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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘classi pollaio’

Classi “pollaio”: due sentenze del Tar Molise bocciano il decreto Gelmini per garantire la sicurezza degli alunni nella scuola

Posted by comitatonogelmini su 21 aprile 2012

di Marcella Ceniccola
21 aprile 2012

Il Tar Molise si è pronunciato – con le sentenze n. 144/2012 n. 145/2012sulla questione relativa all’accorpamento di classi disposto in violazione di parametri normativi in materia di sicurezza e salute negli ambienti scolastici, sancendo la prevalenza del rispetto degli stessi parametri, come del resto già preannunciato in sede cautelare.

Le decisioni si riferiscono ai ricorsi presentati, rispettivamente, dai genitori di alunni del Liceo scientifico di Riccia (Cb) e dai genitori di alunni del Liceo scientifico di Larino (Cb) avverso i provvedimenti dell’Ufficio Scolastico Regionale di accorpamento di classi all’interno dei due Istituti.

I genitori, assistiti dall’avvocato Michele Coromano e dall’avvocato Marcella Ceniccola, hanno ritenuto opportuno procedere in via giudiziale, per pretendere l’applicazione delle norme a tutela della stessa incolumità dei propri figli.

I giudici amministrativi hanno riconosciuto, in entrambi i casi, che l’accorpamento risulta chiaramente incompatibile con l’esigenza di assicurare la sicurezza e la salubrità delle aule destinate ad accogliere gli alunni delle sezioni accorpate.

In particolare, il Tar Molise ha statuito che il rispetto delle misure di tutela della salubrità degli ambienti di lavoro e di sicurezza dei lavoratori e degli utenti del servizio rappresenta una condizione di legittimità dei provvedimenti relativi all’organizzazione del sistema scolastico.

In definitiva, sono stati annullati i provvedimenti adottati dall’Ufficio Scolastico Regionale per i due Istituti, in quanto gli stessi hanno obliterato la necessità di tutelare valori primari quali la salubrità dell’ambiente di lavoro e la stessa incolumità degli alunni.

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Ministro Profumo, dove giocano i bambini?

Posted by comitatonogelmini su 15 dicembre 2011

di Mila Spicola
da L’Unità
15 dicembre 2011

Ministro Profumo, dove giocano i bambini italiani? Giocano in strade senza legge? Sotto quali tetti e dentro quali scuole studiano? C’è qualcuno in Italia che se lo chiede per davvero? Chiedetevelo. Credano alle favole i nostri figli, non noi che cresciuti lo siamo da un po’.  “O mutos deloi oti”, studiavamo da ragazzi, la favola insegna che la crisi la superiamo se torniamo seri e dignitosi. Tutti.

Dall’agosto del 2008 a poco tempo fa, chi l’ha preceduto a viale Trastevere ne ha raccontate parecchie di favole e quasi tutti le hanno credute. Ma non erano favole portatrici di insegnamenti, erano falsità. Noi, Cassandre inascoltate, lo abbiamo ripetuto da subito, ogni santo giorno di questi assai meno santi anni, che c’era un problema: inascoltate dai più (“che brava che è, ha tagliato gli sprechi”, persino Monti lo disse, ahimè) , beffeggiate, insultate, ignorate. Ricordo a Roma di un enorme corteo di insegnanti dissidenti dirottato sotto il livello della strada, lungo il Tevere, per non farlo vedere. Ma le bugie hanno le gambe cortissime e la faccia brutta nonostante l’abbiano mascherata di “bellezza femminile”, strumentalizzando anche quella nel fin delle menzogne. Adesso il velo si squarcia.

Lei ha semplicemente reintrodotto il criterio della trasparenza permettendo di portare sotto gli occhi degli italiani tutti gli errori della gestione dell’ex ministro dell’Istruzione, MariaStella Gelmini. E finalmente la verità si svela: vengono evidenziati i problemi nelle scuole degli ultimi tre anni e i dati sono sconfortanti.
Dal 2008 c’è stato un crescendo di proteste da parte di insegnanti e genitori sulle misure adottate dal governo Berlusconi “contro” la scuola e sui disagi che esse comportavano: classi stracolme di alunni e disabili penalizzati. Nonostante le nostre denunce, che non erano di “pochi professori ideologizzati e di sinistra”, il ministero si è preoccupato di nascondere meticolosamente ogni numero, di non presentare più nessuna sintesi di dati sulla scuola e di non pubblicare più tabelle e grafici che potessero svelare il terribile impatto della riforma Gelmini sulla scuola italiana. Le poche informazioni ottenibili erano date dall’ufficio stampa: edulcorate e parziali. Ma noi li abbiamo vissuti e li viviamo nelle classi i problemi che oggi  vengono raccolti in tabelle e grafici  grazie a quella trasparenza ridiventata tale. Dati consultabili e verificabili:  possiamo aggiungere i numeri alle proteste e dire che è tutto vero. Le raccontano, egregio ministro, dove vivono i ragazzi la maggior parte delle loro giornate: in luoghi in buona parte illegali. Lo dice la legge non un giudizio.

Una norma del 1992 stabilisce che, per assicurare un’adeguata sicurezza in caso di incendio, il numero massimo di persone in un’aula scolastica deve essere di 26 (25 alunni e un insegnante). Nell’anno scolastico 2008/2009 le classi con più di 25 alunni erano l’11% e tre anni dopo, oggi, anno scolastico 2011/2012, sono cresciute al 17,3%: quasi sei punti in più (ci sono classi persino di 42 ragazzi). Poco conta il ripeterci come un mantra che ci sono tante classi con numeri nettamente inferiori. Se il pericolo arriva quel 17,3 % non si salva. Senza il pollo l’affamato muore e il pollo e mezzo delle statistiche non nutre lui.

Nelle classi con un portatore di handicap il numero totale degli alunni deve essere pari a 20. Nel 2008/2009 le classi con un disabile e più di 20 alunni erano il 10,8%, mentre oggi, 2011/2012 il tasso è cresciuto al 13,4% con un record nella scuola media che vede un tasso del 23%. Ci sono classi di 28 alunni con due disabili e, in alcune ore, questi disabili non hanno insegnanti di sostegno. Possiamo pretendere la vostra indignazione? E riconsiderare gli elogi alla razionalizzazione che tale non è se va a scapito della sicurezza e dell’equità? Per non parlar della crescita.

Quel 17,3% e quel 23% sono il segno più evidente del mancato rispetto della legge, non la denuncia noiosa di qualche insegnante in vena di rivoluzione. Meritano lacrime quanto e più dei sacrifici dei nonni. E’ illegalità bella e buona in luoghi che non se la possono permettere una deroga dal giusto. Nessuna bravura in tali tagli. Nessun elogio. Ma se così deve essere (e noi continuiamo a pensare che così non deve essere): o cambiamo le leggi o le rispettiamo.

Adesso che i barbari, i nani, le ballerine e, aggiungiamo, gli ignoranti e quelli in malafede,  non ci sono più, ministro Profumo, possiamo pretendere, non dico la luna, ma almeno il rispetto delle leggi? Qualcosa cambierà? Giusto per dar l’esempio ai ragazzi e non farli ridere quando, da dietro una cattedra, o da dietro uno scranno, gli raccontiamo la Costituzione Italiana. Noi siamo seri e dignitosi a scuola. Il pericolo e il ridicolo delle norme assurde lasciamolo a un tempo passato e lungi dai banchi. Giusto per prepararli, sani nel corpo e nella mente, al futuro che li aspetta.

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Classi pollaio, Tar intima piano entro 10 giorni

Posted by comitatonogelmini su 31 ottobre 2011

da OrizzonteScuola
31 ottobre 2011

Entro dieci giorni il MIUR dovrà depositare tutta la documentazione relativa alla rivisitazione del “Piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica”. Ad intimarlo è il Tar Lazio su insistenza del Codacons che, dopo la vittoria contro le classi pollaio, non aveva visto il MIUR adoperarsi per rimediare entro i 120 giorni indicati.

Dopo un anno il CODACONS si è rivolto nuovamente al Tar che ha ordinato il deposito entro 10 giornidel decreto interministeriale ‘Piano Generale di Riqualificazione’ con estremi, data, sottoscrizione dei due Ministri, pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, registrazione della Corte dei Conti e allegati; dell’atto di controllo dell’Ufficio centrale di Bilancio del Miur; e del termine temporale per la formazione dei piani esecutivi.

 

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Anche il TAR delle Marche decreta: no alle «classi pollaio»

Posted by comitatonogelmini su 18 ottobre 2011

da sito superando.it
18 ottobre 2011
E lo fa – dato quanto mai interessante – ponendo in primo piano proprio la presenza di studenti con disabilità. Il ricorso era stato presentato da quattro coppie di genitori, sostenuti da numerose altre famiglie, dopo che l’Ufficio Scolastico Regionale aveva rifiutato a un Istituto Comprensivo di Senigallia la richiesta di formare una prima classe in più, ciò che aveva portato a cinque classi di ventinove e trenta alunni, quattro delle quali con alunni disabili.

Con l’Ordinanza n. 603/11, depositata il 14 ottobre, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) delle Marche ha disposto la sospensione dei provvedimenti che avevano costretto una scuola di Senigallia (Ancona), esattamente l’Istituto Comprensivo Marchetti, a formare classi di 29 e 30 alunni.
La scuola stessa aveva richiesto invano la costituzione di un’ulteriore classe, negata però dall’Amministrazione Scolastica, nonostante le proteste dei genitori e le ripetute richieste da parte del Marchetti all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il provvedimento, per altro, risulta ancor più interessante, dal momento che la concessione della misura cautelare è stata disposta, stabilendo testualmente che «il ricorso presenta numerosi profili di fondatezza, soprattutto in relazione alla presenza di studenti disabili».

«In effetti – come si legge in una nota del Gruppo Solidarietàun primo criterio normativo, ai fini della formazione delle classi, è costituito dal rispetto del parametro risultante dal rapporto alunni/superficie (Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975, richiamato dall’articolo 5, comma 3 della Legge  23/96) e dalle Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica, previste nel Decreto del Ministero dell’Interno del  26 agosto 1992. Un ulteriore criterio è fornito proprio con riferimento alla presenza di alunni con disabilità (articolo 5, comma 1 del Decreto del Presidente della RepubblicaDPR 81/09, in combinato disposto con l’articolo 10 del Decreto Ministeriale 331/98 e articolo 12 della Legge 104/92), per cui vanno rispettati precisi limiti – 25 alunni per classe,  20 in presenza di un alunno con  handicap grave – che nel caso di specie risultavano ampiamente superati».

Il ricorso è stato presentato all’inizio dell’anno scolastico dallo Studio Legale Lucchetti e Associati di Ancona, per conto di quattro coppie di genitori di alunni con problemi di disabilità, iscritti all’Istituto Marchetti di Senigallia ed è stato anche direttamente sostenuto da più di cinquanta altri genitori, con un intervento cosiddetto ad adiuvandum.
Con 141 iscritti, il Ministero aveva assegnato al Marchetti un organico sufficiente soltanto per la costituzione di cinque prime classi, di cui quattro avevano al proprio interno delle persone con disabilità. Ora, in esecuzione del provvedimento del TAR delle Marche, potrà essere formata la sesta classe.

«Accogliendo le osservazioni dei ricorrenti – sottolinea Elena Daniele dello Studio Legale Lucchetti – i Giudici hanno assicurato la salvaguardia della qualità dell’insegnamento e dell’offerta educativa per tutti gli studenti, riconoscendo che la situazione di sovraffollamento può creare confusione e disorientamento in particolare negli alunni con disabilità, rischiando così di vanificare il diritto all’istruzione, loro garantito dalla Legge 104/92».

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0,6%…

Posted by comitatonogelmini su 12 settembre 2011

di Carlo Salmaso
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola pubblica di Padova
12 settembre 2011

Apertura delle scuole: preceduto dai commenti dei media e dalle affermazioni tranquillizzanti del ministro Gelmini il nuovo anno scolastico parte fra oggi e i prossimi sette giorni in tutte le regioni d’Italia.

Questa mattina alla trasmissione “Mattino 5” il ministro è intervenuto a tutto campo citando iscrizioni, tempo pieno, immissioni in ruolo, fondazione per il merito, sperimentazione dei test Invalsi all’esame di Stato, Istituti Tecnici Superiori (ITS), il concorso per i Presidi, i libri digitali. Infine si è soffermata sul problema delle cosiddette “classi pollaio” (l’ha fatto per la seconda volta nel giro di pochi giorni..): ”Le classi con più di 30 alunni sono lo 0,6%, poco più di 2 mila classi su oltre 340 mila totali. Non nego che il problema esista, ma non si può dare la rappresentazione di una scuola nella quale la norma sia costituita da classi con oltre 30 alunni”.

E’ su quest’ultimo punto che vorrei soffermarmi, richiamando alcune cose note e puntualizzandone altre, forse meno conosciute.

Partiamo dalla (orribile) definizione; cos’è una “classe pollaio”? Le parole pronunciate stamattina dal ministro in parte chiariscono di cosa si tratta (“…le classi con più di 30 alunni…”), ma dandone un’interpretazione limitata e di parte.

Ritengo utile richiamare le norme vigenti in materia di edilizia scolastica (in questo aiutandomi con l’ottimo volumetto che ReteScuole ha da pochi giorni messo a disposizione nel suo sito).

Dunque, la legislazione sulle aule scolastiche prevede criteri relativi a:

a) funzionalità didattica (DM 18/12/1975): è prevista una metratura minima che deve essere a disposizione di ogni alunno, perciò per sapere quanti ce ne possono “stare” al massimo in una classe occorre dividere la metratura utile dell’aula per lo spazio minimo a disposizione di ognuno. Se si tratta di scuole dell’Infanzia, Primarie o Secondarie di primo grado, ogni persona presente deve avere a disposizione 1,80 mq netti. Il parametro minimo sale a 1,96 mq netti se si tratta di scuole secondarie di II grado (per tutte l’altezza minima è di 3 metri).

Esiste presso ogni Istituzione scolastica un documento di valutazione dei rischi, che certifica, aula per aula, la capienza massima: è diritto dei genitori (tramite il Consiglio d’Istituto) venirne a conoscenza e pretendere che sia rispettato.

b) sicurezza (DM 26/08/1992Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica), che prevedono non più di 26 persone per aula (compreso l’insegnante di classe, nonché l’insegnante di sostegno in presenza di alunni certificati). All’art.14 si precisa che il datore di lavoro (cioè il Dirigente scolastico) può avanzare motivata richiesta di deroga a tale limite (DM 04/05/1998), ma solo adottando misure che garantiscano un grado di sicurezza equivalente a quello previsto dalle norme a cui si intende derogare (richiesta che ovviamente deve essere presentata ed accolta dai Vigili del fuoco).

c) Norme per la riorganizzazione della rete scolastica (DPR 81/2009), ossia la parte della “riforma Gelmini” che, rivedendo i parametri previsti dalla precedente normativa (DM 331/1998), non solo aumenta i numeri massimi di alunni per classe, ma addirittura all’art.4 prevede la possibilità di derogare, fino al 10%, al numero minimo e massimo di alunni per classe. Il DPR 81/2009 prevede quindi che ci siano in ogni aula:

    – nelle scuola dell’infanzia: non meno di 18 e non più di 26 bambini per sezione (+10%=29)

    – scuola primaria: non meno di 15 e non più di 26 alunni per classe, elevabile a 27 con i resti (+10%=30).

    – secondaria di primo grado: non meno di 18 e non più di 27 alunni, elevabile a 28, e fino a 30 se il numero degli iscritti alla scuola non supera le 30 unità (+10%= rispettivamente 31 e 33)

    – secondaria secondo grado: non meno di 27, fino a 30 (+10%=33).

In sostanza, prima dell’arrivo dell’attuale ministro era vigente una normativa che è stata completamente rivisitata; ecco di seguito a confronto i parametri ante e post Gelmini:

 

Precedente legislazione

(DM 331/1998)

Con le nuove norme

(DPR 81/2009)

Minimo

Massimo

Minimo

Massimo

Scuola dell’infanzia

15

25

18

26+10% = 29

Scuola primaria

10

25

15

27+10% = 30

Scuola secondaria di 1° grado

15

25

18

28+10% = 31

Scuola secondaria di 2° grado

15

25

27

30+10% = 33

Le classi intermedie devono avere in media almeno 22 alunni per classe, altrimenti si ricompongono.

E’ evidente che i parametri massimi fissati dal DPR 81/2009 della riforma Gelmini sono tutti palesemente in contrasto con le norme vigenti in materia di funzionalità didattica e di sicurezza.

Perché ciò accade:

  • relativamente alla Funzionalità didattica il Ministero smentisce se stesso, cioè non è lecito ignorare i parametri previsti dal DM del 1975, le norme ivi contenute sono pienamente vigenti, almeno fintanto che, come pure quel decreto prevedeva, le singole regioni non avranno elaborato indici diversi.
  • in merito alla Sicurezza la scappatoia viene offerta, al Governo, proprio dal DM del 26 agosto 1992, laddove prevede la possibilità di deroghe. Il punto 5.0 del citato Decreto, consente, infatti, di prevedere più di 26 persone per classe purché il titolare responsabile dell’attività (ossia il Dirigente Scolastico) sottoscriva una dichiarazione nella quale si dicano soddisfatte le condizioni atte a garantire un sicuro esodo dalle aule in caso di necessità e che queste ultime dispongano di idonee uscite (minimo 1 m e 20 cm) come prescritto al punto 5.6 del citato decreto. Se poi l’edificio scolastico è stato realizzato prima del 27 novembre 1994, non è necessario che ci sia neppure l’adeguamento delle porte per garantire il deflusso alla larghezza minima di 1 metro e 20 cm. A conferma: nel protocollo N. P480/4122 sott.32 del 6 maggio 2008 il Ministero dell’Interno (Dip. Vigili del fuoco – Dir. Centrale per la prevenzione e la sicurezza – Area prevenzione incendi) prevede la possibilità di adottare indici diversi purché il titolare responsabile dell’attività sottoscriva apposita dichiarazione.

Nel suddetto documento si dichiara infatti che: “un modesto incremento numerico della popolazione scolastica per singola aula, consentito dalle norme di riferimento del Ministero della Pubblica Istruzione, purché compatibili con la capacità di deflusso del sistema di vie di uscita, non pregiudica le condizioni generali della sicurezza”.

Un modesto incremento numerico della popolazione scolastica per singola aula” (?) con i nuovi parametri per la formazione delle classi, comincia ad ammontare, in alcuni casi, anche a 7/8 unità (pari ad una percentuale del 33%).

Ma, a parte questo, appare singolare che i Vigili del Fuoco consentano questa indeterminatezza. Se, infatti, un privato qualsiasi intende organizzare una mostra, un piccolo evento, una rappresentazione teatrale od una proiezione, nel caso sia previsto un affollamento massimo in contemporanea di più di 99 unità, è soggetto ad una rigidissima normativa antincendio relativa ai pubblici spettacoli. Se le persone presenti in contemporanea sono 102 o 103 il limite dei 99 rimane, non è che si parla di modesto incremento numerico. Per le aule scolastiche però il limite, da 26 (ammesso che ne abbiano la capienza, quindi almeno 45 mq netti, ricordiamolo!), passa anche a oltre 30 senza che si rispettino le norme antincendio.

Tutto questo quando nel nuovo Testo Unico della Sicurezza sul LavoroDLgs 81/2008 (che sostituisce ed integra il Dlgs 626/1994) la scuola è indicata come luogo privilegiato per promuovere la cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto attraverso l’attivazione di “percorsi formativi interdisciplinari” (art. 11) in ogni ordine di scuola!

Questo è il quadro in cui ci si muove.

A mio modesto parere, classificare quindi con il nome di “classi pollaio” quelle in cui si stipano più di 30 alunni (senza tener conto di tutto quello che la normativa prevede) è palesemente riduttivo.

Ma veniamo ad un esempio concreto: nella scuola in cui insegno (un istituto tecnico del comune di Padova) all’inizio di questo nuovo anno scolastico la situazione è la seguente:

  • l’istituto è composto di 48 classi; di queste 2 hanno 31 alunni ed 1 ne ha 32 (percentualmente 3 classi pollaio secondo la definizione gelminiana su 48, pari al 6,25%) e già da sole queste arrivano ad una percentuale dieci volte più alta di quella proposta dal ministro;
  • ma se a queste si aggiungono (secondo una definizione non gelminiana, ma in accordo con la normativa vigente) 2 classi da 30, 5 classi da 29, 5 classi da 28, 7 classi da 27 e 4 classi da 26, per un totale di 26 classi su 48 (percentualmente oltre il 54%) i numeri proposti dal ministro diventano pura fantascienza.

Qualcuno potrebbe pensare che il mio sia un istituto particolarmente sfortunato: so per certo che la situazione non è molto diversa in molte altre scuole secondarie del mio comune.

Nel resto d’Italia?

L’ordinanza emessa il 31 agosto scorso dal TAR Molise (N 163/2011) con sospensiva che lega il numero degli alunni delle classi all’edilizia scolastica, ovvero all’effettiva grandezza delle aule, ci segnala che il problema c’è e continua a presentarsi ovunque.

L’ordinanza stabilisce inoltre che l’Ufficio Scolastico Regionale è obbligato a verificare preventivamente il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza delle scuole, anche in presenza di possibili inadempienze imputabili a province e comuni quali enti responsabili della fornitura e manutenzione degli edifici scolastici.

E’ una sentenza importantissima che permette di impugnare direttamente le lettere degli Uffici scolastici regionali del MIUR che autorizzano le classi pollaio, ovvero classi formate con più di 25 alunni a prescindere dalla grandezza reale dell’aula, oppure classi con meno di 25 alunni che non rispettano l’indice individuale per alunno di 1,80 mq netti per materne, elementari e medie e 1,96 mq netti per le superiori

Con buona pace del ministro e delle percentuali che cerca di proporci…

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Aule pollaio, Gelmini bocciata

Posted by comitatonogelmini su 11 giugno 2011

da quibrescia
9 giugno 2011

Suonata, oramai quasi dappertutto, la campanella di fine anno scolastico, è ora tempo di fare i conti con promozioni e bocciature e anche il ministero della Pubblica Istruzione, guidato dalla bresciana Maria Stella Gelmini non può sottrarsi.

Soprattutto dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato (datata 9 giugno) nella quale, così come aveva già fatto il Tar del Lazio in gennaio, viene accolta una class action proposta dal Codacons contro le cosiddette “classi pollaio”, ovvero quelle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge.

La sicurezza e la vivibilità dei luoghi frequentati dagli studenti italiani sono inderogabili secondo i giudici che, nel dispositivo pubblicato venerdì, hanno dato ragione all’Associazione dei consumatori la quale, un anno fa, aveva avviato un’azione collettiva con diffida ai ministeri della Pubblica Istruzione, università e ricerca; dell’Interno; dell’Economia e finanze; della Pubblica amministrazione e innovazione e agli Uffici scolastici regionali.
Al ministro Gelmini ora spetta il compito di redigere un piano che metta in sicurezza le aule scolastiche evitando che vengano accorpati 35-40 alunni in ogni locale, e, nel caso in cui il ministero risultasse inottemperante a quanto disposto dal Consiglio di Stato, il Codacons ha già annunciato che chiederà la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed adempia a quanto disposto dal Tar.

Il Codacons aveva richiesto ai ministeri competenti di formare le classi in base alla reale grandezza dell’aula rispettando il numero massimo di 25 alunni per classe e l’indice minimo di spazio procapite di 1,80 mq netti (1,96 per le superiori) e di 20 in caso di presenza di alunno disabile. L’aula, per l’associazione consumatori, può contenere 25 alunni (o 20 se con disabile) se la sua dimensione è di almeno 45 mq netti (50 per le superiori). Per dimensioni inferiori deve invece essere ridotto proporzionalmente il numero di alunni.

Il Dpr 81 del 2009, innalzando il rapporto medio tra i numeri degli alunni e delle classi, prevede un massimo di 26 alunni nelle scuole primarie e dell’infanzia, arrivando fino a 30 nelle secondarie. Solo per l’anno 2009- 2010 restava la possibilità di attenersi ai limiti indicati dal decreto ministeriale 331 del ’98.

“Nessun dubbio potendo sorgere in merito alla natura generale e obbligatoria del piano di riqualificazione”, si legge nel testo del dispositivo, “così come per quel che attiene alla concretezza ed attualità della lesione derivante dalla sua mancata adozione, non può il Collegio – quanto alla adozione dello stesso entro un termine normativamente previsto – che concordare con il giudice di primo grado laddove ha condivisibilmente sostenuto che la previsione del termine è agevolmente desumibile dal riferimento, contenuto nell’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, al “solo” anno scolastico 2009-2010, così lasciando intendere che per gli anni successivi debba già essere stato adottato il piano di riqualificazione”.

La sentenza del Consiglio di Stato ha dunque respinto il ricorso presentato dai ministeri e da una quindicina di Uffici scolastici regionali (compreso quello lombardo) contro il Codacons per una riforma della sentenza emessa dal Tar del Lazio all’inizio del 2011.

Scarica il testo della sentenza

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Tar Lazio: «No alle classi-pollaio»

Posted by comitatonogelmini su 22 gennaio 2011

di Simona De santis
dal Corriere della Sera
21 gennaio 2011
Accolta la class action del Codacons, contro le aule in cui ci sono più di 35-40 alunni. Il ministero: sono solo 0,4%

Scarica il testo della sentenza

Entro 120 giorni il ministero dell’Istruzione e il ministero dell’Economia dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica. L’ordine arriva dal Tar del Lazio che ha accolto una class action proposta dal Codacons contro le cosiddette «classi-pollaio», ovvero quelle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni, attorno ai 35-40, supera i limiti fissati dalla legge.
Eppure il ministero di viale Trastevere non è d’accordo. Secondo Mariastella Gelmini «il ricorso presentato al Tar del Lazio è destituito di qualsiasi fondamento perchè le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4% del totale».

Ma il Codacons insiste: «È stata accolta «la prima class action italiana contro la Pubblica Amministrazione…. Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna», dichiara il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar».
Una nota del ministero della Pubblica Istruzione puntualizza invece: «Il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni». Colpa di studenti e genitori, insomma. E gli uffici della Gelmini aggiungono: «La questione della sicurezza e dell’edilizia scolastica è inoltre da sempre una delle priorità del ministero. È già stato stanziato infatti 1 miliardo di euro ed è stata assegnata una prima tranche di 358 milioni per avviare gli interventi più urgenti».

«Grazie a questa sentenza – sottolinea l’avvocato Rienzi – docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito», conclude Rienzi. Il Codacons sottolinea che «l’azione è stata avviata contro il Ministero della Pubblica Istruzione, e fa riferimento alle cosiddette «classi pollaio», ossia quelle aule scolastiche (che il Codacons ha raccolto in un apposito elenco depositato al Tar) nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge, con grave danno per la sicurezza di studenti e insegnanti».
«Dal punto di vista della giurisdizione – fa notare il Codacons – il Tar ritiene immediatamente applicabile la legge sulla class action contro le amministrazioni pubbliche, e legittima il Codacons ad agire in nome e per conto dei cittadini danneggiati dalla P.A.».

Il Decreto del ministero dell’Interno del 26 agosto 1992 parla chiaro: in base alle “norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, si prevede un “affollamento massimo ipotizzabile” di 26 persone per aula, di cui 25 alunni e un docente, salvo interventi specifici. Ma negli istituti romani questo non sempre avviene. Il Dpr 81/2009 ha comunque innalzato il numero minimo e massimo di alunni per classe, tema collegato ai tagli d’organico, con meno sezioni e un calcolo basato sui rapporti con i docenti. Il fenomeno è diffuso soprattutto nelle classi iniziali, dove, nei fatti, è facile arrivare a quota 30-31 per classe e difficilmente si scende sotto quota 27.

Le norme del ministero del 2009 prevederebbero, teoricamente, un limite di 27 alunni per classe, ma quando i resti non consentono di formarne un’altra di almeno 20, il limite salta. Tra i motivi delle proteste degli studenti dell’autunno c’era anche il sovraffollamento. Un tema sui cui, nei mesi scorsi, erano intervenuti i sindacati, evidenziando «i disagi provocati dai tagli economici». I dirigenti scolastici romani si sono spesso espressi all’unisono: «Il numero ideale non dovrebbe superare il tetto di 25 – hanno più volte ricordato – ma le nuove disposizioni facilitano la formazione di sezioni con 30 o più alunni».

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