La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Valutazione’

Chi valuta chi e cosa? La qualità totale applicata alla scuola

Posted by comitatonogelmini su 2 aprile 2016

convegnoCESP29aprile2016DEF

Posted in Iniziative territorio, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Sistema Nazionale di Valutazione: Invalsi… pensaci tu!

Posted by comitatonogelmini su 11 novembre 2014

Outrageous-Cherrydi Carlo Avossa
da ReteScuole
11 novembre 2014

Il MIUR non ha gli ispettori per valutare le scuole e si affida all’Invalsi.

Dopo che il Sistema Nazionale di Valutazione è diventato legge (DPR 80/13), il MIUR scopre che non può farlo funzionare.

Il DPR 80/13 prevede un sistema di valutazionea tre gambe”: un nucleo di autovalutazione interno ad ogni singolo Istituto Scolastico, l’Invalsi, gli ispettori ministeriali.

Peccato che il numero degli ispettori sia insufficiente per applicare la legge.

Incurante di ciò, e sorda ad ogni invito a discuterne con i sindacati della scuola, il ministro Giannini ha firmato, nel settembre del 2014, il Regolamento applicativo del DPR 80/13. Per capirci: ha ordinato l’applicazione del DPR 80/13, dando indicazioni operative alle “tre gambe” del SNV.

Si possono già fare alcune osservazioni… oggettive: primo, il MIUR ha impiegato ben diciotto mesi per emanare il provvedimento applicativo (il SNV nasce nel marzo del 2013). Complimenti.

Secondo, esiste una continuità assoluta tra i diversi titolari del MIUR succedutisi sulla poltrona di viale Trastevere negli ultimi anni. In pratica, tra la gestione Carrozza del MIUR e la gestione Giannini, sul SNV, come su molte altre cose, non ci sono differenze.

Ora, l’attuale ministro ha deciso che, poiché ha… una gamba troppo corta, se la prenderà comoda con una soluzione all’italiana: i “dirigenti tecnici del nucleo ispettivo” sono troppo pochi? Giannini, renzianamente, trova la soluzione: gli ispettori visiteranno in tre anni 850 scuole, cioè il 10% degli istituti italiani.

Niente male: per visitarle tutte, ci metteranno dieci anni, ammesso che ce la facciano a raggiungere l’obiettivo deciso da Giannini. Alla faccia della rapidità e dell’efficienza targate Renzi, datore di lavoro della Giannini.

Come verranno scelte le scuole che gli ispettori visiteranno? Il 7% sarà costituito da quelle trovate più “scarse” dalle rilevazioni Invalsi; il 3% sarà sorteggiato.

Che cosa si può concludere?

Che il DPR 80/13, emanato ai tempi del governo Letta, rimarrà inapplicato e che non poteva funzionare (complimenti anche all’ex ministro Carrozza per la lungimiranza): gli ispettori potrebbero arrivare nelle scuole o non arrivare mai: dieci anni sono un tempo molto lungo.

E invece le scuole sono tenute a costituire subito il proprio nucleo di autovalutazione: lo ha stabilito nel settembre 2014 il Regolamento di Giannini.

Come dovranno lavorare i nuclei? Il Regolamento è chiaro: sulla base di un rigido “format” stabilito a livello centrale; la valutazione dovrà essere integrata per legge con i dati Invalsi. Alla faccia dell’autovalutazione.

Come si vede, di tutto il castello teorico del SNV, lagambache la fa da padrona è solo l’Invalsi. Ancora una volta, lo sguardo valutativo è pesantemente condizionato dalla filosofia Invalsi, un Istituto controllato dal MIUR ma che ubbidisce alle logiche economiciste dell’OCSE, organizzazione internazionale.

Si ritorna dunque, sempre, ai test Invalsi, come ad una condanna. Questi test misurano solo le capacità matematiche e di lettura di un testo in lingua italiana, e lo fanno con modalità spesso discutibili. Ma sarà sulla base dei risultati di questi test, spacciati per “oggettivi”, che in realtà verrà costruito tutto il Sistema Nazionale di Valutazione.

Forse allora il DPR 80/13 ed il Regolamento della Giannini sono inutili.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

A proposito di test e valutazioni…

Posted by comitatonogelmini su 12 settembre 2014

barrowford-lettera-preside

12 settembre 2014

Il direttore della Barrowford Primary School, una scuola elementare nel Lancashire, una contea dell’Inghilterra, ha scritto una lettera a tutti i suoi alunni e la mamma di uno di loro ha deciso di pubblicarla su Twitter dato il profondo valore delle parole ricevute.

Questa è la traduzione della lettera:

Caro Charlie Owen,

ti allego i risultati del tuo Test KS2 di fine anno. Siamo molto orgogliosi dell’enorme impegno che hai dimostrato e durante questa settimana faticosa hai fatto del tuo meglio.

Tuttavia siamo anche preoccupati di come questi test non sempre valutino quello che vi rende speciali ed unici. Le persone che creano questi test e che li correggono non vi conoscononon come vi conoscono i vostri insegnanti, non come spero di conoscervi io, e certamente non come vi conoscono le vostre famiglie. Loro non sanno che molti di voi parlano due lingue. Loro non sanno che suonate uno strumento musicale o che danzate o che dipingete. Loro non sanno che i vostri amici contano su di voi o che la vostra risata fa brillare i giorni più anonimi. Loro non sanno che scrivete poesie o canzoni, che praticate sport, che sognate sul futuro o che a volte vi prendete cura del vostro fratellino o sorellina dopo la scuola. Loro non sanno che avete viaggiato in un luogo meraviglioso o che conoscete il modo di raccontare storie fantastiche o che vi piace trascorrere il tempo con persone speciali, in famiglia o tra gli amici. Loro non sanno che siete affidabili, gentili e premurosi e che ogni giorno fate davvero del vostro meglio…

I punteggi vi diranno qualcosa ma non vi diranno tutto.

Quindi, gioite dei vostri risultati e siatene orgogliosi, ma ricordate che ci sono molti modi di essere intelligenti.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Test Invalsi di terza media: i testi e la griglia di correzione della prova 2014

Posted by comitatonogelmini su 19 giugno 2014

ele

 

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
19 giugno 2014

L’Invalsi ha appena reso disponibili i testi delle prove di Italiano e di Matematica somministrate questa mattina in tutte le terze medie d’Italia.

Di seguito trovate i link per scaricare i testi delle prove e la griglia di valutazione necessaria per la correzione.

Avvertenza: anche in queste prove il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domande) per evitare (o comunque rendere più difficile) la copiatura fra compagni di classe; quella che propiniamo è una di esse, nelle altre quattro versioni le stesse  domande sono state proposte con una numerazione differente.

Buon lavoro (si fa per dire…) …sperando che questo sia veramente l’ultimo anno in cui i test Invalsi vengono “incastrati” nell’esame di stato che conclude il primo ciclo scolastico.

Il testo della prova di Italiano

Il Testo della prova di Matematica

La griglia di correzione della prova

 

Posted in Documentazione, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

INVALSI, un ente da rifondare e l’irresistibile impulso alla provocazione

Posted by comitatonogelmini su 14 giugno 2014

rifinv

di Giorgio Israel
da Il Mattino
14 giugno 2014

Si vorrebbe avere un atteggiamento il più possibile pacato nei confronti dell’Invalsi, soprattutto ora che una nuova presidenza inaugura una gestione il cui orientamento programmatico è tutto da conoscere. Inoltre, le prove Invalsi di quest’anno sono in corso: quelle delle primarie sono già state effettuate e a giorni avranno luogo quelle delle scuole medie, le più importanti in quanto faranno media nell’esame di licenza. Un atteggiamento pacato suggerirebbe di attendere e poi di aprire una fase di valutazione dei test proposti e di riflessione generale sugli indirizzi da prendere nel futuro. Invece i corridoi dell’ente sono evidentemente pervasi da un’atmosfera eccitata che influenza i suoi collaboratori e li anima a dar conferma del detto secondo cui “un bel tacer non fu mai scritto”. Così, invece di lasciar finire la fase operativa conclusiva di un lavoro preparatorio dei test che, a quanto si dice, dura da due anni, e invece di lasciare che sia il presidente a prendere per primo la parola, ecco che qualche collaboratore non riesce a trattenersi dall’esternazione, magari dicendo cose che sembrano pensate apposta per far saltare la mosca al naso.

Così nella versione in rete di un noto quotidiano la collaboratrice dell’Invalsi prof. Daniela Notarbartolo mette le mani avanti contro possibili analisi critiche: i test Invalsi sono frutto di rigore, lavoro di squadra e verifiche, non chiamateli quiz, contengono domande a risposta multipla, domande aperte, richieste di argomentazioni, dimostrazioni. Essi sono il frutto di una squadra di 250 docenti, tutti «con grande esperienza didattica e disciplinare». Forse, ma dobbiamo crederci perché lo dice uno di loro? Viene spontaneo chiedere: su quali basi si può affermare con tanta sicurezza che hanno grande esperienza didattica e disciplinare? chi e come li ha selezionati? con prove “oggettive standardizzate” come i test, magari in un processo durato due anni? Sono domande legittime cui le assicurazioni “soggettive” di un collaboratore non possono dar risposta e che sono al centro di una delle questioni più scottanti, e cioè del fatto che l’ente agisce, da quando esiste, al di fuori di ogni controllo, mentre pretende di atteggiarsi a valutatore insindacabile e oggettivo degli apprendimenti degli studenti.
Non mi soffermo sulla descrizione che viene proposta delle procedure seguite. Si parla di 15-18 mesi per costruire una “prova standardizzata”: e come viene riempito un così lungo lasso di tempo? Poi le domande vengono «selezionate e riconfezionate da un gruppo ristretto di docenti»: con quali criteri e come è scelto questo “gruppo ristretto”? Infine, le domande vengono «testate su un campione statistico”, e anche questo è un passaggio su cui occorrerebbe la massima trasparenza, perché sarebbe a dir poco discutibile che la scelta finale delle domande piuttosto che basarsi su una valutazione di contenuto sia appesa a qualche modello matematico-statistico, come fortemente sospettiamo.

Ma il peggio viene alla fine, quando si dice che «chi paragona le prove Invalsi alle verifiche di classe sbaglia, perché noi costruiamo strumenti di misurazione analoghi a quelli utilizzati nelle scienze sperimentali». Qui si resta a bocca aperta e riesce difficile fare un commento qualsiasi: non c’è neppure bisogno di avere un minimo di cultura scientifica per rendersi conto dell’assurdità di pretendere che il supporto di modelli statistici (immaginiamo, del tipo il modello di Rasch) elevi le le cosiddette “misurazioni” dell’Invalsi al rango delle misurazioni che vengono fatte in un laboratorio di fisica. Ebbene, se l’attività dell’Invalsi si sviluppa sulla base di idee e di “competenze” simili, allora davvero c’è qualcosa di grave e profondo da correggere. Altro che pretendere di misurare gli altri, qui è la qualità del lavoro dell’ente che va rivisitata da cima a fondo. Dispiace di doverlo dire mentre pensavamo che fosse meglio attendere la fine delle prove per aprire una discussione costruttiva, ma è proprio vero che “un bel tacer non fu mai scritto”.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le raccomandazioni UE sull’Invalsi, diktat o barzellette?

Posted by comitatonogelmini su 8 giugno 2014

kssl

di Vincenzo Pascuzzi
8 giugno 2014

Premessa. Le raccomandazioni della Commissione europea.

Forse conviene leggere l’intero documento (clicca qui ) della Commissione Ue prima o in aggiunta agli articoli di commento allo stesso. Questi sono sì più brevi e sintetici ma – a volte – costituiscono commenti e interpretazioni orientate e anche distorte di quanto ha effettivamente scritto la Commissione. La tempestività potrebbe anche essere fretta ispirata dalla considerazione “chi mena prima mena due volte”.

Conviene anche cercare di avere una visione d’insieme del contesto in cui dette raccomandazioni si inseriscono come tessere di un puzzle più vasto.

Matteo Renzi, priorità e promesse cioè parole, parole, molte parole

Nel suo discorso programmatico alle Camere, Renzi ha enfatizzato l’importanza della scuola e ne ha riconosciuto la priorità nel programma di governo: “Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola”.

Fatti però non se ne sono visti. Dei 3,7 miliardi di euro dichiarati per l’edilizia scolastica, ne risultano disponibili – al momento – solo 244 milioni per il biennio 2014-2015.

Giorni fa Il Censis, ha dichiarato che occorrono 13 miliardi e 110 anni per mettere in sicurezza tutte le scuole! Campa cavallo ….

Stefania Giannini e il Miur

Dopo l’insuccesso elettorale doppio (di Scelta Civica e suo personale) alle elezioni europee, ora appare come un ministro delegittimato e …. apolide politicamente. Potrebbe confluire al Pd di Renzi, oppure potrebbe dimettersi da ministro. Nei tre mesi 22 febbraio-22 maggio, parzialmente sovrapposti alla campagna elettorale, Giannini ha rilasciato ben 33 interviste, una ogni tre giorni, ma ora tace …. afona da 15 giorni. Nelle interviste ha parlato di tutto in termini generici cioè senza riferimenti concreti alle scadenze temporali, alle risorse economiche implicate, ai consensi, alle partecipazioni e alle sinergie necessarie, ma in evidente intesa e sintonia con il presidente Matteo Renzi.

Anna Maria Ajello e l’Invalsi

Presidente dell’Invalsi da appena tre mesi, finora è apparsa cauta, circospetta, riservata e laconica. Ha esordito, alla vigilia della tornata Invalsi 2014, con una lettera effimera ai docenti (nulla a studenti, famiglie, presidi!), poi intervistata da La Stampa ha avvisato o azzardato: “Basta trabocchetti: dal prossimo anno cambierà il test Invalsi”, qualcuno non ha gradito, si è risentito – pare – ed è stato tranquillizzato con scuse scritte. L’altro giorno, a un convegno Cisl, Ajello ha esternato disponibilità al confronto, ha segnalato la limitatezza dell’organico dell’istituto da lei presieduto, ha auspicato che Invalsi si affranchi dalla “sindrome del fortino”, causatagli “dall’arroccamento venutosi a determinare nei confronti degli agenti critici”. La sensazione, o l’ipotesi è che il nuovo Presidente si stia muovendo in una struttura caratterizzata da forte inerzia e viscosità, poco disposta a mettersi in discussione, con componenti ostili e nostalgiche del passato.

Voltare pagina

“Non sarebbe il caso allora, anche alla luce delle manifestazioni dei giorni scorsi e del clima che c’è in molte scuole rispetto all’INVALSI, di voltar pagina e cominciare a scriverne una nuova? C’è una nuova Presidente: persona preparata e attenta, estranea alla precedente gestione, ma comunque giustamente convinta che di misurazione e valutazione la scuola e l’insieme del sistema formativo hanno bisogno; e consapevole che il lavoro svolto dall’Istituto  in questi anni non è di quelli che si possa buttare alle ortiche ….”, suggerisce opportunamente Antonio Valentino su pavonerisorse.it.

Un Invalsi non più solitario e monocratico.

È quello che chiedono sindacati, scuole, docenti. L’Invalsi “deve coinvolgere le scuole”. Per creare un valido Snv bisogna costruirlo assieme: “ci vuole condivisione” sottolinea Francesco Scrima (Cisl Scuola). Mentre Domenico Pantaleo (Flc Cgil) propone di sospendere i test Invasi per il tempo necessario e “aprire una discussione per definire un efficace sistema di valutazione”

Lo slogan “L’Europa ce lo chiede”

“L’ultimo dei trucchi da abbandonare è contrabbandare scelte vecchie e cattive dietro lo slogan “l’Europa ce lo chiede”. Non esistono normative europee cogenti in materia. Siamo noi, davanti alla nostra dissestata istruzione, a dover fare scelte responsabili e adeguate alla formazione di generazioni solide e culturalmente preparate, capaci di mantenere questo paese in una posizione avanzata”. Così puntualizzava Giorgio Israel pochi giorni fa sul suo blog.

La raccomandazione Ue sulle scuola

Conviene riportarla per intero, è la n. 6, che dice: “rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico; accrescere l’apprendimento basato sul lavoro negli istituti per l’istruzione e la formazione professionale del ciclo secondario superiore e rafforzare l’orientamento professione nel ciclo terziario; istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze; assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca; “

Sulle prime due righe si è sbizzarrita la fantasia dei commentatori, forse interessati, forse tendenziosi, chissà? Hanno quasi scritto che la Ue avrebbe imposto e con urgenza al Miur di accelerare a tavoletta su valutazione, merito-meritocrazia, test Invalsi (così come sono, non c’è tempo!), pagelle ai docenti e ai presidi. Tutte cose che, esaminando con calma le due righe, non risultano. È possibile che i nostalgici affezionati all’Invalsi ante-Ajello intendano sfruttare la raccomandazione Ue per scansare e travolgere le critiche emerse e così continuare ad operare come prima, senza mettere in discussione nulla?

Le due righe citate contengono salti logici e ingenuità. Un Snv operativo non è altro che diagnostica parziale, non costituisce anche terapia. Gli abbandoni scolastici al 18% circa sono ben noti da anni, non hanno bisogno di essere ri-diagnosticati dal Snv. A meno che ci sia qualcuno con un retro pensiero ignobile e idiota sulla diffusa oziosità, fannullaggine e incapacità dei docenti, da curare a suon di frustate, gogna, punizioni, anche licenziamenti.

Così scrive l’attivissima Marcella Raiola su facebook: “Alla base di cose come l’INVALSI, il preside-padrone, la privatizzazione etc. c’è l’assiomatica idea che solo con la minaccia del bastone il lavoratore faccia il suo dovere, che la “coscienziosità” sia solo la concrezione della paura di morir di fame, che solo avendo un padrone che minacci e digrigni i denti e un servo su cui sfogare la frustrazione si possa “rendere” ….”.

Le omissioni della Ue

Stando alla raccomandazione n. 6 , sembrerebbe che a Bruxelles si occupano di pagliuzze e trascurano le travi! L’unico, prioritario, urgente, vitale problema della nostra scuola è forse il Snv e con esso l’Invalsi? Non esistono altri problemi, magari più gravosi? Nulla ha da raccomandarci l’Ue riguardo a: sicurezza ed idoneità degli edifici scolastici, affollamento delle classi, precariato storico endemico, retribuzioni dei docenti TUTTI, insufficienza delle attività di recupero didattico, numero chiuso in alcune facoltà, consistenza dei fuori-corso e degli abbandoni universitari, istruzione long-life degli adulti, consistenza e durata del contenzioso scolastico, elefantiasi burocratica, conoscenza inadeguata delle lingue straniere, percentuale di Pil nazionale destinato all’istruzione, ecc.?

Peraltro, nessuna raccomandazione  europea riguarda temi dibattuti e sollevati ultimamente dal Miur, quali l’anticipo a 5 anni e il c.d. liceo breve di soli 4 anni, con il diploma a 18 anni, bla, bla, bla. Ora il diploma è a 19 anni sulla carta; ma, oltre al 18% di dispersi, abbiamo un 22% che ripete almeno un anno e poi circa il 40% dei diplomati riconosce di aver sbagliato indirizzo scolastico.

Chi ha suggerito alla Ue?

Più che il dubbio, appare il fondato sospetto che il Consiglio d’Europa abbia scritto le sue Raccomandazioni sotto dettatura dei vari governi nazionali in carica. Per l’Italia, il neonato governo Renzi e, in particolare, per la scuola proprio il ministro Giannini.

Vediamo l’impronta o l’eco del Miur e dell’Invalsi ante-Ajello  nelle due righe già citate: “rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico”.

La stessa impronta o eco si può scorgere nella considerazione (nemmeno raccomandazione!) n. 14 nella parte cui specifica: “L’insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale”.

Le Raccomandazioni Ue combaciano con il DEF – Documento di Economia e Finanza – presentato all’inizio di aprile da Matteo Renzi al Consiglio dei Ministri.

Insomma, le Raccomandazioni potrebbero essere qualcosa di simile a un remake della lettera di Trichet-Draghi al Governo italiano del 5 agosto 2011.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il 13 maggio boicotta i test Invalsi!

Posted by comitatonogelmini su 12 maggio 2014

valutati-non-schedati

di Unione degli Studenti
12 maggio 2014

A meno di un mese di distanza dal test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso, martedì 13 maggio 2014 verranno somministrati i test INVALSI alle studentesse e agli studenti frequentanti il secondo anno di scuola superiore.

I test INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d’Istruzione e formazione) sono prodotti annualmente dall’omonimo ente di ricerca che, grazie al D.L. n.286 dipende economicamente e politicamente dal MIUR, gestisce il Sistema Nazionale di Valutazione, prepara e somministra su base censuaria  i test INVALSI.  A marzo 2013 il Consiglio dei Ministri di un governo dimissionario ha approvato un Regolamento riguardante il Servizio Nazionale di Valutazione istituito nel 2004, attraverso cui: l’INVALSI  consoliderà il proprio ruolo centrale; i test INVALSI verranno introdotti nell’esame di maturità (quest’anno somministrati come indagine campionaria, mentre, a partire dal prossimo anno, faranno punteggio per l’esame di maturità e serviranno come test d’ammissione all’università); e verranno individuati Ispettori Esterni che si occuperanno di visite sul campo nelle scuole.

E’ di duplice natura il fine per il quale il MIUR si avvale dei test INVALSI: da una parte per costruire un preciso modello di scuola antidemocratico, escludente e nozionistico, attraverso una valutazione che fissa gli obiettivi minimi e massimi in termini di “qualità”, dall’altra parte per giustificare le politiche del MIUR stesso, senza potervi incidere realmente. E’, infatti,  interessante notare come al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, siano seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.

Secondo l’Ente di ricerca la finalità dei test sarebbe valutare il sistema scolastico. Eppure, l’INVALSI è l’unico Istituto in Europa a svolgere i test su base censuaria e non campionaria, facendo oltretutto  ammontare i costi a 14 milioni di euro l’anno per la loro somministrazione.  Una cifra inaccettabile se solo si pensa al susseguirsi di tagli trasversali al diritto allo studio, alle condizioni disastrose in cui si trovano l’edilizia scolastica e la scuola pubblica in generale.

I vari governi che si sono susseguiti in questi anni, sia di destra che di sinistra, hanno fatto sì che l’intero sistema scolastico venisse sottoposto alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. La retorica esasperata della necessità di parametri scientifici che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti oltre che a fallire nel proprio intento, soffoca la didattica, le attitudini e  le capacità individuali degli studenti che nei test INVALSI non trovano riscontro. Lo strapotere  assunto dall’INVALSI e la preparazione ossessiva di cui necessitano i test hanno svolto la funzione di promuovere sottobanco una vera e propria “riforma della didattica”. Infatti, a causa del pericoloso meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente  allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti sono sempre più propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica all’insegnamento di ciò che è necessario per superare i test. Coloro che ci rimettono maggiormente sono gli studenti, che si vedono sottrarre i momenti più formativi del proprio percorso scolastico, sostituiti da una forte competizione e da un’attenzione eccessiva al voto.

Spesso, di fronte al rifiuto di questo modello di valutazione ci siamo sentiti rispondere che la nostra è solo paura di essere valutati. Al contrario, noi da anni ci facciamo promotori di un’idea alternativa di valutazione, che non sia più utilizzata come mero strumento di controllo e di punizione, bensì come uno strumento di crescita collettiva e individuale, svincolato dalle logiche di mercato e di competitività che ad oggi la contraddistinguono. Pensiamo che si debba inserire nel processo di valutazione modalità quali l’autovalutazione, la valutazione dello studente verso il docente e  la valutazione narrativa, che vedano i percorsi formativi come processi circolari in cui la valutazione metta in luce le lacune e i punti di forza delle metodologie di insegnamento, dello studente o dell’istituto in generale.

I test INVALSI non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti. L’art. 51 comma 2 del D.L. del 9 febbraio 2012 n.5 annovera le prove INVALSI tra le “attività ordinarie”. Pertanto, anche la somministrazione dei test INVALSI deve essere discussa democraticamente nei collegi docenti, nei consigli di classe e nelle assemblee.

I test sono strumenti di valutazione esterna e in alcun caso possono essere ritenuti utili all’attribuzione di voti ordinari agli studenti. La loro valutazione nei registri di classe contraddice la normativa sulla privacy in merito allo svolgimento delle prove (D.L. n.147/2007 convertito con modificazioni dalla legge n.176/2007).

Nel caso in cui un professore valuti la tua prova INVALSI o minacci di farlo, in allegato puoi scaricare il modulo della vertenza per impedirglielo.

Il 13 maggio boicotteremo i test INVALSI perché:

  • Costosi: ogni anno vengono spesi 14 milioni di euro per la somministrazione dei test, mentre ci viene detto che “non ci sono soldi” per finanziare l’edilizia scolastica o il diritto allo studio;
  • Dannosi: producono una didattica nozionistica che considera gli studenti numeri e non persone. I test sono incapaci di valorizzare le intelligenze di tutte e tutti;
  • Escludenti: sono basati su un concetto di merito sbagliato che ignora le disuguaglianze socio-economiche profonde che ci sono tra gli studenti;
  • Antidemocratici: sono costruiti dal MIUR e dall’INVALSI mentre la valutazione dovrebbe essere un tema costantemente discusso e deciso nelle scuole dal basso.

Il 13 maggio non compileremo a testa bassa dei test di cui non condividiamo né la natura né lo scopo ma con scioperi bianchi, blocchi delle lezioni, flash mob e assemblee fuori e dentro le scuole faremo sentire le nostre ragioni! Facciamo appello alle realtà del mondo scuola, agli studenti e ai docenti tutti : fermiamo la standardizzazione dei saperi, rivendichiamo e pratichiamo modelli di altra-valutazione!

Posted in Iniziative territorio, Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | 2 Comments »

Test Invalsi: cosa c’è che non va e come si potrebbero cambiare

Posted by comitatonogelmini su 12 maggio 2014

INV

di Francesca Sironi
da L’Espresso
12 maggio 2014
Poco supporto alle scuole. Domande scadenti. Nessun questionario per conoscere meglio genitori, studenti e insegnanti. Sovrapposizione fra prove nazionali e internazionali. Così da 30 anni le valutazioni standard dicono sempre le stesse cose delle nostre scuole. Senza che per questo l’educazione migliori. Ecco dove bisognerebbe intervenire, secondo due grandi esperti

È un rito che si ripete ogni anno. Col suo corredo di stress, fatica e proteste. I test Invalsi, introdotti per la prima volta 13 anni fa e diventati d’obbligo per tutti gli studenti italiani, dalle elementari alle superiori, catalizzano battaglie e speranze come pochi altri aspetti della scuola dell’obbligo. Valutare infatti è difficile. E se la misura viene imposta dall’alto può risultare odiosa. Quest’anno alla guida dell’ente è arrivata una nuova presidente, Anna Maria Ajello, che promette di voler cambiare le cose e di ascoltare i pareri di chi dissente. “L’Espresso” ha chiesto a due esperti di provare a spiegare, concretamente, cosa c’è che non va in queste prove. E come potrebbero migliorare. Così Bruno Losito , docente a Scienze della formazione all’Università di Roma Tre e per 15 anni responsabile dei quiz internazionali dell’Invalsi, e Clotilde Pontecorvo , professore emerito di Psicologia evolutiva alla Sapienza, raccontano cosa servirebbe, secondo loro, per rendere i test più giusti ed esatti. E quindi forse più benvoluti.

IO MISURO MA POI?
«L’aspetto forse più disperante, dei test Invalsi, è che gli elementi di fondo fotografati dai risultati di oggi sono gli stessi degli anni ’70», inizia Losito: «Gli esiti nazionali sono oltremodo prevedibili: la distanza del Sud dal Nord, l’arretratezza delle regioni meridionali … Uno si chiede a cosa serve continuare a insistere sulla valutazione se poi non cambia niente. È frustrante». «Io c’ero, 30 anni fa, nella squadra che ha avviato le prime prove standard per misurare le competenze degli alunni», racconta Pontecorvo: «E in effetti ciò che scoprimmo allora a livello nazionale è purtroppo quello che emerge ancora oggi: le ineguaglianze derivano dalla collocazione territoriale». Ma è colpa dei test se alle loro domande gli studenti falliscono a seconda di dove sono nati? O della politica che non interviene a riguardo? «Bisognerebbe definire a cosa servono i quiz», risponde Losito: «Se servono per programmare politiche nazionali oppure piuttosto per permettere ai docenti della singola scuola di intervenire sulle carenze. Ma per questo ci sarebbe bisogno di supportare le classi, dare loro esperti, fondi, tempo. Da 13 anni ormai le prove Invalsi sono entrate nelle scuole. Perché non finanziare una ricerca che studi e analizzi sul serio se sono servite a qualcosa? Se a professori e dirigenti scolastici sono state utili per cambiare oppure no? Se hanno fatto avviare miglioramenti oppure sono rimaste nei cassetti?».

QUIZ VS CONOSCENZE
L’altro tema eternamente discusso riguardo alle prove è loro sostanza. Di imbuti a crocette, fondamentalmente, domande chiuse a cui rispondere attingendo alle proprie conoscenze di grammatica, matematica, logica. Ma chiuse. «Io ho sempre difeso le prove scritte», spiega Pontecorvo: «Ho insegnato per 15 anni in un liceo classico e dalla mia esperienza, oltre che dai nostri studi, ho sempre tratto l’idea che le prove scritte siano più oggettive delle interrogazioni orali, nelle quali il docente mette per forza la sua parte. L’interrogazione serve per interagire, approfondire, ma non è la forma migliore per valutare. Certo, poi c’è prova scritta e prova scritta». Ovvero c’è l’abisso che separa una composizione a soggetto libero da un quiz, e da un quiz raffazzonato a uno studiato nel dettaglio. «Gli attuali test Invalsi sono molto più “chiusi” di quelli internazionali, paradossalmente», commenta Losito: «E questo per un evidente problema di costi e di tempo: vogliono fare prove universali, dirette a milioni di studenti, e correggerle in pochi mesi per restituire i risultati alle scuole entro ottobre. Così è impossibile, anche assumendo ricercatori precari. La verifica delle risposte a domande aperte è uno dei costi maggiori nel budget Invalsi. Ma sono anche le domande più importanti». Quindi? «È davvero necessario sottoporre questi test a ogni alunno in ogni classe ogni mese di maggio di ogni anno?», si chiede il docente di Roma Tre: «Non sarebbe sufficiente proporre le prove con cadenza biennale, per dare spazio a test più aperti, più complessi, quindi a correzioni più attente, così come ad analisi più profonde sui risultati da inviare ai docenti e ai dirigenti scolastici?»

LE DOMANDE CHE MANCANO
C’è un altro vuoto nei mega-test che impegnano in questi giorni bambini e ragazzi italiani. Ed è quello del contesto: «Anche qui, assurdamente, i test internazionali sono più attenti dei nostri», spiega Losito, che ne è stato responsabile per 15 anni: «Insieme alle domande di matematica e italiano c’è sempre un questionario rivolto agli studenti e ai loro genitori, per poter confrontare i risultati col contesto di provenienza degli alunni. Nelle prove nazionali questo aspetto manca». «Bisognerebbe averlo chiaro, e ribadirlo ogni volta: questi test servono a misurare. Non a valutare», continua Pontecorvo. Sembra una differenza lessicale, più che sostanziale, visto che il ministro che ha introdotto le prove, Letizia Moratti, li chiamava per l’appuntostrumenti di valutazione ”, e che i dirigenti scolastici mostrano fieri i risultati sui siti web d’istituto se sono eccellenti o li nascondono se sono scarsi. «Questo è un grave errore delle istituzioni», afferma la docente della Sapienza: «Per controllare e valutare sarebbero necessari molti altri valori che ora non entrano nei risultati. E riguardano gli alunni, le loro famiglie, la posizione della scuola, il contesto. Soprattutto non servono per valutare gli insegnanti, come suggeriscono invece alcuni dirigenti».

DOPPIONE INTERNAZIONALE
Nel 2012 l’istituto Invalsi ha speso complessivamente 24 milioni e 962 mila euro. Per i prossimi tempi calcola le sue necessità finanziarie in 16 milioni e 960 mila euro all’anno. Di questi, quattro serviranno per le prove universali nazionali; due per quelle internazionali; 850 mila euro andranno a quelle campionarie; e due milioni e mezzo infine serviranno a “supportare” le scuole nella loro “autovalutazione”. «Il confronto internazionale è indispensabile», sostiene Pontecorvo. «Ma nella fotografia che dà del Paese a livello centrale si sovrappone agli esisti delle prove nazionali», aggiunge Losito. Quindi? Si tratta di un costoso doppione? «In parte sì», risponde il docente romano: «Ed è una sovrapposizione che va risolta. Il campione selezionato per i confronti internazionali probabilmente è troppo vasto. Si potrebbe risparmiare ed avere ugualmente un parametro con cui confrontare i nostri risultati a quelli degli altri Paesi dell’Ocse».

NAUSEA DA TEST
L’ultimo rischio, il più avvertito, forse, dai docenti, riguarda le conseguenze che le prove hanno nelle classi. «I nostri studenti hanno un tasso altissimo di risposte non date», spiega Pontecorvo: «Ed è dovuto al fatto che non capiscono le domande. Non sono abituati a quell’impostazione, alla formulazione dei problemi proposta dagli standard internazionali. Il rischio è che gli insegnanti allora si riducano al “teaching to the test”, ovvero ad addestrare gli alunni a rispondere ai quiz piuttosto che a rafforzare le competenze di base che questi richiedono. Una prospettiva pedagogicamente orribile». Le prove intanto aumentano però, risicando tempo all’insegnamento, fra campioni, test nazionali, confronti internazionali e questionari vari. Richiedendo straordinari ai docenti per correggere e verificare: «Il rischio è che le classi arrivino a non sopportare più l’idea di doversi sottoporre ai test», racconta Losito: «Come già sta avvenendo in paesi come la Gran Bretagna. Nel 2005, quando chiamavamo le scuole per chiedere di partecipare a una prova internazionale non si tirava indietro nessuno. I miei colleghi di oggi dicono che ora chiamano e iniziano a trovare resistenze. Continuando così andranno in sovraccarico, e senza un serio incentivo per farlo»

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Test Invalsi? No grazie – Risparmiamo con test a campione

Posted by comitatonogelmini su 8 maggio 2014

prove-invalsi_medium_mediumdi Benedetto Vertecchi
da L’unità
8 maggio 2014

In questo periodo dell’anno la scuola è dominata dalle operazioni per le rilevazioni periodiche sui livelli di apprendimento (i «test Invalsi»). Si tratta di un’operazione che richiede rilevante impegno organizzativo, perché gli allievi coinvolti sono alcuni milioni. Si tratta anche di un’operazione molto costosa, che prevede una fase preliminare di messa a punto delle prove, la loro distribuzione sul territorio, lo svolgimento da parte degli allievi, la rilevazione dei dati e il loro trattamento, la diffusione dei risultati. Tali risultati dovrebbero poi costituire il punto di partenza per interventi rivolti a migliorare la qualità dell’educazione scolastica: invece di intervenire in modo generico, sulla scorta d’impressioni più o meno condivise, si assumerebbero decisioni fondate sulla costatazione delle esigenze riscontrate.

Gli argomenti a favore delle pratiche valutative che investono il sistema scolastico hanno una loro suggestione, derivante dalla semplicità dell’impianto interpretativo. È una semplicità che contrasta col carattere di «sistema» che si afferma di voler conferire alla valutazione.

Un sistema rappresenta, infatti, una realtà complessa, a determinare la quale concorre un gran numero di variabili. Tali variabili assumono valori in un lungo periodo di tempo e con riferimento ai singoli contesti in cui l’educazione è praticata.

Ne deriva che in un momento determinato sono molte le variabili che nel complesso orientano le caratteristiche del sistema e che esse costituiscono un reticolo che non consente di porle in successione. La valutazione che si sta praticando nelle nostre scuole suppone invece che ci si possa limitare a prendere atto di un certo numero di variabili indipendenti (alle quali si riconosce un significato causale) che identificano il profilo dei singoli allievi, di altre variabili collegabili ad alcune condizioni di processo (per esempio, le competenze degli insegnanti) e delle variabili dipendenti che danno conto dei risultati conseguiti dagli allievi.

Chiunque abbia una qualche consuetudine con la ricerca educativa (non con l’assunzione di interpretazioni prese a prestito da altri settori della vita sociale, per esempio la gestione aziendale) sa bene che la conoscenza dei processi nei quali sono coinvolti bambini e ragazzi non tollera semplificazioni. Se poi dal piano sincronico (rilevazioni che si riferiscono a un breve periodo di tempo) passiamo a quello diacronico (guardando i mutamenti che interessano il succedersi delle generazioni), lo schematismo delle interpretazioni ora alla moda, e ossessivamente ripetute da moltitudini di sedicenti esperti, appare ancora meno consistente.

Nessuna delle grandi trasformazioni culturali che si sono succedute dalla metà del millennio trascorso è interpretabile secondo gli schemi che oggi si vogliono applicare alla valutazione del sistema scolastico. Le trasformazioni educative di maggior rilievo sono quelle che hanno accompagnato le riforme religiose (a cominciare da quella di Lutero), le trasformazioni economiche (si pensi agli effetti della rivoluzione industriale), il manifestarsi di una nuova consapevolezza collettiva (le basi della nostra sensibilità nei confronti dell’educazione sono state definite nell’ambito della rivoluzione francese), gli eventi rivoluzionari (è il caso delle grandi rivoluzioni del ventesimo secolo, da quella di Ottobre alla rivoluzione cinese al rovesciamento del regime di Batista).

Le considerazioni che precedono assumono significato se le rilevazioni valutative di «sistema» presentano, almeno, il requisito della correttezza metodologica. Non mi riferisco tanto alle elaborazioni statistiche, che ormai non rappresentano più un problema perché quasi del tutto automatizzate, quanto alla consapevolezza delle implicazioni della valutazione sullo svolgimento dell’attività quotidiana delle scuole.

Un segno evidente della trascuratezza con la quale si è intrapreso il percorso valutativo è che di fronte al dilagare di comportamenti di rifiuto, variamente espressi, non si sia trovato di meglio che invocare a scusante la propensione delle scuole al cheating, ovvero, in italiano corrente, all’imbroglio. Al fenomeno si è cercato di porre un argine ricorrendo a espedienti statistici, senza chiedersi se non fosse prima di tutto necessario capire la ragione che negli anni passati (e nessuno può escludere che qualcosa del genere continui ad accadere) ha spinto un numero consistente di scuole ad assumere comportamenti che avevano come conseguenza l’alterazione dei dati.

Eppure, non è difficile immaginare che il ricorso all’imbroglio non sia altro che una manifestazione di sfiducia nei confronti delle campagne valutative. Sarà difficile ricostituire il rapporto di fiducia che è alla base di qualunque attività valutativa se s’insiste a voler compiere rilevazioni sull’intera popolazione, ottenendo dati di ridotta attendibilità. Se l’intento delle rilevazioni nazionali consiste nel migliorare la qualità delle decisioni, tale intento può essere con attendibilità maggiore conseguito compiendo rilevazioni su campione. Oltre tutto, si realizzerebbero economie consistenti, da impegnare per la messa a punto e la verifica sul campo di procedure didattiche innovative

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tutti debbono essere valutati, anche Gianna Fregonara: bocciata in “competenze” di ragionamento

Posted by comitatonogelmini su 7 maggio 2014

TEEN

di Giorgio Israel
dal suo blog
7 maggio 2014

È uscito oggi sul Corriere della Sera uno sconcertante articolo a firma di Gianna Fregonara a proposito dei test Invalsi, il cui titolo rispecchia perfettamente il contenuto: «La scuola che ha paura di farsi valutare».

L’articolo si riduce a un sillogismo: a) la scuola deve farsi valutare; b) la valutazione coincide con i test Invalsi; c) chi non accetta i test Invalsi ha paura di farsi valutare.

Peccato che, come tutti i ragionamenti formali, questo sillogismo sia privo di senso perché poggia su una gamba fradicia: l’asserto b).

Siamo d’accordo che la scuola deve farsi valutare. Siamo d’accordo che chi non vuol farsi valutare ha un atteggiamento riprovevole. Ma come si debba valutare è una questione aperta alla discussione, se è ancora lecito sperare di non vivere in un regime di pensiero unico.

L’articolo si riduce quindi a una geremiade contro chi semina dubbi contro l’Invalsi e i suoi test “ovvero”, nella logica di Fregonara, contro la valutazione in sé e per sée quindi contro chi non vuole migliorare la scuola italiana. «Come da copione», lamenta Fregonara stigmatizzando le proteste e le contestazioni e, nella sua ortodossia, arriva al punto di stigmatizzare persino una dichiarazione della presidente dell’Invalsi Annamaria Ajello, per aver parlato di “domande trabocchetto”, troppo difficili e persino a lei incomprensibili, e aver in tal modo seminato «dubbi». In altri termini, nessuno può entrare nel merito di quel che fa l’Invalsi, dei test che confeziona e “somministra”, quasi si trattasse del Vangelo: bizzarra situazione in tempi in cui neppure il Vangelo gode più di un simile trattamento di favore.

Siamo in tanti ad essere favorevoli alla valutazione, siamo in tanti a sgolarci facendo proposte alternative e di correzione dell’andazzo scelto negli ultimi anni. Siamo in tanti a stigmatizzare la diffusione del dannosissimo “teaching to the test” e la scandalosa esplosione di libercoli di addestramento ai test, talora scritti dagli stessi consulenti dell’Invalsi. Siamo in tanti ad aver perso tempo ad analizzare i test proposti uno per uno rilevandone i difetti, con argomenti che non sono certo da prendere come i Dieci Comandamenti, ma che hanno il diritto di essere presi in considerazione e discussi. O no?

No. È stata la risposta fino ad ora. Di quel che dicono e pensano i critici alle vestali della valutazione invalsiana non importa nulla. Loro hanno la verità in tasca per via amministrativa. E Gianna Fregonara si schiera su questa linea: zitti e in riga, discutere è vietato, o meglio, è semplicemente la prova che non volete farvi valutare.

Si gira la testa dall’altra parte di fronte al vero scandalo, e cioè che un ente preposto alla valutazione rifiuti di farsi valutare, quantomeno accettare un confronto: una contraddizione per la quale è difficile trovare aggettivi adeguati.

Si gira la testa dall’altra parte di fronte al fatto che i consulenti che confezionano i test sono sempre gli stessi da anni, inamovibili e dotati del potere di scegliere in modo arbitrario i docenti che, remando sottocoperta, preparano la platea di “pretest” da cui, in un grottesco percorso di ben due anni, vengono selezionati quelli da “somministrare”. Si gira la testa dall’altra parte di fronte al fatto che la selezione sui “pretest” non viene fatta in base alla loro qualità di contenuto, ma in base a una procedura demenziale, e cioè alla loro conformità ai criteri statistici derivanti dall’applicazione di un modello matematico, il modello di Rasch, ampiamente contestato nella letteratura, quantomeno opinabile e tutt’altro che garante della tanto ridicolmente sbandierata “oggettività”. Si gira la testa di fronte al fatto che gli stessi consulenti dichiarano che il modello di Raschormai il Moloch dell’Invalsinon ammette una verifica in termini di “fitting” empirico. Quando queste cose sono state contestate non vi è stata risposta, se non un ritirarsi iroso dalla discussione, nella rarissime occasioni in cui questa si è prodotta.

Forse queste cose Gianna Fregonara non le sa. Forse non ha idea di cosa sia il modello di Rasch o non ha idea delle procedure seguite dall’Invalsi. Allora dovrebbe prudentemente tacere, invece di presentare, con un sillogismo sgangherato, persone serie che vogliono discutere seriamente come parassiti che non vogliono farsi valutare. Altrimenti, non dà soltanto prova di meritare una bocciatura nelle “competenze” di ragionamento, ma di essere ispirata da una visione ostile alla discussione aperta e libera; senza la quale parlare di valutazione è una presa in giro, o uno stile da regime.

Posted in Lettere & Interventi, Tutti i post | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »