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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘precari’

Governo tecnico, ideologia unica

Posted by comitatonogelmini su 1 settembre 2012

di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
1 settembre 2012
Scuola e politica

 

Visto dal piccolo grande mondo della martoriata scuola pubblica italiana, il governo Monti è sempre più la triste e dannosa continuazione del governo Berlusconi.
Il Pd ha fatto finta di impiegare mesi, per avere qualche sospetto su quello che Profumo stava facendo e iniziare a dire timidamente qualche no. Ma la presenza stabile dell’ex maestro di strada Rossi Doria al ministero dell’Istruzione ci fa capire che si tratta soprattutto di no di facciata. Si è così arrivati al tanto voluto concorsone.
Ci si chiede: se siamo di fronte a un governo tecnico, che dovrà andarsene al termine ultimo di scadenza, perché una mossa così palesemente elettorale?
Risposta: perché probabilmente non c’è nulla di meglio di un governo cosiddetto tecnico, per pompare ideologia unica e continuare a mettere in atto una politica scolastica fortemente di destra, che mira al definitivo smantellamento di quel che resta della scuola pubblica per lasciare tutto in mano ai privati, cioè alle scuole private.
Il concorso è allora una foglia di fico che non riesce comunque a nascondere lo stupro che in questi anni sta subendo la scuola pubblica. Il ministro Profumo afferma che non danneggia i precari «perché rimangono nelle graduatorie; ma chi desidera, magari se si trova al centomillesimo posto e vuole accelerare, può partecipare e migliorare la propria condizione».
Peccato che dopo aver licenziato in tre anni oltre 150 mila docenti, e spacciando ora per nuove assunzioni le coperture dei numerosi pensionamenti, per partecipare ai concorsi lo Stato chieda soldi. Proprio così, soldi per lavorare. Anzi, per avere la speranza, un giorno, di poter lavorare. Sempre che le regole non cambino, come in questo caso, in corso d’opera.
In questi anni il precariato nella scuola è infatti cresciuto oltremisura, alimentando speranze di stabilizzazione per chi ha consentito il regolare funzionamento dell’attività didattica.
Cosa avverrà dunque con il concorso? In un momento di crisi economica e occupazionale? Si butteranno in mezzo alla strada migliaia di docenti che in questi anni, a costo di enormi sacrifici, anche economici, hanno costruito la loro esperienza lavorativa. Il tutto, naturalmente, accompagnando l’operazione con il solito basso continuo del «merito».
Quale è, in questo caso, il merito di cui si parla? Quello di essere più o meno giovani? Quello di non essere ancora precari? Quello di essere ancora così ingenui o disperati da credere in quello che oggi raccontano il ministero all’Istruzione e questo governo che domani o dopodomani, magari, negheranno?

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L’USR del Veneto ha pubblicato la direttiva per uniformare le operazioni di assunzione a tempo indeterminato

Posted by comitatonogelmini su 19 agosto 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
19 agosto 2011
I docenti inseriti “a pettine” nelle graduatorie 2010/2011 non potranno essere nominati in ruolo, almeno in una prima fase; i loro posti verranno accantonati e momentaneamente affidati a supplenze temporanee dai dirigenti scolastici dei singoli istituti fino “all’avente diritto”

Con nota protocollo MIUR AOODRVE.UFF.III/11531/C21, datata 17 agosto, l’Ufficio Scolastico regionale del Veneto ha diramato oggi la direttiva regionale per uniformare le operazioni di assunzione a tempo indeterminato del personale docente, educativo ed ATA in relazione alla C.M. n. 73 del 10 agosto 2011 e al D.M. n. 74 del 10 agosto 2011.

In particolare la nota ribadisce che le operazioni di assunzione in ruolo partiranno il 24 agosto con le nomine da Concorso a VE, BL, PD e VR e dovranno concludersi al massimo entro il 31/8; viene allegato inoltre l’elenco delle Graduatorie di concorso esaurite.

Per i candidati inseriti a pettine su istanza del Commissario ad Acta (vedi art. 1 del D.M. n. 74/2011 che prevede, com’è noto, che le assunzioni a tempo indeterminato, con retrodatazione giuridica all’a.s. 2010/2011, vengano effettuate utilizzando le graduatorie ad esaurimento vigenti nell’a.s. 2010/2011), l’USR del Veneto puntualizza:

Poiché Dirigenti degli Uffici Scolastici Territoriali sono stati obbligati ad integrare tali graduatorie su preciso ordine del Commissario ad acta, con i nominativi dei docenti nei cui confronti il TAR del Lazio ha emesso specifiche ordinanze cautelari favorevoli all’inserimento “a pettine”, le nomine in questione dovranno essere disposte come segue:

  1. nei confronti dei soli aspiranti compresi negli elenchi del Commissario ad acta, che risultino in posizione utile per l’eventuale nomina in ruolo, dovrà essere immediatamente comunicato, con telegramma o raccomandata con avviso di ricevimento, l’accantonamento della nomina e del posto al 31.08.2012, in attesa della sentenza di merito. I predetti aspiranti non dovranno pertanto essere convocati e non dovranno essere destinatari di provvedimenti di individuazione con scelta della sede provvisoria, in quanto la nomina e la sede provvisoria vacante al 31.08.2012 sarà loro accantonata di risulta, a meno che non intervenga nei prossimi giorni una diversa indicazione uniforme del MIUR o una sentenza di merito.”

Inoltre, prosegue la nota

  1. “Salvo diverse indicazioni del MIUR, le operazioni di nomina in ruolo che riguardano graduatorie con candidati inseriti “a pettine” per ordine del Commissario ad acta si svolgeranno secondo la seguente procedura:
    • convocazione e assegnazione della sede provvisoria, garantendo la copertura di tutti i posti vacanti fino al 31 agosto 2012, agli aspiranti inclusi a pieno titolo NON in esecuzione di ordinanze cautelari del TAR;
    • accantonamento d’ufficio di un numero di posti vacanti fino al 31 agosto, pari agli aspiranti inseriti a pettine per ordine del citato Commissario, in posizione utile per ottenere la nomina in ruolo, tenendo conto dei posti vacanti residuati dopo l’assegnazione delle sede agli aspiranti indicati al precedente punto. In caso disponibilità residue fino al 31 agosto in numero maggiore rispetto ai candidati in questione, la scelta della sede da accantonare sarà effettuata secondo criteri stabiliti da codesti Uffici.

La competenza alla copertura dei posti accantonati con supplenza fino all’avente diritto, come sopra indicato, è del Dirigente scolastico, il quale procederà alla nomina dalle graduatorie d’istituto, con contratto di natura provvisoria fino all’avente titolo, salvo diverse indicazioni del MIUR.”

Da segnalare, infine, che verranno fatte nomine solo su posti in Organico di Diritto oppure su posti al 31/8, ma qualora i posti al 31/8 fossero stati ridotti rispetto all’OD a causa delle operazioni di utilizzo o assegnazione provvisoria, saranno comunque garantiti i contingenti delle immissioni in ruolo stabiliti dal Miur sulla base delle disponibilità definite in OD.

Una nota analoga a quella dell’USR del Veneto è stata divulgata anche dall’USR del Friuli Venezia Giulia e dall’AT di Brescia.

Scarica qui il testo della nota dell’USR

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TFA: il Ministero comunica i posti disponibili per i prossimi tre anni in tutti gli ordini di scuola

Posted by comitatonogelmini su 12 agosto 2011

di Red
da OrizzonteScuola
12 agosto 2011
Con nota ufficiale inviata il giorno 10 agosto (Nota prot. n. AOODPPR/Reg:Uff./n. 2008 del 10 agosto 2011), il MIUR ha comunicato i dati relativi al fabbisogno di insegnanti nei prossimi anni per i diversi livelli scolastici. Secondo quanto riportato dalla nota “i posti disponibili saranno solo quelli che deriveranno dai pensionamenti che sono stati calcolati sulla base dei parametri e delle regole attuali e tenendo conto della presenza degli insegnanti soprannumerari”.

Inoltre, I contingenti così ottenuti per ogni livello scolastico sono stati ampliati del 40% in modo da poter rispondere non solo al fabbisogno delle scuole statali ma anche delle scuole paritarie.

Come previsto, dunque, sono stati messi a disposizione il 50% dei posti a pensionamento, incrementati del 40%, mentre, il restante 50% sarà riservato ai docenti iscritti nella graduatoria ad esaurimento.

Così, per i prossimi tre anni, i posti disponibili per infanzia e primaria saranno, per il 2012/13, 5.611, anche se è stato possibile attivarnee 5.151 a causa dell’offerta formativa presentata dalle Università.

Per la media i posti disponibili saranno 4626, mentre per le superiori 5659. Ma è necessario attendere il piano degli Atenei per sapere il numero delle effettive attivazioni.

Scarica il testo della nota del Ministero

Scarica le disponibiltà per le scuole dell’infanzia e primaria

Scarica le disponibilità per le scuole secondarie di primo grado

Scarica le disponibilità per le scuole secondarie di secondo grado

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L’abbandono in cattedra

Posted by comitatonogelmini su 17 luglio 2011

di Marina Boscaino
da Il Fatto Quotidiano
17 luglio 2011
Classi sovraffollate, blocco delle retribuzioni, azzeramento delle carriere dei precari Al netto dalla propaganda, il governo prosegue la sua marcia verso l’azzeramento della scuola pubblica

Premialità e merito, si sa, sono cavalli di battaglia di un governo meritevolissimo, che inneggia a principi che disattendono clamorosamente quanto esso stesso fa.

Lasciamo da parte la loro surreale idea di merito, efficienza, valutazione (che è proprio “loro”, nel senso che sono loro a compilare personalissime liste di buoni e di cattivi). Diverrà esecutiva la riforma Brunetta, ispirata da quello cui Tremonti ha dato del cretino, ma cui sarà concesso di destinare il 25% di eventuali, improbabili, risparmi delle amministrazioni (invece che a reintegrare lo scarso salario del personale) per applicare gli equivoci principi di merito e differenziazione previsti, in assenza di altre risorse disponibili. Sarà infatti il decreto Brunetta a definire l’elenco dei meritevoli e i protocolli di comportamento utile per accedere a premialità, mentre la manovra 2011 congela i salari dei docenti fino al 2014, un anno in più rispetto al blocco di Tremonti nel 2010. Questa una delle conseguenze più pesanti sulla scuola: Flc Cgil denuncia che, in termini di adeguamenti o di mancati aumenti contrattuali, gli Ata perderanno 6.295 curo, 7.930 i docenti, 15.988 i dirigenti. Fate i vostri conti.

MA NON SOLO. Se con la L. 133/08 il governo aveva iniziato la più grande operazione di disinvestimento su cultura e conoscenza della storia patria, ecco la zampata finale. L’art. 19 del d.l. 98/11 è dedicato alla scuola. Vengono in classe i comandati Invalsi, quelli delle tormentatissime prove: la vita è tutta un quiz! Soprattutto, dal 2012-13 le dotazioni di personale docente, educativo e Ata sono bloccate in entità pari a quelle del 2011-12: ovvero, classi sempre più affollate, con grave pregiudizio della qualità didattica. Si aggregano primarie e medie in istituti comprensivi, che saranno autonomi solo con almeno 1000 alunni (500 in zone disagiate). Il dimensionamento della rete scolastica non è competenza dello Stato, ma delle Regioni; il suo iter prevede articolati percorsi condivisi con gli altri enti locali: questo provvedimento innescherà perciò un contenzioso ulteriore, tra i molti che l’arrembante modo di legiferare del governo ha causato. Saranno eliminate 1130 scuole autonome, con conseguente taglio di posti di lavoro, in particolare per gli Ata. Le scuole sotto i 500 alunni saranno affidate a reggenti: prive di dirigenza stabile, avranno conseguenti ricadute in campo organizzativo, didattico e gestionale, aggravate dalla riduzione di esoneri e semiesoneri per i collaboratori del dirigente nelle scuole complesse. I docenti inidonei per motivi di salute occuperanno i posti di 5000 assistenti amministrativi e tecnici precari, con incredibile disprezzo della professionalità degli uni e degli altri. Insomma, il “progetto pedagogico” di Gelmini continua la marcia trionfale verso l’obiettivo ostinatamente rincorso: smantellare la scuola della Costituzione.

QUALCHE GIORNO fa una notizia apparentemente clamorosa: 67 mila assunzioni in arrivo, 30.500 docenti e 36.700 Ata. Euforia iniziale, a seguire cautela: a differenza di come annunciato, i posti non saranno assegnati tutti quest’anno, ma si distribuiranno sul prossimo triennio. In termini concreti, nulla più di un travestimento dell’usuale miseria annuale: “Il piano di assunzione proposto, se spalmato in tre anni, prevede proprio questi numeri: circa 10.000 assunzioni per i docenti e altrettante per gli ATA. A fronte della reale esistenza, per il personale docente, di circa 20.000 posti vacanti e disponibili e di 27.000 pensionamenti per quest’anno”. Così il Coordinamento dei Precari Scuola Roma. I posti ci sono, la propaganda lavora, il problema del precariato continua ad essere emergenza. Ma c’è di più: “L’adozione del piano di assunzioni [come si legge in una nota di Brunetta] è subordinata agli esiti di una specifica sessione negoziale su interventi contrattuali per garantire l’invarianza finanziaria”. In altre parole: li assumeranno, ma solo se senza oneri aggiuntivi. Per esempio, niente onerosa ricostruzione di carriera, trattandosi di precari da almeno 10 anni. Gli annunci trionfali non cancellano le violazioni del diritto e il vero progetto: a questo governo oggi interessa mantenere un buon numero di posti occupati da precari, riservandosi la possibilità di nominare in ruolo a costo zero. In vista un ulteriore taglio degli organici? Le elezioni non sono lontane e bisogna rifarsi il trucco. Che c’è e si vede.

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Padova Ticket Crossing: condividi il tuo biglietto!

Posted by comitatonogelmini su 6 aprile 2011

Precari in action
da Globalproject.info
Padova – 5 aprile 2011

Si è svolto questa mattina il primo Ticket Crossing a Padova, iniziativa dei “Precari in Action” per il diritto alla mobilità e al trasporto pubblico. La protesta è iniziata con un volantinaggio presso la stazione Ferroviara ed è proseguita con l’allestimento dei Ticket Crossing Point lungo le principali fermate dell’autobus e del tram.

Cos’è il ticket Crossing?

Il Ticket Crossing è una pratica di resistenza dal basso, contro la crisi e per la difesa del trasporto pubblico. Significa continuare a pagare il biglietto, ma sfruttarlo per tutti i suoi 75 minuti, condividendolo tra gli utenti. Diventare un Ticket Crosser è semplice, divertente e solidale: oblitera il biglietto, conservalo fino alla tua destinazione.

Prima di scendere dal bus o dal tram, controlla quanto tempo di validità rimane e inseriscilo nella fessura dell’obliteratrice, senza timbrare nuovamente. Oppure deposita il biglietto nel punto di “ticket crossing”, che trovi nei pressi di tante fermate.

Prima di salire sul bus, controlla che qualcuno non abbia lasciato un biglietto ancora valido nel punto di scambio o, a bordo, già infilato nell’obliteratrice. Approfitta del minutaggio rimanente e, se arrivi prima del termine della validità, ripeti l’operazione.

Come fare un nuovo ticket Crossing Point?

Presso molte fermate stiamo allestendo i ticket crossing points, ossia semplici bottiglie di plastica appositamente modificate per consentire lo scambio dei biglietti già convalidati. In questo modo per gli utenti sarà possibile non sprecare i biglietti ancora in corso di validità una volta terminata la corsa, e ad altri utenti di approfittare del minutaggio rimanente. Se non c’è ancora un punto di scambio alla fermata vicino casa, lavoro o scuola, ciascuno può facilmente crearla: basta aprire una fessura in cima e una finestra in fondo a una comune bottiglia di plastica e attaccarla con il nastro adesivo a un palo nei pressi della fermata.

Oppure inventa il tuo ticket crossing point…

Cosa non va in APS?

Utenti e lavoratori sono uniti nel contrastare gli effetti dei tagli che la regione sta praticando nei confronti del trasporto pubblico su gomma, pari circa al 25%. D’innanzi a noi si prospettano aumenti dei costi dei biglietti, tagli ai posti di lavoro e conseguenti condizioni sempre meno dignitose, riduzione dei servizi e delle linee all’interno del territorio cittadino e provinciale.

Con la scusa della crisi, non solo si svuotano le tasche dei cittadini, ma li si lascia anche a piedi! Il trasporto pubblico è essenziale per una città che vuole assicurare il diritto alla mobilità, ridurre i consumi energetici e rendere l’aria respirabile, disincentivando l’utilizzo di mezzi privati. Da quando il servizio pubblico ha come obiettivo l’essere produttivo? Lo stesso dovrebbe agire per il bene della collettività, non per il profitto.

Cosa chiediamo all’ APS?

APS e Comune di Padova amministrano un bene comune, e devono assicurare un servizio sicuro, ecologico e accessibile a tutti. È necessario un ripensamento complessivo delle politiche di mobilità cittadina, che incentivi il trasporto pubblico rendendolo agibile per tutti. Quello che chiediamo è non solo che i costi della crisi non vengano scaricati sulle spalle della cittadinanza, ma al contrario un incentivo degli investimenti sul pubblico trasporto, l’aumento delle linee e degli orari di copertura dei servizi, il miglioramento delle condizioni lavorative in termini di garanzie e diritti per i lavoratori ed una reale agevolazione, che preveda un’esponenziale abbattimento dei prezzi, per tutti coloro che usufruiscono dell’abbonamento mensile e annuale.

Il ticket Crossing è legale?

Sul retro del biglietto è scritto (a caratteri minuscoli) che lo stesso “non è cedibile e deve essere conservato per tutta la durata del viaggio”.

Noi invitiamo a seguire quanto prescritto e, una volta giunti a destinazione, “gettare” il biglietto non nei rifiuti, ma in appositi contenitori nei pressi delle fermate, dove altri utenti potranno usufruire dei minuti di validità restanti. Non sappiamo come pensino di accertare il riutilizzo dei biglietti, ma diffidiamo l’azienda o altri dal rimuovere i contenitori destinati allo scambio. Il Ticket Crossing è una pratica legittima, solidale, ecologica e giusta! Se cooperare è illegale, noi disobbediamo!

Ticket Crossing: la mappa a Padova

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Le vie giudiziarie e i diritti

Posted by comitatonogelmini su 30 marzo 2011

di Francesco Di Lorenzo
da FuoriRegistro
30 marzo 2011

Il tribunale del lavoro di Genova, la settimana scorsa, ha condannato il ministero dell’Istruzione a risarcire 15 precari. Poco più di 30 mila euro a testa, questa è la somma decisa come risarcimento dal giudice, per i docenti pagati come precari e utilizzati come personale stabile. La contraddizione è troppo evidente. Ogni anno molti lavorano perché sono tra i primi in graduatoria, ma non percepiscono lo stipendio in estate e hanno meno diritti degli altri.
Ora, tra le motivazioni della sentenza, la novità è che il tribunale ha fatto sua una direttiva comunitaria che obbliga gli Stati a limitare l’uso dei contratti a termine.
Il sindacato Cgil ha annunciato che – dopo tale sentenza – 40mila persone sono pronte a presentare un ricorso simile. Poiché sono 50mila i posti assegnati ogni anno stabilmente ai precari (e sono 150mila in tutto le persone implicate), se dovessero per caso tutti quanti vincere questa faticosa battaglia per i loro diritti, le casse dello stato andrebbero in tilt. Ci vorrebbe il corrispettivo di una mezza finanziaria per risarcire le persone coinvolte. Anche la Cisl, per questo motivo, spinge il governo a prendere una decisione in merito, senza aspettare che la cosa si risolva per vie giudiziarie.
Sarebbe troppo bello, e cioè anormale, che il governo decidesse. Ma per questo siamo abituati a mettere le mani avanti e parare gli eventuali colpi.
Per continuare sulla strada – per così dire – giudiziaria, degna di attenzione la notizia che dopo i tagli della coppia Gelmini-Tremonti anche sugli organici degli insegnanti di sostegno, ci sono state, dall’inizio dell’anno scolastico, ben 4mila sentenze di condanna che i Tar di tutta Italia hanno emesso a favore degli alunni disabili.
È di poche settimane fa la notizia che il Tar pugliese ha condannato l’amministrazione scolastica regionale ad integrare le ore di sostegno a ben 60 alunni disabili di tutti gli ordini di scuola. Altre 88 sentenze sfavorevoli al ministero sono state pronunciate dal Tar di Napoli. Anche la direzione scolastica regionale della Sicilia è stata condannata ad un maxi pagamento delle spese legali.
“Nel solo mese di gennaio – ha denunciato Giuseppe Adernò, preside dell’istituto Parini di Catania – il Tar di Palermo ha emesso 35 sentenze a favore di altrettante richieste dei genitori che reclamavano il diritto di avere assegnato il docente di sostegno” per i figli. La giostra continua. I genitori giustamente reclamano i diritti dei propri figli e il Tar dà loro ragione. Intanto migliaia di euro di spese legali vanno a carico dell’amministrazione.
È chiedere troppo che, sia per i precari che per gli insegnanti di sostegno, l’amministrazione dimostri più lungimiranza ? E invece di sprecare soldi in questo modo, accordi diritti che sarebbe normale accordare?

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Precari, sentenza shock nella scuola maxi risarcimento a 15 prof. E ora…

Posted by comitatonogelmini su 25 marzo 2011

di Salvo Intravaia
da Repubblica.it
25 marzo 2011
Il Tribunale del Lavoro di Genova ha condannato il Ministero a versare 500 mila euro a 15 lavoratori in contratto a termine. Solo in Liguria altri 450 ricorsi. E in Italia potrebbero essere decine di migliaia per una cifra di oltre 4 miliardi

Maxirisarcimento a 15 precari della scuola. La sentenza è a Genova, ma a questo punto il ministero dell’Istruzione rischia di rimanere travolto dalle richieste degli altri supplenti. Quello comminato dal giudice del lavoro del capoluogo ligure è il risarcimento più elevato mai disposto in Italia per il contenzioso riguardante i precari della scuola: quasi mezzo milione di euro. E basta fare due calcoli per comprendere che viale Trastevere rischia una vera e propria emorragia. Ad ognuno dei 15 lavoratori in questione il giudice, patrocinati dalla Uil scuola, ha riconosciuto un risarcimento di circa 30 mila euro, pari a 15 mensilità.

La questione della stabilizzazione dei precari e del riconoscimento agli stessi degli scatti di anzianità riguarda tutti i lavoratori a tempo determinato, in qualche modo discriminati dalle normative italiane. Ma è nella scuola che il fenomeno raggiunge proporzioni consistenti. I precari della scuola in servizio da oltre tre anni sono diverse decine di migliaia. Alcune recenti norme comunitarie prevedono per i precari il diritto agli scatti stipendiali in vigore per il personale di ruolo e la trasformazione, dopo tre anni, del rapporto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato.

Nella scuola, nonostante i tagli agli organici operati dal governo Berlusconi, sono 150 mila i precari con contratti fino al 30 giugno e al 31 agosto. E la maggior parte di questi è in servizio da oltre tre anni, perché a saltare sono stati ovviamente i più giovani. Se tutti si rivolgessero al giudice del lavoro il ministero potrebbe sborsare 4 miliardi e mezzo di euro: una cifra che vanificherebbe metà dei tagli effettuati dalla coppia Tremonti-Gelmini nel triennio 2009/2011. Per tamponare la situazione, alcuni mesi fa, il governo è intervenuto con una norma ad hoc che pone un limite temporale alle richieste di risarcimento danni: il prossimo 31 dicembre.

Ma forse proprio questa manovra ha spinto migliaia di precari della scuola a rivolgersi ai giudici per paura di rimanere tagliato fuori dagli eventuali indennizzi e dalla possibilità di vedersi convertito il contratto a tempo indeterminato. “Per fare ricorso c’è ancora tempo fino al 31 dicembre – spiega – Corrado Artale, segretario generale Uil Scuola della Liguria -. L’unico requisito necessario è essere precari da almeno 3 anni”. “E’ una sentenza fondamentale nel panorama del contenzioso sui precari della scuola – aggiunge l’avvocato Massimo Pistilli  –  Se questa misura fosse ripetuta, determinerebbe infatti la fine del precariato, perché il ministero non potrà pagare risarcimenti del danno così alti per tutti i circa centomila precari del comparto“.

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Il Ministro, l’Aritmetica e i Tagli

Posted by comitatonogelmini su 9 ottobre 2010

di Mario Piemontese
da ReteScuole
9 ottobre 2010

 

Ho letto con attenzione l’intervento che il Ministro Gelmini ha fatto il 5 ottobre in Senato.

Un passaggio davvero interessante del suo discorso è il seguente:

“Si è molto discusso sull’entità dei tagli al personale docente e amministrativo. Si è più volte lamentata una cura eccessiva, una razionalizzazione non sopportabile per la scuola. Nulla di tutto ciò, perché, se si va a vedere effettivamente la portata di quella manovra, si scopre che a fronte dei 42.000 tagli previsti dal precedente anno, ben 32.000 erano legati ai pensionamenti, e quindi la manovra di fatto si riduce da 42.000 a 10.000 tagli, e anche quest’anno i tagli sono stati di ammontare pari a 25.000 posti ma, considerati ancora una volta i pensionamenti (questi ammontano a 23.000), la differenza è presto fatta, nel senso che il taglio è di 2000 posti: certo non pochi, ma si tratta pur sempre di una manovra che continuo a pensare assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire un trend di crescita della pianta organica non proporzionato al fabbisogno effettivo di posti da insegnante o da dirigente scolastico richiesti dalla scuola italiana.”.

Premesse

1. Il Ministro ha dimenticato di citare che in 2 anni il personale ATA ha subito un taglio di 30.000 posti. La scuola non va avanti solo con i docenti, ci sono anche i collaboratori scolastici, gli assistenti tecnici e gli assistenti amministrativi.

2. Quando si parla di tagli si parla di posti che oggi ci sono e dopo non ci sono più: la scuola quest’anno dovrà funzionare, rispetto all’a.s. 2008/2009, con 67.000 posti docente in meno e 30.000 posti ATA in meno, in tutto 97.000 posti.

3. Secondo quanto previsto dalla legge n. 133/08, il prossimo anno la scuola dovrà funzionare, sempre rispetto all’a.s. 2008/2009, con 87.000 posti docente in meno e 45.000 posti ATA in meno.

Il Ministro, l’Aritmetica e i Tagli

Il Ministro sostiene che in 2 anni sono stati tagliati “di fatto” 12.000 posti perché i 55.000 che mancano per arrivare a 67.000 sono stati assorbiti dai pensionamenti. Sarà vero?

In 2 anni sono stati tagliati 67.000 posti docente, cioè posti che non ci sono più. Negli stessi anni ci sono stati 55.000 pensionamenti e la “bellezza” di 18.000 assunzioni, in altri termini 37.000 posti non sono stati rimpiazzati. Se il taglio è di 67.000 posti vuol dire che oltre ai 37.000 posti non rimpiazzati, altri 30.000 posti sono spariti: posti vacanti abitualmente occupati da lavoratori precari. Quindi 12.000 non sono i posti tagliati, ma i precari rimasti senza posto.

Proviamo a fare lo stesso ragionamento in modo diverso

Ci sono 100 bicchieri (totale posti), 70 pieni d’acqua (posti con titolare) e 30 vuoti (posti vacanti).
Ho un damigiana che contiene acqua per riempire i 30 bicchieri vuoti (precari in attesa di supplenza).
Decido di buttare 20 bicchieri vuoti (posti tagliati) in questo modo.
Dei 70 pieni ne svuoto 15 (pensionamenti), ma dopo ne riempio 10 dei 15 svuotati (assunzioni), i 5 che non ho riempito li butto via (pensionamenti non rimpiazzati).
Dei 30 vuoti ne prendo 15 e li butto via.
Alla fine mi ritrovo con 80 bicchieri, 65 pieni (posti con titolare) e 15 vuoti (posti vacanti), e acqua per 20 bicchieri nella damigiana (precari in attesa di supplenza).
Secondo il Ministro dovrei ritrovarmi con solo 5 bicchieri in meno perché i 15 bicchieri svuotati (pensionamenti) hanno compensato in parte i 20 che avevo intenzione di buttare (posti tagliati). I 5 bicchieri del Ministro sono equivalenti al volume d’acqua che resterà nella damigiana (precari espulsi) dopo aver riempito i 15 bicchieri rimasti vuoti (posti vacanti).

Considerazioni finali

1. I pensionamenti non compensano i tagli, così come ci vorrebbe far credere il Ministro, ma riducono il numero di precari perdenti posto.

2. I tempi per andare in pensione si sono allungati, quindi i pensionamenti ridurranno sempre meno il numero di precari perdenti posto.

3. Quest’anno per effetto dei tagli i docenti di ruolo perdenti posto hanno occupato numerosi posti abitualmente occupati da precari.

4. I tagli in organico di fatto hanno ridotto il numero di posti abitualmente occupati da precari.

È necessario prima di tutto arrestare questo processo di espulsione dei precari dalla scuola impedendo ulteriori tagli e facilitando i pensionamenti, senza penalizzare naturalmente chi va in pensione. I precari devono essere assunti su tutti i posti disponibili oggi e su quelli che si renderanno disponibili una volta che si sarà ottenuta la restituzione di tutti i tagli.

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Come ti distruggo i precari

Posted by comitatonogelmini su 29 settembre 2010

di ReteScuole
29 settembre 2010
Il “metodo Boffo” applicato ad una intera categoria.

 

Quando la “manovra Gelmini” venne presentata, più di due anni fa, due cose il ministro ripeteva relativamente ai docenti. La prima: entro il 2011 un terzo di loro avrebbe ricevuto 7.000 € in più. La seconda: nessuno, assolutamente nessuno, avrebbe perso il proprio posto di lavoro.
Ai lavoratori della scuola oggi negano anche l’adeguamento dello stipendio all’inflazione e il primo punto è stato rimosso completamente dalla memoria collettiva e con esso la scena un po’ patetica della Gelmini che riportava con grafia sbilenca l’agognata cifra sulla lavagna del fido Bruno Vespa.
Più difficile è negare l’evidenza di decine di migliaia di lavoratori che il posto di lavoro lo stanno perdendo o lo perderanno, perché si tratta di ingombranti presenze in carne ed ossa, con voci, esigenze e desideri, bollette e mutui, a volte figli… Insomma il secondo punto non può essere rimosso, a meno di non sottoporre precari e precarie della scuola ad una soluzione finale che il regime non può ancora permettersi.
Per rendere più digeribile per il cittadino-elettore la loro “perdita” si è messa quindi in piedi un’impressionante campagna di diffamazione solo apparentemente meno virulenta di quella riservata all’ex direttore di Avvenire. Si tratta di una serie di messaggi ancor più vigliacchi, perché il generico “precario” non è persona giuridica, quindi non può denunciare per diffamazione ed in fondo ancor più massiccia, perché ha visto scendere in campo non soltanto giornali e telegiornali del cavaliere, ma anche quella stampa che si autoproclama progressista.
Il Corriere della Sera su tutti ha dato spazio alle peggiori voci, come nell’articolo del 7 settembre di Attilio Oliva, direttore di TreeLLLe (area Comunione e Liberazione), avendo sempre cura di evitare il contradditorio. Nulla è stato pubblicato, infatti, della replica inviata dai diretti interessati, che è possibile trovare al link:
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20100908122710 malgrado questa avesse il merito di spiegare, con cognizione di causa, chi sono realmente i precari e le precarie della scuola.
A quella rimandiamo per una risposta più esauriente e qui ci limitiamo ad alcune osservazioni sull’ultimo episodio di questa vergognosa manovra: la lettera, probabilmente finta, inviata a Libero il 23 settembre, e la relativa risposta del direttore Giordano, intitolata “la scuola non è un ufficio di collocamento”. Non che offra poi grandi novità, è solo il prodotto più grezzo di una mente poco arguta, che, abituata a scopiazzare, non controlla nemmeno le fonti, non si sa se per ignoranza o per malafede o, più probabilmente, per entrambe le cose insieme. Ci dice, ad esempio, che i docenti sono persone “sbalestrate e impreparate”, convinti che “Stalin deportò molte persone nei gulash” e qui per la fretta di compiacere il suo padrone non verifica la fonte. L’affermazione, evidentemente poco più di una barzelletta, è di un alunno e non di un professore ed è riportata nel libro “Perle – 280 sublimi strafalcioni…” (Rizzoli) di Gianmarco Perboni.
Insomma, al di là delle solite “Giordanate”, l’articolo in questione non pare offrire alcun contributo originale, anche il titolo è ripreso dalle formule vuote ripetute fino alla noia dalla Gelmini, o, per chi ama la letteratura chic, dall’apripista per il fango della destra: il Corriere della Sera. Su questo compariva il 5 settembre l’articolo di Giovanni Belardelli, riassumibile nel passaggio “non può essere la scuola ad affrontare un problema sociale grave come quello dei docenti in eterna attesa del posto, quasi fosse non il luogo in cui si insegna e si apprende, ma una grande agenzia di collocamento”.
Nulla di nuovo, quindi, ma comincia a stancare… con il tono tronfio di chi ha la pancia piena si afferma una cosa tanto banale quanto inutile: gli aerei servono a viaggiare via cielo, come le navi via mare e i treni via terra, servono a trasportare persone e merci, mica a dare lavoro ai dipendenti Alitalia, agli operai dei cantieri di Castellammare o ai ferrotranvieri? Eppure mai nessuno è giunto a teorizzare che poco importa se il personale dei trasporti perde il lavoro.
Per parte nostra siamo certi che a Belardelli, Oliva o Giordano poco importa di quegli operai così come di precari e precarie della scuola, ma, sarà per via delle manone più grosse, su di loro hanno più paura di esprimere il loro reale pensiero.
Questo dimostra due cose: da un lato che dagli operai di Castellammare abbiamo ancora tanto da imparare (o che dobbiamo costruire con loro una vera alleanza, che è la stessa cosa), dall’altro che con il teorema “il professore precario è ignorante”, sono riusciti a far passare anche il corollario “quindi gli alunni e le alunne hanno tutto da guadagnare dalla loro eliminazione”.
A noi che nella scuola lavoriamo pare evidente che con meno docenti e non docenti, con classi più numerose, con meno ore di lezione, meno laboratori, con zero compresenze, con meno sostegno, la scuola non può che essere peggiore, così come la sicurezza in volo diminuisce se costringi i piloti a volare per più ore o se fai meno manutenzione sugli aerei. Fuori dai nostri istituti, però, non è così evidente e bisogna provare a contrastare questa potenza di fuoco con gli strumenti che abbiamo, sapendo che se continuano a spararci addosso allora vuol dire che riusciamo a dare un po’ di fastidio.
Dobbiamo continuare in ogni sede a sottolineare l’evidenza che oggi abbiamo un numero impressionante di precari perché la scuola fino ad oggi non avrebbe potuto funzionare senza. Dobbiamo ricordare che governi di destra e di sinistra, hanno definito ogni estate, con appositi decreti, il numero di posti necessari per ogni insegnamento. Che hanno costretto chi voleva insegnare a superare selezioni per accedere a corsi finalizzati a trasmettere il sapere e il saper insegnare, con un tirocinio e un esame di Stato finale. Dobbiamo ricordare che il nostro valore l’abbiamo dimostrato, a più riprese, che non altrettanto si può dire dei piani alti del Ministero.
Il mitico Israel, mentore della Gelmini, ha recentemente tirato fuori dal cilindro una ipotesi di reclutamento che pare tanto simile alla “vecchia” SSIS, cioè ai corsi seguiti dagli attuali, ignorantissimi, precari. O meglio, se questi, per abilitarsi e poi specializzarsi in sostegno studiavano, dopo la laurea, almeno tre anni, i precari del futuro frequenteranno un “prendi tre e paghi uno!”. Un anno anziché tre… quando si dice la qualità! Nasce forte il dubbio che questi corsi serviranno solo a creare nuovi serbatoi di precariato, un “secondo canale” utile ad alimentare la confusione e la conflittualità tra poveri, oltre che a finanziare con soldi di poveri ragazzi le università sempre più povere.
Eppure quei ragazzi e quelle ragazze continueranno ad iscriversi e lo faranno, certo, nella speranza di accedere ad uno stipendio, e non ci sarebbe nulla di male, ma non solo per quello. Perché si sceglie l’insegnamento soprattutto per passione: della conoscenza, della cultura, del rapporto con i bambini e le bambine, con i ragazzi e le ragazze.
Per “campare” ci sono altri mille mestieri, tutti belli, dipende dai gusti, nella maggior parte dei casi di più facile accesso, ma a noi piace questo… i Giordano e i Belardelli non potrebbero mai sospettarlo, o forse in fondo lo sanno e proprio questo ci invidiano: la bellezza del quotidiano confronto, spesso difficile, con tante giovani menti, ogni giorno diverso, che succhia energie e te ne restituisce di nuove.
E forse è proprio nell’interrogarsi “sui perché di una scelta” che il buon Giordano offre, quasi senza rendersene conto, l’unico flebile elemento di novità. Dopo aver detto che molti precari non supererebbero un esame di cultura generale (non ci spiega come fa a saperlo), il direttore di Libero riconosce che per accedere all’insegnamento bisogna superare tanti “disagi e graduatorie” e si chiede: “chi continuerebbe a sognare un posto da professore?”. E quando pare ad un passo dalla risposta più ovvia, e cioè che lo sogna chi ha voglia, passione e capacità di sognare, ti stupisce con la sua conclusione inquietante: “Solo chi non ha altre prospettive, è evidente. Gli altri, quelli più bravi, quelli dotati di qualche talento e abilità appena possono intraprendono altra strade” (dice proprio così: “altra strade”).
In altri termini il buon Giordano sposa la teoria comune agli alunni peggiori, secondo la quale è da “sbalestrati” (i nostri alunni direbbero “da sfigati”) fare un lavoro che richiede tanti sacrifici. Che equivale a dire che l’uomo vale tanto di più quanti meno sacrifici riesce a fare, magari arricchendosi facilmente. Una filosofia di vita che non solo pone i lavoratori onesti al gradino più basso della società, ma eleva al primo le prostitute d’alto bordo e i servi del potere. E, infine, tutto torna…

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Scuola, professori senza cattedra piantano la tenda sotto il Comune

Posted by comitatonogelmini su 10 settembre 2010

di Felice Paduano
da Il Mattino di Padova
10 settembre 2010

 

La protesta dei precari rimasti senza cattedra si concretizza con un gesto forte sotto palazzo Moroni. Al ritorno tra i banchi dei 105 mila studenti padovani troveranno aule superaffollate dopo la riforma Gelmini. I sindacati sul piede di guerra

Mancano tre giorni al suono della campanella dell’anno scolastico 2010-2011, il secondo dell’era Gelmini. Lunedì prossimo 105.000 studenti varcheranno i cancelli delle scuole. Anche quest’anno la scuola inizia all’insegna del precariato, delle classi sempre più affollate e delle mobilitazioni già programmate dai Cobas e dai sindacati confederali, Cgil in testa.

Ieri mattina un gruppo degli 800 supplenti padovani rimasti senza lavoro ha innalzato una tenda davanti Palazzo Moroni ed ha deciso di mantenere tale presidio di protesta minimo sino a lunedì. Tra loro anche Carlo Pettenello, figlio di Roberto e Daria Zangirolami, Alvise Sgaravatti, della dinastia omonima dei vivaisti, Marta Savoldo ed Andrea Battaglioni. Drammatico il messaggio scritto sotto il gazebo. «Ieri precari, oggi disoccupati, domani criminali».
Ognuno di loro si porta dietro una storia di amarezze. «Lavoravo da 10 anni – racconta Marta. Laureata in filosofia, sono stata anche dipendente di un’azienda di autotrasporto e di una casa editrice. Come supplente ho insegnato al Gramsci ed all’Einstein. Quest’anno avevo deciso di mettere su famiglia. Ma come si fa senza un lavoro?». A proposito di alternativa alle 800 supplenze annuali non concesse, i precari possono chiedere il sussidio per 9 mesi, loro concesso se s’iscrivono ai corsi di formazione programmati. «Per i supplenti perdenti posto la Regione dispone di soli 2 milioni di euro – dice Nereo Marcon, segretario della Cisl-Scuola-. Non sono tanti, ma questa forma di cassa integrazione rappresenta qualcosa per venire incontro ai loro bisogni quotidiani».

LEGGI In 600 senza cattedra

AULE AFFOLLATE. In tantissime classi, dopo la nuova norma ministeriale che impone minimo 27 alunni nelle prime e nelle terze degli istituti superiori, ci saranno anche trenta studenti per aula. Il top è stato raggiunto in una classe dell’istituto Alberti: 34. Segnalati ancora 32 ragazzi in una terza del Mattei a Conselve ed in un’altra del Kennedy, a Monselice. Anche in molte prime del Tito Livio la nuova preside, Aurora Scala, è stata costretta a formare classi di 30 allievi. Allo Scalcerle, si fa per dire, è andata meglio: le classi sono tra i 28 ed i 29 studenti. Durissimo il commento di Angelo Zuppardo. «La scuola non è una caserma – sostiene il sindacalista della Cgil -. Per i docenti sarà molto difficile insegnare a classi così grasse. Purtroppo questi sono i frutti dei tagli decisi dall’accoppiata Tremomti-Gelmini». Intanto i Cobas terranno un’assemblea aperta ai cittadini nel pomeriggio di lunedì al Ruzza, mentre la Cgil ha già indetto lo sciopero: un’ora ogni 2 settimane.

 

 SCUOLA PRIMARIA. Diminuite le classi a tempo pieno per carenza nell’organico di fatto. Tanti genitori-lavoratori dovranno fare i salti mortali per individuare un’alternativa alle ore di lezione per i propri figli anche dopo pranzo.

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