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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

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A che gioco giocano? Note a margine del flop della Buona Scuola renziana.

Posted by comitatonogelmini su 2 gennaio 2015

roulette_lg-587x365di Beppi Zambon e Carlo Salmaso
Cobas scuola del Veneto
2 gennaio 2015

Dopo aver strombazzato la ‘Buona Scuola’, ovvero la riforma strutturale della scuola pubblica, come la svolta epocale sulla quale il governo Renzi ci metteva il cuore e il portafoglio per mostrare al Paese il senso del cambio di passo che si andava a compiere, con un colpo di spugna il tutto viene rinviato, almeno di due mesi. Se ne riparlerà a febbraio 2015.

Cos’è successo per indurre il buon Matteo a compiere questo vistoso pit-stop nella sua corsa contro il tempo per varare una ‘riforma’ su cui si è dichiaratamente, non richiesto, giocato la faccia?

Sono stati lo stillicidio, iniziato da settembre, degli scioperi quasi sempre scollegati fra loro del personale della scuola, la mobilitazione studentesca, le critiche dei soloni ben pensanti o la forza dirompente della proposta alternativa della rigenerata LIP?

Purtroppo non pensiamo siano queste le cause, ben ce lo rammenta la determinazione del percorso del Jobs Act.

Alcuni segnali si potevano cogliere nelle sparate, ora demagogiche ora securitarie, di Faraone, ex responsabile scuola del Pd ora sottosegretario al MIUR.

La buona occasione è stata fornita dall’esito sottotono del sondaggio on-line promosso per saggiare le adesioni alla proposta governativa. Infatti, nonostante la griglia pilotata delle domande e in barba alla blindatura del percorso propedeutico alla riforma annunciata, dalle rigide maglie della statistiche è emersa una bocciatura dell’impianto che avrebbe dovuto sorreggere la riforma stessa: la meritocrazia nelle carriere degli insegnanti e la premialità nella gestione degli istituti.

Il ministro Gianninicontraddicendo goffamente Renzi, che ha pubblicamente ammesso il fallimento dell’operazione rimandando di due mesi la realizzazione del piano e citando le 200 delibere dei collegi dei docenti che hanno rappresentato in maniera chiara lo scarso gradimento della proposta governativaha cercato di rilanciare ed ha affermato che la consultazione “è stata un grande successo”. E’ una bugia che probabilmente segna il tramonto del suo ministero.

La grande stampa nazionale, in particolare l’ex Corrierone, ha sparato ad alzo zero contro la proposta del premier, enfatizzando i risultati critici emersi tra le righe e dando voce a coloro che hanno raccolto migliaia di firme contro la riforma, ai sindacati confederali. Altra bugia. Le firme raccolte nelle scuole erano contro il blocco contrattuale e degli scatti di anzianità. Ma quando occorre, si usa dar lustro agli stessi personaggi che si mettono sulla forca mediatica per la riforma del lavoro.

E in questi giorni, sempre il Corrierone, ha pubblicato l’illuminante intervento di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, fondazione che, in combine con TreElle, è stata il genius loci per le riforme della Moratti e della Gelmini: “La Buona Scuola del governo Renzi vuole premiare il merito degli insegnanti. Il principio è in sé del tutto condivisibile, seppur nuovo per il nostro Paese, dove conta unicamente l’anzianità di servizio. Il problema della Buona Scuola è che traduce un giusto principio in una soluzione sbagliata. La proposta nella sua formulazione originaria è (o, forse, era) di dare aumenti ai due terzi dei docenti in ciascuna scuola ogni tre anni. Un’idea sbagliata per almeno due ragioni. In primo luogo, perché, invece di indurre i docenti a migliorarsi nella propria scuola, spinge esplicitamente coloro che non sono stati premiati a trasferirsi in una scuola dove vi sono insegnanti più scarsi, così da garantirsi il premio al giro successivo. Si dice loro, in altre parole: trovatevi una scuola più modesta, dove potrete eccellere. Non certo il modo migliore per far crescere la qualità complessiva dell’insegnamento. In secondo luogo, nell’ipotesi del governo il premio retributivo appare di fatto sganciato da una prospettiva di progressione di carriera.”

Concetti che non si discostano da quelli diffusi in più occasioni dal ministro in pectore Faraone e che possiamo ritrovare ampiamente riprodotti nella proposta di legge Aprea-Ghizzoni che ha, in più, il pregio di essere ben incardinata nei lavori parlamentari, invece di rimanere una semplice ipotesi di lavoro da rielaborare.

Questo è il segnale da cogliere, la scuola rimane un settore da bonificare con gli strumenti del mercato, dove meglio si opera quando tutti gli operatori sono in difficoltà economica e, meglio ancora, quando sono anche spiazzati dal mutamento degli scenari di volta in volta proposti.

Rimangono però distintamente sulla scena alcuni dati inconfutabili, quali il precipitare all’ultimo posto tra i paesi europei del rapporto tra spesa per l’istruzione e PIL, il nostro avere uno dei maggiori tassi di dispersione scolastica ed elusione dall’obbligo scolastico, abbinato ad uno dei più bassi indici di laureati per numero di abitanti e ad uno dei maggiori indici di edifici scolastici non in regola con la normativa sulla sicurezza.

Rimangono gli stipendi bloccati fino al 2019, gli scatti di anzianità che vanno e vengono, le supplenze brevi che non vengono pagate, i precari che vivono di illusioni, il personale ata sempre più penalizzato, gli organici all’osso, gli studenti in libertà vigilata e costantemente monitorati, gli autoritari presidi e/o presuntuosi manager …

Abbastanza per incazzarsi per davvero.

Buon 2015.

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Per un governo democratico della scuola della Costituzione – Interventi e dibattito, registrati in presa diretta

Posted by comitatonogelmini su 4 gennaio 2013

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di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
4 gennaio 2013

Di seguito rendiamo disponibili i files audio degli interventi e del dibattito registrati in presa diretta durante il Seminario “Per un governo democratico della Scuola della Costituzione”, organizzato dal Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione  presso la Provincia di Roma il 16 dicembre 2012

A questo link potete trovare un resoconto dettagliato di quanto emerso nella giornata di studio.

Qui potete scaricare il testo completo della proposta presentata dal Coordinamento.

Per ascoltare gli interventi cliccate sul testo sottolineato

Antonia Sani – Apertura dei lavori    

Carlo Salmaso – Introduzione

Corrado MauceriPresentazione della proposta

Dibattito Completo (mattina; pomeriggio)

Tavola Rotonda con i responsabili scuola Meloni (RC), Puglisi (PD), Rodano (IdV), Salacone (Sel); conduce Marina Boscaino

Si invitano tutti coloro che hanno espresso nel dibattito le proprie valutazioni e tutti e tutte coloro che desiderassero esprimerle, a inviare email all’indirizzo del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione:  coordnazscuolacostituzione@gmail.com

Aderiscono al COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE:

Associazione Nazionale per la scuola della RepubblicaComitato bolognese Scuola e CostituzioneLa scuola siamo noi, ParmaCoordinamento delle scuole secondarie, RomaComitato per la difesa della Costituzione, FirenzeAssemblea per la Difesa della Scuola Pubblica, VicenzaAssociazione “Una nuova primavera per la scuola pubblica” Rivista EcoleComitato difesa Scuola Pubblica, FerraraCoordinamento Genitori Democratici LiguriaCIP Comitato Nazionale Insegnanti PrecariCPS, RomaALBA, Nuovo Soggetto PoliticoAssemblea Genitori e Insegnanti di Bologna e provinciaComitato Non rubateci il futuro, Roma –  Associazione Alternativa, RomaComitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica, PadovaCISP/Centro Insegnanti Scuola Pubblica, RomaRete scuole fiorentineComitato genitori, FirenzeCPS, NapoliAssociazione Non uno di meno, MilanoNapoliScuole/Zona Franca, NapoliGigliola Corduas, presidente FnismVito Meloni, Resp. Scuola Nazionale PRCSimonetta Salacone, Resp. Nazionale Scuola SELLetizia Bosco, I.d.V.Gennaro Loffredo, ASSUR Associazione Scuola Ricerca UniversitàMario de Bellis, UNICOBASLoredana Fraleone, Fed.Sin/PRCAlberto Giorgi (Resp Scuola PRC)Barbara Battista (Resp. Scuola USB Scuola)Valeria Ghiso, resp.prov.delle politiche della conoscenza del PRC, SavonaCOOGEN, TorinoReteScuole, CremaUDS Unione degli StudentiGiovani Comunisti, RomaAssociazione Scuola Daneo, GenovaUnità Democratica Giudici di Pace, Roma

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Un’idea di Scuola alternativa: la Scuola della Costituzione!

Posted by comitatonogelmini su 18 dicembre 2012

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di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
18 dicembre 2012
Comunicato Stampa

Il seminario “Per un governo democratico della Scuola della Costituzione” organizzato dal Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione  presso la Provincia di Roma il 16 dicembre 2012 ha registrato un buon risultato. Oltre un centinaio le presenze, un vero successo se si pensa che contemporaneamente si svolgevano a Roma l’assemblea nazionale del movimento delle scuole, la segreteria nazionale del CIDI, l’incontro nazionale degli studenti dell’UDS, l’esecutivo federale dei Cobas ..e gli impegni prenatalizi.

  Segno evidente che la proposta ha fatto breccia in un mondo della scuola ansioso di salvare il valore della “Scuola della Costituzione” attraverso un percorso concreto e praticabile.

 Un mondo formato da insegnanti, genitori, organizzazioni sindacali (tra le OOSS invitate: FLC CGIL, USB, UNICOBAS, COBAS, erano presenti: USB,UNICOBAS, Piero Castello – Cobas Scuola), semplici cittadini che riconoscono alla funzione  della scuola dello Stato un ruolo preminente nella formazione dei giovani.

  Tra gli altri, hanno accolto con interesse l’invito a partecipare Chiara Acciarini, Maurizio Tiriticco, Clotilde Pontecorvo, l’on. Zazzera, il prof. Porrotto, ex preside del Parini di Milano, e hanno inviato parole di condivisione tra gli altri, Domenico Gallo, Gennaro Lopez, Sergio Lariccia, Nicola Tranfaglia, impossibilitati ad essere presenti. Inoltre, proprio nella giornata di oggi due nuove associazioni, una nazionale, l’altra genovese, hanno chiesto di entrare a far parte del Coordinamento. 

Le relazioni di Carlo Salmaso (sul rapporto autonomia – democrazia – partecipazione) e di Corrado Mauceri (illustrazione della proposta contenente “Norme per il governo della Scuola della Costituzione”) hanno avviato ragionamenti e riflessioni, per una parte dei presenti sicuramente inediti, in particolare riguardo al concetto di autonomia inteso come libertà del sistema scolastico dai condizionamenti dei ministri di turno, non corrispondente all’autonomia dei singoli istituti che di fatto continuano ad essere sottoposti al potere burocratico del Ministero che impedisce l’esplicazione delle competenze assegnate agli Organi Collegiali nel DPR del 1974.

  E’ stato individuato questo come uno dei motivi del calo di partecipazione.

 E’ stata sottolineata la differenza  tra la vecchia idea di scuola statale centralista e l’idea della Scuola della Costituzione, statale, ma garante della partecipazione e del pluralismo culturale e quindi dell’autonomia  intesa come partecipazione ed indipendenza dagli esecutivi nella Carta costituzionale.

  E’ emersa con forza la distinzione tra la Scuolaequiparabile alla Magistraturain quanto funzioni della Repubblica non delegabili per le loro alte finalitàe la tutela dei diritti attraverso la fornitura di servizi che possono essere assolti oltre che dallo Stato anche da privati.

  La parte più innovativa delle proposta riguarda il Consiglio Nazionale dell’Istruzione che rappresenterebbe l’apice degli Organi Collegiali come centro del pluralismo culturale in sostituzione dell’attuale CNPI, con compiti di programmazione degli indirizzi educativi oggi di competenza del MIUR.

  Mauceri ha presentato anche gli aspetti critici della proposta, su cui occorre attivare un approfondito confronto (rapporto tra questo nuovo organismo e il MIUR, la figura del Dirigente Scolastico ..)

  Macome ha detto Antonia Sani in aperturasi tratta dell’avvio  di un confronto, non della conclusione di un percorso.

    I numerosi interventi hanno sottolineato il rifiuto integrale della pdl Aprea, per ora “su un binario morto” ma sempre in agguato dopo le elezioni, la necessità che si mantenga alta la mobilitazione delle scuole, per scongiurare questo e altri provvedimenti negativi per la qualità dell’istruzione (es. forme dissennate di dimensionamento degli istituti scolastici),  l’urgenza che vengano affrontati anche altri problemi della vita scolastica (valutazioneInvalsi, orario di lavoro dei docenti, rischio che attraverso le reti di scuole penetri nelle istituzioni pubbliche la privatizzazione dei saperi, richiesta di abolizione delle Fondazioni da cui dipendono attualmente una sessantina di Istituti Tecnici Superiori, l’importanza di far pervenire al Parlamento Europeo la nostra idea di scuola della Repubblica..)

  C’è stato un grande applauso del pubblico quando Bruno Moretto ha riferito del successo raggiunto dal comitato bolognese con la raccolta di firme (oltre 13.000) per il referendum contro il finanziamento delle scuole private per l’Infanzia del Comune di Bologna.

Nel pomeriggio, dopo la conclusione del dibattito, ha avuto luogo la Tavola rotonda coordinata da Marina Boscaino  con le forze politiche presenti: PD (F.Puglisi), SEL (S:Salacone), I.d.V. (G.Rodano), PRC (V.Meloni). Erano stati invitati anche PdCI e ALBA.

  Dal confronto è emersa la comune denuncia dell’attacco alla Costituzione rappresentato dalla legge 62/2000 sulla parità scolastica che consente finanziamenti alle scuole private divenute “paritarie”. Un auspicio che il nuovo Parlamento possa riconsiderare il vulnus?

 E’ stata anche evidenziata la conseguente anomalia che mette sullo stesso piano le scuole degli Enti Locali e le scuole private dell’ Infanzia che nel bilancio ricevono finanziamenti dallo stesso capitolo.

 Riguardo l’articolato è stato espresso un interesse di massima, con un rinvio a un incontro successivo dopo una più accurata meditazione sul testo per un confronto nel merito.

 Riteniamo una acquisizione importantissima l’avere messo in sintonia e in una comunità di intenti tutti i soggetti che fanno attualmente parte di questo coordinamento  che anche in data odierna ha dimostrato la sua vitalità con la presenza di comitati di Napoli, Roma, Firenze, Viareggio, Vicenza, Padova, Bologna, Genova (Milano e Parma assenti per motivi contingenti).

Nella conclusione operativa sono stati invitati tutti coloro che hanno espresso nel dibattito le proprie valutazioni e tutti e tutte coloro che desiderassero esprimerle, a inviare email all’indirizzo del coordnazscuolacostituzione@gmail.com, comprese testimonianze dello stato degli Organi Collegiali nelle proprie scuole e altre denunce dello stato delle cose nella propria realtà scolastica.

    Tutta questa documentazione verrà raccolta e integrata dal Coordinamento in vista del prossimo dibattito da tenersi nelle vicinanze delle elezioni politiche (mese di febbraio)

Antonia Sani per il Coordinamento

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Per un governo democratico della Scuola della Costituzione

Posted by comitatonogelmini su 9 dicembre 2012

Roma16dicembre2012

di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione

Seminario

Per un governo democratico della Scuola della Costituzione

Domenica 16 dicembre 2012 – ore 10.30

Palazzo della Provincia – Sala Di Liegro (II piano)

ROMA

Programma

Ore 10.30Apertura dei lavori: Antonia Sani

Introduzione: Carlo Salmaso

(Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola  Pubblica di Padova)

Presentazione della proposta: Corrado Mauceri

Ore 11.30Dibattito con le Organizzazioni sindacali,

le associazioni professionali e del mondo della scuola,

le rappresentanze di movimenti, studenti, genitori

Ore 13.30 – Pausa pranzo in loco

Ore 14.30Ripresa del dibattito

Ore 15.30Tavola rotonda con le forze politiche di sinistra e centrosinistra

Ore 17.00Conclusioni

Materiali scaricabili:

Aderiscono al COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE:

Associazione Nazionale per la scuola della RepubblicaComitato bolognese Scuola e CostituzioneLa scuola siamo noi, Parma Coordinamento delle scuole secondarie, RomaComitato per la difesa della Costituzione, FirenzeAssemblea per la Difesa della Scuola Pubblica, VicenzaAssociazione “Una nuova primavera per la scuola pubblica” Rivista EcoleComitato difesa Scuola Pubblica, FerraraCoordinamento Genitori Democratici LiguriaCIP Comitato Nazionale Insegnanti PrecariCPS, RomaALBA, Nuovo Soggetto PoliticoAssemblea Genitori e Insegnanti di Bologna e provinciaComitato Non rubateci il futuro, Roma –  Associazione Alternativa, Roma Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica, Padova CISP/Centro Insegnanti Scuola Pubblica, RomaRete scuole fiorentineComitato genitori, FirenzeCPS, NapoliAssociazione Non uno di meno, MilanoNapoliScuole/Zona Franca, NapoliGigliola Corduas, presidente FnismVito Meloni, Resp. Scuola Nazionale PRCSimonetta Salacone, Resp. Nazionale Scuola SELLetizia Bosco, I.d.V.Gennaro Loffredo, ASSUR Associazione Scuola Ricerca UniversitàMario de Bellis, UNICOBAS Loredana Fraleone, Fed.Sin/PRCAlberto Giorgi ( Resp Scuola PRC)Barbara Battista (Resp. Scuola USB Scuola)Valeria Ghiso, resp.prov.delle politiche della conoscenza del PRC di Savona COOGEN Torino ReteScuole Crema UDS Unione degli StudentiAssociazione per una nuova primavera della Scuola Pubblica Giovani Comunisti Roma

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Perché la proposta per un governo democratico della Scuola della Costituzione

Posted by comitatonogelmini su 9 dicembre 2012

ARTICOLATO

di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
9 dicembre 2012
La priorità è il governo democratico della scuola. Le 24 ore, il concorso, le prove INVALSI, i tagli all’istruzione pubblica ed i contributi alle private, la “953” (ora al Senato 3542): tutte scelte dell’aziendalizzazione della scuola statale.

La “pensata” del Governo dei Professori di prevedere un aumento a 24 ore dell’orario di lezione del personale docente della scuola secondaria è stata tolta di mezzo dal Parlamento (vista la prossimità delle elezioni), anche se la scuola subirà ugualmente tagli alla spesa in misura equivalente.

Infatti, l’idea di fare cassa sulla scuola statale non è stata per niente superata.

L’istruzione non è più un impegno primario dello Stato; ma, soprattutto, non è più considerata una funzione istituzionale dello Stato. È, viceversa, un servizio pubblico, che può essere gestito indifferentemente o da scuole statali, organizzate con i criteri privatistici delle aziende; o da scuole paritarie (in gran parte confessionali), alle quali si riconosce la stessa funzione di servizio pubblico e che pertanto hanno diritto di essere finanziate anche da Stato, Regioni e Comuni.

Qualche falso ingenuo, che legge la Costituzione a partire dal Titolo V, sostiene addirittura che anche nell’istruzione sia applicabile il principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, secondo cui, dove il servizio pubblico sia svolto dalla scuola privata, non deve essere istituita quella pubblica. Evidentemente ignora l’art. 33 della Costituzione, laddove afferma “La Repubblica…..istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, escludendo non solo l’applicabilità del principio di sussidiarietà, ma anche l’ipotesi di un sistema integrato pubblico-privato.

In questa idea di scuola, che poggia sul compito di erogare un servizio alla collettività-utenza, lo Stato deve soltanto garantire “i livelli essenziali delle prestazioni” e ogni realtà scolastica si organizzerà come può, a seconda delle disponibilità finanziarie che riuscirà a reperire ed in regime di concorrenza (che secondo gli “innovatori” dovrebbe garantire la qualità).

Questa concezione del sistema scolastico ha origine nel 1993, con la privatizzazione del rapporto di lavoro del personale della scuola. Tappe successive: l’organizzazione aziendalistica con a capo la figura del Dirigente manager (autonomia e dirigenza); nel 2000, con la legge di parità, che ha introdotto il cosiddetto sistema integrato; infine con la modifica del Titolo V della Costituzione. Ora, con l’approvazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge ex Aprea ed ex 953 (ora al Senato 3542), si pensa di portare a compimento il processo, con una sostanziale convergenza tra centro-sinistra e centro–destra.

Non si tratta di compromessi o inciuci politici; è proprio un’idea di scuola connaturata alla cultura liberista della destra, ma ora anche profondamente radicata nella cultura del gruppo dirigente del PD. In un noto documento del 1994, infatti,  “Una nuova idea  per la scuola”, sottoscritto da 31 intellettuali di area progressista (primo firmatario Luigi Berlinguer, divenuto in seguito Ministro della Pubblica Istruzione e quindi protagonista di questa regressione del ruolo della Scuola statale) si affermava che: “si deve pensare a un sistema formativo pubblico, nazionale  ed unitario, del quale partecipano scuole statali e non statali …”.

La scuola non è quindi più una struttura dello Stato. Di conseguenza l’attività docente non è più una funzione dello Stato, come ad esempio quella del Magistrato. L’attività docente diventa una prestazione di lavoro subordinato, rispettabilissima come qualsiasi altra prestazione di lavoro, ma appunto – come qualsiasi altra attività lavorativa – retribuita non tanto per il valore e la professionalità della funzione, quanto per la durata della prestazione.

In questo contesto culturale l’attività del docente deve svolgersi in base agli indirizzi del Ministro; è sottoposta alle valutazioni da parte di organismi ministeriali come l’INVALSI, solo formalmente indipendenti; ed è sempre più subordinata al potere del dirigente-manager, che della attività dei docenti è responsabile e quindi il gestore. Ma, soprattutto, è un costo che si deve il più possibile contenere.

Le battaglie contro i tagli alla spesa per l’istruzione o contro concorsi per reclutare personale già da anni in servizio o contro le prove INVALSI, possono essere generose, ma risultano comunque poco efficaci se non si ripristina la scuola della Costituzione. In questi giorni il mondo della scuola ha avvertito la deriva di quest’idea mercantilista dell’istruzione e si è mobilitato con grande passione, costringendo, grazie anche alla prossimità delle elezioni, il Governo e le forze politiche che lo hanno sostenuto a stoppare queste “innovazioni”.

Dobbiamo però deve essere consapevoli che, al di là di tutti i proclami quotidiani sulla centralità della scuola, i fatti concreti di questi ultimi venti anni dimostrano che nella cultura dominante nel nostro Paese tale centralità è solo uno slogan propagandistico; è pertanto necessario rilanciare, anche a livello culturale, prima che sia troppo tardi, un’idea di scuola alternativa, che è poi l’idea di scuola della Costituzione. Ma soprattutto è necessario rivendicare scelte concrete, a cominciare da un forte incremento della spesa per l’istruzione e da un governo democratico della scuola a tutti i livelli; solo su di esse potrà essere misurata la reale centralità della scuola.

Il degrado dell’istruzione statale certamente è imputabile alle politiche dei Governi che si sono succeduti ed alle “nuove idee” di stampo liberista di alcuni settori di centro-sinistra; ma ad esso non è estranea la passività con cui il mondo della scuola ha finora subito, anno dopo anno, tutte le stravaganze inventate dai sedicenti innovatori. Nelle manifestazioni di questi giorni si leggeva negli striscioni: “La scuola siamo noi”. Prima che sia troppo tardi dobbiamo rivendicare effettivamente il governo democratico della Scuola.

Domenica 16 dicembre il Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione ha promosso a Roma (ore 10,30 Palazzo della Provincia) un seminario in cui presenterà una proposta concreta, alternativa alla ex Aprea“953”.

Discutiamone insieme.

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Dante, va in strada il cantico dei superbi

Posted by comitatonogelmini su 6 dicembre 2012

dante
 
di Elvira Scigliano
da Il Mattino di Padova
6 dicembre 2012
 I ragazzi del Nievo con la prof di italiano hanno fatto lezione sul sagrato del Duomo: «Altre classi faranno come noi»

Sentire declamare Dante in strada richiama l’attenzione, poco da dire. Fosse anche per girarsi a guardare (maliziosamente) chi è il “matto” che conosce a memoria il sommo poeta. Scorgere poi una bella signora, distinta ed elegante, con la borsa in spalla e gli occhi incollati su un testo dall’aria vetusta, solleva, in una coscienza normodotata, il dubbio di avere le traveggole.

E se, addirittura, la signora è seguita con scrupolosa attenzione da un manipolo di ragazzi composti in fila ordinata, lì, l’umile coscienza normodotata, rischia il coccolone. Malgrado l’incredulità diffusa, la quarta A del liceo scientifico Nievo, ieri mattina, ha davvero svolto l’ultima ora sul sagrato del Duomo.

In programma l’undicesimo canto del Purgatorio. La prima a leggere, sollecitata amabilmente dalla professoressa di latino ed italiano, Ester Fraiese, Federica: un pizzico d’emozione a tradire la voce (siamo pur sempre in mezzo alla strada) e poi giù liscia ad indagare nei meandri della superbia dantesca, scavando in un peccato che pare essere per l’autore parecchio autobiografico.

Qualche curioso si avvicina ma mantenendo sempre la distanza di sicurezza: non si sa mai, e se quella signora, fin’ora tanto garbata, si girasse ad interrogare l’uomo della strada? Certe emozioni, provate tra i banchi, non si dimenticano e quel groppo in gola si ripresenta canaglia anche al professionista affermato.

«È una forma di protesta pacifica e silenziosa», spiegano i ragazzi, «che intende continuare la protesta contro i tagli alla scuola. Siamo dalla parte degli insegnanti e, soprattutto, dalla parte del nostro futuro». Sul tavolo ancora la discussa legge Aprea: «Se il governo vuole davvero conoscere il parere dei protagonisti», tuonano gli studenti, «potrebbe fare una cosa molto semplice che i prof hanno già suggerito: ciascun membro della Commissione vada nelle scuole ad illustrare il testo e ad ascoltare le opinioni. I membri della Commissione sono 25, potrebbero visitare per 5 settimane una volta ciascuno 750 istituti». Intanto il buon esempio lo dà in Nievo: 30 classi hanno deciso, a turno, fino a Natale, di svolgere l’ultima lezione della giornata in strada.

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Vertenza scuola: la democrazia paga, difendiamola!

Posted by comitatonogelmini su 30 ottobre 2012

di Marina Boscaino e Corrado Mauceri
da Pubblico
30 ottobre 2012

La mobilitazione che sta interessando il mondo della scuola in questi giorni coinvolge insegnanti che in precedenti occasioni non avevano partecipato. L’inserimento all’art. 3 della bozza del disegno di legge sul patto di Stabilità di un aumento dell’orario di lezione per i docenti, senza alcun corrispettivo salariale, e cioè a parità di stipendio, rappresentando una proposta davvero inedita per gravità nella storia del nostro Paese (l’aumento dell’orario corrisponderebbe a 1/3 in più delle ore di insegnamento), è andato evidentemente a colpire talmente tanto nel vivo la sensibilità e le condizioni di lavoro dei docenti (già messi a dura prova da un triennio, quello dal 2008-11 che ha visto il taglio di 85mila cattedre circa, l’aumento di un punto percentuale nel rapporto alunni-docente, il dimensionamento con l’accorpamento di istituzioni scolastiche autonome che hanno peggiorato le condizioni lavorative del mondo della scuola) che la gran parte degli insegnanti italiani ha ritenuto necessario manifestare il proprio disaccordo.

Le scuole hanno assunto in prima persona la guida della mobilitazione: si sono svolte assemblee, collegi, riunioni sindacali, incontri con genitori e studenti (i due altri soggetti maggiormente colpiti dal provvedimento, assieme ai lavoratori della scuola), che legittimamente – nell’esercizio delle loro competenze – hanno deliberato le più diverse forme di lotta (autosospensione dagli incarichi, sospensione delle attività aggiuntive, individuazione di forme di didattica alternativa). Le scuole si sono trasformate, dopo anni, in luoghi di dibattito e di contestazione delle politiche del sedicente governo “tecnico”, incapace di affidare alla scuola pubblica non solo il ruolo di prima grande palestra di democrazia di un Paese, ma anche di volano di sviluppo economico e sociale, perché culturale.

Il PD, seguito poi da altri partiti della attuale maggioranza di governo, ha sostenutoin parte per la imminenza delle elezioni, in parte, crediamo, per una genuina adesione alla causale proteste del mondo della scuola che, considerate le notizie attualmente in nostro possesso, sembra si incamminino a sortire i risultati auspicati. Non possiamo però non tener conto del fatto che come ha ammesso lo stesso ministro Profumo che, dopo essersi fatto promotore del provvedimento, ha dichiarato che è inopportuno, considerata l’imminenza del voto, andare avanti adesso con la propostala scuola pubblica è stata, è e sarà sotto attacco. Una eventuale tregua nei prossimi mesi non impedirà, ai sostenitori della “politica del rigore”, di tornare alla carica, riproponendo un pacchetto ventilato da tempo che possa trovare sostegno nella triade merito, valutazione, produttività.

L’idea di una scuola gerarchizzata sulla base del “merito” e nello stesso tempo aziendalizzata, il rafforzamento del ruolo manageriale dei dirigenti ed il controllo ministeriale sulla didattica attraverso gli strumenti di valutazione, apparentemente indipendenti, ma in realtà ministeriali (i nuclei di autovalutazione farebbero capo all’Invalsi, istituto di valutazione dipendente dal MIUR; il futuro Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sarà, come oggi, presieduto dal ministro di turno), sono tutte scelte che le forze politiche che sostengono questo Governo portano avanti;  la recente approvazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge 953 ( ex Aprea) da PD, UDC e PDL è un segnale concreto dell’attacco cui sarà sottoposta la scuola pubblica e con essa  la democrazia scolastica ed il suo ruolo istituzionale.

Auspichiamo che i docenti, tutti i lavoratori della scuola, gli studenti, i genitori abbiano ben chiaro che la mobilitazione democratica  nelle scuole oggi è vasta e praticabile grazie agli spazi di democrazia che ancora esistono, fortemente minacciati di riduzione dalla proposta ex Aprea recentemente approdata in Senato, dopo l’approvazione in legislativa nella commissione Cultura della Camera (e perciò attraverso una procedura che sottrae una materia strategica dal dibattito e dal confronto democratico delle Aule parlamentari). È interesse e compito della scuola e dei maggiori protagonisti della democrazia scolastica difendere e, anzi, rafforzare gli strumenti della partecipazione.

Per questo la Proposta 953 ( ex Aprea ) deve essere bloccata e sostituita da una riforma che potenzi la democrazia scolastica, a tutti i livelli.

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Perché non ci piace la proposta di Legge 953 (ex Aprea)

Posted by comitatonogelmini su 20 ottobre 2012

di Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
20 ottobre 2012

La Proposta di Legge 953 è una legge che nasce nel chiuso di una Commissione Parlamentare, senza un ampio dibattito nella società, mentre i tagli delle risorse e le cattive riforme stanno distruggendo la Scuola statale.

una legge sul governo della Scuola che attraverso un ampio dibattito rafforzi la democrazia scolastica.

La Proposta di Legge 953 è una legge secondo cui ogni scuola si adegua alle diverse realtà sociali ed economiche non per rimuovere, ma per consolidare le disuguaglianze economiche e sociali; esattamente il contrario di quanto previsto dalla Costituzione. Ci saranno scuole con molte disponibilità e scuole marginali.

una scuola che possa garantire a tutti un’istruzione qualificata e che intervenga per superare le situazioni di svantaggio e disuguaglianza.

La Proposta di Legge 953 limita il ruolo degli organi di democrazia scolastica e rafforza il ruolo manageriale di natura privatistica del Dirigente Scolastico.

una scuola governata in modo democratico con piena responsabilizzazione di tutte le componenti della scuola (insegnanti, ATA, genitori, studenti),  i cui organi e componenti siano equiordinati e non gerarchizzati.

La Proposta di Legge 953 trasforma l’istruzione scolastica in un servizio che privilegia le diverse richieste dell’utenza.

una scuola che, garantendo a tutti una formazione qualificata, si proponga anzitutto la formazione democratica delle nuove generazioni: non servizio a domanda individuale, ma strumento dell’interesse generale.

La Proposta di Legge 953 prevede una scuola facilmente condizionabile, attraverso contributi economici che possono essere anche finalizzati e la presenza di membri esterni nel Consiglio dell’Autonomia.

una scuola aperta al confronto con le realtà esterne, luogo di libera dialettica democratica, finanziata in maniera adeguata dallo Stato  e  autonoma da ogni condizionamento di qualsiasi natura.

La Proposta di Legge 953 ribadisce il ruolo preminente e verticistico del Ministro e degli strumenti di intervento (INVALSI, regolamenti, linee di indirizzo) con una  forte limitazione della libertà di insegnamento.

un governo democratico della scuola a tutti i livelli, compresi quelli nazionali: per garantire la libertà di insegnamento e l’effettiva autonomia dagli esecutivi e dai poteri esterni.

La Proposta di Legge 953 smantella il sistema scolastico statale e prevede un sistema di scuole, ognuna con una propria caratterizzazione (statuto) in un sistema nazionale comprensivo di scuole statali e scuole private (anche confessionali).

un sistema scolastico statale con il compito primario di garantire un’istruzione laica e democratica; una scuola statale distinta da quelle private che, ancorché paritarie, possono essere di orientamento confessionale.

La Proposta di Legge 953 delega al Ministro la normativa di attuazione, accentuando il carattere ministeriale della scuola.

che le norme generali dell’istruzione siano riservate al Parlamento, perché la scuola statale non può essere espressione della maggioranza di governo.

La Proposta di Legge 953 demanda alle Regioni la competenza di disciplinare la forma di partecipazione a livello territorialenon definendo alcun principio.

che le forme di governo e di partecipazione del sistema scolastico statale spettino, a garanzia dell’unitarietà del governo della scuola, alle leggi dello Stato.

La Proposta di Legge 953 rappresenta una scuola privatizzata, nella sua organizzazione aziendalistica e nelle finalità prioritarie, e nello stesso tempo centralista  e ministeriale.

una scuola statale con una struttura unitaria, ma democratica e partecipata, a tutti i livelli.

La Proposta di Legge 953 configura una scuola che diventa strumento e luogo di disuguaglianza.

la scuola per l’uguaglianza, la scuola della Costituzione.

 

Per queste ragioni chiediamo il ritiro della proposta 953 e ci proponiamo di formulare, attraverso un ampio confronto, una proposta alternativa e conforme ai principi costituzionali.

Aderiscono al Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione: Associazione Nazionale per la scuola della RepubblicaComitato bolognese Scuola e CostituzioneLa scuola siamo noi, ParmaCoordinamento delle scuole secondarie, Roma – Comitato per la difesa della Costituzione, FirenzeAssemblea per la Difesa della Scuola Pubblica, VicenzaAssociazione “Una nuova primavera per la scuola pubblica”– Rivista Ecole – Comitato difesa Scuola Pubblica, FerraraCoordinamento Genitori Democratici LiguriaCIP Comitato Nazionale Insegnanti PrecariCPS, RomaALBA, Nuovo Soggetto PoliticoAssemblea Genitori e Insegnanti di Bologna e provincia – Comitato Non rubateci il futuro, Roma – Consiglio Insegnanti Evangelici ItalianiAssociazione Alternativa, RomaComitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica, PadovaCISP/Centro Insegnanti Scuola Pubblica, Roma – Rete scuole fiorentineComitato genitori, FirenzeCPS, Napoli Associazione Non uno di meno, Milano – NapoliScuole/Zona Franca, NapoliGigliola Corduas, presidente FnismVito Meloni, Resp. Scuola Nazionale PRC – Simonetta Salacone, Resp. Nazionale Scuola SEL – Letizia Bosco, I.d.V.Gennaro Loffredo, ASSUR Associazione Scuola Ricerca UniversitàMario de Bellis, UNICOBAS – Loredana Fraleone, Fed.Sin/PRC – Alberto Giorgi ( Resp Scuola PRC)Barbara Battista (Resp. Scuola USB)Valeria Ghiso, resp. prov. delle politiche della conoscenza di Savona.

Per contatti e informazioni: comfirenze@inwind.itscuolarep@tin.it  – gioca.salmaso@tin.it

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Della riforma del titolo V della costituzione e della necessità urgente di una sua revisione

Posted by comitatonogelmini su 9 ottobre 2012

di Anna Angelucci
Coordinamento Scuole Secondarie Roma
9 ottobre 2012

Cominciamo con un po’ di cronistoria:

nel 2001 il Parlamento italiano varò la modifica del Titolo V della Costituzione, relativo all’ordinamento territoriale della Repubblica. E’ opportuno ricordare che già la legge Bassanini (59/1997, “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma dell’amministrazione e per la semplificazione amministrativa”) aveva costituito “un vero punto di svolta per la ristrutturazione territoriale a Costituzione invariata” (1).

La riforma costituzionale, realizzata dall’Ulivo sulla base di un testo approvato da maggioranza e opposizione nella Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D’Alema, non fu approvata dal quorum dei 2/3 del Senato, ovvero dalla sua maggioranza qualificata: ciò permise il referendum confermativo, in cui il 64,20 % dei votanti (ma solo il 34,10 % degli italiani si era recato alle urne) espresse parere positivo; la riforma, dunque, entrò in vigore l’8 novembre 2001.                 

Con questa legge di revisione si puntò a creare le basi e le condizioni essenziali per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale (2) e la forte spinta al decentramento venne legittimata dai suoi promotori anche con il riferimento all’art. 5 della Costituzione, secondo cui la Repubblica, unica e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più alto decentramento amministrativo, adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Non è questa la sede per valutare gli effetti di una riforma costituzionale ampiamente e autorevolmente criticata (3), né per denunciare la degenerazione prodotta dal ‘combinato disposto’ tra il nuovo ordinamento policentrico della Repubblica e la metastasi della corruzione che ha rapidamente proliferato in questi nuovi centri di potere e di controllo delle risorse pubbliche.

I quotidiani di oggi ci informano che questo Governo intende proporre al Parlamento una nuova modifica del Titolo V della Costituzione, perché consapevole che ci sono competenze che sono esclusive dello Stato, tra cui l’istruzione. Autorevoli esponenti delle istituzioni hanno in più occasioni descritto in passato il rischio della vischiosa proliferazione burocratica puntualmente verificatasi, illustri costituzionalisti hanno paventato il pericolo di un’emergenza democratica, individuando nella competenza concorrente delle Regioni la causa di una lunga serie di conflitti disgregatori (4).

     Spiace constatare che solo il superamento della soglia di sopportabilità del furto della cosa pubblica e dei comportamenti esecrabili dei rappresentanti delle istituzioni generi oggi questa spinta alla ricodificazione di un ordinamento statuale. E spiace constatare che, mentre questa riflessione prende finalmente corpo, il Partito Democratico lavora all’approvazione di una legge sull’autonomia statutaria delle scuole, la 953, che porta a compimento “una linea strategica dell’azione del governo di centrosinistra” (5) totalmente fallimentare nella sua evidenza storica prima ancora che ideologica.

     Allora, vorrei approfittare della preziosa occasione per ricordare ancora una volta ai nostri decisori politici quello che, in tanti, oggi uniti nel coordinamento nazionale Per la Scuola della Costituzione, ribadiamo da anni: il novellato titolo V della Costituzione, che regionalizza l’istruzione, “rappresenta la rottura del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione italiana, la rottura del principio di solidarietà nazionale, la rottura del carattere unitario del nostro sistema scolastico, garanzia di pari opportunità e di pari dignità culturale e sociale per tutti i cittadini. Non si può accettare, né sotto il profilo giuridico, né sotto il profilo etico, che allo Stato resti, per ciò che riguarda la scuola, la legislazione esclusiva delle sole “norme generali sull’istruzione” e la sola “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art. 117), quei diritti civili e sociali che, nella loro ricchezza, articolazione e complessità, è proprio la scuola, in primis, a insegnare ai bambini e agli adolescenti, perché il tema dei diritti civili e sociali è il cardine dell’insegnamento scolastico, è il pane quotidiano di chi parla ogni giorno ai propri studenti nelle proprie classi, è il terreno fertile su cui costruiamo la cultura, la consapevolezza, il pensiero critico dei nostri futuri concittadini italiani” (6).

Note:

(1) S. Marcazzan, La riforma del Titolo V della Costituzione: il nuovo ruolo delle Regioni nei rapporti con lo Stato e con l’Unione Europea, in Amministrazione in cammino, 2004

(2) “Ordinamento federale della Repubblica” Camera dei Deputati, XIII legislatura, atto n. 5830 del 18/3/1999 (progetto D’Alema – Amato)

(3) F. Imposimato, La riforma federalista e l’emergenza democratica, Il Ponte, settembre 2009

(4) Ibidem

(5) “La storia politica e parlamentare degli ultimi 20 anni ci dice che la legge sulla parità, la legge sull’autonomia e la modifica del Titolo V della Costituzione non costituiscono un incidente di percorso, bensì una linea strategica dell’azione di governo del centrosinistra”, G. Bachelet, discorso di apertura dei lavori del Forum istruzione del PD “Rilancio, governo e rappresentanza delle autonomie scolastiche”, Roma, 2011

(6) A. Angelucci, Titolo V della Costituzione, regionalizzazione, federalismo fiscale: un cortocircuito?, Napoli, 30 ottobre 2010, convegno “Scuola pubblica: quale futuro?”

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Autonomia è Costituzione

Posted by comitatonogelmini su 8 ottobre 2012

 

di Marina Boscaino
da PavoneRisorse
8 ottobre 2012

Tra i punti imprescindibili su cui il Coordinamento per la Scuola della Costituzione, fondato a Bologna il 2 settembre scorso, ritiene fondamentale impegnarsi, c’è il rifiuto intransigente della pdl 953, approvata in sede legislativa in Commissione Cultura alla Camera e in attesa di essere trasferita al Senato, dove auspichiamo si possa aprire un dibattito pubblico; sarebbe davvero grave che si approvasse silenziosamente una proposta che sta minando alla base la democrazia nella scuola pubblica.

Il Coordinamento – riconoscendo l’esigenza di riforma degli organi collegiali – ha inaugurato una propria analisi in merito, che non può non partire dal concetto di autonomia scolastica (interpretato ed interpretabile da punti di vista molto differenti), presupposto per cominciare a lavorare su un progetto alternativo alla Pdl 953 (l’ex Aprea). Non solo per motivare con serietà e consapevolezza il nostro no convinto al progetto di legge dell’attuale maggioranza di governo Pd-Pdl-Udc, ma anche per elaborarne uno radicalmente alternativo, che nasca dalla riflessione concreta del mondo della scuola, attualmente di fatto escluso dai lavori e dalle decisioni della Commissione.
L’intenzione è dunque quella di elaborare un’idea di autonomia in funzione della libertà di insegnamento. Autonomia nello Stato e non dallo Stato; autonomia dagli esecutivi e all’interno di un sistema scolastico nazionale, che rappresenti la risposta più concreta al principio di uguaglianza per tutti i cittadini, previsto dall’art. 3 della Costituzione. Solo gettate queste premesse, sarà possibile procedere alla elaborazione di una proposta alternativa.
Ecco di seguito il documento di riferimento per il dibattito del seminario che si terrà a Firenze il 13 ottobre p.v.

1- L’AUTONOMIA SCOLASTICA PUÒ AVERE DIVERSI CONTENUTI.

L’autonomia consiste nel potere di darsi le regole; tale potere però, non è originario, come la sovranità di uno Stato, ma è un potere “derivato” che è conferito da un soggetto sovraordinato ad un altro soggetto sotto-ordinato.
L’autonomia può avere contenuti e finalità diverse, a seconda della scelta del soggetto che conferisce tale potere; può quindi essere funzionale quando si attribuisce ad un soggetto il potere di svolgere una determinata attività per realizzare il fine stabilito dal soggetto che conferisce l’autonomia.; può essere invece sociale quando si conferisce anche il potere di definire talune specifiche finalità.
Per restare nell’ambito della scuola, può essere un’autonomia delle singole scuole nell’ambito di un sistema governato dal Ministero; può invece essere un’autonomia del sistema scolastico nel suo complesso; e così via.

2- L’AUTONOMIA SCOLASTICA È LA PRECONDIZIONE DELLA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO SANCITA NELLA COSTITUZIONE DEL 1948.
È opinione corrente, sostenuta anche da alcuni giuristi compiacenti, che l’autonomia scolastica sarebbe stata introdotta nella Costituzione con la riforma del Titolo V del 2001, che avrebbe elevato a livello costituzionale l’autonomia scolastica, già prevista dal DPR n.275/99.
L’Associazione “Per la scuola della Repubblica” ha invece sostenuto che l’autonomia scolastica, nel senso più ampio, era già prevista sin dal 1948, e cioè nell’art. 33 della Costituzione.
Quindi, premesso che l’autonomia scolastica può avere contenuti diversi, assumiamo che parlare di autonomia scolastica significhi per noi riferirci al principio di autonomia desumibile dell’art. 33 della Costituzione. Principio “confermato” nell’art. 117 per quanto attiene le istituzioni scolastiche: una autonomia “derivata” dalla Costituzione e funzionale, in un sistema statale, a garantire la libertà di insegnamento

3- AUTONOMIA SCOLASTICA E LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO
L’art. 33 della Costituzione afferma al 1 comma la libertà di insegnamento.
Al secondo comma stabilisce: “la Repubblica detta le norme generali nell’istruzione ed istituisce scuole statali per ogni ordine e grado”.
La Costituzione afferma un duplice principio: l’istruzione scolastica è un compito istituzionale dello Stato che deve garantire a tutti, in qualsiasi parte del Paese, un livello di istruzione uguale per tutti; ma – nello stesso tempo – nell’ambito del sistema scolastico statale si deve garantire la libertà di insegnamento, cioè l’autonomia del sistema scolastico statale dalle interferenze degli esecutivi. L’autonomia è quindi compatibile con il sistema statale, ma non con il governo ministeriale della scuola.
La libertà di insegnamento è in qualche modo un’espressione del più generale principio costituzionale della libertà di pensiero sancito nell’art. 21 Cost.; ma ha una propria specificità, nel senso che è per un verso preclusiva di ogni forma di condizionamento esterno e quindi è una libertà in negativo (libertà da); ma è anche e soprattutto libertà in positivo, cioè di partecipare senza alcun condizionamento alla elaborazione del progetto culturale.
Ma non può esserci libertà di insegnamento del docente se anzitutto il sistema scolastico nel suo complesso non è organizzato sul principio della libertà di insegnamento e quindi dell’autonomia da forme di condizionamento esterno ed interni (gerarchizzazione e poteri di indirizzo e di valutazione da parte del Ministro)
La libertà di insegnamento non può essere pertanto un principio astratto; perché possa realizzarsi richiede delle specifiche condizioni e precisamente:
a) un particolare status per il personale docente volto a garantire l’autonomia professionale da ogni forma di condizionamento.
b) una gestione autonoma e democratica non solo delle singole istituzioni scolastiche, ma dell’intero sistema scolastico, il cosiddetto “autogoverno”.
Nel contempo, però, la libertà di insegnamento deve svolgersi nell’ambito delle regole e quindi di limiti:
a) l’osservanza delle norme generali sull’istruzione;
b) il rispetto della libertà e della personalità degli alunni;
c) il necessario rispetto della medesima libertà degli altri docenti.

4- IL GOVERNO DEMOCRATICO DELLA SCUOLA E L’AUTONOMIA SCOLASTICA
Il principio costituzionale della libertà di insegnamento postula quindi un governo democratico della scuola e nello stesso tempo l’autonomia scolastica, intesa come indipendenza della scuola nel suo complesso da possibili interferenze degli esecutivi; la scuola non può però chiudersi nell’autoreferenzialità, ma nemmeno può essere subordinata a scelte esterne o di organismi che siano espressioni di determinate forze politiche o poteri economici, ecc..
Le singole scuole statali sono parti integranti del sistema statale nel suo complesso, cioè del sistema scolastico; quando si afferma l’esigenza di un governo democratico della scuola e dell’autonomia scolastica a garanzia della libertà di insegnamento, ovviamente ci si riferisce non solo alle singole scuole, ma al sistema scolastico nel suo complesso.
Non si può scindere l’ autonomia delle singole istituzioni dall’ autonomia del sistema scolastico nel suo complesso.
Un governo democratico delle singole scuole in un sistema che nella sua complessità è governato dal Ministro è una mistificazione dell’autonomia e dello stessa democrazia delle singole scuole.
 Il governo democratico della scuola nel suo complesso implica un’organizzazione del sistema scolastico basato sulla partecipazione democratica strutturata per linee orizzontali; la democrazia scolastica non è difatti compatibile con una struttura gerarchizzata, che peraltro sarebbe assolutamente incompatibile con la libertà di insegnamento.
In conclusione un vero governo democratico della scuola, a tutti i suoi livelli, e quindi un’effettiva autonomia scolastica si ha quando ciascuna scuola statale è governata da organi democratici con un ruolo paritario di tutti i soggetti che di essa fanno parte (Dirigente Scolastico, docente e personale ATA) nel rispetto ovviamente delle specifiche funzioni e dei relativi doveri.
Ma poiché le singole scuole nel nostro ordinamento costituzionale sono strumenti finalizzati alla realizzazione da parte della Repubblica di quell’uguaglianza sostanziale affermata nell’art. 3 Cost. (e quindi sono strumenti operativi di un progetto culturale nazionale), è necessario non solo che il governo delle singole scuole sia affidato alla partecipazione democratica e sia autonomo da condizionamenti esterni, ma che anche e soprattutto il governo nazionale della scuola sia affidato alla partecipazione democratica e sia autonomo da condizionamenti esterni e soprattutto dalle maggioranze governative.

5- LA COSTITUZIONE INATTUATA
Con i decreti delegati del 1974 si è avviato questo processo di democratizzazione della scuola che però è rimasto dimezzato, perché non è riuscito a caratterizzare il governo del sistema scolastico nel suo complesso che al vertice è rimasto ministeriale
Con i provvedimenti che dal 1999 (DPR n. 275) fino ad oggi si sono susseguiti (e che avrebbero , secondo alcuni, introdotto per la prima volta l’autonomia scolastica) in realtà non solo non si è completato il processo di democratizzazione avviato con i decreti delegati del 1974, ma si è mantenuto e rafforzato il governo ministeriale del sistema scolastico nel suo complesso; si è, nel contempo, avviato un processo di aziendalizzazione delle scuole, fortemente limitativo della libertà di insegnamento e quindi incompatibile con un’effettiva autonomia scolastica, nel senso affermato dall’art. 33 Cost.; infatti in ciascuna istituzione scolastica la figura del dirigente scolastico non è più incardinata nella scuola, ma nell’Amministrazione scolastica periferica con funzioni manageriali e conflittuali con le competenze degli organi di democrazia scolastica. Inoltre gli indirizzi culturali ed i criteri di valutazione degli alunni e delle scuole sono affidati al Ministro ed ai suoi strumenti operativi, come l’INVALSI.
In questo quadro normativo l’autonomia attribuita alle istituzioni scolastiche, addirittura con una norma costituzionale, è in realtà una mistificazione dell’autonomia come garanzia del pluralismo culturale e della libertà di insegnamento; è soltanto una autonomia aziendale.

6- UN CNPI PROFONDAMENTE RIFORMATO COME ORGANO DI GOVERNO DEMOCRATICO DELLE SCUOLE E GARANZIA DI UN’EFFETTIVA AUTONOMIA.
Un sistema scolastico statale che abbia come suo connotato fondamentale la libertà di insegnamento deve essere anzitutto autonomo nel suo complesso dalle maggioranze governative sia statali che regionali.
Gli indirizzi culturali, i curricula, i criteri di valutazione degli alunni, ma anche le modalità relative alla necessaria rendicontazione sociale da parte delle scuole – e più in generale tutta la didattica – devono essere governate, sia pure con la necessaria flessibilità ed articolazione ai diversi livelli, a livello nazionale da un organismo democratico, ma rappresentativo di tutte le sensibilità culturali presenti nel Paese: un CNPI profondamente rinnovato, che non sia rappresentativo soltanto del personale della scuole (soprattutto non ha senso la presenza delle OO.SS., che a loro volta devono essere autonome da tale organismo), ma del mondo universitario e della cultura.
Il modello di riferimento in linea di massima dovrebbe essere l’organismo di autogoverno della magistratura, il CSM.
In tale modo al Parlamento spetterebbe la politica scolastica e quindi la definizione degli ordinamenti scolastici, la spesa per la scuola, in un rapporto di collaborazione con un rinnovato CNPI. Il Ministro e le Regioni, ciascuno per quanto di competenza, avrebbero i compiti esecutivi delle scelte parlamentari e degli indirizzi definiti dal CNPI.
Si tratta ovviamente di un modello definito in modo molto approssimativo, ma l’unico che, precisato negli aspetti costituzionali e nei rapporti con gli altri organi dello Stato, possa garantire un’effettiva autonomia e dare concretezza al principio di libertà di insegnamento nella scuola.
Peraltro il trasferimento della competenza in materia didattica e culturale dal Ministro al CNPI avrebbe il duplice vantaggio di garantire un effettivo pluralismo culturale negli indirizzi generali della scuola e, nello stesso tempo, evitare che, per effetto del condizionamento politico, ad ogni cambiamento della maggioranza di governo corrisponda un cambiamento del modello culturale e didattico del sistema scolastico.
Si eviterebbe così l’avvicendarsi della scuola di Berlinguer, di Moratti, di Gelmini e così via; la Costituzione prevede la scuola della Repubblica e cioè la scuola di tutti e per tutti; per questo il governo della scuola, in un rapporto di interazione con il Parlamento, dovrebbe essere affidato al mondo della scuola e della cultura.

7- L’AUTONOMIA DELLA PROPOSTA DI LEGGE EX APREA E L’ART. 113 COST.
La scelta della proposta di legge ex Aprea concretizza in modo più compiuto la cosiddetta autonomia funzionale ed aziendale nell’ambito di un sistema che rimane ministeriale e fortemente autoritario.
Difatti attribuisce alle istituzioni scolastiche un ampio potere di darsi delle regole, persino statutarie, ma con tre forti elementi caratterizzanti:
a) lo Stato dismette la sua funzione istituzionale volta a garantire un’istruzione uguale per tutti; ogni scuola fa da sé!
b) l’organizzazione delle singole scuole assume una forte caratterizzazione aziendale, con un rafforzamento della figura manageriale del DS;
c) le scuole aziende autonome sono in ogni caso subordinate agli indirizzi ed ai controlli valutativi ministeriali.
Senza dubbio anche questa è una forma di autonomia, ma fortemente limitata dai poteri del Ministro e soprattutto lesiva – con la sua organizzazione aziendalistica ed il vertice ministeriale – del principio della libertà di insegnamento.

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