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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Scuola superiore’

Gli esperimenti della ministra Carrozza

Posted by comitatonogelmini su 30 ottobre 2013

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di Vito Meloni*
30 ottobre 2013

Il decreto con il quale la Ministra dell’Istruzione (un tempo pubblica) Maria Chiara Carrozza ha autorizzato la sperimentazione della riduzione a quattro anni del percorso scolastico in alcune scuole superiori solleva diversi pesanti interrogativi. Tutto nasce da una iniziativa del suo predecessore, Francesco Profumo, che, all’incirca un anno fa, dopo aver lanciato la proposta, di fronte alle numerose e vivaci reazioni negative, insediò una commissione di “esperti” con il compito di verificarne la fattibilità. L’obiettivo dichiarato, neanche a dirlo, era un ulteriore taglio, circa un miliardo e mezzo, a danno del bilancio della scuola pubblica, già dissanguato dalla cura da cavallo della coppia di illustri pedagogisti Gelmini e Tremonti.

Immagino che i nostri “esperti” non abbiano dovuto faticare più di tanto per consegnare al ministro un risultato già previsto dal loro stesso mandato. E infatti, di lì a poco, individuarono nel compattamento a sette anni del primo ciclo – scuola elementare e scuola media – o nella riduzione da cinque a quattro anni della durata del ciclo superiore le due vie posssibili. Con una netta propensione per la seconda soluzione, vista la scarsa fortuna che aveva avuto la prima ai tempi del ministro Luigi Berlinguer.

Finita, senza alcun rimpianto, l’era Profumo, si poteva pensare che non se ne sarebbe fatto nulla. Avevamo evidentemente sottovalutato lo zelo della nuova ministra delle larghe intese.

Non solo, infatti, ha prontamente predisposto e firmato il decreto autorizzativo della sperimentazione, ma, con entusiasmo degno di miglior causa, ha dichiarato che se ci fosse stata ai suoi tempi una scuola di tal genere, lei l’avrebbe scelta senza indugio.

E veniamo agli interrogativi o, per meglio dire, alle tante ragioni che rendono inaccettabile questo provvedimento.

Il manto ideologico dietro cui viene celata la vera natura di questa scelta, cioè quella economica, è che, in questo modo, i nostri studenti potranno concludere gli studi a 18 anni come nel resto d’Europa. Tralasciamo i tanti aspetti che ci vedono lontanissimi dalla mitica Europa, dalla misera spesa per l’istruzione, agli stipendi dei docenti, ai servizi agli studenti. Se si osserva il panorama dei sistemi scolastici dei paesi europei ci si accorge di come sia molto più variegato di quanto si voglia far credere, con la presenza di percorsi tanto fino ai 18 anni quanto fino ai 19, come in Italia, e, in talune situazioni, anche oltre. In ogni caso, si tratta di sistemi frutto di lunghe e consolidate tradizioni, di progressivi aggiustamenti, nei quali tutti i segmenti sono organizzati in modo coerente. Già è difficile, se non impossibile, trasferire altrove modelli maturati in contesti profondamente diversi per cultura e tradizione, pretendere di scimmiottarne qualche pezzetto è semplicemente folle. Senza contare che, quasi senza eccezioni, non c’è paese che non abbia rafforzato i suoi investimenti in istruzione (altro che porsi l’obiettivo di tagliare, tagliare e ancora tagliare!) e che non stia riflettendo criticamente sulla validità del proprio modello, proponendosi di cambiarlo in direzione opposta di quella scelta qui da noi, vedi Germania. Si conferma la tendenza, tutta italiana, di scopiazzare le ricette altrui proprio quando entrano in crisi là dove sono state prodotte!

Non è chiaro, inoltre, come si riorganizzano didattica e piani orari. Se, cioè, gli insegnamenti previsti dall’ordinamento saranno concentrati nei quattro anni senza subire decurtazioni o se invece verranno ridotti gli orari complessivi e, di conseguenza, abbassati i livelli di preparazione che saranno richiesti agli studenti. Capite bene che si tratta di questione rilevante, tanto più in una scuola che negli ultimi cinque anni, in nome della “semplificazione”, ha conosciuto pesanti ridimensionamenti degli orari di quasi tutte le discipline e, per qualcuna, la sparizione o quasi. Questione che avrebbe richiesto un ampio dibattito e non, come è avvenuto, la decisione solitaria del ministro su schemi elaborati nel chiuso di qualche stanza ministeriale. Manca perfino il parere obbligatorio del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, per il semplice fatto che il ministro Profumo ne ha decretato lo scioglimento senza neanche avviare le procedure per l’insediamento del nuovo organismo che avrebbe dovuto sostituirlo. Così, tanto per arrogarsi il diritto, per sè e per i suoi successori, di procedere come meglio credeva, senza alcun contraddittorio.

Per alcune generazioni di insegnanti la parola “sperimentazione” rimanda ad una lunga stagione di dibattiti, di ricerche e di pratiche per rinnovare la nostra scuola. Ricordo ancora perfettamente quante discussioni facemmo nel Collegio dei docenti della scuola nella quale insegnavo – e quanto furono appassionate – per decidere se aderire o meno ad alcune “sperimentazioni assistite” che avrebbero in seguito modificato gli ordinamenti. In quei processi erano coinvolte centinaia di scuole e decine di migliaia di docenti, erano il frutto di un dibattito trasparente, si puntava sui protagonisti, preoccupandosi del loro consenso e favorendo la condivisione. Non erano tutte rose e fiori, il confronto poteva anche essere aspro e non mancavano le resistenze. Ma tutto si svolgeva in modo da poter verificare con attendibilità se quei modelli erano validi oppure no.

Nulla di tutto questo è rintracciabile nella sperimentazione della Carrozza. Sono solo tre le scuole interessate, tutte e tre rigorosamente private. E non scuole qualunque. La più nota è il Liceo Guido Carli di Brescia, scuola di diretta emanazione di Confindustria – non a caso principale sponsor del progetto – attrezzature di prim’ordine e utenza accuratamente selezionata, non foss’altro che attraverso i 9.000 euro di retta.

C’è, nell’iniziativa della ministra Carrozza, un messaggio dal forte valore simbolico che io credo non vada sottovalutato. Tre scuole private sono state chiamate a guidare un processo di innovazione che, in prospettiva, potrebbe essere generalizzato a tutte le scuole statali. Più volte la ministra ha dichiarato di considerare sullo stesso piano le scuole pubbliche e quelle private, ora ci indica che sono queste ultime alla testa del sistema. Un’altra linea di confine è stata varcata, un’altra pietra del muro che doveva proteggere il mandato costituzionale della scuola pubblica è stata demolita.

Capisco che compiere atti come questo da parte di un’esponente di un partito e di un governo entrambi attivamente impegnati a stuprare la Costituzione, è come rubare una mela per un incallito rapinatore di banche; eppure, non scandalizzarsi sarebbe da sciocchi.

Le conseguenze non sono solo quelle pratiche, gravissime, da più parti denunciate, i miliardi tagliati o le 40.000 cattedre che si perderanno; iniziative di tal genere scardinano la cultura e il senso del “pubblico”, costruiscono senso comune, puntano a far percepire come “normale” ciò che normale non è e non potrà mai essere. Le insidie che portano in sé sono pericolose tanto quanto gli stravolgimenti formali della Costituzione, anzi, ne costituiscono la premessa e ne agevolano il percorso.

Dubito che la ministra recuperi il senso del pudore e si dimetta, come sarebbe doveroso per chi ha giurato fedeltà alla Costituzione. Non senza un forte movimento di massa che ponga all’ordine del giorno la fuoruscita da queste politiche retrive. È il tema che si stanno ponendo i tanti soggetti che un po’ dappertutto stanno dando vita ad iniziative di ripresa della mobilitazione nel mondo della scuola.

Superare il muro della rassegnazione, della frustrazione di fronte alla formidabile potenza dello schieramento avverso, è possibile; la posta in gioco, il futuro della scuola pubblica, è troppo alta perché qualcuno abbandoni il campo. Noi, come sempre, ci saremo.

 Responsabile nazionale scuola PRC

 

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Sperimentazione, ma di che parliamo?

Posted by comitatonogelmini su 29 ottobre 2013

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di Cosimo De Nitto
29 ottobre 2013

Per definizione (Devoto-Oli) sperimentazione è una: “Operazione diretta a sottoporre un prodotto, un’attività, un metodo ad una serie di prove e di verifiche”.

“La sperimentazione è un metodo scientifico che permette di osservare fenomeni che di per sé non sono definibili, esprimendo alla fine una valutazione sulla loro fattibilità e sostenibilità.
Si mette alla prova la natura del fenomeno per far sì che essa esca allo scoperto, senza tralasciare un’indagine preliminare del contesto in cui il fenomeno si è verificato, un’analisi degli elementi costitutivi e una constatazione delle interconnessioni. Tale tentativo potrebbe modificare l’esistente.
Per questo motivo nel momento in cui si affronta una sperimentazione occorre sapere bene da dove si è partiti e dove indicativamente si intende arrivare, accettando il verificarsi di esiti sia conformi che non conformi alle attese.
In un ambito complesso come quello educativo, la sperimentazione deve essere espressamente motivata.
Occorre esprimere chiaramente:
la modalità con cui la sperimentazione sarà condotta;
la natura dei dati che saranno ottenuti;
la tipologia dei procedimenti che saranno utilizzati;
i soggetti che saranno coinvolti;
i valutatori che monitoreranno il fenomeno;
le metodologie di valutazione delle abilità di sviluppo;
la formulazione di un nuovo percorso.
Quindi, la sperimentazione educativa è sintomo di quell’autonomia preventiva nelle premesse che evidenzia la necessità di ricercare e realizzare progetti innovativi sul piano metodologico, su quello didattico e in generale sull’organizzazione scuola e sull’ordinamento scolastico.”
(Chiara Campomori – La sperimentazione nella scuola – Indire) 

Se relativamente al campo scolastico riteniamo complessivamente accettabile questa definizione, diremo che quella decisa dal ministro Carrozza è una sperimentazione che investe la durata degli studi, quindi l’organizzazione scolastica, i contenuti (le materie), la metodologia, in pratica tutto l’ordinamento della scuola secondaria superiore, e non solo. Una rivoluzione copernicana dalla portata storica, se si considera da quando le scuole superiori durano 5 anni.
Dopo che d’imperio la Gelmini aveva cancellato d’un sol colpo tutte le sperimentazioni, ivi comprese quelle metodologico-didattiche (unica competenza del collegio dei docenti senza la quale parlare di autonomia è puro esercizio retorico), la ministra Carrozza decide così, d’emblée, d’imperio anch’essa, di attuare una sperimentazione di questa portata. Senza un dibattito, senza consultare il corpo scolastico, il CNPI, i sindacati, l’associazionismo professionale ecc. ecc. con un puro atto verticistico in una materia così delicata che rifiuta il verticismo per le infinite implicazioni che comporta, interne ed esterne alla scuola, riguardando l’organizzazione di vita dei singoli soggetti e l’organizzazione della vita associata e lavorativa allo stesso tempo dell’intero corpo sociale. Dopo che la categoria si era sollevata contro questa ipotesi di riduzione degli anni di studio.

Su più di 1400 scuole secondarie di secondo grado private e su più di 7000 scuole pubbliche, su 33 indirizzi la ministra sceglie un campione di UNA, dico una, scuola superiore, privata per giunta.
Che rilevanza potrà avere un campione così insignificante dal punto di vista rappresentativo e statistico? Che “sperimentazione” potrà mai essere? Quali deduzioni significative potrà mai fornire? Cosa vorrà dire mai se funziona? E se non funziona? E chi rileverà e valuterà che funziona o non funziona? Che inferenze mai si potranno ricavare da un’esperienza unica come questa del liceo internazionale per l’Impresa, “Guido Carli”, di Brescia, “sponsorizzato” dall’associazione industriale della città lombarda? Quanti Licei per l’impresa ci sono in Italia? E potremmo continuare con le domande che dimostrano l’inconsistenza “scientifica” di questa pseudo-sperimentazione, la sua non rispondenza non solo a criteri scientifici, ma nemmeno a criteri dettati dal buon senso.

Ma allora a che serve?
Difficile rispondere a questa domanda, ma si può azzardare qualche ipotesi.

Può servire a dare un ossicino al gruppo di pressione che da anni sostiene la “bontà” dell’accorciamento degli anni di scuola (i neo descolarizzatori?) che stanno a destra, come a sinistra, che, sia pure partendo da posizioni diverse e con diverse finalità, sono tuttavia pronti ad impugnare sempre la bandiera del “ce lo chiede l’Europa” anche quando l’Europa non chiede niente perché non può chiedere cose che spetta a ciascun paese membro nella sua autonomia decidere. Questo gruppo si divide poi in due sottogruppi: quelli che vogliono accorciare di un anno la scuola primaria, con l’alchimia e la furbata dell’anticipo a 5/4 anni (distruggendo al contempo due ordini di scuola, quella dell’infanzia e la primaria), e quelli che vorrebbero, come la ministra, accorciare la secondaria superiore. Tutto ciò mentre le indagini internazionali accusano l’arretramento e il deficit di scuola, cultura, saperi nel nostro paese, il disinvestimento progressivo negli anni che l’ha portata ai gradini più bassi nei paesi che ancora possono definirsi civili.

Può servire a dare un ossicino alle vestali della spending review che vedono nella diminuzione di un anno di studi nelle superiori il “risparmio” di 40.000 cattedre, come è stato calcolato. Vedono in questo il dimagrimento della scuola pubblica un’occasione per la privatizzazione e l’aziendalizzazione del sistema scolastico, la sua più diretta dipendenza dal mercato, questo mercato poi.

Una cosa appare subito certa: questa “sperimentazione”, per come è stata concepita, per metodo, per merito, per contenuti, a tutto e tutti potrà servire, non certo alla scuola italiana, che ha altri problemi, ha altre priorità, ha altre direzioni di marcia da percorrere se vuole salvarsi e salvare il Paese.

 

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Scuola: liceo breve? se in Germania si allunga…

Posted by comitatonogelmini su 27 ottobre 2013

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di Alessandro Paris
da Linkiesta
27 ottobre 2013

Leggo che la Ministra Carrozza ha dato il via alla sperimentazione del liceo breve (qui la notizia)

La notizia non è una novità: periodicamente ritorna ad affacciarsi lo spettro del taglio radicale, della riforma delle riforme: eliminare l’ultimo anno di Liceo. In Europa si fanno 4 anni, si dice: così è in Spagna, in Francia, In Inghilterra, in Germania. (In Usa è sempre stato). Il risparmio, si dice dagli economisti del ministero, sarebbe di 1.380 milioni di euro. (Ma allora, perché non tagliarne due, di anni, raddoppiando la posta, già che ci siamo?). La riforma piacerebbe agli industriali, si dice, e farebbe gola ai ragazzi che si vedrebbero messi sullo stesso piano degli altri europei. Già: peccato si dimentichi di dire che nelle scuole francesi, inglesi, spagnole etc, i livelli di apprendimento sono notevolmente più bassi, e, in fin dei conti, ad esportare cervelli siamo noi, non loro…

Ah, le competenze! E già. Su quelle, dicono, ci battono, specie in matematica…. Ma forse, per capire dove sia il bluff,  dovreste dare un occhiata a questo link qui…

Ovviamente, fioccheranno, come sempre, presunti “sondaggi Ocse” a ribadire che non è così, e che le competenze vanno migliorate, che non si sa l’inglese e  bla bla bla. E quindi, l’unica cosa, paradossalmente, è tagliare… Strana logica, fuzzy direi, ma tant’è, siamo abituati a questo e molto altro, quando si parla della scuola…

In ogni caso, ricevo e volentieri pubblico qui di seguito una lettera da un mio amico Giancarlo Loffarelli*, che mi dice che in Germania stanno pensando di aggiungere un anno di scuola superiore. Lui condisce con ironia, il che certo non guasta per comprendere il punto della situazione.

Caro Ale,

 solitamente, la bontà delle proposte politiche, in Italia, viene suffragata dal riferimento a non sempre ben identificati paesi europei che avrebbero già adottato l’iniziativa che si vorrebbe introdurre. Dovrebbe apparire evidente che l’eventuale riferimento ad “altri paesi europei” non è, di per sé, criterio in grado di legittimare la bontà di una proposta e verrebbe da pensare che invocare una tale autorità potrebbe tradire la mancanza di valide ragioni.
Il Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca ha, recentemente, sostenuto con tali ragioni (anche con tali ragioni) l’illuminata idea di ridurre a quattro gli anni della scuola secondaria di secondo grado.
Non volendo entrare nel merito delle motivazioni pedagogico-didattiche (che dovrebbero essere le uniche a valere) portate a sostegno di questa proposta, mi limito a riferire quanto sta accadendo in Germania proprio in questo momento.
Come molti sapranno, il corso degli studi in Germania è di complessivi 12 anni rispetto ai 13 finora vigenti in Italia. Ciò è dovuto al fatto che la Grundschüle tedesca (l’equivalente della nostra scuola primaria) dura quattro anni anziché cinque.
Da otto anni, la mia scuola intrattiene uno scambio culturale con il Landgraf Ludwigs Gymnasium di Gießen, una cittadina dell’Assia vicino Francoforte. Dialogando con i colleghi tedeschi, ho ripetutamente ascoltato le loro parole che invidiavano il sistema scolastico italiano (almeno sul punto della durata complessiva del corso degli studi) ritenendo troppo breve il proprio corso di studi per favorire una graduale crescita culturale degli alunni.
Lo scorso anno, mi fecero sapere che, finalmente, una nuova legge dava facoltà alle singole scuole di poter decidere se mantenere la tradizionale durata del corso di studi oppure aumentarla aggiungendo un anno alle superiori. Il loro Istituto si era immediatamente attivato per acquisire il parere delle famiglie e quest’anno mi hanno comunicato, un po’ fieri, che la loro scuola aveva prolungato di un anno la durata del Gymnasium, anche perché molte scuole avevano adottato lo stesso provvedimento, per cui nella accanita ricerca di nuovi iscritti (che, evidentemente, non è peculiarità nostrana) era importante poter proporre alle famiglie un anno di scuola in più.
Insomma, erano contenti di essersi messi alla pari degli italiani.
Dovesse passare l’illuminata idea del Ministro, non so se avrò il coraggio di riferire ai colleghi tedeschi che in Italia abbiamo fatto di tutto per imitare la Germania (senza accorgerci che la Germania, a sua volta, aveva fatto di tutto per imitare l’Italia).

Un saluto, tuo Giancarlo 

*Insegnante, drammaturgo e regista teatrale

 

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la SCUOLA in CARCERE, il CARCERE nella SCUOLA – CONVEGNO di aggiornamento INTERREGIONALE

Posted by comitatonogelmini su 14 ottobre 2013

carcere scuola

di CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
14 ottobre 2013

CONVEGNO di aggiornamento INTERREGIONALE

la SCUOLA in CARCERE, il CARCERE nella SCUOLA

lunedì 28 ottobre 2013 ore 9.00 – 13.30

Aula Magna ITSCT Einaudi-Gramsci Via D. Canestrini, 78/1  Padova
 autobus n°5 [15 min. da FF.SS.] – autobus n°16 [15 min. da Prato della Valle] – parcheggio interno

Relazioni

Anna Grazia Stammati Presidente CESP, esperta nel CT del MIUR e insegnante nel carcere di Rebibbia, Roma

L’educazione e la formazione in carcere nel nuovo ordinamento scolastico

Renzo Trevisin  Coordinatore scuole carcerarie di Treviso – progetto assistito CPIA

L’esperienza didattica al Minorile e la sperimentazione CPIA al carcere Circondariale di Treviso

Michela Zamper e Paolo Mario Piva Insegnanti nel carcere Penale di Padova

Sviluppo, problematiche e criticità dell’esperienza didattica in carcere dell’ITC Gramsci a 15 anni dal suo avvio

Ornella Favero Direttore della rivista dal carcere Ristretti Orizzonti e del progetto “Il carcere entra a scuola, le scuole entrano in carcere”

Un progetto di confronto tra scuole e carcere che aiuta a fare prevenzione

 Interventi di ex detenuti studenti

dibattito/confronto

Presenta il dibattito Carlo Salmaso – CESP di Padova

Coordina Patrizia Fiorenzato – insegnante nel carcere Penale di Padova

IL CESP è riconosciuto dal MIUR come ENTE FORMATORE (D.M. 25/07/2006 prot. 869)

La partecipazione rientra nelle giornate di permesso per aggiornamento ai sensi dell’art. 64 del CCNL 29/11/2007

Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente

L’ iscrizione si effettua all’apertura del convegno, per adesioni preliminari:

CESP via Cavallotti 2 – 35100 PADOVA – FAX 0498824273 – EMAIL : info@cesp-pd.it

 

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Iscrizioni on line: Roma sbaglia i conti in Veneto e dimentica…3400 alunni!

Posted by comitatonogelmini su 14 luglio 2013

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di Carlo Salmaso
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
14 luglio 2013

L’uso delle nuove tecnologie da parte del Ministero dell’Istruzione colpisce ancora.

Da quest’anno scolastico le iscrizioni dei nuovi alunni sono state effettuate per la prima volta solamente on line: che il meccanismo non fosse perfettamente a punto lo avevamo già registrato in due precedenti posts comparsi nel nostro blog (vedi qui e qui).

Purtroppo la conferma è arrivata negli ultimi giorni, con risvolti grotteschi e al limite della legalità.

Come segnala Alice D’Este nel suo articolo dell’11 luglio 2013 sul Corriere del Veneto, il MIUR ha “perso per strada” 3.400 (!!!) iscrizioni alle scuole secondarie di secondo grado relative al Veneto.

E ora l’errore nei conteggi da parte del Ministero dell’istruzione sugli iscritti delle scuole superiori venete apre una voragine nel calcolo delle cattedre per il prossimo anno scolastico. Gli uffici del ministero della Pubblica istruzioni hanno tarato l’organico del 2013-2014 sulla base di una previsione di 2700 studenti in più alle superiori. Peccato che saranno 6120 in più rispetto all’anno appena finito. Gli iscritti delle classi venete, infatti, erano 195.701 mentre dal prossimo settembre (il 12 si torna a scuola) si sale a 201.821. Risultato? I docenti o meglio le cattedre calcolate non bastano affatto a coprire le esigenze della popolazione scolastica reale”.

L’USR del Veneto, preso atto della situazione con l’invio dell’organico di diritto regionale, ha chiesto al MIUR di incrementare di almeno 150 cattedre il contingente, ma nessuna risposta è intervenuta da parte del Ministero.

All’appello mancano 150 cattedre, e “quindi almeno 2700 ore di lezione (ogni cattedra è da 18 ore) che per il momento sono state divise tra le cattedre già assegnate. Il risultato è una vera e propria esplosione di ore in più per chi già lavora e meno posti per gli insegnanti precari”.

Nella sola provincia di Padova si contano 93 cattedre extra large (vedi qui a pag. 2 e 3); ci sono molte cattedre da 20 e 24 ore e in molte scuole le classi rischiano di essere affollate di ragazzi e di oltrepassare i limiti fissati dalla normativa, anche in presenza di alunni disabili.

Veramente un risultato soddisfacente quello ottenuto da Ministero con l’uso delle nuove tecnologie!

E a pagare, come sempre, saranno gli insegnanti e soprattutto gli alunni a cui verrà fornito un ulteriore servizio al ribasso…

Chiediamo un pronto intervento da parte del MIUR con un adeguato aumento nella concessione dell’organico di fatto, ma anche, e soprattutto, che chi ha sbagliato nel calcolare il numero di iscritti venga sollevato dal suo incarico.

Agli insegnanti chiediamo invece di non piegarsi e di non accettare cattedre che vadano oltre l’orario contrattuale: il ricorso ad esse, oltre a ridurre notevolmente la possibilità di lavoro per i colleghi a tempo determinato, è regolamentato dalla C.M 10 del 21 marzo 2013 che prevede quanto segue:

Fanno eccezione le cattedre che non sia possibile formare per complessive 18 ore anche ricorrendo ad una diversa organizzazione modulare, fermo restando che le stesse non potranno comunque avere un orario inferiore alle 15 ore settimanali. In tal caso l’orario necessario per completare la cattedra potrà essere impiegato per il potenziamento degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e/o per attivare ulteriori insegnamenti, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa.

Solo allo scopo di salvaguardare le titolarità dei docenti soprannumerari (e nel rispetto degli obiettivi finanziari di cui all’art. 64) è possibile formare cattedre con un orario superiore alle 18 ore e che, di norma, non devono superare le 20 ore settimanali, sempreché non sia possibile attivarle secondo quanto previsto dal comma precedente.

Per salvaguardare la qualità dell’insegnamento nelle nostre scuole non pieghiamoci ai diktat di chi non è nemmeno in grado di usare un programma per registrare le nuove iscrizioni…

 

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Test Invalsi 2013 classe seconda scuola superiore: i testi delle prove e le griglie di correzione

Posted by comitatonogelmini su 19 maggio 2013

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di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
19 maggio 2013

Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2013 di Italiano e Matematica per la seconda classe della scuola secondaria di secondo grado (superiore).

Il sito Skuola.net segnala che molti studenti hanno utilizzato una forma di protesta diversa rispetto alle altre: si sono presentati a scuola per svolgere i test Invalsi ma hanno risposto con ironia alle domande del test, per poi pubblicare la foto della loro risoluzione sui social network, Twitter in primo luogo. 

Secondo il sito degli studenti sarebbero diverse le foto, i commenti e le considerazioni pubblicate o inviate alla redazione dove si evince la scarsa considerazione che i ragazzi hanno avuto per l’esame, tra queste: “Marco vuole comprare un motorino nuovo. Cosa gli conviene fare?”. E qui i ragazzi sembrano davvero aver lasciato libero sfogo alla loro fantasia: “Marco, rubalo e corri!” oppure “Mi fido del buon senso di Marco”.
Tra le domande del test che hanno destato perplessità e risposte ironiche, dice Skuola.net, una chiedeva agli studenti di cercare di capire quante trote ci fossero in un fiume e un’altra che riguardava dei dromedari di Pisa.
Ecco delle risposte: “Tra poco esco con Marco. Viene a prendermi con il dromedario, il motorino mica l’ha preso! Andiamo a pescare trote”.
Ancora, tra le risposte e le domande più strane pubblicate attraverso foto o su Twitter o inviate direttamente alla redazione di Skuola.net: “Sei femmina o maschio? Sono un trasformer;
Grazie per aver risposto al questionario. Prego, è stato un piacere;
Non girare la pagina fino a che non ti sarà detto di farlo. Ok, ma stai calmo.

Segnaliamo inoltre che una delle domande della prova di Matematica (quella sulle “trote”) compariva la scorsa estate fra le batterie predisposte dal Ministero per gli insegnanti che dovevavo sostenere l’accesso al TFA, il corso necessario per abilitarsi all’insegnamento.

Alta considerazione per gli studenti o scarsa per i futuri insegnanti?

A voi l’ardua risposta!

Avvertenza: anche in queste prove il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domande) per evitare (o comunque rendere più difficile) la copiatura fra compagni di classe; quella che propiniamo è una di esse (fascicolo 5 italiano, fascicolo 3 matematica), nelle altre quattro le stesse  domande sono state proposte con una numerazione differente.

Scarica il testo della prova di Italiano

Scarica il testo della prova di Matematica

Scarica la griglia di correzione per Italiano

Scarica la griglia di correzione per Matematica

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Esami di Stato: partenza sbagliata

Posted by comitatonogelmini su 16 giugno 2012

di Reginaldo Palermo
da La Tecnica della Scuola
16 giugno 2012
Sistema informatico bloccato, segreterie nel caos. Lunedì mattina le commissioni non avranno subito a disposizione il software per operare. Dal numero verde dicono: “Tranquilli, cercate di fare un buon week end”.

Partenza in salita per gli Esami di Stato che prenderanno avvio lunedì 18 in più di 4mila scuole italiane e coinvolgeranno mezzo milione di studenti e migliaia di commissari d’esame.
I problemi sono legati al malfunzionamento del nuovo software Commissioni Web che sostituisce il vecchio “Conchiglia” considerato obsoleto e non affidabile dai tecnici del Ministero.
Il fatto è che il nuovo software, per funzionare da lunedì quando si riuniranno le commissioni per la seduta preliminare di insediamento necessiterebbe che le scuole avessero inserito diversi dati nel SIDI.
La nuova piattaforma è stata messa a disposizione delle scuole solamente nella mattinata di sabato 16, mentre le segreterie erano ancora alle prese con la conclusione degli scrutini delle classi inferiori, con la consegna delle schede e con altre incombenze.
Per di più nella mattinata di sabato il sistema o non funzionava o funzionava a singhiozzo.
In molte scuole ci si stava già organizzando per lavorare anche sabato pomeriggio ed eventualmente domenica (a dimostrazione  – caso mai a Viale Trastevere se ne fossero dimenticati – che la scuola italiana funziona ormai in larga misura grazie al volontario di una gran parte degli operatori).
Qualcuno ha pensato che il cattivo funzionamento potesse dipendere da un sovraccarico di utenti connessi, ma verso la fine della mattinata è arrivata la spiegazione: “Il sistema è chiuso per manutenzione dalle ore 18 di sabato fino alle ore 7 di lunedì”.
“Niente di grave – hanno pensato in molte segreterie –
nel pomeriggio di sabato inseriamo i dati nel SIDI e poi lunedì mattina se ne riparla”.
Ma, come è noto, il SIDI chiude improrogabilmente le saracinesche ogni sabato alle ore 14 e neppure per la giornata odierna è stata fatta una eccezione.

Si è creata così una situazione paradossale: in molte, moltissime scuole (e anche negli uffici provinciali) si continua a lavorare sul “cartaceo” anche nelle giornate di sabato e domenica senza però poter accedere alla piattaforma informatica.
Qualcuno ha anche pensato di chiedere aiuto al numero verde del SIDI.
La risposta è stata disarmante: “Il sistema è fermo, non angustiatevi, andate a casa e cercate di trascorrere un sereno week-end”.
Tutto questo accade esattamente mentre il ministro Profumo continua a ripetere che abbiamo tutte le carte in regola per gareggiare con i migliori sistemi scolastici del pianeta.

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Prova Invalsi secondaria II grado rinviata al 15 maggio 2012

Posted by comitatonogelmini su 30 marzo 2012

30 marzo 2012
da orizzonte scuola

 

L’Invalsi rende noto che la somministrazione delle prove della scuola secondaria di II grado, originariamente prevista per il giorno 8 maggio 2012, è rinviata a martedì 15 maggio 2012 .

La decisione è stata assunta in seguito alla comunicazione da parte del Ministero degli Interni dell’elenco completo dei comuni interessati alle prossime elezioni amministrative previste per il 6 e 7 maggio 2012.

La somministrazione della prova della scuola secondaria di secondo grado si svolgerà comunque secondo le stesse modalità già previste per il giorno 8 maggio 2012.

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Il MIUR ha fornito ai sindacati l’Ipotesi di confluenza delle discipline relative ai primi 3 anni di corso degli Istituti di II grado nelle vigenti classi di concorso

Posted by comitatonogelmini su 28 marzo 2012

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
28 marzo 2012

Nell’incontro svoltosi oggi al Ministero con i sindacati di categoria, è stata presentata dal Miur l’ipotesi di confluenza per il prossimo anno scolastico delle discipline relative ai primi 3 anni di corso degli Istituti di II grado nelle vigenti classi di concorso.

In assenza del regolamento relativo alla revisione delle classi di concorso, previsto dall’art. 64 della legge n. 133 del 2008, tale ipotesi  si rende necessaria in sede di costituzione degli organici e per le conseguenti operazioni di mobilità.

Di seguito potete scaricare:

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Ecco le bozze delle linee guida per i trienni degli Istituti Tecnici e dei Professionali…

Posted by comitatonogelmini su 28 settembre 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
28 settembre 2011

Abbiamo ricevuto le bozze delle linee guida per i trienni degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali che il MIUR ha inviato al CNPI (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione) affinchè esso esprima il previsto parere (obbligatorio) sulla loro efficacia.

Le linee guida dovrebbero in qualche modo completare il percorso da seguire nelle classi terze, quarte e quinte in base ai regolamenti già emanati (qui quello dei Tecnici e qui quello dei Professionali) e alle linee guida già fornite per i bienni (qui quelle dei Tecnici e qui quelle dei Professionali).

Chiediamo a tutti di dare un’occhiata e di coinvolgere i colleghi per fare osservazioni che potrebbero essere utili per il parere che è stato richiesto al CNPI.

Inviate commenti, critiche e suggerimenti al seguente indirizzo:

comitato.nogelmini@gmail.com

specificando nell’oggetto Linee Guida Trienni; gireremo tutto ai membri del CNPI.

Di particolare interesse il legame con le linee guida dei bienni sulle quali (come noto…) non fu chiesto alcun parere…

La prima osservazione fatta dal CNPI è stata l’assenza di un piano di formazione.

Scarica le Linee Guida del Triennio degli Istituti Tecnici

Scarica le Schede Disciplinari delle Linee guida degli Istituti Tecnici

Scarica le Linee Guida del Triennio degli Istituti Professionali

Scarica le Schede Disciplinari delle Linee guida degli Istituti Professionali 

Prestate particolare attenzione alle Schede Disciplinari che dettagliano il percorso di ciascuna disciplina coinvolta in ognuno degli indirizzi in cui sono suddivisi gli Istituti Tecnici e i Professionali.

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