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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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Comunicato Stampa: comincia la campagna referendaria

Posted by comitatonogelmini su 28 febbraio 2016

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di Comitato a Sostegno della Legge di Iniziativa Popolare

per una Buona Scuola per la Repubblica

28 febbraio 2016

Si parte, finalmente. Raccolta delle firme dal mese di aprile; 4 quesiti definitivamente concordati, che nei prossimi giorni verranno depositati in Cassazione; una compagine composita ma coesa, costituita da Comitato nazionale di sostegno alla LIP per una buona scuola per la Repubblica, Flc-Cgil, Cobas, Gilda, Unicobas, USB, SGB, CUB, Il sindacato è un’altra cosa (area congressuale Flc-CGIL), UdS, Link, Coordinamento nazionale scuola della Costituzione, Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica, Adam, Adida, AND, Mida, Retescuole, CespIllumin’Italia: il referendum sulla scuola è definitivamente cosa certa.

Sabato 27 febbraio 2016 la riunione di insediamento del Comitato Promotore costituito a Napoli nell’assemblea del 7 febbraio ha sciolto definitivamente le riserve residue su due dei quesiti – a proposto del comitato di Valutazione e dell’Alternanza Scuola Lavoro – e ha dato il via – dal punto di vista dell’organizzazione – al percorso che si propone di abolire alcune delle parti più pericolose della legge 107 e, al contempo, di concentrare nuovamente l’attenzione del Paese sulla cosiddetta Buona Scuola, che tanti problemi sta creando al sistema scolastico, ribadendo il proprio fiero contrasto alla visione aziendalista che la nuova legge accoglie.

In attesa che i costituzionalisti che hanno lavorato al comitato tecnico scientifico formulino definitivamente i quesiti che verranno depositati e stampati sui moduli per la raccolta delle firme, ne segnaliamo i contenuti:

School bonus: si chiederà di cancellare un beneficio di fatto riservato alle scuole private: le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico, scongiurando così anche la possibilità che le scuole private sfruttino tali meccanismi per eludere le tasse su una parte delle rette.

Poteri del dirigente scolastico: formulazione che abroghi la chiamata diretta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi solo triennali.

Alternanza scuola-lavoro: abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto;

Valutazione del merito da parte del dirigente scolastico: abrogazione parziale dei relativi commi, allo scopo di ripristinare le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl 297/94) e attribuzione del fondo per la valorizzazione dei docenti alla contrattazione.

Si tratta soprattutto di rilanciare un nuovo modello sociale per contrastare quello che il Governo Renzi ha affermato a colpi di voto di fiducia nelle principali zone di espressione dell’interesse generale: ambiente, diritti, scuola, democrazia.

Affinché la parola ritorni ai cittadini, il referendum contro la 107 si collocherà perciò in una campagna allargata e plurale, che verrà lanciata da un’assemblea nazionale il 13 marzo, a Roma: oltre ai quesiti sulla scuola, uno per fermare gli incentivi alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali; uno per cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare, opzione “trivelle zero”.

Referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che in questi anni ciascun movimento e soggetto sociale, con la propria autonomia e i propri percorsi, ha portato avanti.

Referendum comuni capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.
La cornice è quella del contrasto all’attacco frontale alla democrazia, che vededal referendum confermativo ai due quesiti sull’Italicumla necessità di dire no al disegno autoritario del governo, che rafforza il potere esecutivo in palese violazione dei principi fondamentali della Carta Costituzionale e della Repubblica.

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Non può esserci democrazia se non c’è una scuola democratica, non può esserci una scuola democratica se non c’è democrazia

Posted by comitatonogelmini su 6 marzo 2015

Keath-Meaddi Comitato nazionale a sostegno della legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica
6 marzo 2015
Quando vengono meno alcuni cardini  della democrazia e della partecipazione garantita a tutte/i le/i  cittadine/i, occorre che tutte le forze che individuano e hanno sempre individuato questi come valori imprescindibili abbiano un forte senso della responsabilità e una tenace coesione
Come per tutte le riforme che il governo “della velocità” ha messo e sta mettendo in cantiere, quella della “Pessima scuola” di Renzi sta procedendocon il sostanziale avallo dell’inerzia di molti cittadini, con il disinteresse dei media, con un’opposizione schiacciata dai numeri, con un sedicente ascolto, vincolato esclusivamente all’accoglimento del consenso e alla rimozione del dissensoattraverso procedure blindate, che non tengono conto della pratica della democrazia
Studentesse e studenti, docenti, genitori e tutto il mondo della scuola, dell’università e della ricerca non sono che una parte di quella cittadinanza che, attraverso provvedimenti  che investono l’impianto globale della seconda parte della Costituzione, è coinvolta nel drammatico passaggio che il Paese si trova ad affrontare.
Tutti siamo investiti dai provvedimenti di precarizzazione e della soppressione di diritti fondativi della dignità del lavoro configurati dal job’s act; dalle riforme che vanificano la natura rappresentativa e la funzione legislativa degli organi repubblicani; da una legge elettorale i cui contorni prefigurano una forma autoritaria di governo. Siamo tutti coinvolti, nessuno escluso, in un disegno che configura, passo dopo passo, un sostanziale allentamento dei vincoli costituzionali e un veloce allontanamento dai principi su  cui la Resistenza  e la preziosa opera delle e dei costituenti fondarono la democrazia italiana
La scuola, oggetto da anni di un attacco che sarebbe sbagliato individuare esclusivamente attraverso il taglio di spesadimenticando il pesante indirizzo ideologico che l’ha allontanata, anno dopo anno, governo dopo governo, dal dettato degli artt 3, 33 e 34 della Costituzionenon è che uno dei punti strategici su cui l’allentamento di una vigilanza democratica potrebbe determinare i danni più violenti e irreversibili. “Il futuro è solo l’inizio” è uno degli slogan demagogici, tra i tanti che il governo ama declinare. A noi sembra che la negazione del presente, concretizzata dall’impressionante autoritarismo muscolare che stanno esibendo, pregiudichi qualsiasi  possibilità di futuro. E, in ogni caso, la consumazione veloce e priva di tempi distesi di riflessione che sta divorando il presente attraverso provvedimenti incalzanti, frettolosi e sottratti a qualsiasi confronto, non è una garanzia per il nostro futuro.
Il governo-partito o partito-governo fece nel 2013 la propria campagna elettorale sulla scuola annunciando la cancellazione della riforma Gelmini. A due anni di distanza ci viene proposto un modello di “riforma” che si colloca in perfetta  continuitànel metodo e nel meritocon quei provvedimenti, amplificandone addirittura la portata negativaDiritto allo studio, democrazia scolastica, garanzia di pari opportunità per tutti le/i cittadine/i, libertà di insegnamento per favorire il pluralismo della cultura emancipante, centralità delle studentesse e degli studenti come soggetti in formazione per la cittadinanza futura, sono alcuni dei temi che non solo toccano la scuola oggi, ma interessano e coinvolgono il paese che verrà. E che sono sotto l’attacco dell’esecutivo
Non solo studenti, lavoratrici e lavoratori della scuola, genitori, ma i cittadini tutticome per il job’s act, lo stravolgimento della Costituzione,  la legge elettoraledevono sentirsi chiamati a rispondere con fermezza e tempestività a questo attacco ai cardini della nostra democrazia. È per questo che invitiamo tutti i soggetti, le associazioni, i comitati che hanno a cuore la difesa della democrazia costituzionale a unirsi in un comune sforzo di resistenza attiva alla deriva antidemocratica. Proponendo, al contempo, una prassi di condivisione e di reciproca adesione a tutte le iniziative che saranno individuate nei mesi difficili che ci attendono per fronteggiare l’attacco alle strutture portanti del Paese
Il 10 marzo l’Unione degli Studenti, in una conferenza stampa, illustrerà presso la Camera dei Deputati le motivazioni e il senso della giornata di mobilitazione del 12 marzo, che vedrà il Comitato nazionale a sostegno della legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” non solo aderire convintamente, ma anche organizzare ovunque iniziative a supporto della mobilitazione studentesca e di informazione per i cittadini sul nuovo modello di scuola che i provvedimenti del governo individuano. Se il 12 marzo può costituire l’occasione per l’espansione ed il rafforzamento del contrasto ai provvedimenti governativi, dobbiamo essere però consapevoli che la mobilitazione sulla scuola non può ricadere soltanto sulle spalle degli studenti. Pertanto ci appelliamo a tutte le organizzazioni sindacali perché convergano su una specifica giornata di lotta a sostegno della scuola della Costituzione.
Sin da ora il Comitato nazionale a sostegno della legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” aderisce all’iniziativa proposta dalla Fiom per una mobilitazione in difesa dei diritti sociali e civilie quindi in primo luogo della Costituzione e della scuolaauspicando che si realizzi e si rafforzi un movimento unitario e forte in tutto il paese

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La “Buona Scuola” di Renzi e la buona scuola per la Repubblica

Posted by comitatonogelmini su 29 settembre 2014

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da Vivalascuola
29 settembre 2014

Il prossimo 2 ottobre la LIP (Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica) verrà ripresentata pubblicamente, a Roma, alla presenza di parlamentari di diversi schieramenti politici, sindacati, associazioni, movimenti e giornalisti. La LIP nasce dal mondo della scuola, è stata discussa e sottoscritta da oltre 100.000 persone, presentata in Parlamento da un gruppo di senatori di diversi Gruppi come disegno di legge rispettivamente 1583 al Senato e 2630 alla Camera. Quale differenza con laBuona Scuoladi Matteo Renzi (vedi qui), calata dall’alto, annunciata con un filmato, oggetto di un questionario a risposta chiusa in cui non è possibile esprimere dissenso. Facciamo nostro l’invito di Marina Boscaino “Che i Presidenti della Camera e del Senato intervengano per garantire che la proposta di legge di iniziativa popolare (LIP), formalmente presentata da parlamentari di diversi gruppi politici (PD compreso) sia portata al confronto con la proposta governativa in modo da consentire all’opinione pubblica un corretto e democratico confronto“.

Vivalascuola dedica il numero di questa settimana alla ripresentazione della LIP

Leggi e informati qui

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Appello rivolto a tutti i cittadini, i delegati sindacali, i comitati di base, le associazioni che ritengono di vivere in una città aperta laica e solidale

Posted by comitatonogelmini su 27 giugno 2014

Proper-Ornaments

di Associazione Difesa Lavoratori Padova
Cobas Scuola Padova
27 giugno 2014

Il comunicato che segue è stato emesso dopo che il nuovo sindaco di Padova, il leghista Bitonci, ha dichiarato di voler rendere obbligatoria l’esposizione del crocefisso in tutte le aule delle scuole del comune

Da cittadini stiamo assistendo in questi giorni ad una serie di annunci spot da parte del nuovo Sindaco che non vanno certo nella direzione più volte citata dallo stesso di essere il Sindaco di tutti.

Ci chiediamo infatti che senso abbia oggi dire di voler imporre la presenza del crocefisso in tutti gli edifici pubblici e nelle scuole, e ce lo chiediamo prima di tutto come cittadini di una Repubblica laica, che riconosce la libertà di culto, che accetta le differenze e che non si fonda sull’imposizione delle idee e sulla discriminazione.

Riteniamo importante ricordare al nostro Sindaco che la Chiesa Cattolica in generale e quella padovana in particolare, dal Concilio Vaticano II del 1959 in poi, ha fatto dell’ecumenismo, del dialogo con altre religioni, dell’accoglienza dell’”altro” e della non imposizione della fede con la forza alcuni dei valori portanti del suo messaggio. Per citare le parole dell’Assessore con le deleghe, fra le altre, al Sociale, Integrazione e convivenza e Rapporti con il mondo religioso, “radici basate sul valore dell’accoglienza e dell’incontro dell’altro. Il cristianesimo è la religione dell’amore”. I tempi della spada al servizio della croce sono finiti da qualche annetto.

E’ bene che il Signor Sindaco rifletta sul fatto che come l’insegnamento della religione nelle scuole non è obbligatorio, così non esistono regole o leggi che impongano la presenza del crocefisso nelle scuole e nei luoghi pubblici.

Il Signor Sindaco sa perfettamente che circa 1 padovano residente su 6 è cittadino straniero e che nella fascia di età da 0 a 14 anni il rapporto è di 1 su 4. E’ anche il loro Sindaco? Riteniamo che un Sindaco di tutti debba essere capace di comprendere le differenze, debba essere, come promesso in campagna elettorale, disposto a discutere con tutti e dare modo a chiunque, anche ai padovani (italiani e non) protestanti, buddisti, musulmani, atei, agnostici, ebraici, calvinisti o induisti, di veder rispettati i valori in cui credono. I temi della partecipazione e della sicurezza in città non passano certo da imposizioni generalizzate né vengono garantiti da annunci spot che sicuramente non aiutano a stemperare le tensioni e a migliorare il clima che esiste nella nostra città.

Chiediamo quindi a tutti di esprimersi affinché si eviti di costruire ulteriori barriere ed ulteriori divisioni tra i cittadini padovani e per riportare il dibattito sui veri problemi che vive la città oggi.

MATERIALI

Articolo de “Il Mattino di Padova” del 26 giugno 2014: Crocifisso obbligatorio in scuole e locali pubblici

Articolo de “Il Mattino di Padova” del 27 giugno 2014: Crocifisso: il mondo della scuola si ribella

L’Avvocato Ficarra ricorda perchè non sussite legislativamente alcun obbligo di esposizione del crocefisso

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I test Invalsi. Contributi a una lettura critica – Disponibile e scaricabile liberamente la versione in pdf dell’unico libro in Italia che affronta i quiz-Invalsi con sguardo critico

Posted by comitatonogelmini su 8 maggio 2014

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di Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica – Bologna
8 maggio 2014

Disponibile e scaricabile liberamente la versione in pdf dell’unico libro in Italia che affronta i quiz-Invalsi con sguardo critico. Contro il pensiero unico neoliberista sulla scuola, un antidoto alla subalternità.

Sono ormai nove anni che i test Invalsi sono stati introdotti nelle scuola italiana.
Essi, con la filosofia didattica e strutturale che vi sta alla base, costituiscono una delle più pesanti e progressivamente totalizzanti intrusioni degli ultimi tempi nell’articolazione della scuola pubblica, giungendo ad influenzare prepotentemente anche la stessa microfisica della didattica curricolare.
Eppure sembra che il tema debba rimanere tabù, non solo fra gli studiosi dell’organizzazione scolastica e tra i pedagogisti universitari, ma anche tra i pubblicisti votati ad un pubblico generalista.
Il volume raccoglie e mette a confronto i diversi ed interessanti interventi che in questi ultimi anni hanno riflettuto sui test e sulla loro filosofia, spesso prodotti in occasione di iniziative finalizzate a riaprire il dibattito e rimettere in discussione questo preteso “pensiero unico” della scuola del futuro.
Testi di Ferdinando Alliata, Sara Bacchini, Marco Barone, Piero Bernocchi, Alessandra Bocchi, Luca Castrignanò, Coordinamento Precari Scuola Bologna, Girolamo De Michele, Silvia Di Fresco, Gianluca Gabrielli, Ferdinando Goglia, Chris Hodges, Carmelo Lucchesi, Maddalena Micco, Valentina Millozzi, Bruno Moretto, Sebastiano Ortu, Adriana Presentini, Edoardo Recchi, Enrico Roversi, Carlo Salmaso, Giorgio Tassinari, Serena Tusini, Matteo Vescovi.

Clicca qui per scaricare il libro

Aiutaci a diffonderlo presso genitori, insegnanti, studenti!

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Bastone e carota…

Posted by comitatonogelmini su 16 ottobre 2012

Leggi lo speciale di VivalaScuola dedicato agli eventi degli ultimi giorni

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Le ambiguità del PD sulla proposta di legge ex(?) Aprea

Posted by comitatonogelmini su 7 ottobre 2012

di Mauro Boarelli
7 ottobre 2012

L’onorevole Maria Coscia, capogruppo Pd nella Commissione istruzione della Camera, è intervenuta nei giorni scorsi in merito alla proposta di legge sull’autogoverno della scuola, sostenendo che i suoi critici “invece di leggere il testo, si lanciano (in) accuse tutte ideologiche, senza nessun fondamento”.
E’ il tipico atteggiamento arrogante di quei rappresentanti del ceto politico che si credono infallibili erinchiusi come in una corazza nella convinzione altezzosa che nessuno sia in grado di analizzare criticamente le loro propostereagiscono in modo scomposto quando questo accade. La proposta di legge l’abbiamo letta attentamente, discussa e analizzata. Se l’on. Coscia facesse un rapido giro sul web (visto che non abbiamo accesso agli organi di stampa) se ne accorgerebbe. Le facilito il compito segnalandole qui alcuni interventi, il primo sul testo base adottato in Commissione, il secondo sul testo modificato dagli emendamenti approvati, il terzo presentato recentemente all’assemblea nazionale “Per la Scuola della Costituzione”.
L’on. Coscia non ha tempo da perdere con i suoi critici e delega le risposte nel merito a Osvaldo Roman, dell’ufficio legislativo Pd della Camera. Il lungo pezzo di Roman inizia con toni completamente diversi: “Le argomentazioni (dei) critici non hanno ricevuto (…) una adeguata attenzione (…). Mi sembra che si sia finora data l’impressione (…) di non volersi misurare con significative critiche di merito”. Promette bene, ma poi scivola in un atteggiamento analogo: non nomina mai i “critici”, riporta tra virgolette ampi stralci di uno degli interventi ricordati prima senza mai citare la fonte. L’atteggiamento è dialogante, ma la cultura politica ha una radice comune: l’”avversario” non ha nome né volto, così può essere al tempo stesso declassato (chi è senza nome e senza volto non ha né identità né dignità) e confuso dentro un agglomerato indistinto dove può facilmente venire etichettato come “ideologico” o “nostalgico”, a seconda dei casi.
Roman sostiene che la proposta di legge è completamente diversa dalla proposta Aprea, perché non parla né delle forme di reclutamento dei docenti né della trasformazione delle scuole in fondazioni. Infatti avevamo scritto che il testo in discussione è del tutto simile alla prima parte della proposta Aprea, meno le fondazioni, più l’autonomia statutaria. La seconda parte della vecchia proposta non c’è, ma le preoccupazioni sulla sua attualità sono fondate. Il Pd aveva sempre avversato la legge Aprea, ora ne sposa una parte fondamentale. Chi ci assicura che in futuro non si renderà disponibile a un compromesso anche sul reclutamento diretto degli insegnanti? Limitiamoci, per ora, a osservare che quella parte è stata stralciata, senza gridare vittoria.
Le fondazioni non ci sono, ma c’è l’autonomia statutaria. E’ una cosa diversa, ma pericolosa: è indefinita nei contenuti, spinge alla frammentazione e alla differenziazione (sociale e geografica) degli istituti scolastici, rafforza la possibilità di una loro competizione, è ipotecata dalla figura del dirigente scolastico, dotato di poteri molto ampi e nominato dall’alto (l’esatto contrario del concetto di autonomia, ma su questa contraddizione cruciale Roman non si sofferma). Alle obiezioni sulle derive dell’autonomia scolastica che potrebbero essere innescate dagli statuti, Roman si limita a replicare che “le prerogative dell’autonomia statutaria sono esercitate nell’ambito delle norme generali sull’istruzione (…) e sono esercitate nel quadro della normativa statale che regola l’autonomia scolastica (…)”come se esistesse una strada unica e obbligata per declinare le norme generalie poi aggiunge il solito rimbrotto contro i catastrofisti dell’autonomia, che vedrebbero in essa tutti i mali mentre in realtà sarebbe stata “un fondamentale strumento di difesa” della scuola pubblica contro la privatizzazione perseguita attraverso i tagli varati dal governo Berlusconi. Peccato che genitori e insegnanti non abbiano avuto modo di cogliere il ruolo strategico di questo argine difensivo, e si trovino quotidianamente a contemplare impotenti il progressivo smantellamento dell’intero sistema dell’istruzione pubblica. Ma questo modo di porre la questione ancora una volta impedisce di discutere seriamente cosa significhi autonomia e quali possano essere le sue declinazioni. Con buona pace dei dirigenti del Pd, infatti, non esiste solo quella da loro assunta come un vero e proprio “pensiero unico”.
Le similitudini e a volte le riprese letterali rispetto alla prima parte della legge Aprea sono in realtà numerose e tutte relative ai punti cruciali. Del disegno originario della ex sottosegretaria del ministro Moratti il nuovo testo conserva innanzitutto l’impianto: la distinzione tra funzioni di indirizzo e di gestione (queste ultime, cioè quelle sostanziali, accentrate nella figura del dirigente). Su questo aspetto cruciale, la replica di Roman è davvero debole: “credo (…) che tale scelta, qualora ben rappresentata (…) non comporti necessariamente tale temuto accentramento dei poteri”. Ma questa affermazione generica non viene argomentata, non viene mostrato come gli equilibri e le ripartizioni dei poteri tra le varie componenti scolastiche verrebbero garantiti dalla proposta di legge.
Il nuovo testo conserva molti articoli del precedente, in modo quasi letterale: quello sul dirigente (art. 5) è identico al vecchio art. 4 di Aprea, quello sul Consiglio dell’autonomia (art. 3) è del tutto simile al vecchio art. 5, a parte qualche aggiustamento nella composizione in favore dei genitori (Aprea lo chiamava Consiglio di amministrazione, ma non saremo così ingenui da farci sviare da una trasformazione lessicale, visto che la sostanza rimane la stessa). Inoltre le (poche) differenze rispetto ad Aprea sono inutili, vista la corposa sottrazione di competenze rispetto agli attuali Consigli di istituto. L’articolo 7, che disarticola la rappresentanza e la partecipazione degli studenti e dei genitori limitandosi a una generica “valorizzazione” e a garantire (altrettanto genericamente) “diritti di riunione, di associazione e rappresentanza”, è identico all’art. 9 comma 1 della proposta Aprea, e non è stato modificato – nella sostanza – dagli emendamenti che nell’ultima versione hanno reintrodotto l’obbligo della rappresentanza studentesca e del personale tecnico-amministrativo e riesumato – in modo confuso – i consigli di classe. La norma sui nuclei di valutazione (art. 8) è del tutto simile all’art. 10 di Aprea.
Roman lamenta scarsa attenzione verso altri punti del nuovo testo: la costituzione di Reti e consorzi, la definizione di organismi territoriali e nazionali, la conferenza annuale di rendicontazione nei singoli istituti. Non mi sembra sia così, e gli interventi citati all’inizio stanno a dimostrarlo. In sintesi, la finalità esplicita delle reti è sostanzialmente quella di reperire fondi da soggetti privati, e ciò vorrà dire una ulteriore dismissione dell’intervento pubblico, mentre i nuovi organi vanno a comporre una ulteriore stratificazione di competenze che rischia di complicare e burocratizzare il sistema. Quanto alla conferenza annuale di rendicontazione, qualcuno crede sinceramente che possa servire a qualcosa? Ci sono tutti i presupposti perché si traduca rapidamente in un appuntamento rituale e del tutto formale.
Roman ha ragione a richiamare l’attenzione sulla grave crisi di partecipazione che da molto tempo a questa parte ha compromesso la rappresentatività degli organi collegiali. E’ una crisi di partecipazione che non riguarda solo la scuola, e dalla quale non si può prescindere per un ragionamento sulla riforma. La partecipazione non si crea attraverso una legge, ma una legge può limitarla e depotenziarla. E’ questo il caso della proposta in discussione.
Da questo punto di vista è davvero singolare (per usare un eufemismo) che una legge sulla partecipazione al governo della scuola venga elaborata in gran segreto. E qui torniamo all’on. Coscia, che cerca di confutare questa constatazione oggettiva con argomentazioni estremamente deboli. In primo luogo tiene a sottolineare che “il testo della 953 è il risultato di un confronto con le associazioni durato tre anni”. Quali associazioni? Coscia non lo dice, ma ci viene in soccorso Roman. Oltre alla Cgil, risulta che siano state ascoltate: le Associazioni delle scuole autonome di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Sicilia, Lombardia, l’Associazione dei dirigenti delle scuole autonome e libere, il Movimento studentesco padano (!), il Movimento studenti di Azione cattolica, l’Associazione italiana genitori, l’Associazione italiana maestri cattolici, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici, l’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, il Coordinamento genitori democratici. Davvero si può pensare che queste siano realtà rappresentative di tutto il mondo della scuola? Coscia e il suo partito si rendono conto che non c’è traccia delle associazioni e dei movimenti per la scuola pubblica attivi sul territorio nazionale da dieci anni a questa parte? Ma guardiamo anche le date: si tratta di audizioni che risalgono al 2009, quindi sono riferite alla proposta Aprea. L’on. Coscia rivendica che la commissione ha varato “un nuovo testo, completamente diverso dal precedente”: non sente allora il bisogno di convocare nuove audizioni? Forse il nuovo testo non è così differente dal precedente da giustificarle? Sta di fatto che tutto è avvenuto in gran fretta e in gran segreto, con la calendarizzazione di fasi decisive nel mese di agosto!
L’on. Coscia cerca di difendersi dalle accuse sostenendo che “il lavoro legislativo del Parlamento funziona anche attribuendo alle commissioni la funzione legislativa, fa parte del sistema democratico istituzionale”. Lo sapevamo già, ma si tratta di un aspetto disciplinato dal regolamento della Camera (art. 92), secondo il quale questa possibilità è limitata a “questioni che non hanno speciale rilevanza di ordine generale”. La legge che definisce il sistema di governo della scuola può essere definita “priva di rilevanza generale”? No, evidentemente. Questa proposta di legge non doveva e non poteva essere assegnata alla commissione in sede legislativa. Lo ammette anche Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, che in un articolo su “l’Unità” ha affermato: “la proposta di legge sull’autogoverno e la rappresentanza delle scuole autonome è questione di «speciale rilevanza generale» che meriterebbe per la sua approvazione la discussione in Aula. Ma essendo noto che, nonostante il cambio di governo, i numeri in Parlamento non sono diversi da quelli usciti dalle urne, forse val la pena non mettere a repentaglio i risultati raggiunti in commissione”. In sostanza, la norma è stata aggirata in nome di una discutibile tattica politica, una tattica che testimonia le grandi ambiguità del Pd, incapace di giustificare il suo abbraccio letale con il PdL per mandare in porto una legge devastante come quella proposta da Valentina Aprea, che ora rischia di vedere la luce grazie all’appoggio dei suoi antichi avversari.

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In silenzio sta passando la privatizzazione dell’istruzione

Posted by comitatonogelmini su 6 ottobre 2012

di Marina Boscaino
da Pubblico
6 ottobre 2012
Il pdl 953 votato in commissione alla Camera prevede un’autonomia totale. Finirebbe la scuola di Stato

Chi sono, nella scuola, i “portatori d’interesse”, totem linguistico di modernità? Studenti, insegnanti, famiglie, collettività. Ebbene, come possono i membri dell’attuale maggioranza di governo (Pd compreso) pensare che la proposta di legge 953, che di fatto abroga i decreti delegati del ’74, a favore di nuovi organi, possa essere trattata dalla VII Commissione Cultura in sede legislativa? Cioè, sottratta alla discussione in Aula e sottoposta alla procedura delle norme prive di speciale rilevanza di ordine generale o che rivestono particolare urgenza? È l’autogoverno della scuola “pura questione tecnica”?

Non può essere. Tanto più che il testo proviene (come l’attuale Assessore all’Istruzione della Regione di Formigoni e Minetti, Valentina Aprea, rivendica continuamente) dall’ex ddl Aprea, emendato della chiamata diretta degli insegnanti. Un ddl che il Pd osteggiò con veemenza ai tempi dell’Onda, nel 2008, quando il problema era far fuori il prima possibile Berlusconi e i suoi. Ora tutto è cambiato, tranne l’impianto di quella proposta, che la Santa Alleanza Pd-Pdl ha imbalsamato in un contenuto blindato (gli aggiustamenti fatti dopo audizioni e emendamenti sono mero restyling), con ritocchi che non ne depotenziano i pericoli.

Perché la democrazia nel governo della scuola è comunque in discussione. Proprio quella chea pochi giorni da quando la Commissione Cultura della Camera licenzierà il testo e lo invierà alla stessa Commissione del Senato, per l’approvazione definitival’on. Coscia ha evocato: «Abbiamo sconfitto la linea aziendalista che avrebbe voluto il centrodestra e affermato la linea del Pd per la scuola democratica,partecipata e aperta».

Tutt’altro. I vigenti decreti delegati concretizzano una condizione di «equiordinazione» tra organi della scuola: il suo governo democratico, infatti, implica una partecipazione strutturata per linee orizzontali ed è in conflitto con ogni visione gerarchizzata e gerarchizzante, incompatibile anche con la libertà di insegnamento. Consiglio di Istituto e Collegio Docenti hanno compiti e prerogative molto estesi: l’uno funzioni di indirizzo politico-amministrativo (obiettivi e programmi da attuare e verifica della rispondenza dei risultati di attività amministrativa e gestione agli indirizzi impartiti); l’altro competenza esclusiva per aspetti pedagogici e didattici.

Tale configurazione e tutte le competenze dei due organi hanno bilanciato anche il maggior potere conferito ai presidi nel passaggio alla dirigenza scolastica. La pdl 953 li sostituisce con Consiglio dell’Autonomia e Consiglio dei Docenti, con prerogative limitate. Il Consiglio dell’Autonomia elaborerà uno “Statuto autonomo”, diverso da scuola a scuola, relativo alla gestione dell’istituto, all’organizzazione degli organi interni e al rapporto tra le componenti che ne fanno parte. Tali materie sono oggi regolate da leggi dello Stato, che hanno garantito opportunità e criteri identici sul territorio nazionale. L’adozione di statuti autonomi marcherà, viceversa, differenze anche sensibili tra scuola e scuola, minando principi che sovrintendono all’unitarietà del sistema scolastico nazionale: pericolosa deroga alla tutela da parte dello Stato dell’esercizio del diritto allo studio e all’apprendimento da parte di tutti gli studenti; nonché a quello, costituzionalmente sancito, della libertà di insegnamento .

Le scuole, insomma, possono persino darsi regole statutarie. Ma tale autonomia comporterà la dismissione da parte dello Stato della propria funzione istituzionale, l’istruzione uguale per tutti: scuole di serie A e serie B, gestite con lungimiranza e rispetto o assediate dall’arbitrio, sponsorizzate o abbandonate a se stesse. Cosa sarà del principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione?

L’organizzazione delle singole scuole assume poi una forte caratterizzazione aziendale, con partecipazione al Consiglio dell’Autonomia di esterni (che soprattutto se erogatori di fondi possono condizionare, in particolari zone, situazioni, contesti, la gestione e mettere in discussione principi di democrazia) e il rafforzamento – a fronte dell’indebolimento degli organi scolastici – del potere del dirigente.

L’art. 8, poi, subordina le scuole-aziende autonome (affrancate dallo Stato), a indirizzi e controlli valutativi ministeriali: l’Invalsi dipende direttamente dal Ministero, caso raro in Europa. Non è poi previsto un organismo, che – sul modello del Consiglio Superiore della Magistratura – garantirebbe reale autonomia ed indipendenza delle scuole, tartassate e condizionate dal ministro di turno e sottoposte a tanti cambiamenti quanti sono stati i governi. Il previsto Consiglio delle Autonomie è invece – come l’attuale Cnpi – privo di potere reale e subalterno al ministro, che lo presiede.

Il pdl 953 è inemendabile. Dispiace condurre una battaglia nei confronti di un partito – il Pd – che dovrebbe accogliere la migliore tradizione della democrazia scolastica. Prende posizione il sindacato. «La Flc Cgil chiede alle forze politiche e al Parlamento di aprire un reale confronto sulla riforma degli organi collegiali con le scuole, le forze sociali, gli studenti e le istituzioni locali ha detto Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc Cgil. Non si può approvare una legge fondamentale per garantire la partecipazione democratica e il funzionamento degli organi di governo dell’autonomia scolastica, nel chiuso delle stanze delle commissioni parlamentari. ll 12 ottobre faremo lo sciopero e staremo nelle piazze per rivendicare maggiore democrazia e una netta opposizione a qualsiasi disegno di privatizzazione della scuola pubblica. Per queste ragioni la riforma degli organi collegiali deve essere ulteriormente migliorata con un largo consenso».

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Una scuola a prova di firma

Posted by comitatonogelmini su 26 settembre 2012

di Giacomo Russo Spena
da micromega
26 settembre 2012
A Bologna exploit per il referendum in difesa della scuola pubblica e contro i finanziamenti a quella privata: già raccolte 4500 firme. A sostegno dei promotori i partiti di “sinistra”, associazioni, sindacati e comitati di insegnanti. Il Pd? I militanti si fermano ai banchetti a firmare, la classe dirigente osteggia invece la consultazione popolare.

“Per cosa si firma?” chiede la signora incuriosita dal banchetto. “In difesa della scuola pubblica e contro i finanziamenti a quella privata” risponde prontamente la ragazza seduta e con in mano il volantino esplicativo. Ecco così una firma. Subito dopo un’altra. Poi un’altra ancora. Nel giro di pochi minuti il foglio è pieno, compilato coi dati. I cittadini partecipano, vogliono far sentire la propria voce. “Un ottimo inizio abbiamo già raggiunto 4500 firme, l’obiettivo delle 9mila si può addirittura superare” dicono i promotori di questo referendum consultivo. Si scrive Bologna, si legge Italia. Un popolo composto da associazioni, comitati e sindacati (Cgil Flc, Fiom, Cobas, Usb) – e sostenuto da Idv, Sel, Federazione della Sinistra e Movimento Cinque Stelle – in mobilitazione contro le privatizzazioni bipartisan di Pdl e Pd.

“I vertici del partito democratico stanno facendo la guerra al referendum, ci interessa però relazionarci con gli elettori e gli iscritti che si precipitano ai nostri banchetti: la classe dirigente montiana, agli occhi di molti di loro, di sinistra sembra avere ormai poco” afferma Francesca De Benedetti, portavoce del comitato civico promotore Articolo 33. Il quale garantirebbe l’istruzione pubblica laica e gratuita a tutti i bimbi, con la consapevolezza che loro sono i futuri cittadini della Repubblica. “Quando – continua De Benedetti – questo diritto viene messo in discussione e passa in secondo piano nelle priorità della politica, è naturale e sano che la società civile abbia un moto di reazione. Perché al di là delle dichiarazioni attenuanti e dei giri di parole è questa la sostanza: c’è in gioco ed è a rischio la scuola pubblica, laica e gratuita”. Così domenica scorsa alla Festa dell’Unità cittadina mentre il sindaco Virginio Merola dall’interno bollava come “estremista” questa campagna, all’esterno molti simpatizzanti Pd si fermavano a firmare. Come successo per il referendum sull’acqua pubblica. Come, forse, succederà al referendum nazionale sugli articoli 8 e 18.

I promotori hanno tempo fino al 7 dicembre per raggiungere le 9mila firme necessarie, il quesito – giudicato ammissibile lo scorso luglio dai Garanti del Comune – è chiaro ed inequivocabile: “Vuoi utilizzare le risorse finanziarie comunali, che ora vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata, per le scuole comunali e statali o per le scuole paritarie private?”. Il problema risale al 1994, quando l’allora sindaco Walter Vitali, ora senatore Pd, decise di stanziare con 390mila euro le scuole private all’infanzia. Le cose negli anni sono andate peggiorando. Il primo cittadino Giorgio Guazzaloca (Pdl) arrivò a stanziare un milione di euro. Sergio Cofferati raddrizzò leggermente il tiro garantendo il diritto alla scuola pubblica ma non diminuì i soldi alle private. Con l’attuale sindaco, Merola, i bambini che non entrano nella pubblica vengono spediti direttamente alle private paritarie, di cui il 99 per cento sono confessionali.

Invece di chiedere risorse allo Stato per il pubblico, si rafforza ulteriormente il circuito confessionale per risolvere il problema della mancanza di posti. Ora più di 400 bambini a Bologna sono senza istituto causa l’elevato costo delle rette mensili delle private, troppo alte per un budget familiare. La Curia è schierata col sindaco Merola e ritiene il referendum “ideologico”. Intanto fuori le scuole, nei mercati, al centro come in periferia di Bologna i banchetti sono presi d’assalto. E che il Pd ancora una volta non abbia capito le ragioni del popolo di sinistra?

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Colpo di mano: nella VII Commissione Cultura tentano di calendarizzare la legge Aprea per lunedì prossimo 6 agosto 2012!

Posted by comitatonogelmini su 2 agosto 2012

di Giuseppe Vollono
da FuoriRegistro
2 agosto 2012

ATTENZIONE!

Colpo di mano: nella VII Commissione Cultura tentano di calendarizzare la legge Aprea, che determinerebbe l’aziendalizzazione della scuola, per lunedì prossimo 6 agosto 2012
Scriviamo tutti ai componenti della VII Commissione.

Qui c’è il link all’evento Facebook per avere tutti i documenti da inviare a portata di click: evento facebook

Per scrivere alla VII commissione basta collegarsi col sito Camera.it (VII commissione) e scrivere all’onorevole. É facile!

BOMBARDIAMOLI DI E-MAIL!

FACCIAMOGLI CAPIRE CHE LI TENIAMO SOTT’OCCHIO!

Questa è stata la mia missiva…

Oggetto: NO AL DDL APREA!
TESTO DELLA MAIL:
LEGGE APREA = SCUOLA IKEA! IMPEDITE LO SCIPPO D’AGOSTO DELLA SCUOLA PUBBLICA STATALE! NO ALLA PRIVATIZZAZIONE!
La legge 953, “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”, cioè la mini-riforma Aprea che potrebbe essere discussa lunedì 6 agosto nel chiuso della VII Commissione, continua ad essere una provvedimento pericoloso e deleterio per le nostre istituzioni scolastiche perché prevede l’autonomia statutaria delle scuole, il forte ridimensionamento degli organi collegiali, la presenza di partner privati, anche finanziatori, nel ‘Consiglio dell’autonomia’ e nell’organo interno di autovalutazione.
Il ddl 953 sancisce giuridicamente la totale deregulation dell’istituzione scolastica statale, definitivamente trasformata in servizio per un’utenza da soddisfare attraverso una microgestione clientelare e locale.
In un contesto di dissoluzione progressiva della tenuta dell’istituzione scolastica, con il dramma occupazionale dei precari ancora irrisolto e gravi ritardi nelle procedure ordinarie delle nomine, si vuole tentare uno “scippo” estivo, varando un articolato che prescrive, anche nella sua versione “emendata” dal Pd, che non ha affatto neutralizzato la pericolosità e l’incostituzionalità della legge, l’esautoramento dei docenti, l’imbavagliamento degli studenti e la “balcanizzazione” della scuola. Ciascun istituto, infatti, dovrebbe dotarsi di un proprio statuto, che verrebbe redatto anche da soggetti “esterni” non si sa come cooptati; tale statuto deciderebbe il grado, gli ambiti e l’estensione della partecipazione dei docenti e degli studenti alla vita scolastica, escludendo gli Ata.
I poteri del dirigente verrebbero accresciuti oltremisura, mentre le speculazioni e il clientelismo dominerebbero, in una scuola ridotta a committente di affari lucrosi e snaturata completamente nella sua funzione!
Dobbiamo ribadire con forza l’autonomia della didattica e dei docenti, contrastando l’accezione e la concezione dell’autonomia sottesa alla legge Aprea. Per noi autonomia è garanzia di tutela della libertà di impostazione dell’insegnamento e della libertà di apprendimento in una cornice democratica, come prevede l’art. 34 della Costituzione, e non polverizzazione degli ordinamenti e delle regole che presiedono a processi educativi che devono valere ed essere necessariamente vincolanti per tutto il paese!
Come ha denunciato di recente Stefano Rodotà, la Costituzione sta diventando un limite e un ingombro, da atto fondativo della vita associata che era! I principi di libertà, dignità e uguaglianza da essa sanciti sono stati degradati a ostacoli da superare per consentire il trionfo della libera concorrenza! “L’orrore del debito”, scrive il grande giurista, “è stato tradotto in una disciplina che irrigidisce la Costituzione, riduce oltre ogni ragionevolezza i margini di manovra dei governi, impone politiche restrittive e… mette seriamente in dubbio la possibilità di politiche sociali che pure trovano un riferimento obbligato nei principi costituzionali”.
Difendere la scuola dal progetto di aziendalizzazione e privatizzazione proposto dalla Aprea, berlusconiana di ferro e assessore della corrotta giunta lombarda di Formigoni, significa difendere la Costituzione tout-court, perché non c’è politica sociale né diritto più urgente e più indicativo del livello di civiltà di un paese che la SCUOLA laica, plurale, di massa, gratuita.

IN DEFINITIVA:
Approvando questo testo, si va oltre i principi economici del neoliberismo e si spalancano le porte del Far West dell’istruzione. Questa legge non è emendabile. Questa legge è inaccettabile, nel metodo e nel merito.
E’ inaccettabile che una legge di riforma degli organi collegiali, cioè della massima espressione della partecipazione e della democrazia scolastica, venga elaborata in camera caritatis, senza il dialogo non solo con gli interlocutori e i protagonisti del mondo della scuola ma con i cittadini tutti, unici e veri “portatori d’interesse”.
E’ inaccettabile che una legge di riforma degli organi collegiali venga discussa e approvata in commissione e non in aula, al pari delle leggi ‘prive di particolare rilevanza generale’.
E’ inaccettabile che una legge di riforma degli organi collegiali consenta la presenza di soggetti privati negli organi di autogoverno della scuola statale, in particolare nell’organo deputato alla valutazione interna, con il rischio che vengano abolite definitivamente la libertà, l’indipendenza e l’unitarietà del sistema scolastico italiano, sancite dalla nostra Costituzione.
Il mondo della scuola precario e non vi tiene gli occhi puntati addosso!
Vi sembra normale, infatti, che a scuole chiuse, conclusi anche gli esami di Stato, nel periodo in cui gli insegnanti (quei fannulloni improduttivi!) sono in vacanza, il gruppo parlamentare del Pd si accinga a votare insieme al Pdl la proposta di legge di riforma del governo della scuola che trasforma la Scuola della Repubblica, delineata nella Costituzione, in una Scuola del mercato volta a riprodurre le disuguaglianze sociali e territoriali? (M. Boscaino).

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