La scuola è nostra! Miglioriamola insieme

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 gennaio 2012

 
di Cesp Padova
22 gennaio 2012
REFERENDUM: la campagna di “obbedienza civile” in difesa della democrazia
Applicare il referendum!
 

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente dellaremunerazione del capitale investito”.

Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.

Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%.

Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.

Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.

Questo non può essere accettato!

Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”.

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.

E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.

Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio: ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.

Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.

Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i referendum abrogativi.

Dal 1 Gennaio 2012 è partita in tutta Italia la campagna di “obbedienza civile”.

Unisciti anche tu!

Sostieni l’iniziativa con una firma

Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua!

Materiali scaricabili
vademecum dell’iniziativa valido per tutta l’Italia
vademecum per chi abita in provincia di Padova (gestore Acegas-Aps)
locandina Obbedienza civile Padova
volantino Padova obbedienza civile
Lettera reclamo Acegas -APS

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Non esistono discriminazioni ragionevoli

Pubblicato da comitatonogelmini su 27 gennaio 2012

da ReteScuole
17 gennaio 2012
Invitiamo tutti i Consigli di Circolo/Istituto a non definire nessun criterio di precedenza e a chiedere l’autorizzazione di tutte le classi a tempo pieno necessarie.

Nella Circolare Ministeriale n. 110 del 29 dicembre 2011 si legge:

Nella previsione di richieste di iscrizione in eccedenza, le scuole procedono alla definizione dei criteri di precedenza nella ammissione, mediante apposita delibera del consiglio di circolo/istituto, da rendere pubblica prima dell’acquisizione delle iscrizioni, con affissione all’albo e, ove possibile, con la pubblicazione sul sito web dell’istituzione scolastica.

Si rammenta, in proposito, che, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati in ottemperanza delle norme vigenti, non sono soggetti ad autorizzazioni preventive. In ogni caso tali criteri debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali ad esempio quello della viciniorietà della residenza dell’alunno alla scuola.

Le scuole hanno l’obbligo di acquisire al protocollo le domande presentate e di comunicare, per iscritto, agli interessati il mancato accoglimento delle stesse. La comunicazione di non accoglimento, debitamente motivata in relazione ai criteri di cui sopra, deve essere effettuata con ogni possibile urgenza per consentire l’opzione verso altra scuola..”

Se non si fissa il limite che determina l’eccedenza, non si può dire quando si eccede oppure no.

Vediamo cosa prevede il DPR n. 81/09 a proposito di iscrizioni al tempo pieno:

Nelle scuole nelle quali si svolgono anche attività di tempo pieno, il numero complessivo delle classi è determinato sulla base del totale degli alunni iscritti. Successivamente si procede alla definizione del numero delle classi a tempo pieno sulla base delle richieste delle famiglie. Qualora il numero delle domande di tempo pieno ecceda la ricettività di posti/alunno delle classi da formare, spetta ai consigli di istituto l’indicazione dei criteri di ammissione.”

La legge prevede che i criteri debbano essere stabiliti dai Consigli di Circolo/Istituto dopo le iscrizioni, e non prima come si legge nella circolare, e solo nel caso in cui il numero di classi a tempo pieno richieste sia superiore a quello delle classi autorizzate.

Il MIUR non intende autorizzare tutte le classi a tempo pieno richieste, vuole evitare contestazioni e scaricare prima possibile sui Consigli di Circolo/Istituto la responsabilità di rifiutare le richieste eccedenti.

La circolare cerca di imporre quel che la legge non impone.

A noi non piace la circolare, ma non piace neppure la legge.

Qualsiasi criterio adottato per gestire gli “esuberi” non può che essere discriminatorio e privo di “ragionevolezza”.

Per questo invitiamo tutti i Consigli di Circolo/Istituto a non definire nessun criterio di precedenza e a chiedere l’autorizzazione di tutte le classi a tempo pieno necessarie.

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Occupazioni studentesche: al Venturi di Modena gli educatori scelgono la linea dura e lo fanno al di fuori delle più basilari regole del diritto e della normativa scolastica

Pubblicato da comitatonogelmini su 22 gennaio 2012

di Francesco Mele
Coordinamento Buona Scuola  Carpi
22 gennaio 2012

All’Istituto d’arte Venturi di Modena 15 studenti sono accusati di nefandezze quali essere stati i promotori, gli organizzatori o semplicemente molto attivi durante l’occupazione del dicembre scorso, e sono stati sanzionati in modo duro e senza precedenti, almeno per la nostra città. Solo alcuni di essi hanno impugnato le sanzioni denunciando una lunga serie di illegittimità commesse nella decisione delle stesse. Lo hanno fatto in pochi a causa del clima di forte tensione che investe la scuola. Molti di loro hanno deciso, comprensibilmente, di desistere per evitare guai peggiori.
Nei prossimi giorni si riunirà la Commissione disciplinare di garanzia dell’Istituto per decidere sui ricorsi, e tutti speriamo che le istanze vengano accolte e tutte le sanzioni ritirate, in modo che si possa riaprire il dialogo tra educatori e giovani in crescita. Ma qualunque sia l’esito, per il clima che si è instaurato, esistono forti preoccupazioni di un possibile inasprimento degli esiti successivi.
Se scrivo questa lunga memoria è per far sì che un grande faro illumini da qui alla fine dell’anno quanto succederà all’Istituto d’arte Venturi di Modena per rendere trasparente il percorso di questi giovani cittadini che, pur assumendosi le proprie responsabilità, hanno deciso di non recedere di fronte alla possibilità, ventilata in modi più o meno velati, di peggiori conseguenze.

Fine Novembre 2011 – Istituto d’Arte Venturi – Modena
Un gruppo di studenti occupa la sede centrale (le altre due sedi faranno lezione normalmente per tutta la durata dell’occupazione), come del resto succede in altre scuole anche nel resto d’Italia e nella stessa provincia di Modena. Il governo Monti è appena nato e nessuno sa ancora cosa stia per partorire. Gli studenti medi però, sull’onda della protesta degli indignati, dilagante in tutto il mondo, decidono di prendere posizione su temi che non sono più solo strettamente legati alla scuola ma abbracciano e fanno proprie le emergenze dei cittadini che subiscono i morsi della crisi economica/finanziaria. “Noi la crisi non la paghiamo” urlano dai loro striscioni e nei cortei, e lanciano uova contro le banche che ritengono responsabili della crisi.
Gli studenti del Venturi che occupano lo fanno con queste parole d’ordine nella testa e, come dicono in un loro comunicato, “sotto uno stesso tetto, hanno posto i problemi scolastici e i problemi sociali che questo paese e più in generale questo pianeta sta vivendo, rifiutando la canonica immagine dello studente che pensa solo al presente (la scuola) e non al futuro (il lavoro).”
L’occupazione dura da martedì 29 Novembre a domenica 4 dicembre e durante queste giornate si susseguono assemblee, discussioni, laboratori creativi …[...] Leggi il seguito di questo post »

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La scuola e i fichi secchi

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 gennaio 2012

di Elena Ceccarelli e Giovanni Cocchi
19 gennaio 2012
Un genitore ed un insegnante dei comitati bolognesi rispodono agli interventi di Mario Pirani e Giorgio Vittadini pubblicati negli ultimi giorni dal quotidiano La Repubblica

 

Cari lettori di Repubblica.
Cari attenti lettori della scuola.
Lunedì abbiamo avuto ben due testimonianze illustri, Mario Pirani e Giorgio Vittadini, “Scuola, i tecnici sanno fare le nozze con i fichi secchi” e “L’istruzione non è spesa sociale è un investimento”.

A tal proposito, vorremmo anche noi genitori e insegnanti della scuola pubblica informarvi dei nostri pensieri perché abbiamo tanto da dire, noi siamo sul campo, con i nostri figli, con le nostre parole.
Noi siamo in ascolto e dai giornali ci informate che i tagli sono stati fermati da questo governo, che si muoveranno importati finanziamenti per l’edilizia scolastica e l’alfabetizzazione informatica, che da qui si parte con competenza ad ottimizzare le risorse e gli investimenti.

Tuttavia, come possiamo essere già sereni da tali annunci se vediamo cremisi il campo dove prima fioriva la scuola primaria? Una battaglia piena di sconfitte.
E’ caduto il tempo pieno che muore dissanguato dalla riduzione dell’organico, le compresenze per il recupero e l’alfabetizzazione sono state sterminate a violenti colpi di baionetta.
Morti, giovani, sono gli insegnanti specialisti di inglese. Il sostegno orribilmente mutilato.
E neanche la strenua resistenza dei coraggiosi ha potuto evitare questa Verdun.

Vi vogliamo ricordare che il TAR del Lazio e del Molise hanno dato ragione e sentenziato a favore dei genitori che si sono trovati senza insegnanti e senza il sostegno per i loro figli disabili. Hanno lottato.
Sarà applicato l’ordine perentorio della giustizia?

Vi vogliamo ricordare che in quanto a “spese” per la scuola siamo sopra la media OCSE alle elementari e alle medie perché gli insegnanti di sostegno sono pagati dal Ministero dell’Istruzione, mentre negli altri Paesi da quello della Sanità’, così come solo in Italia abbiamo la “particolarità” degli insegnanti di religione retribuiti dallo Stato! Non si possono sommare le mele con le pere, dottor Vittadini.
E lei lo sa!

Vi vogliamo ricordare che le citate lodevoli intenzioni del ministro Profumo, al momento solo quelle sull’edilizia al sud, si faranno con i finanziamenti Europei, per tutto il resto non si parla di ottimizzare neanche con un euro in più le risorse per scuola, dottor Pirani.
E lei lo sa!

Aiutateci.

Dai genitori e insegnanti della scuola pubblica di Bologna.
Elena Ceccarelli, un genitore
Giovanni Cocchi, un insegnante

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Perché la scuola pubblica è pagata dalle famiglie?

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 gennaio 2012

di Mariapia Veladiano
da La Repubblica
19 gennaio 2012
Il contributo che arriva dai genitori vale la metà delle entrate e molti istituti senza questo supporto non potrebbero fare nulla, ma si moltiplicano le iniquità.

Gentile ministro Francesco Profumo, si può far finta di niente. E lo stiamo facendo. C´è talmente tanto a cui pensare. Le parole di una crisi tremenda come questa si affollano in una gara cupa di drammaticità: disoccupazione, fallimento, crollo della Borsa, della capacità di lottare, della fiducia. Fine. La scuola qui non c´è. Orizzonte lontano dalla politica. Numeri di bilancio da tagliare.
E infatti la scuola pubblica la pagano ormai in grandissima parte le famiglie. Soprattutto, ma non solo, quella dell´istruzione obbligatoria, elementari e medie, le cui risorse sono state strangolate senza pudore a partire dalla legge 133 del 2008, Legge Brunetta, che, inconsapevole capolavoro di burocratese borbonico e antifrastico, suonava così: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica, la perequazione tributaria”. L´articolo 64 dettava le cifre dei tagli, in tre anni. Il ministro Gelmini li ha chiamati “riforma” e le famiglie hanno pagato. Stanno pagando.

Il “contributo delle famiglie” è una voce di bilancio senza la quale non si farebbe quasi nulla a scuola: vale almeno la metà delle entrate, spesso di più. Permette il funzionamento puro e obbligatorio. Ma non può continuare così, perché la crisi c´è anche per le famiglie. Il governo deve sapere che la scuola esiste. È un mondo: quasi nove milioni di ragazzi che nello studio cercano di sciogliere quel groviglio di desideri e paure che segnano la loro vita in costruzione e che provano a diventare quel che desiderano. È un mondo che ha ancora, lo dice l´ultimo rapporto Istat, miracolosamente, la fiducia delle persone. E questo vuol dire che le famiglie sono più sagge dei governi. Sanno che in tempo di crisi i soldi meglio spesi sono quelli per l´istruzione. Vuol dire che le famiglie credono nel futuro ancora. E che hanno visto e fatta propria la civilissima resistenza vissuta dalla scuola in questi anni di assalti. Fino ad oggi i governi hanno dissipato in modo irresponsabile questo patrimonio di fiducia. Ma c´è un´attesa, una bella attesa sulla scuola.
E ci vuole un atto di coraggio. Qualcosa, a livello statale, che somigli a quello che in Trentino si chiama Fondo qualità e che nemmeno la crisi economica ha messo in discussione. È un investimento che va all´incremento dello studio delle lingua, all´integrazione degli stranieri, ai ragazzi con bisogni educativi speciali, agli interventi che migliorano la qualità, appunto. Proprio ora si investe sull´equità e sulla cultura. E in Trentino i libri sono del tutto gratuiti fino alle medie, e alle superiori possono essere dati in comodato d´uso.
La crisi la si deve intaccare da molti lati. Quello della scuola non può essere lasciato alle famiglie. Una scuola che moltiplica l´iniquità non è solo indegna, è anche pericolosa, perché prepara l´esplosione della società. Coltivare la scuola vuol dire coltivare qualcosa che ci serve ora e sempre: la speranza che la via d´uscita dal presente buio sia ancora nelle nostre mani. Che il futuro ci appartenga ancora.

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Gli adulti si impadronano della nostra vita

Pubblicato da comitatonogelmini su 19 gennaio 2012

di Carla Melazzini
da La Poesia e Lo Spirito
19 gennaio 2012
Apatia, disinteresse per l’ambiente e per i coetanei, isolamento e chiusura rispetto a familiari e amici, frequenti mal di testa e, per i maschi, aggressività improvvisa, mentre le femmine spesso si sfiancano con maratone sui libri. “Sono i sintomi della ‘sindrome da prima superiore‘. Nel 2010 il 15,3% degli studenti di prima superiore non ha superato l’anno. Era il 15% nel 2009. Un dato decisamente più alto rispetto a quello dei bocciati alle medie: 4,3%”. Insomma, con il passaggio a liceo e istituti superiori, i bocciati quadruplicano. (vedi qui)

Per quanto difficile sia assumere il punto di vista di un altro molto diverso da noi, cercherò di descrivere l’esperienza di un alunno del biennio superiore attraverso i suoi propri occhi, fondandomi sull’osservazione quotidiana (e, spero, empatica) di quanto egli comunica con le parole, ma soprattutto con i suoi gesti e comportamenti.

Il ragazzo che entra in un istituto tecnico superiore porta sulle spalle dagli otto agli undici anni di scuola, che hanno agito su di lui in un triplice modo.

  • Primo modo: spegnendo progressivamente quello che nel bambino è il bene più prezioso: la curiosità e il piacere di conoscere. (All’inizio di quest’anno ho chiesto alle due classi del biennio – una cinquantina di ragazzi dai 13 ai 18 anni – di formulare dieci perché che rivestissero ai loro occhi una importanza fondamentale. Il risultato mi ha lasciata stupefatta: il contenuto e soprattutto la formulazione dei perché erano quelli del bambino che si affaccia sul mondo ignoto: perché il mare è salato e infinito; perché la terra è rotonda e gira; perché il cielo è azzurro; perché si nasce; perché si muore; perché esistono tante lingue diverse; perché gli uomini sono così cattivi, e così via, come se fosse la ripresa di un discorso lasciato interrotto e senza risposte tanti anni prima).
  • Secondo modo (in gran parte responsabile di quanto esposto nel punto precedente): trasformando la realtà viva in materie scolastiche che evitano le domande del soggetto e sono appannaggio inalienabile del docente, e sottraendo alle parole pressoché ogni rapporto con la realtà stessa.
  • Terzo modo (che è la conseguenza naturale dei primi due): convincendo il ragazzo che per ciò che sta facendo a scuola non valga la pena di assumersi la fatica e il rischio insiti in ogni serio apprendimento.

Il risultato di questo triplice processo viene rovesciato addosso al ragazzo in forma capovolta, ossia: non sei disposto ad impegnarti ad apprendere le materie scolastiche che danno accesso alla conoscenza della realtà, cioè non sei scolarizzato né scolarizzabile.

Così recitano, nella sostanza, gli atti ufficiali che destinano i ragazzi o all’“inserimento immediato nel mondo del lavoro” (ineffabile eufemismo, specie nelle nostre contrade), o alle scuole di categoria B, professionali e tecnici.

Vale la pena notare come, viceversa, nessun documento ufficiale certifichi la qualità del servizio di cui ha usufruito il ragazzo licenziato dalla scuola dell’obbligo. Non risulta, ad esempio, quanti e quali insegnanti abbia incontrato sulla sua strada: ho avuto non pochi alunni che hanno adempiuto all’obbligo cambiando un insegnante, a volte due, all’anno dalla prima elementare.

Ora, mentre il ragazzo viene continuamente chiamato, dalla famiglia e dalla scuola, a rendere conto delle sue mancanze, nessun esemplare del mondo adulto – a quanto mi risulta – è tenuto a rendere conto al ragazzo per i suoi diritti violati o negati.

Questa dissimmetria, che ferisce profondamente il senso di giustizia dell’adolescente, a lungo andare produce in lui una immedicabile sfiducia nella possibilità che gli venga resa ragione, e la conseguente convinzione che l’unica difesa per lui sia la fuga.

Ma il danno è ancora più profondo. La mancanza di significato di ciò che quotidianamente viene costretto a fare a scuola pone il bambino prima, il ragazzo poi, in un dilemma angoscioso: o la sua intelligenza lo inganna; o gli onnipotenti adulti sono dei falsari. Non permettendogli la sua fragilità psicologica di accettare la seconda ipotesi perché troppo pericolosa per lui, si rassegna ad accettare la prima, adeguandosi pian piano all’insensatezza.

Questo è il motivo per cui spesso i ragazzi meno scolarizzabili sono i più intelligenti.

Questo alumnus così malamente nutrito approda dunque al suo terzo ciclo di studi, sulla base degli inossidabili automatismi di status socio-culturale della famiglia e di profitto standard, che poco o nulla hanno a che vedere con le sue reali attitudini e aspirazioni.

Il ragazzo che sceglie gli istituti tecnici e professionali ha già addosso mediamente un buon bagaglio di delusioni e fallimenti, addebitati come si è detto a sua esclusiva colpa. Tuttavia la naturale plasticità dell’individuo giovane lo predispone a tentare l’avventura, e lo fa con un misto di diffidenza e di ansia, a volte con angoscia, quando la scuola superiore sia vissuta come ultimo banco di prova di una fragile autostima, già duramente scossa nei cicli precedenti.

Al suo ingresso nella sconosciuta comunità della nuova scuola il ragazzo, che sta attraversando la tempesta puberale, è pieno di interrogativi del tipo: sarò accettato o escluso? Riuscirò a farmi capire dai nuovi insegnanti? I compagni mi apprezzeranno o mi perseguiteranno? Rideranno di me perché ho il naso grosso; sono troppo piccolo, o troppo alto, o troppo chiatto?

Stendiamo un velo pietoso sulla qualità dell’accoglienza che la scuola superiore riserva ai corpi dei propri utenti (non occorrono manuali di psicologia per sapere quale posto abbia il corpo nei pensieri di un adolescente: basta fare il censimento degli insulti che i nostri alunni si cambiano incessantemente al riguardo).[...] Leggi il seguito di questo post »

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Istruzione, riforme sbagliate

Pubblicato da comitatonogelmini su 16 gennaio 2012

di Franco Buccino
da La Repubblica
16 gennaio 2012

Chi pensava a salti di gioia nel mondo della scuola per le dimissioni di Berlusconi e per la conseguente uscita di scena della Gelmini, è rimasto deluso. Non mancavano i motivi per gioire, ma evidentemente sono prevalse le preoccupazioni, l’attenzione, i dubbi per quello che il governo Monti intende fare nel settore. I guasti delle politiche scolastiche dei governi Berlusconi, prima con Moratti, poi con Gelmini, sempre con Tremonti, sono sotto gli occhi di tutti: con tagli fatti passare per pseudo riforme è stato stravolto l’intero sistema scolastico italiano. La fondazione Agnelli ha individuato di recente nella scuola media l’anello debole del sistema. Eppure negli anni settanta, ottanta, e anche novanta, era il fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica. Perché si elaborarono e diffusero, in questo segmento di scuola, modelli innovativi, prima con le attività integrative di “studio sussidiario e libere attività complementari” e poi con il tempo prolungato: il primo modello con insegnanti diversi tra mattina e pomeriggio, il secondo con gli stessi insegnanti. Entrambi costavano parecchio. La Moratti, quando intraprese, d’accordo con Tremonti, l’opera demolitrice del sistema attraverso l’abbattimento dei costi, prese di mira innanzitutto la scuola media. E, rapidamente, ne ridusse all’osso il tempo scuola e l’organico docenti. Un destino analogo ha colpito poco dopo la scuola elementare. Le novità, per cui era balzata ai primi posti nelle classifiche internazionali, vale a dire una sorta di generalizzazione del tempo pieno attraverso i moduli (tre insegnanti su due classi), le compresenze e gli insegnanti specialisti di lingua straniera, la Gelmini ha provveduto a eliminarle, su indicazione di Tremonti. Purtroppo l’ex Ministro ha fatto in tempo a metter mano anche alla cosiddetta riforma delle superiori. Al posto di mettere a sistema le sperimentazioni che erano proliferate negli anni, le ha semplicemente abolite, con una riduzione generalizzata dell’orario scolastico. E si vedono i primi drammatici effetti: laboratori chiusi, materie scomparse, insegnamenti accorpati. Si aggiunga che, in tutti gli ordini di scuola, nel corso degli anni, è stato aumentato il numero di alunni per classe, in locali spesso non a norma. Non diminuiscono le ore di sostegno, ma solo perché sono imposte da sentenze dei giudici; contro la legge sono invece inseriti ordinariamente più alunni disabili nella stessa classe, numerosa come le altre. In tal modo si sta rendendo problematica l’integrazione degli alunni diversamente abili, una delle poche specificità del nostro sistema per cui siamo ancora considerati a livello internazionale. L’incredibile ristrutturazione, compiuta in gran parte nell’ultimo decennio, è stata realizzata sulla pelle dei precari, in via di estinzione, ma anche del restante personale, al quale sono stati tolti stabilità, autonomia e diritti. Le vere vittime di quest’attentato all’istruzione pubblica sono naturalmente gli studenti, soprattutto quelli più in difficoltà, e le loro famiglie.

Ora, se non si fa un cammino a ritroso per individuare soluzioni alternative a quelle adottate dai precedenti governi, a poco servono le iniziative proposte sulla dispersione scolastica, i progetti sulla matematica e tutti gli altri finanziati con i fondi europei, le idee sul reclutamento dei docenti e l’annunciato concorso. Non voglio dire che non siano importanti e urgenti, o che non siano interessanti nel merito, anche per le personalità che le stanno proponendo. Francesco Profumo e Marco Rossi Doria, persone competenti e colte. Cosa non scontata al ministero della Pubblica Istruzione. La dispersione scolastica è, per esempio, uno dei principali problemi di Napoli e della Campania; una dispersione che avviene troppo presto per troppi ragazzi, e che è annunciata da segnali precisi: ritardo scolastico, risultati insufficienti, demotivazione. Segnali ai quali la scuola assiste impotente, più attenta a classificare gli alunni che ad aiutarli nelle loro difficoltà. La lotta alla dispersione si accompagna, nelle intenzioni del Ministro, all’impegno per la qualità dell’istruzione. Nelle classifiche internazionali siamo messi male, soprattutto per i risultati nelle materie scientifiche: una disaffezione che dura fino all’università, con grave pregiudizio dello sviluppo del paese. Infine, è coraggioso l’approccio pragmatico al concorso. Le interminabili discussioni sul reclutamento, lauree abilitanti e tirocini formativi attivi, stanno facendo invecchiare intere generazioni di precari e di aspiranti docenti. Il solo annuncio del concorso ha riacceso le speranze. Eppure tutte queste belle cose rischiano, nella situazione in cui si trova la scuola pubblica, non solo di fallire ma addirittura di essere controproducenti. La lotta alla dispersione passa, oggi più che mai, attraverso tempo scuola e organici rinforzati. Bisogna recuperare le migliaia d’insegnanti spazzati via dalle scuole, piuttosto che operatori esterni su progetto. Puntare su questi ultimi, a scapito dei primi, sarebbe un grave errore. Potenziare alcuni insegnamenti in un tempo scuola ridotto all’osso, creerebbe solo squilibri senza risolvere il problema di fondo, che rimane quello di un’offerta formativa divenuta sempre più povera e disarticolata. Se il governo vuole ridare all’istruzione pubblica il ruolo strategico che le compete, deve pensare a un impegno economico straordinario e senza precedenti. Certo, dovrà pretendere molto di più dagli insegnanti e dagli altri operatori. Il problema non è di reclutarli daccapo. Al concorso annunciato, ai tfa, ai corsi di abilitazioni e lauree abilitanti, continueranno a partecipare le stesse decine di migliaia di persone che stanno nelle diverse graduatorie e/o che hanno titoli a iosa. Il problema è il recupero di posti stabili che non ci sono. Il problema è la formazione in servizio, l’organizzazione del lavoro da rivedere profondamente, nuove regole, orari e responsabilità: per tutti e non solo per le nuove leve.

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Aderisci anche tu!

Pubblicato da comitatonogelmini su 10 gennaio 2012

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La farsa del finanziamento dei Piani dell’Offerta Formativa e di formazione e aggiornamento, anno 2011/2012: il caso della regione Veneto

Pubblicato da comitatonogelmini su 9 gennaio 2012

 
di Carlo Salmaso
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
9 gennaio 2012

Il 19 dicembre 2011 Il MIUR ha emanato la nota prot. n.8448 relativa al finanziamento dei Piani dell’Offerta Formativa e di formazione e aggiornamento nelle istituzioni scolastiche, in applicazione della L. 440/1997 e della direttiva attuativa n. 102 del 7 novembre 2011, per l’anno scolastico 2011/2012.

Nel documento, firmato dal direttore generale dr.ssa Carmela Palumbo, viene ribadito che la direttiva n. 102 del 7 novembre 2011 ha definito, ai sensi dell’art. 2 della Legge 18 dicembre 1997, n. 440, gli interventi prioritari e i criteri generali per la ripartizione delle somme, le indicazioni sul monitoraggio, il supporto e la valutazione degli interventi previsti dalla legge medesima per l’anno scolastico in corso.

Al punto 1 della stessa direttiva venivano individuati, tra gli altri, come prioritari, nel quadro e nel rispetto dell’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo delle istituzioni scolastiche, gli interventi sia per l’ampliamento dell’offerta formativa nell’ambito dei piani definiti dalle istituzioni scolastiche in rete, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, sia per la formazione del personale della scuola.

La nota specifica che lo stanziamento assegnato per la realizzazione dei progetti contenuti nei Piani dell’Offerta Formativa e per la Formazione da erogare a tutte le istituzioni scolastiche italiane per l’anno scolastico 2011/2012 ammonta ad euro 11.900.000, di cui euro 1.000.000 da destinarsi a progetti relativi ai licei musicali.

Detto in altro modo i fondi a disposizione per quest’anno scolastico sono complessivamente pari a 10.900.000 di euro.

Cosa dovrebbero riuscire a fare le singole istituzioni scolastiche con questi fondi?

Il documento specifica che: Le iniziative da intraprendere dovranno costituire oggetto di un organico piano dell’offerta formativa definito dalle singole scuole che favorisca il diritto ad apprendere e la crescita culturale di tutti gli studenti, valorizzando le diversità, promuovendo le potenzialità di ciascuno e adottando tutti gli strumenti utili al raggiungimento del successo formativo.

Inoltre, lo stanziamento è assegnato per le attività di supporto alle Istituzioni Scolastiche che svolgono – anche su una dimensione di rete – azioni di particolare complessità e rilevanza nei processi di innovazione didattica ed educativa, da intraprendere in collaborazione ed in coerenza con le esigenze e la particolarità delle comunità locali”.

Non basta perché, in aggiunta a quanto già enunciato, gli interventi di finanziamento dovranno inoltre essere rivolti a progetti analoghi a quelli promossi e realizzati a livello nazionale, in modo da sostenere piani di formazione a carattere permanente e coerenti con i processi di innovazione in atto.

In aggiunta “l’ampliamento dell’offerta formativa dovrà incentivare, inoltre, l’accoglienza di studenti appartenenti a famiglie straniere e garantire la promozione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” attraverso la realizzazione di percorsi multidisciplinari che mirino allo studio della nostra Costituzione come strumento di tutela dei diritti del Cittadino e al contempo, promozione della cultura della legalità, di cittadinanza attiva e di partecipazione democratica”.

Infine per quanto concerne le attività di formazione e aggiornamento, le medesime saranno legate principalmente ai processi di riordino del sistema scolastico in atto. In via prioritaria dovranno favorire la formazione linguistica in inglese dei docenti della scuola primaria e le metodologie “CLIL” per i docenti della scuola secondaria di secondo grado”.

Viene anche ricordato che a livello territoriale, in base a quanto indicato dalla Direttiva n. 102/2011, gli Uffici Scolastici Regionali, d’intesa con l’Amministrazione Centrale, dovranno destinare specifici interventi per il monitoraggio dell’uso dei finanziamenti della Legge 440/97, da effettuarsi su tutte le Istituzioni Scolastiche appartenenti al sistema nazionale di istruzione e formazione, con particolare riguardo alla ricaduta e all’efficacia dei progetti finanziati.

La nota si conclude fornendo un allegato in cui vengono indicati, per ogni regione, gli importi complessivamente stanziati.

Questo, in sintesi, il testo della nota.

Mi permetto di aggiungere alcune considerazioni personali.

Dall’allegato citato si evince che alla regione Veneto sono assegnati per il presente anno scolastico 836.116 euro.

Il 9 settembre 2011, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto ha pubblicato un’indagine dal titoloUNA SCUOLA PER CRESCERE, UNA SCUOLA PER LO SVILUPPO - Tutti i numeri della scuola veneta al via dell’anno scolastico 2011/12.

Da questo documento, ricco di dati e di statistiche, si possono ricavare le seguenti informazioni relative alle scuole statali per l’anno scolastico in corso:

  • istituzioni scolastiche:               701
  • alunni:                                     596.200
  • classi e sezioni:                       27.967
  • insegnanti:                               48.438

Dunque, con questi numeri a portata di mano, proviamo a fare due conti.

Suddividendo in maniera proporzionale la cifra messa a disposizione dal Miur, a ciascuna istituzione scolastica verranno assegnati circa 1.193 euro, o, se preferite, circa 1,40 euro a studente, circa 30 euro per ogni classe, circa 17 euro per insegnante.

Quindi, con questa esorbitante somma a disposizione, le nostre scuole dovranno nell’ordine:

  1. ampliare la loro offerta formativa;
  2. supportare lo svolgimento di azioni di innovazione didattica ed educativa legate alla specificità del territorio;
  3. sviluppare progetti permanenti per sostenere la formazione legata alle innovazioni introdotte dalla cosiddetta “riforma Gelmini”;
  4. incentivare l’accoglienza degli studenti stranieri;
  5. promuovere l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” attraverso percorsi multidisciplinari.
  6. svolgere le attività di formazione e aggiornamento, principalmente connesse ai processi di riordino del sistema scolastico, prioritariamente orientate alla formazione linguistica in inglese.

Se la situazione non fosse tragica, verrebbe quasi da ridere!

Gli stanziamenti sono stati drasticamente ridotti rispetto agli anni passati, in particolare passando dai 36.000.000 di euro del 2009 agli attuali 11.900.000 del 2011; contemporaneamente, i fondi complessivi a disposizione per la legge 440/97 sono scesi negli ultimi tre anni da 140.524.000 euro dell’E.F. 2009 agli 87.872.477 dell’E.F. 2011 (ricordiamo che quando è entrata in vigore l’autonomia scolastica, gli stanziamenti complessivi previsti dalla legge 440/97 erano, nel 2001, 269,2 milioni di euro: c’è stato, quindi, un taglio del 70%!).[vedi qui e qui]

Inoltre, va segnalato che dei fondi del 2010 si è persa ormai ogni traccia; probabilmente sono stati utilizzati per incrementare gli stanziamenti per il funzionamento amministrativo e didattico o per coprire qualche altro “buco” di bilancio.

Da ultimo, oltre il danno, la beffa legata al monitoraggio dell’uso dei finanziamenti della Legge 440/97, da effettuarsi su tutte le Istituzioni Scolastiche appartenenti al sistema nazionale di istruzione e formazione, con particolare riguardo alla ricaduta e all’efficacia dei progetti finanziati”.

Sarebbe veramente interessante se il Miur ci fornisse un’apposita chiave di lettura per capire come valuta la “ricaduta e l’efficacia dei progetti finanziati”, visto l’ammontare della cifra a disposizione di ogni scuola, con buona pace della qualità dell’offerta formativa!

Non so se il neo ministro Profumo è a conoscenza di questa ennesima “fregatura” data alla scuola statale; ritengo comunque che, prima di continuare con la litania ininterrotta sulla valutazione e la meritocrazia, chi ci governa dovrebbe fare un serio esame di coscienza.

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Primaria: si perderanno altri 3mila posti?

Pubblicato da comitatonogelmini su 8 gennaio 2012

di Reginaldo Palermo
da La Tecnica della Scuola
8 gennaio 2012
Il ministro Profumo garantisce che i tagli sono finiti, ma forse è stato male informato dai suoi collaboratori perché nella primaria le classi a 30 ore diminuiranno ancora, per legge.

Fra le dichiarazioni che vengono attribuite al ministro Francesco Profumo ve n’è una che riguarda le previsioni di organico per il prossimo anno.
Il Ministro ha assicurato che per il 2012/2013 non ci saranno più tagli.
Forse, però, il ministro Profumo non è stato ben informato dai suoi collaboratori, almeno per quanto riguarda la scuola primaria i cui nuovi ordinamenti prevedono che le classi vengano istituite a 27 ore.
La regola, in realtà, è stata applicata gradualmente tanto che nel 2011/2012 per le classi IV e V gli organici sono stati conteggiati a 30 ore per classe.
La regola, peraltro, viene confermata anche dalla circolare sulle iscrizioni appena uscita.
L’anno prossimo, quindi, i nuovi ordinamenti riguarderanno tutte le classi dalla prima alla quarta e saranno solo le classi quinte ad avere organici a 30 ore.
Quale sarà il “costo” complessivo dell’operazione ?
Il conto è presto fatto.
Quest’anno le classi V di scuola primaria sono all’incirca 30mila.
Secondo una stima prudenziale possiamo dire che per almeno due terzi di esse l’organico è stato calcolato a trenta ore di funzionamento (il restante terzo ha un organico di tempo pieno e cioè due insegnanti per classe).
Pertanto ci sono almeno 20mila classi per le quali l’organico calcolato a 30 ore dà un totale di 600mila ore-docente che corrispondono esattamente a 22.270 posti (una cattedra è uguale infatti a 22 ore).
Ma per il prossimo anno le 20mila classi prime che inizieranno il loro percorso dovranno funzionare a 27 ore, per un totale di 540mila ore che corrispondono a loro volta a 24.545 cattedre.
In pratica si tratta di 2.700 posti in meno.
Il calcolo, come abbiamo detto, è ampiamente prudenziale perché in realtà le classi con organico a tempo pieno non arrivano a un terzo del totale.
Insomma, diciamo che in pratica le cattedre che si perderanno potrebbero essere non meno di 3.000.
A meno che il ministro Profumo non pensi di recuperare i 3mila posti che si perderebbero per aumentare il numero delle classi a tempo pieno.
Per saperlo bisognerà però attendere almeno la chiusura delle iscrizioni. E per averne la certezza sarà necessario ottenere il via libera del ministero dell’Economia.  

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