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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘alunni stranieri’

Amnesty International a Giannini: “Ritiri la circolare razzista dell’assessore Veneto”

Posted by comitatonogelmini su 23 gennaio 2015

Pink-Dotsdi Pasquale Almirante
da La Tecnica della Scuola
23 gennaio 2015

Amnesty International, organizzazione che difende i diritti umani nel mondo, contro l’assessore all’istruzione della regione Veneto Elena Donazzan, autrice, lo scorso 9 gennaio, di una lettera di dirigenti scolastici nella quale – sull’onda della strage allo Charlie Hebdo – ha scritto tra l’altro che l’Islam è “una cultura che predica l’odio verso la nostra cultura”.

E nella lettera invitava gli insegnanti a rivolgere agli studenti e ai genitori stranieri che frequentano le scuole venete “il messaggio di una richiesta di condanna di questi atti”, accostando, senza spiegare perché, l’attentato di Parigi a una vicenda accaduta qualche giorno prima nella sua regione: l’accoltellamento, da parte di un ragazzino quattordicenne di origine tunisina, di un padre italiano intervenuto per difendere il figlio da atti di bullismo.

Oltre agli studenti veneti delle scuole superiori, che hanno organizzato un sit in di protesta davanti all’assessorato, anche l’Associazione nazionale partigiani che ha puntato l’indice sull’assioma affermato dalla Donazzan nella sua circolare: “Se non si può dire che non tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale ben precisa”.

Questa frase è ripresa anche nella lettera, scritta il 19 gennaio per essere resa pubblica, che il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha inviato al ministro dell’istruzione Stefania Giannini. “Un’affermazione simile da parte di una personalità politica che collega la religione islamica a terrorismo e violenzascrive il dirigente del’associazione umanitariarappresenta per la nostra organizzazione motivo di grande allarme, contribuendo ad alimentare sentimenti di discriminazione e odio religioso che le istituzioni dovrebbero invece contrastare”.

Amnesty International, quindi, chiede al ministro “di provvedere all’immediato ritiro di tale circolare” o lo invita a “chiarire quali passi l’Amministrazione ha intrapreso allo scopo di contrastare fenomeni apertamente discriminatori in contesti scolastici”.

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I docenti dell’I.C. di Albignasego (PD) si dissociano dalle affermazioni dell’assessore Donazzan

Posted by comitatonogelmini su 16 gennaio 2015

Tobias-Christl di docenti dell’Istituto comprensivo di Albignasego (Padova)
16 gennaio 2015

Comunicato Stampa

I docenti dell’Istituto comprensivo di Albignasego, riuniti in assemblea sindacale il giorno 14/01/2015, si dissociano completamente dalle gravi affermazioni dell’Assessore Regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, contenute nella circolare inviata a tutti i dirigenti scolastici delle scuole del Veneto in data 8 gennaio 2015 (vedi qui)
La scuoladichiarano gli insegnantiè il luogo naturale dell’accoglienza e del confronto e nessuna politica di emarginazione può portare risultati positivi. Occorre fare esattamente il contrario: scommettere sulla Scuola come strumento per costruire una società dell’integrazione, del rispetto tra le culture e le religioni, dell’amicizia e della fratellanza. La battaglia per la convivenza pacifica di domani è una sfida troppo importante per essere inquinata da strumentalizzazioni politiche di chi pensa di lucrare consenso sulla paura e sulla diffidenza. Tra pochi anni saranno tantissimi i cittadini italiani nati da genitori stranieri. Con l’impegno di tutti possono diventare una strepitosa risorsa di sensibilità, di intelligenza e di energia per il nostro Paese”.

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Scuola – Le iscrizioni on line escludono i minori figli di genitori privi di permesso

Posted by comitatonogelmini su 24 gennaio 2013

miur 

di Melting Pot Europa
24 gennaio 2013
Melting Pot diffida il MIUR. Rimuovere l’obbligatorietà per la registrazione del codice fiscale. Violati gli articoli 38 del TU e 45 del Regolamento di attuazione

Da quest’anno le iscrizioni alle scuole elementari si effettueranno solo on line. Sito intasato, dati non salvati, dati stravolti dopo il salvataggio, sono solo alcuni degli effetti di questa nuova procedura che hanno colpito i genitori di tutta Italia.
Per chi non dispone di una connessione internet e di un computer le difficoltà sono ovviamente maggiori anche se gli istituti comprensivi, un pò ovunque, si sono resi disponibili per l’assistenza alla compilazione delle iscrizioni.

Ma i disservizi non sono l’unico effetto prodotto dal nuovo sistema.

La procedura di iscrizione on line infatti, con la richiesta tra i campi obbligatori del codice fiscale, esclude la possibilità di iscrizione dei figli alle scuole elementari da parte di genitori privi di permesso di soggiorno.

Inutile ricordare che la scuola elementare (scuola primaria) è scuola dell’obbligo.

L’articolo 38 del Testo Unico immigrazione è assolutamente lapidario: i minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico.

L’articolo 45 del Regolamento di attuazione poi chiarisce in maniera inequivocabile come i minori stranieri presenti sul territorio nazionale abbiano diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani.

La mancanza del codice fiscale per i genitori stranieri privi di permesso di soggiorno che vogliano iscrivere i loro figli a scuola risulta quindi un ostacolo inaggirabile per procedere all’iscrizione.
L’Agenzia delle Entrate, per il rilascio del codice Fiscale, richiede comunque l’esibizione del visto di ingresso o del permesso di soggiorno e a poco serve la soluzione “fai da te” di chi cerca di generare il codice fiscale autonomamente. nulla di ufficiale.

In buona sostanza il sistema predisposto dal Ministero preclude l’esercizio dell’obbligo/diritto di frequenza alle scuole elementari, come denunciato da diversi insegnanti anche alla redazione del nostro portale.

Al MIUR è indirizzata la diffida del Progetto Melting Pot Europa affinchè modifichi immediatamente il sistema dando indicazioni chiare perchè il diritto all’istruzione sia garantito a tutti i minori su tutto il territorio nazionale a prescindere dalla posizione di soggiorno dei loro genitori.

Il MIUR, con una nota, precisa che i genitori privi del permesso di soggiorno possono procedere all’iscrizione rivolgendosi direttamente agli uffici scolastici.

Sentiti gli uffici comprensivi sembrerebbe però che a loro volta gli stessi debbano procedere con l’iserimento dei dati on line. Qualcuno ipotizza di procedere con l’inserimento di un codice fiscale autonomamente generato in internet.

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Un’altra scuola è possibile?

Posted by comitatonogelmini su 26 settembre 2011

di Corrado Giustiniani
da L’Espresso
26 settembre 2011
Le classi italiane sono sempre più multiculturali: i figli degli immigrati sono già 750 mila, tra studenti e scolari, provenienti per lo più dalla Romania, dall’Albania dal Marocco e dalla Cina. Peccato che la Gelmini abbia tagliato i 20 milioni di euro per favorire l’apprendimento dell’italiano

In Val Maira, provincia di Cuneo, gli alunni che meglio degli altri apprendono l’occitano, l’antica lingua romanza citata da Dante nel “De vulgari eloquentia”, sono quelli della Costa d’Avorio. “Sono francofoni e questo li aiuta. La loro è nettamente la migliore pronuncia”, notano compiaciute Gianna Bianco e Sandra Salviti, maestre della scuola elementare di Dronero dove, per conservare la tradizione, lo studio dell’occitano è obbligatorio. Poco più in là, a Luserna San Giovanni, in Val Pellice, una delle mete degli scalpellini cinesi, venuti a estrarre la pietra bargiolina che per Leonardo da Vinci era paragonabile al marmo di Carrara, si è da tempo celebrato il primo “cento centesimi” alla maturità di una ragazza dello Zhejiang, di nome Fang Xiu. Nella quinta elementare dell’Istituto comprensivo Sampierdarena 2, di Genova, c’è un gruppo di bambini che segue un corso volontario di latino: quattro italiani e 15 stranieri, per metà ecuadoregni, alle prese con Fedro in lingua originale. “Ma è facile come l’italiano”, esclamano sorpresi gli alunni di questa classe di eccellenza.

Nel Veneto che non ti aspetti, 650 scuole si sono organizzate in 47 reti, per scambiarsi idee, esperienze e personale con l’obiettivo di integrare meglio gli alunni stranieri. Al liceo Manzoni di Milano il cinese lo imparano i ragazzi italiani, dal 2009 e per quattro ore la settimana, opportunità ormai offerta da un centinaio di altre scuole sparse lungo lo Stivale. All’Istituto professionale Francesco Datini di Prato, la scuola dove si diplomò Roberto Benigni nella città che ospita la più grande comunità cinese d’Europa (41 mila persone) c’è un professore di italiano e storia, Luciano Luongo, detto “Marcopolo”, che da autodidatta ha imparato il cinese, perfezionandolo poi con cinque viaggi in Cina, e ha organizzato stage di studenti nelle scuole di Wenzhou, opportunamente gemellata con Prato. All’Istituto Daniele Manin di Roma, infine, il rappresentante dei genitori della scuola dell’infanzia si chiama Silvio, nome perfetto per la politica. Soltanto che lui è di nazionalità rumena.

Sono alcune tappe di un viaggio avvincente nelle scuole multiculturali di tutta Italia. Lo ha compiuto e trasformato in libro Vinicio Ongini, maestro per vent’anni, autore di saggi e testi per bambini e attualmente esperto dell’Ufficio integrazione del ministero dell’Istruzione. Ha per titolo “Noi domani”, lo pubblica Laterza, ed esce in questi giorni in coincidenza con l’avvio del nuovo anno scolastico, proprio per trasferire agli operatori della scuola e ai genitori stessi una spinta di ottimismo e di entusiasmo su un tema – i figli degli immigrati nella nostra scuola – solitamente trattato con i paraocchi del pregiudizio ideologico.

Ma quanti sono i ragazzi stranieri all’avvio del nuovo anno scolastico 2011-2012?

Il dato statistico non è ovviamente ancora disponibile, i conti si fanno a gennaio, ma una stima più che attendibile sì: sono circa 750 mila, secondo Ongini. “In ogni caso, non si pubblica più da due anni l’indagine nazionale del ministero dell’Istruzione sugli alunni con cittadinanza non italiana. E invece abbiamo bisogno come il pane di quegli indicatori annuali, per capire i nodi emergenti e affrontarli“, invoca Graziella Giovannini, che insegna Sociologia dell’educazione all’Università di Bologna. Lo aveva chiesto anche alla Camera, nel corso dell’indagine parlamentare sugli alunni stranieri a scuola, conclusa a gennaio di quest’anno. Ad ascoltarla c’era il presidente Gianfranco Fini, ma non il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

Sono dunque 750 mila circa, i figli degli immigrati scolari e studenti. Tanti o pochi?

Dipende dai punti di vista. Tanti se si pensa che vent’anni fa, anno scolastico 1991/1992, erano appena 32.500, e ciò dimostra la straordinaria velocità con cui la scuola italiana ha dovuto reagire a correnti migratorie di intensità paragonabile soltanto a quelle subite dalla Spagna. Tanti, ancora, se si tiene conto che in Francia, Paese che riceve immigrati da centocinquant’anni, gli alunni di nazionalità straniera sono poco meno di 500 mila. Tanti, infine, rispetto alle magre risorse economiche e umane messe a disposizione per l’integrazione dal ministero: l’ultima beffa è quella che ha accompagnato la circolare numero 2 del 2010, voluta dalla Gelmini per porre un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri di ciascuna classe. Il ministro aveva promesso che sarebbero arrivati insieme 20 milioni di euro per favorire l’apprendimento dell’italiano, che però nessuno ha visto.

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Stranieri, quel tetto del 30% a volte dimenticato…

Posted by comitatonogelmini su 11 agosto 2011

di Alessandro Giuliani
da La Tecnica della Scuola
11 agosto 2011
Mentre a Roma e Milano la Pisacane e il Radice, gli istituti simbolo dell’integrazione scolastica multietnica, sono stati costretti a chiudere, nei Comuni del vicentino la presenza di alunni non italiani rimane vicina al 100%. Per la Lega è una beffa: la tanto acclamata norma disapplicata a “casa” propria.

Ricordate il tetto di alunni stranieri del 30 per cento voluto a tutti i costi un paio d’anno fa dal ministro Gelmini per evitare istituti, soprattutto della primaria, stracolmi di bambini di origine non italiana e con una sparuta presenza di iscritti del posto? Se ne è discusso a lungo; anche il mondo della politica si è spaccato, con il Centro-Destra capitanato dalla Lega, a favore del provvedimento, e tutto il Centro-Sinistra, in particolare alcuni parlamentari del Partito Democratico, fortemente contrario. Anche l’Unione Europea, visto che la presenza di alunni stranieri non è tipica del nostro Paese, si è posta il problema valutando seriamente quanto possa essere prima di tutto lecito ma anche proficuo introdurre dei “tetti” scolastici alla presenza di alunni stranieri. 
A Roma e Milano, proprio per eseguire quanto previsto dalla nuova norma, sono state smantellate due delle scuole simbolo dell’integrazione scolastica multietnica: rispettivamente la Carlo Pisacane e la Lombardo Radice. Ora si scopre che proprio in una delle aree dove il Carroccio ha più adepti, il Triveneto, in particolare la provincia di Vicenza, quel limite massimo in alcune scuole non è mai stato preso in considerazione. I dati numerici riguardante il nuovo anno scolastico, al via tra un mese, parlano chiaro: alle materne di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, una classe ha raggiunto il 100 per cento di alunni stranieri, alla primaria il 70,83 per cento
La denuncia è stata fatta direttamente dal sindaco, ovviamente leghista, Milena Cecchetto che ha anche avanzato alcune proposte alla Regione e alla dirigenza scolastica. Il caso del comune dell’alto vicentino non è però isolato: alla scuola primaria Zanella di Alte Ceccato, la media di alunni stranieri iscritti al primo anno è del 62,8 per cento; alle scuole di infanzia si arriva al 95,65 per cento della 1A della scuola Andersen e al 100% della 1B della Piaget. Si tratta di territori, del resto, popolatissimi di cittadini stranieri: quasi tutti regolari e con contratti di lavoro. Che pagano le tasse e hanno tirato su famiglia. Ora, si può negare l’istruzione ai loro figli? Oppure comunicargli che vicino la lora casa non c’è posto (anche se poi c’è) e quindi per andare a scuola devono prendere il pullman già a tre o sei anni? Ci sembrano interrogativi che non meritino alcuna risposta.

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Con gli occhi dei bambini

Posted by comitatonogelmini su 3 agosto 2011

di Giuseppe Caliceti
da L’Unità
3 agosto 2011
L’immigrazione vista dal basso, dai minori, è assai diversa da quella che vedono gli adulti.

Il mar Mediterraneo assomiglia sempre di più a una grande bara d’acqua a cielo aperto. I morti ormai non si contano più. Nell’ultima tragedia di Lampedusa sono stati 25, probabilmente uccisi dalla calca nella stiva della nave o forse anche dalle botte ricevute. Tutti innocenti. Con una sola colpa, che poi non è una colpa: sognare un futuro migliore per sé e per le loro famiglie. Tra i 271 sopravvissuti, 36 sono le donne e 21 sono i minori.

L’immigrazione vista dal basso, dai minori, è assai diversa da quella che vedono gli adulti. Me lo hanno spiegato in questi anni, nella scuola primaria italiana, i miei alunni di origine straniera. Provenienti per lo più dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Egitto, dall’Albania. «I bambini non immigrano», mi ha detto Aziz, 8 anni, proveniente da un sobborgo di Casablanca. «Non vanno da nessuna parte – ha spiegato – Loro stanno fermi. Sono i grandi che immigrano, i genitori. E allora portano i figli con loro, è logico. Non possono lasciarli da soli. Ma i bambini e i ragazzi sono portati, non sono immigrati». Ha aggiunto Olga, 10 anni, albanese: «Secondo me ogni bambino, ogni ragazzo, vuole vivere e crescere nel paese in cui è nato, vicino ai suoi amici e alla sua famiglia. Ma se i suoi genitori non hanno il lavoro, dopo non hanno neppure i soldi per mangiare, allora è per questo che siamo immigrati: per lavorare, per cercare di fare una vita migliore che in Albania».

D’altra parte, è sempre stato così. Ma pochi se lo ricordano. E tanti fingono di non ricordarselo. A proposito di questa ennesima tragedia Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ha detto che «evidenzia il senso dell’uomo che decade, che muore proprio nel momento in cui cerca una vita migliore». E auspicando «una riflessione profonda che riguarda tutti, cristiani e non», ha aggiunto: «Quei corpi morti ci devono far riflettere di cosa è un uomo e di quanto infinitamente vale». Già , quanto vale, oggi, in Italia, la vita di un migrante? Molto poco, a giudicare dalla frequenza con la quale si ripetono queste tragedie. La colpa? La fatalità, si sente dire. O la disperazione, che qualcuno cerca di tradurre come un sinonimo di fatalità .

In realtà le responsabilità di chi governa non sono poche. Per prime quelle del governo italiano, che ancora fa fatica a distinguere tra rifugiati, profughi, immigrati, migranti, clandestini, richiedenti asilo politico. Quando sembrava che gli convenisse, ha disatteso le osservazioni dell’Europa contraria ai respingimenti. Quando ci scappano i morti, chiede il suo aiuto. Ricordate quando Maroni, nei mesi scorsi, ha chiesto di smistare cinquantamila immigrati nelle regioni italiane? Contemporaneamente, Bossi consigliò le stesse Regioni italiane di gridare: «Stranieri fuori dalle balle». Le nostre politiche sull’immigrazione sono sbagliate e patetiche. Sono confuse, schizofreniche, contraddittorie, pasticcione. Chiediamo solidarietà all’Europa e, contemporaneamente, incitiamo a non aver alcuna solidarietà parlando di tolleranza sottozero. Con quale autorevolezza, per arginare il crescente fenomeno migratorio, pretendiamo solidarietà dai popoli europei, se noi per primi non ne mostriamo alcuna di fronte a chi oggi vive peggio di noi? E se poi l’Europa dovesse dire «fuori dalle balle» agli immigrati magrebini che arrivano in Francia o in Germania dall’Italia, Bossi e Berlusconi che faranno? Inviteranno i poveracci al casinò di Lampedusa? Quale? Quello in cui si gioca ogni giorno con la vita e la morte di centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini?

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W le maestre “comuniste” di Fossalta di Piave

Posted by comitatonogelmini su 9 febbraio 2011

da ReteScuole
9 febbraio 2011
IL SINDACO DI FOSSALTA DI PIAVE ATTACCA LE MAESTRE PER L’AIUTO A UNA MINORE STRANIERA. “VOLEVA LICENZIARCI”
Le maestre: “Ci dicono comuniste perché sfamiamo una bambina”

Da tre giorni il caso della bambina di Fossalta di Piave a cui le maestre avevano ceduto il loro pasto, incorrendo nelle ire del sindaco, faceva discutere l’Italia. Tutti i giornalisti cercavano – ovviamente – un loro parere: ma fino ad ora le protagoniste del caso non avevano detto una parola. Cinque insegnanti per cinquanta bambini, nell’asilo “flauto magico”, quasi una famiglia. Eppure le maestre – come i genitori – non volevano intervenire per non alimentare polemiche inutili. Poi, ieri mattina, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con due esternazioni ai due principali quotidiani veneti, il sindaco Sensini le riempiva di accuse incredibili. Fra cui quella di essere “maestre comuniste”. E poi quella di non aver fatto “le furbe”. È stato a questo punto che Laura Camerotto e Giuliana Fornasier (le uniche due assunte a tempo indeterminato) hanno deciso che, a nome di tutte, dovevano intervenire.

Da quanto insegnate?
(Giuliana) da 36 anni (Laura) da 25 anni.
Quando avete scelto di rinunciare al vostro pasto immaginavate questa polemica?
(Giuliana) Nemmeno per sogno. (Laura) Speravamo di risolvere un problema.
Soluzione illegale, vi hanno detto…
(Laura) Assurdo. La cosa fondamentale è che abbiamo agito nella legalità facendo votare la proposta in consiglio dei docenti. (Giuliana) Non è stata una reazione emotiva. Ma una proposta votata dalla maggioranza del collegio dei docenti.
Cedere il vostro pasto a rotazione era un sacrificio…
(Laura) Assolutamente no. Ma avevamo la consapevolezza che non dovesse essere un gesto risolutivo, solo un modo per risolvere l’emergenza.
Quale?
(Giuliana) Nel pomeriggio ci sono i progetti di integrazione. Dovevamo tutelare il diritto di quella bimba ad esserci. (Laura) E poi lo spettacolo era insostenibile: la nostra fila per la mensa e la bambina che se ne va a testa bassa.
Volevate mettere in difficoltà l’amministrazione?
(Laura) Non c’era per noi la minima implicazione politica. (Giuliana) Semmai il problema politico lo ha innescato il sindaco con il suo veto.
Dice Sensini: se fossero state più furbe avrebbero fatto lo stesso senza dire nulla.
(Laura) Io devo educare dei minori, non posso fare la furba! (Giuliana) Siccome poi ci ha accusato di violare la legalità, come minimo era un consiglio strano.
Quindi nessuna battaglia ideologica? (Giuliana) Provo disgusto a parlare di politica quando c’è di mezzo la tutela di un minore. (Laura) La nostra gioia è stata quando ieri abbiamo detto: andiamo in cortile a fare la merenda. E la bambina si è messa a gridare: evviva!
Vi siete pentite?
(Laura) No. Dovevamo farlo, Come maestre e come mamme.
Il sindaco dice: non potevano girare il buono ad altri.
(Giuliana) Noi non abbiamo fisicamente il buono! Abbiamo diritto al pasto da contratto.
Temete il licenziamento?
(Laura) Non credo. Non abbiamo mai disobbedito alla preside. La nostra superiora è lei.
Chi ve l’ha fatto fare?
(Giuliana) Di fonte a una bambina che deve andare a casa la nostra professionalità non ce lo poteva permettere. Ci sono stati venti giorni di telefonate tra me e la preside per trovare una soluzione!
Lei che diceva?
(Giuliana) Il sindaco ci ha detto che che se facevamo un danno erariale rischiavamo anche il licenziamento.
Dicono: gli stranieri ritardano gli italiani…
(Laura) Abbiamo il 40 per cento dei bambini di origine straniera. Tutti nati in Italia. Parlano bene l’italiano. E i genitori imparano l’italiano grazie ai figli. (Giuliana) I figli fanno da traduttori ai colloqui.

Vi siete sentite sole?
(Laura) Mai. I genitori sono stati straordinari. È stata una gara di solidarietà.
Sensini ha detto che siete maestre comuniste…
(Laura) Non so se più ridicolo o più folle. I comunisti non li mangiavano i bambini? Noi semmai li abbiamo sfamati. (Giuliana) Io sono cattolica. Se ho Cristo dietro le spalle, sul muro della mia classe, non posso negare il pane a una bimba.

Articoli correlati (cliccate sul titolo):

Il Fatto quotidiano (prima parte)

Il Fatto quotidiano (seconda parte)

Com’è umano, lei! Nella fattispecie, la “belva umana” è un sindaco leghista che ….
Il comunicato stampa del sindaco Massimo Sensini del 06 febbraio 2011

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Per avere il permesso di soggiorno bisogna parlare già l’italiano e saper usare il pc

Posted by comitatonogelmini su 1 dicembre 2010

di Alessandra Rubenni
da L’Unità
30 novembre 2010
Dal 9 dicembre il nuovo iter per la regolarizzazione degli stranieri. I test La lingua, anche scritta, nelle prove obbligatorie per i richiedenti

Si alza l’asticella per ottenere il permesso di soggiorno. E per gli stranieri più sfortunati, quelli che nel Paese di origine non sono stati scolarizzati, che non sanno usare il pc o hanno problemi con carta e penna, la prospettiva diventa ancora più nera. La data fatidica è arrivata. Dal 9 dicembre diventa operativo il decreto del 4 giugno 2010 firmato dai ministri Maroni e Gelmini, Interno e Istruzione, che introduce di fatto l’esame obbligatorio di lingua italiana per gli immigrati che chiedono di regolarizzare la propria presenza in Italia per il «lungo periodo ». Per tanti,un ostacolo difficilissimo da superare, che suona come una condanna certa: quella di un ritorno inevitabile alla clandestinità. Il decreto varato questa estate fissa le modalità di svolgimento dei test di lingua – come previsto dall’articolo 9 del decreto legislativo del 25 luglio 1998 – attraverso i quali gli stranieri devono dimostrare di conoscere l’italiano a un livello classificato come “A2” dai parametri europei, ovvero di saperlo parlare, scrivere, leggere e di saperlo usare per «interagire con ragionevole disinvoltura in situazioni strutturate e conversazioni brevi». E se questo già sembra un bello scoglio – tanto che diverse scuole italiane per migranti hanno già manifestato il loro dissenso -, ci si mette pure l’informatica. La trincea sulla quale gli immigrati dovranno affrontare i test saranno infatti delle postazioni pc, anche se chi lo chiederà potrà farlo vergando la propria prova pure su carta. La macchina sarebbe già pronta. Il Ministero dell’Interno fa sapere che il suo “Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” ha messo a punto la procedura informatica che consentirà la gestione delle domande per sottoporsi ai test. Lo straniero che vuole chiedere il permesso di soggiorno da giovedì 9 dicembre dovrà collegarsi al sito http://www.testitaliano.interno.it (non ancora disponibile) e da lì avanzare la sua richiesta alla Prefettura di riferimento, che lo convocherà entro 60 giorni per la prova, indicando giorno e luogo. Dunque, se l’iter non si incepperà – e ammesso che come prescritto dal decreto tutto questo non pesi in nessun modo sulle casse pubbliche – via agli esami di “sbarramento” per i permessi di soggiorno, sulla base di criteri di svolgimento e di assegnazione del punteggio stabiliti in modo uniforme in tutta Italia. Chi riesce a ottenere almeno l’80% del punteggio complessivo, con una prestazione che rasenta la perfezione, supera l’esame e dunque può andare avanti in questo percorso a punti, presentando la domanda del permesso di soggiorno alla questura. Chi non ce la fa, dopo la prima bocciatura può invece ripetere la prova un’altra volta. Esentati dall’esame di lingua, solo chi abbia dei titoli di studio o degli attestati che certificano la conoscenza dell’italiano, come nel caso degli stranieri che abbiano frequentato le scuole italiane di primo o secondo grado, i minori che non abbiano ancora compiuto i quattordici anni, chi è venuto in Italia come dirigente, professore universitario o ricercatore, traduttore o interprete; oppure, infine, chi dimostra di «essere affetto gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall’età, da patologie o da handicap, attestate mediante certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica». Chi non ha mai avuto accesso all’ alfabetizzazione, si prepari. Ma a un nuovo percorso, di illegalità

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La lingua è un diritto! Le scuole di italiano per stranieri a Padova, Treviso e Marghera

Posted by comitatonogelmini su 20 ottobre 2010

di Beatrice Barzaghi
da CartaEstNord
20 ottobre 2010

 

“Le parole sono importanti!”, ricordava anni fa un noto regista italiano, e mai come in questo momento la conoscenza della lingua e delle parole di “sopravvivenza” è al centro della discussione sui diritti di cittadinanza. La lingua come elemento discriminante per una piena accoglienza, dunque: siamo giunti a questo livello nella scala dei valori sociali e politici. Dopo le dichiarazioni del capo di stato tedesco Angela Merkel sulla necessità di “conoscere il tedesco” affinché ci sia “integrazione” tra stranieri e autoctoni, si torna a mettere al centro l’identità e la tradizione, arroccandosi sui propri “valori tradizionali” anziché promuovere l’apprendimento come occasione di arricchimento. Di questo imbarbarimento tutto all’occidentale ha dato sfoggio anche la sinistra italiana, per bocca di Walter Veltroni, il quale ha candidamente affermato alcuni giorni fa la necessità di accogliere gli stranieri per ragioni quasi esclusivamente “economiche”.

Per fare invece della lingua uno strumento non di discriminazione bensì di lotta per la conquista dei propri diritti, esistono proposte come quelle delle scuole di italiano per stranieri dedicate a donne e uomini immigrati, gratuite e senza bisogno di presentare documenti né permesso di soggiorno. È un’esperienza quindicennale quella dell’associazione Razzismo Stop di via Gradenigo a Padova (il lunedì e il giovedì dalle 19 alle 21), mentre è il terzo anno per la scuola Liberalaparola al Rivolta di Marghera (martedì e giovedì dalle 19.30 alle 21.00, il venerdì corsi dedicati alle donne dalle 14.00 alle 16.00). A Treviso la scuola Labcom nella sede dell’Adl Labcom in Vicolo Marco Polo inizia il 23 ottobre e attiva corsi il lunedì mattina  – con servizio baby sitting  – dalle 10 alle 12, mercoledì dalle 18.30 alle 20.00 e sabato dalle 15.00 alle 17.00.

A pochi mesi dall’entrata in vigore dell’“Accordo di integrazione” che sancisce un patto, legato ad un punteggio, tra l’immigrato di lungo periodo e lo Stato ospitante per ottenere e mantenere il permesso di soggiorno – subordinato alla conoscenza della lingua italiana a livello A2 del Quadro di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa – le scuole di italiano di Padova, Marghera e Treviso partono da opposti principi: per poter vivere nel paese che si è scelto, per necessità o volontà, la condivisione di cultura e conoscenze è fondamentale e con questo semplice presupposto da anni si incontrano insegnanti e studenti, sempre più spesso pronti a scambiarsi i ruoli. Per partecipare a queste scuole basta avere voglia di dedicare qualche ora alla settimana a un’esperienza molto formativa, sia per gli italiani che hanno voglia di insegnare la loro lingua, sia per gli stranieri che desiderano impararla in un’ottica di scambio. Succede quindi che a Marghera la scuola ogni tanto trasferisca banchi sedie e lavagne in piazza, e iraniani, afgani, senegalesi e bengalesi si mettano ad insegnare la loro lingua a chi ha voglia di fermarsi ad ascoltare.
Accade sovente che alcune lezioni sfocino in feste culinarie oppure in improvvisazioni musicali in cui cantare sia in italiano che in wolof, per esempio. Intrecci di culture, lingue, storie diverse, per affrontare ciò che ora sta per essere trasformato in un ulteriore scoglio: sarà infatti la Questura competente per territorio averificare la correttezza dei test di lingua italiana. Cancellare il grigiore burocratico, disobbedire al vincolo del permesso di soggiorno per accedere al diritto all’istruzione, mettere al centro relazioni umane, sociali e anche politiche tra insegnanti e studenti – persone e cittadini -: questi gli obiettivi di partenza delle scuole di Razzismo Stop, Liberalaparola e Labcom.

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24 settembre: Clandestino Day a Padova

Posted by comitatonogelmini su 19 settembre 2010

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e provincia
19 settembre 2010

 

 

 

Per il secondo anno consecutivo l’ultimo venerdì di settembre è stato proclamato “Clandestino Day”.

Su invito del settimanale Carta in decine di città italiane si svilupperanno eventi e manifestazioni inerenti il tema della clandestinità.

Anche Padova si prepara a dare vita ad una giornata di mobilitazione e comunicazione: un giorno in cui attraversare gli spazi della città in maniera differente con la speranza ed il desiderio di costruire davanti a noi un futuro migliore, per migranti e non.

E non è un caso che il tema principale della giornata sia la formazione.

Tra pochi mesi entrerà in vigore l’Accordo di Integrazione, il cosiddetto “permesso di soggiorno a punti”, che proprio sul tema della formazione, in questo caso dell’apprendimento della lingua italiana, ha scelto di costruire un nuovo ostacolo ai percorsi di regolarità dei migranti.

Per molto tempo, grazie anche al lavoro dell’associazionismo, proprio la lingua è stato uno straordinario veicolo di scambio, di interazione, di costruzione di relazioni tra cittadini migranti e non.

L’accordo di integrazione mira a stravolgere questa grande ricchezza sociale e culturale, che semmai andrebbe potenziata e sostenuta, trasformando il livello di conoscenza della lingua italiana in un ulteriore ostacolo, un ulteriore strumento di stratificazione, non tenendo conto che quello dell’apprendimento è un processo formativo complesso, legato allo sviluppo di capacità e attitudini tanto fondamentali, quanto poco certificabili, che poco ha a che vedere con il mero superamento di un test di conoscenza.

Ma è in generale tutto lo spazio della formazione ad essere messo a rischio, non solo dai tagli continui e drastici proposti dalle riforme, ma anche e soprattutto da un progetto di scuola che introduce la segregazione e l’esclusione fin dall’infanzia

I tagli alle risorse minano in primo luogo proprio quei processi di inserimento e di valorizzazione interculturale che la scuola ha per sua stessa natura percorso in questi anni, mettendo in discussione il futuro di noi tutti. Al tempo stesso anche la scuola è diventata terreno di speculazione politica con la proposta delle classi-ponte, con il tetto del 30%, con la richiesta del permesso di soggiorno per l’iscrizione.

Sullo sfondo della giornata la clandestinità, condizione sempre più drammatica caratterizzata da violenza e brutalità sui corpi e le menti dei migranti.

E’ per questo che proprio dalla Piazza del Clandestino Day di Padova (Piazza Antenore) partirà la nostra carovana per Rovigo, per una mobilitazione contro il CIE lanciata dal coordinamento Veneto NO CIE per il 24 settembre. Per dire NO CIE né a Rovigo né altrove.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

ore 7.45 – 8.30 Volantinaggio di genitori e studenti davanti alle scuole

ore 8.15 – 13.00 Incontro di presentazione del Clandestino Day e discussione con gli studenti (proiezione del film “Welcome”) ITAS Scarcerle, via delle Cave 174

Piazza Antenore, Prefettura di Padova

ore 16.00 – Inizio del Presidio e Partenza per la  manifestazione contro la costruzione del CIE a Rovigo (dalla prefettura di Padova)

ore 17.00 – “Racconti di storie clandestine” : microfono aperto ai partecipanti del presidio

Nel corso del pomeriggio azioni teatrali e volantinaggi diffusi in città

Scarica il volantino e aiutaci a diffonderlo

Comitato “Clandestino Day” di Padova

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