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Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Posts Tagged ‘Iscrizioni’

Test ingresso licei, dalla scuola pubblica della Costituzione a quella a numero chiuso

Posted by comitatonogelmini su 21 marzo 2013

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di Marina Boscaino
da Il Fatto Quotidiano
21 marzo 2013
Fa riflettere, e molto, la questione dell’accesso alle scuole superiori attraverso test di ingresso somministrati ai ragazzi di III media da parte di alcune scuole.

 

Parliamoci chiaro. Dipende da cosa vogliamo e da cosa intendiamo per scuola dello Stato. Le alternative sono due: il modello costituzionale, inclusivo, quello determinato dal suggestivo esordio dell’art. 34 (“La scuola è aperta a tutti”). La scuola dei “capaci e meritevoli” che, benché privi di mezzi, devono essere messi nelle condizioni, nella scuola della Repubblica, che se ne assume il dovere, di esprimere il meglio di sé, di arrivare ai massimi livelli. La scuola del principio di uguaglianza, quella che rimuove gli ostacoli di natura socio-economica, che emancipa, rende più liberi, perché più colti e dunque consapevoli. Oppure, al contrario, la scuola della meritocrazia, quella della competizione tra istituti (chi ha più alunni, chi ha gli studenti migliori), quella che fotografa, immobilizzandoli, appartenenze e destini sociali. Quella dell’offerta a domanda individuale, quella di serie A, contrapposta a quelle di serie B, C… Insomma, quella indifferente all’interesse generale.

Si tratta di una scelta di campo; della decisione, o meno, di imboccare una via senza uscita, annunciata, ormai, da ripetuti tentativi più o meno espliciti di sottrarre alla scuola il suo Dna costituzionale: l’occhieggiare sempre meno velato a modelli anglosassoni di scuola market oriented.

E poi ci sono altre valutazioni. Ragazzi di 13-14 anni, in età di obbligo scolastico, costretti ad affrontare test di ingresso per accedere a quella scuola che, fino a prova contraria, è ancora parte del percorso di istruzione obbligatoria previsto dal nostro ordinamento. Uno spartiacque definitivo, in un’età che – non bisogna essere Piaget per capirlo – è di piena evoluzione. C’è da scommettere che risulteranno vincenti i nati bene. Che accederanno alle scuole più elitarie, adesso più che mai, le quali potranno a loro volta pubblicizzare sui siti l’eccellenza dei loro iscritti. E così la già gravissima confluenza dei figli di un dio minore in percorsi non licealinei professionali si registra il massimo di diversamente abili, di migranti, di disagio sociale ed economicosarà confermata anche dalla selezione (in)naturale rappresentata da test sostenuti per accaparrarsi un posto nella scuola più prestigiosa. Dove – similes cum similibus – si troveranno, ancor più di quanto accade oggi, i pargoli predestinati di famiglie in cerca di precoci accreditamenti e blasoni culturali. Accolti in scuole in cui i consigli di Istituto abbiano deciso di sostituire i più democratici, ma certamente meno esclusivi, criteri con cui in genere si respingono le domande in esubero (il sorteggio o la residenza ad esempio) con i test. Sono lontani anni luce gli anni in cui la convivenza tra il figlio del dottore e quello dell’impiegato o del portinaio era considerata un valore sociale, morale e politico.

Dalla scuola della Costituzione a quella della pre-selezione: il declino definitivo di un’istituzione pensata per assolvere una funzione opposta. L’autonomia degli istituti scolastici può consentire una simile deriva classista? Può la funzione “orientativa” della scuola media essere sostituita da regole “fai da te”, volte alla scrematura su base sociale e meritocratica? Voci di corridoio dal Miur e un “cinguettio” di Rossi Doria fanno pensare di no. Attendiamo (e pretendiamo) denunce, stigmatizzazioni e sconfessioni ben più veementi da parte di chi ha e avrà facoltà e responsabilità di intervenire sulla vicenda.

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L’autonomia diventa arbitrio

Posted by comitatonogelmini su 20 marzo 2013

arbitrio

di Marco Bascetta
da Il Manifesto
20 marzo 2013

Che i tagli alla scuola e all’educazione non fossero necessità economica ma politica, non una misura di risparmio ma di controllo della mobilità sociale, non principio di razionalità ma ideologia, è ormai un fatto. Cosicché quando di fronte al rovinoso crollo delle iscrizioni universitarie si manifestano allarmi e preoccupazioni, l’ipocrisia dilagante impedisce di rivelare che si tratta di un risultato voluto, di governo in governo e di riforma in riforma.

Una volta ridotto lo spazio e le risorse destinate all’istruzione, una volta dichiaratala capitale del singolo e non patrimonio comune, l’intera discussione si disloca sul terreno dei criteri di selezione e sulla stucchevole retorica della meritocrazia. Laddove l’ultimo velo della spending review cade lasciando libero il campo alla più spudorata ideologia oligarchica.

Era nell’ordine delle cose che filtri e barriere, esclusioni e respingimenti scendessero progressivamente di grado. Dai mastodontici concorsi pubblici alle facoltà universitarie e ora dalle facoltà universitarie alle scuole medie con i primi tentativi di istituire il numero chiuso per l’accesso alla scuola superiore in pochi casi che rischiano però pericolosamente di moltiplicarsi. Il grimaldello che consente di forzare i compiti costituzionali della scuola pubblica e la libertà di scelta dei singoli si chiama autonomia scolastica. Espressione che sta ad indicare, nella realtà dei fatti, non già la partecipazione della cittadinanza alla gestione della scuola ma l’arbitrio dei dirigenti scolastici e delle burocrazie locali. Dopo avere assistito alla stagione dei sindaci-sceriffi, quelli che di punto in bianco mettevano fuori legge panini e gelati, rimuovevano le panchine dai parchi per allontanare i senza casa, stabilivano graduatorie razziali e deliranti per l’accesso a sostegni e servizi, o proibivano i castelli di sabbia sulla spiaggia, stiamo entrando nel tempo dei presidi-sceriffi che, una volta stabilito l'”eccesso” di iscrizioni, stabiliranno i criteri e gli strumenti di valutazione secondo i quali scolari tredicenni verranno giudicati meritevoli di accedere alla loro scuola superiore: «Faremo come all’università, prova d’ammissione e numero chiuso» dichiara orgogliosa la preside di un istituto tecnico di Mantova ( ne riferisce ieri un articolo di Corrado Zunino su La Repubblica). Il fatto che il fenomeno sia ancora sporadico e assolutamente circoscritto non ne sminuisce il significato né il suo collocarsi entro una tendenza e un quadro che si fa sempre più chiaro e circostanziato. I tagli di stato tracciano i contorni di una scuola elitaria e selettiva, incoraggiano i giovani, e ora anche i giovanissimi, ad abbassare le pretese, scegliere la via dell’umiltà, rendersi “utili” a basso costo, mentre l'”autonomia” dei valvassori e dei valvassini stabilisce il dazio disciplinare e “meritocratico” per accedere ai propri istituti, ciascuno secondo il proprio estro e il proprio arbitrio, tutti invocando uno stato di necessità determinato dall’alto e probabilmente addirittura ben accetto. I presidi-sceriffi e i loro consigli di istituto non si limiteranno, infatti, a sorvegliare l’ingresso: i test serviranno loro anche come “strumento per la formazione delle classi”. Di che cosa si tratta? Geni con i geni, mediocri con i mediocri? Discriminazioni “scientificamente” fondate? Che sappiamo, in alcuni casi, aver coperto e mascherato perfino pregiudizi razziali.

Fino a quando il motto “non c’è posto per tutti” ( per tutti gli studenti, per tutte le scuole, per tutte le università) continuerà a dominare su ogni ambito come una legge di natura, qualsiasi arbitrio si sentirà legittimato e inattaccabile, la costosa e potente casta dei valutatori, dall’Anvur ai signori degli Invalsi, dalle baronie universitarie ai presidi delle superiori non cesserà di crescere e prosperare. Sempre meno istituzione formativa, sempre più organo giudiziario.

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Scuola – Le iscrizioni on line escludono i minori figli di genitori privi di permesso

Posted by comitatonogelmini su 24 gennaio 2013

miur 

di Melting Pot Europa
24 gennaio 2013
Melting Pot diffida il MIUR. Rimuovere l’obbligatorietà per la registrazione del codice fiscale. Violati gli articoli 38 del TU e 45 del Regolamento di attuazione

Da quest’anno le iscrizioni alle scuole elementari si effettueranno solo on line. Sito intasato, dati non salvati, dati stravolti dopo il salvataggio, sono solo alcuni degli effetti di questa nuova procedura che hanno colpito i genitori di tutta Italia.
Per chi non dispone di una connessione internet e di un computer le difficoltà sono ovviamente maggiori anche se gli istituti comprensivi, un pò ovunque, si sono resi disponibili per l’assistenza alla compilazione delle iscrizioni.

Ma i disservizi non sono l’unico effetto prodotto dal nuovo sistema.

La procedura di iscrizione on line infatti, con la richiesta tra i campi obbligatori del codice fiscale, esclude la possibilità di iscrizione dei figli alle scuole elementari da parte di genitori privi di permesso di soggiorno.

Inutile ricordare che la scuola elementare (scuola primaria) è scuola dell’obbligo.

L’articolo 38 del Testo Unico immigrazione è assolutamente lapidario: i minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico.

L’articolo 45 del Regolamento di attuazione poi chiarisce in maniera inequivocabile come i minori stranieri presenti sul territorio nazionale abbiano diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani.

La mancanza del codice fiscale per i genitori stranieri privi di permesso di soggiorno che vogliano iscrivere i loro figli a scuola risulta quindi un ostacolo inaggirabile per procedere all’iscrizione.
L’Agenzia delle Entrate, per il rilascio del codice Fiscale, richiede comunque l’esibizione del visto di ingresso o del permesso di soggiorno e a poco serve la soluzione “fai da te” di chi cerca di generare il codice fiscale autonomamente. nulla di ufficiale.

In buona sostanza il sistema predisposto dal Ministero preclude l’esercizio dell’obbligo/diritto di frequenza alle scuole elementari, come denunciato da diversi insegnanti anche alla redazione del nostro portale.

Al MIUR è indirizzata la diffida del Progetto Melting Pot Europa affinchè modifichi immediatamente il sistema dando indicazioni chiare perchè il diritto all’istruzione sia garantito a tutti i minori su tutto il territorio nazionale a prescindere dalla posizione di soggiorno dei loro genitori.

Il MIUR, con una nota, precisa che i genitori privi del permesso di soggiorno possono procedere all’iscrizione rivolgendosi direttamente agli uffici scolastici.

Sentiti gli uffici comprensivi sembrerebbe però che a loro volta gli stessi debbano procedere con l’iserimento dei dati on line. Qualcuno ipotizza di procedere con l’inserimento di un codice fiscale autonomamente generato in internet.

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Iscrizioni on line: una violenza su un sistema scolastico disastrato per nasconderne i veri problemi

Posted by comitatonogelmini su 16 gennaio 2013

iscrizionionline

di Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica
16 gennaio 2013

La circ n.96 del 17.12.12 con la quale il MIUR disciplina le modalità per le iscrizioni all’a.s.2013/14 non può passare nell’indifferenza, o tutt’al più venire accompagnata da qualche frettoloso commento che ne mette in evidenza il carattere discriminatorio senza denunciarne l’effettiva gravità.
Dal provvedimento sono escluse le scuole dell’Infanzia (benché anch’esse “scuole” dopo la legge 444 del 1968…) e i corsi per l’Educazione degli adulti. Quanto alle scuole paritarie, possono fare come meglio credono …
E’ stato evidenziato come una simile procedura nella Scuola pubblica, che può portare risparmi e alleggerire il lavoro delle segreterie scolastiche, impedirà un primo contatto diretto dei genitori con la struttura dove si svolgerà la vita quotidiana dei propri figli. Non pensiamo sia tuttavia questo l’aspetto più negativo dell’innovazione. Nessuno può, infatti, impedire a genitori e studenti di visitare l’istituto durante le ore di apertura al pubblico, anzi le iniziative di orientamento per la scelta dell’istituto in atto ormai da decenni favoriscono la conoscenza dell’edificio e dei Piani dell’Offerta Formativa con buon anticipo sulla data delle iscrizioni.
Inaccettabile, invece, l’ esclusiva obbligatorietà dell’utilizzo del computer!
La scuola primaria e la secondaria di primo grado sono obbligatorie. Ciò significa che tutti e tutte i giovani residenti in Italia hanno diritto a frequentarle. E’ possibile subordinare questo diritto fondamentale alla condizione di possedere e/o sapersi destreggiare con un computer e le ricerche on line? Come, inoltre, ottenere risposte estemporanee, non previste nella modulistica? Ottenere, ad esempio, informazioni e rassicurazioni sulle alternative all’insegnamento della religione cattolica?
Stridente, infine, è il contrasto con le scuole paritarie, che continuano anche in questa circostanza ad esibire la loro natura di impresa privata e quindi non sottoponibile a obblighi (a fronte dei finanziamenti pubblici percepiti). Perché non consentire analogo trattamento anche nelle scuole dello Stato, salvaguardando il diritto allo studio e la possibilità di esercitarlo a partire dal diritto a una modalità d’iscrizione compatibile con la propria condizione socio-economica, culturale?
Crediamo indispensabile che si avvii prima del 21 gennaio una mobilitazione contro la suddetta disposizione del MIUR e si promuova una obiezione di coscienza generalizzata con la presentazione di domande di iscrizione secondo il modello cartaceo degli anni precedenti.

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«Studia qui, siamo i migliori» Spot comparativi per le scuole

Posted by comitatonogelmini su 21 febbraio 2011

di Lorenzo Salvia
da Il Corriere della Sera
20 febbraio 2011
I test Invalsi per attrarre studenti. «Così evitiamo i tagli»
 
 

È come gli spot della tv. Il biscotto A è migliore del biscotto B perché ha più vitamine e meno zuccheri. E la Mazzini è migliore della Garibaldi perché i suoi studenti sono più bravi sia in italiano che in matematica. Le scuole italiane scoprono la pubblicità comparativa. Sito Internet dell’Istituto Beata Maria Vergine, Merate, provincia di Lecco: «Per testimoniare la qualità del nostro lavoro in classe e per invitare altre scuole a fare altrettanto abbiamo deciso di pubblicare i risultati dei nostri studenti alle prove Invalsi» . E cosa diavolo sono queste prove Invalsi? L’idea degli spot parte proprio da qui. Dire che in questa scuola hanno tutti dieci non funzionerebbe: ogni insegnante ha un suo metro di giudizio e il dieci della Mazzini può valere il sette della Garibaldi. Ma da qualche anno nelle nostre elementari e medie si fanno anche test di italiano e di matematica uguali per tutti e corretti per tutti allo stesso modo dall’Istituto per la valutazione del sistema educativo, l’Invalsi appunto. Non ci sono simpatie o antipatie, non esistono insegnanti di manica larga o di manica stretta: il metro di giudizio è sempre lo stesso. Grazie a questi test ogni scuola conosce qual è il suo punteggio reale. E può sapere se fa meglio o peggio della media regionale e nazionale. A farsi pubblicità così, naturalmente, sono solo le scuole sopra la media. Le scuole private con l’obiettivo di attirare studenti, visto che vivono di rette oltre che di contributi pubblici. «Naturalmente— dice Stefano Pierantoni, preside dell’Istituto Beata Maria Vergine, vicino a Lecco— vogliamo far vedere che lavoriamo bene. Ma credo che il confronto sia utile per tutti, in modo da estendere i modelli che funzionano e scartare quelli che non funzionano» . La stessa spiegazione che danno alla media Kolbe di Lecco, 10 punti sopra la media lombarda, 15 sopra quella italiana. Ma a mettere i loro punteggi su internet sono anche scuole pubbliche come la Luciano Manara di Milano o la Valpantena di Verona. Che interesse hanno, loro? «Per una questione di trasparenza — spiegano alla elementare del secondo circolo di Pompei — ma anche per avere un buon numero di richieste. Così riusciamo a salvare gli organici dai tagli» . A ciascuno il suo (motivo), e la pubblicità cresce. In Inghilterra e in alcuni Stati degli Usa pubblicare i risultati è obbligatorio. Esiste una vera e propria classifica delle scuole, dalla migliore alla peggiore, che le famiglie leggono e rileggono al momento delle iscrizioni. In Italia no, ogni istituto conosce solo il proprio risultato. Se vuole può confrontarlo con la media regionale e nazionale ma una graduatoria completa non c’è. «Il nostro obiettivo— dice Elena Ugolini del consiglio d’indirizzo dell’Invalsi — non è dividere tra buoni e cattivi ma valorizzare il lavoro degli insegnanti. Maestri e professori lavorano in situazioni molto differenti e con ragazzi che arrivano da famiglie molto diverse fra loro» . Ecco, quei numeri ci dicono davvero se la scuola funziona? In realtà così com’è, il dato Invalsi non spiega tutto. Di solito le scuole di città hanno punteggi più alti di quelle di paese, quelle del Nord fanno meglio di quelle del Sud. Ma, all’inizio della carriera scolastica, famiglia e ambiente di provenienza possono pesare più degli insegnanti. Nei prossimi mesi l’Invalsi aggiornerà i risultati depurandoli dagli effetti delle condizioni sociali, economiche e culturali. Neutralizzando, cioè, il vantaggio che lo studente può avere in partenza considerando titolo di studio e lavoro dei genitori, libri e computer che trovano in casa e altro ancora. Il nuovo punteggio indicherà il valore aggiunto dalla scuola, come già si fa in Inghilterra o negli Stati Uniti. Potremmo scoprire che una scuola del centro città è buona solo perché pesca i bambini più fortunati, mentre quella di provincia parte sì svantaggiata ma li fa migliorare molto di più. Anche gli spot dovrebbero cambiare.

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Circolare Iscrizioni 2011: alcune riflessioni e qualche consiglio

Posted by comitatonogelmini su 9 gennaio 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
9 gennaio 2011

 

Attenzione ai moduli di iscrizione alla scuola primaria: NON ESPRIMETE ALTRE OPZIONI OLTRE ALLA VOSTRA SCELTA SUL MODELLO ORARIO. Attenzione anche per chi non si avvale dell’insegnamento della Religione Cattolica

Come ogni anno è stata pubblicata dal MIUR la circolare (n° 101 del 30 dicembre 2010) che fissa i criteri per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado.

Il termine per la presentazione delle domande, per tutti gli ordini di scuola (con la sola eccezione dei Corsi per adulti), scade il 12 febbraio 2011.

Nelle sue 22 pagine questa circolare riafferma, purtroppo, il criterio di ‘razionalizzazione’ che ha guidato il riordino della scuola italiana negli ultimi 2 anni scolastici.

In particolare:

Per tutti gli ordini di scuola, prima dell’inizio delle iscrizioni, poiché si prevedono domande di iscrizione in eccedenza, le scuole dovranno procedere alla definizione di criteri di precedenza nella ammissione mediante una delibera del consiglio di circolo/istituto che va resa pubblica (pag.9).

Riteniamo importante per i genitori e per gli insegnanti (soprattutto quelli presenti nei consigli di circolo/istituto) porre attenzione al fatto che tali criteri non presentino alcun profilo discriminatorio; ricordiamo che le delibere dei consigli di circolo/istituto non sono soggette a nessun tipo di controllo gerarchico, ma possono essere impugnate solamente di fronte al TAR.

Nella scuola dell’infanzia o Materna (pag.3) viene sottolineata la ridotta capacità delle scuole statali di accogliere nuovi bambini indipendentemente dai moduli  orari scelti e l’istituzione di “.. nuove scuole e di nuove sezioni avviene in collaborazione con gli enti territoriali, assicurando la coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie”.

 

Per la scuola primaria o Elementare l’opzione del tempo pieno e delle 30 ore settimanali “.. è subordinata all’esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi…” e il “..modello di 24 ore settimanali si rende possibile solo in presenza di un numero di domande che consenta la formazione di una classe” (pag.4).

Tutto questo a dispetto del continuo decremento delle nascite.

La scuola secondaria di primo grado o Media vede le stesse limitazioni dei precedenti ordini di scuola (pag.4); il tempo scuola a 30, 36 e 40 ore (tempo prolungato)  ”… è subordinato all’esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi….”

Per i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) (pag.7) la loro effettiva disponibilità viene demandata alle Regioni e alle singole istituzione scolastiche.

Nella scuola secondaria di secondo grado o Superiore, come negli altri ordini si scuola, si prevedono, nonostante i tagli operati, difficoltà nell’accoglimento delle domande (pag.9) “… Le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica…”.

Per il terzo anno consecutivo, le indicazioni contenute (ma soprattutto la modulistica ad esse connessa!) cercano di indirizzare i genitori in modo subdolo e non coerente con la normativa attualmente vigente.

Segnaliamo comunque che, per quel che riguarda la modulistica, è la stessa circolare n. 101 che recita: “I citati modelli, ferme restando le informazioni sopra riportate, potranno essere contestualizzati a cura delle singole istituzioni scolastiche autonome (pag. 8)”

1. Il modulo d’iscrizione alla scuola primaria

Cosa c’è che non va

La circolare n.101 indica per la scuola primaria (pag.8) che “Ogni singola istituzione scolastica, all’atto dell’iscrizione, mette a disposizione delle famiglie il proprio Piano dell’offerta formativa (P.O.F.) recante le articolazioni e le scansioni dell’orario settimanale delle lezioni e delle attività (inclusa l’eventuale distribuzione dei rientri pomeridiani) e la disponibilità dei servizi di mensa, secondo quanto previsto dal Regolamento (art. 4). All’atto dell’iscrizione, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale, che, in base all’art. 4 del Regolamento, è così strutturato: 24; 27; fino a 30; 40 ore (tempo pieno).

L’allegato scheda B “Domanda di iscrizione alla scuola primaria” prevede però che il genitore “indichi in ordine di preferenza (da 1- prima scelta – a 4)” il modello orario.

E i modelli orari previsti dalla scheda sono 4: 24, 27, fino a 30 ore, 40 ore per il tempo pieno.

Si costruisce così la premessa di una vera mistificazione: in tal modo qualsiasi sia il modello orario che sarà effettivamente erogato dalla scuola, apparirà come “opzione del genitore”!

 

Ai genitori diciamo quindi: attenzione!!!

Come comportarsi per non farsi gabbare

Se l’istituto presso cui avete deciso di iscrivere vostro figlio/a vi presenta questa tipologia di modulo, date solo ed esclusivamente la preferenza per la scelta di orario che ritenete più opportuna, ma non barrate tutte le caselle, né tanto meno date ordini di preferenza; vi invitiamo inoltre a scegliere modelli attenti alla qualità, che tendano ad attestarsi sulle 40 ore settimanali (con due insegnanti per classe) e sulle 30 ore (prevedendo un limite al numero massimo di insegnanti che operano in ciascuna classe); che evitino forme di prevalenza, suscettibili di tradursi in disparità tra classi di uno stesso istituto, che prevedano un utilizzo pedagogicamente fondato della compresenza.

2. il modulo relativo alle scelte per gli alunni che non si avvalgono della religione cattolica

Finalmente, dopo due anni in cui i moduli presentati erano (guarda tu il caso…) incompleti e difformi dal testo della circolare, questa volta il modello F – “Modulo integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’IRC” presenta tutte le opzioni possibili:

A)   ATTIVITÀ DIDATTICHE E FORMATIVE

B)    ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI CON ASSISTENZA DI PERSONALE DOCENTE

C)    LIBERA ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI SENZA ASSISTENZA DI PERSONALE DOCENTE

D)   NON FREQUENZA DELLA SCUOLA NELLE ORE DI INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA.

La normativa tuttora vigente in materia (Legge 121 del 25/03/1985 art. 9 punto 2, C.M. 316 del 28/10/1987) così recita:

Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici.

Per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, i collegi dei docenti debbono formulare precisi programmi. Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, il Dirigente Scolastico deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni quale preciso obbligo dell’istituzione scolastica. Non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola.

Si raccomanda anche che, nel quadro delle possibilità offerte dalla normativa vigente, lo svolgimento delle attività educative si debba realizzare avendo ogni cura affinché i bambini non avvertano alcuna forma di disagio psicologico e relazionale per le differenti scelte operate dai genitori.”

Pertanto, in base a tali disposizioni (non ce ne sono state altre successive e pertanto del tutto in vigore) e alla giurisprudenza in materia, tutte le scuole debbono garantire l’attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica nell’ambito della gamma di proposte offerte alle famiglie al momento dell’iscrizione.

Nel caso in cui non si riesca più a garantire questa attività con l’utilizzo delle risorse interne, non ci si deve “arrangiare in un qualche modo”, ma si deve nominare un supplente. Infatti, sempre nelle suddetta CM n. 316 si dice che: “Allo scopo di assicurare l’effettivo svolgimento delle predette attività si potrà, tuttavia, procedere all’assunzione di supplenti nella misura in cui non si renda possibile provvedere con l’utilizzazione del personale già in servizio.”

Ricordiamo inoltre che, negli ultimi 12 mesi, sono intervenute due importanti novità:

1)     con sentenza del 30 Luglio 2010 il tribunale di Padova ha stabilito che l’ora alternativa è un diritto, e ogni scuola è obbligata a garantirla.

2)     Dopo un minuzioso lavoro sviluppato dai Comitati che sul territorio nazionale agiscono a difesa della scuola pubblica, i vari Uffici scolastici Regionali hanno pubblicato indicazioni operative atte a permettere alle singole istituzioni scolastiche di nominare personale ad hoc per garantire l’attuazione delle attività alternative alla religione cattolica con pagamento a carico degli Uffici Provinciali del Tesoro che hanno fondi specificamente previsti per questo (vedi, ad esempio, la nota dell’USR del Veneto  MIUR/AOODRVE/UFF.III/10978/C7 del 14 settembre 2010). 

Non c’è mancanza di risorse che tenga! Va garantito il diritto allo studio di tutti e pari opportunità formative!!!

Come comportarsi per non farsi gabbare

Verificate che:

a) nel P.O.F. della scuola siano esplicitamente previste tutte le possibilità dovute a chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica;

b) nel modello F integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’IRC che vi verrà sottoposto vi siano tutte e quattro le possibili opzioni previste, in particolare quella che riguarda le attività didattiche e formative.

Se così non fosse, allegate una dichiarazione integrativa da voi redatta che chieda esplicitamente l’attivazione di tale possibilità, citando la normativa vigente (Legge 121 del 25/03/1985 art. 9 punto 2, C.M. 316 del 28/10/1987); assicuratevi che questa richiesta venga protocollata insieme alla vostra domanda d’iscrizione!!!

Scaricate l’opuscolo riassuntivo e diffondetelo ai genitori che devono iscrivere i loro bambini

Difendiamo i nostri diritti!!!

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

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Emanata la Circolare sulle Iscrizioni: le domande entro il 12 febbraio 2011

Posted by comitatonogelmini su 30 dicembre 2010

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
30 dicembre 2010

Oggi pomeriggio sul sito del Ministero della pubblica istruzione è stata pubblicata l’attesa circolare ministeriale sulle iscrizioni per il prossimo anno scolastico.

Il termine è stato fissato per il 12 febbraio 2011 per tutti gli ordini di scuola.

Nei prossimi giorni daremo un commento analitico del testo della circolare.

Potete scaricare>>>qui<<< il testo della circolare e tutti gli allegati per le iscrizioni ad ogni ordine di scuola

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Il TAR del Lazio sospende l’efficacia delle circolari della Gelmini sulle iscrizioni nelle scuole secondarie, sugli organici di ogni ordine e grado e sulla mobilità

Posted by comitatonogelmini su 26 giugno 2010

di Comitato Bolognese Scuola e Costituzione

26 giugno 2010

Il TAR ha rinviato al 19 luglio la prossima udienza per decidere se confermare o meno la sospensione dei provvedimenti impugnati

I provvedimenti del Governo sulla scuola non solo distruggono la scuola pubblica con un taglio di 8 miliardi di euro, di 87.000 posti di insegnamento e di 45.000 posti di personale non insegnante, ma sono illegittimi.

Il TAR del LAZIO, con ordinanza n. 1023 del 25-6-10, ha accolto la richiesta dei legali dei ricorrenti, Maria Virgilio e Corrado Mauceri e ha disposto la sospensione dei provvedimenti impugnati ed ha ordinato al Ministro di depositare nel termine di quindici giorni una ” documentata relazione che riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso”.

Il TAR ha rinviato al 19 luglio la prossima udienza per decidere se confermare o meno la sospensione dei provvedimenti impugnati.

La sospensione comporta che fino a quella data tutte le operazioni sull’organico e i relativi trasferimenti del personale perdente posto e quelle sulle iscrizioni sono congelate. La serie di illegittimità compiute dal Ministro, che – usando circolari come fossero leggi – ha forzato tempi e procedure della riforma al solo scopo di incassare i tagli di spesa , ha messo nel caos le scuole e mette a rischio l’inizio regolare del prossimo anno scolastico.

L’arroganza del Ministro è giunta fino al punto da non partecipare all’udienza davanti al TAR del 24 giugno, neppure presentando memoria scritta. Il ricorso è stato presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, unitamente al Comitato Nazionale per la scuola della Repubblica, al Comitato Bolognese Scuola e Costituzione e al Crides di Roma, ed è stato organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Firenze, Pisa, Padova, Vicenza, Parma, Modena, Ferrara, Milano nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale. Il danno derivante dalla operazione governativa è gravissimo. I genitori hanno dovuto procedere all’iscrizione dei figli alle prime classi dei nuovi indirizzi per l’a.s. 2010/11:

1. senza conoscere i programmi di studio;

2. sulla base del piano dell’offerta formativa dello scorso anno che gli Istituti non sono stati in grado di aggiornare, in mancanza dei programmi e dei regolamenti definitivi;

3. gli iscritti alle prime classi dei professionali non hanno alcuna garanzia che gli istituti statali siano in grado di offrire la qualifica professionale triennale finora prevista, visto che la competenza al riguardo è soggetta alle decisioni delle singole Regioni.

I genitori e gli studenti già iscritti agli istituti tecnici e professionali e che frequenteranno le prossime classi seconde terze e quarte si troveranno a loro insaputa dal prossimo settembre l’orario ridotto da 2 a 4 ore. Essi sono stati iscritti d’ufficio alla classe successiva senza essere informati del cambiamento e senza conoscere le materie soggette alla riduzione d’orario.

I Collegi dei docenti sono stati impossibilitati a definire un nuovo piano dell’offerta formativa:

1. i nuovi indirizzi di studio sono stati imposti tramite pubblicazione sul sito del Ministero nel mese di marzo. In tal modo è stato impedito agli Istituti di avanzare le loro motivate proposte di modifica delle confluenze fra gli indirizzi del vecchio e del nuovo ordinamento, come pure previsto dall’art.13 c.5 del regolamento di revisione dei Licei;

2. i Collegi non sono stati in grado di definire il loro nuovo piano dell’offerta formativa da presentare ai genitori all’atto dell’iscrizione;

3. è stato imposto ai Collegi l’adozione dei libri di testo entro il 31 maggio per le nuove classi prime senza che fossero definiti i nuovi programmi (Indicazioni per i Licei, Linee guida per i Tecnici e Professionali), che sono stati modificati più volte e sono ancora in via di pubblicazione definitiva. Molti collegi hanno rifiutato di deliberare al riguardo, altri hanno adottato testi improvvisati e definiti in base alle prime bozze dei programmi, che sono state poi profondamente modificate anche in seguito al parere del CNPI e delle Associazioni professionali.

E’ incerto a quali insegnanti verrà affidato l’insegnamento delle discipline introdotte dai nuovi ordinamenti e non previste dai precedenti.

Sono in enorme ritardo le operazioni di definizione dell’organico e quindi quelle di mobilità; in questo momento sono in fase di definizione quelle della sola scuola primaria.

I docenti si troveranno trasferiti d’ufficio sulla base di un organico basato per il prossimo anno su classi di concorso “atipiche” ovvero di classi prodotte da una commistione fra le vecchie classi e quelle previste dal regolamento di revisione, previsto dal comma 3 dell’art. 64 della Legge 133/08, che risulta approvato dal CDM il 12/06/09, ma è rimasto congelato nel suo iter.

In tal modo alcune graduatorie verranno penalizzate dall’unificazione con altre.

I testi dell’ordinanza, dei motivi aggiunti, del ricorso e la memoria depositata sono disponibili all’indirizzo www.scuolaecostituzione.it

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I dirigenti non stanno applicando la legge, stanno solo eseguendo un ordine

Posted by comitatonogelmini su 25 maggio 2010

di Mario Piemontese
da Retescuole
25 maggio 2010

 

In questi giorni più volte ho sentito raccontare da genitori e docenti che i dirigenti scolastici, ma anche i dirigenti degli uffici periferici, dichiarano pubblicamente, a proposito di tagli, che loro stanno solo applicando la legge.
Non è vero! Non stanno applicando la legge, stanno solo eseguendo un ordine.

La circolare ministeriale n. 37 del 13 aprile 2010 ha dato ordine di tagliare, ma senza nessun riferimento legislativo. Con la circolare è stato trasmesso uno schema di decreto interministeriale MIUR – MEF che in quanto schema non è legge. Senza decreto interministeriale la circolare è priva di valore.

Dov’è il decreto interministeriale? Da nessuna parte perché non esiste. Non può essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale perché fa riferimento al riordino delle superiori che a sua volta non è ancora legge perché non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

E il decreto interministeriale relativo ai tagli dello scorso anno dov’è? Non esiste neppure quello, non è mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Così come accaduto quest’anno, lo scorso anno con la circolare ministeriale n. 38 del 2 aprile 2009 è stato trasmesso dal MIUR uno schema di decreto interministeriale, ma non il decreto. Il TAR del Lazio, in seguito a un ricorso, sta chiedendo al MIUR da più di un anno quel decreto interministeriale, ma il MIUR continua a prender tempo perché non sa proprio dove cercarlo visto che non esiste. Il 14 ottobre il TAR del Lazio si riunirà nuovamente per esaminare il ricorso, vedremo se emetterà una sentenza che condannerà il MIUR, oppure vorrà andare avanti tutta la vita a richiedere la trasmissione di un decreto fantasma.

Il tutto è di una gravità enorme, ma in attesa del verdetto dobbiamo andare avanti. Dobbiamo continuare a pretendere il ritiro di tutti i tagli, ma se qualche dirigente ci racconta che sta solo applicando la legge, allora sta facendo il furbo oppure non è nemmeno in grado di distinguere una circolare da un decreto, e questo forse è ancora più grave.

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Tempo pieno, tutto esaurito

Posted by comitatonogelmini su 2 marzo 2010

Chiuse le iscrizioni, ecco le tendenze per la primaria. Nonostante i tagli  i genitori preferiscono il modello a 40-30 ore
di Lucilla Quadri
da ItaliaOggi
2 marzo 2010

Primo ciclo, si è chiusa la partita delle iscrizioni: da sabato scorso quel che è fatto è fatto, le famiglie hanno scelto. In attesa dei dati ufficiali del ministero è dai presidi che emergono le prime tendenze. Gli occhi sono puntati, anche quest’anno, sulle prime della ex scuola elementare.

I tagli incombono, il maestro prevalente pure. Ma le famiglie non si sono date per vinte e, a quanto emerge dai resoconti dei dirigenti, hanno fatto registrare il tutto esaurito nelle sezioni a tempo pieno con il vecchio modello delle 40 ore. In alternativa la scelta è caduta sulle 30 ore che, più o meno, corrispondono al vecchio modulo.

Dunque, anche quest’anno, come già nel 2009, sembra che i nuovi modelli (le 24 e le 27 ore) proposti dal ministro Gelmini siano stati poco opzionati. Complice, forse, anche la campagna che alcune associazioni come il Coordinamento dei genitori democratici hanno messo in campo per boicottare il maestro unico. L’associazione guidata da Angela Nava, infatti, ha fatto girare un documento in cui si invitano le famiglie a non scegliere le 24 e le 27 ore «estremamente povere di opportunità» e preferire le 40, assicurandosi, però, che siano realizzate «con due docenti e non con un mosaico di ore affidate a tanti docenti». Un modo per arginare, sperano i genitori, i tagli della riforma.

Ma vediamo come è andata: al 28° Circolo didattico di Napoli, uno dei plessi che in città ha più sezioni a tempo pieno, le 40 ore sono andate a ruba. Resta, spiega la preside, Silvana Casertano, “l’incognita del cosiddetto tempo normale. Lo scorso anno avevamo offerto 31 ore utilizzando il personale interno, che ha anche accettato dei rientri. Quest’anno la continuità dei tagli, probabilmente, ci porterà a fermarci a trenta. Anche perché l’organico l’anno scorso è stato fatto a 27 ore solo in prima, stavolta si procede su prime e seconde. Avremo sempre meno personale per poter offrire più ore ai genitori”. La preoccupazione sugli organici ha spinto molti presidi napoletani, racconta Casertano, a indirizzarsi verso le 27 ore, a non provare nemmeno a offrire modelli orari prolungati «per evitare di non poter mantenere le promesse». Ma le famiglie avrebbero voluto più mensa e più tempo scuola. A Torino «i genitori stanno chiedendo le 40 ore ovunque, come da tradizione, racconta Nunzia Del Vento, presidente dell’Asapi, scuole autonome piemontesi, nonché preside della Gabelli, Il problema sarà cosa riusciremo a dare davvero alle fine. Lo sapremo solo quando conosceremo l’organico. Comunque abbiamo già spiegato che le 40 ore non saranno il vecchio tempo pieno con le compresenze, ma un tempo lungo». Al 115° Circolo di Roma, continua sul tema il preside, Paolo Mazzoli, «non c’è già più spazio per il tempo pieno, abbiamo troppe richieste». Lo stesso vale per la scuola Orsa Maggiore della Capitale dove nel 2009 è stata formata una classe con il maestro prevalente che, però, racconta il dirigente, Stefano Sancandi, rischia di «saltare perché sono aumentate le richieste sul tempo pieno». E se non si potranno fare tutte le classi richieste, si procederà con il sorteggio. Altra città, Bologna, stessa storia, sia il 12° istituto comprensivo che il 3° Circolo segnalano richieste copiose di tempo pieno che, anche quest’anno, «resta il più richiesto». Per Manuela Ghizzoni, del Pd, la scelta delle famiglie si spiega in un solo modo: «Vogliono la qualità e qualità significa un’offerta formativa ricca».

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