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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘ora di religione’

L’Ufficio Scolastico Regionale autorizza le nomine per l’ora alternativa alla IRC!!!

Posted by comitatonogelmini su 14 settembre 2010

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e provincia
14 settembre 2010

 

Con la nota  MIUR/AOODRVE/UFF.III/10978/C7 del 14 settembre 2010 l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto ha emesso una serie di Indicazioni operative per la nomina dei docenti per svolgimento di attività alternative all’ insegnamento della Religione Cattolica.

Riportiamo alcuni punti salienti:

“In presenza di alunni che hanno scelto di non avvalersi di tale insegnamento,esercitando l’opzione per le attività alternative (o per lo studio individuale con assistenza di personale docente) sorge l’obbligo, per le istituzioni scolastiche, di organizzare le predette attività alternative (o di assicurare l’assistenza allo studio individuale), a prescindere dalla presenza nella scuola di insegnanti in soprannumero o con ore a disposizione.

Modalità organizzazione attività alternative

Premesso che il contenuto delle attività alternative deve essere definito dal collegio dei docenti delle singole scuole, i dirigenti scolastici procederanno come segue a nominare il personale docente necessario a coprire le ore in questione :

a. prioritariamente attribuendo le ore a docenti in servizio nella scuola totalmente o parzialmente in soprannumero o, ai fini del completamento d’orario , a docenti di ruolo e non di ruolo la cui cattedra sia costituita con un numero di ore inferiore a quello obbligatorio;

b. qualora non sia stato possibile attribuire in tutto o in parte le ore di attività alternative agli insegnanti indicati al precedente punto a), i dirigenti scolastici conferiranno tali ore, con il loro consenso, a docenti di ruolo o con nomina di supplenza annuale (31.8.2011) o fino al termine delle attività didattiche (30.6.2011), in servizio nella scuola che hanno già raggiunto l’orario di cattedra (ore eccedenti);

c. nel caso in cui non sia stato possibile procedere, in tutto o in parte, alla copertura delle ore in questione con i docenti indicati ai precedenti punti a) e b) i dirigenti scolastici potranno stipulare contratti a tempo determinato, con aspiranti a supplenza inclusi nelle graduatorie di istituto.

Durata nomina per ore eccedenti – contratto a TD per supplenza – Retribuzione.

Sia nel caso in cui vengano attribuite ore eccedenti a docenti in servizio nella scuola, sia nel caso in cui si renda necessario stipulare un contratto di supplenza attingendo dalle graduatorie di istituto, la durata della nomina e della relativa retribuzione sono fissate al 30.6.2011.

Organo competente alla liquidazione delle competenze al personale docente che svolge le attività alternative con ore eccedenti o con contratto a tempo determinato.

Da accertamenti effettuati da questa Direzione risulta che il Bilancio del MIUR prevede specifici stanziamenti per il pagamento dei docenti che svolgono le attività alternative di cui trattasi.

I relativi fondi sono gestiti dal MEF, tramite le Direzioni Provinciali dell’Economia e delle Finanze, sui seguenti capitoli: capitolo n. 2711: scuola dell’infanzia; capitolo n. 2709: scuola primaria; capitolo n. 2710: scuola secondaria di 1^ grado; capitolo n. 2703: scuola secondaria di 2^ grado.

Pertanto, anche nel caso in cui si renda necessario nominare personale supplente, la relativa spesa non graverà sul bilancio dell’istituzione Scolastica.

Dunque avevamo ragione!!!

Il lavoro svolto nei mesi precedenti dai Comitati Buona Scuola del Veneto  (se volete qui e qui trovate le puntate precedenti…) ha permesso di ristabilire un diritto costituzionalmente previsto che in centinaia di situazioni non era stato garantito.

Un grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno supportato nel nostro percorso e, come sempre,……

MAI MOLLARE!!!!!!!!!!!

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Oltre l’ora di religione, niente

Posted by comitatonogelmini su 3 giugno 2010

di Raphael Zanotti
da La Stampa
3 giugno 2010
Le scuole non organizzano attività alternative perché non hanno fondi, ma dal ministero risultano essere arrivati circa 38 milioni: «Come sono stati spesi?»

Fino a qualche anno fa mandare un figlio in una scuola privata cattolica era una spesa che potevano affrontare solo le famiglie benestanti. E cattoliche, naturalmente. Oggi il paradosso è che educare i propri figli al di fuori dei dettami del cattolicesimo è diventato un lusso. La libertà religiosa, o non religiosa, dei bambini costa. Troppo secondo quanto emerge da un questionario distribuito dalla Consulta per la laicità delle istituzioni. E a farne le spese sono proprio i bambini non cattolici.

Al questionario hanno risposto 170 famiglie che, all’atto di iscrizione a scuole di ogni ordine a grado, avevano chiesto di non far seguire l’ora di religione ai loro figli. Il 77% di loro aveva chiesto che il figlio seguisse delle attività alternative, ma nella metà dei casi la scuola non ha messo in piedi nulla. Perché? Sempre secondo il questionario in tre casi su quattro la scuola ha risposto di non avere fondi. Così – denuncia la Consulta – nella maggior parte dei casi i ragazzi vengono «parcheggiati» in altre classi, quando non addirittura nei corridoi, e un ragazzo su dieci è «costretto a seguire l’ora di religione come “uditore”». Infine, nel dieci per cento dei casi, i genitori hanno denunciato di aver subito pressioni da parte dei dirigenti scolastici perché iscrivessero i figli all’ora di religione.

La Consulta ha deciso di vederci chiaro, anche perché offrire un’alternativa ai bambini che non vogliono avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è un obbligo previsto dalla legge. Ha così ripetutamente chiesto all’Ufficio Scolastico Regionale delucidazioni sui fondi messi a disposizione per istituire attività alternative. Dall’Ufficio scolastico, però, non è giunta risposta.

«A questo punto ci siamo rivolti al Difensore Civico Regionale – fa sapere Tullio Monti, presidente della Consulta – In rappresentanza di dieci diverse associazioni abbiamo presentato un esposto». Esposto al quale il difensore civico, l’avvocato Antonio Caputo, ha risposto di recente, informando la Consulta di essersi attivato per avere informazioni dal Provveditorato e dal ministero dell’Economia e della Finanza.

Secondo quanto risulta al Difensore Civico, infatti, il ministero ha fatto arrivare in Piemonte una pioggia di denaro per finanziare l’ora di religione e le sue alternative. Tra il decreto 289 del 30 dicembre 2008 e il 172 del 19 agosto del 2009 la somma ammonterebbe a oltre 38 milioni di euro. Non si tratta proprio di poche briciole.

Ma allora perché le scuole denunciano di non avere fondi?

È quello che vuole capire la Consulta. E a questo punto anche il Difensore Civico, che nel frattempo ha ricevuto anche l’esposto di una mamma e ha dunque aperto una propria indagine. Il Difensore Civico si è rivolto all’Ufficio Scolastico Regionale e al Ministero delle Finanze chiedendo conto dei fondi disponibili e ai criteri adottati per l’attivazione dell’ora alternativa; in caso di mancata utilizzazione, il motivo di quest’ultima; se le famiglie vengono adeguatamente informate delle alternative che hanno (una parte del questionario della Consulta ha evidenziato carenze anche in questo senso); se le direzioni scolastiche del Piemonte hanno presentato progetti per l’ora alternativa; entro quali criteri si esplica l’autonomia dei vari istituti scolastici per la formazione di graduatorie dei docenti interessati a insegnare attività alternative all’ora di religione e se l’amministrazione non ritenga comunque di dare corso a un’organizzazione sistematica e coordinata, in ambito regionale, dell’insegnamento dell’ora alternativa.

Il Difensore Civico si riserva ogni ulteriore approfondimento sulla questione. Scrive ancora: «Ribadiamo che il diritto all’attivazione dell’insegnamento della cosiddetta ora alternativa si pone quale diritto assoluto che, a pena di ingiustificabili disparità di trattamento, è necessario riconoscere a pieno titolo a tutti gli interessati, secondo il costante insegnamento della giurisprudenza costituzionale e di legittimità».

Il tema è particolarmente delicato, anche perché tra le dieci associazioni che hanno presentato l’esposto non ci sono solo esponenti laici o atei, ma anche gruppi espressioni di diverse culture religiose come l’associazione «31 ottobre per la scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani) e il Gruppo studi ebraici. Altre associazioni rappresentano insegnanti, genitori e sindacati di varia estrazione.

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Crocifisso sì, crocifisso no: è la scuola che è in croce!

Posted by comitatonogelmini su 6 novembre 2009

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Il putiferio mediatico di questi giorni legato alla sentenza della Corte Europea sull’esposizione del crocifisso non ci  sorprende. Ci avvilisce.
Il tripudio di dichiarazioni, di articoli di giornale e di commenti televisivi  dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, l’inettitudine  e l’ipocrisia di buona parte del mondo politico e dell’informazione: ci riferiamo alle dichiarazioni sdegnate dei politici che oggi guaiscono contro l’attacco alla nostra identità cristiana (ma anche a taluni paladini della laicità che non hanno mai proferito parola sui problemi della scuola, e sul fondamentale tema della pluralità religiosa e culturale al suo interno, per i quali questa vicenda rappresenta solo un’occasione per diramare l’ennesimo comunicato stampa…). Ci riferiamo agli organi di informazione che oggi ci ammorbano con pagine, trasmissioni, sondaggi e televoti su crocifisso sì, crocifisso no: apriamo il dibattito!

Si tratta – quasi sempre – degli stessi politici che in croce hanno messo la scuola, privandola di mezzi e risorse finanziarie, tagliando un numero sconsiderato di docenti, intervenendo in tutti i modi per cancellare il ruolo dell’istruzione pubblica.
Si tratta degli stessi mass media  che per mesi si sono prestati e hanno stimolato la salottiera discussione sui grembiulini e sul maestro unico, per poi stendere un totale e impenetrabile velo di silenzio sulla situazione disastrosa in cui oggi versa la scuola pubblica.

Oggi la scuola rischia di andare a rotoli e fa acqua da tutte le parti. Tra i punti dolenti che sono oggetto di un pervicace attacco da parte dell’attuale Governo, volutamente  ignorati dalla stampa, c’è sicuramente anche la questione della laicità della scuola:  parliamo del diritto quotidianamente negato all’ora alternativa, dell’impossibilità di aprire una discussione seria sulla riforma dell’insegnamento della religione cattolica in favore di un più sensato insegnamento di storia e cultura delle religioni, del fatto che siamo l’unico paese in cui i docenti di religione sono pagati dallo Stato ma scelti dalla Curia, del fatto che un Ministro possa tranquillamente ignorare una sentenza di Tribunale che – con buon senso – esclude gli insegnanti di religione dagli scrutini e dalla possibilità di assegnare crediti formativi, semplicemente per evitare assurde disparità con gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica.

Di tutto questo – che costituisce il vero terreno su cui si concretizza  il tema della laicità della scuola – non si parla. E’ più comodo aprire e chiudere rapidamente una bella e salottiera discussione sui crocefissi.

Noi genitori e insegnanti, che ai salotti continuiamo a preferire i banchi di scuola, a questo teatrino non ci prestiamo.

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

Sul tema vi segnaliamo questi contributi:

– articolo di Don Enzo Mazzi da “Il Manifesto” del 5 novembre 2009

– articolo da “Il Mattino di Padova” del 5 novembre 2009

Crocefisso e sentanza Ue: se lo stabilissero i docenti? da Retescuole

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Ora di religione e dintorni

Posted by comitatonogelmini su 20 ottobre 2009

oradireligione

 

 
di Cinzia Mion
da www.edscuola.com

 

 

 

 

Qualche chiarimento va subito fatto per liberare la questione dagli equivoci:

1)    la differenza sostanziale tra culto e cultura,

2)    la differenza sostanziale tra identificazione e identità,

3)    la differenza sostanziale tra la disciplina religione e conoscenza dei fatti religiosi

4)    la differenza sostanziale tra materia obbligatoria e facoltativa e conseguente collocazione dentro o fuori dell’orario obbligatorio

5)    la differenza sostanziale, tra separazione ed interazione-integrazione, inclusione od esclusione.

Mi propongo di essere sintetica ma non so se ci riuscirò: 

– per quanto attiene la prima differenza la revisione del Concordato e la successiva Intesa hanno  previsto in modo inconfutabile  il carattere culturale della disciplina  religione e l’esclusione degli atti di culto (preghiere,  messe, benedizioni, ecc durante l’orario scolastico)

– per quanto attiene la seconda differenza bisogna far ricorso alla psicologia che individua l’identificazione come un percorso accompagnato da “sono come…” e che sostiene il primo nucleo della crescita personale,  ed un secondo momento che invece apre all’identità vera e propria “non sono come…”. Anche l’identità sessuale obbedisce a questo processo : identificazione con lo stesso sesso e differenziazione dal sesso opposto.

E.Erikson afferma che l’acquisizione di un’identità, sia sociale che psicologica che religiosa, sia un processo complesso che comporta una definizione per somiglianza con certuni e per differenza con altri.

L’identificazione è un processo più debole perché dettato dalla dipendenza e dalla ricerca dell’assimilazione, l’identità invece implica una maturazione più solida e consapevole,  in grado di argomentare i motivi della posizione assunta.

Vogliamo un risultato solido, in grado di reggere agli urti della cultura post-moderna oppure una  assimilazione identificatoria, prodotto inconsapevole dell’etnocentrismo culturale?[…] Leggi il seguito di questo post »

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Non siamo un paese come gli altri

Posted by comitatonogelmini su 18 ottobre 2009

Ora d ireligione

 

 
 
di Giuseppe Caliceti
da  “Il Manifesto
del 18 ottobre 2009
 
 
 

In un Paese normale a scuola ci sarebbero al massimo alcune ore di studio di Storia delle religioni, ma l’Italia, quando si parla di religione a scuola, non è mai stato un Paese come tutti gli altri. Per questo siamo contrari all’idea di Fini che, con la benedizione di D’Alema, propone di introdurre nelle scuole pubbliche e private un’ora di religione islamica facoltativa e alternativa per controbilanciare quelle di Educazione alla religione cattolica: perché nella nostra Carta costituzionale c’è scritto che la nostra scuola è pubblica e laica. E tutte le altre sono scorciatoie pasticciate. Forse neppure sincere: fanno parte solo del gioco delle parti della politica. Ma andiamo con ordine.
Mentre i tagli ai fondi e al personale della scuola messi in atto da Gelmini attanagliano e soffocano sempre più la scuola pubblica italiana, il governo non trova niente di meglio da fare che parlare di religione a scuola. In realtà, quella che si sta combattendo in queste settimane sulla testa di tanti studenti e docenti è soprattutto una guerra interna al governo: finiani contro berlusconiani. Da una parte, alcuni giorni fa, Gelmini chiedeva che anche l’Educazione alla religione cattolica che c’è nelle scuole italiane fosse giudicata con un voto. Attraverso il voto, intendeva dare alla religione cattolica lo status di materia come tutte le altre e garantire agli insegnanti di religione la stessa condizione degli altri colleghi, compresa la possibilità dei prof di religione di attribuire crediti scolastici. Per questo, invece di garantire nelle scuole italiane le materie alternative agli studenti che scelgono di non frequentarla, dichiarava: «Chiederò un parere al Consiglio di Stato per evitare eventuali contenziosi, ma la mia opinione rimane ferma: essendo passata la scuola italiana dal giudizio al voto in tutte le materie, non c’è motivo perché questo discorso non debba valere anche per l’insegnamento della religione». In questo modo le ore di religione cattolica in Italia diventerebbero obbligatorie. Una vera e propria religione di Stato. Nonostante la Costituzione italiana parli di “laicità della scuola”. Neppure il Vaticano aveva mai osato chiedere tanto. Ciò infatti significherebbe rimettere in discussione lo stesso Concordato. A parte che la Corte Costituzionale ha già stabilito il principio secondo cui l’ora di religione è facoltativa. Per questo la Rete degli studenti aveva risposto al ministro dell’Istruzione affermando che «l’ora di religione è un residuo medievale e trova spazio solo nei regimi teocratici». Qualche giorno dopo arriva invece la proposta finiana. È il viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso, finiano doc, che getta un sasso nei Dialoghi Asolani, il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei. «Ad insegnare l’ora d’Islam – spiega – dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam, a patto che abbiamo i requisiti e siano registrati in un apposito albo». La fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini è tra i primi sostenitori della proposta: «Non è una provocazione», si legge sul periodico online della fondazione, «se si vuole un islam moderato e integrato, lontano dalla predicazione radicale, si deve partire dalla scuola dove si forma il cittadino futuro».
Vescovi e Pdl fanno quadrato. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl: «È la ripetizione stantia dei canoni del multiculturalismo». E il cardinale Tonini: «È un’idea impraticabile». D’Alema invece dichiara subito: «È giusto perché l’insegnamento della religione è un diritto da parte dei ragazzi. In un mondo ideale sarebbe opportuna un’ora di insegnamento di tutte le religioni insieme». In un mondo ideale? Praticamente in tutto il resto del mondo in cui si parla di religione a scuola, almeno fra i paesi occidentali, è così.

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Mancano docenti per le attività alternative alla religione cattolica

Posted by comitatonogelmini su 7 settembre 2009

catechismo

 

 

dal sito tuttoscuola.com

7 settembre 2009

 

Secondo dati ufficiosi, il 91% degli studenti italiani, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, sceglie di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. Il restante 9% ha facoltà di scegliere tra queste opzioni: assentarsi da scuola, studio individuale assistito o non, attività alternative.

Negli istituti di istruzione secondaria superiore, gli studenti non avvalentesi dell’IRC scelgono, nella maggior parte, di assentarsi da scuola. Nella scuola primaria e secondaria di I grado le famiglie degli alunni, invece, scelgono prevalentemente le attività alternative da svolgere a scuola.

Fino all’anno scorso, bene o male, c’era sempre qualche insegnante ad occuparsi di queste attività alternative alla religione cattolica, svolgendo con gli alunni approfondimenti o attività didattiche, mentre in contemporanea in classe per gli altri compagni si svolgeva l’insegnamento della religione.

Con la razionalizzazione degli organici, da quest’anno, a quanto sembra, in molte scuole non ci sono più le condizioni per assicurare le attività alternative.

Nella primaria la forte riduzione delle compresenze non consente in molti casi di disporre di docenti che si occupino di questa minoranza di alunni; nella scuola media non vi sono più le ore di disponibilità dei docenti di lettere che assicuravano le attività alternative.

Cosa fare?

Sembra che molte scuole prevedano da quest’anno di inserire i ragazzi che non si avvalgono dell’IRC in altre classi dove si svolgono normali attività di insegnamento.

Una specie di parcheggio di emergenza.

Per i genitori che hanno deciso di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica va bene così?

 
 

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Promossi i prof di religione: Gelmini se ne frega del Tar

Posted by comitatonogelmini su 21 agosto 2009

OraDiReligione

 

di Stefano Milani

da “Il Manifesto” del 21 agosto

Evitato il ricorso: alla ministra basta un regolamento truffa
 

Non c’è Tar che tenga, il ministro Gelmini l’ha giurato al Vaticano e non intende tirarsi indietro proprio ora, a poche settimane dal primo rintocco di campanella. E non ha bisogno neanche di appellarsi al Consiglio di Stato, il ricorso non è stato ancora presentato diversamente da quanto promesso a caldo per calmare i bollenti spiriti dei vescovi imbufaliti dalla «sentenza scandalo».
Viale Trastevere usa altri metodi. Prima prepara il campo inviando alle varie sedi scolastiche una direttiva in cui consiglia di non applicare quanto deciso dal Tar, poi sferra il colpo finale pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale il Regolamento per la valutazione degli alunni. Comportandosi come nulla fosse, come se i giudici non avessero mai emesso quella sentenza. Il Regolamento parla chiaro ed equipara i professori di religione cattolica a tutti gli altri insegnanti in sede di scrutinio finale per l’attribuzione del punteggio per il credito scolastico. Sbugiardando così la sentenza n. 7076 che stabiliva l’esatto contrario, accogliendo le istanze di chi non frequentando l’ora di religione veniva «discriminato» (così viene motivata la sentenza del Tar) e scippato dei crediti formativi utili in sede di esame di Stato.
Ma il ministro Gelmini non ha tempo da perdere e nel polverone alzato nei giorni successivi alla sentenza ha lavorato in gran segreto riuscendo ad ottenere il massimo col minimo sforzo. Per buona pace di chi aveva invocato (e sperato) la laicità dello Stato, i docenti di religione saranno regolarmente al loro posto, chiamati insieme ai colleghi a formare i consigli classe che i primi di settembre svolgeranno gli esami di riparazione. E per buona pace anche di chi, studenti e associazioni laiche e confessioni religiose, si era appellato al Tar affinché annullasse l’ordinanza presentata dall’allora ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni.
«In sede di scrutinio finale – si legge nell’art. 6 del regolamento – il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici (…) i docenti di sostegno, nonché gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni». L’abrogazione dell’articolo 304 del testo unico mette fine anche alle polemiche che si erano levate nei mesi scorsi a seguito della posizione non chiara assunta dal ministero dell’Istruzione. Nella prima bozza del regolamento sulla valutazione, infatti, il Miur aveva esplicitamente deciso di escludere «l’insegnamento della religione cattolica, ai sensi dell’art. 309 del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 296 nonché la disciplina relativa all’educazione fisica, ai sensi dell’art. 304 del medesimo Testo unico». Ma evidentemente era uno scherzo. Ora a viale Trastevere hanno cambiato idea.
E contro questa nuova trovata gelminiana si schiera Antonia Sani, coordinatrice dell’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica e tra le promotrici del ricorso, che si dice «scandalizzata»[…] Leggi il seguito di questo post »

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