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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Scuola primaria’

Se cinque anni vi sembrano troppi: la sperimentazione del liceo breve

Posted by comitatonogelmini su 29 gennaio 2014

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di Marina Boscaino
da Micromega
29 gennaio 2013

Lo stato della ricerca e della sperimentazione nel nostro Paese è talmente avanzato che le ipotesi di fattibilità non hanno nemmeno bisogno di tempi congrui e dei tradizionali protocolli di indagine scientifica: l’epistemologia del Pensiero Unico le considera positive e produttive anche prima della verifica empirica e dello studio dei relativi dati.

La cialtroneria neoliberista di bassa legache, per derubricare definitivamente spesa per istruzione ed emancipazione mediante il pensiero critico, venderebbe a poco prezzo anche la propria madre, avendo poi cura di evitare la rendicontazione degli autentici risultati e delle conseguenze effettive delle affermazioni di inizio percorso ha aggiunto qualche giorno fa un nuovo paradosso alla serie infinita cui ci ha abituati in questi anni dolenti. La Maria Montessori del Gruppo Per l’Italia, membro della commissione Cultura alla Camera, la deputata Milena Santerini (il cui curriculum specialisticoLaurea in lettere e filosofia, Corso di perfezionamento in Storia medievale e moderna, Dottorato di ricerca in pedagogia; Professore ordinario di discipline pedagogicheavrebbe fatto auspicare ben altri esisti) ha organizzato un seminario alla Camera Diplomarsi a 18 anni con successo, cui ha partecipato anche il ministro Carrozza, con lo scopo di spiegare ai colleghi come e perché sia cosa buona e giusta la “sperimentazione” del liceo breve. Vale a dire: dalle politiche economiche a quelle sull’istruzione, ciò che conta sono le ipotesi predigerite dall’esecutivo, alle quali allinearsi senza riflessione autonoma e senza spazio di dibattito democratico. L’ipotesi di commissariamento dei parlamentari si consolida giorno dopo giorno, materia dopo materia…

Dopo l’iniziale cooptazione esclusivamente di scuole paritarie (una delle primema non l’unica, delle anomalie che ha fatto registrare questa strana vicenda), il Miur – come è noto ha deciso di estendere il reclutamento di istituti che sperimentano il “liceo breve” anche ad alcune statali: inseriti nel decreto sulla sperimentazione, a decorrere dall’anno scolastico 2014-2015, l’IIS Carlo Anti di Verona, l’ITI Ettore Majorana di Brindisi e l’ITC Enrico Tosi di Busto Arsizioscuole pubbliche con un sofisticato pedigree di rapporti privilegiati con Viale Trastevere, diventate istituti “internazionali” in grado di “attivare in rete un progetto di innovazione metodologico-didattica che prevede l’abbreviazione del percorso di studi da cinque a quattro annualità”, come recita il decreto  stesso.

L’on. Santerini ha palesemente anteposto valutazioni di carattere strettamente politico a considerazioni scientifiche, affermando: «Le grandi riforme di sistema sono complicate, ma dobbiamo trovare dei modi per produrre cambiamento e innovazione». La riflessione si articola attorno ad alcuni nodi centrali: «Avvicinare scuola superiore e mondo del lavoro, qualificare la scuola, contrastare la dispersione scolastica». Rimane misterioso il rapporto tra lotta alla dispersione, valorizzazione della scuola e taglio di un anno di frequenza. Non altrettanto il risparmio che le casse statali ricaverebbero dall’operazione.
«Non è qualcosa di negativo perché effettivamente siamo uno dei Paesi in cui i giovani entrano più tardi sul mercato del lavoro, l’esigenza è giusta. Agire sui primi anni, anticipando la scuola, non è corretto per ragioni pedagogiche; infatti le scuole dei paesi migliori cominciano a 7 anni». Tutto da verificare. In ogni caso, il rigurgito pedagogico di Santerini è prontamente represso: «Non bisogna guardare a quell’anno in meno come un taglio, come un meno, né si possono fare riforme della scuola partendo dal principio del risparmio e della riduzione di un anno. Il tema è come qualificare i quattro anni di scuola superiore, come migliorare gli apprendimenti dei nostri giovani». E a cosa bisogna guardare, allora? Non al principio di equità – questo sconosciuto – cui  ormai la politica nostrana, di qualsiasi matrice essa sia, non ha interesse; tanto e vero che la sperimentazione è riservata a istituti di prestigio, di selezione sociale, di visibilità mediatica, di risorse incamerate con anni di tête à tête con il Miur. Non al “mandato” costituzionale della scuola stessa: la finalità del nostro sistema di istruzione non è più quella di formare cittadini consapevoli, ma lavoratori-merce e nel minor tempo possibile. Il proverbiale e canonico raffronto con l’Europa, poi, è particolarmente ipocrita da parte di rappresentanti del Parlamento, che non si sono mai interrogati sulla natura del mandato che le diverse scuole ricevono dalle diverse Costituzioni degli Stati europei. Primato dell’economia (e del risparmio), quindi,  sui principi fondativi della Repubblica, basato su un’omologazione strumentale, “moderna” e flessibile e perciò (sillogismo incontrovertibile del Pensiero Unico), efficace e vera.

Gli interventi non hanno lasciato dubbi sulla reale matrice dell’iniziativaa parte le perplessità  della sociologa Luisa Ribolzi, Fondazione Agnelli, Confindustria e Miur hanno benedetto la sperimentazione, nella rigorosa e tradizionale secretazione di protocolli, criteri, esiti, che ha suscitato fondati interrogativi per nulla estemporanei persino in una terza classe di un Liceo delle Scienze Umane; indifferenti  alle critiche e alle obiezioni che provengono dal mondo della scuola. Non c’è che dire: ottimi presagi per l’imminente Costituente dell’istruzione, annunciata da Carrozza con furore mediatico, uno dei cui temi sarà per l’appunto l’accorciamento di un anno di studi nel percorso superiore. A cui, a quanto pare, sono già state fornite risposte inequivocabili.
E magari lo chiameranno “ascolto”…

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Qui radio aula

Posted by comitatonogelmini su 12 novembre 2013

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di Claudia Fanti
12 novembre 2013

Cari colleghi e colleghe a che punto siamo noi?

Per adesso ciò che vediamo è un punto di non ritorno.

Allora, le nostre aule sono come erano l’anno scorso e l’anno prima.

In un angolo dell’aula c’è però un pc con uno schermo piccolo piccolo, un pc di quelli a colonna, pronto per il registro elettronico! E’ già comunque un lusso anche se non richiesto perché non sappiamo che farne a parte qualche lavoretto occasionale, perché è un lusso che ci priva di un lusso più ambito e cioè di un metro quadrato di aula per spostare i banchi e adattarne la disposizione a seconda delle attività che vorremmo organizzare.

Il numero degli alunni è cresciuto.

Il dirigente è una persona che dovrebbe avere tentacoli per arrivare dappertutto dato che è un reggente.

Gli alunni e le alunne con disagi di diversa tipologia aumentano, gli insegnanti di sostegno diminuiscono.

Non ci piace l’Invalsi, non ci piacciono i voti. Diciamolo, molti fra noi sono cambiati, come pure la didattica invalsizzata, timorosa, pronta e agghindata di verifiche preparatorie all’appuntamento con questi bellimbusti sputasentenze: prove e pagelle con le caselle nelle quali scrivere i sacri numerini.

Le supplenze sono azzerate: le copriamo noi docenti di ruolo, quindi sono a terra le nostre antiche compresenze che tanto servivano per far fronte alle difficoltà. Quindi gli aspiranti insegnanti resteranno a sognare punteggi per il futuro che non arriverà mai. La circolare del 2010 è lettera morta!

I materiali di facile consumo? Non ci sono:  li compriamo noi, altrimenti non sapremmo che fare. D’altra parte non sarebbero chiamati “facile consumo” se non si consumassero in un batter d’occhio, o no?

A voi, cari colleghi e colleghe, interessano i discorsi sulle magnifiche sorti progressive dei nostri governanti? Mi pare proprio di non aver udito un solo commento positivo né nei corridoi né in Collegio, quindi perciò d’altronde il verbo è “arrangiarsi”.

Ma non è proprio così, si sono aperte da poco le libere adesioni alla formazione sulle Indicazioni, la libera adesione a reti di scuole interessate alle Indicazioni ministeriali: la corsa a prendervi parte come è stata? Libera o un po’ condizionata dai discorsi dei vostri dirigenti? A me non è parso che ci sia stata un’adesione corale. E a voi?

I vostri stipendi sono aumentati? No, non fa nulla, noi e le famiglie siamo i volontari preferiti dal ministero: investiamo i nostri soldi per tappare le falle.

Vi è mai capitato di fare un acquisto perché la vostra classe aveva vinto un premio in denaro? Alla mia classe sì, ma meno male e grazie al cielo è accaduto una sola volta e ritengo che sia meglio non accada mai più: sì, perché il calvario per poter spendere quanto vinto, non è ancora finito: tra i preventivi ai negozi, i se e i ma degli stessi per vendere a una classe qualcosa, le e-mail da spedire, la segreteria della scuola incerta sul da farsi, è  un vero e proprio percorso a ostacoli.

Non possiamo avere consapevolezza certa di come finiremo: certo è che la politica, gli annunci dei partiti in materia, per ora, non hanno dato segnali di comprendere che per la stragrande maggioranza delle scuole e degli insegnanti sarebbe magnifico sentir dire almeno una volta che la riforma Gelmini sarebbe da cancellare. Soltanto questo annuncio potrebbe alleviare la perdita di potere d’acquisto dei nostri salari e il loro reiterato blocco in nome del bene, alquanto sospetto, dell’Italia.

Una volta eliminata la riforma, si potrebbe cominciare a ragionare di molto altro.

Certo della fattibilità di una pedagogia serena, attenta a  trovare soluzioni ai problemi che pure resterebbero in campo: come condurre classi numerosissime? Quali strategie per i bambini e le bambine straniere inseriti in corso e a fine anno? Cosa fare se qualche alunno picchia e insulta? In quale modo aiutare le famiglie? Quale e quanta tecnologia di supporto? Quali tempi occorrerebbero per ogni disciplina? Come fare per dare trasversalità a una buona programmazione? Quale aggiornamento? Come fare affinché sia differenziato e che ogni insegnante della scuola in cui lavorate porti agli altri un contributo da rielaborare ed eventualmente utilizzare? In quale modo valutare in maniera sensata?

Le domande a cui potremmo trovare una risposta tutti insieme si affollano, intanto andiamo avanti ogni mattina e ogni pomeriggio. A casa lavoriamo e compiliamo documenti, elenchi, prepariamo colloqui con tutte le famiglie che stanno arrancando perfino per comprare gomme e matite. Sono le nostre partner sgarrupate come noi, con le speranze che vorrebbero far capolino ma vengono puntualmente schiacciate prima di arrivare alla fine del mese che, quello sì, è un traguardo prescrittivo! E noi a sostenere, a saltare, cantare, tagliare cartoncini, sollecitare pensiero e parole nei loro figli che nelle nostre speranze vorremmo avessero un futuro più roseo del presente.

Per questi figli abbiamo adottato in tante e da tempo sistemi di scuola non competitivi, accoglienti, rispettosi delle loro intelligenze, siamo pronte a stimolare in loro domande, a non fornire risposte preconfezionate. Vogliamo per loro un mondo nel quale possano far valere le convinzioni e le istanze di una democrazia matura, nella quale la meritocrazia non la faccia da padrona e  al posto della quale i cittadini e le cittadine del futuro pratichino il sostegno, la collaborazione, la condivisione o l’appoggio per comprendere se stessi e gli altri.

Abbiamo dalla nostra, come ho detto tente volte, il pensiero, le letture, le conversazioni, la possibilità di guardare la natura gratuitamente e di percepirne insieme le sofferenze e i punti di forza…Abbiamo noi stessi insieme con bambine e bambini. E’ tanto per insegnanti abituati a lavorare con il niente. E’ tanto e prezioso. Continuiamo a testa bassa a resistere, a dare dignità a noi stessi, agli alunni, alle alunne…e al presente, riempiendolo di voglia di cambiare le cose che non vanno, di visioni di ciò che potrebbe essere e ancora non è.

 

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A scuola di cittadinanza – Il diario della giornata a sostegno del Progetto La Prima Scuola

Posted by comitatonogelmini su 24 ottobre 2013

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di melting pot
24 ottobre 2013

RESOCONTO DELL’INIZIATIVA DEL 13 OTTOBRE AL C.S.O. PEDRO di Padova

Iniziata fin dal pomeriggio, con le attività per bambini, la giornata a Scuola di cittadinanza ha visto una partecipazione molto ampia fino a sera, quando Andrea Segre, Battiston, la Piccola Bottega Baltazar, Vinicio Capossela hanno raggiunto il CSO Pedro per concludere la giornata dedicata al sostegno del Progetto La Prima Scuola.

Animazione, giochi e spettacolo teatrale per i più piccoli hanno trasformato per tutto il pomeriggio gli spazi del Centro sociale in una animato scenario divertente e piacevole.

Tra merende e utilizzo della pista da skateboard, la prima parte della giornata si è conclusa con ’appluaditissimo concerto dei giovani musicisti della TEMPO PERSO BAND.

Dall’ora dell’aperitivo con l’accompagnamento della Piccola Bottega Baltazar si sono susseguiti dal palco contributi dedicati alla difesa della scuola pubblica, come quello del Comitato Genitori ed Insegnanti per la scuola pubblica di Padova ed anche ai diritti di cittadinanza per tutt@, perchè non avvengano più stragi come quella di Lampedusa, come quello dell’Associazione Razzismo Stop, che ha raccontato come i richiedenti asilo continuino ad essere ospitati presso la loro sede, visto che in città mancano spazi di accoglienza per i profughi.

Un legame continuo tra la scuola come bene comune da difendere e l’idea di una società inclusiva che è stato al centro dell’ultima parte della giornata con gli interventi di Za-Lab, Progetto Melting Pot, con l’esibizione di Giuseppe Battiston, che accompagnato da Piero Sidoti ha proposto la colonna sonora del Progetto La Prima Scuola, con le musiche della Piccola Bottega Baltazar e con le canzoni di Vinicio Capossela e l’intervento finale di Andrea Segre che ha ringraziato tutti quelli che hanno reso possibile l’intera giornata.

Durante la serata sono stati raccolti 1.925 euro per il progetto

vai alla galleria delle foto scattate durante la giornata

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La prima scuola – Il cinema per la scuola elementare pubblica

Posted by comitatonogelmini su 24 settembre 2013

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da La prima scuola
24 settembre 2013

Cos’è “La prima scuola”

La prima scuola è un progetto di impegno civile pensato per contribuire all’importanza della scuola primaria italiana in un’epoca di tagli e disuguaglianze.

La scuola elementare è la prima vera esperienza di formazione extra-familiare di un bambino e costituisce il nucleo fondante del sistema educativo italiano.

Fino a meno di dieci anni fa era considerata il fiore all’occhiello dell’offerta scolastica italiana; poi sono iniziati tagli, riforme, riduzioni e la qualità dell’offerta educativa è scesa, contribuendo ad accrescer le differenze tra zone agiate e non.

A fronte del progressivo impoverimento del sistema d’istruzione pubblica è necessaria un’azione dal basso per proporre una direzione contraria di rilancio e crescita della scuola nella nostra società. Non abbiamo certo noi le risorse per cambiare radicalmente il corso degli eventi nazionali, ma può essere avviato un percorso propositivo sia di riflessione che di finanziamento dal basso, nel quale il mondo del cinema e dell’arte può giocare un ruolo importante.

Le privazioni materiali della scuola pubblica sono importanti, ma è importante parlare anche delle opportunità formative che la scuola non è più in grado di offrire.

Il progetto

Il progetto si propone di raccogliere risorse e impegnare energie per la scuola perseguendo due macro obiettivi.

  • contribuire al dibattito sulla crisi del sistema d’istruzione pubblico relativa alle scuole elementari
  • finanziare progetti artistici nelle scuole primarie di periferia con un’apposita raccolta fondi

Il meccanismo è molto semplice. Per circa quattro mesi (da settembre a dicembre 2013) raccoglieremo donazioni tramite questo sito e attraverso le varie iniziative territoriali legate alla distribuzione nelle sale del film “La Prima Neve”. I fondi così raccolti saranno poi affidati a singole scuole di aree periferiche che presenteranno progetti di miglioramento dell’offerta educativa e pedagogica (laboratori di teatro, musica o cinema, incontri, visite, servizi di mediazione interculturale e altri). I progetti saranno giudicati e selezionati entro la primavera 2014 da una commissione di esperti e, una volta avviati, i progetti saranno documentati e raccontati sempre attraverso questo sito.

L’attenzione sarà rivolta in particolar modo a tutti quei quartieri periferici delle grandi città e a quelle località isolate in cui i tagli all’istruzione hanno mostrato il loro volto più duro. Dato che queste realtà sono spesso caratterizzate da contesti fortemente multiculturali, il progetto cercherà di stimolare la partecipazione di realtà che dimostrano una certa sensibilità verso i percorsi di integrazione e valorizzazione delle differenze.

Le donazioni e la commissione

La raccolta fondi è finalizzata al finanziamento di progetti artistici e pedagogici per bambini delle scuole elementari. Nelle prossime settimane verranno pubblicati i criteri per la partecipazione al progetto e la successiva selezione. Le donazioni potranno essere effettuate tramite bonifico o tramite pagamento online di carta di credito. Tutti i dettagli per effettuare una donazione sono presenti qui.

Un’apposita commissione sarà responsabile dell’assegnazione dei fondi e agirà rispettando la diversità geografica italiana e la varietà dell’offerta artistica per l’infanzia. La commissione, coordinata da Goffredo Fofi è composta da Marco Paolini, Sara Honegger, Vinicio Ongini, Peppe Carini e Franco Lorenzoni.

Tempistiche: selezione dei progetti a fine dicembre; implementazione dei progetti da febbraio in avanti.

Il blog e La prima neve

Il blog ospiterà i contributi di chiunque voglia denunciare i deficit delle scuole elementari o voglia portare all’attenzione esempi virtuosi d’insegnamento. Al tempo stesso il blog proporrà analisi e inchieste proprie, per stimolare ulteriore dibattito e riflessione. Si eviterà di parlare esplicitamente di associazioni ed esperienze artistiche passate in modo da non favorire alcuni rispetto ad altri.

L’idea de La prima scuola nasce da Andrea Segre durante la realizzazione del suo ultimo film, La prima neve. La sua sensibilità di padre e artista l’ha portato a uscire dal mondo della fiction cinematografica per dare un contributo concreto nella realtà, come già ha fatto in passato.

Anche se il film non parla direttamente di istruzione, la tematica dell’educazione infantile scolastica e familiare è presente.  Il protagonista è infatti un bambino di dieci anni il cui carattere ha un ruolo determinante per la storia del film. Altrettanto importanti sono i due suoi amici che aiutano a tenere al centro del film il punto di vista dei bambini sul mondo.

Per questo la produzione JoleFilm e la distribuzione Parthénos hanno fin da subito deciso di sostenere il progetto. L’organizzazione di proiezioni de La prima neve con la possibilità di invitare gli autori e il casting è un ulteriore modo per immettere linfa vitale nel progetto coinvolgendo un’audience più ampia.

La Prima Scuola infine cercherà di creare una solida rete di contatti e condividere storie e organizzare dibattitiIl blog (www.laprimascuola.wordpress.com) sarà il punto di riferimento per tutte queste attività.

Visita qui il blog dell’iniziativa

Leggi qui un’intervista ad Andrea Segre che spiega il progetto

Se la tua scuola è in provincia di Padova e sei interessato a partecipare al progetto manda una mail acomitato.nogelmini@gmail.com

Il progetto verrà presentato da Andrea Segre a Padova nel pomeriggio di domenica 13 ottobre presso il C.S.O. Pedro in via Ticino: partecipa e passa parola!

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I testi delle prove Invalsi 2013 per la classe quinta primaria con le griglie di correzione

Posted by comitatonogelmini su 20 maggio 2013

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di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
20 maggio 2013

Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2013 di Italiano e Matematica per la quinta classe della scuola primaria.

Avvertenza: anche in queste prove il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domande) per evitare (o comunque rendere più difficile) la copiatura fra compagni di classe; quella che propiniamo è una di esse (fascicolo 1 italiano, fascicolo 2 matematica), nelle altre quattro le stesse  domande sono state proposte con una numerazione differente.

Scarica il testo della prova di Italiano

Scarica il testo della prova di Matematica

Scarica la griglia di correzione per Italiano

Scarica la griglia di correzione per Matematica

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Non si boccia un bambino di sei anni

Posted by comitatonogelmini su 23 giugno 2012

di Giuseppe Caliceti
da L’Unità
23 giugno 2012

Bocciati due volte. A sei anni. È accaduto a Pontremoli, in Toscana ed è una vicenda incredibile che sta suscitando accese polemiche. I genitori hanno protestato per quella decisione durissima. Il ministero ha invitato i docenti a ripensarci. Il consiglio di classe si è riunito di nuovo. Niente da fare: ancora bocciati. Ricordate quando l’ex Ministro Maria Stella Gelmini era felice perché i bocciati aumentavano? È il clima di oggi. Fomentato da continui richiami al merito, all’individualismo, al classismo. Più c’è severità, più la scuola sarebbe di qualità. È così? No. Non c’è niente di più triste che degli adulti possano fare a un bambino di sei anni che bocciarlo. Soprattutto che possano farlo all’inizio di un processo di apprendimento. È come sparare sulla Croce Rossa. Dichiarare il proprio fallimento di adulti e di istituzione scolastica primaria. Occorre essere chiari: o al centro della valutazione sta il programma o l’alunno, con le sue individuali capacità, i sui individuali tempi e modi di apprendimento, la sua storia individuale. E bocciare a sei anni significa mortificare gli sforzi fatti e veramente conosciuti solo dagli alunni e pregiudicare il loro atteggiamento nei confronti delle proprie capacità e possibilità. È un atto di frustrazione docente e di assoluta mancanza di responsabilità istituzionale. È il risultato di errate e miopi politiche scolastiche che stanno cambiano il Dna della nostra scuola. Dove ai docenti si chiede più di misurare che di insegnare vedi le prove Invalsi e il ritorno ai voti in decimali. Eppure oggi, anche a scuola, c’è chi, con disinvoltura, scambia diritti e giustizia per lassismo. E ritiene addirittura che bocciare un seienne sia un atto di coraggio. Chi sono poi questi piccoli smidollati che meritano di ripetere l’anno? Guardiamoli: sono tre stranieri e due italiani, di cui un disabile. Perché si boccia sempre con più disinvoltura i figli di stranieri, anche se nati in Italia, dei figli degli italiani? E cosa significa bocciare un bambino disabile? Non aveva forse un piano di lavoro individualizzato? O il docente ha sbagliato a farlo? E come si può affermare, come fa il dirigente scolastico di Pontremoli, che non abbia influito su queste bocciature l’inserimento di questi studenti in classi di quasi 30 alunni? In un istituto comprensivo a Reggio Emilia, la zona dove insegno, ci sono tra gli altri due bambini disabili. Uno, straniero, con una famiglia «balorda» alle spalle, è inserito in una classe di 26 bambini. Il secondo, in una classe di 20. Un caso? No, perché c’è una legge che prevede che, se in classe c’è un disabile, non si possano avere più di 20 alunni. Eppure se la famiglia interessata non conosce la norma e non minaccia il dirigente di rivolgersi agli avvocati, essa viene spesso disattesa. Dalla scuola pubblica siamo già passati alla scuola privata familiare? Insomma, invece di parlare continuamente solo di merito e poi arrivare a bocciare bambini di sei anni stranieri e disabili dovremmo occuparci di altro. Siamo sicuri, infatti, che la nostra scuola pubblica oggi sia veramente equa? Dia cioè veramente pari opportunità ai diversi bambini in egual misura? E soprattutto: siamo sicuri che sia davvero la scuola di cui parla la nostra Costituzione? I casi come quello di Pontremoli ci dicono che non è affatto così.  

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Resoconto dell’assemblea cittadina di venerdì 25 maggio dedicata ai problemi della scuola primaria

Posted by comitatonogelmini su 27 maggio 2012

di Paola Caccin
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
27 maggio 2012

 

La situazione attuale a Padova: dall’inizio della riforma Gelmini  sono notevolmente aumentate le classi che funzionano a 40h, passando a circa il 33% del totale a livello provinciale, e arrivando quasi al 50% all’interno del Comune di Padova.

Questo perchè, di fronte ai modelli proposti dalla riforma (in sostanza 27 o 40h), molti genitori hanno deciso di passare da orari intermedi (i vecchi “tempi lunghi”) ad un orario analogo a  quello del tempo pieno, anche se senza compresenze (non previste nella riforma).

Per ciascuna classe a 40h sono sempre stati assegnati all’Istituto 2 insegnanti, per un totale di 44h di insegnamento; le 4h in più, che prima della riforma erano destinate alle compresenze, sono attualmente gestite all’interno dell’Istituto comprensivo, a seconda delle specifiche esigenze.

I tre anni di tagli previsti dalla riforma Gelmini sono ora terminati, e in effetti la circolare ministeriale relativa agli organici (numero di insegnanti assegnati a ciascun Istituto) non riporta variazioni rispetto allo scorso anno. Ma……

Cosa è successo a livello Regionale e Provinciale: nelle riunioni informative con le Organizzazioni Sindacali, l’Ufficio Scolastico Regionale ha comunicato che calcolerà gli organici con questo criterio:

classi a tempo “pieno”: 42h per ciascuna classe, 44 ore solo per le prime

classi a tempo “normale”: 27h dalle 1e alle 4e , 30 h per le 5e.

Questo significa che, senza nessun supporto normativo, l’ US regionale ha deciso di togliere due ore di organico dalle classi a tempo pieno. La motivazione fornita è stata che in questo modo si potranno creare tutte le classi a 40h richieste, ma questo tipo di calcolo non è previsto da nessuna normativa attuale, è una scelta della regione, rispetto alle sole province di PADOVA e VENEZIA ( quelle dove ci sono le maggiori percentuali di classi a 40h).

L’Ufficio Scolastico Provinciale di Padova ha fatto una ulteriore scelta peggiorativa, comunicando che non calcolerà le 44h nemmeno per le classi prime (per tutte le classi a tempo pieno verrano calcolate 42 ore).

Quali conseguenze avranno queste scelte? una volta assegnati gli organici, sono i collegi docenti che devono elaborare gli orari, che vengono poi approvati dai Consigli di Istituto. Molti si riuniranno nelle prossime due settimane proprio per affrontare questo tema. A seconda dell’organizzazione dei singoli Istituti gli orari scolastici potrebbero anche rimanere invariati, ma togliere due ore di organico per classe significa rendere ancora più difficile una situazione che, dopo tre anni di tagli, è già fortemente compromessa e impoverita. Nessuno ha più il coraggio di chiamare tempo pieno le 40h che frequentano i nostri figli, e questo è preoccupante. La possibilità di mantenere qualche ora di compresenza si riduce ulteriormente, mentre aumenterà lo spezzettamento delle ore dei docenti per coprire gli orari.

CHE FARE? dalla discussione sono emerse alcune possibilità:

richiedere urgentemente un INCONTRO con le Istituzioni Comunali (Sindaco, Assessore, Commissione Scolastica Comunale) per verificare la possibilità di intraprendere insieme delle azioni di contrasto rispetto a queste scelte

valutare l’opportunità di presentare un RICORSO rispetto alla circolare emessa dall’Ufficio Scolastico Regionale; a questo proposito alcune Organizzazioni Sindacali si sono già attivate in Provincia di Venezia, si potrebbe perciò provare a presentare un ricorso comune. E’ però un atto che ha tempi molto lunghi.

coinvolgere i Consigli di Istituto, almeno a livello comunale, in modo che predispongano un ordine del giorno in cui venga richiesto in modo deciso l’organico spettante per legge (2 insegnanti per ciascuna classe a 40h).

Fin qui siamo a chiedere quello che ci spetta di diritto, che è sicuramente una cosa da fare. La probabilità di ottenere risposte concrete è però oggettivamente bassa, anche perchè è basso il coinvolgimento dei genitori e ancora più degli insegnanti.

Si è perciò discusso anche di come affrontare il problema della qualità della scuola in queste condizioni: 40h di lezione frontale non sono sicuramente la scuola che vorremmo, anche se orari compatibili con l’organizzazione familiare sono una necessità reale per molte famiglie. In questo contesto una proposta provocatoria (da valutare sia tra insegnanti che tra genitori) potrebbe essere quella di un orario leggermente “ridotto”  per le classi a 40h: per esempio facendo anche solo 38,5-39h di tempo scuola settimanale (che significherebbe anticipare l’uscita di 20′ al giorno) si recupererebbe almeno un’ora e mezza certa di compresenza per le attività in classe.

Non è una scelta voluta, ma imposta dalle necessità e che si vorrebbe usare, se si riuscisse a diffondere in più istituzioni scolastiche, come forma di protesta nei confronti di USR e USP per la normativa non rispettata.

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Taglio su taglio la nostra Scuola é arrivata qui …

Posted by comitatonogelmini su 20 maggio 2012

20 maggio 2012
Taglio su taglio
la nostra Scuola é arrivata qui …
di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

Anno scolastico 2012/2013

Quale futuro per il primo ciclo

di istruzione e la scuola dell’infanzia a Padova?

Dopo la comunicazione degli organici, incontriamoci per fare il punto della situazione nella scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola media a Padova ed elaborare insieme proposte per una scuola pubblica di qualità per tutti/e.

ASSEMBLEA CITTADINA

aperta a insegnanti, genitori,

dirigenti scolastici, amministratori pubblici

VENERDI’ 25 MAGGIO

ore 20,30Fornace CarottaVia SiracusaPadova

 

Promuovono l’assemblea: Comitato Genitori Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova, FLC CGIL Padova, CISL Scuola Padova, UIL Scuola Padova, Cobas Scuola Padova

Scarica il volantino dell’iniziativa

 

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Organici per la scuola primaria anno scolastico 2012/2013

Posted by comitatonogelmini su 15 maggio 2012

dal sito della FLC CGIL Scuola di Padova
15 maggio 2012

Nei giorni scorsi l’Ufficio scolastico territoriale IX di Padova ha inviato  alle organizzazioni sindacali l’informazione successiva sugli organici della scuola primaria per l’anno scolastico 2012/2013.

Ecco la situazione così come si evidenzia dai dati e dalle informazioni ricevute nel corso dell’incontro di informazione preventiva tra il Dirigente dell’Ufficio  IX e le organizzazioni sindacali territoriali:  

  • aumentano gli alunni di 553 unità, ma non le classi in proporzione: l’aumento delle classi è solo di 7;
  • continua lento ma inesorabile l’aumento del rapporto medio alunni per classe: il prossimo anno la media sarà di 19,7, superiore anche alla media regionale che è del 19,2;
  • nessuna inversione di tendenza sulla costituzione di pluriclassi, quest’anno saranno 22, una in più dello scorso anno e con un numero elevato di alunni: ci saranno pluriclassi con 22 e anche 25 alunni ( in contrasto anche con quanto prevedono le indicazioni fornite dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto che indica “un numero di alunni leggermente superiore a 18);
  • si arresta finalmente il taglio degli organici di posto comune: rispetto allo scorso anno ci sarà un aumento di 24 posti in organico di diritto, non quello dei docenti di lingua inglese, che diminuiscono ancora passando da 176 a 166;
  • complessivamente i posti docente aumentano quindi di 14 unità;
  • a fronte di un aumento di alunni disabili (+ 49) gli insegnanti di sostegno in organico di diritto restano lo stesso numero, 194
  • aumentano ancora le richieste delle scuole di istituzioni di classi a 40 ore: lo scorso anno erano state richieste 600 classi , quest’anno 676. Tutte le richieste per l’anno scolastico 2012/2013 sono state accolte, anche oltre le disponibilità di organico assegnato dall’ Ufficio scolastico regionale del Veneto, portando la nostra provincia al 33,13 % di tempo a 40 ore sul totale delle classi funzionanti, con un aumento del 24,31% dall’anno scolastico 2008/2009, ultimo anno della scuola pre-Gelmini/Tremonti.

Quali criteri sono stati utilizzati per attribuire classi e docenti alle istituzioni scolastiche della nostra provincia?

Una premessa. Ricordiamo che l’attuale ordinamento della scuola primaria prevede i seguenti tempi scuola: 24 ore (solo le richieste permettono di attivare una classe ); 27 ore (è il tempo garantito per tutti); 30 ore (per le classi quinte e per le altre classi solo in presenza di disponibilità di organico); 40 ore (solo in presenza di disponibilità di organico).

Riportiamo qui i criteri utilizzati che ci sono stati comunicati dal Dirigente dell’Ufficio territoriale:

  • Tempo normale: 27 ore a tutte le classi dalla prima alla quinta per le attività didattiche (la circolare n° 25 del 29/3/2012 del MIUR prevede invece che siano assegnate 30 ore alle future classi V).
  • Tempo normale: le richieste per un tempo scuola di 30 ore sono state accolte solo al 50%, anche per classi successive alla futura prima; le ore ulteriori le 27 sono da considerarsi ore opzionali, pertanto suscettibili di oscillazioni di anno in anno in relazione alla disponibilità di organico.
  • 40 ore: ad ogni classe funzionante a 40 ore è stato assegnate un organico pari a 42 ore perciò un insegnante e 20 ore; questo criterio è non solo peggiorativo rispetto alla circolare del MIUR che prevede l’assegnazione di 2 insegnanti piene, pari a 44 ore, per ogni classe funzionante a 40 ore, ma anche rispetto alla nota dell’U.S.R. VenetoQuest’ultimo già aveva compiuto scelte non rispettose della circolare MIUR decidendo di assegnare alle classi funzionanti a 40 ore delle province di Padova e Venezia un organico pari a 44 ore solo per le classi prime e invece 42 alle classi successive. Questo perché queste due province hanno un numero di classi a 40 ore superiore alla media regionale.
  • 40 ore : l’Ufficio territoriale di Padova ha autorizzato la costituzione di tutte le classi a 40 ore richieste, 676, anche se non era stato assegnato l’organico necessario: infatti gli organici sono stati assegnati per costituire 664 classi ed invece l’Ufficio territoriale di Padova ne ha autorizzate 12 in più.

Scarica qui la tabella con l’organico per tutte le istituzioni scolastiche della provincia di Padova

 

2011/2012

2012/2013

variazione

Alunni

tempo normale

27 619

26 444

– 1175

Alunni 40 ore

12 071

13 779

+ 1 798

Totale alunni

39 690

40 223

+ 553

di cui alunni disabili

835

884

+49

Classi tempo normale

1 437

1 364

-73

Classi 40 ore

596

(chieste 600)

676 (tutte le richieste accolte)

+80

 

Totale  classi

2 033 (di cui 21 pluriclasse)

2 040 (di cui 20 pluriclassi a tempo normale e 2 a tempo pieno)

+7

Alunni/classe

19,5

19,7

+0,2

Posti docente

(compreso lingua inglese e istruzione per adulti)

3 062

(di cui 12 istruzione per adulti e  176 lingua inglese

3 076

(di cui 12 istruzione per adulti e 166 lingua inglese)

+ 14

Posti docente di sostegno

194

194

0

Docenti perdenti sede

70

 

20

-50

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Il giorno dei test Invalsi per bambini ‘in vitro’

Posted by comitatonogelmini su 9 maggio 2012

di Alex Corlazzoli
9 maggio 2012
Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi. ….
Premessa necessaria: chi scrive aderirà allo sciopero proclamato dai Cobas pur essendo un iscritto alla Cgil che, come Cisl e Uil, non ha indetto scioperi.

Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). Oggi, 9 maggio si parte dalla scuola primaria con le classi seconde e quinte. Il 10 e il 16 toccherà alla secondaria di primo grado e di secondo grado. In realtà sono mesi che in classe se ne parla e si prova e riprova il test a quiz.

Premessa necessaria: chi scrive aderirà allo sciopero proclamato dai Cobas pur essendo un iscritto alla Cgil che, come Cisl e Uil, non ha indetto scioperi.

Parto dal comprendere cosa accadrà domani ai miei alunni di seconda elementare. Per capire bisogna leggere il “Manuale per il somministratore”. E’ prevista quest’anno una prova preliminare di lettura per i bambini di seconda. E’ una prova di velocità, che dev’essere fatta in due minuti: il manuale suggerisce persino di munirsi di un cronometro e specifica che “si può utilizzare quello di cui tutti i telefoni cellulari sono forniti” dimenticandosi che secondo i regolamenti delle scuole gli insegnanti non possono usare i cellulari. La bibbia del somministratore specifica anche cosa deve dire l’insegnante ai bambini: “Quando vi darò il via, dovete cominciare la prova vera e propria e cercare di fare più in fretta che potete ma non vi preoccupate se non riuscite a finire. Ricordatevi di non fermarvi quando arrivate in fondo a una pagina e di passare subito a quella dopo. Quando vi dirò di smettere, dovete posare immediatamente la penna e chiudere il fascicolo”.

Ve li immaginate i bambini che fanno a gara? Qualsiasi maestro sa che la fretta crea emozione, angoscia, confonde l’alunno, non lo mette nelle condizioni ottimali.

Tra i tanti dettami dell’Invalsi vi è anche specificato: “Gli allievi che chiedono di uscire dal locale della somministrazione al di fuori della pausa prevista possono farlo solo in situazioni di emergenza (ad esempio nel caso si sentano male)”. Proprio stamattina Marco, 7 anni, ha interrotto la mia lezione, come fa spesso, dicendomi più volte che aveva prurito al “pisellino”. E se dovesse capitare domani? Come si valuta il prurito al “pisellino”?.

Forse chi ha pensato alle regole del “gioco” si è dimenticato di quello che accade in una classe di seconda elementare.

Ancora: tra le norme generali per la conduzione della somministrazione vi è scritto cosa dire in caso di domande degli alunni. “La migliore risposta – specifica il manuale – da dare a qualunque richiesta d’aiuto è: “Mi dispiace ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore”. Immagino il volto di qualche mio allievo di 7 anni di fronte a uno stile tanto laconico.

Infine due interrogativi: se l’art. 7 del D.L.vo 297/94, p.2, lett. c, affida al Collegio docente potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto, e l’articolo 8, ai consigli di intersezione, di interclasse e di classe, competenze in materia di programmazione, valutazione e sperimentazione, perché un/una dirigente dovrebbe maggiore ossequio ad una nota che, nel caso specifico, non ha il valore prescrittivo? Come si può vedere dal sito del Centro studi per la scuola pubblica, numerose scuole basandosi sul fatto che non esiste alcuna norma che sancisca l’obbligatorietà per gli insegnanti di somministrazione di prove di valutazione predisposte da soggetti esterni al Collegio e agli organi collegiali competenti, nello specifico, delle prove che l’INVALSI elabora per effetto del dettato istitutivo di cui all’art. 3 comma 1 lettera b della Legge 28 marzo 2003 n. 53, hanno detto no al test a quiz per bambini “in vitro” come li vorrebbe in Italia qualcuno…

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