La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Aumento dei costi delle rette degli asili nido e del servizio mensa delle altre scuole: il Comitato scrive all’assessore Piron

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 Dicembre 2009

In data 12 dicembre 2009 abbiamo inviato la seguente lettera con una nostra prima controproposta

Noi genitori e insegnanti del Comitato per la scuola pubblica di Padova esprimiamo  la nostra preoccupazione in merito  alla modifica dei costi a carico dei cittadini per l’erogazione dei servizi a domanda individuale nel settore dei Servizi Scolastici che l’Amministrazione Comunale sta predisponendo in questi giorni e che saranno inseriti nel Bilancio 2010.
In questo senso proponiamo alla Commissione Servizi Scolastici, all’Assessore ai Servizi Scolastici e all’Amministrazione Comunale di Padova alcune riflessioni, sulla scia del percorso di confronto aperto in materia dall’Assessore ai Servizi Scolastici  con i Dirigenti Scolastici, le forze sindacali, i Consigli di Istituto, i genitori. Riteniamo, infatti, che le soluzioni e le scelte più eque non possano che scaturire da un percorso di partecipazione e condivisione con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.

Siamo consapevoli delle cause di fondo che stanno costringendo le amministrazioni comunali ad una generale revisione  dei costi  e della natura stessa dei servizi a domanda individuale: gli ingenti tagli ai trasferimenti ai Comuni da parte dello Stato e, segnatamente in Veneto, della Regione, riduce drasticamente le risorse disponibili per tali servizi. Riteniamo peraltro che questi tagli, costituiscano solo un aspetto, probabilmente il più subdolo, del profondo ed inaccettabile attacco  allo stato sociale, ai servizi e ai diritti nel loro complesso che l’attuale Governo sta conducendo. Nel caso specifico della scuola, la scure del governo si è già abbattuta l’anno scorso con centocinquantamila posti di lavoro tagliati e 8 miliardi di euro in meno: una riforma che ci ha regalato una scuola più povera, con meno insegnanti, meno attività formative, classi più affollate. A Padova (qui bisogna mettere i dati dei tagli…). Ora, con il nuovo taglio dei trasferimenti agli Enti locali si riducono ulteriormente le risorse destinate alla scuola.
Tutto ciò per dire che sappiamo distinguere le responsabilità e riteniamo inaccettabili i tagli prima diretti ed ora indiretti che il Governo scarica sul mondo della scuola.

Siamo dunque preoccupati per le ricadute concrete che i piani di revisione dei servizi scolastici, per quanto “imposti”, potranno avere sull’utenza in una fase di diffusa crisi economica e di grande difficoltà per migliaia di famiglie, anche nel nostro contesto territoriale.

E’ allora fondamentale, dal nostro punto di vista, che l’Amministrazione Comunale:
1) prosegua e rimarchi una linea di discontinuità e di differenziazione profonda rispetto alla linea del Governo nei confronti del mondo della scuola, già pesantemente attaccato dai tagli indiscriminati dei provvedimenti Gelmini/Tremonti.
2) si impegni nell’assegnazione, gestione e  distribuzione delle (sempre minori) risorse di bilancio  per preservare al massimo le prestazioni sino ad ora offerte dai servizi scolastici.
3) operi delle scelte improntate ad una distribuzione dei costi il più equa possibile, con un’attenzione particolare alle fasce di maggior sofferenza.

Nel merito:
1) Nidi.
La priorità rimane certamente quella di ampliare l’offerta pubblica a favore di  coloro che sono oggi forzatamente costretti a servirsi del servizio privato (notoriamente assai oneroso e spesso qualitativamente non eccelso). E’ ipotizzabile una modifica delle rette di frequenza, che tuttavia tenda a non gravare in maniera esclusiva sulle fasce più basse. L’intervento sulle fasce più basse riteniamo possa essere realizzato solo a patto che in parallelo vi sia uno strutturale intervento sui Servizi Sociali, per affrontare le situazioni di disagio reale: ad oggi i meccanismi che regolano gli Interventi Sociali sono sovente troppo lenti, farraginosi e spesso non in grado di offrire una risposta adeguata alle effettive esigenze di problemi economici temporanei collegati con il particolare periodo di crisi economica (che, sinceramente, non pensiamo possa avere una soluzione in tempi rapidi).

2) Scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.
a) Studenti che attualmente godono di esonero totale dal pagamento del buono pasto: l’eliminazione dell’esenzione dal pagamento per le famiglie dai redditi più bassi e l’introduzione per questa fascia di una “tariffa minima” (sia essa relativa al pagamento di una retta per le scuole dell’infanzia che al proseguimento del meccanismo del buono pasto per le scuole primarie e secondarie di primo grado) pensiamo sia realizzabile anche in questo caso solo se associata con la modifica dell’attuale modalità organizzativa degli Interventi Sociali a cui si è fatto riferimento.

b) Studenti che attualmente non godono di esonero totale dal pagamento del buono pasto: l’introduzione di una tariffa unica in sostituzione del buono pasto per le scuole dell’infanzia e di una maggiorazione del buono pasto per gli altri orini di scuola, produrrà inevitabilmente un aumento dei costi a carico delle famiglie a fronte -ovviamente- di un maggiore introito per le Casse Comunali.
Un aumento generalizzato e indiscriminato può causare notevoli difficoltà a quelle famiglie che, pur non godendo attualmente di esenzione-, già ora hanno difficoltà. Per questo riteniamo che sarebbe auspicabile inserire una terza fascia intermedia alla quale proporre il pagamento della tariffa di riferimento(poniamo sotto i 25.000 euro di reddito familiare e il corrispondente reddito Isee), eventualmente aumentando la richiesta di contribuzione per i redditi più alti.
Sappiamo che l’introduzione di meccanismi progressivi costituisce un’operazione gravosa dal punto di vista organizzativo e dei controlli, tuttavia in un sistema nel quale sarà prevista una fascia minima (quella che andrà a sostituire l’attuale fascia di esenzione) e una rimanente fascia per tutti gli altri, ci domandiamo se sia insostenibile l’introduzione di una terza fascia.
In un sistema  a tre fasce è ipotizzabile che l’inserimento in prima o seconda fascia sia effettuato solo a richiesta dell’utente: non verrebbe, cioè, richiesta la presentazione dei documenti Isee a tutti gli utenti. Tale operazione dovrebbe quindi avere un carico e un costo organizzativo decisamente minore; per la fascia intermedia, inoltre, trattandosi del pagamento della tariffa di riferimento, la verifica della corrispondenza fra dichiarazioni ed effettiva documentazione comprovante il reddito potrebbe essere introdotta non per tutti i richiedenti, ma solamente su di un predeterminato numero di soggetti a campione: questo ridurrebbe notevolmente l’incidenza dell’operazione.
In subordine o in alternativa si potrebbe intervenire sui bonus scolastici: attualmente per i redditi Isee fra i 7.749 e i 12.914 euro (quelli oltre la fascia di esenzione) è previsto un bonus di 150 euro. E’ ipotizzabile allargare questa fascia (per es. fino ai 15.000 Isee euro) e aumentare la borsa di studio (per esempio fino a 200 euro). In questo modo la fascia dei “non esenti” (ma comunque relativa a famiglie  “in difficoltà”) si ritroverebbe a pagare una retta reale di 80 euro e non di 100. Vi sarebbe in tal modo  una differenziazione -magari minima ma ugualmente significativa- fra i costi che deve sostenere chi guadagna di più e chi di meno.

Questa complessa riorganizzazione necessita comunque di una riflessione approfondita.
Riteniamo che in essa possano rientrare molti altri aspetti (alcuni di sostanza, altri di valenza più simbolica ma ugualmente significativi ai fini di operare una scelta condivisa e il più equa possibile) che i tempi stretti di approvazione del Bilancio non consentono. Per citarne solamente alcuni: la questione della razionalizzazione nell’organizzazione del servizio mensa e della lotta agli sprechi, la possibilità di inserire dei meccanismi progressivi anche nell’assegnazione dei bonus attualmente assegnati “a pioggia”.
Ci domandiamo allora se non vi siano gli spazi di manovra tecnici ed amministrativi per posporre tutta la questione all’inizio del prossimo anno scolastico, anche in considerazione del fatto che il grosso delle maggiori entrate legate a questo tipo di scelte avrà comunque luogo a partire da settembre 2010.

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Nota tecnica dell’ANCI sulla questione dei fondi per i libri di testo alle elementari

Pubblicato da comitatonogelmini su 18 Dicembre 2009

 
Quello che si deduce molto chiaramente dalla seguente nota dell’ANCI è che qualsiasi taglio di fondi venga attuato nei confronti dei trasferimenti di risorse ai Comuni rischia di interrompere la gratuità dei libri di testo o l’eventuale aumento delle aliquote IRPEF destinate agli Entri Locali. Per questo è indispensabile mobilitarsi sia per il ripristino degli stanziamenti tagliati sia per la attuazione integrale dell’art.34 della costituzione che prevede la gratuità per tutta la scuola dell’obbligo.
 

In relazione a notizie di stampa sulla questione dei fondi per la fornitura dei libri di testo per le scuole elementari si deve precisare che il taglio di 103 milioni di euro dal capitolo 7243 della finanziaria per gli anni 2010 e 2011, con previsione di rifinanziamento per l’anno 2012, non concerne il finanziamento dei libri di testo delle scuole elementari ora primarie. Il taglio si riferisce infatti al capitolo 7243 (Somma occorrente per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo nella scuola dell’obbligo e il comodato nella scuola superiore) appostato nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, nell’ambito della Missione “Relazioni finanziarie con le autonomie locali” e del programma Trasferimenti agli enti locali.
Si tratta dunque di fondi per gli alunni meno abbienti che frequentano le scuole dell’obbligo (elementare, medie e i primi due anni delle superiori), la somma stanziata (pari a circa 200 miliardi di lire) è rimasta invariata rispetto a quella prevista nell’ art. 27 della legge n.448 del 27 dicembre 1998. pur essendo ovviamente aumentato il costo dei libri negli ultimi 10 anni.
La Finanziaria per il 2010 ha previsto anche una riduzione del capitolo 3044 appostato nello stato di previsione del Ministero dell’Economia, (Somme da trasferire alle Regioni per borse di studio per la frequenza di scuole dell’obbligo). Si tratta di uno stanziamento istituito per l’attuazione del Diritto allo studio con D.P.C.M. 14 febbraio 2001 sotto forma di regolamento attuativo dell’articolo 1, comma 9, della legge 10 marzo 2000, n. 62, sulla parità, sotto la voce borse di studio.
La somma stanziata nel bilancio statale è risultata sempre inferiore alle necessità delle famiglie, tanto che molte regioni hanno ampliato il fondo e contribuito all’assegnazione ai comuni di somme integrative per venire incontro alle necessità degli studenti.
L’Anci ha già avanzato proposte emendative sia per il ripristino e l’adeguamento della somma riferita alla fornitura gratuita e semigratuita dei libri di testo (cap. 7243) che per l’adeguamento del fondo per le borse di studio (cap. 3044).
Altra cosa è la questione dei libri di testo delle scuole elementari che gravano già da tempo pressochè per intero sui bilanci comunali e per cui l’Anci ha da tempo richiesto un adeguamento.
L’attribuzione della competenza ai comuni è stata disposta con il DPR 616/77. I fondi inizialmente furono aggiunti ai trasferimenti statali nell’importo della spesa relativa all’anno 1978, incrementato del tasso d’inflazione programmato, con le leggi per la finanza locale dal ‘79 all’85.
Dal 1986 furono consolidati – secondo l’importo dell’anno 1985 – nel fondo unico allora istituito, negli anni successivi non venne fatti più alcun riferimento e l’importo base restò quello fotografato dall’86. Il fondo unico – nel quale è confluita anche la spesa relativa ai libri di testo – negli anni ha subito continue e sostanziali riduzioni, determinando che attualmente l’onere per i libri di testo delle scuole elementari sono sostenuti quasi interamente dai Comuni.

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Riforma superiori, si va verso il braccio di ferro

Pubblicato da comitatonogelmini su 17 Dicembre 2009

di Alessandro Giuliani
da La tecnica della Scuola
17 dicembre 2009

 

 

Ha tutta l’aria di trasformarsi in un estenuante braccio di ferro – con Miur e Governo da una parte e i sindacati, opposizione politica, precari e studenti dall’altra – la decisione di far partire la riforma della scuola secondaria superiore già dal prossimo anno scolastico. Quando tutto faceva indurre a pensare che i giochi fossero fatti, con l’amministrazione incurante dei pareri, comunque autorevoli, espressi di recente dal Cnpi, dalle organizzazioni sindacali e dalle parti sociali, a rimettere tutto in discussione è stato il Consiglio di Stato: un organo super partes che nel sospendere il giudizio ha fatto emergere a chiare lettere dei “nodi” irrisolti (eccesso di delega da parte del provvedimento, invasione dell’autonomia scolastica, passaggio poco graduale) e dato un improvvisa dose di vitalità al folto popolo dei contrari. Negli ultimi giorni alle critiche immediate di Flc-Cgil, Gilda e Cobas si è aggiunto l’invio di una lettera ai vertici del Miur sottoscritta dagli altri maggiori sindacati della scuola (la Cisl Scuola, la Uil Scuola e lo Snals-Confsal): con questa azione i tre leader – Francesco Scrima, Massimo Di Menna e Marco Paolo Nigi – hanno chiesto al ministro Gelmini, ma anche al capo di gabinetto, al capo dipartimento per l’Istruzione e al capo dipartimento per la programmazione economica del Miur, di sollecitare un incontro urgente al fine di verificare gli interventi che si intendono adottare per informare ed orientare le scuole in merito all’avvio del prossimo anno scolastico: ciò perché i sindacalisti “non rilevano alla data odierna certezza sui tempi e sulle modalità di riordino del secondo ciclo di istruzione”.

Oltre che agli appunti mossi dal consiglio di Stato (“che ha evidenziato l’esigenza di correttivi sull’impianto dei regolamenti”), i tre sindacati sinora apparsi più concertativi sembrano dare peso all’allungamento dei tempi delle risposte sulle bozze di riforma che sarebbero dovuti giungere tre settimane fa dalle Commissioni parlamentari. Cisl Scuola, la Uil Scuola e lo Snals-Confsal fanno inoltre rilevare al Ministero che “ricevono quotidianamente dalle scuole e dal personale non poche segnalazioni sulle difficoltà in merito alla definizione dei Piani dell’offerta formativa ed alle informazioni da fornire alle famiglie ed agli studenti coinvolti nella scelta degli indirizzi e dei settori in cui proseguire gli studi. Tale incertezza – concludono – rischia di ingenerare forte confusione”.

Chi invece sembrerebbe avere in tasca delle certezze, o quasi, sono i Cobas; che per lunedì pomeriggio, 21 dicembre, si sono dati appuntamento davanti al ministero dell’Istruzione per un brindare all’”assai concreta possibilità” di rinvio della riforma delle superiori e fare in modo che la  protesta e la lotta riescano a “rigettare in blocco – dice il portavoce Enrico Bernocchi – l’intero pacchetto di ‘Riforma’, ivi compresi i tagli previsti per tutti gli ordini e gradi di scuola”.

L’interpretazione dei Cobas, sull’ormai certo rinvio delle nuove superiori, ha trovato spazio anche in Parlamento: il 16 dicembre la capogruppo democratica nella commissione Cultura, Manuela Ghizzoni e il responsabile Scuola del partito, Giovanni Bachelet, hanno emesso un comunicato con cui hanno fatto sapere che “il Governo ha accolto un ordine del Giorno del Pd che raccomanda l’uso di una parte delle somme dello scudo fiscale per compensare i mancati risparmi dovuti al rinvio del riordino della scuola superiore: ormai anche il Governo – hanno detto i due onorevoli del Pd senza giri di parole – riconosce che risulta sempre più evidente l’impossibilità di far entrare in vigore dal prossimo anno il previsto riordinamento della scuola secondaria superiore”.

Il testo dei due parlamentari dell’opposizione è stato però subito smentito: attraverso una nota, divulgata pochi minuti dopo quella del Pd, il Miur ha precisato che “le affermazioni di Manuela Ghizzoni e di Giovanni Bachelet sul rinvio della riforma dell’istruzione superiore, che rimane confermata per l`anno scolastico 2010-2011, e sull`utilizzo delle risorse ricavate dallo scudo fiscale sono destituite di qualsiasi fondamento”. Intanto fonti interne al Ministero dicono che per il ministro Gelmini sarebbe pronto a far slittare di un altro mese, a fine marzo, la scadenza per le iscrizioni al primo anno superiore. Il braccio di ferro è solo all’inizio.

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Lezione elementare

Pubblicato da comitatonogelmini su 16 Dicembre 2009

di Enza Lasaracina
da retescuole.net
Vergato (BO)
16 dicembre 2009

 

Stamattina ho condotto, come di consueto, la mia lezione con bambini di sei anni.
Per scrivere: devi per prima cosa renderli “consapevoli” di ciò di cui dovranno scrivere; soltanto dopo affronti lo scritto: idea per idea, frase per frase; poi prendi la frase e la snoccioli parola per parola, quindi sillaba per sillaba… suono per suono… segno per segno.
E mentre sei lì –per esempio- a far notare che un solo suono “GN” ha bisogno di due lettere dell’alfabeto… c’è chi ti chiede di andare in bagno o chi ha perso la matita o chi sente l’irrefrenabile bisogno di rotolarsi giù dalla sedia o chi è già stanco dopo la “prima” parola o chi deve soffiarsi il naso e non ha il fazzoletto…
Il lavoro, però, tira e –nessuno escluso- si arriva in fondo al compito!

Suona la campanella e ci prepariamo per l’uscita: “Maestra, mi aiuti a chiudere la giacca?”
“Certo!” – e intanto gli dico: “Guarda: il bottone deve passare attraverso l’asola…”
Mentre sono lì che preparo l’uscita abbottonando la giacca di un alunno, un altro guarda il cartellone attaccato alla porta e comincia a leggere: “L’arbero dell’atunno!”.
Sono soddisfatta poiché cominciano ad individuare –autonomamente- il significato delle parole scritte… ma poi, appena abbottonata la giacca al primo, mi avvicino all’altro che leggeva il cartellone e gli dico: “Bravo, ma adesso leggiamo insieme il cartellone”.
Nel chiasso dell’uscita avrei potuto tralasciare quell’ultima “lezione elementare”, ma ho considerato l’entusiasmo dell’alunno per la lettura e non ho voluto trascurare “quel” momento carico di motivazione all’apprendere. E allora: “Dài, ripeti con me : L’ALBERO DELL’AUTUNNO. E pronuncia bene “L” di “ALBERO” e “AU” di “AUTUNNO”…
Poi, tutti in fila verso l’uscita.
Sudavo.

In auto, verso casa, il sudore si è trasformato in gelo, nonostante il riscaldamento… Pensavo: “Tra i quadri di Tanzi, l’evasione fiscale da una parte… e i disoccupati dall’altra, non posso lamentarmi… Ho un lavoro onesto e uno stipendio!”
Poi, però, mi si sono rizzati i capelli in testa nel ricordare, parola per parola, il “discorso” della Gelmini – ieri sera a “Ballarò” – a proposito dei problemi della scuola derivanti dai troppi stipendi degli insegnanti.
Vuoi vedere che, per risolvere i problemi della scuola, dobbiamo fare il nostro –faticosissimo- lavoro anche senza stipendio?

Torno a ripetere, così come si conviene a una maestra elementare: per scrivere, devi per prima cosa essere “consapevole” di ciò di cui dovrai scrivere; soltanto dopo affronti lo scritto: idea per idea, frase per frase…

Così è per il parlare: devi per prima cosa essere “consapevole” di ciò di cui dovrai parlare: idea per idea, frase per frase…

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Al capolinea la valanga d’illegalità che hanno caratterizzato la delegificazione gelminiana?

Pubblicato da comitatonogelmini su 14 Dicembre 2009

Scarica la sentenza del Consiglio di Stato!!!
di Osvaldo Roman
da scuolaoggi

 

Dopo lo stop del Consiglio di Stato sui Regolamenti del secondo ciclo si attendono le decisioni del TAR Lazio su i ricorsi contro i Regolamenti Gelmini riguardanti il primo ciclo e la razionalizzazione della rete scolastica. Anche il Decreto interministeriale sugli organici sarà oggetto di una decisione rinviata al prossimo mese di gennaio.
Il Consiglio di Stato in data 9 dicembre ha pubblicato i pareri sui singoli schemi di regolamento chiedendo al il Ministero dell’istruzione fornisca una serie di chiarimenti. La Sezione si é riservata la facoltà di disporre l’audizione del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero, nonché del dirigente generale competente all’istruttoria del regolamento.
In attesa del parere definitivo del Consiglio di Stato sono fermi anche i pareri che avrebbero dovuto essere formulati dalle Commissioni parlamentari.
I punti sui quali il Ministero deve fornire chiarimenti non sono di carattere secondario in quanto riguardano  importanti  modalità di attuazione dei Regolamenti quali:
- le indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento, l’articolazione delle cattedre o la definizione degli indicatori per la valutazione nel testo in esame sono demandati alla decretazione ministeriale e Il CdS fa rilevare che un provvedimento del genere dovrebbe essere un atto avente forza di legge;
- la questione relativa alla quota del curricolo da  lasciare alla decisione delle singole scuole in modo da consentire una maggiore corrispondenza alle esigenze culturali e produttive del territorio;
- le disposizioni contenute nei regolamenti dovrebbero essere raccordate con le norme contenute nel Regolamento sull’autonomia;
- i regolamenti prevedono che le istituzioni scolastiche costituiscano dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, per il sostegno alla didattica e alla progettazione formativa, nonché un comitato scientifico formato da docenti e da esperti esterni  secondo il CdS la creazione di tali organi dovrebbe essere lasciata alla libera determinazione delle autonomie scolastiche;
- le modalità di passaggio al nuovo ordinamento, soprattutto per quanto concerne i licei e gli istituti tecnici.

Al TAR del Lazio, dopo l’udienza del tre dicembre 2009, si sta scrivendo la sentenza sui ricorsi promossi dal CIDI, CGD e  dal 126° C.D di Roma, che per la prima volta entravano nel merito della legittimità del Piano programmatico e dei Regolamenti già emanati dal governo. I motivi dei ricorsi sono molteplici e riguardano le modalità con cui si è data attuazione alla delega di cui all’art.64 della legge 133/08 sia in termini di costituzionalità che di legittimità.
Del Decreto interministeriale sugli organici dell’anno scolastico 2009-10, mai apparso sulla Gazzetta Ufficiale, se ne occuperà il TAR del Lazio nel prossimo mese di gennaio.

Una valanga di illegalità sembrano così destinate ad arrivare al capolinea!

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Che succede al sindacato?

Pubblicato da comitatonogelmini su 14 Dicembre 2009

Riportiamo un interessante intervento tratto dalla mailing list dei “Comitati Buona Scuola del Veneto”.
Ci sembra particolarmente significativo soprattutto per le/gli insegnanti e per tutti coloro che nel mondo della scuola lavorano.

Per iscriversi alla mailing list mandate una mail a:

comitati-buona-scuola-del-veneto@googlegroups.com

Mi sembra, ascoltando quello che dicono nel mio ambiente i colleghi meno attenti, ma anche, purtroppo, quello che dice chi avrebbe tutti gli
strumenti per un’analisi meno superficiale, che molte persone tendano a
fare d’ogni erba un fascio: i sindacati (tutti?) non fanno nulla; i sindacati (ma per colpa di chi?) sono divisi.
Altri, pur riconoscendo alla cgil un ruolo di maggior opposizione e resistenza, credono che ci voglia ben altro per fare scudo alle legnate che grandinano.
Altri ancora rimproverano la cgil di non accordarsi con il sindacalismo di base per organizzare uno sciopero unitario (“unitario” in due?).

Ma ci accorgiamo bene del pericolo che sta correndo la rappresentanza sindacale come noi la conosciamo?
Possiamo criticare il sindacato finchè vogliamo, ma tenendo ben presente che proprio il sindacato ha contribuito a costruire e difendere, insieme al sistema delle tutele e dei diritti, anche la democrazia di questo nostro povero Paese.

Ed è il ruolo stesso del sindacato, inteso come organizzazione di rappresentanza e tutela dei lavoratori, ad essere oggi messo in discussione.
Attraverso operazioni di attacco a mezzo stampa (vedi Brunetta), delegittimazione mirata (si invitano al tavolo delle trattative solo i sindacati “accomodanti”) e depotenziamento per via legislativa (legge Brunetta – DDL Aprea).

Con la legge Brunetta è cominciata l’opera di smantellamento delle prerogative del sindacato attraverso le pesanti limitazioni imposte alla contrattazione e la costruzione di un sistema valutativo e sanzionatorio gerarchico.
D’ora in avanti il sindacato, al momento di sedersi al tavolo delle trattative con il governo per decidere i contenuti del nostro contratto di lavoro, non avrà più voce in capitolo sulle progressioni economiche e di carriera, sull’attribuzione di incentivi, sull’organizzazione del lavoro, sull’entità delle risorse da destinare alla contrattazione decentrata.
Di conseguenza, non sarà più materia di contrattazione integrativa di Istituto per le rsu l’organizzazione interna del lavoro, la mobilità del personale, il completo utilizzo delle risorse del Fondo d’Istituto (la maggior parte di esse sarà vincolata alla graduatoria delle performance individuali del personale: conoscete i tre livelli?).
Il tutto in un sistema verticistico e centralizzato di controlli, premi e punizioni che renderà soli e deboli i lavoratori, mettendo gli uni contro gli altri per pochi spiccioli.

Con il ddl Aprea, per ora fermo in commissione istruzione, un’altra regressione si compirà con l’eliminazione delle rsu di istituto, all’interno di una radicale trasformazione dell’idea di scuola che diventa “azienda” ad ogni effetto, con un consiglio di amministrazione che detta le linee guida del pof.

Nel frattempo in questo attacco mirato all’istituto stesso del sindacalismo c’è chi non ci sta e tenta di resistere: la cgil e il sindacalismo di base.
C’è chi, invece, tiene aperto il sacco mentre vengono scippati un poco alla volta i diritti individuali e collettivi dei lavoratori: cisl, uil, snals, gilda hanno firmato, in questi mesi, qualunque cosa il governo abbia messo loro sotto al naso.
La cosa peggiore è che a parole protestano e rilasciano ai giornali interviste critiche, ma intanto firmano e concludono accordi alle spalle dei lavoratori…
Per dirne solo una: la sospensione per un anno delle elezioni delle rsu, voluta da Brunetta, è avvenuta con il loro consenso.

Perché lo fanno?
Sarebbe interessante avere una risposta che non sia “non si può dire solo no” oppure “in tempi di crisi bisogna saper fare dei sacrifici…”.
Una risposta vera…

Intanto gli iscritti di quei sindacati dovrebbero tempestarli di lettere e proteste e chiedere un cambio di rotta. Altro che restituire la tessera della cgil !
In questo momento noi dovremmo sostenere, e incitare, il sindacato che cerca di fare bene il suo mestiere.

Nell’attesa vorrei dire un’ultima cosa.
Qual è allora il problema alla base della mancanza di una mobilitazione massiccia di una categoria vasta come la nostra?
I sindacati non sono uniti?
Ci vorrebbero più scioperi?
La cgil non ha abbastanza coraggio?
Può essere.

Ma secondo me , la risposta è molto più semplice e disarmante: la nostra categoria è nel migliore dei casi apatica e rassegnata, altrimenti indifferente e individualista.

Indire altri scioperi?
E perché se la gran parte dei lavoratori, precari compresi, non ha partecipato neppure a quelli fatti finora (con l’eccezione unica ed irripetibile del 30 ottobre ’09)?
La gente si trincera dietro mille scuse: “lo sciopero non serve a niente, non frega a nessuno” (e non ti accorgi dell’importanza, o meglio, della responsabilità di rendere visibile il dissenso?)….”lo sciopero è vecchio..io parteciperei ad altre forme di protesta” (ma come, se quando le ho proposte e organizzate, non c’eri mai?)……”costa troppo una giornata in meno in busta paga e faccio solo un piacere al governo” (ma non credi che sia un piccolo prezzo che paghi per rivendicare almeno per te stesso la tua dignità professionale?).
E io, tra quelle parentesi, parlo, cerco di convincere, mi affanno…

Hai ragione Susanna. Le analisi come la mia forse possono deprimere, ma non possiamo prescindere dalla realtà dei fatti..
Ciò non toglie che io e molti altri come me continueremo a darci da fare, non ci arrenderemo nonostante le delusioni e la stanchezza.

Ma l’impegno purtroppo non mi farà dimenticare la verità vera: la nostra categoria, esclusa una percentuale di gente che si fa il mazzo anche per gli altri, non è disposta a fare nulla per cambiare.

Siamo lo specchio perfetto della gente del nostro bellissimo Paese.

Paola Pozza – maestra di scuola primaria a Valdagno (VI)

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Non sa neppure quello che dice!

Pubblicato da comitatonogelmini su 13 Dicembre 2009

di Mario Piemontese
Milano 13 dicembre 2009
da Forumscuole

Il Ministro Gelmini ci racconta che la Legge Finanziaria contiene “una serie di importanti interventi finanziari a favore della scuola, dell’università e della ricerca per l’anno 2010″.

 

Il Ministro Gelmini il 10 dicembre 2009 ha dichiarato che:

“La Legge Finanziaria che oggi è in discussione alla Camera dei Deputati contiene una serie di importanti interventi finanziari a favore della scuola, dell’università e della ricerca per l’anno 2010″.

Nella sua dichiarazione fa riferimento a quanto destinato all’istruzione dallo scudo fiscale.

I 400 milioni per il fondo di finanziamento ordinario per le università e i 103 milioni per la gratuità dei libri di testo sono soldi che la finanziaria 2009 aveva stanziato e che invece inizialmente quella 2010  no. Il tutto è potuto accadere solo grazie allo scudo fiscale che quest’anno forse ci sarà, ma il prossimo di sicuro no. In ogni caso i 400 milioni per l’università non sono sufficienti visto che in fase di assestamento di bilancio 2009 ne sono stati stanziati 280 in più.

Quello che invece non era previsto dalla finanziaria 2009 sono i 130 milioni per le scuole non statali, infatti lo scorso anno sono stati destinati per la medesima finalità 400 milioni circa che invece adesso sono diventati 540.

Non sa neppure quello che dice!  

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Una deriva che uccide la scuola

Pubblicato da comitatonogelmini su 13 Dicembre 2009

di Maurizio Tiriticco

 

da scuolaoggi
 
del 12 dicembre 2009

 

 

 

Molti anni fa, secondo una lettura marxiana sì, ma forse un po’ semplicistica, si considerava che tutto ciò che attiene alla cultura, dall’arte alla religione alla filosofia, e così via fino alla educazione e alla scuola, non costituisse altro che una sovrastruttura direttamente dipendente dalla struttura dei concreti rapporti del mondo della produzione e del lavoro.

Sappiamo che non è così e che i rapporti tra i due mondi, se si vuole, quello del pensare e quello del fare, sono molto più interrelati di quanto non sembri e che gli stessi intrecci dialettici non sono sempre facili da esplorare ed individuare con estrema correttezza. Ed inoltre va anche considerato questo fenomeno, tutto tipico dei nostri tempi, che vede l’educazione in senso lato, dalla scuola alla ricerca e alle alte specializzazioni, addirittura come un fattore trainante della stessa economia. Ed è dimostrato che lo stesso Pil nazionale aumenta nella misura in cui il fattore educazione è alto e produttivo.

Il fatto è che oggi la scuola di un tempo, come semplice fattore di alfabetizzazione alla lingua ed alla cultura dominante, non esiste più. La cosiddetta “scuola di massa” – l’espressione non esaurisce la complessità del fenomeno – che in tutti i Paesi ad alto sviluppo fa sì che tutte le leve giovanili fino all’età adulta siano impegnate in processi di istruzione, formazione, educazione, sempre ricorrenti e perfino per tutta la vita, ha profondamente cambiato il rapporto scuola-società di un tempo. Ad esempio, il fatto che la nostra industria chieda alla scuola, o meglio al Sistema di istruzione, più tecnici e più laureati, dimostra che la scuola in senso stretto non è più solo una fonte di risulta a cui attingere quando e come si ritenga opportuno, ma una risorsa primaria per lo sviluppo, quel fattore che oggi tutti chiamiamo Conoscenza, ben più rara a reperirsi sul mercato di quanto non fossero una volta i fattori carbone e acciaio! L’Educazione, quindi, ha acquistato oggi – insisto, nei Paesi ad alto sviluppo – un ruolo trainante e promozionale, che gli viene riconosciuto dalle stesse autorità internazionali.

Se questo è il quadro in cui si colloca oggi il rapporto tra scuola e società o meglio tra fattore Educazione e fattore Sviluppo, quale giudizio possiamo dare circa la vicenda del nostro “Sistema educativo nazionale di istruzione e formazione” e dei suoi rapporti non solo con il decisore politico, ma con lo stesso establishment del nostro Paese Italia? Per quanto riguarda il decisore politico, non c’è osservatore attento che non esprima severe critiche sugli impasticciati riordini che da qualche anno sono imposti al nostro sistema scolastico. Mi limito a qualche dato. In primo luogo, un obbligo decennale che non decolla; di fatto una assoluta incapacità – o nolontà? – di dar vita ad un percorso obbligatorio che sia coerente, progressivo, articolato quanto si voglia, ma finalizzato a quelle competenze culturali e di cittadinanza che la stessa Unione europea ci chiede insistentemente; in secondo luogo, assistiamo ad un cosiddetto riordino del sistema secondario che non solo replica le tre canne d’organo di sempre, da quella per gli “eletti” a quella per gli “sfigati”, ma che non riesce ad individuare competenze terminali credibili e certificabili, le uniche che oggi costituiscano un serio passaporto sia per gli studi ulteriori che per il mondo del lavoro; si replicheranno così all’infinito percorsi distinti per cattedre, materie, suoni di campanella, finalizzati all’acquisizione di quelle conoscenze disciplinari che, a fronte di ciò che oggi è richiesto nel mondo dei saperi e… delle competenze – parola ancora misteriosa per i nostri decisori – sa solo dei vecchi canoni ottocenteschi. Come costringeremo nel chiuso delle aule giovani abituati a navigare su internet? Quali concrete attività laboratoriali di ricerca e di produzione offriremo loro se insegnanti ed alunni saranno costretti ad orari ripetitivi e ai rituali di sempre dello spiegare e dell’interrogare? Una noia mortale affliggerà la nostra scuola riordinata… a meno che… l’inventiva e l’iniziativa dei più coraggiosi non sia capace di mettere in scacco le direttive del Miur, ma sempre con il rischio di… derogare dalla norma… quale infelice espressione!

Diciamolo chiaramente: abbiamo un gruppo dirigente totalmente chiuso nella logica della conservazione del potere ed ignorante, incapace di esprimere almeno un Gentile del Pdl – avremmo qualcuno con cui competere ad armi pari – e dobbiamo misurarci con una amministrazione ministeriale in parte succube di scelte non condivise, in parte incapace di trovare soluzioni accettabili. [...] Leggi il seguito di questo post »

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La Regione Veneto non finanzia le sezioni primavera

Pubblicato da comitatonogelmini su 13 Dicembre 2009

da Tuttoscuola

 

Una piccola notizia, che però la dice lunga su quale sia l’importanza che la nostra regione assegna all’istruzione…

 
 

L’Accordo definito il 29 ottobre scorso dalla Conferenza Unificata sulle sezioni primavera prevede che in ogni territorio regionale sia definita una apposita intesa tra Regione e Ufficio scolastico regionale per attivare il servizio per l’anno scolastico 2009-10.

L’Accordo prevede che il contributo finanziario della Regione sia condizione per la sottoscrizione dell’intesa. La clausola ha costretto alcune regioni, che in passato non avevano erogato fondi per le sezioni primavera, ad assicurare, comunque, una propria quota di contributo da aggiungere a quella assicurata dallo Stato.

La Regione Veneto, però, non è stata in grado di assicurare nemmeno un euro di finanziamento e, quindi, non ha potuto stipulare l’intesa.

L’Ufficio scolastico regionale del Veneto si avvarrià quindi, soltanto dei fondi statali e provvederà in proprio a definire criteri e modalità di intervento per la prosecuzione del servizio.

In questo modo la Regione Veneto non potrà nemmeno concorrere alla programmazione delle sezioni primavera sul territorio, anche se il competente assessore ha dichiarato piena disponibilità a collaborare per la riuscita del servizio.   

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Prove tecniche di strategia della tensione?

Pubblicato da comitatonogelmini su 13 Dicembre 2009

di Pino Patrocini
da retescuole.net - 12 dicembre 2009

C’è del metodo in quello che è successo venerdì 11  a Roma: la repressione preannunciata, la violenza dell’aggressione al corteo studentesco, la vicinanza col corteo sindacale, ci riportano alla memoria fatti ben noti a chi è più vecchio

Proprio oggi si celebra il quarantennale della strage di piazza Fontana, “oscuro” attentato in cui persero la vita 17 persone, con cui il Potere, quello di sempre, quello con la P maiuscola, volle porre termine all’Autunno Caldo, operaio e sindacale, imprimendo una svolta violenta e cruenta allo scontro sociale e politico allora in atto e dando avvio alla cosiddetta Strategia della Tensione. Da lì, per inciso, nasce la scia di sangue che troppo sbrigativamente oggi TV e giornali fanno coincidere con la nascita delle BR, le cui prime azioni cruente per la verità datano a ben 5 anni dopo.
In ogni caso a chi, come me, va ormai per i sessanta e ha vissuto quaranta anni fa quei giorni e quei fatti non può sfuggire l’analogia dei fatti successi ieri a Roma con alcuni eventi che prepararono la Strategia della Tensione.
Ieri a Roma mentre era in corso la grande manifestazione sindacale di insegnanti e lavoratori pubblici indetta dalla CGIL, con il pretesto di un divieto prenatalizio a manifestare ( per la Destra tutte le occasioni sono buone per imporre divieti!), ha avuto luogo una aggressione poliziesca preordinata (si potrebbe dire persino preannunciata: basta leggere i giornali del mattino) contro un corteo di studenti, a cui era stato negato il percorso, praticamente alle spalle della manifestazione sindacale stessa. Probabilmente è stata la più violenta delle aggressioni contro il movimento studentesco dell’Onda, da che questo è nato.
Allo stesso modo a Milano quaranta anni fa l’aggressione contro un piccolo corteo di un movimento extra-parlamentare in coincidenza con la conclusione di un comizio sindacale organizzato da CGIL-CISL-UIL in un teatro di via Larga portò a caroselli di “gipponi” (nello scontro tra due di questi perse la vita l’agente di PS Annarumma, fatto che fece alzare di molto la tensione in città) e a scontri durati alcune ore che coinvolsero gli operai presenti al comizio sindacale, nonché gli studenti della vicina Università Statale.
Il fatto di via Larga non fu in quegli anni un fatto isolato. Tentativi di questo genere furono fatti prima ed anche dopo. Con fatti di quel tipo, oltre a terrorizzare i partecipanti ( per la verità ben poco, visto che le dimostrazioni si ingrossavano anziché diminuire), il Potere, che si preparava a mettere le bombe alla Banca dell’Agricoltura, prendeva due piccioni con una fava: screditava il movimento operaio e studentesco additandolo agli occhi dell’opinione pubblica come movimento violento e faceva sì che giornali e TV parlassero degli scontri e non delle ragioni e della riuscita della protesta operaia e studentesca. In alcuni casi la provocazione fu circoscritta e isolata, in altri no. Giusto un anno dopo, il 12 dicembre 1970, un corteo di anarchici nel centro di Milano, anche qui con la scusa di una mancata autorizzazione al percorso, fu volutamente attaccato e sospinto verso un più consistente concentramento di studenti in corso alla Università Statale, dando luogo a una serata di scontri in cui perse la vita uno studente, Saverio Saltarelli, colpito da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza di uomo.
E non è neppure un caso che proprio a proposito dei supposti ispiratori delle manifestazioni studentesche di ieri a Roma il Ministro Gelmini abbia tirato in ballo, accanto ai “consueti” centri sociali, non meglio definiti anarchici, termine che per definizione può riportare a mille o a nessuna organizzazione e che, quando è usato con dovizia e insistenza da chi ha il potere, va visto con un certo sospetto, anche da chi si definisce tale.
Ieri l’aggressione non ha avuto effetti sul corteo sindacale, li ha avuti invece, e anche abbastanza pesanti, per gli studenti: alcuni sono rimasti feriti e non leggermente. Ma il contesto in cui è avvenuta e i riferimenti politici che si sono usati non lasciano dubbi: c’è del metodo!

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