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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘insegnanti’

Senza parole…

Posted by comitatonogelmini su 2 marzo 2016

Mandela

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Abolizione scatti anzianità, al Ministro va di scherzare: proposta “La Buona scuola” era provocatoria

Posted by comitatonogelmini su 30 gennaio 2015

The-Kandinsky-Effectdi Anselmo Penna
da OrizzonteScuola
30 gennaio 2015

C’è da restare sbigottiti alle affermazioni che il Ministro dell’istruzione Stefania Giannini ha rilasciato al Corriere della Sera sulla riforma degli stipendi dei docenti. (vedi il testo dell’articolo qui )

Ricordiamo, infatti, che nel documento “La Buona scuola” era prevista l’abolizione degli scatti stipendiali e l’avvio di una progressione legata al “merito”.

Proposta sonoramente bocciata da tutte le scuole d’Italia e dalla stessa consultazione gestita dal Governo.

Bocciatura che ha costretto ad una riformulazione della riforma degli scatti stipendiali con un sistema misto tra anziantià e merito.

Oggi, il Ministro ha affermato che la proposta presente nel testo “La Buona scuola” era “provocatoria”.

Prendiamo atto che il confronto avvenuto nel periodo delle consultazioni si è sviluppato su una proposta non seria e realistica.

Non c’è che da sperare che anche la proposta alternativa che prevede un quarto di scatti di anzianità e i tre quarti dal cumulo di crediti che dovrebbero certificare il merito sia altrettanto “provocatoria”.

C’è una domanda che crediamo importante rivolgere al Ministro: quali altre parti delle linee guida erano provocatorie? I precari devono temere qualche sorpresa?

L’impressione che se ne ha, invece, è che il Governo, al fine di tagliare gli stipendi dei docenti con una falsa proposta di riforma meritocratica, abbia voluto chiedere 100 per ottenere 90.

Una prima proposta civetta che prevedeva l’abolizione totale degli scatti di anzianità (chiaramente irricevibile), cui è seguita una abolizione quasi totale, dei tre quarti, spacciando il tutto per democrazia partecipata, dialogo e confronto.

Proposta, quest’ultima, che con molta probabilità non sarà più oggetto di confronto con i diretti interessati e, a quanto pare, neppure con le rappresentanze sindacali. Ce la troveremo direttamente sul piatto, nel decreo di fine febbraio

Questo giochetto non va sotto il nome di “provocazione”.

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Scuola, il fumoso pacchetto Giannini e la leggenda delle supplenze da abolire

Posted by comitatonogelmini su 30 agosto 2014

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di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
30 agosto 2014

Si avvicina l’inizio di un nuovo anno scolastico e, come è di rito, i media e il ministero all’Istruzione si preparano a sfornare commenti e battute, di colore e di contenuto, sulla scuola. E questo dopo che a mezza estate un sottosegretario aveva buttato lì la proposta di aumentare le ore di lezione dei docenti senza toccare un contratto bloccato da quasi un decennio, proposta poi semiritirata.
Le novità della nuova stagione scuola autunno-inverno 2014–2015, almeno a parole, ricordano molto quelle degli ultimi anni a questa parte.
Si parla di merito come toccasana per tutto e tutti, come sempre senza spiegare cosa è e chi lo valuta. Di scuole più autonome: ancora di più Private? Di nuovi programmi scolastici: ecco, questa non manca mai. E poi, novità, di superamento del precariato con una strada veloce per l’eliminazione delle supplenze. Domanda: quale? L’abolizione?
Ecco confezionato il famoso e fumoso pacchetto-scuola 2014–2015, già rinviato a data da destinarsi. Una litania ormai stantia. Il ministro Stefania Giannini decide il look per le dichiarazioni di inizio anno scolastico. «Bisogna superare definitivamente il sistema delle supplenze», ha dichiarato. «I supplenti non saranno eliminati fisicamente», ha ironizzato. Come? «Lo vedrete nelle prossime settimane», ha aggiunto il ministro.
Interessante, questa faccenda delle supplenze. Anche perché da ormai un lustro i nostri alunni e i nostri studenti, quando manca una docente, per malattia, sono smembrati in varie aule e classi. Senza che le loro famiglie ne siano pienamente consapevoli. E questo, naturalmente, avviene solo per risparmiare. Insomma, gli studenti, in caso di docente malata, vengono solo «tenuti a bada». E la lezione, spesso e volentieri, salta. Anche perché quando ti trovi in un’aula con 35 o 40 bambini invece di 24, l’unica cosa che può fare un docente è sperare che non si facciano male: perché la colpa è sua.
Sbagliato, c’è un’altra cosa che deve fare: sperare che non venga un terremoto o ci sia un incendio, perché in questo caso, anche se non è certo il docente a voler sopprimere le supplenze, se non i suplenti, la colpa di eventuali danni agli studenti è a scapito dell’adulto più vicino a loro, cioè del docente. Anche se magari tanti docenti questo piccolo particolare non lo sanno.
Lo Stato non mette a norma le aule, lo Stato non paga le supplenze e i supplenti, lo Stato ammassa decine di bambini in uno spazio non consono e senza che siano mantenute le minime norme di sicurezza in caso di emergenza (e non solo), ma l’eventuale colpa è del docente. Bisogna ricordare al ministro Giannini, quando fa ironia sulla scuola e sulle supplenze, che i docenti italiani non hanno alcuna voglia di ridere e di fare ironia. Bisogna che il ministro si metta in testa che, se è vero, come dice, che non si vogliono «sopprimere» i supplenti, da anni, però, sono già state soppresse le supplenze. E questo, per risparmiare.
Bisogna che il ministro sappia, e con lei tutto il governo Renzi, che sulla scuola le tre carte sono state mescolate da almeno vent’anni e, quello che ogni annuncio riguardo alla scuola ha prodotto fino ad ora, è solo il progressivo e raccapricciante taglio ai fondi e al personale. Al punto che si sta sfiorando l’ingestibilità di tutta la complessa macchina della scuola pubblica.
Occorre che Renzi e il suo ministro all’Istruzione e il suo governo si aspettino solo la «rottamazione» non solo di una parte dei politici, ma anche di tutte le politiche scolastiche messe in atto in questi ultimi decenni dai governi di centrodestra e centrosinistra in perfetta e sospetta continuità.
I docenti italiani non vogliono più parole nuove. Basta. Sono stanchi di essere presi in giro. Chiedono più soldi e più personale per la scuola pubblica. Chiedono un salario in linea con quello dei docenti europei. Chiedono scuole a norma. Chiedono a Renzi di non rimangiarsi i paroloni che aveva speso sulla scuola, poco prima e poco dopo il suo insediamento a primo ministro.
Tutto il resto sono chiacchiere e distintivi da inizio anno scolastico.

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I test Invalsi. Contributi a una lettura critica – Disponibile e scaricabile liberamente la versione in pdf dell’unico libro in Italia che affronta i quiz-Invalsi con sguardo critico

Posted by comitatonogelmini su 8 maggio 2014

Copertina-i_test_invalsi

di Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica – Bologna
8 maggio 2014

Disponibile e scaricabile liberamente la versione in pdf dell’unico libro in Italia che affronta i quiz-Invalsi con sguardo critico. Contro il pensiero unico neoliberista sulla scuola, un antidoto alla subalternità.

Sono ormai nove anni che i test Invalsi sono stati introdotti nelle scuola italiana.
Essi, con la filosofia didattica e strutturale che vi sta alla base, costituiscono una delle più pesanti e progressivamente totalizzanti intrusioni degli ultimi tempi nell’articolazione della scuola pubblica, giungendo ad influenzare prepotentemente anche la stessa microfisica della didattica curricolare.
Eppure sembra che il tema debba rimanere tabù, non solo fra gli studiosi dell’organizzazione scolastica e tra i pedagogisti universitari, ma anche tra i pubblicisti votati ad un pubblico generalista.
Il volume raccoglie e mette a confronto i diversi ed interessanti interventi che in questi ultimi anni hanno riflettuto sui test e sulla loro filosofia, spesso prodotti in occasione di iniziative finalizzate a riaprire il dibattito e rimettere in discussione questo preteso “pensiero unico” della scuola del futuro.
Testi di Ferdinando Alliata, Sara Bacchini, Marco Barone, Piero Bernocchi, Alessandra Bocchi, Luca Castrignanò, Coordinamento Precari Scuola Bologna, Girolamo De Michele, Silvia Di Fresco, Gianluca Gabrielli, Ferdinando Goglia, Chris Hodges, Carmelo Lucchesi, Maddalena Micco, Valentina Millozzi, Bruno Moretto, Sebastiano Ortu, Adriana Presentini, Edoardo Recchi, Enrico Roversi, Carlo Salmaso, Giorgio Tassinari, Serena Tusini, Matteo Vescovi.

Clicca qui per scaricare il libro

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Gli insegnanti tra responsabilità sociale e rendicontazione

Posted by comitatonogelmini su 1 febbraio 2014

1depdi Cosimo De Nitto
da FuoriRegistro
1 febbraio 2014

Considerazioni a margine dell’articolo di Antonio Valentino “Scuole e docenti responsabili dei risultati. È una parola!”

Responsabilità o irresponsabilità sociale? Responsabilità certamente.
Controllo o arbitrio? Controllo, ovviamente.
C’è qualcuno che può contestare queste risposte? Non credo, sarebbe come negare che l’acqua calda sia calda.
Qui si ferma il discorso di principio, sulla soglia dell’ovvietà tautologica.
Quando comincia la discussione e il confronto? Quando dall’affermazione di principio si passa al concreto, al che fare.
Si pone qualche domanda:
1) circa 700.000 insegnanti italiani si sentono, sono, si comportano da socialmente responsabili? Salvo qualche eccezione, per la quale però non mancano gli strumenti giuridici e disciplinari per intervenire, mi sento di rispondere: sì sono socialmente responsabili, talvolta eccedono persino;
2) gli insegnanti italiani possono fare impunemente ciò che credono e vogliono per assenza di controllo e perché non sono tenuti a rendere conto a nessuno? Questo è tutto da dimostrare basta pensare un po’ alla vita professionale reale che svolge l’insegnante, magari attraverso alcune faq come queste:
a) l’insegnante è controllato nel rispetto degli orari di servizio?
b) l’insegnante rende conto di quanto, quando, come, cosa insegna attraverso la documentazione di “ufficio”?
c) l’insegnante è controllato e rende conto dell’adempimento dei suoi doveri anche in orario non d’ufficio? (Correzione dei compiti, preparazione dei materiale delle lezioni ecc.)
d) l’insegnante è controllato e rende conto della sua partecipazione ai lavori collegiali, incontri con le famiglie, esperti ecc.?
e) l’insegnante rende conto alle famiglie del “contratto formativo” che viene stipulato e talvolta messo anche formalmente per iscritto?
d) l’insegnante rende conto del programma e della programmazione educativa e didattica agli organi collegiali, al dirigente superiore gerarchico, alla comunità scolastica anche tramite il POF, documento sociale e pubblico?
e) l’insegnante è controllato e rende conto delle attrezzature, materiali, laboratori che gli sono assegnati?
….
z) nel caso l’insegnante venga meno ai suoi obblighi ci sono gli strumenti normativi e disciplinari per sanzionarlo?

Questo per porre fine alla leggenda metropolitana alimentata, inconsapevolmente spero e a loro insaputa, anche da voci interne alla scuola, che gli insegnanti sono privilegiati e non rendono conto del loro operato a nessuno, sono intoccabili, corporativi e accaniti conservatori dei propri privilegi e non c’è legge che li controlli o li sanzioni se sgarrano.

Se dopo tutte queste faq qualcuno viene a dirmi che gli insegnanti rifiutano per principio il controllo e la rendicontazione vado fuori di testa, lo giuro.

Chiuso questo discorso andiamo avanti con la necessità che viene posta di un’analisi e quindi di una valutazione degli aspetti qualitativi degli apprendimenti e degli insegnamenti.
Qualche secca annotazione.

1) Che siano i test INVALSI a darci questi strumenti di conoscenza e valutazione della qualità degli apprendimenti e della qualità dell’insegnamento credo che sia dimostrabile come l’affermazione che un quadrilatero ha tre lati.
2) che questa valutazione scaturisca come per miracolo dai “risultati” (quali?) rilevati attraverso un test, per quanto perfetto (?) e magico esso sia, è un altro teorema del quale si può dimostrare solo la sua…indimostrabilità.
3) la qualità dell’insegnamento/apprendimento dipende in primo luogo dalla qualità complessiva del sistema, dalla sua governance (anch’io spicco inglisc), dalle politiche scolastiche, dalla qualità dei curricoli, dalle strutture e strumenti, dalle politiche di formazione, aggiornamento, ricerca educativa, sperimentazione didattica, organizzativa, dalla “credibilità” sociale del sistema stesso, dai livelli retributivi degli insegnanti, dalla loro età,
….
(e qui veniamo al cuore del problema)
dagli investimenti o disinvestimenti o “tagli”, che hanno caratterizzato le politiche governative degli ultimi governi.
E allora di che parliamo, caro Valentino? Non ti sembra piuttosto miope, strabico, parziale il discorso che fai? Non è legittimo il sospetto che discorsi come il tuo possano nascondere ben altre e capitali responsabilità dei fallimenti del sistema scolastico?
Mi sa che gli insegnanti nel fallimento della scuola abbiano le stesse responsabilità degli operai della Elettrolux nella crisi dell’azienda. A loro si chiede di pagare il conto in termini di salario, drasticamente diminuito, e di diritti, tutti, ai quali sono chiamati a rinunciare. Gli operai, dunque, sarebbero i “responsabili” dei fallimenti della direzione aziendale e dell’assenza di politiche economiche da parte dei governi centrali e periferici?

La responsabilità degli insegnanti resta un fattore costitutivo della loro professionalità, ma ora e in queste condizioni in cui hanno ridotto la scuola non può essere usata come foglia di fico per coprire le vergogne di chi dovrebbe invertire la tendenza e creare le migliori premesse per un rilancio del nostro sistema scolastico.
La “questione docente” solo in un contesto di rilancio e forte investimento sul sistema scolastico, all’interno di un progetto complessivo ha luogo e ragione di essere affrontata.

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Taglio salari insegnanti: una proposta indecente

Posted by comitatonogelmini su 8 gennaio 2014

insegnanti_disperati

di Marina Boscaino
da MicroMega
8 gennaio 2014

I salari dei docenti sono fermi dal biennio economico 2008/09. Nel 2010 sono stati azzerati anche gli scatti stipendiali. Lo scorso anno, considerando il drastico taglio che intervenne sul Fondo di Istituto delle scuole (quello che serve alla gestione delle attività extracurricolari e al pagamento delle figure che rivestano ruoli particolare nel funzionigramma dei singoli istituti, ma anche al pagamento delle ore di supplenza e di altre importanti azioni che vengono svolte) e soprattutto  le imminenti elezioni politiche, governo e sindacati si accordarono sul fatto che parte dei risparmi venissero destinati al pagamento degli scatti di anzianità per quei docenti che ne avessero maturato il diritto nel 2013. Tra parentesi: si mettevano in ginocchio gli istituti scolastici per ripristinare un diritto violato, in ulteriore violazione rispetto ad una mancanza ancor più grave (il blocco del contratto). La scuola suddita del Pensiero Unico e dell’egemonia dell’economia. Il fallimento annunciato della presunta rivoluzione, l’autonomia scolastica.

È stato dunque inserito nella busta paga di dicembre di tali docenti l’importo corrispondente agli scatti dei mesi tra settembre e dicembre, oltre allo stipendio e alla tredicesima. Qualche giorno fa, fatti i conti, il MEF ha chiesto ai docenti “beneficiati” dalla concessione di un diritto maturato (ed alienato per tanti anni) la restituzione attraverso una trattenuta di 150 euro mensili degli scatti percepiti. La petizione organizzata in Rete e indirizzata a Carrozza e Letta ha raccolto in pochi giorni una straordinaria adesione.

Contemporaneamente ha tuonato Renzi: “A me non  interessa il rimpasto, ma se il ministro dell’Economia richiede indietro 150 euro agli insegnanti io mi arrabbio (…). Non stiamo mica su Scherzi a parte. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro”. Evidentemente, il timore di un’arrabbiatura del neosegretario del PD c’è, eccome. Dopo che il Mef aveva risposto ieri che “il recupero delle somme relative agli scatti degli stipendi della scuola è un atto dovuto da parte dell’amministrazione”questa mattina una nota emersa da una riunione a Palazzo Chigi tra Letta, Saccomanni e Carrozza dichiara che gli insegnanti non dovranno restituire gli euro percepiti in seguito allo sblocco degli scatti del 2013. Renzi alza la voce e il governo non solo si affretta a fare marcia indietro, ma conferma da una parte l’imbarazzante assurdità di un provvedimento imposto sulle spalle di lavoratori cui da anni sono stati alienati diritti; dall’altra il proprio essere totalmente in ostaggio del nuovo arrembante PD, che esterna in modo veemente su alcuni temi, nicchia e indugia su altri, meno visibili dal punto di vista mediatico, ma ancora più rilevanti quanto a gravità.

Passata, a quanto pare, questa surreale emergenza, rimane l’amarezza del trattamento cui i docenti vengono da anni sottoposti. E l’assoluta consapevolezza che l’ipotesi di un simile provvedimentoche risponde alla medesima ratio della proposta indecente dello scorso anno, di aumentare l’orario di lezione di un terzo a parità di salariotrova la propria motivazione nella delegittimazione della scuola, degli insegnanti e, con loro, del valore della cultura e dell’apprendimento nelle esistenze individuali e nel sistema di valori della nazione. Ma anche nella logica del fiscal compact, che certamente si ripercuoterà in maniera drammatica sul prossimo contratto. Le previsioni di Paul Krugman rispetto alla possibile dissoluzione dello stato sociale in seguito all’inserimento in Costituzione del vincolo di pareggio di bilancio cominciano, nella scuola ed altrove, a manifestarsi concretamente.

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Anche sui test Invalsi, la parola ai docenti

Posted by comitatonogelmini su 11 dicembre 2013

matematica-assassina

di Marina Boscaino
da micromega
11 dicembre 2013

Qualche giorno fa, durante un incontro sulle Lavagna interattive multimediali, tenuto da un bravo formatore di una casa editrice seria (ma sulla formazione a cura delle case editrici ci sarebbe da scrivere un trattato, sia per il probabile conflitto di interessi tra proposta metodologica e proposta di mercato sia per la scarsa credibilità professionale di un progetto di aggiornamento che scelga di ricorrere a risorse di questo genere), mi è capitato di ascoltare questa frase, proferita con assoluta nonchalance: “Perché voi sapete che dal prossimo anno i test Invalsi saranno obbligatori anche al V anno delle superiori e all’Esame di Stato”.

Non ho potuto fare a meno di intervenire. E di sottolineare che l’ipotesi che ciò avvenga è stata ventilata in una lettera (ora, come potete constatare cliccando sul link, scomparsa) che l’Invalsi ha indirizzato ai Dirigenti scolastici a metà di novembre. E di rimarcare – dato che c’ero – come tutti i prodigi tecnologici che venivano presentati da lui come da alcuni che lo avevano preceduto, testi digitali da usare, appunto, con la Lim, contenessero un apparato di esercizi ben nutrito, quasi interamente propedeutico ai test Invalsi. In altre parole: ci siamo fatti dettare l’agendasenza una normativa di riferimentoconsentendo il lento inserimento nella pratica didattica (di cui non avremmo dovuto essere noi gli esperti?) di elementi che lentamente e implacabilmente hanno plasmato lo stile pedagogico di molti di noi, il modo di lavorare, la determinazione delle prove di verifica. A poco a poco, applicando pseudo-provvedimenti con il contagocce, ma costantemente, si riesce a “forgiare” il Pensiero Unico: così è stato per il neoliberismo e le sue infinite deviazioni, ormai accolte diffusamente; così per l’idea che parole come “comunista” fossero portatrici di per sé di tumori mefitici; così – ma è uno dei tanti esempi – molte misure inaccettabili sono entrate nella nostra vita e, con essa, nei nostri istituti, mimetizzate dall’idea di una modernità sempre positiva e vincente. In un Paese come il nostro, caratterizzato da una tradizione pedagogica illuminata, si tratta di una vergogna, di cui siamo tutti responsabili.

Da noi è possibile pensare che un’affermazione – per di più contenuta in una “lettera”- determini la norma cui doversi attenere. La stessa cosa è accaduta con i Bisogni Educativi Speciali. Sono bastate una direttiva ed una circolare a far sì che in molte scuole si procedesse all’esecuzione acritica, propiziata dall’intransigente volontà di molti dirigenti di essere più realisti del re.

Ma di prescrittivo non esiste nulla. Come per i BES, la cosiddetta normativa Invalsi è fluttuante ed incerta. Uso e consuetudine hanno indirizzato le nostre azioni, facendoci perdere senso critico e coscienza professionale. Ma, soprattutto, esercizio della cittadinanza.

Prendiamo l’Invalsi, di cui tra pochi mesi si celebrerà la triste consuetudine, caratterizzata da obbedienza a capo chino da parte di molti e da opposizione da parte di pochi. Esclusi rari casi, le prove Invalsi paiono essere per tutti affare che inizia al principio di maggio e finisce con la loro conclusione, al punto che la norma sull’istituzione del Sistema Nazionale di Valutazione è passata nell’indifferenza generale lo scorso luglio, senza che la comunità educativa e scolastica quasi se ne accorgesse. Non esistono norme precise che vincolino a svolgere i test Invalsi. Nel 2011, dopo una lettera (sic!) inviata agli istituti scolastici dall’allora presidente Invalsi, Roberto Cipollone, in cui si sottolineava l’obbligatorietà delle prove, si pronunciò l’avvocato dello Stato Paolucci, che affermò che le scuole non dovevano per forza essere sede delle prove e ne determinò l’incompetenza rispetto alla materia, poiché nessuna legge affidava loro questa competenza. Intervenne così l’art. 51 del dl 5/ 2012 che prevede, al secondo comma: “Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti, di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176”. Si chiama decreto-legge “semplificazione”, ed effettivamente ha tanto semplificato la fatica che il governo avrebbe dovuto fare se fosse arrivato a spiegare e far accettare alla scuola questa norma con pratiche di ascolto e di dialogo con le componenti coinvolte. A proposito dell’art. 51 del dl 5/12 l’avvocato Mauceri (Per la scuola della Repubblica) chiarisce: “Si tratta di una disposizione formulata in modo ambiguo, ma che certamente non afferma l’obbligatorietà dei docenti a svolgere tale specifica attività a prescindere dalle delibere dei Collegi, né, tanto meno, l’obbligo di questi ultimi di deliberarle. Poiché l’anno scorso era stato a lungo dibattuto proprio di vincoli e la questione si è riproposta anche quest’anno, se il legislatore avesse voluto stabilire l’obbligatorietà delle prove Invalsi, avrebbe potuto affermarla esplicitamente. Il legislatore si è invece limitato a qualificare dette prove come attività ordinaria di istituto; si tratta in sostanza di una norma attributiva di una competenza alle istituzioni scolastiche; il problema dell’obbligatorietà della partecipazione dei docenti a dette prove non è quindi risolto da tale disposizione”. Il dl 5/12 corregge, casomai, il vulnus segnalato da Paolucci. Ciò non toglie cheper rendere l’Invalsi vincolanteoccorra una delibera del Collegio dei docenti, chenella dimensione della volontà collettiva su temi di competenza esclusiva contempera il principio della libertà di insegnamento, costituzionalmente determinato. È ancora nelle nostre mani, dunque, la scelta: anche nella necessità di animare la discussione sugli Invalsi non in maggio, quando tutto è già definito; ma in settembre, quando si votano le attività nei collegi dei docenti.

È questo uno dei motivi per cui non possiamo assolutamente distrarci rispetto alle recenti e passate incursioni dei governi sulla democrazia scolastica e sulle prerogative degli organi collegiali.

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I BES: opportunità o tentativo di ridurre il sostegno?

Posted by comitatonogelmini su 9 dicembre 2013

bes
di CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
9 dicembre 2013

CORSO di aggiornamento REGIONALE 

I BES: opportunità o tentativo di ridurre il sostegno?

giovedì 12 dicembre 2013 ore 9.00 – 13.00

Aula 1S –  I.T.T. “G. Marconi” Via Manzoni, 80 – Padova

ore 9.00 – 9.30 : registrazione dei partecipanti

Relazioni

Lucia ArgentatiDocente di sostegno – Coordinamento Precari Bologna

DSA e BES: nuove contraddizioni tra tagli e tutele

Maria Assunta NichisoloDocente X Istituto comprensivo – Padova 

Bisogni educativi ed aspetti pedagogico-didattici

Sebastiano OrtuDocente di lettere – CESP nazionale

I BES: una via per eliminare il sostegno?

Ore 11.15 – 11.30: pausa caffè

Ore 11.30 – 13.00

 dibattito/confronto

Introduce e coordina il dibattito: Maurizio PeggionCESP Padova

Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente

L’ iscrizione si effettua all’apertura del convegno, per adesioni preliminari: CESP via Cavallotti 2 – 35100 PADOVA – FAX 0498824273 – EMAIL : info@cesp-pd.it

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Aumenti di stipendio in base al merito, se ne parla nel DEF, ma a costo zero. Verso la cancellazione del Fondo d’Istituto?

Posted by comitatonogelmini su 24 settembre 2013

stipendi ciao..

da Orizzontescuola
24 settembre 2013

Nel “Documento di economia e finanza” 2014 il Governo Letta inserisce una nota che affronta la valutazione delle prestazioni dei docenti e il legame con la progressione di carriera. Verso la cancellazione del fondo d’istituto?

Sarà, ovviamente, materia contrattuale, ma se ne fa già cenno nel DEF, ciò che un tempo veniva chiamata “finanziaria”. Il Governo affronta le questioni irrisolte del personale docente, tra le quali quella della carriera e del merito: un “sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato a una progressione di carriera svincolata dalla mera anzianità di servizio”.

Argomento che sarà delegato all’apertura del tavolo di contrattazione con i sindacati, ma attenzione, il Ministero non metterà sul piatto neppure un euro, se non i risparmi derivanti dai tagli. Quindi, se la scuola vorrà pagarsi un sistema meritocratico, dovrà farlo ricavando le risorse al suo interno.

Il pensiero corre veloce verso quel MOF che in questi anni è oggetto di ritagli per finanziare il blocco degli scatti di anzianità o a quei fondi derivanti dai tagli Gelmini-Tremonti che dovevano rappresentare la base di un sistema di valorizzazione del personale della scuola, ma che hanno finanziato gli scatti di anziantià 2011 e che finanzieranno quelli 2012.

Molto della partita, oltre alla questione finanziaria, si giocherà sul modello di sistema premiale. Due le correnti:

  • sistema puro, quindi con la progressione stipendiale interamente legata al livello prestazionale dei docenti;
  • o sistema misto, che vedrà una base stipendiale che progredisce in base agli anni di servizio, cui verrà innestata una incentivazione legata al merito.

Vedremo cosa accadrà, quale posizione assumeranno i sindacati che hanno già promesso di non arretrare davanti ad una offerta ministeriale priva di incentivi economici e se saranno accondiscendenti nell’accettare una nuova sforbiciata alle risorse per finanziare un sistema meritocratico.

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Test Invalsi, l’incompetenza regna sovrana

Posted by comitatonogelmini su 21 settembre 2013

For-Distant-Viewing
di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
21 settembre 2013

Se uno studente a scuola non è bravo, di chi è la colpa? Risposta: dei docenti. Sì, certo. In parte può anche essere vero. Ma dipende anche da chi sono gli studenti. O no? Certo. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe la differenza di competenza e di preparazione di studenti diversi che hanno lo stesso docente.

Eppure chi ha scritto e pensato l’ultimo decreto-scuola pare non la pensi così. E si scopre, finalmente, il vero utilizzo dei famigerati test Invalsi: giudicare i docenti. Non era meglio il vecchio ispettore scolastico che entrava nelle classi e osservava i docenti all’opera di fronte alla classe? Ne seguiva l’interazione? La didattica? No. Meglio i test. Anche se non oggettivi. Dovevano essere solo test a campione, sono diventati obbligatori per tutti. Insomma, dove i risultati dei test Invalsi sono scarsi, – e per scarsi si intende inferiori alla media nazionale, – i docenti sono rimandati e devono tornare a studiare.

Ancora una volta, tutto a rovescio rispetto a ciò che accade all’estero: invece di una formazione permanente per tutti i docenti, con un tot di ore obbligatorie di aggiornamento ogni annoma anche pagatein Italia il nostro governo di finti tecnici per risparmiare trasforma l’aggiornamento in una forma punitiva per pochi

Chi sono i docenti peggiori? I penalizzati? I rimandati? Naturalmente quelli che lavorano in particolari contesti come le zone a rischio o a forte concentrazione di immigrati. Possibile che gli estensori di questo ridicolo articolo del decreto non intuiscano che se anche il miglior docente del mondo insegnasse in scuole che si trovano in aree particolarmente degradate della nostra penisola, sarebbe anche lui considerato un docente rimandato? Tra l’altro, le ore di aggiornamento che i docenti rimandati dovranno sostenere, sono un’aggiunta al normale monte ore di lavoro nella gestione delle classe.

Non si può fare a meno che prendere atto dell’incompetenza che regna sovrana nel ministero dell’istruzione. Da anni. Pensano da dare un’idea di efficienza con queste trovate pseudomeritocratiche, ma creano solo confusione, suscitano ilarità e tristezza al tempo stesso. Valutate un docente attraverso le risposte chiuse che danno i suoi studenti? Invece di osservarlo lavorare dal vivo? Di giudicare la sua didattica? Ma di cosa state parlando? Di quale scuola? Di quali studenti? Ma da quanti decenni non entrate in un’aula scolastica? Vergogna! Ma tornate a scuola voi, per favore! I veri somari non sono nè i docenti nè gli studenti, siete voi! Non meritate nessun esame di riparazione: siete bocciati. Per inadeguatezza a gestire la scuola pubblica italiana.

 

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