La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘cattedre a 24 ore’

La mobilitazione continua

Posted by comitatonogelmini su 18 novembre 2012

di Coordinamento delle Scuole in Mobilitazione di Padova
18 novembre 2012

Questa mattina oltre 100 insegnanti appartenenti a decine di scuole della provincia di Padova si sono ritrovati in maniera spontanea sulla scalinata della Gran Guardia in piazza dei Signori per rendere visibile la loro protesta.

L’hanno fatto con “i ferri del mestiere”, penne rosse e compiti che sono stati corretti pubblicamente, la lettura di alcuni brani di Fogazzaro, sempre attuali anche ad un secolo dalla loro pubblicazione, ascoltando l’invito degli studenti universitari a dialogare con loro giovedì prossimo alle 17.00 al cinema Mignon occupato.

L’hanno fatto autoconvocandosi, senza bandiere di sigle sindacali, ma solo con gli striscioni che in questi giorni sono stati esposti in molti istituti della provincia come segno tangibile della mobilitazione messa in atto a difesa della professionalità docente e della scuola pubblica statale.

  • La nostra professionalità, messa in discussione da un provvedimento vessatorio ed anticostituzionale, inserito dall’attuale governo nel decreto di stabilità, che prevede un aumento del 30% dell’orario di cattedra a parità di stipendio: non era mai successo che si tentasse di disapplicare il testo di un contratto nazionale di lavoro unilateralmente.

E’ un problema che non riguarda solamente i docenti delle scuole secondarie, ma tutto il personale della scuola, tutti i lavoratori; riguarda noi, ma anche i nostri studenti e il loro futuro di lavoratori.

  • La scuola pubblica statale, attaccata da almeno 15 anni di tagli che si sono succeduti sotto governi di tutte le tendenze politiche: a parole in campagna elettorale i politici sono sempre pronti ad impegnarsi nel rilancio dell’istruzione, nei fatti, una volta raggiunto il traguardo delle elezioni, la scuola statale viene usata come un bancomat a cui attingere soldi da impiegare per altre attività.

Siamo stanchi, abbiamo raggiunto il livello di saturazione.

L’impegno ottenuto dalla Commissione Bilancio della Camera di emendare il testo del decreto di stabilità nella parte che aumenta il servizio a 24 ore, non è sufficiente:

  • non lo è perché, con una sorta di cannibalismo scolastico, chiede al Ministero dell’Istruzione di farsi carico dell’operazione, tagliando in atri capitoli del suo scarno bilancio, riducendo ulteriormente il fondo d’istituto a disposizione delle scuole per il miglioramento dell’offerta formativa;
  • non lo è perché, contemporaneamente, elargisce ancora una volta 223 milioni euro alla scuole private paritarie: oltretutto questa somma sarà esterna rispetto al Patto di Stabilità, il che permetterà di sbloccare immediatamente i fondi.

Per questi motivi, per garantire un’offerta formativa di qualità all’interno dei nostri istituti, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e la piena contrattazione integrativa, contro il Pdl 953 (ex Aprea) che smantella gli organi collegiali e permette l’ingresso dei privati nella scuola pubblica, contro i tagli alla scuola e per il rifinanziamento massiccio dell’istruzione pubblica, che consenta l’assunzione stabile dei precari e il ripristino di una didattica ottimale per tutte e tutti, i docenti che si riconoscono nel Coordinammento della Scuole in Mobilitazione della provincia di Padova hanno deciso di mantenere lo stato di agitazione all’interno dei propri istituti e si sono dati appuntamento Venerdì 23 Novembre alle ore 17.00 presso l’I.I.S. “Pietro Scalcarle” per decidere nuove forme di lotta.

Per vedere una rassegna di foto dell’evento clicca qui

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Noi non ci stiamo!

Posted by comitatonogelmini su 12 novembre 2012

di Coordinamento Scuole in mobilitazione – Padova
12 novembre 2012

Il Coordinamento delle Scuole in mobilitazione di Padova e provincia, costituitosi giovedì 8 novembre in un partecipato incontro presso l’ITI Marconi, ribadisce la volontà degli Istituti di rimanere in agitazione finché gli articoli riguardanti la scuola nella legge di stabilità non saranno definitivamente cassati.

         Siamo docenti di diverse scuole della città e della provincia, stanchi delle bugie del ministro Profumo, il quale afferma, a torto, che lavoriamo meno dei nostri colleghi europei per giustificare all’opinione pubblica ennesimi tagli all’istruzione.

Il movimento in difesa della scuola statale continua a diffondersi in tutta Italia; anche nel nostro territorio sono molte le scuole che hanno deliberato in assemblee o nei collegi docenti mozioni di protesta contro le politiche di austerità applicate all’istruzione, per la cancellazione dell’art.3 del ddl di stabilità che aumenta l’orario di insegnamento a 24 ore, contro il Pdl 953 (ex Aprea) che smantella gli organi collegiali e permette l’ingresso dei privati nella scuola pubblica, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e la piena contrattazione integrativa, contro i tagli alla scuola e per il rifinanziamento massiccio dell’istruzione pubblica, che consenta l’assunzione stabile dei precari e il ripristino di una didattica di qualità per tutte e tutti.

Il movimento ha dimostrato una grande determinazione spontanea, che già di per sé ha spostato in avanti i rapporti di forza tra categoria e governo.

Nonostante le promesse dell’esecutivo, sappiamo che non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Un’improvvisa divaricazione dello spread, un accorato appello al salvataggio della nazione ed ecco che un emendamento del governo presentato direttamente in Aula può rimettere in circolo l’aumento orario all’ultimo secondo.

Abbiamo davanti un mese (da qui all’approvazione della legge di stabilità) in cui gestire una pressione e una presenza costante.

Sulla questione dell’aumento dell’orario di servizio dobbiamo assolutamente raggiungere l’obiettivo: perché la possibilità di disapplicare il testo di un contratto nazionale non riguarda solamente i docenti delle scuole secondarie, ma tutto il personale della scuola, tutti i lavoratori; riguarda noi, ma anche i nostri studenti e il loro futuro di lavoratori.

Per questo motivo invitiamo tutti i docenti ed il personale ata a partecipare alla manifestazione per lo sciopero generale dei lavoratori di tutta Europa del 14 novembre, con partenza alle ore 9.00 dal piazzale della stazione, con gli striscioni delle scuole e delCoordinamento, coinvolgendo anche gli studenti degli istituti superiori.

Partecipiamo anche alla manifestazione a Roma e allo sciopero della scuola il 24 novembre.

Cerchiamo di essere presenti alle Assemblee sindacali che si terranno il 13 novembre all’ITIS Severi ed in altre scuole della provincia: facciamo sentire la nostra voce ribadendo che questa volta non siamo disposti ad accettare compromessi di alcun tipo.

Per condividere la nostra azione anche con le altre componenti che vivono nella scuola, organizziamo nel maggior numero possibile di Istituti per il 16 novembre “la notte bianca per la scuola pubblica”, invitando genitori e studenti a venire a dialogare con noi dopo le lezioni e fino a sera, aprendo così al territorio la nostra protesta.

Infine troviamoci tutti domenica 18 novembre alle ore 11.00 presso la scalinata della Gran Guardia in Piazza dei Signori a Padova “armati di compiti e penne rosse”:

la scuola è nostra, impegniamoci a difenderla!

Scarica il volantino e aiutaci a diffonderlo

IIS Mattei di Conselve, Liceo Duca d’Aosta, ITC Einaudi – Gramsci, Liceo Tito Livio, IIS Ruzza, ITIS Severi, IIS Scalcerle, ITI Marconi, ITC Calvi, IC Selvazzano2, IT Belzoni – Boaga, Liceo Nievo,  LAS Selvatico, IIS Newton di Camposampiero,  IC  di Albignasego, IC di Brugine, Liceo Fermi, LAS Modigliani, IIS Valle, IPIA Meucci di Cittadella, IIS Cattaneo  di Monselice, X  IC Padova, VIII IC Padova, IIS Einstein di Piove di Sacco

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Nasce il “Coordinamento delle Scuole in mobilitazione – Padova”

Posted by comitatonogelmini su 8 novembre 2012

Gli insegnanti di 24 Istituti di Padova e provincia hanno deciso di coordinare le loro iniziative spontanee
8 novembre 2012

Riuniti in un partecipato e combattivo incontro presso l’ITI Marconi, docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Padova hanno deciso di coordinare le loro iniziative spontanee contro il feroce attacco alla scuola pubblica, al diritto allo studio e ai diritti sindacali che viene denominato DL “Stabilità”.

Insegnanti di:

ITI Marconi, IIS Mattei di Conselve, Liceo Duca d’Aosta, ITC Einaudi – Gramsci, Liceo Tito Livio, IIS Ruzza, ITIS Severi, IIS Scalcerle, ITC Calvi, IC Selvazzano2, IT Belzoni – Boaga, Liceo NievoLAS Selvatico, IIS Newton di CamposampieroIC  di Albignasego, IC di Brugine, Liceo Fermi, LAS Modigliani, IIS Valle, IPIA Meucci di Cittadella, IIS Cattaneo di Monselice, X  IC Padova, VIII IC Padova, IIS Einstein di Piove di Sacco

hanno riportato la situazione delle azioni di mobilitazione nelle loro scuole e delle iniziative per comunicarle  a  genitori e studenti.

Le scuole presenti hanno deciso di:

1.      Costituirsi in “Coordinamento delle scuole in mobilitazione – Padova”

2.      Organizzare un flash mob sabato 10/11 pomeriggio alle 16.00 presso l’EXPO scuola

3.      Invitare alla partecipazione alle Assemblee sindacali che si terranno il 13/11 all’ITIS Severi ed in altre scuole della provincia

4.      Invitare alla partecipazione alla manifestazione per lo sciopero generale del 14/11 nello spezzone costituto dal Coordinamento, coinvolgendo anche gli studenti degli istituti superiori

5.      Organizzare una “notte bianca della scuola” in vari istituti della città per il 16/11

6.      Organizzare un flash mob domenica 18 novembre alle ore 11.00 presso la Loggia della Gran Guardia a Padova

“Coordinamento delle scuole in mobilitazione – Padova”

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Cari genitori, cari studenti…

Posted by comitatonogelmini su 24 ottobre 2012

di assemblea dei docenti dell’ITT “F. Severi” di Padova
24 ottobre 2012

Cari genitoricari studenti,

la bozza del  disegno di legge sulla Stabilità, attualmente in discussione, prevede all’art 3 il seguente provvedimento:

A decorrere dal 1 settembre 2013 l’orario di impegno per l’insegnamento del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno è di 24 ore settimanali. Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare sul posto comune è utilizzato prioritariamente per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità, nonché per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo, per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione e per gli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento. Le ore di insegnamento del personale docente di sostegno, eccedenti l’orario di cattedra, sono prioritariamente dedicate all’attività di sostegno e, in subordine, alla copertura di spezzoni orari di insegnamenti curriculari, per i quali il personale docente di sostegno abbia titolo, nell’istituzione scolastica di titolarità.

Sono parole molto chiare, che configurano improvvisamente e senza alcun tipo di contrattazione (a meno che qualcuno non vorrà emendarle o eliminarle) l’aumento di 1/3 dell’orario di lezione degli insegnanti, facendo prevedere condizioni lavorative non solo estremamente penalizzanti per i docenti, ma fortemente critiche per gli studentiUn simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato. Il fatto che il ministro Giarda abbia affermato che – qualora si determinassero le stesse entrate con altri interventi – l’aumento delle ore verrebbe annullato, significa precisamente questo: che l’inasprimento delle condizioni di lavoro per i docenti, il non riconoscimento di quanto effettivamente essi si impegnino oltre le 18 ore di lezione frontale e, soprattutto, le ricadute negative sugli studenti, sono elementi che non vengono assolutamente considerati da un ministero che avrebbe, invece, la responsabilità di far funzionare la scuola meglio. Sembrerebbe, considerando la proposta, che il nostro orario di lezione non sia stato determinato nel contratto per oggettive e specifiche condizioni, ma per una scelta assolutamente arbitraria, da ritoccare a piacimento a seconda delle necessità di cassa. Non è, evidentemente, così.

Impiegati della scuola (e il termine non suoni irridente per chi impiegato è davvero): come se gli apprendimenti dei ragazzi fossero pratiche, riconducibili a modelli fissi e procedure standard. Come se avere a che fare con individui in formazione – diversi tra loro – di cui ci sono affidate crescita e cittadinanza, non richiedesse, invece, grande flessibilità, professionale e personale, adattamento di volta in volta al contesto, alle capacità, alle relazioni, al vissuto individuale e collettivo. Pratiche burocratiche: a questo sembrano ridotti gli apprendimenti degli studenti, la funzione della scuola e dei docenti. I numeri (dell’orario di lezione, degli alunni per classe): una variabile determinata dalle esigenze di cassa.

Vi chiediamo di capire perché vale la pena di essere con noi. Non è facendo più ore con più studenti, che potremmo istruirli meglio. Ci troveremmo nella condizione del medico che ha troppi pazienti, e che – di conseguenza – non riesce a dedicare ad essi un tempo di qualità. Del resto sono queste le condizioni di tutti i servizi pubblici al cittadino che sono stati oggetto di tagli o di privatizzazioni dissennate, come noi sperimentiamo sulla nostra pelle esattamente quanto voi.

Riteniamo indispensabileoltre che organizzare una seria mobilitazione (con assemblee nelle scuole, in piazza, sui social network, attraverso mail ai parlamentari), che  coinvolga la maggior parte del personale docente, non penalizzando gli studentichiedere il vostro impegno e la vostra partecipazione ad una battaglia che si preannuncia già impari: diritti (al lavoro dignitoso e all’apprendimento degli studenti; a vivere condizioni di relazione e di cura che sono intrinsecamente previste nella scuola, come luogo dell’educazione, della crescita, della cittadinanza e dell’inclusione) contro liberismo travestito da esigenza tecnica

Poiché non osiamo pensare che per far fare un maggior numero di ore agli insegnanti si costringano gli studenti a rotazioni rocambolesche, l’aumento di un terzo dell’orario di lavoro porterebbe una serie di conseguenze estremamente negative: l’usura del docente, impossibilitato a garantire le stesse prestazioni e la stessa disponibilità mentale ed emotiva per tutte le ore che deve stare in classe; il sovraffollamento di studenti, soprattutto a carico di quei docenti che hanno poche ore curricolari per classe (gli insegnanti di laboratorio, di diritto, di scienze, di educazione motoria, ecc., che si troverebbero ad avere un numero di studenti letteralmente impossibile da ricordare, con grave danno per la valutazione e, quel che è peggio, per la relazione con essi); infine un aumento ulteriore della discontinuità didattica, che già rende il cammino di alcune classi un percorso accidentato, caratterizzato da cambiamenti di stile di insegnamento e dalla necessità per alunni e docenti di uno sforzo di adattamento reciproco che non favorisce né i tempi distesi, né il pluralismo degli apprendimenti.
Per questi ed altri motivi, la proposta del governo va compresa nella sua gravità e quindi rigettata in blocco. E va rigettata non solo da parte di coloro che si troverebbero a subire il provvedimento, ma anche di chi sarebbe direttamente interessato dalle conseguenze: studenti e genitori, in un rinnovato patto delle principali componenti della scuola, per garantire – nella maniera più inequivocabile – il diritto allo Studio e all’apprendimento dei vostri figli. Che sono i nostri studenti. Ciò che dà senso, motivazione, prospettiva al nostro lavoro.

Le azioni di protesta che, come insegnanti dell’I.T.T. “F. Severi”, abbiamo deciso di mettere in atto fino a quando non ci sarà un completo ritiro dei commi 42 – 45 dell’articolo 3 della Legge di Stabilità 2013 sono le seguenti:

Blocco delle attività aggiuntive:

  • Blocco dei coordinamenti di classe
  • Blocco dei coordinamenti di dipartimento
  • Blocco delle funzioni strumentali
  • Blocco dei viaggi di istruzione
  • Blocco degli scambi
  • Blocco dell’attività progettuale
  • Blocco del ricevimento individuale dei genitori
  • Blocco di ogni attività didattica aggiuntiva (corsi di recupero, sportelli)
  • Rifiuto delle ore di sostituzione dei colleghi assenti

Informazioni delle azioni intraprese il giorno 27 ottobre ai genitori e agli studenti convocati per il rinnovo dei rappresentanti di classe

Due giorni, il 29 e 30 ottobre, nei quali, dopo le normali attività didattiche del mattino, gli insegnanti nelle ore pomeridiane svolgeranno a scuola le attività proprie della funzione docente (preparazione e correzione delle verifiche, preparazione delle lezioni)

Nel tardo pomeriggio del giorno 30 seminario informativo rivolto a docenti, genitori, studenti sulla Proposta di Legge 953 (ex Aprea) riguardante la riforma degli organi collegiali.

I vostri insegnanti

Scarica il testo della mozione approvata il 23 ottobre

Scarica il testo della lettera ai genitori e agli studenti

Collegati con il sito di ForumScuole che raccoglie le iniziative dalle scuole di tutta Italia

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Per il ministro Profumo 18 = 24. La matematica questa sconosciuta.

Posted by comitatonogelmini su 19 ottobre 2012

di Beppi Zambon
da globaproject
19 ottobre 2012
In verità nella scuola italiana, come nella società, si lavora troppo e i contratti sono carta straccia. È ora di dire basta allo stillicidio di provvedimenti e alla gogna pubblica.

Per anni ci hanno dileggiato come fannulloni, fancazzisti, sessantottini, settantasettini, per anni hanno preparato il terreno per scardinare l’impianto della scuola e degli insegnanti pubblici: prima è toccato ai maestri elementari del tempo pieno e lungo [via le compresenze, un solo insegnante in classe è il vero punto di riferimento], poi agli ITP e gli inidonei [meno laboratori, più classi, e per chi non è più in grado di svolgere attività didattica 36 ore di servizio in biblioteca], oggi a tutti gli altri [medie e superiori, da 18 a 24 ore in classe]: l’opzione [un po’ crumira!], la possibilità di svolgere attività d’insegnamento fino a 24 ore, con incremento retributivo, diventa proposta di legge per tutti ma a parità di retribuzione.

Sta scritto a chiarissime lettere nella Legge di Stabilità 2012, all’art.3.
La democrazia dove sta?!!! La dialettica tra le parti sociali?!! La contrattazione sindacale?! Ope legis. Il dato politico in tutta questa faccenda è che se passasse il concetto che un governo possa intervenire direttamente su materie contrattuali, ciò significherebbe automaticamente la fine stessa dell’istituto contrattuale, i contratti collettivi nazionali di lavorotuttidiventano carta straccia; un secolo, almeno, di storia sindacale passata nel tritacarne e i sindacati, grandi e piccini, sottolineano questo aspetto poco o nulla, baloccandosi sulle ferie recuperate per i precari o il dimensionamento scolastico, punti importanti, ma specifici e assolutamente secondari.

Ora circola la data del 24 novembre come possibile giornata di lotta unitaria per la scuola, non è un pò troppo avanti nel tempo? che non sia soltanto fuffa?!

Uno studio del 2005 condotto per la Provincia di Bolzano, su di un campione piuttosto consistente, ha rilevato che i docenti di ruolo lavorano 1.660 ore in un anno (divise per le settimane di lezione che sono 33 il conto è di 50 ore settimanali!). Di cosa si occupano in tutte queste ore gli insegnanti italiani? L’elenco delle attività è ovviamente lunghissimo. Quelle che assorbono maggiormente maestre e professori sono le lezioni curricolari con gli alunni, la programmazione e la preparazione delle lezioni – attività svolte prevalentemente a casa – i corsi di aggiornamento e di autoaggiornamento, e la cosiddetta ”elaborazione/valutazione/documentazione”. Ci sono poi i compiti da correggere, i colloqui con i genitori, le riunioni, gli scrutini e gli esami e mille altre attività che spesso tengono a scuola i docenti ben oltre l’orario canonico. Chi è, oggi in Italia, che fa 50 ore alla settimana e si sente, costantemente, sfottere, impotente a reagire?: gli insegnanti, quasi fossero cittadini extracomunitari irregolari, i più ricattabili tra i precari. Da vergognarci.

Ora siamo all’aumento di un terzoda 18 a 24 ore, per leggedell’orario a parità di salario. In Italia non ci sono precedenti in materia in nessuna categoria in tutto il dopoguerra e neppure, che io ricordi, durante il Fascismo. Solo Marchionne, alla Fiat con la disdetta del contratto e le newcom, è riuscito ad allungare oggettivamente [20 minuti] il tempo di lavoro, eliminando, in parte, le pause durante la lavorazione, scatenando le giuste reazioni operaie e sindacali. Neppure nella disastrata Grecia e in Portogallo dove, sotto i diktat BCE/FMI i governi hanno tolto agli insegnanti e al pubblico impiego, la 14^ [loro l’avevano!] e parte della 13^: ma l’orario no, nessuno aveva osato tanto e, per ora, impunemente. Dove cavolo è finito quel ragionamento politico, sindacale e sociale che affermava che si potrebbe lavorare meno, tutti e meglio, ma non solo si potrebbe ma si può perché, in Francia le 35 ore in molti settori del lavoro privato e pubblico sono ancora una realtà, e non si toccano questa la parola data da Hollande; in Germania, tanto per chiamare in causa chi viene additato come l’Orco Europeo, gli orari di lavoro pubblici e privati sono mediamente di poco superiori alle 36 ore [la nostra media è superiore alle 39], gli insegnanti di medie e superiori ne fanno 18 [come noi], i maestri 20 [4 di meno di noi] e potremo continuare alla grande con la stragrande maggioranza dei paesi della UE.

Quello che frega noici dicono i Potenti è la produttività, bassa e ora anche qualitativamente in calo: balle. tutti sappiamo che, oggi, la produttività non è più data dalla formuletta magica tayloristica ma che è un risultato sistemico, fatto di relazioni tra distretti produttivi, di sistemi di trasporto, di logistica, di integrazione sociale e assistenziale [vi siete chiesti perché mai rinascono i nidi aziendali o gli alloggi di adrianolivettiana memoria?!!].
Il gap che ci frega sono le Istituzioni del Pubblico che latitano e/o stornano gli interventi di produttività sociale pro domo loro, è il lavoro irregolare e nero, la fantasmagorica evasione fiscale e bancaria, usata mafiosamente, come scambio per l’immunità e la continuità di questa Politica.

È ora di dire basta e mettere in moto un sano moto di rivolta, così come altrimenti ci dicono Caliceti e Di Girolamo nei loro interventi nel blog Viva la scuola , così come comincia ad emergere nei crocchi di insegnanti dentro le scuole. È necessario un moto d’orgoglio che rimetta al centro dell’attenzione sociale la scuola, l’insegnamento, la formazione, partendo da rivendicazioni semplici ma sostanziose: 20 alunni per classe, ruolo unico, stipendio europeo, stabilizzazione dei precari nei posti vacanti.

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Un Governo “prudente” non fa mai il passo più lungo della gamba

Posted by comitatonogelmini su 18 ottobre 2012

di Mario Piemontese
da ReteScuole
18 ottobre 2012
20.731 posti in meno e un risparmio per anno scolastico di 715 milioni di euro.

Il 16 ottobre il Governo ha presentato alla Camera il testo del disegno di legge di stabilità 2013. Il testo è accompagnato come al solito dalla relazione tecnica (qui trovate sia il testo che la relazione tecbnica). La parte che riguarda la scuola si trova a partire da pagina 147. In particolare ci occuperemo di quanto si legge a proposito del comma 42 dell’articolo 3 del disegno di legge.

Ecco come il Governo intende utilizzare i docenti della scuola secondaria nelle 6 ore settimanali da aggiungere alle attuali 18 senza prevedere naturalmente nessun compenso, altrimenti non ci sarebbe nessun risparmio.

Spezzoni orario coperti con ore eccedenti strutturali

Si tratta degli spezzoni fino a 6 ore che i dirigenti scolastici assegnano ai docenti già in servizio nella scuola oppure in subordine a docenti precari utilizzando le graduatorie di istituto.
Nella relazione si legge quanto segue:
All’incremento di sei ore settimanali dell’orario di servizio consegue naturalmente l’azzeramento delle ore eccedenti l’orario d’obbligo affidate al personale docente nominato sui posti dell’organico di diritto. Infatti le ore eccedenti sono assegnate dal dirigente scolastico a personale che si rende disponibile già in servizio nella medesima istituzione scolastica in cui il relativo spezzone deve essere coperto. Il personale in questione sarà d’ora in poi obbligato alla copertura dello spezzone senza ricevere più una remunerazione aggiuntiva per questo.”.
Questa prima operazione produrrà un risparmio di circa 120 milioni di euro per anno scolastico. Non viene fatta nessuna previsione di riduzione di posti perché si ipotizza che tali spezzoni siano abitualmente assegnati esclusivamente a docenti già in servizio nella medesima istituzione scolastica.

Spezzoni orario coperti con supplenze sino al termine delle attività didattiche

 

Gli spezzoni orario costituiti con un numero di ore superiore a 6, rapportati a cattedre intere, attualmente equivalgono a 7.365 posti per la secondaria di primo grado e 13.397 posti per la secondaria di secondo grado. Tali spezzoni sono assegnati esclusivamente a docenti precari.
Nella relazione si legge quanto segue:
La norma comporterà naturalmente la possibilità di coprire detti spezzoni con le ore aggiunte all’orario di insegnamento con conseguente riduzione del fabbisogno di supplenti sino al termine delle attività didattiche.”.
Questa seconda operazione produrrà la riduzione di 3.404 posti nella secondaria di primo grado e di 5.865 posti nella secondaria di secondo grado, con un risparmio per anno scolastico di 98 milioni di euro per il primo grado e 168 milioni per il secondo. Complessivamente 9.269 posti in meno con un risparmio per anno scolastico di 266 milioni di euro.

Docenti di sostegno

I docenti di sostegno della secondaria passeranno da 18 a 24 ore settimanali, sempre a parità di retribuzione.
Nella relazione tecnica si legge che i docenti di sostegno sono nell’anno scolastico 2012/2013 26.642 per la secondaria di primo grado e 19.211 per la secondaria di secondo grado, e che Le circostanze sopra elencate fanno si che la riduzione nel fabbisogno possa essere pari a 6/24mi dell’organico di fatto attuale nella scuola secondaria.
Questa terza operazione produrrà la riduzione di 6.660 posti nella secondaria di primo grado e di 4.802 posti nella secondaria di secondo grado, con un risparmio per anno scolastico di 191 milioni di euro per il primo grado e 138 milioni per il secondo. Complessivamente 11.462 posti in meno con un risparmio per anno scolastico di 329 milioni di euro.

In tutto quindi 20.731 posti in meno e un risparmio per anno scolastico di 715 milioni di euro.

Gli effetti sono sottostimati, infatti nella relazione tecnica si legge:

“…. si è scelto a fini prudenziali di non addurre effetti positivi sui saldi di finanza pubblica all’utilizzo delle ore aggiuntive di insegnamento per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie, sebbene alla norma conseguirà certamente una riduzione del relativo fabbisogno. Tali effetti potranno essere verificati a consuntivo.
Sempre ai fini di un prudente conteggio delle riduzioni di spesa attese, per escludere il rischio di conteggiare due volte il venir meno della necessità di coprire un medesimo spezzone orario di sostegno con supplenti, si è scelto nel seguito di non attribuire riduzione di spesa in capo alla norma ove prevede che le ore aggiuntive dei docenti non di sostegno possano essere utilizzate per coprire spezzoni di sostegno. Infatti gli stessi spezzoni possono essere coperti con le ore aggiuntive dei docenti di sostegno. Ciò comporta una ulteriore prudente sottostima dei risparmi attesi
.

Un Governo “prudente” non fa mai il passo più lungo della gamba.

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Cari prof., sporcatevi le mani! Non solo d’inchiostro

Posted by comitatonogelmini su 16 ottobre 2012

di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
16 ottobre 2012

Il ministro Profumo è bravo a fare gesti di solidarietà. Peccato che, meschinamente, non li faccia di persona, ma li faccia fare ad altri. Parlo del sofisma col quale, nei giorni scorsi, il ministro ha annunciato la sua proposta di aumentare ai professori, dal prossimo anno scolastico, l’orario settimanale. Dalle 18 ore attuali, alle 24 ore di docenza in classe. Come per altro avviene già per i docenti della scuola primaria. Per la precisione, 22 ore frontali sulla classe e 2 ore di programmazione settimanale di team.

Di fronte a questa possibilità, nei giorni scorsi, si è assistito a un effluvio di lettere ai giornali di professoresse. Tra le più belle, appassionate e argomentate, segnalo la lettera al ministro Profumo della prof Mariangela Calateo Vaglio, nel suo blog sull’Espresso intitolato Non volevo fare la prof”. Un governo che d’imperio minaccia di stracciare un contratto di lavoro per imporne un altro, senza contrattazione, compie un atto gravissimo. Ogni commento è superfluo: siamo alle barbarie.

D’altra parte, è interessante analizzare questa reazione docente. Per lo più scomposta, occorre dirlo. Spesso la sacrosanta alzata di scudi delle prof assomigliava a chi improvvisamente si svegliasse da anni di letargo. Non voler passare da 18 a 24 ore settimanali, se non si spiega bene, rischia di essere difficile da comprendere da un’opinione pubblica addestrata per anni da media e politici all’esercizio delle denigrazione della scuola pubblica e dei suoi docenti, senza che la maggioranza di questi ultimi, fino ad ora, abbia sentito l’esigenza di scrivere lettere ai giornali e protestare efficacemente.

Soprattutto, mi pare che questa protesta metta in luce le ataviche debolezze del corpo docente italiano, di gran lunga più inerme di quello dei taxisti o dei camionisti, degli avvocati o degli operai. Quali? La divisione. L’individualismo. L’incapacità di far gruppo. La pochezza politica. La paura. E pur prendendomi ugualmente del maschilista, non credo che questo accada perché la maggior parte è femminile. Se si confrontano i livelli di indignazione con i numeri della partecipazione dei prof e dei docenti in genere, per esempio al recente sciopero della scuola della Cgil, personalmente abbastanza deludenti rispetto al disastro che si sta abbattendo sull’intera scuola pubblica, la latitanza politica – in senso partecipativo, non di appartenenza a un sindacato o a un partito – è lampante.

Le responsabilità di quanto sta accadendo è legato anche a quanto i docenti hanno lasciato fare: dobbiamo ammetterlo, anche come docenti. Alla diffidenza verso gli scioperi che ha la stragrande maggioranza. All’estrema diligenza con la quale avviene ogni loro forma di protesta e di lotta. Occorre ricordare lororicordarciche la scuola che si trovano a lavorare ora, non è sempre stata così, ma è il frutto di lotte di anni e anni di tanti, – docenti, genitori, studenti, sindacati, politici,hanno fatto prima di loro senza guardare al loro solo particolare. E in questo periodo, se i diritti non vengono salvaguardati, se non avviene una loro costante e accurata manutenzione, semplicemente, ormai lo dovremmo aver capito tutti, vengono tolti.

Gli ultimi due governi che si sono succeduti lo hanno mostrato chiaramente: non intendono dialogare con i docenti né con gli studenti, ma fare quello che vogliono passando sulle teste di tutto e di tutti. Se si teme di perdere cento euro perché si aderisce a uno sciopero, se ne subiscano poi le conseguenze senza protestare troppo. Non è tempo di belle lettere ai giornali, ma di fatti, di prese di posizioni forti, compatte, che da decenni mancano nella scuola italiana. Occorre sporcarsi le mani non solo d’inchiostro, ma organizzando una seria protesta. Magari perdendoci anche più di sei ore settimanali. Gratis. Altrimenti qualcun altro ve ne farà fare gratis anche molte più di sei.

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