALE; dopo aver spacciato – per il tramite dell’Istituzione scolastica – per obbligatorie le attività di somministrazione e correzione dei propri test; dopo aver investigato tra gli scaffali e i conti correnti delle famiglie; dopo questi ed altri numeri di illusionismo, la banda dell’INVALSI (in associazione coi loro “pali” al Ministero) ha assestato un altro brillante colpo al diritto all’istruzione: ha affermato (dopo decenni di scuola dell’inclusione) la secondarietà di alcuni alunni e alunne rispetto ad altri/e. “Le prove personalizzate non devono essere inviate all’INVALSI, né, tantomeno, i dati a esse relativi”, e dunque: “Fuori gli/le insegnanti di sostegno! Fuori i bambini e le bambine ‘meno uguali’! O se proprio devono stare dentro, zitti e mosca, e lavorare! E sul loro test ci mettiamo un bel codice di riconoscimento, che non si mescoli con gli altri!”.
Metterla così sembra brutale, ma a leggere la recente nota INVALSI sullo svolgimento delle prove 2010-2011 per gli allievi con bisogni educativi speciali, la si può mettere solo peggio– (clicca qui).

Dopo che la cattiva coscienza ha suggerito agli estensori di tale documento di disseminare il testo di ipocrisie benaugurali come “la più larga inclusione possibile” e simili, subito in Premessa si scrive che “le prove SNV […] non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, nel suo insieme e nelle sue articolazioni.” Il che equivale a dire più o meno: non vi preoccupate, non ci interessano i livelli di apprendimento di alunni e alunne con disabilità o DSA, e non ci interessa nemmeno come il sistema scolastico ha lavorato con loro.

Occorre ricordare che l’ammissione di alunni e alunne ai test è una decisione che l’INVALSI rimette alla dirigenza scolastica, lavandosene le mani, non accennando neppure a consigli di classe o a gruppi operativi che pure avrebbero tutti gli elementi necessari per prendere decisioni in merito. Per l’INVALSI “la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico”.

A breve distanza nel testo, con un refrain che ricorre con insistenza paranoica, si giustifica un simile approccio separatista richiamando l’attenzione sulla necessità di “consentire il rispetto del protocollo di somministrazione delle prove, garanzia della loro affidabilità e attendibilità”. L’individualizzazione del percorso educativo deve cedere il passo al principio di standardizzazione, l’insegnante di sostegno deve interrompere il proprio servizio, tutte le buone prassi educative della nostra scuola devono impallidire e adattarsi all’ospite INVALSI, al suo protocollo e ai suoi complessi di attendibilità.

Si dirà che l’insegnante di sostegno può sempre portare l’alunno o l’alunna in un’altra aula (se ce ne sarà una libera) e lì mettere in pratica quei normali strumenti dispensativi che invece l’INVALSI vieta di adoperare in classe durante le prove (leggere a voce alta il testo del quiz, ad esempio).
La richiesta, di per sé assurda, lo è a maggior ragione se è fatta (come in questo caso) da un ospite non invitato che considera plausibile (quando non auspicabile o persino obbligatorio) ciò che nella quotidianità della vita scolastica non accade mai: che un alunno o una alunna escano dalla classe in quanto “incompatibili” con un protocollo.

Poca retorica: non possiamo non pensare a quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni di test ad alunne e alunni normalmente seguiti da insegnanti di sostegno. Di colpo subiranno una sospensione delle regole. Se dovessero protestare, come è loro diritto, cosa gli racconteremo? Se pretenderanno di restare in classe anche loro, come è loro diritto; se, come i loro compagni e le loro compagne, vorranno avere tra le mani uno di questi magici fascicoli in grado di far diventare grandi i piccini e piccoli i grandi, come ci comporteremo? E poi, come e a che prezzo gestiranno la loro frustrazione quando dovremo accompagnarli fuori? E se invece faranno la prova da soli in classe, chi li risarcirà per l’ansia e la fatica di un test che viene loro presentato come “importantissimo” e che dovranno affrontare senza il sostegno a cui hanno diritto?

La prossima settimana, in occasione delle prove non obbligatorie dell’INVALSI, pretendiamo che alunni e alunne restino in classe a fare scuola vera, pretendiamo di svolgere a pieno la nostra funzione di insegnanti di sostegno (insegnanti dell’intera classe) e pretendiamo infine che ogni richiesta di venir meno ai nostri obblighi di servizio ci venga messa per iscritto. Così facendo tuteleremo i nostri diritti di lavoratori e quelli all’istruzione di alunni e alunne del nostro sistema scolastico. Per i medesimi motivi rimandiamo al mittente tutti i tentavi che in questi giorni vengono compiuti di precettare gli insegnanti e le insegnanti di sostegno per la correzione delle prove INVALSI; ribadiamo che siamo pienamente consapevoli che queste prove sono un abuso didattico e che non sussiste alcuna obbligatorietà; difendiamo la nostra dignità davanti a quei dirigenti scolastici che l’hanno oramai perduta arrivando a promettere (spesso sapendo di non poter mantenere tali promesse) denaro del FIS che sarebbe illegittimo (oltre che meschino) usare in questo modo.

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Le vie giudiziarie e i diritti

Posted by comitatonogelmini su 30 marzo 2011

di Francesco Di Lorenzo
da FuoriRegistro
30 marzo 2011

Il tribunale del lavoro di Genova, la settimana scorsa, ha condannato il ministero dell’Istruzione a risarcire 15 precari. Poco più di 30 mila euro a testa, questa è la somma decisa come risarcimento dal giudice, per i docenti pagati come precari e utilizzati come personale stabile. La contraddizione è troppo evidente. Ogni anno molti lavorano perché sono tra i primi in graduatoria, ma non percepiscono lo stipendio in estate e hanno meno diritti degli altri.
Ora, tra le motivazioni della sentenza, la novità è che il tribunale ha fatto sua una direttiva comunitaria che obbliga gli Stati a limitare l’uso dei contratti a termine.
Il sindacato Cgil ha annunciato che – dopo tale sentenza – 40mila persone sono pronte a presentare un ricorso simile. Poiché sono 50mila i posti assegnati ogni anno stabilmente ai precari (e sono 150mila in tutto le persone implicate), se dovessero per caso tutti quanti vincere questa faticosa battaglia per i loro diritti, le casse dello stato andrebbero in tilt. Ci vorrebbe il corrispettivo di una mezza finanziaria per risarcire le persone coinvolte. Anche la Cisl, per questo motivo, spinge il governo a prendere una decisione in merito, senza aspettare che la cosa si risolva per vie giudiziarie.
Sarebbe troppo bello, e cioè anormale, che il governo decidesse. Ma per questo siamo abituati a mettere le mani avanti e parare gli eventuali colpi.
Per continuare sulla strada – per così dire – giudiziaria, degna di attenzione la notizia che dopo i tagli della coppia Gelmini-Tremonti anche sugli organici degli insegnanti di sostegno, ci sono state, dall’inizio dell’anno scolastico, ben 4mila sentenze di condanna che i Tar di tutta Italia hanno emesso a favore degli alunni disabili.
È di poche settimane fa la notizia che il Tar pugliese ha condannato l’amministrazione scolastica regionale ad integrare le ore di sostegno a ben 60 alunni disabili di tutti gli ordini di scuola. Altre 88 sentenze sfavorevoli al ministero sono state pronunciate dal Tar di Napoli. Anche la direzione scolastica regionale della Sicilia è stata condannata ad un maxi pagamento delle spese legali.
“Nel solo mese di gennaio – ha denunciato Giuseppe Adernò, preside dell’istituto Parini di Catania – il Tar di Palermo ha emesso 35 sentenze a favore di altrettante richieste dei genitori che reclamavano il diritto di avere assegnato il docente di sostegno” per i figli. La giostra continua. I genitori giustamente reclamano i diritti dei propri figli e il Tar dà loro ragione. Intanto migliaia di euro di spese legali vanno a carico dell’amministrazione.
È chiedere troppo che, sia per i precari che per gli insegnanti di sostegno, l’amministrazione dimostri più lungimiranza ? E invece di sprecare soldi in questo modo, accordi diritti che sarebbe normale accordare?

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Le balle della Gelmini e la disabilità

Posted by comitatonogelmini su 20 marzo 2011

 

di ReteScuole
Milano
20 marzo 2011

 

Dal 13 marzo, ossia dall’intervista alla Gelmini alla trasmissione “Che tempo che fa”, è ormai trascorsa una settimana, eppure non si placano, anche sul nostro sito, i commenti, per lo più indignati, alle frasi pronunciate dalla ministra dell’istruzione.

Per certi versi lo scalpore destato è sorprendente, perché tra le cose dette è difficile trovare qualcosa di nuovo. Non sorprende, invece, la pervicacia dimostrata dalla ministra nel ripetere sempre gli stessi slogan, praticamente senza alcuna variante, nemmeno nell’inflessione di voce, quasi come se la sua capacità recitativa sia giunta a un livello di saturazione. Dobbiamo tener conto che questo tipo di propaganda conta proprio sulla ripetitività e non ambisce a fare breccia tra chi frequenta un blog come quello di Retescuole, ma ha tristemente successo tra chi “vuole crederci” e vuole trovare conforto alla propria alienazione nel disprezzo delle altre categorie. Gli slogan di regime, inoltre, non hanno alcun bisogno di basarsi sulla verità, perché anche in quei rari casi nei quali le menzogne vengono pubblicamente smascherate, la smentita giunge con molta meno forza della balla gridata a squarciagola.

Prendiamo, a titolo d’esempio, l’affermazione: “Ci sono più bidelli che carabinieri”, che pure ha tanto indignato. Bene: è un cavallo di battaglia della Gelmini da sempre, o almeno da quando ha letto il titolo a caratteri cubitali sulla prima pagina di Libero (era il 23 settembre del 2008), che a sua volta l’aveva copiato dal Giornale on-line di sei mesi prima (17 marzo). Sappiamo che si tratta di una notizia priva di significato perché non ha nessun senso mettere a confronto dati non omogenei (nelle nostre tasche ci sono più acari che soldi, ma ciò non ci arricchisce), ma la propaganda sembra avere bisogno oggi più che mai delle mezze verità (o verità fuorvianti), mescolate alle menzogne per giustificare l’ingiustificabile.

Un classico esempio di mezza verità è contenuta nell’affermazione “nessun lavoratore verrà licenziato”, perché vero è che a chi è di ruolo non si può (ancora) togliere il posto di lavoro, ma altrettanto vero è che a decine di migliaia di precari, che il più delle volte hanno già superato selezioni e corsi previsti per svolgere il proprio lavoro, non è stato più rinnovato il proprio contratto o non lo sarà a partire dal prossimo anno. Per questo esercito di lavoratori, e per le loro famiglie, poco cambia tra l’esser licenziati o non riassunti, quello che è certo è che perdono un posto di lavoro che credevano, da anni, di aver faticosamente meritato.

Ciò che forse ha più indignato, dell’ultima intervista alla ministra dell’istruzione, è che mai prima di allora aveva sciorinato, con tanta supponenza e tutto insieme, l’intero campionario di slogan propagandistici. Alla categoria delle balle spudorate appartengono, ad esempio, le affermazioni secondo le quali il 30% dei tagli sia stato re-investito sul merito, quella sulla base della quale oggi vi sarebbero 3500 insegnanti di sostegno in più dello scorso anno e l’aver negato la sentenza di condanna contro il suo ministero per discriminazione nei confronti di alunni/e con disabilità.

A ben vedere è stato proprio in relazione al problema del sostegno alla disabilità che la Gelmini ha superato se stessa, segnando un salto di qualità nella sua campagna di disinformazione e denigrazione. Passi per il fatto che spaccia 3500 immissioni in ruolo per 3500 insegnanti in più, cioè per il fatto che dimentichi di dire che quegli insegnanti e quelle insegnanti c’erano già lo scorso anno, solo che erano ancora precari. Passi pure che neghi una sentenza per lei più che imbarazzante: il Tribunale di Milano – I sezione – lo scorso 10 gennaio ha infatti condannato il Ministero dell’Istruzione “per condotta discriminatoria” nei confronti di alcuni ragazze e ragazzi con disabilità e le loro famiglie, imponendo il pagamento delle spese processuali e il ripristino delle ore di sostegno già previste per l’anno precedente.

Ciò che risulta per nulla tollerabile è l’affermazione dalla ministra in relazione a questo punto ad intervista quasi conclusa, che riportiamo testualmente: “…è un problema di distribuzione degli insegnanti di sostegno e, qualche volta, di eccessiva superficialità nel riconoscere, in alcune regioni, disabilità che non esistono. Per cui qualcuno ha l’insegnante di sostegno non avendo di fatto bisogno dell’insegnante di sostegno e qualcun altro resta senza perché qualcun altro ha fatto il furbo.”
Un’affermazione tanto più vergognosa perché contiene un’accusa esplicita e infamante nei confronti di una categoria di persone, le famiglie di alunni/e con disabilità che, generalmente, non amano il palcoscenico e difficilmente prendono la parola nei pubblici dibattiti. Non è un caso se, su questo argomento, al nostro sito sia giunta una sola coraggiosa e toccante lettera di una mamma indignata, e altrettanto comprensibile è che si tratti di una mamma meridionale.

Sì, perché la nostra ministra non perde l’occasione per seminare anche un po’ di odio razziale, che è sempre figlio dell’ignoranza e di preconcetti e che è in fondo comprensibile, in chi ha frequentato il sud solo per svolgere l’esame di Stato dove le faceva più comodo, cambiando all’uopo la propria residenza.

Rivelando un egocentrismo preoccupante per una trentasettenne, l’onorevole bresciano attribuisce ad una categoria di persone una “furbizia”, vale a dire un disprezzo per le regole, che le è proprio. Quando, in tema di sostegno alla disabilità, fa la distinzione tra alcune regioni e altre, l’unico dato statistico sul quale la Gelmini può rilevare una reale distanza tra nord e sud è nella constatazione che il rapporto, previsto per legge, di almeno un docente di sostegno per ogni due disabili, è rispettato in molte province del sud, ma quasi mai in quelle del centro o del nord.

Naturalmente parliamo di scuola statale, perché quella privata, “furbescamente” definita paritaria, spesso rifiuta di accogliere i ragazzi disabili, come dimostrato da inchieste giornalistiche e confermato dalle statistiche.

In altri termini, piuttosto che mettersi all’opera per risolvere una questione di diffusa illegalità al nord, la ministra lamenta il rispetto della legge al sud e auspica non già l’assunzione di un numero tale di docenti da rientrare nei parametri di legge in tutto il territorio nazionale, ma semplicemente un “riequilibrio”.

Nel farlo dimostra il tatto di un elefante in un negozio di cristalli e gioca sui drammi delle famiglie di bambine e bambini con disabilità, su sentimenti di mamme e papà che, lei non lo sa, sono molto simili, ad ogni latitudine. Mostra o finge di ignorare che affinché venga assegnato l’insegnante di sostegno è necessaria una certificazione di disabilità rilasciata da strutture sanitarie pubbliche, una certificazione che dovrà essere periodicamente sottoposta a verifica e aggiornamento. Non può non sapere, però, che nessuna pratica del genere può essere avviata senza il consenso esplicito dei genitori e che quindi se “una furbizia” c’è, questa è opera in primo luogo delle famiglie dei disabili.

Nonostante abbia partorito da poco una bambina, la ministra pare non essere in grado nemmeno per un attimo di mettersi nei panni di una madre che scopre di aver messo al mondo una bambina con disabilità o che, un brutto giorno, viene convocata dagli insegnanti della figlia che sospettano un disturbo dell’apprendimento.

La Gelmini crediamo non sappia che la strada che si apre da quel momento in poi è lunga e difficile, fatta di consulti e visite, che negli ultimi anni si sono fatte ancora più “severe”, un autentico calvario, quasi che quei bambini/e e quelle famiglie , che si sentono oltremodo caricate di un compito difficile e pesante, meritino anche un inasprimento della pena da parte dello Stato.
Può succedere così, e in verità accade spessissimo, che alunne e alunni con disabilità rifiutino di avere un sostegno sin dal principio, per non dover affrontare un percorso ad ostacoli, per il timore di vedersi etichettati a vita come “handicappati” o, nella maggior parte dei casi, perché non riescono ad accettare la propria realtà. Nelle nostre scuole si nascondono non già i piccoli furbastri frutto dell’immaginazione di una cinica ministra, ma migliaia di ragazzi e ragazze in difficoltà che un sistema d’istruzione veramente inclusivo non dovrebbe criminalizzare, ma incoraggiare a farsi aiutare, con discrezione e professionalità.

No, ministra Gelmini, non può esistere genitore al mondo che auspichi di vedere i propri figli segnati con quello che per gli ignoranti è il marchio indelebile della disabilità ed è semplicemente farneticante pensare che ci sia chi falsifichi carte per conquistare l’ambito trofeo di quattro o sei ore di sostegno a settimana. Se non riesce a capire nemmeno questo allora la preghiamo di fare l’unica cosa giusta: se ne vada!

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Articolo tre: tagli alla scuola

Posted by comitatonogelmini su 31 ottobre 2010

La nuova trasmissione televisiva di Raitre si è occupata nella serata di venerdì 29 ottobre dei tagli che investono il mondo della scuola.
Una puntata interessante e ricca di spunti ed interventi.
Vi forniamo di seguito il link alla registrazione della trasmissione.
Buona Visione!
di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica
31 ottobre 2010

Valentina Aprea come non l’avete mai vista!

Arrogante, sfottente, sempre sopra le righe…

battuta come un materasso dagli interventi puntuali, precisi, documentati di genitori, insegnanti, associazioni, comitati!!!

Clicca qui

(attenzione: nei primi 30 secondi vi beccherete un poco di pubblicità…)

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