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Posts Tagged ‘organi collegiali’

Nella riforma della PA si abroga il CNPI. Così salvano il liceo quadriennale. Al via la riforma degli organi collegiali

Posted by comitatonogelmini su 14 giugno 2014

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di Red
da OrizzonteScuola
14 giugno 2014

Il Governo vuol mettere una pezza all’annosa questione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione che l’ha visto soccombere nei tribunali, mettendo in pericolo i provvedimento che ne richiedevano il parere.

Così, nel silenzio più assoluto, è stato inserito nel testo della riforma della PA l’articolo 28 con il quale vengono abrogati gli articoli 23, 24, 25 del Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e il decreto legislativo del 30 giugno 1999, n. 233. Cioè il CNPI.

E nel comma tre si fannosalvi gli atti e i provvedimenti adottati in assenza del parere dell’organo collegiale consultivo nazionale della scuola e dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge e fino al riordino degli organi collegiali non sono dovuti i pareri obbligatori e facoltativi da parte del suddetto organi collegiale“.

Nessuna intenzione di fare un passo indietro, quindi, da parte del Governo, che aveva perso nei tribunali perché non ha provveduto a colmare il vuoto di rappresentanza determinato dalla mancata proroga del CNPI decretandone di fatto la soppressione a partire dal 2013.

Sentenza del Tar confermata in Consiglio di Stato. Il Tar aveva anche stabilito che se il MIUR non avesse adempiuto entro 60 giorni sarebbe toccato ad un commissario ad acta (già individuato nel prefetto di Roma) provvedere ad avviare le procedure per insediare il nuovo organismo (il Consiglio superiore della pubblica istruzione) così come previsto dal decreto legislativo 233 del 1999.

Ed invece arriva la stangata, con un articolo ad hoc che abroga il CNPI vanificando la vittoria in tribunale.

Tra i provvedimenti che rischiavano di essere vanificati per mancanza del parere del CNPI era, ad esempio, la sperimentazione sui licei quadriennali. Se il testo verrà confermato, la sperimentazione sarà salva.

Nella riforma della PA viene abolito anche il Decreto Legislativo 30 giugno 1999, n. 233, (riforma degli organi collegiali territoriali della scuola, a norma dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) che riguardava gli organi collegiali della scuola a livello centrale, regionale e locale.

Il tutto in funzione di quella riforma degli organi collegiali che sarà avviata a breve dal questo Governo.

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Tra Costituente, consultazioni e Consulta appare il DDL S933 per una nuova governance

Posted by comitatonogelmini su 3 gennaio 2014

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di Cinzia Olivieri
da EdScuola
3 gennaio 2014

Ed infine la Costituente

Finalmente arriva l’annuncio dell’avvio della Costituente con l’incontro del 17 dicembre u.s. del Ministro con i direttori degli Uffici scolastici regionali (1).

Ebbene, se la Costituente è per definizione assemblea di rappresentanti eletti con il compito di elaborare una nuova costituzione siamo oggettivamente dinanzi a qualcos’altro. Tant’è che lo stesso Ministro parla di “consultazioni”, che già è previsto riprendano dopo le festività.

Nulla di nuovo dunque, giacché è consuetudine nella fase di discussione in commissione di un disegno di legge l’audizione di varie categorie di interessati. La differenza è che questa fase di consultazione parrebbe invece precedere la proposta.

Lo schema di parere della VII^ Commissione Senato sul DDL 958

Intanto in VII^ Commissione Senato è proseguito l’esame dell’Atto S958 che ha reintrodotto “dalla finestra” del decreto semplificazioni il disegno di legge delega sulla riforma degli organi collegiali, prima entrato con il testo del “collegato” alla legge stabilità e poi “uscito dalla porta” con il comunicato stampa che lo aveva definito “superato”.

Il sottosegretario Galletti ha dichiarato “la disponibilità del Governo a corrispondere alle richieste della Commissione di ridurne la portata e di limitarla ad una operazione di semplificazione che non produca nuova normativa”, preannunciando una nuova delega, che verrà proposta con diverso provvedimento e che si manterrà sempre “nell’ambito della semplificazione e non della innovazione”.

La  Commissione quindi, pur manifestando perplessità sulla vastità e genericità della delega, troppo ampia anche sul piano temporale, ha presentato uno schema di parere esprimendosi favorevolmente a condizione si proceda attraverso “Testi unici meramente compilativi e non innovativi”, non solo tenendo conto (per quanto riguarda la scuola) dell’attuale Testo unico ma suggerendo altresì una raccolta ed adeguamento anche delle norme regolamentari, distinguendo però tra scuola da un lato ed università e ricerca dall’altro.

Nessun pericolo di riforma quindi. Tanto rumore per nulla?!

All’improvviso la Consulta dei Genitori

Un elemento di novità rispetto a quanto già noto (2) ci viene dal resoconto della seduta del 10 dicembre della VII^ Commissione Senato in sede consultiva, nel corso della quale il senatore Bocchino, ripercorrendo le vicende del disegno di legge delega: “Nel deplorare che la Consulta dei genitori, più volte annunciata dal ministro Carrozza, non sia ancora attiva, ribadisce poi l’esigenza di tavoli tecnici sulle materie di maggiore importanza, che elaborino documenti di indirizzo, di cui il Governo faccia poi tesoro nella redazione dei provvedimenti normativi di sua competenza.”

Ebbene, la circostanza che il coinvolgimento della Consulta sia limitato ai genitori e che essa appare chiaramente distinta dai menzionati “tavoli tecnici”, sembrerebbe escludere una sua assimilazione con la Costituente, che invece prevede ovviamente la partecipazione anche di altri soggetti e non della sola componente genitoriale.

Se indubbiamente manca una Consulta dei genitori (3), dal momento che il DPR 567 96 come modificato dal DPR 301 05 ha stranamente contemplato il Forum delle associazioni dei genitori e di quelle degli studenti ma ha previsto una sola Consulta per questi ultimi, tuttavia non sembra riscontrarsi traccia in merito a tale volontà di istituzione né nell’audizione del Ministro del 6 giugno 13  sulle linee programmatiche – nell’ambito della quale sono individuati come interlocutori “associazioni e organismi rappresentativi, ad esempio le associazioni rappresentative delle famiglie e dei genitori“ – né nella replica del successivo 27 giugno, dove viene proprio affrontata la questione della governance.

Ed invece ecco il ddl 933

Purtroppo però sembrano spegnersi le speranze di chi tra Costituente, consultazioni e Consulta ha coltivato l’illusione di una nuova improvvisa attenzione alla partecipazione. Infatti risulta appena assegnato (ma non ne è ancora cominciato l’esame) il 16 dicembre in VII^ Commissione Cultura Senato (quasi un regalo natalizio) il DDL 933 avente ad oggetto: “Norme per una nuova governance delle istituzioni scolastiche autonome”, il quale ricalca, con qualche piccola differenza, il DDL S3542, evoluzione del testo unificato della Pdl 953 (Aprea), del quale ha anche stesso numero di articoli.

Rinviando a futuri approfondimenti i dettagli del disegno di legge, può anticiparsi intanto, oltre la conferma dell’autonomia statutaria, che (artt. 3 e 4) il consiglio dell’autonomia è composto da 9 a 13 membri e può essere integrato da altri due esterni senza diritto di voto. La presidenza torna al dirigente scolastico mentre il DSGA è membro di diritto ed anche segretario. Il consiglio di classe (art. 6) si conferma articolazione del consiglio dei docenti ma, quale riconoscimento partecipativo, restano i rappresentanti di classe dei genitori e degli studenti con funzioni da definire. A sostegno dell’istituzione scolastica le scuole possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e consorzi nonché ricevere contributi da fondazioni (art. 10).

A livello nazionale, con regolamento ministeriale è prevista l’istituzione del Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche presieduto dal Ministro e “composto da rappresentanti eletti rispettivamente dai dirigenti, dai docenti e dai presidenti dei consigli delle istituzioni scolastiche autonome e degli istituti paritari”Peraltro giacché questi ultimi sono sempre e comunque dirigenti (per effetto di quanto disposto dall’art. 4 comma 2) tale previsione appare ridondante. In effetti essa riproduce la composizione dell’analogo organo disciplinato dall’art. 11 del DDL S3542. Ma in questo caso la presidenza del consiglio dell’istituzione era di un genitore.

Le Regioni “possono” istituire la Conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo, stabilendone la composizione e la durata, nonché conferenze di ambito territoriale.

E per studenti e genitori? L’art. 7 dispone che le istituzioni “prevedono” (ma sarà d’obbligo?!) “forme di partecipazione degli studenti e delle famiglie alle attività della scuola e garantiscono loro l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza”.

Insomma, se qualcuno aveva ancora dubbi sugli sviluppi della partecipazione, questo “nuovo” disegno di legge chiarisce abbastanza e conferma le pregresse indicazioni.

Scarica il testo del DdL 933 Norme per una nuova governance delle istituzioni scolastiche autonome

Scarica la comparazione fra il ddl S3542 e il ddl S933

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Il ritorno della legge delega

Posted by comitatonogelmini su 16 dicembre 2013

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di Cinzia Olivieri
da EdScuola
16 dicembre 2013
Il ritorno della legge delega, tra vecchio e nuovo ed il miraggio della Costituente

Legge delega: ritorno o superamento del nuovo?

A distanza di qualche giorno dal comunicato stampa con il quale si annunciava che il testo del Disegno di legge delega in materia di Istruzione, doveva “ritenersi del tutto superato”  e dalla notizia di una prossima Costituente della Scuola, la sorpresa dell’avvio in VII^ Commissione Senato della discussione sul DDL S958 che all’art 2  disciplina appunto la Delega al Governo in materia di istruzione, università e ricerca e tra i princìpi e criteri direttivi specifici il: “b) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti;”.

In realtà non si tratta di una novità, dal momento già a luglio risultava depositato appunto l’atto S958, presentato dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto anche con il Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca. (1)

Promessa tradita o sua realizzazione?

Premesso che il concetto di superamento, piuttosto che il ritiro o l’abbandono, ci fa immaginare una sorta di competizione tra qualcosa che avanza ed un’altra che arretra, il vecchio a cui si sostituisce il nuovo, in realtà tutto appare coerente a quanto il Ministro aveva preannunciato già a giugno davanti Commissioni riunite (VII) di Camera e Senato. Infatti in tale occasione aveva anticipato l’inserimento di una norma di delega nell’ambito del disegno di legge sulle semplificazioni per un nuovo testo unico in materia di istruzione ed una riforma degli organi collegiali, notizia confermata a novembre in Consiglio dei Ministri, con la pubblicazione  del testo del “collegato” alla legge stabilità depositato in presidenza che prevedeva il mantenimento delle sole funzioni consultive degli organi collegiali. Ed è appunto questo che dovrebbe ritenersi superato.

L’iter del DDL S 958  vede già a settembre cominciare la trattazione in commissione ed in consultiva ed ora prendere avvio l’esame in VII^ commissione Senato che continuerà nei prossimi giorni

Sono stati presentati alcuni emendamenti: dalla proposta di sopprimere completamente l’art. 2 (che prevede appunto la delega in materia di istituzione) o semplicemente il riferimento agli organi collegiali della scuola.  Tra questi il preannunciato emendamento 2.21 (2), il quale prevede che i decreti emendativi siano adottati  «previa consultazione obbligatoria di appositi tavoli tecnici di confronto, istituiti presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in materia rispettivamente di istruzione primaria e secondaria e di università e ricerca, ai quali partecipano i rappresentanti di tutte le istanze interessate ai settori oggetto del presente articolo».

Quale costituente. Quale coinvolgimento

Sarà questa la Costituente? E quali saranno i “rappresentati” delle varie categorie interessate? Giacché è in gioco la  “democrazia scolastica”, dovrebbe prevedersi il coinvolgimento degli eletti negli organi collegiali, sebbene ad oggi sia stata annunciata la partecipazione del solo FoNAGS ed in generale dell’associazionismo. (3)

Ma chi, più di coloro i quali vivono la scuola quotidianamente, può esprimersi in merito ai problemi della collegialità? Occorre ricordare ancora una volta che le forme di consultazione previste dalla legge sull’autonomia prevedono il coinvolgimento dei cittadini, sia singoli che associati.

I genitori della scuola desiderano far sentire la propria voce al di là di pur apprezzabili petizioni che appaiono però necessariamente riduttive di problematiche di più vasta portata. Purtroppo non basta difendere la figura del rappresentante di classe, se a questo ruolo si collega la mera presenza da sostanziale uditore in riunioni di breve durata o la raccolta di quote di partecipazione a collette di vario tipo. Il problema vero è dare un senso e garantire la partecipazione tutta, proprio per stimolarla, consapevoli dell’importanza del contributo dei “portatori di interesse”.

Intanto si apprende dell’impugnazione da parte del MIUR della sentenza del Tar Lazio del 3 ottobre (4), che aveva ordinato al Ministro di emanare l’ordinanza di cui all’art. 9 del Dlgs 233/99 per il rinnovo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Cadrà definitivamente anche l’ultimo organo collegiale territoriale?

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Ministro Carrozza, che fine ha fatto la democrazia scolastica?

Posted by comitatonogelmini su 8 dicembre 2013

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di Marina Boscaino e Corrado Mauceri
da Il fatto quotidiano
8 dicembre 2013

È con una certa incredulità che abbiamo letto ieri del ritorno in campo di una delega al governo (ddl 958), che ricalca alcuni temi apparsi un mese fa sotto forma di collegato alla legge di stabilità. Non ci eravamo fidati all’epoca delle dichiarazioni di Carrozza, colta in Cina dalla “bomba” scatenata da quella iniziativa: la ministra aveva definito quel testo “superato”. Dopo la notizia di ieri abbiamo compreso un po’ meglio in che senso lo fosse, e abbiamo l’implicita conferma che facevamo bene a non fidarci.  

L’incredulità è dovuta ad un doppio motivo. Il primo, certamente fondamentale: dopo la sentenza della Corte Costituzionale, questo Parlamento e questo Governo non sono illegittimi, ma sono certamente delegittimati politicamente. Quella che viene proposta con il nuovo testo è una delega da parte di un Parlamento delegittimato ad un governo altrettanto delegittimato su una serie di materie strategiche, tra cui scuola e università (“il riordino, l’armonizzazione e il coordinamento delle norme legislative e regolamentari in materia d’istruzione, Università e ricerca”). Apparentemente un innocuo  tentativo di sostituire il Testo Unico, che potrebbe però nascondere nascondere delle insidie, come vedremo.

Il secondo motivo di incredulità è determinato dal fatto che, se da una parte – rispetto al testo dell’ipotetico collegato alla Finanziaria – scompaiono nel nuovo testo alcuni temi fondamentali (status giuridico dei docenti e norme di reclutamento), rimane assolutamente presente il rovello degli ultimi governi (e delle ultime opposizioni), concordi nel tentativo di depotenziare, se non annullare del tutto, il governo democratico della scuola, attraverso una serie di ipotesi di intervento sugli organi collegiali che si sono confermati nel tempo: dal ddl  Aprea, alla revisione in salsa finto-soft che fu partorito dalle proposte di emendamenti del Pd (che diede vita ad un testo che non depotenziava la pericolosità del progetto originario); fino all’esautoramento completo degli organi collegiali nella scuola, previsto nel testo “superato”, che prevedeva la sottrazione di qualsiasi prerogativa degli organi collegiali, ridotti a mera funzione consultiva.

Il motivo di tale accanimento è evidente e chiaro: lasciare ai dirigenti scolastici carta bianca sul governo della scuola significa fare di ciascun istituto scolastico la mano esecutiva del Miur. Significa sottrarre la vita della scuola, le decisioni che vengono assunte nei vari settori (da quello relativo alla didattica alla determinazione dei criteri generali, alla entrata dei privati negli istituti scolastici, alla gestione dei fondi scolastici) a procedure democratiche e condivise.
Significa depotenziare quel poco di vigilanza democratica ancora esistente e accogliere senza ostacoli il Pensiero Unico anche nel luogo del pluralismo. Si tratta di un intervento pericolosissimo, che – guarda caso, che ironia! – cade proprio nel momento in cui Carrozza annuncia la Costituente (sic!) della scuola. Che allunga la schiera delle consultazioni “di facciata” che si sono alternate recentemente (Stati Generali, sono stati spesso chiamati) il cui unico risultato concreto è stato che Gelmini, Profumo e ora Carrozza hanno potuto fare indisturbati quello che hanno fatto. Ricordiamo infine che, non a caso, il ministro dell’Istruzione ha impugnato la sentenza del TAR che le ordinava l’attivazione del CNPI

Siamo alle solite: viene proposto un disegno di legge,  con il pretesto di realizzare una semplificazione dell’attività e dell’organizzazione amministrativa; si interviene invece, in modo subdolo e criptico, attaccando ancora una volta la democrazia scolastica. Ad opera di un Governo che si accinge ad estorcere, nonostante le circostanze, una funzione che nei fatti non esiste più. Vengono stabiliti infatti, come si legge dalla relazione introduttiva, “i princìpi e criteri direttivi della delega: organizzazione delle disposizioni vigenti alla data di adozione dei decreti per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti”. Una formulazione criptica, che determina una delega in bianco in palese violazione della Costituzione (art. 76). Ma questa ormai è una consuetudine.

È auspicabile che i comitati per la difesa della Costituzione, forti della sentenza della Consulta, diano un seguito agli impegni assunti nella manifestazione del 12 ottobre (La via maestra). La scuola in questa occasione, però, deve esser davvero presente

 

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Ritorna delega Governo su istruzione: riordino organi collegiali, semplificazione normativa. Salta carriera e reclutamento

Posted by comitatonogelmini su 7 dicembre 2013

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da OrizzonteScuola.it
7 dicembre 2013

Ed eccola riapparire la delega al Governo che inizialmente era apparsa come collegato alla Legge di Stabilità e della quale avevamo dato annuncio giorno 8 novembre 2013. Il testo era stato definito dal MIUR come superato, ed infatti eccolo riapparire nel decreto semplificazione, ma con modifiche.

Originariamente il testo prevedeva interventi su:

  • Riforma reclutamento
  • Semplificazione normativa
  • Organi collegiali
  • Stato giuridico e trattamento economico

Scompaiono, dal nuovo testo, come materie di intervento sia il reclutamento che la riforma dello stato giuridico ma restano in piedi modifiche agli organi collegiali e quella semplificazione normativa che farebbe davvero bene alla scuola. Oltre ad interventi sulle Università.

Ieri pomeriggio, Fabrizio Bocchino, del M5S, ci ha comunicato di aver presentato un emendamento all’Art. 2 dell’Atto Senato n. 958 (decreto semplificazione), “volto a ridefinire l’amplissima delega (praticamente in bianco) offerta al Governo per il riordino, l’armonizzazione e il coordinamento delle norme legislative e regolamentari in materia d’istruzione, Università e ricerca.”

Esso prevede che i futuri decreti legislativi, attuativi della legge delega, “vengano adottati sulla base di un parere obbligatorio rilasciato, entro 6 mesi dalla conversione in legge del decreto, da appositi tavoli tecnici, uno per istruzione e l’altro per Università e ricerca, mediante i quali si giunga a definire un documento programmatico che evidenzi le emergenze, le priorità, gli obiettivi da perseguire, per dare concretezza ed efficacia all’ennesima riforma che vedrebbe coinvolta la Scuola.”

L’emendamento prevede, inoltre, che a detti tavoli tecnici partecipino i rappresentanti di tutte le istanze interessate ai settori oggetto della delega, in modo da dar voce a tutti coloro che vivono quotidianamente e dall’interno il variegato, complesso e spesso difficile e problematico universo dell’istruzione.

Vi riprotiamo l’articolo specifico e la parte della relazione introduttiva specifica

Art. 2.
(Delega al Governo in materia diistruzione, università e ricerca)

1. I decreti legislativi di cui all’articolo 1, contenenti disposizioni anche modificative della disciplina vigente, per il riordino, l’armonizzazione e il coordinamento delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di istruzione, università e ricerca, sono adottati sulla base dei princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 1, comma 2, nonché dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) organizzazione delle disposizioni vigenti alla data di adozione dei decreti legislativi medesimi per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse;
b) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti;
c) individuazione e indicazione delle previgenti disposizioni;
d) semplificazione e riordino del regime dei controlli e delle valutazioni delle attività e dell’organizzazione delle università, ivi compresi gli organismi preposti, in conformità al principio di autonomia delle università medesime sancito dall’articolo 33 della Costituzione, attraverso la riduzione dei controlli e delle valutazioni di tipo preventivo e l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, con esclusione delle norme in materia di contabilità.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati con la procedura di cui all’articolo 1, comma 3.
3. Dall’attuazione delle disposizioni di ciascun decreto legislativo di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Dalla relazione introduttiva

L’articolo 2 disciplina la delega al Governo per l’adozione, entro due anni, di decreti legislativi contenenti disposizioni anche modificative della disciplina vigente, per il riordino, l’armonizzazione e il coordinamento di tutte le norme legislative e regolamentari in materia di istruzione, università e ricerca. Vengono stabiliti i princìpi e criteri direttivi della delega: organizzazione delle disposizioni vigenti alla data di adozione dei decreti per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti; individuazione e indicazione delle previgenti disposizioni abrogate; semplificazione e riordino del regime dei controlli e delle valutazioni delle attività e dell’organizzazione delle università, ivi compresi gli organismi preposti, in conformità al principio di autonomia delle università medesime sancito dall’articolo 33 della Costituzione, attraverso la riduzione dei controlli e delle valutazioni di tipo preventivo e l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, con esclusione delle norme in materia di contabilità. Il comma 2 rinvia alla procedura di adozione dei decreti legislativi disciplinata dall’articolo 1, comma 3, del disegno di legge. Il comma 3 reca disposizioni per l’invarianza finanziaria.

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Governance scolastica e “nuovi” poteri del dirigente

Posted by comitatonogelmini su 28 novembre 2013

anello di moebius
di Cinzia Olivieri
da Edscuola
28 novembre 2013

Organi collegiali: senza poteri, solo da consultare

Il ministro Carrozza, nella sua  replica del 23 giugno 2013 davanti alle Commissioni riunite (VII) di Camera e Senato sulle linee programmatiche, aveva preannunciato l’inserimento di una norma di delega nell’ambito del disegno di legge sulle semplificazioni per un nuovo testo unico in materia di istruzione, prevedendo  “uno specifico criterio” per una riforma degli organi collegiali, dovendosi tener conto del nuovo assetto della “governance” del sistema di istruzione per effetto dell’autonomia e delle modifiche costituzionali del titolo V nonché delle nuove competenze della dirigenza con particolare riguardo alla gestione del personale.

Effetto pausa estiva avevamo forse poco colto l’importanza dell’annunzio, finché nella riunione del Consiglio dei Ministri dell’8 novembre è stato anticipato appunto l’avvio dell’esame di un disegno di legge per ilper il conferimento al Governo di un’ampia delega al riassetto e alla codificazione delle disposizioni vigenti in materia di istruzione, università e ricerca.“

Tra le materie oggetto dei decreti legislativi da adottare entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge delega: riforma del reclutamento del personale docente; contabilità delle istituzioni scolastiche; reti di scuole; stato giuridico e trattamento economico del personale della scuola, nonchéorgani collegiali della scuola, con mantenimento delle sole funzioni consultive e superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materia di competenza regionale”. Questi i principi e criteri direttivi espressamente desunti dalla  L 59/97.

Tuttavia, dopo appena qualche giorno, il 18 novembre è stato pubblicato sul sito del MIUR un laconico comunicato stampa con il quale si dichiarava che quel testo del disegno di legge delega era superato….ma superato come? “Superato” non significa certo “abbandonato” ma solo che dobbiamo aspettarci contenuti diversi, non si sa entro quali limiti.

Per  fare chiarezza è stata quindi presentata una interpellanza parlamentare urgente nella quale si evidenziava che il mantenimento delle sole funzioni consultive implica sostanzialmente una rinuncia al “principio democratico della collegialità”, introdotto con il Dpr 416/74, e priva di fatto di potere gli organi collegiali con il conseguente trasferimento di ogni capacità decisionale all’esclusiva volontà del dirigente, chiedendosi di precisare il senso di tale superamento in merito al quale si esprimeva seria preoccupazione.

Il 21 novembre ha risposto il sottosegretario Gianluca Galletti, il quale, non ha di fatto fornito indicazioni circa i futuri contenuti ma ha assicurato che si procederà con un’ampia consultazione prima di presentare un disegno di legge di riforma.

Quanto sarà ampia questa consultazione e quali soggetti giuridici coinvolgerà?

Siamo all’epilogo della “partecipazione scolastica”

Ma davvero gli Organi Collegiali compromettono i poteri del dirigente o piuttosto il vero problema è che essi non sono mai stati visti come opportunità di condivisione ma quale indebita interferenza?

Non dovrebbe sorprenderci quanto sta accadendo dal momento che il Testo unificato della PDL 953 poi diventato DDL S3542, che sembrava lo scorso anno ormai prossimo all’approvazione (assegnato in commissione in sede legislativa evitando l’iter parlamentare), prevedeva che il consiglio dell’autonomia adottasse il POF, approvasse il programma annuale ed il conto consuntivo, deliberasse il regolamento di istituto e designasse i componenti del nucleo di autovalutazione, il tutto previa necessaria proposta del dirigente, con ciò svuotando di fatto l’autonomia decisionale degli Organi Collegiali.

Se vi aggiungiamo che le procedure di selezione della rappresentanza, sempre secondo questo progetto di legge, dovevano essere rimesse agli statuti di ogni istituzione (che non si sa come elaborati e/o da chi proposti) ed il numero dei consiglieri ridotto sensibilmente (anche sino alla metà di quello attuale), è ben chiara la misura dello svuotamento della rappresentanza.

Siamo dunque all’epilogo della “partecipazione scolastica” avviata con i “Decreti Delegati” (Dpr 416/74)?

Già l’art. 21 della L 59/97, che ha introdotto di fatto l’autonomia scolastica, ed ai principi della quale legge è dichiarato ispirarsi la legge delega, in verità prevedeva la delega legislativa per una riforma da emanarsi “entro un anno ma, come si legge sin nella risposta del maggio 2003 dell’allora sottosegretario Aprea a una interrogazione parlamentare in merito alla situazione degli organi collegiali territoriali ed è stato ribadito il 13 giugno 2013, 10 anni dopo, dal sottosegretario Rossi Doria in riscontro all’interrogazione dell’On. Coscia, nessuna riforma è stata fino ad ora portata a termine mentre le elezioni per il rinnovo dei consigli scolastici distrettuali e provinciali non sono state più indette.

Continuava invece, prorogata di anno in atto, la vita del CNPI, estremo baluardo degli organi collegiali territoriali, finché il 31 dicembre 2012 è scaduta anche l’ultima proroga.

Ed invero, proprio la sentenza del Tar Lazio del 3 ottobre, a seguito del ricorso presentato dalla FLC CGIL, che ha ordinato al Ministro di emanare, entro 60 giorni dalla comunicazione di tale provvedimento l’ordinanza di cui all’art. 9 del Dlgs 233/99 per il rinnovo di tale organo   motiva l’urgenza di un  intervento legislativo.

Sarebbe comunque inverosimile applicare il Dlgs 233/99, oggettivamente mai entrato in vigore da 14 anni, il quale presupporrebbe peraltro l’istituzione anche degli altri organi collegiali territoriali previsti: consigli scolastici locali e regionali (di cui però non si fa cenno in sentenza) per i quali non sono stati mai interamente definiti gli ambiti.

Non disturbare il conducente

Riguardo invece l’adeguamento della “governance” alle “ampie competenze attribuite alla dirigenza scolastica circa la gestione del personale”, occorre premettere che le funzioni attribuite agli organi collegiali dal dlgs 297/94 non hanno mai implicato alcuna reale ingerenza in merito, costituendo piuttosto opportunità di condivisione su tematiche che toccano anche gli interessi di studenti, famiglie e docenti (si pensi ai criteri di formazione delle classi o di assegnazione dei docenti).

Le compromettono per caso i criteri generali che il consiglio di istituto indica in alcune materie di collettivo interesse (art. 10 Dlgs 297/94) – non dimentichiamo che i decreti delegati considerano la scuola come comunità –o forse i poteri propositivi del collegio dei docenti – peraltro presieduto dal capo di istituto (art. 7 Dlgs 297/94) –, rispetto ad entrambi i quali il dirigente procede comunque in autonomia (art. 396 Dlgs 297/94)?

Qual è quindi l’interferenza, se il citato articolo 21 della L 59/97, conferendo la qualifica dirigenziale ai capi di istituto, indicava tra i principi ispiratori della riforma che i “nuovi” compiti e prerogative dei dirigenti dovessero essere affidatinel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici”?

Ed invero tale affermazione è stata testualmente ribadita tanto dal regolamento dell’autonomia prima (art. 16 dpr 275/99) quanto dall’art. 25 del dlgs 165/01 poi (che ha appunto disciplinato le funzioni dirigenziali e le responsabilità e competenze connesse).

Naturale chiedersi dunque per quale motivo ed in che modo gli organi collegiali dovrebbero adeguarsi ai nuovi poteri dirigenziali, se le stesse norme che li hanno disciplinati ne prevedono il rispetto delle competenze.

Organi Collegiali già svuotati

Intanto qualche cambiamento già è avvenuto.

Ad esempio, si sono trasformate le competenze contabili ed il consiglio di istituto non “delibera” più il bilancio di previsione predisposto dalla giunta esecutiva (art. 21 DI 28 maggio 1975, ma “approva” il programma annuale predisposto stavolta dal dirigente (art. 2 DI 44/01).

Si sono poi ridotte le competenze della Giunta esecutiva, della quale neanche è più richiesto il parere per l’approvazione del conto consuntivo, per effetto delle funzioni e dei poteri del dirigente nella attività negoziale (art. 32 DI 44 01)

Manca invece una chiara definizione delle “responsabilità in ordine ai risultati” e dall’Invalsi sembra esclusa qualsiasi valutazione relativa all’esercizio dell’attività dirigenziale. E mentre in realtà ancora non appaiono chiari modalità, utilità ed effetti di tale valutazione sul sistema di istruzione nazionale e delle singole scuole, i test Invalsi non solo adesso concorrono alla valutazione degli studenti al termine di primo ciclo ma tali prove, com’è noto, hanno costituito occasione di esercizio del potere disciplinare del dirigente nei confronti dei docenti che ne rifiutino la somministrazione ovvero la tabulazione e correzione.

Peraltro, per effetto del mancato rinnovo degli organi territoriali, svuotati delle componenti elettive, le competenze dei consigli scolastici provinciali in materia di provvedimenti disciplinari nei confronti di docenti sono state rimesse esclusivamente dalla L 176/07 alla dirigenza (degli uffici scolastici e dell’istituto in relazione alla tipologia di sanzione: dalla sospensione al trasferimento per incompatibilità ambientale).

Tuttavia, nonostante le mutate competenze del dirigente, questi, anche nelle citate proposte di legge, conserva la presidenza del collegio dei docenti, ai quali è riservato piuttosto il compito e la responsabilità della progettazione e dell’attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento (art. 16 dpr 275/99), che esula dalle funzioni dirigenziali in materia di organizzazione e di gestione delle risorse.

Formulare proposte condivise

C’è ancora tempo per formulare una proposta condivisa, ma occorre riunire le forze e farle coese verso un comune obiettivo di necessario collegamento ed opportuna informazione.

Occorrerebbe anche cambiare l’attuale sistema di audizione, rapportato a criteri di rappresentatività, in gran parte svincolati dal collegamento con la base e che non riconosce parola alla rappresentanza eletta ma senza nome, passando ad un reale modello di consultazione dal basso in coerenza con i principi dell’autonomia e di maggiore prossimità al cittadino.

Il futuro è incerto, ma qualche indizio chiaro ci viene da quanto premesso e dalle recenti proposte. Anche l’accezione “governance (che ha reso desueta quella di “organi collegiali”), sostantivo aziendalistico-imprenditoriale, che sta a significare il “complesso di strutture, regole e strategie” che sovraintendono alla guida di una azienda è indicatore della strada intrapresa e di chi solo sarà al governo.

 

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Perché la proposta per un governo democratico della Scuola della Costituzione

Posted by comitatonogelmini su 9 dicembre 2012

ARTICOLATO

di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
9 dicembre 2012
La priorità è il governo democratico della scuola. Le 24 ore, il concorso, le prove INVALSI, i tagli all’istruzione pubblica ed i contributi alle private, la “953” (ora al Senato 3542): tutte scelte dell’aziendalizzazione della scuola statale.

La “pensata” del Governo dei Professori di prevedere un aumento a 24 ore dell’orario di lezione del personale docente della scuola secondaria è stata tolta di mezzo dal Parlamento (vista la prossimità delle elezioni), anche se la scuola subirà ugualmente tagli alla spesa in misura equivalente.

Infatti, l’idea di fare cassa sulla scuola statale non è stata per niente superata.

L’istruzione non è più un impegno primario dello Stato; ma, soprattutto, non è più considerata una funzione istituzionale dello Stato. È, viceversa, un servizio pubblico, che può essere gestito indifferentemente o da scuole statali, organizzate con i criteri privatistici delle aziende; o da scuole paritarie (in gran parte confessionali), alle quali si riconosce la stessa funzione di servizio pubblico e che pertanto hanno diritto di essere finanziate anche da Stato, Regioni e Comuni.

Qualche falso ingenuo, che legge la Costituzione a partire dal Titolo V, sostiene addirittura che anche nell’istruzione sia applicabile il principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, secondo cui, dove il servizio pubblico sia svolto dalla scuola privata, non deve essere istituita quella pubblica. Evidentemente ignora l’art. 33 della Costituzione, laddove afferma “La Repubblica…..istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, escludendo non solo l’applicabilità del principio di sussidiarietà, ma anche l’ipotesi di un sistema integrato pubblico-privato.

In questa idea di scuola, che poggia sul compito di erogare un servizio alla collettività-utenza, lo Stato deve soltanto garantire “i livelli essenziali delle prestazioni” e ogni realtà scolastica si organizzerà come può, a seconda delle disponibilità finanziarie che riuscirà a reperire ed in regime di concorrenza (che secondo gli “innovatori” dovrebbe garantire la qualità).

Questa concezione del sistema scolastico ha origine nel 1993, con la privatizzazione del rapporto di lavoro del personale della scuola. Tappe successive: l’organizzazione aziendalistica con a capo la figura del Dirigente manager (autonomia e dirigenza); nel 2000, con la legge di parità, che ha introdotto il cosiddetto sistema integrato; infine con la modifica del Titolo V della Costituzione. Ora, con l’approvazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge ex Aprea ed ex 953 (ora al Senato 3542), si pensa di portare a compimento il processo, con una sostanziale convergenza tra centro-sinistra e centro–destra.

Non si tratta di compromessi o inciuci politici; è proprio un’idea di scuola connaturata alla cultura liberista della destra, ma ora anche profondamente radicata nella cultura del gruppo dirigente del PD. In un noto documento del 1994, infatti,  “Una nuova idea  per la scuola”, sottoscritto da 31 intellettuali di area progressista (primo firmatario Luigi Berlinguer, divenuto in seguito Ministro della Pubblica Istruzione e quindi protagonista di questa regressione del ruolo della Scuola statale) si affermava che: “si deve pensare a un sistema formativo pubblico, nazionale  ed unitario, del quale partecipano scuole statali e non statali …”.

La scuola non è quindi più una struttura dello Stato. Di conseguenza l’attività docente non è più una funzione dello Stato, come ad esempio quella del Magistrato. L’attività docente diventa una prestazione di lavoro subordinato, rispettabilissima come qualsiasi altra prestazione di lavoro, ma appunto – come qualsiasi altra attività lavorativa – retribuita non tanto per il valore e la professionalità della funzione, quanto per la durata della prestazione.

In questo contesto culturale l’attività del docente deve svolgersi in base agli indirizzi del Ministro; è sottoposta alle valutazioni da parte di organismi ministeriali come l’INVALSI, solo formalmente indipendenti; ed è sempre più subordinata al potere del dirigente-manager, che della attività dei docenti è responsabile e quindi il gestore. Ma, soprattutto, è un costo che si deve il più possibile contenere.

Le battaglie contro i tagli alla spesa per l’istruzione o contro concorsi per reclutare personale già da anni in servizio o contro le prove INVALSI, possono essere generose, ma risultano comunque poco efficaci se non si ripristina la scuola della Costituzione. In questi giorni il mondo della scuola ha avvertito la deriva di quest’idea mercantilista dell’istruzione e si è mobilitato con grande passione, costringendo, grazie anche alla prossimità delle elezioni, il Governo e le forze politiche che lo hanno sostenuto a stoppare queste “innovazioni”.

Dobbiamo però deve essere consapevoli che, al di là di tutti i proclami quotidiani sulla centralità della scuola, i fatti concreti di questi ultimi venti anni dimostrano che nella cultura dominante nel nostro Paese tale centralità è solo uno slogan propagandistico; è pertanto necessario rilanciare, anche a livello culturale, prima che sia troppo tardi, un’idea di scuola alternativa, che è poi l’idea di scuola della Costituzione. Ma soprattutto è necessario rivendicare scelte concrete, a cominciare da un forte incremento della spesa per l’istruzione e da un governo democratico della scuola a tutti i livelli; solo su di esse potrà essere misurata la reale centralità della scuola.

Il degrado dell’istruzione statale certamente è imputabile alle politiche dei Governi che si sono succeduti ed alle “nuove idee” di stampo liberista di alcuni settori di centro-sinistra; ma ad esso non è estranea la passività con cui il mondo della scuola ha finora subito, anno dopo anno, tutte le stravaganze inventate dai sedicenti innovatori. Nelle manifestazioni di questi giorni si leggeva negli striscioni: “La scuola siamo noi”. Prima che sia troppo tardi dobbiamo rivendicare effettivamente il governo democratico della Scuola.

Domenica 16 dicembre il Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione ha promosso a Roma (ore 10,30 Palazzo della Provincia) un seminario in cui presenterà una proposta concreta, alternativa alla ex Aprea“953”.

Discutiamone insieme.

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13 Ottobre: Seminario dedicato all’Autonomia Scolastica

Posted by comitatonogelmini su 29 settembre 2012

Vogliamo veramente la democrazia scolastica?

Dopo gli incontri sviluppati il 2 settembre a Bologna e il 23 settembre a Roma, da cui ha preso avvio l’esperienza del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione, abbiamo deciso di proporre una nuova iniziativa che cerchi di affrontare uno dei nodi della politica scolastica in Italia, quello del concetto di autonomia scolastica.

L’autonomia nell’ambito scolastico, può essere intesa come quella delle singole scuole all’interno di un sistema governato dal Ministero; può invece essere un’autonomia del sistema scolastico nel suo complesso.

L’autonomia scolastica può quindi avere contenuti diversi: noi pensiamo che parlare di autonomia scolastica significhi riferirsi al principio di autonomia desumibile dell’art. 33 della Costituzione. Principio “confermato” nell’art. 117 per quanto attiene le istituzioni scolastiche: un’autonomia “derivata” dalla Costituzione e funzionale, in un sistema statale, a garantire la libertà d’insegnamento.

La Costituzione afferma un duplice principio: l’istruzione scolastica è un compito istituzionale dello Stato che deve garantire, in qualsiasi parte del Paese, un livello d’istruzione uguale per tutti; ma – nello stesso tempo – nell’ambito del sistema scolastico statale si deve garantire la libertà d’insegnamento, cioè l’autonomia del sistema scolastico statale dalle interferenze degli esecutivi. L’autonomia è quindi compatibile con il sistema statale, ma non con il governo ministeriale della scuola.

Non può esserci libertà d’insegnamento del docente se, anzitutto, il sistema scolastico nel suo complesso non è organizzato sul principio della libertà d’insegnamento e quindi dell’autonomia da forme di condizionamento esterno ed interno (gerarchizzazione e poteri di indirizzo e di valutazione da parte del Ministro).

Le singole scuole statali sono parti integranti del sistema statale nel suo complesso, cioè del sistema scolastico; quando si afferma l’esigenza di un governo democratico della scuola e dell’autonomia scolastica a garanzia della libertà d’insegnamento, ovviamente ci si riferisce non solo alle singole scuole, ma al sistema scolastico nel suo complesso.

Non si può scindere l’autonomia delle singole istituzioni dall’autonomia del sistema scolastico nel suo complesso.

Un governo democratico delle singole scuole, in un sistema che nella sua complessità è governato dal Ministro, è una mistificazione dell’autonomia e della stessa democrazia delle singole scuole.

Il governo democratico della scuola nel suo complesso implica un’organizzazione del sistema scolastico basato sulla partecipazione democratica strutturata per linee orizzontali; la democrazia scolastica non è difatti compatibile con una struttura gerarchizzata, che peraltro sarebbe assolutamente incompatibile con la libertà di insegnamento.

In conclusione un vero governo democratico della scuola, a tutti i suoi livelli, e quindi un’effettiva autonomia scolastica si ha quando ciascuna scuola statale è governata da organi democratici con un ruolo paritario di tutti i soggetti che di essa fanno parte (Dirigente Scolastico, docente e personale ATA) nel rispetto delle specifiche funzioni e dei relativi doveri.

Su questa idea di autonomia chiediamo ai comitati e alle assciazioni che agiscono a difesa della scuola statale di vernirsi a confrontare con noi

Sabato 13 ottobre dalle ore 14.30 alle 19.00 a Firenze

presso il Circolo Arci di via delle Porte Nuove n°33

zona stazione S.Maria Novella

(clicca quiper avere una mappa dettagliata) è anche raggiungibile dalla stazione con l’autobus n.17 sotto la pensilina all’uscita a sinistra, scendendo alla terza fermata

Invitiamo tutte le persone che ritengono stimolante l’iniziativa a leggere il testo che proponiamo qui e che riassume in modo più dettagliato quelli che per noi sono i principali problemi legati al concetto di autonomia sciolastica: è su di essi che vorremo sviluppare il percorso del seminario.

Chiunque voglia integrare il lavoro, può prenotare un proprio intervento da tenere durante il seminario segnalandolo al seguente numero di telefono 3357112697 o inviando una mail al seguente indirizzo: comfirenze@inwind.it

L’invito è rivolto anche alle organizzazioni sindacali più sensibili ai temi trattati.

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Tar Toscana stoppa il preside-manager: dia seguito a quel che dice il Consiglio d’Istituto

Posted by comitatonogelmini su 3 giugno 2012

da La Tecnica della Scuola
3 giugno 2012
Secondo il giudice non è lecito dire, facendosi forte del decreto Brunetta, che il parere espresso dal CdI sulla formazione dell’orario non è vincolante. Esulta il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, che ha patrocinato il ricorso dopo le proteste dei genitori di un istituto vicino Firenze: gli organi di democrazia scolastica esistono ancora!

Cari docenti, studenti e genitori: io sono il dirigente responsabile dell’istituto e l’ultima parola sull’orario scolastico non può spettare che a me. Deve essersi posto più o meno così, forte delle novità introdotte dalla legge 150/09, il preside di una scuola secondaria di primo grado di Galluzzo, a due passi da Firenze, che a proposito della scelta della scansione di giorni scolastici, ha deciso di adottare il pugno duro. Applicando l’opzione che secondo lui poteva essere più congeniale.
In certe realtà però l’utenza non sta a guardare. Così il caso è diventato presto di pubblico dominio. Con diversi genitori, in particolare, che hanno deciso di controbattere sul piano legale l’atteggiamento di un dirigente più vicino alle modalità di conduzione di un’azienda che di un istituto scolastico.
Quella dei genitori è però presto diventata una battaglia di principi. Tanto che a ricorrere al Tar della Toscana contro il preside tutto d’un pezzo è stato un organismo trasversale,  il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, composto da associazioni e movimenti di carattere associativo (come l’Anpi e il Cidi), sindacale (tra cui Flc-Cgil, Cobas, Unicobas, Rdb-Cub e Anief) e politico (quasi tutti partiti della sinistra extraparlamentare ma anche assessori comunali). Al giudice regionale hanno spiegato che “il Consiglio di Istituto del Galluzzo, in conformità all’art. 10 del T.U. n. 297/94, aveva deliberato i criteri generali per la formazione dell’orario, confermando per l’anno scolastico prossimo l’orario differenziato con due sezioni con l’orario su sei giorni le le altre con l’orario su cinque giorni con il sabato libero. Il dirigente scolastico, ritenendo erroneamente che per effetto del cosiddetto decreto Brunetta il dirigente scolastico sia diventato nella scuola un manager assoluto con il conseguente esautoramento del ruolo degli organi di democrazia scolastica, ha sostenuto che il Consiglio di Istituto non potesse più deliberare i criteri generali per la formazione dell’orario; tutt’al più poteva esprimere un parere non vincolante”.
La posizione presa dai genitori è stata reputata valida. Con ordinanza n. 347/12, il Tar ha infatti ritenuto che il ds “deve tenere conto dei criteri generali validamente deliberati dal Consiglio d’Istituto”, ordinandogli quindi “di provvedere ad adottare l’atto terminale del procedimento, ovviamente tenendo conto dei criteri generali deliberati dal CdI, entro 15 giorni”.
Commento finale delle associazioni che hanno vinto il ricorso: “è auspicabile che il dirigente scolastico si convinca che gli organi di democrazia scolastica esistono ancora e che le loro competenze devono essere rispettate. Peraltro se la scuola deve essere per i giovani una palestra di democrazia, sarebbe opportuno che chi la dirige dia il buon esempio in tale senso”.
 

Scarica il testo dell’ordinanza

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Lettera aperta a Pier Luigi Bersani sul progetto di legge per il governo delle istituzioni scolastiche: fermate questa pessima legge

Posted by comitatonogelmini su 4 maggio 2012

4 maggio 2012

Caro Pier Luigi Bersani,
sta per essere approvata la legge sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche. Il Pd, che è stato fin qui determinante per la stesura e l’accelerazione dell’iter del testo che unifica proposte di vari partiti, la giudica una buona legge. Per noi non lo è affatto.
Non lo è perché, nonostante ci si sforzi di negarlo, è molto simile alla prima parte della proposta di legge Aprea presentata nel 2008, alla quale il Pd – finora – si era sempre dichiarato contrario.
Non lo è perché si basa su una distinzione tra funzioni di indirizzo e di gestione che determina uno svuotamento delle funzioni di quello che ora è chiamato Consiglio di istituto (e che nel nuovo testo si chiama Consiglio dell’autonomia) e un accentramento di potere nelle mani del dirigente.
Non è una buona legge perché vengono stravolti i criteri di rappresentanza delle componenti che vivono e lavorano nella scuola: scompaiono i consigli di classe, i rappresentanti di classe, le assemblee e i comitati dei genitori, le assemblee degli studenti, i rappresentanti del personale tecnico e amministrativo. Secondo la proposta, saranno i singoli Consigli dell’autonomia a prevedere norme al riguardo nei regolamenti di istituto, senza alcun vincolo, senza stabilire che tipo di rappresentanza, quali poteri, quali meccanismi di nomina, quale agibilità all’interno della scuola.
Non è una buona legge perché alla crisi degli istituti di partecipazione introdotti dal legislatore nel 1974 si risponde rendendo quella crisi ancora più grave, in quanto la proposta rende la rappresentanza indeterminata, differenziata, frammentata, e propone una scorciatoia “dirigista” in luogo della necessaria elaborazione di nuove e più incisive forme di autogoverno.
Non è una buona legge perché introduce l’autonomia statutaria delle singole scuole, un passaggio davvero eccessivo se pensiamo che l’autonomia statutaria è riconosciuta ai Comuni, cioè all’ente territoriale che rappresenta l’intera comunità e che esprime i suoi organi di governo attraverso elezioni a suffragio universale.
Non è una buona legge perché l’autonomia che ne deriva non è quella che serve alla scuola: un’autonomia didattica e organizzativa in grado di valorizzare le competenze educative dei docenti, le forme di autogoverno che coinvolgono in modo attivo e non formalistico tutte le componenti che vivono nella scuola, i legami con le opportunità educative e la realtà sociale del territorio. Sarà invece un’autonomia fondata sulla separazione, l’autoreferenzialità e la parcellizzazione, un’autonomia centrata su un dirigente scolastico nominato dall’alto, un’autonomia più attenta alle logiche aziendali (competizione e mercato) che al progetto educativo e ai bisogni sociali.
Non è una buona legge anche per altre ragioni che saremmo lieti di spiegarle se ci ascoltasse. Ma è proprio la manzanza di ascolto il motivo che – prima ancora di tutti gli altri – rende questa proposta di legge una cattiva proposta di legge. La revisione e unificazione dei testi, infatti, è avvenuta in poche settimane nel comitato ristretto della VII Commissione della Camera. Nessuna informazione, nessuna trasparenza, nessun coinvolgimento del mondo della scuola. Nessuno ne ha saputo nulla fino all’ultimo, e ora rischiamo di non saperne più nulla fino all’approvazione finale.
Non è una buona legge quella che viene varata in fretta e in segreto, non è una buona legge quella che manda in soffitta senza alcun confronto pubblico l’intero sistema degli organi collegiali, che – pur con tutti i loro limiti – erano stati varati in ben altro clima partecipativo. Non è una buona legge quella che si abbatte sul sistema scolsatico senza dare ascolto alle sue componenti. Questo era il metodo di Moratti e Gelmini, ovvero il metodo di Berlusconi. Non pensavamo potesse essere anche il metodo del Pd.
Il suo partito si fermi a riflettere. Ascolti le nostre ragioni, prenda sul serio le nostre obiezioni, esamini le nostre proposte. Stabilisca un confronto non formale e non puramente simbolico tra noi e i parlamentari e i tecnici del suo partito che stanno lavorando alla legge. E infine, pretenda che la legge esca dalle commissioni e venga portata in aula, con i giusti tempi, la dovuta trasparenza e il necessario dibattito pubblico.

Associazione “Una nuova primavera per la scuola pubblica”
Retescuole, Milano
Assemblea delle scuole, Bologna
Coordinamento dei Presidenti dei consigli di Circolo e di Istituto di Bologna e provincia
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
La scuola siamo noi, Parma
Comitato genitori ed insegnanti per la scuola pubblica, Padova
NapoliScuole – Zona Franca
Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie, Torino
Coordinamento delle scuole secondarie, Roma
Comitato Genitori Istituto comprensivo, Castel Maggiore (Bo)
Coordinamento provinciale Presidenti Consigli di istituto, di circolo e Comitati genitori, Modena

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